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> Ciclo Guerra del Vietnam, Senza coordinatore
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Nella storiografia vietnamita questo conflitto è conosciuto come "guerra americana"
(in vietnamita Chiến Tranh Chống Mỹ Cứu Nước, letteralmente "guerra contro gli americani per salvare la nazione")
o anche come Kháng Chiến Chống Mỹ ("guerra di resistenza contro gli americani").


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  STORIOGRAFIA


La guerra del Vietnam (in inglese Vietnam War, in vietnamita Chiến tranh Việt Nam) fu il conflitto combattuto tra il 1960 (data di costituzione del Fronte di Liberazione Nazionale filo-comunista) e il 30 aprile 1975 (caduta di Saigon), prevalentemente nel territorio del Vietnam del Sud, tra le forze insurrezionali filo-comuniste, sorte in opposizione al governo autoritario filo-americano costituito nel Vietnam del Sud, e le forze governative di questo stato, creato nel 1954 dopo la Conferenza di Ginevra, successiva alla cosiddetta guerra d'Indocina contro l'occupazione coloniale francese (1945-1954). Il conflitto, iniziato in realtà fin dalla metà degli anni cinquanta con il primo manifestarsi di un'attività terroristica e di guerriglia in opposizione al governo sudvietnamita, vide il massiccio coinvolgimento diretto degli Stati Uniti d'America che incrementarono progressivamente le loro forze militari in aiuto al governo del Vietnam del Sud, fino a impegnare un enorme complesso di forze terrestri, aeree e navali dal 1965 al 1972, con un massimo di quasi 550.000 soldati nel 1969. La potenza nord-americana non riuscì, nonostante questo spiegamento di forze, a conseguire la vittoria politico-militare, ma subì al contrario pesanti perdite, finendo per abbandonare al suo destino nel 1973 il governo di Saigon. In appoggio alle forze americane parteciparono al conflitto anche contingenti inviati dalla Corea del Sud, dalla Thailandia, dall'Australia, dalla Nuova Zelanda e dalle Filippine.

Sull'altro versante intervenne direttamente in aiuto delle forze filo-comuniste dell'FLN (definite Viet Cong dalle autorità statunitensi e sudvietnamite) l'esercito regolare del Vietnam del Nord che infiltrò, a partire dal 1964, truppe sempre più numerose nel territorio del Vietnam del Sud, impegnandosi in duri combattimenti contro le forze statunitensi nel corso di offensive culminate nella campagna finale del 1975. Inoltre, la Cina e l'Unione Sovietica appoggiarono il Vietnam del Nord e le forze Viet Cong con continue e massicce forniture di armi e con il loro appoggio politico-diplomatico.

La guerra del Vietnam non interessò soltanto il territorio del Vietnam del Sud, ma coinvolse progressivamente il Laos (ufficialmente neutrale, ma in realtà oggetto di operazioni belliche segrete statunitensi e di infiltrazioni continue di truppe nord-vietnamite) e la Cambogia, interessata massicciamente da attacchi aerei e terrestri americani (1969-1970) e infine invasa dalle forze nordvietnamite in appoggio alla guerriglia comunista dei Khmer rossi. Anche lo stesso Vietnam del Nord venne ripetutamente colpito da pesanti e continui bombardamenti aerei statunitensi (dal 1964 al 1968 e ancora nel 1972) sferrati per indebolire le capacità militari nordvietnamite e per frantumare la volontà politica del governo di Hanoi di continuare la lotta insurrezionale al sud.
La guerra ebbe termine il 30 aprile 1975 con la caduta di Saigon, il crollo del governo del Vietnam del Sud e la riunificazione politica di tutto il territorio vietnamita sotto la dirigenza comunista di Hanoi. Gli Stati Uniti subirono la prima vera sconfitta politico-militare della loro storia e dovettero accettare il totale fallimento dei loro obiettivi politici e diplomatici.


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La guerra d'Indocina e la Conferenza di Ginevra



Il tentativo della Francia di riprendere possesso dei vecchi territori coloniali, perduti durante la seconda guerra mondiale a seguito dell'occupazione giapponese dell'Indocina, aveva provocato la dura resistenza del movimento nazionalista Vietminh, strettamente legato alle potenze comuniste cinese e sovietica e guidato da un capo notevole come Ho Chi Minh.


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Ho Chi Minh


La lunga guerra d'Indocina (1945 - 1954) combattuta ostinatamente dalla Francia con un notevole impegno militare e con il crescente supporto logistico e finanziario concesso l'8 maggio 1950 da Harry Truman, presidente degli Stati Uniti d'America (secondo la teoria politica dell'establishment statunitense di "contenimento" della "infezione comunista" ovunque nel mondo, secondo la dottrina Truman, anche quando mascherata da movimento indipendentista e nazionalista), ebbe termine in modo catastrofico per i francesi: la dura sconfitta campale di Dien Bien Phu (7 maggio 1954) sancì il fallimento dei piani della Francia e degli Stati Uniti e fece guadagnare enorme prestigio a Ho Chi Minh e al movimento Vietminh.

L'intervento delle grandi potenze (Stati Uniti, Cina, Unione Sovietica e Gran Bretagna) condusse alla Conferenza di pace di Ginevra che si concluse nel luglio 1954 in modo insoddisfacente per il movimento Vietminh (anche a causa della tendenza al compromesso da parte di Cina e Unione Sovietica): la penisola indocinese venne, infatti, divisa nei quattro stati indipendenti di Laos, Cambogia, Vietnam del Nord e Vietnam del Sud, questi ultimi separati lungo il 17º parallelo; nel Vietnam del Nord si costituì una repubblica popolare di tipo comunista guidata da Ho Chi Minh e dal movimento Vietminh (con capitale Hanoi), strettamente legata alla Cina e all'Unione Sovietica, mentre nel Vietnam del Sud si instaurò il governo autoritario del presidente cattolico Ngô Đình Diệm (con capitale Saigon), appoggiato economicamente e militarmente dagli Stati Uniti.

Gli accordi di Ginevra, nel giugno del 1954, specificavano la provvisorietà di questa soluzione, in attesa di libere elezioni volte ad unificare la nazione, da tenersi nel giugno del 1956: ma queste elezioni non si sarebbero mai svolte, perché Diem nel mese di ottobre del 1956, indisse un referendum popolare per stabilire se lo Stato dovesse essere una monarchia con Bao Dai come imperatore o una repubblica con Diem stesso come presidente e vinse con uno spoglio falsificato, che gli dava il 99% di consensi.

Il governo del Vietnam del Sud del presidente Diệm, appoggiato dagli Stati Uniti dell'amministrazione Eisenhower inviò Edward Lansdale su incarico di Allen Welsh Dulles, come capo della missione militare e poi come direttore della CIA, per gli affari interni del Vietnam del Sud. Diem, con l'aiuto del suo consigliere americano Lansdale, si rafforzò, nei primi anni dopo la sua costituzione, grazie al successo propagandistico ottenuto con l'afflusso di quasi un milione di vietnamiti, principalmente della minoranza cattolica emigrati a sud dopo aver abbandonato il nord comunista (cosiddetta operazione "Passage to Freedom", orchestrata dagli statunitensi), a un'energica politica di repressione delle forze vietminh rimaste al sud e a una efficace lotta contro le società segrete che cercavano di minare l'autorità governativa. Profondamente ostile a Ho Chi Minh e al governo comunista nordvietnamita, Diệm (non privo di qualità e personalmente incorruttibile), sostenuto dagli statunitensi che incrementavano gli aiuti economico-militari e rafforzavano il loro contingente di consiglieri militari, rifiutò di far tenere le elezioni generali previste per il 1956 che avrebbero potuto favorire l'influenza comunista sul governo del Sud.

Il governo comunista di Ho Chi Minh inizialmente mantenne un atteggiamento prudente (sollecitato in questo senso anche da Cina e Unione Sovietica) in attesa delle previste elezioni generali da cui ci si attendeva risultati favorevoli, nonostante il rovinoso fallimento della sua riforma agricola di stampo collettivistico che gli aveva alienato molte delle simpatie guadagnate con la lotta indipendentistica.



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Inizio dell'insurrezione nel Vietnam del Sud



Di fronte all'ostilità di Diệm e all'aggressività delle forze militari sudvietnamite contro i nuclei vietminh ancora presenti a sud, la dirigenza di Hanoi (sotto l'impulso principalmente di Lê Duẩn) decise, all'inizio del 1957, di riprendere la lotta rivoluzionaria contro il governo di Saigon, organizzando alcune decine di gruppi armati principalmente nelle aree impenetrabili del delta del Mekong. Nel corso del 1957 i guerriglieri filo-comunisti (il Khang Chien, la resistenza, nella terminologia delle forze insurrezionali) uccisero oltre 400 funzionari governativi e iniziarono a minare l'autorità del governo di Diệm in molte aree contadine.


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Monumento vietnamita eretto in ricordo della vittoriosa battaglia di Dien Bien Phu



Negli anni successivi la situazione nel Vietnam del Sud peggiorò continuamente, in primo luogo per i gravi errori politici ed economici del governo di Diệm: le autorità imposero tasse ai contadini e organizzarono il rovinoso esperimento dei cosiddetti "villaggi strategici" (agrovilles o Khu Tru mat) che, ideato e voluto dagli statunitensi per isolare la guerriglia dalle popolazioni, provocò in realtà enormi proteste nelle campagne e sconvolse il tradizionale ambiente sociale delle risaie del Vietnam del Sud. La diffusa corruzione nelle campagne e tra le autorità amministrative minò il prestigio del governo e favorì la propaganda e il proselitismo delle forze guerrigliere tra le popolazioni contadine, spesso vittime degli abusi dei funzionari governativi. Diệm, inoltre, accentuò ancor più gli elementi autoritari del suo governo (dominato da personaggi appartenenti al suo ampio nucleo di familiari, tra cui il fratello Ngô Đình Nhu e la cognata Madame Ngo Dinh Nhu) schiacciando le opposizioni e limitando la libertà di stampa e di critica, alienandosi in questo modo una buona parte degli elementi nazionalisti inizialmente a lui favorevoli. Sorsero, quindi, i primi gruppi di opposizione interna e furono ordite le prime trame complottistiche tra i militari e funzionari allo scopo di destituire Diem.

Parallelamente all'indebolimento del governo di Diệm, nonostante i crescenti sostegni politici, economici e militari delle autorità statunitensi, il movimento guerrigliero conobbe una costante crescita numerica e organizzativa. Nel maggio 1959 i politici di Hanoi crearono l'"Unità 559" incaricata di ingrandire e potenziare l'impervia strada bordeggiante il Laos e la Cambogia, su cui far transitare uomini, rifornimenti e mezzi per rafforzare le forze insurrezionali (il cosiddetto sentiero di Ho Chi Minh). Sempre nel 1959 giunsero le prime precise direttive dal governo di Hanoi per l'organizzazione di una "lotta armata" limitata al Vietnam del Sud allo scopo di indebolire politicamente il regime di Diệm. Gli attacchi e gli attentati terroristici si moltiplicarono: i funzionari uccisi passarono dai 1.200 del 1958 ai 4.000 del 1960.

Infine nel dicembre 1960 venne annunciata la costituzione di un "Fronte di Liberazione Nazionale" (FLN) raggruppante non solo le forze di resistenza comunista ma anche altri elementi in opposizione al regime di Diệm: capo formale del FLN era Nguyễn Hữu Thọ, personaggio indipendente di scarso potere politico, mentre un ruolo pubblico di rilievo veniva esercitato dalla signora Nguyễn Thị Bình (futuro ministro degli esteri del "Governo Rivoluzionario Provvisorio" - GRP - costituito formalmente dalle forze insurrezionali nel giugno 1969 con presidente Huỳnh Tấn Phát); in realtà il FLN era dominato dalle forze comuniste che seguivano le direttive di Hanoi ed erano guidate da abili comandanti come Nguyễn Chí Thanh, Trần Văn Trà e Trần Độ, la cui identità rimase celata fino a dopo la guerra. Gli elementi fondamentali del Fronte furono sempre il Partito Popolare Rivoluzionario (comunista) e l'Esercito di Liberazione (dominato sempre da dirigenti comunisti). Da quel momento il FLN (definito spregiativamente Viet Cong - vietnamita rosso - dal governo di Diệm e dagli statunitensi) avrebbe ulteriormente incrementato l'intensità della lotta passando alla guerriglia e anche alla guerra aperta contro le forze militari corrotte e poco efficienti del regime sudvietnamita.



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Anche se la guerra del Vietnam fu dipinta dalla propaganda statunitense come lo sforzo di una coalizione di stati democratici in lotta contro la sovversione comunista, la gran parte delle nazioni coinvolte a fianco del Vietnam del Sud mandò pro forma solo contingenti simbolici, per onorare gli obblighi con gli Stati Uniti previsti dai patti di mutua difesa della SEATO. Il più significativo di essi fu senza dubbio il contingente della Corea del Sud, che arrivò a contare ben 48.000 soldati, combattivi e particolarmente temuti; a seguire, subito dopo, l'Australia (7.000 combattenti al 1967), la Thailandia (una divisione nel 1968), le Filippine (2.000 uomini al 1966), Taiwan (altri 2.000 uomini) e la Nuova Zelanda (552).



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Il presidente del Vietnam del Sud Ngô Đình Diệm, nel 1963 sarebbe stato assassinato durante un colpo di stato di militari, supportato dagli americani


L'amministrazione governativa americana cercava di ritrarre le ostilità come una guerra di difesa democratica, inquadrata nell'ambito della guerra fredda, contro le forze dell'esercito nordvietnamita e le loro "creature" rivoltose, mentre i dirigenti nordvietnamiti propagandavano il conflitto come uno scontro patriottico di insorti sudvietnamiti del Fronte Nazionale di Liberazione, considerata una guerra d'indipendenza, contro gli alleati "fantoccio" dell'amministrazione statunitense.
Queste contrapposte dichiarazioni propagandistiche vennero sfruttate nei primi colloqui di pace, nei quali il dibattito ruotò per oltre tre mesi (fino al 16 gennaio 1969) attorno alla "forma del tavolo delle trattative", nel quale ognuna delle parti cercava di rappresentare sé stessa come entità distinta pienamente legittima opposta a una singola potenza contornata da governi "fantoccio".


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Carta del Vietnam del Sud con la suddivisione nelle varie province


Anche se oggi viene universalmente descritta come "la Guerra del Vietnam", all'epoca venne variamente indicata, soprattutto negli Stati Uniti, con termini eufemistici o diretti a minimizzare la portata degli eventi; non essendo un conflitto formalmente dichiarato tra potenze sovrane, quella guerra poté essere descritta come un'azione di livello minore o di differente natura, continuando la tendenza seguita dalla fine del secondo conflitto mondiale di proiettare il termine "guerra" in un nuovo contesto, come per la guerra di Corea che venne definita come una "azione di polizia" sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

Inoltre, nella terminologia statunitense dell'epoca, si continuò a parlare per anni di "aggressione" delle forze comuniste del Vietnam del Nord, sulla base di direttive concrete dei due giganti Cina e Unione Sovietica, al libero e democratico stato del Vietnam del Sud (aggressione considerata naturalmente solo come il primo passo dell'espansione comunista, in tutto il Sud-est asiatico e forse nel Pacifico); in tal modo l'intervento militare statunitense poté essere definito dalla propaganda come un "nobile" impegno per aiutare il governo sudvietnamita a far fronte a questa crescente "aggressione".

In realtà la Costituzione degli Stati Uniti d'America specifica dettagliatamente a chi spetti il potere di dichiarare guerra:


"Il Congresso avrà facoltà di: [...] dichiarare la guerra, di concedere permessi di preda e rappresaglia,
e di stabilire norme relative alle prede in terra e in mare".



Durante la guerra del Vietnam il presidente Johnson si affidò come giustificazione per l'intensificazione del conflitto e l'invio di forze combattenti sul campo di battaglia al suo ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate, in base alla Risoluzione del Golfo del Tonchino, votata a larghissima maggioranza dal Congresso statunitense, che autorizzava il Presidente a prendere le disposizioni ritenute, a sua discrezione, necessarie per proteggere gli interessi statunitensi.

Tale questione avrebbe dovuto ragionevolmente essere risolta dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, ma nessun caso venne mai portato all'attenzione della corte; inoltre tutte le risoluzioni parlamentari presentate per limitare i poteri del presidente vennero sistematicamente respinte almeno fino al 1969; la risoluzione venne revocata solo nel maggio 1970.
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Caduti Viet Cong


L'8 luglio 1959 il maggiore Dale Richard Buis e il sergente Chester Melvin Ovnand, facenti parte dei circa 700 consiglieri militari presenti in Vietnam del Sud durante la presidenza Eisenhower, vennero uccisi durante un attacco di guerriglieri Viet Cong alla base aerea di Bien Hoa; sarebbero stati i primi caduti americani della guerra in Vietnam. Il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra fu graduale, con personale militare che arrivò in Vietnam già nel 1950 per aiutare i francesi, e subì un primo rilevante incremento con l'avvento della presidenza di John Fitzgerald Kennedy. Dopo numerose discussioni e pareri ampiamente contrastanti, e nonostante i timori circa il pericolo di una guerra estesa in Asia con il possibile coinvolgimento della Cina, il presidente Kennedy prima organizzò, come consigliatogli da Eisenhower, una seconda Conferenza di Ginevra con la quale venne sancita nel luglio 1962, tra le grandi potenze, la neutralità del Laos (che divenne in seguito oggetto di interventi segreti delle forze americane e di infiltrazioni continue nordvietnamite) e poi decise di potenziare la missione militare in Vietnam del Sud, con un notevole incremento di consiglieri militari e con l'afflusso di reparti di forze speciali per organizzare la lotta controinsurrezionale secondo le nuove dottrine belliche sviluppate dal Pentagono. Già nel biennio 1962 - 1963 erano iniziati i voli di elicotteri e aerei statunitensi impegnati ad irrorare con defogliante, il cosiddetto "Agente Orange" (in seguito rivelatosi cancerogeno e teratogeno) le giungle del Vietnam del Sud al fine di stanare i guerriglieri filocomunisti ("Operazione Ranch Hand").


Il Vietnam del Sud e il presidente Kennedy



« Abbiamo un problema: rendere credibile la nostra potenza. Il Vietnam è il posto giusto per dimostrarlo »

(John F. Kennedy al direttore del New York Times, James Reston, nel giugno 1961)


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Guerrigliero Viet Cong armato con il classico fucile d'assalto AK-47 e di una pettorina Chicom


Alla metà del 1962 il numero dei consiglieri militari americani era già salito a 12.000 uomini, spesso impegnati in modo diretto nelle operazioni antiguerriglia, con 31 caduti, mentre già nel febbraio 1962 venne costituito un grande comando combinato in Vietnam, il MACV (Military Assistance Command, Vietnam) comandato inizialmente dal generale Paul Harkins e poi, nel giugno 1964, dal generale William Westmoreland.

La politica del presidente Kennedy, già delineata nella campagna per la presidenza del 1960, riteneva indispensabile, di fronte all'indebolimento della posizione statunitense a livello mondiale e dopo lo smacco di Cuba, una dimostrazione di potenza politico-militare nel Sud-est asiatico, ritenuto un banco di prova della determinazione americana a sostenere la lotta contro la sovversione comunista. Contemporaneamente all'incremento del numero dei consiglieri, si moltiplicarono durante la presidenza Kennedy le operazioni "sotto copertura", non divulgate ufficialmente per mascherare il coinvolgimento statunitense, finalizzato a minare la compattezza del Vietnam del Nord e a bloccare il suo sostegno alla lotta insurrezionale al sud.



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Il presidente Kennedy diede inizio fin dal 1961 al potenziamento dell'intervento americano in Vietnam



Gli sforzi del presidente Kennedy furono diretti a rafforzare economicamente, politicamente e militarmente il regime del Sud, auspicandone la trasformazione in un fiorente stato democratico in grado di fronteggiare la sfida del movimento guerrigliero Viet Cong. L'aiuto al Sud venne spesso concesso a patto che il governo locale attuasse determinate riforme politiche. Ben presto, i consiglieri del governo statunitense giocarono un ruolo determinante, influenzando a ogni livello il governo sudvietnamita.

In realtà il governo di Diệm, durante gli anni della presidenza Kennedy, scivolò pericolosamente sempre più verso l'autoritarismo e la corruzione; la struttura amministrativa si indebolì, le campagne, sempre più ostili (anche a causa dell'inviso programma di "villaggi strategici"), furono profondamente infiltrate dal movimento insurrezionale, la lotta contro i Viet Cong fu costellata da umilianti fallimenti nonostante l'aiuto americano (come la clamorosa sconfitta di Ap Bac del gennaio 1963); all'interno lo spiccato nepotismo di Diệm e il suo favoritismo nei confronti della minoranza cattolica scatenarono violente proteste culminate in clamorose manifestazioni autodistruttive da parte dei monaci buddisti (sacrificio di Thích Quảng Đức) che scatenarono a loro volta la violenta reazione governativa.

Questo costante deterioramento della situazione politica e militare nel Vietnam del Sud e il dispotismo di Diệm provocarono grandi discussioni tra i dirigenti americani dell'amministrazione Kennedy; si parlò della necessità di riformare il governo sudvietnamita sacrificando all'occorrenza anche lo stesso Diệm, ritenuto inetto e ostinato. I funzionari americani dell'ambasciata, guidati dall'ambizioso ed energico ambasciatore statunitense Henry Cabot Lodge, Jr., e alcuni inviati speciali presero i primi accordi con alcuni capi militari sudvietnamiti per un eventuale colpo di stato.



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Soldati del Vietnam del Sud



Alcuni ambiziosi generali sudvietnamiti, apparentemente sollecitati dal personale dell'ambasciata americana e aiutati da un personaggio controverso come l'ex-agente segreto Lucien Conein, organizzarono quindi un violento colpo di stato, rovesciando e uccidendo Diệm e il fratello Nhu il 1º novembre 1963. Ancora oggi non è del tutto chiaro il ruolo di Kennedy e dei massimi dirigenti dell'amministrazione americana in questa confusa macchinazione per rovesciare Diệm.

Ben lontana dall'unire e rafforzare la nazione sotto la nuova leadership, la morte di Diệm rese il Sud ancor più instabile. I nuovi governanti militari (prima il generale Duong Van Minh, poi il generale Nguyen Khanh nel 1964 e infine la coppia Nguyễn Cao Kỳ - Nguyễn Văn Thiệu nel 1967) erano poco esperti di questioni politiche ed erano ancora più corrotti e inefficienti. La lotta contro i Viet Cong diede risultati sempre più disastrosi e l'autorità centrale perse ulteriore prestigio e potere, con grande irritazione e sconcerto dei dirigenti americani e dei sempre più numerosi consiglieri politici e militari inviati sul posto per salvare una situazione seriamente compromessa.

Tre settimane dopo la morte di Diệm, Kennedy stesso venne assassinato e il vicepresidente Lyndon B. Johnson venne improvvisamente spinto ad assumere un nuovo ruolo nella guerra. Il neo-presidente Johnson, grande estimatore (almeno esteriormente) di Diệm e favorevole all'impegno statunitense in Indocina, confermò fin dal 24 novembre 1963 che gli Stati Uniti intendevano continuare ad appoggiare il Vietnam del Sud, militarmente ed economicamente, nonostante non fosse privo di dubbi e incertezze sull'esito finale dell'impresa.

Il Golfo del Tonchino ed il presidente Johnson


Per approfondire, vedi Incidente del Golfo del Tonchino.

« Diavolo, quegli stupidi marinai stavano sparando ai pesci volanti! »


(Lyndon Johnson in riferimento alle confuse circostanze dell'incidente del Golfo del Tonchino)



Johnson non aveva fatto parte della cerchia ristretta dei collaboratori di Kennedy e quindi era stato spesso escluso dalle decisioni fondamentali riguardo al Vietnam; inoltre non era stato coinvolto nel colpo di stato contro Diệm (in una visita ufficiale in quel paese, in precedenza aveva definito retoricamente il presidente sudvietnamita "il Churchill del sud est asiatico").

Johnson assunse pienamente la responsabilità della guerra, pur organizzando continue riunioni e missioni speciali dei suoi collaboratori sul posto, alla ricerca di nuove soluzioni e di risultati positivi, principalmente per il timore di apparire "debole" con i comunisti e quindi rischiare di essere attaccato dai politici di destra che avrebbero potuto mettere in pericolo il suo grandioso piano di riforme sociali (il progetto della Great Society); inoltre contava di riuscire a circoscrivere l'impegno statunitense e di poter controllare l'attivismo e l'interventismo dei militari. Al contrario, diede inizio a una catena di eventi che lo avrebbero lentamente coinvolto sempre più nel "pantano" indocinese.


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Il presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson



Johnson alzò ulteriormente il livello del coinvolgimento statunitense già il 27 luglio 1964, quando altri 5.000 consiglieri militari vennero inviati nel Vietnam del Sud, il che portò il numero totale di forze statunitensi in Vietnam a 21.000. Inoltre sorse a questo punto il problema della necessità di un documento legislativo che autorizzasse il presidente a sviluppare e potenziare a discrezione la politica di intervento militare, sollecitata continuamente dai suoi consiglieri più influenti (il segretario della Difesa Robert McNamara, l'ambasciatore Maxwell Taylor, il generale Westmoreland, McGeorge Bundy e Walt Rostow). Eventi confusi verificatisi nel golfo del Tonchino nell'estate 1964 diedero il pretesto per ottenere il mandato del Congresso degli Stati Uniti necessario al presidente.

Nel quadro del cosiddetto "programma DeSoto", che prevedeva operazioni segrete e incursioni terrestri e navali da parte di reparti sudvietnamiti e statunitensi nel territorio del Vietnam del Nord, il 31 luglio 1964 alcune unità navali statunitensi (il cacciatorpediniere USS Maddox e la portaerei USS Ticonderoga) furono coinvolte in un primo scontro con torpediniere nordvietnamite. Ben coscienti del rischio di queste missioni di dubbia legalità internazionale, i dirigenti statunitensi autorizzarono una seconda missione in acque nordvietnamite da parte del Maddox, ora affiancato anche dal USS C. Turner Joy.



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Torpediniere nordvietnamite riprese dal cacciatorpediniere USS Maddox durante l'incidente del 2 agosto 1964



Il 4 agosto ebbe quindi inizio il nuovo pattugliamento, finalizzato a intercettare con dispositivi elettronici le comunicazioni nordvietnamite. Apparentemente il cacciatorpediniere C. Turner Joy ritenne, sulla base di confusi segnali radar percepiti durante una notte di maltempo, di essere di nuovo sotto attacco nordvietnamita, e quindi diede il via ad un caotico scontro a fuoco delle navi statunitensi contro bersagli forse inesistenti.

Nonostante le incertezze e la confusione dei rapporti, Johnson e i suoi collaboratori sfruttarono questo presunto secondo attacco per presentare finalmente al Congresso il documento (già pronto da tempo) che avrebbe dato all'amministrazione il via libera per prendere le misure ritenute necessarie per difendere e salvaguardare il personale statunitense, e soprattutto per condurre vittoriosamente la guerra in Vietnam.

Il Senato statunitense approvò quindi la «Risoluzione del Golfo del Tonchino» il 7 agosto 1964, con la quale conferì pieni poteri al presidente Johnson per aumentare il coinvolgimento statunitense nella guerra, «come il Presidente riterrà opportuno» al fine di «respingere gli attacchi contro le forze degli Stati Uniti e per prevenire ulteriori aggressioni». In un messaggio televisivo alla nazione, Johnson sostenne che «la sfida che stiamo affrontando oggi, nel sud-est asiatico, è la stessa che affrontammo con coraggio in Grecia e in Turchia, a Berlino e in Corea, in Libano e a Cuba», una lettura semplicistica delle questioni politiche del conflitto vietnamita.


I bombardamenti sul Vietnam del Nord




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Combattenti Viet Cong in una pausa dei combattimenti nella boscaglia vietnamita



Durante la seconda metà del 1964 e gli inizi del 1965 la situazione sul campo nel Vietnam del Sud continuò a peggiorare per le forze governative: i reparti Viet Cong, saliti a oltre 170.000 combattenti e supportati per la prima volta dall'infiltrazione di forze regolari nordvietnamite dell'agguerrito Esercito Popolare Vietnamita (in tutto il 1964 oltre 10.000 soldati nordvietnamiti passarono al sud, e quasi 20.000 nel 1965), sferrarono una serie di attacchi che misero in grave difficoltà l'esercito sudvietnamita; a dicembre 1964, nel villaggio di Binh Gia, i reparti sudvietnamiti caddero in una sanguinosa imboscata Viet Cong subendo pesanti perdite.

A Washington Johnson, sempre più inquieto ed indeciso, moltiplicò le riunioni con i suoi consiglieri per decidere le misure da prendere per salvare una situazione apparentemente compromessa.


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Cacciabombardieri statunitensi impegnati in una missione di bombardamento sul Vietnam del Nord durante l'operazione Rolling Thunder


I membri del National Security Council, tra cui McNamara, il segretario di Stato Dean Rusk e Maxwell Taylor, concordarono quindi il 28 novembre 1964 di suggerire al presidente Johnson una campagna di bombardamenti progressivi sul Vietnam del Nord e anche sul Laos come strumento di pressione sul governo nordvietnamita; per il momento furono invece rinviate decisioni sull'intervento diretto delle forze terrestri statunitensi (proposto dal consigliere Walter Rostow).

Una serie di attacchi Viet Cong contro le basi e il personale statunitense in Vietnam avrebbe fatto precipitare la situazione nei primi mesi del 1965, portando a decisioni cruciali dell'amministrazione Johnson: prima l'attacco del 24 dicembre 1964 all'Hotel Brinks di Saigon (dove erano alloggiati ufficiali americani) e soprattutto l'attacco Viet Cong contro installazioni statunitensi alla base aerea di Pleiku (6 febbraio 1965), fornirono l'occasione alla dirigenza politica statunitense per iniziare i bombardamenti aerei sistematici sul Vietnam del Nord; in risposta a questi attacchi il presidente Johnson ordinò quindi l'inizio immediato degli attacchi aerei di rappresaglia (operazione Flaming Dart).

Dopo questa prima fase, il 2 marzo 1965 iniziò il piano di attacchi aerei sistematici sulle strutture logistiche e militari del Vietnam del Nord, con aerei decollati dalle basi aeree americane in via di organizzazione in Thailandia e dalle portaerei posizionate al largo delle coste nordvietnamite (la cosiddetta Yankee Station). I bombardamenti (operazione Rolling Thunder), inizialmente previsti per la durata di otto settimane, sarebbero continuati, sempre più violenti ed estesi su nuovi bersagli, quasi ininterrottamente fino alla metà del 1968: fu la campagna di bombardamento aereo più pesante dai tempi della seconda guerra mondiale (300.000 missioni), vennero sganciate più bombe sul Vietnam del Nord che sulla Germania (860.000 tonnellate), ma i risultati furono nel complesso deludenti.

Il morale della popolazione e la volontà politica della dirigenza nemica non crollò e anzi uscì rafforzata dagli attacchi: i danni strutturali furono rilevanti, ma non decisivi in una società arretrata e contadina come quella vietnamita; gli intralci alla macchina militare nordvietnamita (rifornita principalmente da Cina e URSS attraverso il porto di Haiphong) furono scarsi e l'infiltrazione delle truppe regolari al sud viceversa aumentò costantemente. Le forze aeree statunitensi subirono inoltre perdite rilevanti (922 aerei perduti) di fronte alla valida difesa antiaerea nemica e alle pericolose forze aeree nordvietnamite.

Presso la scuola di Wellesley nel Massachussetts, nell'estate del 1966, 46 consiglieri accademici elaborarono lo "studio Jason", il quale diceva che 1) la campagna di bombardamenti non aveva "alcun effetto direttamente misurabile" sulle attività militari del nemico perché il Vietnam del Nord si basava su un'economia essenzialmente agricola, il riso rappresentava un bersaglio inadeguato per le incursioni aeree; 2) il volume dei rifornimenti inviati dal Vietnam del Nord al Sud, usando le biciclette, era troppo piccolo per essere fermato con un bombardamento aereo e in ogni caso il paese disponeva di una abbondante manodopera per mantenere intatta la propria rudimentale rete logistica; 3) le osservazioni del sistema di spionaggio dimostravano che l'infiltrazione al Sud era aumentata dall'inizio dei bombardamenti; 4) i bombardamenti avevano rafforzato l'entusiasmo patriottico e rafforzato la volontà di resistere.
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[align=center]« Ho chiesto al generale Westmoreland che cosa gli servisse per far fronte a questa crescente aggressione. Me lo ha detto. E noi soddisferemo le sue richieste. Non possiamo essere sconfitti con la forza delle armi. Rimarremo in Vietnam. »

(Lyndon Johnson in un discorso televisivo alla Nazione il 28 luglio 1965)

« Combatteremo per 1000 anni! »

(slogan propagandistico delle forze nordvietnamite e Viet Cong)


Ricerca e distruzione (search and destroy)



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Soldati americani della 25ª divisione fanteria impegnati in una missione Search and Destroy nell'estate 1966


Arrivo dei primi reparti da combattimento


Sotto il comando del contrammiraglio Donald W. Wulzen, la VIIª Forza anfibia della United States Navy iniziò le operazioni di sbarco sulla costa del Vietnam del sud alle 08.15 dell'8 marzo 1965: 3.500 marines della 9ª Marine Expeditionary Brigade (MEB), guidata dal generale di brigata Frederick J. Karch, accompagnati da elicotteri, mezzi da sbarco, autocarri e jeep, presero terra sulle spiagge denominate in codice "Red Beach Two" e "China Beach" lungo il litorale limitrofo alla città portuale di Da Nang, riunendosi poi 4 miglia a nord ovest di questa; non ci fu opposizione da parte di guerriglieri e la popolazione accolse festosamente le truppe statunitensi. I marines andarono ad aggiungersi ai 25.000 consiglieri militari statunitensi che erano già sul posto.

La pianificazione originale prevedeva che questa unità dei Marines fosse impiegata solo per proteggere la grande base militare di Da Nang da eventuali minacce del nemico e Johnson ebbe cura di minimizzare l'importanza dell'arrivo delle prime truppe da combattimento sul suolo vietnamita, ma ben presto i marines sarebbero entrati direttamente in azione contro i reparti Viet Cong presenti nell'area.

Il 5 maggio entrarono in campo anche i primi reparti combattenti dell'esercito statunitense; la 173ª brigata aviotrasportata (facente parte delle forze di intervento rapido del Pacifico) venne rischierata d'urgenza per via aerea da Okinawa alla base di Bien Hoa, per rafforzare le difese dell'area di Saigon pericolosamente minacciate dalle truppe Viet Cong. L'unità aviotrasportata avrebbe dovuto essere impiegata solo temporaneamente per tamponare la situazione d'emergenza, ma dovette subito entrare in azione e in pratica sarebbe poi rimasta in Vietnam fino al 1970.

Infine il 28 luglio 1965 Johnson, di fronte alla crescente disgregazione delle forze sudvietnamite e all'aggressività dei Viet Cong ora rinforzati dall'afflusso di reparti regolari nordvietnamiti, decise definitivamente di accettare le richieste di uomini e mezzi e il piano di guerra del comandante supremo in Vietnam, il responsabile del Military Assistance Command, Vietnam ("Comando Assistenza Militare, Vietnam" o MACV), generale William Westmoreland, che prevedeva un impegno quasi illimitato delle truppe da combattimento statunitensi direttamente nella guerra, e diede annuncio pubblicamente delle sue decisioni (anche se continuò in parte a mascherare con artifizi propagandistici la gravità del suo passo). Prese quindi avvio la vera escalation americana del conflitto in Indocina.

Il giorno dopo, 29 luglio, 4 000 paracadutisti appartenenti alla 1ª brigata della 101st Airborne Division arrivarono in Vietnam, atterrando nella Baia di Cam Ranh per rinforzare ancora l'ordine di battaglia americano in Vietnam e proteggere la regione montuosa e impervia degli altipiani centrali.

I piani di guerra americani


Il piano delineato dal generale Westmoreland, sostanzialmente condiviso dal ministro della difesa Robert McNamara e approvato "in linea di principio" dal presidente Johnson, prevedeva un complesso programma di potenziamento graduale, scaglionato su vari anni, delle forze combattenti statunitensi; grazie al continuo afflusso di nuove truppe potentemente armate e dotate di un formidabile sostegno logistico, il generale intendeva in primo luogo costituire una solida struttura di basi e supporti per le sue truppe. Quindi sarebbero stati bloccati (nella seconda metà del 1965), grazie all'intervento diretto dei reparti combattenti statunitensi, i tentativi offensivi delle forze comuniste, respingendo e schiacciando i loro tentativi di far crollare l'esercito sudvietnamita e tagliare in due parti il Vietnam del Sud con una avanzata dagli altipiani centrali in direzione della costa.

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Ufficiali americani della 101ª divisione aviotrasportata conferiscono durante un'operazione Search and Destroy nel 1966


Ottenuto questo primo risultato, nel 1966 sarebbero iniziate le grandi operazioni offensive di "Ricerca e distruzione" (Search and destroy nella terminologia dell'esercito statunitense) dei principali raggruppamenti nemici e delle loro roccaforti geografiche. Le forze da combattimento statunitensi sarebbero penetrate in queste regioni dominate dal nemico e, contando su una formidabile potenza di fuoco terrestre e aerea e sulla mobilità fornita dagli elicotteri, avrebbero affrontato e distrutto i reparti Viet Cong o nordvietnamiti che avrebbero opposto resistenza, infliggendo perdite debilitanti.

In una terza fase, prevista per il 1967-1968, le forze statunitensi, dopo aver rastrellato le roccaforti nemiche e aver assicurato le aree più popolate, avrebbero respinto le residue truppe nemiche nelle regioni più spopolate e impervie del Vietnam del Sud e avrebbero conseguito la vittoria finale costringendo il nemico alla resa politica o alla capitolazione militare, dopo avergli inflitto, per mezzo di questa guerra di attrito, perdite sempre più gravi e insostenibili (causandone anche un crollo della determinazione politico-militare).

I punti deboli di questa strategia si sarebbero rivelati anzitutto la difficoltà di agganciare e distruggere concretamente le forze nemiche, combattive, molto mobili anche in terreni impervi, resistenti alla demoralizzazione e in grado di sfuggire al nemico nonché di sferrare improvvisi attacchi di piccole unità, infliggendo in questo modo continue perdite alle forze statunitensi. Inoltre, a causa dell'impossibilità per ragioni politiche da parte delle forze militari statunitensi di penetrare direttamente in Laos e Cambogia, il Vietnam del Nord fu in grado di infiltrare, a partire dal 1964, reparti del suo esercito regolare sempre più numerosi (79.000 soldati nel 1966 e 150.000 nel 1967) nel Vietnam del Sud, attraverso il cosiddetto sentiero di Ho Chi Minh che attraversava questi territori formalmente neutrali, con cui sostenere e rafforzare la lotta delle truppe guerrigliere Viet Cong.

In secondo luogo, si sarebbe ben presto evidenziata l'impossibilità di mantenere permanentemente occupate e sicure le roccaforti del nemico apparentemente rastrellate più volte, ma sempre infiltrate nuovamente dalle forze comuniste; con la conseguenza, per le truppe statunitensi, di dover organizzare e condurre nuove snervanti e pericolose operazioni offensive per bonificare temporaneamente sempre gli stessi territori.

In terzo luogo, in una guerra di attrito le perdite statunitensi, notevoli anche se molto inferiori a quelle nemiche, avrebbero finito per provocare un crollo della volontà politico-militare proprio dell'opinione pubblica e della stessa dirigenza americana, insoddisfatta dei risultati, turbata dalle perdite, moralmente scossa dalla violenza degli scontri e dall'imprevedibile durata della guerra.

Continuo rafforzamento delle truppe americane in Vietnam


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Soldati della 1ª divisione cavalleria aerea in azione durante la battaglia di Ia Drang


A partire dalla metà del 1965, quindi, ebbe inizio il continuo afflusso di enormi forze statunitensi distribuite nelle quattro regioni militari in cui era suddiviso il Vietnam del Sud, e subito impiegate sul campo per mettere in esecuzione i piani del generale Westmoreland. Dopo l'arrivo della 3ª divisione Marines e la costituzione della III MAF (Marine Amphibious Force) nella I regione militare (che comprendeva la zona smilitarizzata sul confine del 17º parallelo), quello della 173ª brigata aviotrasportata e della 1ª brigata della 101ª divisione aviotrasportata, rispettivamente nella III (Saigon) e nella II regione militare (province centrali), nel resto del 1965 arrivarono anche la 1ª divisione cavalleria aerea, la 1ª divisione fanteria e la 3ª brigata della 25ª divisione fanteria, portando il totale delle forze americane sul terreno a 184.000 uomini.

Nel 1966, l'escalation sarebbe continuata con l'arrivo della 1ª divisione Marines, delle altre due brigate della 25ª divisione fanteria, della 196ª e della 199ª brigata fanteria leggera, dell'11º reggimento cavalleria corazzata e, infine, della 9ª divisione fanteria (schierata nel delta del Mekong, IV Regione militare).

Inoltre, il 15 marzo 1966 vennero costituiti due grandi comandi tattici dell'esercito (equivalenti a comandi di corpo d'armata): la I Field Force, Vietnam, incaricata delle operazioni nella II regione militare, e la II Field Force, Vietnam, assegnata alla III e alla IV regione militare. Alla fine del 1966 erano presenti in Vietnam 385.000 soldati americani, costantemente impegnati nelle missioni di "ricerca e distruzione" delle forze nemiche.

Infine, nel 1967, terzo anno di escalation, e, secondo i progetti di Westmoreland, anno in cui sarebbe stata impressa una svolta decisiva alle operazioni, le forze statunitensi raggiunsero il numero di 472.000 uomini. Gli arrivi di nuovi reparti organici furono continui durante tutto l'anno, anche se in misura minore e in ritardo rispetto ai piani del generale a causa delle continue incertezze del presidente Johnson (e in questa fase anche del ministro della difesa McNamara), preda sempre più spesso di dubbi e preoccupazioni sull'esito reale della guerra.

Arrivarono quindi successivamente in Vietnam: due reggimenti della nuova 5ª divisione Marines, che rafforzarono la III MAF nell'instabile I regione militare; due nuove brigate di fanteria (l'11ª e la 198ª), che furono aggregate alla 196ª brigata fanteria leggera già presente sul posto, per costituire la 23ª divisione fanteria (la cosiddetta Americal Division), subito inviata in aiuto dei marines al nord inquadrata nella "Task Force Oregon"; infine la 4ª divisione fanteria e le altre due brigate (2ª e 3ª) della 101ª divisione aviotrasporta che vennero schierate nell'area di confine con il Laos e la Cambogia per impegnare e distruggere le sempre crescenti forze nordvietnamite che si infiltravano lungo il sentiero di Ho Chi Minh.

Le grandi offensive americane



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Marines americani appena atterrati a Da Nang nel 1965, stanno per entrare in azione direttamente nei combattimenti


Pienamente fiducioso nelle sue forze e nei suoi piani, il generale Westmoreland il 18 agosto 1965 diede quindi inizio all'operazione Starlite, nome in codice della prima offensiva americana di "ricerca e distruzione" della guerra: 5.500 marines distrussero una roccaforte Viet Cong sulla penisola di Van Tuong, nella provincia di Quang Ngai[94]. Le forze Viet Cong e nordvietnamite, tuttavia, compresero da questa prima sconfitta campale la pericolosità di affrontare direttamente la schiacciante superiorità tecnologica statunitense e quindi si concentrarono su azioni di guerra e guerriglia di piccole dimensioni per infliggere perdite e logorare lentamente il potente nemico.

Durante la seconda metà del 1965, le forze combattenti statunitensi intervennero in tutto il territorio vietnamita. I soldati americani arginarono le pericolose avanzate delle forze nordvietnamite negli altipiani centrali dove ebbe luogo la battaglia di Ia Drang dell'ottobre-novembre 1965, che si concluse, dopo cruenti scontri, con il parziale successo delle truppe della cavalleria aerea statunitense impegnate per la prima volta contro gli agguerriti reparti regolari nordvietnamiti. Inoltre le truppe del generale Westmoreland entrarono in azione per contrastare le forze Viet Cong attive e pericolose nell'area della capitale e per stabilizzare la situazione lungo la zona smilitarizzata di confine. Nel dicembre 1965 si svolse l'operazione Harvest Moon con i marines per la prima volta impegnati nel difficile terreno delle risaie.

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Soldati statunitensi della 1st Cavalry Division in combattimento accanto ai loro elicotteri UH-1


I risultati furono, nel complesso, soddisfacenti, ma fin dall'inizio si evidenziarono difficoltà per le forze statunitensi; i nordvietnamiti e i Viet Cong si dimostrarono in grado di infliggere continue perdite alle truppe americane, come dimostrato per la prima volta dalla drammatica battaglia della Landing Zone Albany del 17 novembre 1965, dove un battaglione di cavalleria aerea venne quasi distrutto dai nordvietnamiti (lo scontro singolo con il più alto numero di perdite per gli americani di tutta la guerra). Risultò inoltre impossibile per le truppe statunitensi, per ragioni di politica internazionale e per timore di un intervento cinese, penetrare in Cambogia e in Laos per attaccare i cosiddetti "santuari" nemici dove le forze comuniste si ritiravano, si riorganizzavano e si rafforzavano dopo i combattimenti.

Nel febbraio 1966 durante una riunione tra il comandante supremo statunitense e Johnson a Honolulu, l'ufficiale americano sostenne che l'intervento delle forze statunitensi aveva evitato la sconfitta e il crollo politico del Vietnam del Sud, ma che sarebbero state necessarie molte più truppe per poter passare all'offensiva; un aumento immediato poteva portare a raggiungere il "punto di svolta" nelle perdite di Viet Cong e nordvietnamiti per gli inizi del 1967. Johnson, preoccupato dell'evolversi della situazione sul campo, finì per autorizzare un incremento delle truppe fino a 429.000 unità per l'agosto 1966.

Nel 1966, Westmoreland diede inizio, quindi, alle grandi operazioni di "ricerca e distruzione" con lo scopo di strappare l'iniziativa al nemico, attaccarlo direttamente nelle sue roccaforti e infliggergli perdite devastanti grazie alle sue potenti forze aeromobili e al sostegno massiccio dell'aviazione. In tutte e quattro le regioni militari si succedettero durante l'anno continue e ambiziose operazioni offensive statunitensi; i successi tattici furono rilevanti e la cosiddetta "conta dei corpi" (i conteggi empirici del servizio informazioni americano sulle perdite presunte del nemico) diede ufficialmente la misura delle vittorie statunitensi sul campo.

Le maggiori operazioni si svolsero nella zona smilitarizzata, dove i Marines furono duramente impegnati dall'esercito regolare nordvietnamita (operazione Prairie e battaglia di Mutter's Ridge); nella provincia costiera di Binh Dinh, dove la cavalleria aerea inflisse notevoli perdite alle forze nemiche (operazione Masher); nell'area degli altipiani centrali contro le nuove infiltrazioni nordvietnamite (operazione Thayer e Hawthorne condotte dagli aviotrasportati della 101ª); infine nelle aree intorno alla capitale Saigon, dove le forze Viet Cong furono spesso in grado di sfuggire ai colpi nemici e contrattaccare (operazione El Paso e soprattutto la deludente operazione Attleboro).

Alla fine del 1966, le perdite americane erano già salite a oltre 7.000 morti, un numero molto inferiore alle perdite presunte del nemico ma tuttavia sufficiente a cominciare a scuotere il morale delle truppe, dell'opinione pubblica americana in patria e della stessa dirigenza americana. Nonostante le ottimistiche dichiarazioni di Westmoreland e di altri ufficiali americani, cominciavano già a sorgere i primi dubbi sulla razionalità ed efficacia dei piani e dei metodi adottati dalle truppe e dai comandi americani, secondo alcuni esperti troppo concentrati sulle grandi operazioni convenzionali e poco interessate a sviluppare adeguati piani di pacificazione, riforma economica e miglioramento delle condizioni delle popolazioni dei villaggi contadini.

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Soldati dell'esercito nordvietnamita pronti a passare all'attacco


Nonostante queste critiche, il generale Westmoreland, sempre convinto della validità della sua strategia di guerra d'attrito, incrementò ancora durante la prima metà del 1967 il ritmo delle sue operazioni offensive di "ricerca e distruzione"; le forze e i mezzi impiegati furono notevoli, gli obiettivi sempre più ambiziosi, ma i risultati rimasero nel complesso discutibili e non decisivi. A gennaio e a marzo 1967 grandi forze statunitensi vennero impiegate nel cosiddetto triangolo di Ferro (operazione Cedar Falls, la più grande offensiva americana della guerra) e nella provincia di Tay Ninh alla ricerca del fantomatico COSVN (Central Office of South Vietnam), il presunto quartier generale delle forze comuniste (operazione Junction City); nonostante l'enorme impiego di truppe e mezzi il nemico sfuggì ancora alla distruzione e il COSVN, se veramente esistente, ripiegò al sicuro in Cambogia.

Nella zona smilitarizzata, i Marines si impegnarono in continue offensive (operazioni Belt Tight, Hickory, Buffalo) per impedire le infiltrazioni nordvietnamite, ma subirono un forte logorio senza riuscire a impedire il concentramento nemico contro le basi di fuoco statunitensi organizzate sul confine. Infine nella provincia di Binh Dinh, l'interminabile operazione Pershing (durata quasi un anno) di nuovo non riuscì a sradicare definitivamente la presenza nemica nella regione. Le perdite inflitte alle forze nordvietnamite e Viet Cong furono senza dubbio molto elevate, ma non impedirono, nella seconda metà del 1967, al comando nordvietnamita e alla dirigenza di Hanoi di organizzare una serie di manovre offensive nella zona smilitarizzata e nella regione del confine con Laos e Cambogia (pianificate per incrementare le perdite americane e scuoterne il morale) che avrebbero provocato alcune delle più dure battaglie della guerra.

Durante queste "battaglie dei confini", le forze nordvietnamite tentarono audacemente di attaccare e conquistare alcune importanti postazioni isolate statunitensi; a Con Thien per mesi la guarnigione dei Marines subì attacchi e bombardamenti; a Loc Ninh e a "Rockpile" (un caposaldo e un'importante postazione di artiglieria dei Marines) gli attacchi vennero respinti; nella provincia di Kon Tum, la manovra nordvietnamita diede origine all'aspra battaglia di Dak To (novembre 1967) che terminò, dopo scontri sanguinosi, con la ritirata nordvietnamita e dure perdite per entrambe le parti. Infine, a Khe Sanh iniziò il concentramento nemico contro la sperduta base dei Marines che si sarebbe trasformato in un vero assedio nel gennaio 1968.

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Il generale William Westmoreland, il comandante del MACV durante gli anni della Escalation


Westmoreland interpretò queste operazioni nemiche come tentativi disperati di evitare la sconfitta e quindi organizzò massicci concentramenti di forze terrestri e aeree con cui respingere gli attacchi e infliggere ulteriori perdite; i risultati tattici furono soddisfacenti e aumentarono ancora l'ottimismo del generale e della maggior parte degli osservatori, ma il logoramento e il numero dei caduti americani raggiunsero livelli ormai preoccupanti (oltre 11 000 soldati morti solo nel 1967).

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Marines americani impegnati nel rastrellamento di un villaggio durante l'operazione Georgia, nel 1966


All'interno della stessa amministrazione statunitense si verificarono i primi grossi contrasti e le prime defezioni, lo stesso Segretario alla Difesa McNamara manifestò le sue preoccupazioni e finì per dimettersi alla fine del 1967; altri invece continuarono a mostrare ottimismo e fiducia sull'esito della guerra e sostennero con fermezza la necessità di continuare con vigore le operazioni. Il 12 ottobre 1967 il Segretario di Stato Dean Rusk dichiarò che le proposte del Congresso per un'iniziativa di pace erano futili, a causa dell'intransigenza del nemico. Precedenti tentativi di Johnson, nel 1966 e 1967, di organizzare una tregua e i primi colloqui di pace erano rapidamente naufragati di fronte alla rigidità delle due parti in lotta.

Johnson, sempre più preda a dubbi e foschi presentimenti, tenne durante questi anni di escalation continue riunioni e consultazioni con esperti, consiglieri e militari, alla ricerca di supporti alla sua politica e anche di nuove vie di uscita dalla complessa situazione. Il 2 novembre, in una riunione segreta, con un gruppo dei più prestigiosi uomini della nazione ("I Saggi"), il presidente chiese suggerimenti per riunire il popolo statunitense attorno allo sforzo bellico. I "Saggi" consigliarono in primo luogo di fornire rapporti più ottimistici sul progredire della guerra.

Quindi, basandosi sui rapporti che gli vennero consegnati il 13 novembre, Johnson disse alla nazione, il 17 novembre, che mentre molto rimaneva da fare, "stiamo infliggendo perdite più pesanti di quelle che subiamo... Stiamo facendo progressi". Pochi giorni dopo, il generale Westmoreland, di ritorno negli Stati Uniti per consultazioni con il presidente, alla fine di novembre disse ai cronisti: "abbiamo raggiunto un punto importante, dal quale si incomincia a intravedere la fine". Due mesi dopo, l'offensiva del Têt avrebbe clamorosamente smentito queste affermazioni.

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Forze statunitensi bombardano con del napalm delle posizioni Viet Cong nel 1965


L'offensiva del Têt




L’offensiva del Têt: una svolta cruciale in Vietnam


13 febbraio 2013 Filippo Malinverno


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Il 30 gennaio 2013 è ricorso il 45esimo anniversario dell’inizio di quella sanguinosa ed estremamente violenta fase della guerra del Vietnam passata alla storia come “offensiva del Têt”. Il nome di questa ardua operazione militare tentata, con discreto successo, dalla NVA (North Vietnam Army), l’esercito nordvietnamita alleato dei vietcong, deriva dal particolare momento in cui fu avviata. Nella tradizione vietnamita infatti, il Têt Nguyên Dàn corrisponde al nostro primo giorno dell’anno: in questo caso il capodanno, mentre nel calendario occidentale cade il 1° gennaio di ogni anno solare, nel calendario vietnamita cade il 30 gennaio. L’offensiva del Têt, che iniziò appunto nella notte fra il 30 e il 31 gennaio 1968, fu un grande e ben organizzato attacco a sorpresa che le forze nordvietnamite sferrarono contro tutte le principali città del Vietnam del Sud, all’epoca controllato quasi interamente dalle forze armate statunitensi, che avevano il loro quartier generale nella città di Saigon.

Fino a quel momento la sanguinosa guerra del Vietnam, avviata qualche anno prima, tra il 1962 e il 1963, nell’ambito delle continue tensioni della guerra fredda (che tuttavia prima della guerra aveva conosciuto un breve periodo di “distensione”), si era svolta totalmente a favore degli Stati Uniti, che disponevano di un contingente di uomini nettamente superiore a quello del Vietnam del Nord (quasi 1 milione di uomini contro gli “appena” 400.000 vietcong). Il presidente americano Lyndon Johnson, succeduto a Kennedy dopo il suo assassinio nel 1963, poteva disporre anche di un’enorme quantità di mezzi corazzati, di sofisticati aerei da combattimento e di una potentissima flotta (la più potente al mondo), le cui principali portaerei erano stabilmente ancorate nel golfo del Mare cinese del Sud, che bagna le coste dell’intera regione: dunque in qualsiasi momento i centri abitati della giovane nazione governata da Ho Chi Minh (lo storico presidente nordvietnamita che diede il nome al famoso “sentiero”) potevano essere bombardati facilmente dai B-52 dell’USAF.

Nel 1967, dopo tre anni di disastrosi risultati militari, il partito comunista di Hanoi si riunì per ridefinire una più efficace strategia militare; l’intento era quello di rafforzare il già compatto Esercito popolare del Nord con ulteriori effettivi e sfruttare due fondamentali debolezze dell’esercito Usa: in primo luogo il profondo divario esistente tra il governo di Washington e l’opinione pubblica americana, che mal sopportava l’idea di dover pagare un alto prezzo in termini di denaro pubblico e vite umane (più di 50.000 marines americani persero la vita in Vietnam tra il ’64 e il ’75); in secondo luogo le tensioni esistenti tra l’esercito statunitense, comandato dai generali Adams, Westmoreland e Weyand, e i loro alleati sudvietnamiti.

La tattica adottata dalla NVA fu quanto mai azzeccata: essendo il Têt per tradizione una festività osservata in tutto il Vietnam, il governo di Hanoi dichiarò pochi giorni prima del capodanno che avrebbe interrotto completamente le operazioni militari su tutto il territorio per sette giorni a partire dal 30 gennaio. Ovviamente si trattava di una palese trappola (architettata ingegnosamente dal leader della NVA, Vo Nguyen Giap), alla quale i comandanti americani abboccarono solamente in parte. Non fidandosi delle false dichiarazioni dei nordvietnamiti, ma allo stesso tempo non volendo apparire spietati e irrispettosi all’opinione pubblica occidentale, gli americani si limitarono a rinforzare le difese intorno alle principali città del Sud, Saigon compresa. Come se non bastasse, poco prima del capodanno, il governo vietnamita volle dare un’ulteriore dimostrazione delle proprie buone intenzioni, intavolando una trattativa di pace temporanea con l’esercito americano. Con questi colloqui di armistizio i nordvietnamiti speravano di poter illudere ulteriormente gli americani della debolezza del loro esercito (che effettivamente era nettamente inferiore a quello Usa) e di poter forzare il Vietnam del Sud ad accettare parzialmente le condizioni richieste per un’eventuale riunificazione del paese.

Convinti dell’impreparazione dell’esercito statunitense, i soldati nordvietnamiti, fiancheggiati dagli irriducibili vietcong, sferrarono così un violento attacco contro la base americana di Khe Sanh (a soli 8 km dal confine con il Laos), memori del successo conseguito a Dien Bien Phù nel 1954 contro i vecchi invasori francesi. Le prime fasi dell’offensiva furono sanguinose e caratterizzate da rapide azioni di guerriglia: gli americani riuscirono miracolosamente a salvare la loro base solamente grazie ad una serie di massicci bombardamenti sulle linee nemiche nell’ambito dell’ “Operazione Niagara” (composta da circa 30.000 sotto-operazioni militari). In tutto il Sud l’esito fu analogo: le divisioni della NVA e dei vietcong riuscirono a penetrare quasi interamente nel territorio del Vietnam del Sud, assediando letteralmente numerose città (la più celebre fu l’invasione di Huè, dove i soldati giustiziarono centinaia di cittadini).

Verso la fine di febbraio la situazione si calmò leggermente e l’offensiva entrò in una fase di stallo. A rompere gli indugi questa volta furono gli americani, che, riconquistando città dopo città, ricacciarono verso nord le armate di Giap. L’offensiva del Têt si concludeva così formalmente verso la fine di marzo, lasciando sul campo numerose vittime sia da una parte che dall’altra.

Non è ancora chiaro se l’intera operazione programmata dai nordvietnamiti fu un successo oppure una netta sconfitta, ma ad ogni modo si può analizzare l’esito finale dell’offensiva in due modi differenti: senza dubbio la vittoria militare e sul campo fu statunitense, dato che le truppe nemiche riuscirono a mantenere le posizioni solamente per poche settimane e soprattutto perché la superiorità tecnica e militare americana (di uomini e in particolar modo di mezzi) si rivelò schiacciante ed evidente; d’altra parte però il Vietnam del Nord riuscì a ottenere un’importante vittoria psicologica. Prima del Têt infatti la vittoria finale americana era data praticamente per scontata, ma purtroppo la situazione non era così rosea e facile come veniva presentata dal presidente Johnson e dal Segretario della Difesa Robert McNamara, che illusero l’opinione pubblica occidentale con notizie poco aderenti alla realtà riguardo l’andamento della guerra. L’improvviso attacco dei nordvietnamiti, che in origine si aspettavano una rivolta popolare nel Vietnam del Sud a supporto della loro iniziativa militare (cosa che non avvenne), sferrò un duro colpo alla sicurezza degli americani e destò una rabbiosa reazione in patria: nei mesi successivi al gennaio del ’68 furono organizzate numerose proteste in America, principalmente studentesche, che si sarebbero poi diffuse in tutto il mondo occidentale, dando vita alla mobilitazione pacifista del biennio ‘68-’69, passata alla storia come portatrice del “vento del cambiamento”.

Da quel momento in poi l’esito finale della guerra del Vietnam sarebbe stato segnato in favore dei nordvietnamiti e le operazioni militari cessarono definitivamente nel 1975 con la presa di Saigon (il governo americano aveva già ritirato le sue truppe nella primavera del ’73 in seguito al Trattato di Parigi). Per gli americani si trattò di una sconfitta grave, dolorosa e mai dimenticata dai cittadini; era stata condotta per circa dieci anni una guerra inutile, sanguinosa, efferata e percepita come sbagliata dalla maggior parte dei partecipanti occidentali. Una guerra che lascerà per sempre una ferita profonda nell’orgoglio statunitense, riscattato parzialmente solo con la rigida e patriottica politica del repubblicano Ronald Reagan, assoluto protagonista dello scenario internazionale dal 1981 al 1989.



Assedio a Khe Sanh

Per approfondire, vedi Assedio di Khe Sanh.


Fin dall'8 gennaio 1968 aveva avuto inizio l'assedio della base isolata dei Marines di Khe Sanh; lungi dal rinunciare alla lotta o da ridurre la portata delle operazioni, le forze nordvietnamite avevano effettuato un minaccioso concentramento offensivo intorno alla base apparentemente allo scopo di ottenere una nuova Dien Bien Phu con cui costringere gli americani a cedere.

Per due mesi il presidente Johnson e il generale Westmoreland concentrarono grandi forze terrestri e aeree al nord (venne costituito un nuovo "Provisional corps, Vietnam", per aiutare i marines con elementi della 1ª divisione cavalleria aerea, della 101ª aviotrasportata e della American Division) per contrastare gli apparenti obiettivi nemici, evitare una sconfitta campale ed esorcizzare lo spettro di Dien Bienh Phu. Dal punto di vista militare, i nordvietnamiti non riuscirono a ottenere i loro obiettivi tattici né a costringere alla resa la base dei Marines e, al contrario, subirono grosse perdite da parte dell'aviazione americana. Westmoreland poté sbandierare la "vittoria" (sblocco della guarnigione l'8 aprile con l'operazione Pegasus) ma in realtà ancora oggi non sono chiari i veri obiettivi nordvietnamiti, e inoltre il concentramento effettuato al nord per proteggere Khe Sanh sicuramente indebolì le forze americane negli altri settori e ingannò i comandi statunitensi, favorendo la sorpresa iniziale dell'offensiva del Têt che ebbe inizio il 30 gennaio 1968.

La sorpresa del Têt


La fede dell'opinione pubblica nella "luce alla fine del tunnel", ripetutamente sostenuta dai roboanti proclami dei comandi e delle autorità americane, venne frantumata, il 30 gennaio 1968, dall'inaspettata offensiva generale sferrata dal nemico, dipinto come prossimo al collasso, alla vigilia della festività del Têt (il Tết Nguyên Ðán, l'anno nuovo lunare, la più importante festività vietnamita).

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Il generale Võ Nguyên Giáp, il comandante supremo dell'Esercito Popolare Vietnamita


L'offensiva del Têt, sferrata da quasi 70.000 combattenti Viet Cong e nordvietnamiti, si estese fulmineamente sulla maggior parte dei centri abitati e delle regioni più popolate del Vietnam del Sud, ottenendo un grosso effetto sorpresa e sconvolgendo, in un primo momento, la catena di comando alleata e i suoi apprestamenti difensivi. Vennero attaccati i grandi centri costieri, come Da Nang, Qui Nhon e Hoi An; le città collinari come Pleiku, Kon Tum, Ban Mê Thuôt, Ðà Lat; i comunisti occuparono gran parte delle capitali provinciali e delle sedi distrettuali nel delta del Mekong. Venne bombardata la grande base americana di Cam Ranh; le forze regolari nordvietnamite irruppero dentro l'antica capitale Huế, riuscendo a conquistare la cittadella fortificata e asserragliandosi sulle posizioni conquistate; soprattutto, i Viet Cong scatenarono uno spettacolare attacco sorpresa contro la stessa Saigon.

Quasi 40.000 combattenti Viet Cong attaccarono la capitale e i centri di comando periferici di Bien Hoa, Tan Son Nhut (sede del MACV del generale Westmoreland), Loc Binh (sede del comando della II Field Force, Vietnam del generale Weyand); la stessa ambasciata statunitense venne colpita, e fu salvata solo dopo scontri sanguinosi contro alcune squadre suicide nemiche. La battaglia dentro Saigon fu particolarmente violenta: le forze Viet Cong agirono di sorpresa divise in squadre supportate da elementi già infiltrati in precedenza; la reazione statunitense si scatenò violenta con l'impiego di una grande potenza di fuoco. Dopo molte ore di battaglia l'attacco finì per essere respinto e la maggior parte degli assalitori venne eliminata (a volte con metodi sommari). Nonostante il fallimento finale a Saigon, la violenza e la temerarietà dell'attacco sconcertò i comandi e le truppe alleate e sconvolse l'opinione pubblica statunitense in patria.

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Marines americani impegnati nei duri scontri all'interno della città di Huế, durante l'offensiva del Têt


Sul campo, dopo il primo momento di sorpresa e confusione, le forze statunitensi e anche i reparti sudvietnamiti (che non crollarono come auspicato dai dirigenti comunisti, ma riuscirono invece a sostenere gli scontri) contrattaccarono con efficacia; invece di ritirarsi i reparti Viet Cong spesso cercarono di resistere e nella maggior parte dei casi vennero sconfitti o distrutti. Tutti i grandi centri vennero rapidamente riconquistati dalle truppe alleate; le forze nemiche subirono gravi perdite e la situazione venne ristabilita entro pochi giorni, tranne nell'antica capitale di Huế.

Nella cittadella dell'antica città rimasero abbarbicati per molti giorni numerosi e combattivi reparti nordvietnamiti che resistettero strenuamente alla controffensiva delle forze alleate; alcuni battaglioni di Marines dovettero impegnarsi in sanguinosi ed estenuanti scontri urbani casa per casa in quella che forse fu la battaglia più dura e cruenta di tutta la guerra. Gli statunitensi, dopo alcune settimane di aspri combattimenti ravvicinati, finirono per aver ragione delle truppe nemiche e riconquistarono la cittadella di Huế, che venne completamente devastata a causa della violenza degli scontri e dell'impiego da parte statunitensi dell'aviazione e del fuoco delle navi da guerra ancorate al largo.

Anche se in nessuna località le forze insurrezionali comuniste conseguirono un reale successo, né raggiunsero dei concreti obiettivi militari (ma al contrario finirono per subire perdite molto ingenti), e anche se il Vietnam del Sud non crollò come auspicato dalla dirigenza di Hanoi, la sorprendente capacità di un nemico ormai dato per sconfitto di riuscire semplicemente a lanciare una simile offensiva generale, convinse molti statunitensi che la vittoria era impossibile. L'offensiva del Têt provocò quindi un rovinoso crollo della credibilità del generale Westmoreland, dei dirigenti americani e dello stesso presidente Johnson che da parte sua rimase sconcertato e quasi sconvolto dalla vastità e dalla temerarietà dell'attacco nemico.

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Soldati nordvietnamiti all'attacco in massa


Di conseguenza, l'offensiva del Têt segnò un punto di svolta decisivo della guerra, se non dal punto di vista militare, senza dubbio da quello politico-morale; di fronte alle nuove ingenti richieste di ruppe provenienti dal generale Westmoreland (oltre 200.000 soldati), il presidente Johnson, dopo una serie di frenetiche riunioni e colloqui, e su consiglio del nuovo Segretario alla Difesa Clark Clifford, decise di dare una svolta radicale al conflitto.

Le richieste di Westmoreland vennero respinte (e lo stesso generale venne sostituito nel giugno 1968); vennero inviate solo due nuove brigate da combattimento (la 3ª brigata dell'82ª divisione aviotrasportata e la 1ª brigata della 5ª divisione fanteria, che portarono il totale delle forze americane in Vietnam a 540 000 uomini), e il presidente Johnson, in un drammatico discorso alla nazione il 31 marzo, annunciò la sua rinuncia a ricandidarsi alla presidenza e la sua decisione di non proseguire con la escalation, ma viceversa di fare i primi passi per ridurre l'intensità della guerra aerea e terrestre e per intraprendere colloqui di pace con la controparte.

Nei mesi seguenti, mentre peraltro in Vietnam continuavano duri scontri, nuove offensive americane e pericolosi attacchi delle forze comuniste (in maggio – il mese con il più alto numero di caduti americani di tutta la guerra con 2.412 soldati morti - il FLN sferrò una nuova offensiva generale che venne subito denominata Mini-Têt), ebbero quindi inizio a Parigi i colloqui di pace (13 maggio 1968); infine il 31 ottobre, il presidente Johnson, ormai alla fine del suo mandato, annunciò alla nazione che aveva ordinato una completa cessazione di "tutti i bombardamenti aerei, navali e di artiglieria sul Vietnam del Nord", effettiva dal 1º novembre, in cambio dal tacito assenso nordvietnamita alla cessazione degli attacchi attraverso la zona smilitarizzata e contro le grandi città del Vietnam del Sud.

Il 1968 quindi si concluse con un sostanziale cambiamento della situazione: le forze statunitensi avevano subito dure perdite (oltre 14.000 uomini nell'arco dell'anno), i bombardamenti sul Vietnam del Nord erano cessati, la dirigenza americana aveva rinunciato alla vittoria militare, e avevano avuto inizio complessi e difficili colloqui di pace tra le parti in causa.

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« Quando il dissenso diventa violenza, si trasforma in tragedia »

(Dichiarazione del portavoce ufficiale del presidente Richard Nixon, Ron Ziegler, per giustificare le violenze delle autorità durante gli incidenti alla Kent State University il 4 maggio 1970)


Proteste universitarie e chiamate di leva



L'opposizione alla guerra su piccola scala iniziò fin dal 1964 nei campus delle università. Si trattava di un periodo storico caratterizzato da attivismo politico studentesco di sinistra senza precedenti, e dall'arrivo all'età dell'università della numerosa generazione dei cosiddetti "Baby Boomers". La crescente opposizione alla guerra è certamente attribuibile in parte anche al più ampio accesso alle informazioni sul conflitto, soprattutto grazie all'estesa copertura televisiva.


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Proteste davanti al Pentagono



Migliaia di giovani statunitensi scelsero la fuga in Canada o in Europa occidentale, piuttosto che rischiare la coscrizione. A quel tempo, solo una frazione di tutti gli uomini in età di leva venivano effettivamente chiamati alle armi; gli uffici del sistema di reclutamento, in ogni località, avevano ampia discrezionalità su chi arruolare e chi dispensare, in quanto non c'erano delle linee guida chiare per l'esonero.

Allo scopo di guadagnarsi l'esenzione o il rinvio, molti ragazzi scelsero di frequentare l'università, il che permetteva di ottenere l'esonero al compimento del 26º anno di età; alcuni si sposarono, il che rimase motivo di esenzione per tutto il corso della guerra. Altri trovarono dei dottori accondiscendenti che certificarono le basi mediche per una esenzione "4F" (inadeguatezza mentale), anche se i medici dell'esercito potevano dare, e davano, un loro giudizio. Altri ancora si unirono alla Guardia Nazionale, come sistema per evitare il Vietnam. Tutte queste questioni sollevarono preoccupazioni sull'imparzialità con cui le persone venivano scelte per un servizio non volontario, in quanto toccava spesso ai poveri, ai membri delle minoranze etniche (neri e ispanici erano in effetti percentualmente predominanti nei reparti operativi da combattimento) o a quelli che non avevano appoggi influenti, essere arruolati.

Gli arruolati stessi iniziarono a protestare quando, il 15 ottobre 1965, l'organizzazione studentesca "Comitato di coordinamento nazionale per la fine della guerra in Vietnam" inscenò la prima manifestazione pubblica negli Stati Uniti in cui vennero bruciate le cartoline di leva.


Sparatoria della Kent State



La sparatoria della Kent State avvenne alla Kent State University, Ohio, dove la Guardia Nazionale degli Stati Uniti aprì il fuoco sugli studenti, il 4 maggio 1970. Nel corso di quattro giorni, gli studenti della Kent State protestarono contro l'invasione statunitense della Cambogia, che il Presidente Richard Nixon lanciò il 1º maggio. La sparatoria della Kent State si rivelò il punto di svolta nell'equilibrio di un'opinione pubblica americana preoccupata dall'estendersi della guerra del Vietnam.

Il 2 maggio, a seguito di una notte di agitazioni civili a Kent, il sindaco Leroy Satrom dichiarò lo stato d'emergenza e più tardi nel pomeriggio chiese al governatore dell'Ohio, James Rhodes, di inviare la Guardia Nazionale a Kent per aiutare a mantenere l'ordine.
Quando quella sera stessa la Guardia Nazionale arrivò in città, si stava tenendo una grossa manifestazione, nella quale i dimostranti appiccarono il fuoco all'ufficio del "Reserve Officer Training Corps" (ROTC) presente nel campus. I dimostranti impedirono ai pompieri di estinguere l'incendio, e la Guardia Nazionale svuotò il campus.

La domenica del 3 maggio, il campus venne occupato da quasi 1.000 uomini della Guardia Nazionale. Una conferenza stampa tenuta dal Governatore Rhodes diede vita all'"ipotesi diffusa tra la Guardia Nazionale e i dirigenti dell'università... che stava venendo dichiarato lo stato di legge marziale, nel quale il controllo del campus era nelle mani della Guardia Nazionale e non in quelle della direzione universitaria, e tutti i raduni venivano vietati"[1], in effetti, Rhodes non dichiarò mai lo stato d'emergenza, che avrebbe reso illegali le proteste del 3 e 4 maggio. Due differenti dimostrazioni vennero disperse nella serata dalla Guardia Nazionale, che sparò dei lacrimogeni in mezzo alla folla.

Lunedì 4 maggio, un raduno venne programmato per mezzogiorno, e i dirigenti dell'università tentarono di informare la comunità del campus che i raduni erano stati vietati, distribuendo 12.000 volantini. Una cifra stimata di circa 3.000 persone si radunò negli spazi comuni dell'università, e poco prima di mezzogiorno la Guardia ordinò alla folla di disperdersi e sparò i lacrimogeni.

A causa del vento, il gas dei lacrimogeni ebbe poca efficacia nel disperdere la folla, parte della quale ora rispondeva ai lanci scagliando pietre, urlando e scandendo slogan. Un gruppo di settanta soldati della Guardia Nazionale avanzò verso i dimostranti con le baionette innestate, in un tentativo di disperdere la folla, ma presto si trovarono intrappolati su un campo da allenamento per l'atletica, che era recintato su tre lati, dove rimasero per dieci minuti. Iniziarono quindi ad arretrare nella direzione dalla quale erano venuti, seguiti da alcuni manifestanti. Quando raggiunsero la cima di una collinetta, ventotto soldati si voltarono verso la folla e spararono una scarica di 13 secondi con un numero di colpi compreso tra 61 e 67, uccidendo quattro studenti e ferendone nove. Solo uno dei quattro studenti uccisi stava prendendo parte alla protesta. Inoltre, per una tragica ironia, uno degli studenti uccisi, William Schroeder, che non era coinvolto nella dimostrazione, era un membro del capitolo del ROTC (servizio militare universitario).

Gli uccisi furono Allison Krause, Jeffrey Miller, Sandra Scheuer, e William Schroeder. Un monumento alla loro memoria venne eretto nel campus, vicino al luogo dove morirono. La fotografia mostra Mary Vecchio, inginocchiata sul corpo di Jeffrey Miller, mentre piange disperatamente. Fu una delle immagini più durature della tragedia, e fece vincere a John Filo un Premio Pulitzer per la fotografia. La fotografia, che per gli statunitensi fu una delle più influenti del secolo, evoca ancora un'immagine mitica di dolore e portò nelle case una nuova sensazione; che i contestatori erano più che degli "sporchi hippy", erano dei ragazzi perbene dei sobborghi. (In effetti Mary Vecchio era all'epoca una ragazzina 14enne scappata di casa, che passava il tempo al campus). La fotografia fece il giro del mondo e sollevò sentimenti d'ostilità verso quel governo statunitense.

A seguito della sparatoria, la discussione in alcuni circoli della stampa, sul fatto che si fosse trattato di una sparatoria legittima, contro cittadini statunitensi, sotto la legge marziale; o sul fatto che i dimostranti stavano agendo illegalmente, servì a galvanizzare ulteriormente le opinioni neutrali, dati i termini del discorso. Si parlò con insistenza di "Massacro", come avvenne anche per il più piccolo Massacro di Boston del 1770.
La sparatoria portò a dimostrazioni in tutti i campus universitari degli Stati Uniti, causando la chiusura di molti di questi, sia per proteste violente che per dimostrazioni pacifiche. Il campus della Kent State rimase chiuso fino all'estate del 1970.
Il 14 maggio dello stesso anno, due studenti della "storicamente nera" Jackson State University vennero uccisi, e molti altri feriti, in circostanze ancor più discutibili, senza destare l'attenzione nazionale.

Neil Young del gruppo Folk-rock Crosby, Stills, Nash and Young scrisse e registrò rapidamente una canzone di protesta intitolata Ohio, in reazione alla sparatoria. La canzone inizia così:

Tin soldiers and Nixon's comin'.
We're finally on our own.
This summer I hear the drummin'.
Four dead in Ohio.


Soldatini di stagno e Nixon arriva
Siamo finalmente da soli
Questa estate ho udito il rullo dei tamburi
Quattro morti in Ohio

La sparatoria è menzionata anche in un poema di Allen Ginsberg, intitolato "Hadda be Playin' on a Jukebox".

Uccisi:
• Allison Krause
• Jeffrey Glen Miller
• Sandra Lee Scheuer
• William Knox Schroeder

Feriti:
• Alan Canfora
• John Cleary
• Thomas Mark Grace
• Dean Kahler
• Joseph Lewis
• Donald MacKenzie
• James Dennis Russell
• Robert Stamps
• Douglas Wrentmore

[color=darkred][align=center]Un'opinione pubblica divisa


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La popolazione statunitense si divise nettamente sul problema della guerra. Molti sostenitori della guerra ritenevano corretta quella che era conosciuta come la "Teoria del domino", enunciata per la prima volta dal Presidente Eisenhower, in una conferenza stampa il 7 aprile 1954. La teoria del domino sosteneva che se il Vietnam del Sud cedeva alla guerriglia comunista, altre nazioni, principalmente nel Sud-est asiatico, sarebbero cadute in rapida successione, come pezzi del domino. Alcuni militari critici verso la guerra puntualizzarono che il conflitto era politico e che la missione militare mancava di obiettivi chiari. I critici civili argomentarono che il governo del Vietnam del Sud mancava di legittimazione politica e morale. George Ball, sottosegretario di stato del presidente Johnson, fu una delle voci solitarie dell'amministrazione a manifestare dubbi e timori sul coinvolgimento in Vietnam.

Alcune clamorose manifestazioni autodistruttive di dissenso da parte di pacifisti (il 2 novembre il trentaduenne quacchero Norman Morrison si diede fuoco davanti al Pentagono e il 9 novembre il ventiduenne cattolico Roger Allen LaPorte fece lo stesso davanti al palazzo delle Nazioni Unite, ad imitazione dei gesti dei monaci buddhisti in Vietnam) portarono alla luce il disagio morale presente in alcuni strati dell'opinione pubblica statunitense. Il crescente movimento pacifista allarmò molti all'interno del governo statunitense e ci furono tentativi, peraltro falliti, di istituire una legislazione punitiva di queste presunte "attività antiamericane".


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Dimostrazione contro la guerra in Vietnam[/align]


Molti americani si opposero alla guerra per questioni morali, vedendola come un conflitto distruttivo contro l'indipendenza vietnamita, o come un intervento in una guerra civile straniera; altri invece si opposero per l'evidente mancanza di obiettivi chiari e per l'impossibilità di ottenere la vittoria. Alcuni pacifisti erano essi stessi veterani del Vietnam, come evidenziato dall'organizzazione "Veterani del Vietnam Contro la Guerra".

Nonostante le notizie sempre più deprimenti sulla guerra, molti statunitensi continuarono ad appoggiare gli sforzi del presidente Johnson. A parte la teoria del domino, era diffuso il sentimento che impedire il sovvertimento del governo filo-occidentale sudvietnamita, da parte dei comunisti, fosse un obiettivo nobile. Molti statunitensi erano anche preoccupati di "salvare la faccia" in caso di un disimpegno dalla guerra o, come venne successivamente detto da Nixon, "ottenere la pace con onore".


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Molti degli oppositori alla guerra del Vietnam erano visti all'epoca, e sono visti tuttora, più come sostenitori dei nordvietnamiti e dei Viet Cong che come contrari alla guerra in quanto tale; il più famoso di questi fu l'attrice Jane Fonda. Molti dei contestatori vennero accusati di "disprezzare i soldati del proprio paese impegnati in Vietnam" dopo il loro ritorno; comunque, la validità di queste accuse rimane ampiamente controversa.

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Elezione di Richard Nixon


Le elezioni presidenziali statunitensi del 1968 furono tra le più turbolente della storia degli Stati Uniti, costellate di manifestazioni di protesta, di scontri e gravi sommosse (come durante la Convenzione democratica di Chicago), di attentati e omicidi (il 6 giugno 1968 venne assassinato Robert Kennedy possibile candidato pacifista del Partito Democratico).

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Dopo la clamorosa rinuncia di Johnson del 31 marzo il Partito Democratico, profondamente diviso sul problema della guerra del Vietnam, finì per candidare il vice presidente Hubert Humphrey, fedele continuatore della politica di Johnson, mentre i repubblicani ripresentarono Richard Nixon tornato alla ribalta dopo una serie di sconfitte elettorali. Le elezioni furono vinte di stretta misura proprio da Nixon, che durante la campagna elettorale aveva misteriosamente fatto trapelare la notizia di un suo "piano segreto" sul Vietnam studiato per evitare la sconfitta e raggiungere una pace favorevole; in realtà in quel momento non esisteva alcun piano segreto e solo dopo la sua elezione Nixon avrebbe cominciato ad affrontare concretamente l'esasperante e intricato problema vietnamita.

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Un grazie.gif a jdf come ideatore ed i precedenti coordinatori di questo Ciclo,
ed a tutti i contributors ed a tutto lo staff di TNTVillage, per la grande disponibilità e pazienza.


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Messaggio modificato da tetragono il Nov 14 2017, 04:43 PM


«Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.»
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Messaggio modificato da tetragono il Aug 9 2017, 07:54 PM


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Messaggio modificato da noCia il Nov 17 2017, 07:28 PM


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Eßt Scheiße, zehn Milliarden Fliegen können nicht irren



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leonenero
Inviato il: Jun 17 2016, 12:03 PM
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Se io do una mela a te e tu dai una pera a me, io me ne andrò via con la tua pera e tu con la mia mela.
Ma se io do un'idea a te e tu dai un'idea a me, allora entrambi andremo via con due idee.

Sharing is a lifestyle!
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Puzza87
Inviato il: Jul 29 2016, 10:41 PM
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Da questo ciclo non penso possano essere esclusi

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Spero di essere utile segnalando anche che:

Viaggio all'inferno (1991) è un documentario, non un film: praticamente è il making of di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola

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-- Visita Nonciclopedia e poi muori --
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Dilling
Inviato il: Aug 10 2016, 06:08 PM
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Togliere questi link dalla lista che è finito in dismissione rain[1].gif

[*]Vietcong 2 [Azione/Guerra - 4CD - ENG] [CURA] Vietnam Releaser: Releaser Anonimo, Ultimo seed: 2016-05-12

Fai quello che puoi...
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Dilling
Inviato il: Sep 14 2016, 09:26 PM
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@filuck, ci sei ancora per aggiornare? winky.gif

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QUOTE (Dilling @ Sep 14 2016, 10:26 PM)
@filuck, ci sei ancora per aggiornare? winky.gif

Tranquillo Dilling, ci sono!
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«Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.»
«Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.»
«La vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi.»

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filuck
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QUOTE (Dilling @ Sep 14 2016, 10:26 PM)
@filuck, ci sei ancora per aggiornare? winky.gif

Tranquillo Dilling, ci sono!
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«Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.»
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filuck
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QUOTE (belgarath @ Apr 2 2016, 03:02 AM)
Releases da togliere, in dismesse dal 01/04:

Battlefield Vietnam [1 DVD5 - Eng] Sparatutto [CURA]Vietnam Releaser: Gap96



Cancellata


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filuck
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QUOTE (leonenero @ Jun 17 2016, 01:03 PM)
Segnalo con piacere:
Various Artists - Good Morning Vietnam (1988), [Flac]
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Aggiornato.


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QUOTE (Puzza87 @ Jul 29 2016, 11:41 PM)
Da questo ciclo non penso possano essere esclusi

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Aggiornato Forrest Gump


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QUOTE (Dilling @ Aug 10 2016, 07:08 PM)
Togliere questi link dalla lista che è finito in dismissione rain[1].gif

[*]Vietcong 2 [Azione/Guerra - 4CD - ENG] [CURA] Vietnam Releaser: Releaser Anonimo, Ultimo seed: 2016-05-12

Aggiornato Vietcong 2 Azione/Guerra


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Dilling
Inviato il: Sep 15 2016, 05:19 PM
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QUOTE (filuck @ Sep 15 2016, 03:54 PM)
QUOTE (Dilling @ Aug 10 2016, 07:08 PM)
Togliere questi link dalla lista che è finito in dismissione rain[1].gif

[*]Vietcong 2 [Azione/Guerra - 4CD - ENG] [CURA] Vietnam Releaser: Releaser Anonimo, Ultimo seed: 2016-05-12

Aggiornato Vietcong 2 Azione/Guerra

Questo è un doppione in dismesse eek.gif

PC Vietcong 2 (2005) 4CD by Leopold

PC Vietcong 2 (2005) - 4CD - ENG by Releaser Anonimo

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tetragono
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LE STORIE N° 7 - La Pattuglia, [Cbr - Ita] di fabertorrent

Messaggio modificato da tetragono il Nov 30 2016, 01:36 PM





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Inviato il: Dec 4 2016, 03:15 AM
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[*]Full Metal Jacket [DVD9 Ita Eng Fra - Multisub] Azione, Guerra [CURA] Vietnam - Progetto Stanley Kubrick Releaser: Releaser Anonimo, Ultimo seed: 2016-09-03

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AliceTNT
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Se non dispiace preferisco mollare. Sono troppo preso dal mio mestiere di rellatore.
Ho rifatto il ciclo ed è stata un bella esperienza che si doveva concludere poco dopo.

Ad maiora


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Ernesto Guevara de la Serna detto el Che


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Inviato il: Feb 12 2017, 05:36 PM
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Grazie filuck per quello che hai fatto fino ad oggi.

Il ciclo rimane senza coordinatore rain[1].gif





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noCia
Inviato il: Jun 16 2017, 02:04 PM
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Link eliminati causa dismissione

Messaggio modificato da noCia il Jun 16 2017, 05:47 PM

Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l'ignoranza che possiamo risolverli. (Isaac Asimov)
I bicchieri non amano restarsene vuoti! (noCia)




Se il mio nome compare tra i ringraziamenti di una release, potete chiedermi il RESEED
Scrivetemi un MP e cercherò di accontentarvi prima possibile
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tetragono
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  Inviato il: Nov 17 2017, 07:29 PM
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Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l'ignoranza che possiamo risolverli. (Isaac Asimov)
I bicchieri non amano restarsene vuoti! (noCia)




Se il mio nome compare tra i ringraziamenti di una release, potete chiedermi il RESEED
Scrivetemi un MP e cercherò di accontentarvi prima possibile
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