Tnt village
tntvillage.scambioetico.org · Statuto T.N.T.      Aiuto      Cerca      Utenti      Calendario

Questo sito non utilizza cookies a scopo di tracciamento o di profilazione. L'utilizzo dei cookies ha fini strettamente tecnici.

Sostieni movimentopirati.org

 

  Rispondi a questa discussioneInizia nuova discussioneAvvia sondaggio

> Ciclo Serial Killers, Coordinatore: blueam
blueam
  Inviato il: Nov 26 2006, 05:35 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10




user posted image


Banner da inserire nelle releases del Ciclo Serial Killers


user posted image


CODE
[URL=./?showtopic=218872][IMG]http://www.scambioetico.org/wp-content/uploads/2014/04/Serial-Killer.jpg[/IMG][/URL]

CODE
[CURA] Serial Killers



user posted image



In questo ciclo presento un elenco delle opere ispirate esplicitamente e non, dai più conosciuti e realmente esistiti serial killers. Va da sé (spero) che il ciclo non tratta quindi serial killers di fantasia.
L'elenco delle releases non segue il criterio delle categorie, ma del gruppo di appartenenza (in ordine alfabetico per nome).
Nel primo gruppo sono presenti tutti i serial killers stranieri, nel secondo gruppo i serial killer italiani, nel terzo i serial killer vissuti prima del 1900 e gli ultimi due sono rispettivamente i "casi irrisolti" e le "sette sataniche".


Pensare che i Serial killer siano tutti sottoprodotti di famiglie sbandate, o di società oramai non più a misura d'uomo, è una pia illusione. Il killer moderno è un individuo che forma la sua scala di deviazioni quasi sempre al di fuori da schemi collaudati. Certo la mamma possessiva, la debolezza di carattere, la solitudine e altri fattori, contribuiscono non poco alla liberazione del demone nascosto nella nostra coscienza, ma oggi si sta affermando il "Killer Colto", ovvero il prototipo di assassino che uccide per fare un favore alla vittima, in quanto prigioniera senza speranza di una vita vuota, animalesca, dove la cultura, il gusto del bello, non trova dimora. Cercare di sopprimere queste "puttane" intente solo a gesti o pensieri stupidi e fatui, che insozzano le nostre strade, o signore sul treno, che solo a guardarle in faccia fanno imbestialire, facce che sotto il copioso trucco in realtà sono vuote, è per loro una missione, un fine di vita. Basti pensare al famoso serial killer "Unabomber" che aveva, e tuttora ha, un'intelligenza al disopra della media e visto che il mondo oramai era destinato alla fine pensò di ripulirlo da un po’ di feccia umana. Il "nostro" giustiziere agisce in favore della collettività, liberandoci dagli "ingombranti cimeli" che adornano le nostre strade, restituendo alla società un poco di dignità. Ad analizzare i riti delle uccisioni, che si sono succedute in Liguria, ci si rende conto che la vittima viene fatta inginocchiare dinanzi al suo cospetto, quasi in adorazione, e prima che venga uccisa veda bene quale essenza del sapere gli sta di fronte. Il rituale colpo alla nuca, invece, fa pensare alla distruzione irreversibile di quel misero e informe organo, che era capace solo di pensieri trogloditi. Altro particolare importante è il fatto che mai consuma un rapporto sessuale con le proprie vittime, evitando questo gesto accuratamente. Chi mai farebbe l'amore con un essere inferiore; una bestia? Ecco che il "giustiziere" da killer, diventa benefattore, custode della nostra cultura. Essere supremo che "monda" le proprie vittime con "amore" restituendogli la dignità con la morte. Sono d'accordo con i sessuologi Giorgio Abraham e Iole Baldaro Verde che affermano: "l'assassino ha sparato alle guardie giurate solo per la vergogna d'essere colto in flagrante "diversità". L'essere stato sorpreso in quell'atteggiamento ambiguo, con un transessuale poi, deve essere stato per lui una vergogna indicibile. I metronotte non sapevano che lui, in realtà, era lì per purificare, redimere la vita buia e dissennata del viado. La sua reazione, infatti, è stata di una violenza incredibile. Eliminando quei testimoni a fugato ogni dubbio sulla sua missione, sulla sua credibilità. Purtroppo, oggi, tutti facciamo fatica ad accettare nuove culture, nuovi inquilini sul nostro territorio, ci disgustiamo passando da un viale cittadino tappezzato di prostitute e travestiti. A pensarci bene "Il giustiziere" è solo un puzzle di tutte le nostre coscienze. Quel demone che si agita con tanta violenza, in fin dei conti, potrebbe essere anche una parte di noi.



Un grazie.gif a azmodan2002 come ideatore ed i precedenti coordinatori di questo Ciclo,
a tutti i contributors ed a tutto lo staff di TNTVillage, per la grande disponibilità e pazienza.


Tutte le Release del Ciclo

Tutti gli scorpori


Per la ricerca rapida per categoria:


user posted image user posted image user posted image user posted image

user posted image user posted image


Messaggio modificato da Dilling il Aug 25 2016, 08:25 PM

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
blueam
Inviato il: Mar 29 2014, 10:52 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



user posted image




user posted image


 
Aileen Carol Wuornos, nasce a Rochester il 26 Febbraio 1956 e muore, a Raiford, il 9 Ottobre 2002. La donna è stata una prostituta e una spietata serial killer. Fin dall'infanzia la sua vita fu molto travagliata: i suoi genitori, infatti, la concepirono giovanissimi appena dopo la loro separazione. Leo Pittman, il padre di Aileen, viene rinchiuso in carcere con l'accusa di violenza su minori e poco dopo fu ucciso da due detenuti durante una "resa dei conti". Intanto, la vita della donna continua il suo tragico corso: la madre, Diane, affida ai nonni la bimba che però non riesce a raggiungere la felicità familiare, dato che lei ed il fratello Keith venivano allevati non proprio nella maniera più consona. Il nonno aveva problemi di dipendenza da sostanze alcoliche e questo creò problemi per quanto riguarda l'educazione dei nipoti, che come risposta all’indifferenza del parente, si sfogavano compiendo atti vandalici. Tra le manifestazioni antiautoritarie che Aileen eseguiva c'erano i rapporti sessuali continui con sconosciuti: tutto questo portò la giovane ragazza a restare incinta all'età di quattordici anni. L'ormai donna partorì ed il figlio venne portato in un istituto, in cui venne successivamente adottato. La madre cerca di riprenderla con sé (forse per i sensi di colpa provocati anche dallo stato interessante della figlia) ma la ragazza rifiuta e come risposta decide di andare a vivere da sola per strada, iniziando in tal modo a prostituirsi. Qui inizia la sua metamorfosi. E’ da questo momento che la Wuornous inizia a modificare la sua identità e a infrangere ripetutamente la legge (furto, guida in stato di ubriachezza e prostituzione sono i reati che le vengono contestati più spesso). La sua prima volta in galera non tarda a farsi attendere e infatti viene arrestata per tentato furto a danno di un cliente; tuttavia la donna si spaccia ancora per un'altra persona e grazie a questo stratagemma riesce a farla franca. Nel 1974 la donna si sposa con il facoltoso 69enne Lewis Fell, di cui sperpererà il patrimonio per accontentare i suoi numerosi amanti, che la sfruttarono fino al tracollo finanziario: questo contribuì a indebolire la mente già instabile della donna che si diede a pratiche autolesioniste. Tempo dopo intreccia una relazione saffica con Tyria Moore, cameriera di ventisei anni conosciuta in un bar. La pazzia però continua a distruggere la vita di Aileen che continua ad avere crisi con risvolti spesso davvero violenti nei confronti di persone ed oggetti. Nonostante tutto le due donne continuano a vivere insieme fino al 30 Novembre del 1989. Quel giorno la Wuornos ritorna a casa della compagna con l'auto della sua prima vittima: infatti racconta a Tyria di aver ucciso un suo cliente e di avergli sottratto il mezzo di trasporto. L'auto era di Richard Mallory ed il suo corpo venne trovato il 13 Dicembre dello stesso anno in un bosco vicino all'autostrada. Il 5 Maggio del 1990 viene ritrovato il cadavere di un uomo, ucciso con due colpi di calibro 22, che a causa dell'avanzato stato di decomposizione non verrà mai identificato. Passano i mesi e a Giugno, in Florida, nei pressi dell'Interstate 19, viene ritrovato il corpo di David Spears, camionista freddato con sei colpi di calibro 22. Il detective Orange, che si occupa di questi casi, ritrova il mezzo dell'uomo spoglio di qualsiasi indizio e di conseguenza inizia una meticolosa ricerca di nemici o di persone che potessero trarre vantaggio dalla morte di Spears. Tutto ciò non portò a nulla, ma nonostante tutto l'uomo non riesce a percepire lo stesso stampo sui delitti ma ingaggia una criminologa che garantisce al detective due cose: che l'omicidio non era sfociato da un tentativo di furto e che l'assassino era una donna. Il 6 Giugno dello stesso anno viene trovata un'altra vittima in avanzato stato di decomposizione, e la sua identità resta un mistero fino a quando non viene ritrovata la sua automobile a qualche chilometro di distanza: l'uomo era Charles Carskadonn, un allevatore di bestiame ucciso con nove colpi di calibro 22. Un'altra persona, Eugene Burness, viene trovata morto lungo l'Interstate 75, ma stavolta l'investigatore Tom Muck trova delle analogie con i vari crimini e la stretta vicinanza fra loro fa affiorare l'ipotesi di un serial killer. Nel Settembre del 1990 viene trovato esamine Dick Humphreys, anche lui ucciso da sette colpi di calibro 22. Stessa sorte toccò poco dopo alla guardia giurata Walter Gino Antonio, ritrovato deceduto a Novembre dello stesso anno con quattro colpi della stessa arma. Finalmente la Polizia, instaurando una task force, elabora un profilo nel quale viene ricostruito il modo di agire del serial killer che è una donna, probabilmente prostituta, che sfrutta appunto la sua professione per trovare la vittime e ucciderle nell'intimità dell'amplesso. Il punto di svolta avviene poco tempo dopo: prima vende a un banco dei pegni una videocamera appartenuta ad una delle sue vittime (Mallory), lasciando così impronte digitali agl'inquirenti che le confrontarono con quelle ritrovare sulla portiera di una scena del crimine, poi ritorna nei pressi dell'autostrada ma incappa in Buket, in realtà un agente della polizia sotto copertura, che però non arresta la donna per una questione di prove, dato che gli inquirenti avevano racimolato pochi indizi. Fortunatamente riescono ad inchiodarla a una festa di motociclisti con l'accusa di porto d'armi abusivo: questo non basterebbe per il processo ma la compagna di Aileen, Tyria, confessa i crimini della convivente. Mancano però particolari che la cameriera non sa dare e quindi con un escamotage i poliziotti riescono a far parlare Tyria con Aileen al telefono. Tyria fa delle allusioni sugli omicidi che la Wuornos ha compiuto ma la donna capisce di essere intercettata: tuttavia, decide di parlare e confessare, scagionando quindi l'amica e prendendosi da sola le responsabilità di tutti i crimini. Si difende dicendo che Mallory l'aveva costretta ad un rapporto anale e lei per tutta risposta lo uccise, e anche tutti gli altri casi, secondo la versione dalla donna, ricalcavano il primo. Il processo iniziò nel Gennaio del 1992 e, anche se venne accusata solamente del primo omicidio, la corte non tenne in considerazione l'attenuante della sodomia e il 27 Gennaio la corte della Florida le inflisse la condanna alla sedia elettrica. Il 15 Maggio dello stesso anno è condannata anche per altri tre omicidi e nel Febbraio del 1993 viene condannata alla pena di morte anche per l'ultimo omicidio, ovvero quello di Walter Gino Antonio. Quest'ultima condanna fa infuriare la donna che augura alla corte di ricevere le stesse violenze sessuali ricevute, a sua detta, dalle vittime. Ricorre in appello senza successo e continua ad affermare il suo disprezzo per la vita ed il suo desiderio di continuare a far del male. Anche le ultime perizie psichiatriche la considerano capace di intendere e di volere, Aileen Wuornos viene giustiziata tramite iniezione letale il 9 Ottobre del 2002. La sua vita ha ispirato il film Monster (2003), in cui la parte di Aileen Wuornos venne affidata ad un'irriconoscibile Charlize Theron mentre Christina Ricci interpretò Tyria Moore.


user posted image
Monster [DivX-ITA MP3] by Demone Angelico
Monster [BDmux 720p - H264 - Ita Eng Ac3 5.1 - Sub Ita Eng] by Pitt@Sk8

user posted image
Aileen Wournos - La Storia in Giallo - 26-06-2004, [Mp3 - ITA] by azmodan2002



user posted image


 
Albert Henry DeSalvo la quale storia, come vedremo in seguito, è un vero e proprio rompicapo viene arrestato Il 3 novembre 1964. Nell’anno 1973 fu pugnalato a morte nel carcere di Walpole. Finisce così la tribolata e controversa esistenza di questo Serial killer le cui confessioni hanno diviso l’opinione pubblica americana. Ma torniamo indietro nel tempo e precisamente nel periodo che va dal 14 giugno 1962 al 4 gennaio 1964. In questo lasso di tempo tredici donne vengono ammazzate, nell'area di Boston, da quello che sembra essere un solo semplice assassino. Da sempre, la polizia tende ad attribuire undici di questi omicidi al cosiddetto "Strangolatore di Boston". I presupposti ci sarebbero, le vittime sono "simili tra di loro" (sono tutte donne single, rispettabili e tranquille) e le scene del crimine hanno diversi particolari in comune (si tratta sempre della loro abitazione, non sono stati rinvenuti evidenti segni di effrazione. Le poverette sono state violentate con degli oggetti e strangolate con dei vestiti). Anche se nessuno è mai stato processato per quei delitti, è opinione comune identificare lo Strangolatore con Albert DeSalvo, reo confesso. Non sono della stessa idea coloro che hanno conosciuto personalmente l’uomo: nessuno di loro ritiene che fosse capace di compiere quei crimini. Proprio di recente sono emersi dei dettagli che lo scagionerebbero. Noi ci limiteremo a raccontare la storia dello Strangolatore di Boston, considerando entrambi i punti di vista e lasciando a voi la facoltà di decidere se lui fosse colpevole oppure no! Non si tratta comunque di una decisione facile, dato che in questi anni diversi psichiatri, avvocati e criminologi hanno discusso a lungo sulla presunta colpevolezza di DeSalvo, senza mai concludere nulla. Cominciamo dalle vittime. Delle undici ufficiali, sei di queste avevano tra i 55 e i 75 anni, mentre le altre cinque variavano tra i 19 e i 23 anni. Le ultime due, quelle non riconosciute dalla polizia, avevano 85 e 69 anni. Non proprio il massimo dell'omogeneità. Nemmeno nel 1962, soprattutto per Anna E. Slesers, una graziosa divorziata che dimostrava almeno una decina di anni in meno. Emigrata dalla Lettonia negli anni '50 con i figli, aveva fissato la propria dimora in un una casa di mattoni nel quartiere old style di Back Bay, una frazione di Boston. Le case di mattoni erano state suddivise in minuscoli appartamenti, proprio per venire incontro alla gente povera, agli studenti e ai pensionati. Anna, con i suoi 60$ alla settimana da sarta, rientrava nella prima categoria. E' la sera del 14 giugno 1962, Anna Slesers ha appena finito di cenare. Fra poco Juris, suo figlio, la passerà a prendere per portarla alla messa lettone che si terrà nella chiesa del quartiere. C'è giusto il tempo per un bagno caldo sulle note dell'opera "Tristano e Isotta". Anna è una persona tranquilla, tutta casa chiesa e lavoro. L'unica distrazione che si concede è la musica classica. Gli unici uomini nella sua vita sono i suoi figli. Juris arriva poco prima delle 19. Bussa alla porta, ma la madre non gli risponde. E se avesse avuto un malore? E se avesse compiuto qualche insano gesto? Sembrava alquanto triste la sera prima al telefono! Juris non si sofferma oltre e sfonda la porta dell'appartamentino di Gainsborough Street. Le sue paure peggiori si concretizzano quando vede la donna sdraiata sul pavimento del bagno, con la corda dell'accappatoio legata intorno al collo. La mamma si è suicidata?!. I Detective accorsi sul posto trovano la vittima distesa sulla schiena, nuda. L'accappatoio è stato palesemente spostato in modo da lasciarle scoperti il pube ed il petto. La sua posa appare alquanto grottesca, a gambe aperte, con la testa piegata verso la porta del bagno. Una gamba è distesa, mentre l'altra forma un angolo retto. La sua vagina riporta i segni di una violenza sessuale inflitta tramite un oggetto. L'appartamento è nel caos più totale, tuttavia questa simulazione di "scena di un furto" è riuscita malissimo: l'orologio d'oro e i gioielli di Anna sono ancora tutti in casa. Nonostante ciò, per la polizia si tratta di un furto con scasso finito nel sangue. Probabilmente il topo d'appartamento non si aspettava di trovare Anna in casa e, vendendola, è esploso nella follia omicida. Un paio di settimane più tardi, il 30 giugno, la 68enne Nina Nichols viene assassinata nel suo appartamento di Brighton. La donna, fisioterapista in pensione, era vedova da 20 anni e non frequentava nessun uomo a parte il cognato. Viene ritrovata sul pavimento del salotto, con le gambe allargate e la vestaglia di seta tirata su fino alla vita. E' stata strangolata con un paio di calze di nylon ed è stata violentata con ferocia: nella sua vagina c'è del sangue. Anche in questo caso l'appartamento è stato messo all'aria, ma l'argenteria e i soldi non sono stati toccati. Lo stesso giorno, nel sobborgo di Lynn, anche Helen Blake va incontro al suo appuntamento con la morte. Il killer ha prima costruito una specie di cappio con il reggiseno e le calze della 65enne divorziata, poi l'ha soffocata. Al momento del ritrovamento, la donna giace sul pavimento vicino al letto, con la faccia rivolta verso il terreno. Vagina e ano sono stati brutalmente lacerati, ma non c'è traccia di sperma. Questa volta l'appartamento non è stato frugato vanamente: sono scomparsi due anelli di diamanti e la cassaforte ha subito, resistendo, un ripetuto tentativo di scasso con un piede di porco. Secondo il medico legale, Helen Blake sarebbe morta intorno alle 10 di mattina, mentre il decesso di Nina Nichols risale alle 17.00. Le due donne sono separate tra loro da circa 20km. Questo susseguirsi di omicidi allarma il questore Edmund McNamara, che fa diramare un comunicato d'emergenza a tutte le donne di Boston. Il comunicato invita le donne della città a serrare bene porte e finestre e suggerisce loro di non aprire agli estranei. Il questore annulla le ferie estive e richiama in servizio tutti gli agenti possibili: bisogna catturare un omicida seriale. Tutti i violentatori e i malati mentali violenti che sono stati schedati vengono interrogati e pedinati. Data l'età delle vittime, l'FBI suggerisce di cercare un malato mentale che abbia risentimento verso la propria madre. Il 19 agosto, anche la 75enne Ida Irga, una vedova molto timida e solitaria, cade vittima dello Strangolatore. Viene ritrovata solo due giorni più tardi, nel suo appartamento nella zona ovest della città. Come negli altri casi, non c'è nessun segno di effrazione sulle porte o sulle finestre, l'assassino a quanto pare riesce sempre a farsi aprire la porta dalla vittima di turno. Il corpo di Ida giace con la schiena sul pavimento del soggiorno, ha la faccia tumefatta e piena di sangue insecchito. Indossa una camicia da notte marrone che è stata lacerata in modo da mettere in mostra il suo corpo. I suoi piedi sono legati a delle sedie, in modo da tenere le gambe allargate e sollevate una ventina di centimetri da terra. Per "facilitarsi" il lavoro, l'assassino le ha anche appoggiato un cuscino sotto le natiche. Dopo averla violentata, sempre mediante l'uso di un oggetto, l'omicida l'ha strangolata. Attorno al suo collo c'è una federa di guanciale, ma il medico legale è convinto che la donna sia stata strangolata prima manualmente. Nemmeno ventiquattro ore più tardi, viene ritrovato il cadavere di Jane Sullivan, una balia settantenne di Dorchester, lo stesso sobborgo di Ida Irga. Quando gli investigatori fanno ingresso nel suo appartamento, la donna è morta ormai da circa 10 giorni. La polizia la trova seduta sulle ginocchia nella vasca, con i piedi che penzolano di fuori e la testa appoggiata sul rubinetto. Anche lei è stata strangolata con le sue stesse calze di nylon, ma probabilmente ciò non è avvenuto in bagno: tracce di sangue vengono scovate sul pavimento della cucina, del salotto e della camera da letto. Lo stato di decomposizione è troppo avanzato per stabilire un'eventuale assalto sessuale. Nessun segno di scasso, niente è stato rubato. Dopo questo ennesimo e raccapricciante ritrovamento, il panico dilaga per Boston, tuttavia nei tre mesi successivi non succederà più nulla. Il sangue ricomincia a scorrere il 5 dicembre del 1962, quando l'afroamericana Sophie Clark, un'attraente e popolare studentessa 21enne del Carnegie Institute of Medical Technology, viene ritrovata morta dai suoi compagni di stanza. La vittima divideva con loro un appartamento in una stradina di Back Bay, a un paio di isolati di distanza dalla casa della prima vittima dello Strangolatore di Boston. Sophie è completamente nuda, sdraiata sul pavimento a gambe larghe. E' stata strangolata con delle calze di nylon. Questa volta l'assassino non ha usato oggetti per abusare della vittima: sul tappeto vicino al corpo di Sophie ci sono delle tracce di sperma. I cassetti sono stati aperti e sono spariti i dischi che Sophie collezionava. Ci sono anche evidenti tracce di lotta e sul tavolo c'è una lettera, destinata a un amico, che è stata lasciata a metà. Forse la ragazza la stava scrivendo quando è stata interrotta dallo Strangolatore. Non ci vuole certo una Laurea in Criminologia per accorgersi che sia il target che il modus operandi dell'assassino sono sorprendentemente cambiati: una ragazza giovane e di colore, violenza sessuale "naturale" e tracce di sperma sul pavimento. La vicina di casa di Sophie, Marcella Lulka, riferisce agli investigatori che, verso le 14 del giorno in cui la studentessa è stata uccisa, un uomo si è presentato a casa sua. Disse che era stato mandato dal proprietario per imbiancare i soffitti, ma ben presto le aveva fatto delle avances. Marcella lo aveva redarguito, dicendo che suo marito era in casa, in camera da letto, a schiacciare un pisolino. A quell'affermazione l'uomo se ne era andato, spiegando che aveva sbagliato abitazione. Grazie alla signora Lulka si riesce così a stendere il primo identikit del presunto colpevole: un uomo tra i 25 e i 30 anni, di altezza media e dai capelli biondo scuro. Tre settimane più tardi, il 31 dicembre 1962, il direttore di una ditta edile di Boston si sta recando al suo ufficio. Della segretaria, la 23enne Patricia Bissette, non vi è però traccia. Preoccupato, il datore di lavoro si dirige prontamente verso il quartiere dove la ragazza risiede. E' il Back Bay, proprio quello dove nei mesi precedenti sono state trovate uccise una donna lettone e una studentessa afroamericana. L'appartamento di Patricia è chiuso a chiave, così lo zelante datore di lavoro è costretto, con l'aiuto del custode, ad arrampicarsi fin dentro una finestra. I due "intrusi" trovano la ragazza sdraiata sul letto, con le coperte fin sotto il mento e la faccia contro il cuscino. Non sta però saltando un giorno di lavoro, Patricia è stata uccisa. Attorno al suo collo sono annodate strettamente diverse paia di calze e una camicetta. E' stata anche violentata e il suo retto è lacerato. L'appartamento è stato messo sottosopra. Le cose si placano per un paio di mesi, fino a quando, ai primi di marzo del 1963, la 68enne Mary Brown viene ritrovata morta a Lawrence, a 30km dal centro di Boston. La donna è stata stuprata, strangolata e percossa violentemente. Mercoledì 8 maggio 1963 è il turno di Beverly Samans, una studentessa 23enne. La trova un amico, sdraiata sul sofà a gambe aperte e con le mani legate dietro la schiena. L'assassino le ha anche tappato la bocca infilandoci dentro due fazzoletti di seta. Questa volta la ferocia è senza pari. Le calze annodate intorno al suo collo sono infatti solo "decorative". La causa della morte non è lo strangolamento, bensì quattro profonde pugnalate alla gola. Ci sono altre 22 pugnalate sul corpo della vittima, 18 delle quali sono state inferte tutte sul seno sinistro a formare il disegno di un occhio di bue. Il coltello insanguinato verrà ritrovato nel lavandino della cucina, mentre sul corpo non viene accertata nessuna traccia di violenza sessuale. Lo Strangolatore di Boston, ammesso che sia una persona sola, ha cambiato nuovamente modus operandi, mentre l'età delle vittime continua a oscillare senza senso. Secondo la polizia l'accoltellamento è stato necessario perché la ragazza era una cantante d'opera e i suoi muscoli del collo, ben sviluppati, avevano reso veramente difficile lo strangolamento. A questo punto delle indagini, gli investigatori di Boston sono talmente disperati da ricorrere all'aiuto di Paul Gordon, un pubblicitario che sostiene di essere dotato di grandiosi poteri paranormali. Il sensitivo fornisce una dettagliata descrizione psicologica e fisica dell'assassino e lo riconosce tra le foto dei pervertiti schedati dalla polizia: Arnold Wallace, un 26enne molto violento e ricoverato da tempo nella sezione dei malati mentali dell'ospedale statale di Boston. Fidandosi ciecamente del loro assistente ESP, i detective fanno degli accertamenti su Wallace e scoprono che sarebbe evaso 5-6 volte nell'ultimo anno, proprio in coincidenza con i delitti. Paul Gordon si fa condurre all'ospedale, perché vuole vedere Wallace "nella carne", e conferma la sua versione dei fatti: Arnold Wallace è lo Strangolatore di Boston. L'interrogatorio non sarà però molto costruttivo: Arnold ha un quoziente intellettivo di 60 e fa fatica a distinguere la realtà dalla fantasia. La storia del sensitivo naufraga miseramente. L'8 settembre del 1963, a Salem, Evelyn Corbin, un bella divorziata di cinquantotto anni, viene trovata assassinata. E' stata strangolata con due paia di calze di naylon. Viene ritrovata nuda a letto, con la faccia verso il basso. Ha le mutandine sulla bocca, a mo' di bavaglio. C'è dello sperma nella sua bocca e anche sul letto. L'assassino si è preso gioco degli investigatori cerchiando con il rossetto tutte le tracce di sperma rimaste sulle lenzuola. L'appartamento è tutto sottosopra, ma nulla è stato rubato. Il 25 novembre, tre giorni dopo l'omicidio di John F. Kennedy, mentre gli abitanti di Boston sono incollati ai loro televisori per seguire l'evolversi degli eventi, Joann Graff viene ritrovata stuprata e uccisa a Lawrence. La religiosa 23enne disegnatrice industriale in realtà è morta qualche ora prima del Presidente americano. Due calze di nylon sono state allacciate al suo collo in maniera molto elaborata, la vagina è lacerata e insanguinata, sui seni ci sono segni profondi di morsi. Un inquilino del piano di sopra racconta di aver incontrato un ragazzo sui 26 anni il giorno dell'omicidio. Aveva i capelli impomatati e indossava dei vistosi pantaloni verdi. Voleva sapere dove abitasse Joann. Il 4 gennaio 1964, due giovani studentesse trovano una sgradita sorpresa ad accoglierle al ritorno a casa: la loro nuova compagna di stanza, la 19enne Mary Sullivan, è stata assassinata. Come le altre vittime la giovane è stata strangolata, ma l'assassino questa volta si è "divertito" ad intrecciare le calze sul collo di Mary fino a formare una grottesca coccarda rosa e bianca. Sulla pianta dei piedi ha invece attaccato un adesivo con la scritta "Happy New Year". C'è di peggio: la 19enne è seduta sul letto, con la schiena appoggiata al muro. Dello sperma le cola dalla bocca cadendole sui seni e le è stato infilato il manico di una scopa per 15cm nella vagina. Dopo questo ritrovamento, i giornali e l'opinione pubblica si scaraventano sull'inefficienza della polizia di Boston. Così, il 17 gennaio 1964, il Procuratore Generale del Massachusetts, Edward Brooke, decide di prendere in mano la situazione. E' un uomo coraggioso Brooke, unico Procuratore Generale afroamericano di tutti gli Stati Uniti, Repubblicano in un paese dove i Democratici sono solidamente al potere. Un fallimento potrebbe costargli molto caro, le elezioni sono alle porte. Ovviamente il Procuratore non vuole sostituirsi alla polizia. Vuole coordinare il loro lavoro, cercando di superare i problemi che si possono creare continuando a seguire le investigazioni in cinque circoscrizioni diverse. Il nuovo corpo investigativo viene nominato formalmente Special Division of Crime Research and Detection. A capo, oltre a Brooke, vi è anche il Vice Procuratore Generale John S. Bottomly. La squadra speciale, oltre ai numerosissimi agenti di Boston, è composta dal Detective Phillip DiNatale, dall'agente specialeJames Mellon, dall'agente Stephen Delaney e dal Tenente Donald Kenefick che, essendo anche dottore, ha il compito di coordinare il Comitato Consultivo Medico-Psichiatrico composto da i migliori esperti in medicina forense. La squadra è attesa da un grosso lavoro ancora prima di iniziare: i rapporti raccolti dalla polizia negli undici delitti ammontano a circa 37.000 pagine. La prima conclusione alla quale giungono gli esperti in medicina forense è che le vittime sono troppo incompatibili tra loro perché si possa parlare di un solo assassino. Qualcuno degli omicidi è di sicuro opera di qualche emulo. Ben presto, il Dott. Kenefick stende anche il profilo del ricercato: si tratta di una persona sui 30 anni, pulito, ordinato e preciso. Lavora con le mani, oppure ha un hobby che richiede un'ottima manualità. Probabilmente è single o divorziato ed è solo, molto solo. Non dovrebbe avere nemmeno un amico. Anche il corpo speciale farà l'errore di affidarsi ad un sensitivo. Evidentemente a Boston, negli anni '60, questo tipo di persone "andava di moda". Questa volta si tratta di Peter Hurkos, di origini olandesi. I suoi "poteri" porteranno ad un ex ricoverato mentale, commesso in un negozio di scarpe, con un alibi di ferro. Quando l'opinione pubblica comincia a sgomentarsi del lavoro a vuoto di quello che viene chiamato lo "Strangler Bureau", qualcuno si ricorda di un episodio successo qualche anno prima nella cittadina di Cambridge. Un 26enne andava in giro spacciandosi per l'addetto di un'agenzia di modelle. Bussava alla porta di donne sole e raccontava loro di essere stato inviato dall'agenzia per prendergli le misure. Quelle che ci cascavano venivano misurate con un piccolo metro da sarta e praticamente palpeggiate. Dopo numerose denunce, il giovane era stato arrestato mentre cercava di intrufolarsi in una casa. Il suo nome era Albert DeSalvo. L'uomo, padre di due figli e operaio, al momento dell'arresto aveva già sulla sua fedina penale numerosi fermi per intrusione e per furto d'appartamento. La sua pena, 18 mesi, si sarebbe conclusa nell'aprile del 1962, due mesi prima della morte di Anna Slesers, la prima vittima dello Strangolatore di Boston. Nato a Chelsea, nel Massachusetts, il 3 settembre del 1931, Albert cresce con una madre che gli vuole molto bene e con un padre despota e violento. Ben presto comunque la madre si risposa e lo porta via con sé. Botte del padre a parte, l'infanzia e l'adolescenza di DeSalvo non sono segnate da nessuno shock particolare né alcun tipo di abuso subito. Eppure il ragazzo alterna periodi in cui si comporta normalmente a periodi in cui è attirato in maniera irresistibile dal compiere piccoli crimini: furtarelli, risse con gli altri ragazzini, ecc. Nel 1948, è in Germania con l'esercito. Qui conosce Irmgard Beck, una donna molto attraente e ricca, che diverrà sua moglie. Nel 1955, nasce Judy, la sua primogenita. La piccola è affetta da un handicap fisico congenito nella zona pelvica. Da questo momento, la moglie si negherà sessualmente ad Albert, un uomo molto vorace sotto quel punto di vista, per lunghissimo tempo. Tra il 1956 e il 1960, si susseguono gli arresti per intrusione, poi nasce Michael, la seconda figlia. Questa volta sana. Nonostante le beghe con la legge, DeSalvo è una persona molto amata e rispettata da chiunque faccia la sua conoscenza. E' un lavoratore esemplare, un buon padre e un marito amorevole. Oltre all'incredibile fame di sesso, Albert ha però un altro grosso difetto: è un millantatore incallito, uno spaccone. Non riesce a stare indietro agli altri, perciò quando ne ha l'occasione spara delle grandissime balle per sentirsi importante. Nel novembre del 1964, una donna racconta alla polizia che un uomo è penetrato nel suo appartamento, l'ha legata e imbavagliata e poi l'ha accarezzata e baciata a lungo minacciandola con un coltello. Posta innanzi all'identikit dell'Uomo delle Misure, la donna riconosce il suo aggressore: adesso gli investigatori hanno un valido motivo per porre in stato di fermo il sospettato Albert DeSalvo. Durante l'interrogatorio, DeSalvo ammette di aver fatto irruzione in almeno 400 appartamenti e di aver compiuto almeno due stupri. Trecento donne sarebbero state assaltate da questo maniaco sessuale in quattro stati diversi, ma è difficile stabilire quanto ci sia di veritiero in questa confessione, conoscendo la natura spaccona di Albert. Secondo gli inquirenti è difficile supporre che DeSalvo sia anche l'Uomo dai Pantaloni Verdi, ma lo rinchiudono comunque nel piccolo carcere di Bridgewater. Qualche mese dopo, nel marzo del 1965, l'avvocato F. Lee Bailey, difensore di Albert, chiama Irmgard DeSalvo e la situazione di suo marito sta per cambiare bruscamente. Il giorno prima infatti, Albert DeSalvo ha confessato di essere lo Strangolatore. Non solo, alle 11 vittime "ufficiali" ne aggiunge 2, Mary Brown di Lawrence e di Mary Mullen, morta d'infarto prima che lui potesse strangolarla. La moglie non crederà mai alla versione dei fatti di quel pazzo di suo marito. Fin da subito si convincerà che lui lo abbia fatto per ottenere un sacco di soldi dai giornali così da assicurarle un futuro roseo. Il 6 marzo 1965, DeSalvo e l'avvocato F. Lee Bailey cominciano a registrare su nastro l'intera confessione. DeSalvo, freddo e distaccato, racconta nel minimo dettaglio ogni omicidio, soffermandosi sulla descrizione delle sue vittime, dei loro appartamenti, ricordando persino il colore degli arredamenti e la forma della mobilia. Dell'omicidio di Sophie Clark arriva addirittura a ricordare che la ragazza era mestruata e la marca del pacchetto di sigarette che si trovava sulla scrivania, vicino alla lettera lasciata a metà. Con il passare del tempo i dettagli diventano sempre più precisi. Per sicurezza, viene sottoposto anche a delle prove: l'impermeabile appartenuto a una delle vittime viene messo insieme ad altri 14 molto simili. Invitato ad indicare l'impermeabile della vittima, DeSalvo indovina. Le registrazioni terminano il 29 settembre del 1965, per un totale di 50 ore di nastri audio e di 2000 pagine trascritte. La polizia ha finalmente tra le mani lo Strangolatore di Boston. Di diverso avviso sono tutti coloro che hanno conosciuto Albert DeSalvo: la moglie e le figlie, i suoi datori di lavoro, il suo avvocato, uno psichiatra della prigione e addirittura degli agenti di polizia che hanno fatto amicizia con lui quando in passato si sono trovati spesso ad arrestarlo per intrusione. A sostegno della loro ipotesi di innocenza, queste persone apportano diverse argomentazioni. In primo luogo, nessuno dei testimoni oculari (alcuni di loro, come Kenneth Rowe e Marcella Lulka, hanno proprio parlato con lo Strangolatore) riconosce DeSalvo. Né in foto, né in disegno, né tanto meno dal vivo. Paradossalmente, le donne invitate a vedere DeSalvo in prigione rimangono spaventate da George Nassar, compagno di cella di Albert e amico. Una superstite addirittura lo indica come l'aggressore, convinta che si tratti di DeSalvo. Di Nassar si sa ben poco, solo che era in prigione per l'omicidio di un uomo e che era dotato di un quoziente intellettivo superiore alla media, oltre che di una buona capacità di manovrare le altre persone. Tornando alla disputa sull'innocenza di DeSalvo, i suoi "amici" fanno notare che sul luogo degli omicidi sono state spesso rinvenute delle cicche di sigaretta, sempre della stessa marca, mentre DeSalvo (così come alcune delle sue presunte vittime) non è un fumatore. Ci sarebbero poi le 50 ore di nastri audio, ma i sostenitori dell'innocenza hanno una soluzione anche a questo mistero. A quanto pare, DeSalvo è dotato di una straordinaria memoria visiva, come confermano gli psichiatri che lo analizzano in carcere. Il caso dello Strangolatore di Boston ha scatenato un incredibile bombardamento mediatico: giornali, telegiornali, bollettini speciali. Una rivista è arrivata a pubblicare le foto delle donne uccise e delle loro case, mentre alcuni dottori, per assaggiare la fama, hanno tenuto conferenze stampa non autorizzate nelle quali hanno descritto nei minimi particolari i risultati emersi dalle autopsie sulle vittime. Non si può escludere che DeSalvo abbia imparato a memoria questa enorme mole di dati. Per di più, Albert è stato a lungo un topo d'appartamento in quegli stessi quartieri in cui sono avvenuti gli omicidi, perciò molto probabilmente conosce bene la struttura degli interni. Alcuni parenti delle vittime, come Casey Sherman, nipote di Mary Sullivan (l'ultima vittima), sostengono inoltre che i particolari registrati non sono per niente esatti. Ci sono diverse incongruenze e alcuni avvenimenti descritti non sono mai accaduti. Per esempio, DeSalvo omette il particolare del manico di scopa infilato nella vagina della studentessa 19enne e asserisce invece di averla violentata. Inoltre, solitamente i Serial Killer danno la caccia ad un particolare genere di vittima e difficilmente cambiano il modus operandi, ma abbiamo più volte ribadito che le vittime dello Strangolatore di Boston sono abbastanza incompatibili tra loro. Secondo i sostenitori di questa linea di pensiero dunque, Albert DeSalvo sarebbe soltanto un maniaco sessuale e un topo d'appartamento. Molto probabilmente, Mary Mullen è la sua unica "vittima". La donna probabilmente sarebbe morta d'infarto dopo averlo colto a rubare in casa sua, non certo perché Albert ha tentato di stuprarla. Secondo alcuni, forse almeno uno degli omicidi è stato compiuto proprio da George Nassar che ne avrebbe poi raccontato i particolari al compagno di cella. Nonostante tutto, per lo Stato vanno benissimo le confessioni fornite dall'imputato, perciò, il 10 gennaio 1967, il processo può finalmente cominciare. Il compito della difesa è insolito: gli avvocati devono difendere l'imputato dall'accusa di aver stuprato alcune donne e cercare di farlo dichiarare colpevole dei 13 omicidi dello Strangolatore. In questo modo si potrebbe ottenere il riconoscimento dell'incapacità di intendere e di volere e Albert potrebbe scontare la condanna in un ospedale psichiatrico anziché in una galera. Tuttavia, per mancanza di prove, il loro piano fallisce e DeSalvo viene condannato all'ergastolo. Anche se per l'opinione pubblica è lo Strangolatore di Boston, per il tribunale si tratta semplicemente di uno stupratore seriale. Una notte di novembre, nel 1973, Albert viene pugnalato a morte nell'infermeria della Walpole State Prison. Il giorno prima di essere ucciso aveva telefonato al Dott. Ames Robey, uno degli psichiatri sostenitori della sua innocenza. Al telefono, Albert era apparso agitato e preoccupato e aveva proposto al dottore di vedersi il più presto possibile. Non da soli, Robey doveva presentarsi accompagnato da un reporter. Lo psichiatra è certo che DeSalvo volesse rivelargli la vera identità dello Strangolatore. Tra l'ottobre del 2000 e il dicembre del 2001, su richiesta delle famiglie DeSalvo e Sullivan, un'equipe medica, specializzata in omicidi del passato, ha condotto degli esami di DNA, tecnologia inesistente nel 1964, sui cadaveri riesumati di Albert DeSalvo e di Mary Sullivan. Sono stati esaminati 68 campioni tra capelli, sperma e tessuti vari, ma nessuna delle tracce lasciate dall'assassino sul corpo di Mary è risultata compatibile con DeSalvo. Starrs, il capo dell'equipe medica che ha condotto le analisi, ha dichiarato: "Se fossi un membro della giuria, assolverei l'imputato ad occhi chiusi." Secondo i parenti di Mary Sullivan, se DeSalvo non ha ucciso la loro "antenata", allora molto probabilmente non ha ucciso nemmeno le altre 12 donne. Lo Stato del Massachussets esclude una riapertura delle indagini sulla vera identità dello Strangolatore di Boston che, secondo molti, sarebbe ancora vivo e si aggirerebbe indisturbato nel New England.


user posted image
Lo Strangolatore Di Boston, [DivX - Ita Mp3] by marmac


user posted image


 
Anatoly Onoprienko nasce nel 1959 a Laski, in Ukraina, nella regione di Zhitomirskaya Oblast. La sua vita è segnata presto da un'infanzia dolorosa e difficile. A quattro anni muore sua madre e quando ne compie sette il padre e il fratello maggiore decidono di liberarsi di lui rinchiudendolo in un orfanotrofio. Questa scelta peserà molto sulla psiche di Onoprienko, che rivivrà sempre quell'abbandono come un'esperienza altamente traumatica. Conosciuto anche come "Terminator", con 52 omicidi compiuti, è stato uno degli assassini seriali più prolifici nell'area dell'ex Unione Sovietica, insieme al più noto Andrei Chikatilo. Intorno all'età di 17 anni, Onoprienko divenne un marinaio ed entrò in contatto con quella che poi diventò sua moglie (con la quale si lasciò nel giro di pochi anni). Durante i lunghi e solitari viaggi in mare, le fantasie di Onoprienko cominciarono a monopolizzare sempre di più la sua mente, fino a tramutarsi in veri e propri deliri ed allucinazioni che negli anni gli causeranno vari ricoveri in ospedali psichiatrici e trattamenti coatti. Dopo il suo arresto, Anatoly disse di non avere ucciso per sua propria volontà, bensì per ordine di Dio, di Satana e di personaggi storici che gli parlavano dall'Aldilà. Dio lo considerava infatti un essere superiore e per questo motivo gli aveva dato un incarico: quello di uccidere persone, in particolar modo i deboli. Durante la sua confessione, Terminator precisò di aver parlato con Dio, Satana, Messir (un personaggio di un libro di Bulgakov) e persino Hitler, che gli avrebbe ordinato di far scoppiare una nuova guerra mondiale.
"Non devo altre spiegazioni ne alle mie vittime, ne alle famiglie e alla polizia."
Disse riferendosi alle motivazioni dei suoi delitti. Onoprienko era inoltre convinto di poter ipnotizzare le persone a lui inferiori, di poter controllare gli animali con la telepatia e di riuscire ad arrestare il proprio cuore con il solo potere della mente. Un quadro decisamente patologico, supportato anche da una diagnosi di schizofrenia che gli fu fatta in un ospedale psichiatrico di Kiev. Ciò non fu tuttavia sufficiente a farlo dichiarare incapace di intendere e di volere durante il processo, forse per motivi più politici che di giustizia. Si trattava comunque di uno dei più spietati assassini ucraini e l'opinione pubblica probabilmente non avrebbe gradito una sua assoluzione per malattia mentale, anche se questa avrebbe ugualmente comportato la reclusione in una struttura appropriata. Onoprienko commise il suo primo omicidio nel 1989. In quel periodo aveva fatto amicizia con un uomo di nome Sergei Rogozin, conosciuto in una palestra. I due cominciarono a passare molto tempo insieme, fino a quando decisero di trasformare quella loro amicizia in una vera e propria associazione criminosa, dedita ai furti di appartamento, pur di arrotondare i loro miseri redditi. Tutto filò liscio per qualche tempo, fino a quando, una notte, mentre stavano svaligiando una casa isolata fuori città, i due furono sorpresi dai proprietari dell'edificio. Onoprienko e Rogozin, che agivano senza maschere, capirono immediatamente che per poter mantenere la loro libertà avrebbero dovuto uccidere tutti i componenti della famiglia. Così fecero, sterminando a colpi di pistola i due adulti e gli otto bambini che vivevano in quella casa. Alcune settimane dopo, Onoprienko interruppe ogni rapporto con il suo socio criminale e dopo qualche mese commise il suo primo omicidio in solitaria. Una notte, si avvicinò ad un'auto con a bordo un'intera famiglia, con l'intenzione di derubarli, ma qualcosa andò storto e Anatoly sparò a tutti e cinque i componenti, compreso un bambino di 11 anni. Dopodiché, per riposarsi, si sedette in auto insieme ai cadaveri e, quando questi cominciarono a puzzare, diede fuoco all'auto carbonizzandoli. In seguito, Onoprienko si trasferì da un suo lontano cugino e riuscì a tenere a freno i suoi istinti omicidi per ben cinque anni prima di tornare a uccidere di nuovo il 24 dicembre 1995. Quella notte, nel piccolo villaggio di Garmarnia, in una zona rurale del centro dell'Ucraina, Onoprienko uccise senza motivo un insegnante di silvicoltura, sua moglie e i due figli. Si trattava dell'intera famiglia Zaichenko. Nel suo classico stile spietato, che gli valse il soprannome di "Terminator", sterminò l'intera famiglia a colpi di fucile a doppia canna (rubato qualche tempo prima) e poi incendiò la casa. Dopo quell'ennesimo massacro, la psiche di Onoprienko andò del tutto in frantumi. Anatoly cominciò ad essere sempre più ossessionato e perseguitato da visioni di Dio che gli comandava di uccidere, così, dopo soli 9 giorni, penetrò nell'abitazione di un'altra famiglia uccidendo tutti e 4 i componenti con una pistola. Anche in questo caso, l'abitazione fu data alle fiamme. Mentre fuggiva dalla scena del crimine, l'assassino incrociò un altro uomo che passava di lì e, senza pensarci due volte, sparò anche a lui uccidendolo sul colpo. Il 6 gennaio 1996 "Terminator" tornò all'azione, uccidendo 4 persone in 3 eventi separati. Quel giorno Onoprienko si trovava sull'autostrada Berdyansk-Dnieprovskaya, deciso ad uccidere il maggior numero di automobilisti che poteva. Ricorrendo a vari stratagemmi, riuscì a fermare ben 3 auto e uccidere un totale di 4 persone: un marinaio di nome Kasai, un taxista di nome Savitsky ed un cuoco di un vicino kolkhoz con sua moglie. Tutti massacrati a colpi di fucile. In merito alle motivazioni che lo spingevano a compiere questi allucinanti massacri, Onoprienko spiegò:
"Per me era come andare a caccia, caccia di esseri umani, io avrei voluto mettermi a sedere, annoiato, senza niente da fare ma poi quelle voci entravano nella mia mente e non potevo farci nulla. Avrei fatto di tutto per cancellarle dalla mia testa ma non potevo. Era più forte di me. Così uscivo, prendevo l'auto, o il treno, e andavo ad uccidere."
Nei due mesi successivi, le zone rurali dell'Ucraina centro-occidentale conobbero una vera e propria escalation di violenza, che creò letteralmente il panico e il terrore tra la popolazione. Un terrore tale che il Governo Centrale fu costretto a mobilitare 3.000 uomini dell'esercito e 2.000 uomini della polizia per dare la caccia all'assassino che ormai tutti chiamavano "Terminator". Tra il 6 gennaio 1996 e il marzo dello stesso anno, Onoprienko massacrò ben 8 famiglie. La tattica dello sterminatore era quasi sempre la stessa: penetrava poco prima dell'alba all'interno di case scelte a caso, dopodiché faceva mettere in circolo i componenti della famiglia e poi li uccideva tutti a colpi di fucile calibro 112 a doppia canna. Infine incendiava la casa. Se qualcuno gli si parava casualmente di fronte durante la fuga, veniva anch'esso ucciso senza pietà. Ad ogni modo, i suoi omicidi diventarono via via sempre più crudeli. Se inizialmente Onoprienko si limitava a sparare alle vittime, con il passare del tempo cominciò a diventare ancora più brutale. Prima di inforcare il fucile per terminare le sue vittime, talvolta picchiava a sangue i bambini, spaccando loro la testa, oppure stuprava donne. Se poi si accorgeva che, dopo le fucilate, le sue vittime respiravano ancora, le terminava a colpi di ascia o di altri oggetti contundenti. Infine rubava quel che trovava e dava fuoco alla casa. Nei villaggi della regione nessuno si sentiva più al sicuro e, nonostante gli sforzi e l'incredibile mobilitazione di uomini, la polizia non riusciva a risolvere il caso. Ricordando quei mesi di furia e terrore, Onoprienko disse a proposito dei suoi omicidi:
"Nessuna delle mie vittime mi ha resistito, armata o disarmata, uomo o donna, nessuno è riuscito a fare nulla. Per me l'essere umano non vale niente, io ho visto solo gente debole, per me gli umani equivalgono a dei granelli di sabbia..."
Ecco, nel dettaglio, alcune di quelle brutali azioni. Dopo il massacro dell'autostrada, Onoprienko fece passare solo 11 giorni prima di tornare all'attacco. Era il 17 gennaio 1996 quando penetrò nella casa della famiglia Pilat a Bratkovichi. La famiglia Pilat era composta di 5 persone e furono tutte trucidate a colpi di fucile, compreso un bambino di 6 anni. All'uscita dalla casa in fiamme Onoprienko trovò casualmente sulla sua strada una ventisettenne operaia delle ferrovie e un uomo di 56 anni e, senza perdere tempo, li uccise entrambi a sangue freddo. Meno di una settimana dopo, nel villaggio di Fastova, fu la volta di una infermiera di 28 anni, dei suoi due bambini e di un amico di 32 anni che si trovava a casa della donna, tutti uccisi a colpi di fucile. Ancora più cruento fu invece il massacro avvenuto ad Olevsk, nella regione di Zhitomir, contro la famiglia Dubchak. Onoprienko uccise a colpi di fucile il capofamiglia e suo figlio, poi si accanì a martellate contro la moglie spaccandole il cranio. Compiuto il massacro, si accorse che rimaneva ancora una bambina. La ragazzina aveva osservato terrorizzata il massacro dei genitori e anche a lei non fu risparmiata una tremenda morte. Queste le parole di Onoprienko a proposito:
"Pochi secondi prima di fracassarle la testa con il martello le ordinai di mostrarmi dove tenevano i soldi. Lei a quel punto mi guardò con rabbia e provocatoriamente mi disse «No, non lo farò», il suo coraggio aveva dell'incredibile ma non la risparmiai ugualmente."
Altrettanto bestiale fu il massacro ai danni della famiglia Bodnarchuk, avvenuto a Malina, un villaggio della regione di Lviv, nell'estremo ovest dell'Ucraina, il 27 Febbraio 1996. Marito e moglie vennero uccisi a colpi di fucile, mentre le due figlie di 7 e 8 anni furono letteralmente fatte a pezzi a colpi d'ascia. Circa un'ora dopo, un uomo d'affari vicino di casa dei Bodnarchuk si trovava a passeggiare nei dintorni e Onoprienko decise di ammazzare anche lui. Il "Terminator" gli sparò una fucilata e poi lo finì con la stessa ascia usata per uccidere le bambine. Questi i folli deliri di Onoprienko a proposito di questo massacro:
"Oh sapete...io li ho uccisi perchè amavo così tanto quelle bambine, quegli uomini, quelle donne. Ho dovuto ucciderli, la voce mi parlava dentro la mente e dentro il cuore e mi diceva di essere molto duro."
L'ultimo massacro di Onoprienko risale al 22 Marzo 1996, nel piccolo villaggio di Busk. In quel caso fu sterminata la Famiglia Novosad, composta di 4 persone e la loro casa venne in seguito data alle fiamme. Nonostante l'enorme mobilitazione di uomini e mezzi, nessun assassino era stato catturato e non c'erano neanche dei concreti sospetti. Onoprienko verrà infatti arrestato soltanto l'otto aprile, grazie ad una denuncia di suo cugino. Il 7 aprile, Pyptr Onoprienko, cugino di Anatoly, telefonò alla polizia raccontando un episodio che l'aveva preoccupato. Un giorno aveva trovato nascosta in un armadio una gran quantità di armi. Spaventato, intimò a suo cugino di prendersi la propria roba e andarsene. Per tutta risposta, Anatoly si arrabbiò molto, disse che lo stava accusando ingiustamente e lo ammonì di stare attento alla sua famiglia perché avrebbe potuto fare una brutta fine. Entro pochi giorni, Anatoly si trasferì a Zhitomir insieme ad una donna e al figlio di lei, portando con sé tutta la sua roba, ma Pyotr, ancora preoccupato per quella minaccia, decise di contattare la polizia. La polizia prese molto seriamente quella segnalazione e, il giorno dopo, un gruppo di 20 poliziotti si recò all'abitazione segnalata per controllare la situazione. La donna e il suo bambino si trovavano in Chiesa e, quando la polizia suonò al campanello, Onoprienko si recò ad aprire senza sospettare nulla. Una volta aperta la porta, l'uomo venne immediatamente messo in condizione di non nuocere e ammanettato. La polizia cominciò a perquisire la casa e, quando trovò numerose armi e oggetti che erano stati rubati ad alcune delle famiglie massacrate, procedette immediatamente all'arresto di Onoprienko, portandolo alla centrale di polizia per l'interrogatorio. Dopo l'arresto, Onoprienko si chiuse in un mutismo assoluto, rifiutando di rispondere alle domande e negando ogni responsabilità nelle uccisioni, nonostante la montagna di prove contro di lui. Venne allora chiamato l'ispettore Bogdan Teslya, noto per la sua capacità di rilassare e mettere a proprio agio i sospetti. Proprio grazie al suo intervento, entro la notte Onoprienko iniziò una confessione fiume di alcuni giorni, nella quale espose nei minimi dettagli la sua vita, il suo pensiero e i suoi crimini. Il processo contro Onoprienko iniziò soltanto il 12 Febbraio 1999, perché, in base alla legislazione ucraina, oltre a stabilire se l'imputato è capace di intendere e di volere, occorre anche procedere alla lettura di tutti i capi d'accusa all'imputato che, nel caso di Onoprienko, erano qualcosa come 99 volumi pieni di informazioni, testimonianze, foto di corpi smembrati, foto di oggetti rubati e altro ancora. Inoltre si dovettero trovare i fondi necessari per un processo così mastodontico e oneroso, tanto che fu costretto ad intervenire il Governo stesso con una sovvenzione in denaro per far si che il processo potesse essere svolto regolarmente. Così come era avvenuto anni prima in occasione del processo all'altro famoso serial killer ucraino, Andrei Chikatilo, anche nel processo contro Onoprienko venne costruita una gabbia di ferro per l'imputato, mentre tutt'intorno una folla urlante e inferocita gridava tutta la sua rabbia contro l'assassino:
"Lui non si merita di essere fucilato! Lui merita una lunga e dolorosa agonia!"
Era tra le frasi meno offensive nei suoi confronti. A differenza però di Chikatilo, Onoprienko mantenne un comportamento molto rilassato e tranquillo, quasi indifferente a ciò che accadeva intorno a lui. Se gli veniva posta qualche domanda, rispondeva con sufficienza o non rispondeva affatto. Solo verso la fine del processo, Onoprienko cominciò ad alzare talvolta la voce per esprimere le sue contorte e deliranti idee, come quando disse di essere un ostaggio per un esperimento cosmico o come quando affermò che quella corte non aveva nessun diritto a giudicarlo perché lui era al di sopra di essa. Ad ogni modo, Onoprienko non manifestò nessun tipo di rimorso e provocatoriamente dichiarò che se fosse tornato indietro avrebbe rifatto esattamente le stesse cose. Arrivò a sentenziare che se Dio o le voci glielo avessero ordinato, avrebbe ucciso anche proprio figlio. Durante il processo, la precedente diagnosi di schizofrenia, effettuata nell'ospedale psichiatrico di Kiev, venne ribaltata e il dibattito sulla reale capacità di intendere e volere dell'imputato fu quasi del tutto trascurato. Alla fine, l'avvocato difensore si limitò ad una generica richiesta di clemenza da parte del giudice. Nell'aprile del 1999, il processo terminò con una condanna a morte tramite fucilazione, poi commutata in prigione a vita per sottostare alla moratoria della pena di morte richiesta all'Ucraina dall'Unione Europea. A questo proposito, l'ex Presidente dell'Ucraina, Leonid Kuchma, intervenne in prima persona per sostenere che il caso di Onoprienko doveva essere considerato un'eccezione, perché la pena di morte nel suo caso era giusta. Tuttavia non ci fu comunque nessuna sospensione della moratoria. Nonostante lo stesso Onoprienko fosse favorevole alla sua condanna a morte, l'assassino non ha gradito le parole di Kuchma e in un'intervista uscita sul London Times disse:
"Se io dovessi mai uscire di qui, ricomincerei a uccidere di nuovo, ma stavolta sarebbe peggio, molto peggio... (...) e se io non sarò giustiziato e dovessi un giorno riuscire a scappare dalla prigione, la prima cosa che farò sarà quella di andare a cercare Kuchma e appenderlo a un albero per le palle..."
Sergei Rogozin, complice di Onoprienko nel primo massacro, è stato invece condannato a 13 anni di carcere.


user posted image
Il mostro dell' Ucraina, [SatRip - DivX - Ita Mp3] by (@)_MAX_(@)


user posted image


 
Probabilmente il più spietato serial killer della Russia di questo secolo. Chikatilo nasce il 16 Ottobre del 1936, nell'Ukraina. Da piccolo, ad Andrei Chikatilo e a sua sorella fu ripetutamente raccontato come il loro fratello, Stepan, fu sequestrato e in seguito mangiato, durante la grande fame dell’Ukraina del 1930. Infatti i certificati di nascita e di morte di Stepan Chikatilo sono inesistenti, non ci sono prove che fu mai esistito. La madre di Chikatilo fu però così convincente nel raccontare questa storia, quasi in un delirio isterico, che i suoi figli furono convinti che lei dicesse il vero. Se già la sorte di suo fratello non fosse stata una tragedia terribile da sopportare, Andrei crebbe anche miope, mezzo cieco già dalla giovinezza, e soffrì una disfunzione sessuale dall’inizio dell’adolescenza che lo rese impotente. Anche se si sposò nel 1960, e diventò padre di due bambini, Chikatilo persisteva nel credere che fu accecato e castrato apposta dalla nascita, una condizione che più tardi gli provocò delle fantasie di violenta vendetta. Laureato e membro del partito comunista, fino dai suoi primi giorni di servizio militare, andò a insegnare a una scuola maschile di minatori a Rostov nel Don. Dall’inizio del suo lavoro, fu deriso dai ragazzi che lo chiamavano Oca, per via del suo collo lungo e della sua posa sempre scomposta. Più tardi, dopo che cominciò a molestare gli studenti, lo chiamarono "finocchio", assalendolo alcune volte quando entrava nei dormitori per spegnere le luci. Malgrado la sua statura e la sua età, Chikatilo si impaurì dei ragazzi e cominciò a portarsi dietro un coltello. Andrei Chikatilo sviluppò le sue deviazioni in ritardo rispetto alla norma dell’ assassinio seriale. La maggior parte dei serial killer infatti, cominciano a fare delle vittime verso i venti anni, ma Chikatilo uccise per la prima volta quando aveva già quarantadue anni. La sua prima vittima fu una bambina di nove anni dal nome di Lenochka Zakotnova, la portò in una casa vuota a Shakhty, dove, dopo avere tentato invano di violentarla, l’ammazzò dandole tre coltellate e buttando il suo corpo nel fiume Grushovka. La bambina fu poi trovata sotto un ponte impigliata ad un ramo nella vigilia di Natale. La polizia sospettò di un violentatore locale, Alexander Kravchenko, che all’inizio rifiutò di ammettere di aver ucciso la ragazzina, ma nel a febbraio del 1979, dopo che sua moglie fu persuasa a testimoniare contro di lui, confessò di aver ucciso la bimba. Inizialmente fu condannato alla di morte, ma più tardi la sentenza fu tramutata in quindici anni di prigione. In seguito, dopo varie proteste da parte della famiglia Zakotnova, venne riaperto il processo a carico del Kravchenko, che ripristinò la prima condanna. La pena di morte fu eseguita nel marzo del 1982. Kravenchko fu fucilato nel luglio del 1983, chiudendo il caso della prima vittima di Andrei Chikatilo. Trascorsero tre anni prima che Chikatilo colpisse ancora. Nel frattempo, Andrei fu licenziato per aver molestato degli studenti, ma la sua funzione di socio nel partito l'aiutò, in quanto gli venne offerto un altro lavoro in una fabbrica a Shakhty. In quel periodo, era sempre in viaggio sia in auto, che in treno, e questo lo aiutò molto nel cercare e uccidere le sue vittime. Chikatilo aveva bisogno di tempo per formarsi e gradualmente passare da i rare, sporadiche uccisioni, a gli omicidi sempre più frenetici e folli degli anni a venire. La sua seconda vittima fu una 17enne di nome Larisa Tkachenko. La ragazza quel giorno marinò la scuola, Chikatilo la convinse ad andare con lui nei boschi a fare l’amore. Lei fece il grave errore di ridere della sua impotenza nell’atto sessuale, così Chikatilo la strangolò, mordendole dopo la morte, la gola, le braccia e i seni, ingoiando uno dei suoi capezzoli, dopodiché spinse un bastone nella vagina. Non ci furono, anche in quel caso, nessuna evidenza e nessun sospetto nei suoi confronti. Chikatilo fece la sua terza vittima, il 12 giugno del 1982. Lyuba Biryuk di dodici anni, la bambina, fu adescata dal villaggio di Zaplavskaya nei boschi, per ucciderla le diede almeno quaranta coltellate, le sue ferite includevano mutilazioni degli occhi, che poi diventarono il suo biglietto da visita. Oltre un anno passò prima che il cadavere della ragazza venisse trovato nel luglio del 1983. Nel frattempo, Chikatilo fece altre tre vittime prima della fine dell’anno, incluso la sua prima vittima maschile, Oleg Podzhidaev, di nove anni. Il cadavere di Oleg non fu mai trovato, però sappiamo dalla confessione di Chikatilo che il bimbo fu castrato del suo organo. I suoi genitali furono portati via dal posto dell’omicidio, e questo diventò un’altra firma dei suoi delitti. Il fuggevole Shelter Belt Killer, così chiamato per la frequenza delle vittime che furono trovate squartate qua e là per i boschi, sulle linee ferroviarie, ecc. Cominciò a uccidere più freneticamente nel 1984, con quindici vittime trucidate fra gennaio e settembre. Mentre questi massacri erano in progressione, il 22 Febbraio del 1984, Chikatilo fu accusato di aver rubato un rotolo di tela cerata da luogo di lavoro. Sette mesi dopo, con quel caso ancora in sospeso, fu arrestato per comportamento indecente in pubblico, dopo che la polizia lo vide molestare alcune donne alla stazione dell’autobus a Rostov. Per quell’accusa fu imprigionato per quindici giorni, ma restò in prigione per tre mesi, mentre gli investigatori lo interrogarono incessantemente al riguardo degli omicidi di Shelter Belt. Siccome il suo tipo di sangue (A) non corrispondeva a quello dello sperma trovato sui cadaveri, non fu più sospettato, ma a dicembre del 1984, Chikatilo venne finalmente condannato per aver rubato la tela cerata. Fu condannato a un anno di galera, ma un giudice, che lo aveva preso in simpatia, gli diede un poco di credito, quindi Chikatilo fu liberato immediatamente. Il macabro gioco continuò, cadaveri apparivano in tutta Rostov e dintorni, altre vittime furono ritrovate persino a Tashkent. In quel periodo Chikatilo arrivò al culmine della sua follia. A un certo punto, un gruppo di uomini, tutti ritardati mentali, confessarono di aver commesso quegli omicidi e gli investigatori presero in considerazione queste testimonianze così contraddittorie, facendo guadagnare tempo a Chikatilo. Quando Andrei Chikatilo fu nuovamente arrestato, a Novocherassk, il 20 novembre del 1990, a sua volta finalmente confessò i suoi orribili crimini nei minimi dettagli, elencando un totale di cinquantadue vittime, portando la polizia nei luoghi degli omicidi dove ricostruì le scene dei crimini commessi con l’aiuto di manichini. Chikatilo ebbe, subito dopo questo periodo, un cambiamento di comportamento, passando da una freddezza calcolata, a una evidente follia mistica. Quando il processo per gli orribili omicidi commessi, fu aperto nel 1992, negò con forza le sue responsabilità ma le confessioni precedentemente registrate, gli impedirono di ritrattare. Fu condannato a morte dalla giuria, e venne giustiziato nella prigione di Mosca il 16 febbraio del 1994.


user posted image
Evilenko, [XviD - Ita Eng Ac3 - Sub Ita] by max74

user posted image
Dossier Evilenko - Intervista a D.Grieco, [Xvid - Ita Mp3] by LaMorte
Cikatilo - Il Mostro di Rostov, [Ita Mp3] by Antone

user posted image
David Grieco - Serial Killer, [Pdf Epub Odt Mobi Txt - Ita] by sigolla

user posted image


 
Albert Fish è sicuramente stato uno dei peggiori Serial Killer nella storia del crimine. Cannibale, sadomasochista, pedofilo, pervertito sessuale, per lui non esistevano limiti. Conosciuto come il “Vampiro di Brooklyn” adescava bambini a New York durante il periodo della Depressione. Anziano ma ancora fisicamente in forma, Fish stravolse i racconti della Bibbia estrapolando le storie di dolore, punizione, espiazione e sofferenza alla lettera, sopprimendo le sue vittime con la violenza e il sacrificio. Come penitenza per i peccati commessi, si inflisse torture d’ogni genere utilizzando un gatto a nove code e un asse ricoperto di borchie. Ma approfondiamo meglio la sua vita. Albert Fish nacque a Washington, da Randall Fish (1795-1875) di Kennebec, Maine, e da sua moglie Ellen (1838-?), irlandese. Disse di essere stato chiamato dopo molto tempo dopo sua nascita Hamilton Fish. Suo padre, Randall Fish, era 43 anni più vecchio della madre. Fish era il più giovane dei figli e aveva tre fratelli viventi: Walter, Annie, e Edwin Fish. Desiderò essere chiamato "Albert" dopo la morte di uno di questi, e per sfuggire al soprannome 'Ham and Eggs' (pancetta e uova) che gli fu dato in un orfanotrofio nel quale passò molti anni della sua triste infanzia. Il padre, Randall Fish, era capitano di battelli fluviali, ma nel 1870 svolse la professione di fabbricante di fertilizzanti. L’uomo morì per un attacco di cuore nel 1875 a Washington. Sua madre, incapace di prendersi cura di Hamilton (Albert), lo mise in un orfanotrofio, dove fu frequentemente frustato e bastonato, scoprendo infine che provava piacere nel dolore fisico. Le percosse gli avrebbero spesso procurato erezioni, cosa per la quale gli altri orfani lo prendevano in giro. Nel 1879, sua madre ottenne un impiego pubblico e fu in grado di prendersi nuovamente cura di lui. Nel 1882, all'età di dodici anni, iniziò una relazione omosessuale, con un garzone telegrafista. In gioventù Fish iniziò a praticare la coprofagia (ingestione di feci e urine). Cominciò a frequentare bagni pubblici dove poteva guardare ragazzi svestiti, trascorrendovi fino a intere giornate nel fine settimana. Nel 1890, si trasferì a New York City e diventò un gigolo ("prostituta maschio" come lui stesso amava definirsi). Disse anche di aver iniziato a violentare ragazzi, un crimine che continuò a commettere anche quando sua madre gli combinò un matrimonio. Nel 1898 sposò una donna di nove anni più giovane. Ebbero sei bambini: Albert, Anna, Gertrude, Eugene, John, ed Henry Fish. Fu arrestato per appropriazione indebita e condannato all'incarcerazione a Sing Sing nel 1903. Mentre era in prigione ebbe frequenti rapporti sessuali con altri detenuti. Nel gennaio del 1917 sua moglie lo lasciò per John Straube, un tuttofare pensionante dalla famiglia. Come conseguenza di questa umiliazione, Fish cominciò a sentire delle voci; una volta si rinvolse in un tappeto, spiegando che stava seguendo le istruzioni di San Giovanni. Riferì di aver vagabondato, nel 1898, da un capo all'altro degli Stati Uniti, lavorando come imbianchino. È in questo periodo che, a quanto disse, molestò più di 100 bambini, la maggior parte sotto i sei anni. Più tardi raccontò di un episodio singolare: un suo amante lo portò in un museo di statue di cera, dove lui rimase affascinato da un plastico raffigurante una sezione longitudinale di un pene; poco tempo dopo, sviluppò un morboso interesse per la castrazione. Durante una relazione con un uomo mentalmente ritardato, tentò di evirarlo dopo averlo legato, ma l'uomo fuggì spaventato. Fish allora intensificò le sue visite ai bordelli dove poteva ottenere di essere frustato e bastonato. Albert Fish commise il suo primo crimine su Thomas Bedden (1886-1910), a Wilmington, Delaware nel 1910. La prima aggressione, invece, fu l'accoltellamento di un ragazzo mentalmente ritardato intorno al 1919 a Georgetown, Virginia. L'11 Luglio del 1924 incontrò Beatrice Kiell, quattro anni, che giocava da sola nella fattoria dei suoi genitori a Staten Island. Fish gli offrì delle monete per andare ad aiutarlo a cercare piante di rabarbaro nei campi vicini. La bambina stava per lasciare la fattoria quando sua madre scacciò via l’uomo. Lui se ne andò, ma ritornò più tardi al granaio dei Kiell dove provò a passare la notte prima di essere scoperto e scacciato da Hans Kiel. Nel 1925, raggiunti i 55 anni, Fish comincia il suo cammino verso la follia più pura. Diventa estremamente masochista (si infila aghi nello scroto, incendia pezzi di cotone e se li infila nell'ano, si fa frustare e sculacciare a sangue dalle prostitute e persino dai propri figli). Comincia anche ad avere allucinazioni a sfondo mistico. Angeli e Santi compaiono davanti agli occhi di Fish, Cristo in persona lo incita a purificare i peccati del mondo tramite la punizione fisica e il sacrificio umano. L’uomo comincia anche a crearsi mentalmente un’idea malata della Bibbia, fino a convincersi che in essa compaiano citazioni del tipo: “Felice è colui che rapisce i bambini e spacca loro le teste con delle pietre.” Alla fine è Dio stesso a comparirgli in sogno e a ordinargli di torturare e castrare tutti i bambini che può. Prima di cominciare la storia di Albert Fish come serial killer, è interessante notare come la follia e i problemi mentali siano stati quasi una costante nella sua famiglia. Lo zio paterno di soffriva di una psicosi caratterizzata da allucinazioni di carattere religioso. Morì in ospedale, così come uno dei suoi tanti fratelli. Un' altra zia paterna venne rinchiusa in manicomio e schedata come “totalmente matta”. Il fratello più grande era affetto da alcolismo cronico, mentre quello minore era frenastenico e morì di idrocefalia. Una sua sorella venne internata in ospedale psichiatrico per una "non ben definita malattia mentale" e la madre soffriva periodicamente di allucinazioni visive e uditive. Ma veniamo agli omicidi. Edward Budd è un 18enne intraprendente, forte e ansioso di lavorare. Eddie vive però in una famiglia molto povera: madre, padre e cinque figli, intrappolati in una lurida baracca di periferia. Desideroso di poter evadere dalla terribile situazione in cui vive, il 25 Maggio 1928 fa pubblicare un annuncio sull'edizione domenicale del New York World che così recita: “Giovane 18enne, cerca lavoro nel paese. Edward Budd, 406 West 15th Street.” È un annuncio scarno, privo di effetto e difficilmente richiamerà l’attenzione di qualcuno. Eppure il lunedì seguente, 28 Maggio 1928, Delia, la madre di Edward, apre la porta a un anziano visitatore. L'uomo si presenta come Frank Howard, un coltivatore di Farmingdale, nel Long Island. E' venuto per un colloquio di lavoro. Mentre i due aspettano l'arrivo del ragazzo, Delia ha l'opportunità di studiarlo. Dal suo volto traspare gentilezza, i capelli sono ordinati e grigi, così come i grandi baffi. Sembra proprio la persona ideale al quale affidare i propri figli. Frank Howard nel frattempo le racconta la propria vita: è stato decoratore di interni per molti anni e, arrivato alla pensione, si è comprato una fattoria. Ha sei figli, tutti cresciuti da lui, poiché la moglie lo ha abbandonato 10 anni prima. Purtroppo un paio dei braccianti sono ormai anziani e Frank ha bisogno di rincalzi. Per questo, dopo aver letto l'annuncio di Edward, si è presentato. Proprio in quel momento entrano in casa Eddie e un suo amico, Willie. Frank Howard rivolge qualche domanda ai due, misura la loro forza e alla fine propone a entrambi 15$ a settimana. E' una paga grandiosa e i due giovani accettano senza pensarci sopra due volte. Il 3 Giugno 1928, alle 11 di mattina, Frank Howard si ripresenta a casa Budd, per prendere con sé i due nuovi operai. Ha portato in regalo fragole e una forma di formaggio cremoso appena fatto, così Delia per ricambiare il favore propone al gentile ospite di fermarsi a pranzo con loro. Mentre Frank Howard e il padre di Edward parlano amichevolmente a tavola, si apre una porta e compare davanti ai loro occhi una bella bambina di 10 anni che canticchia una canzone. Si chiama Gracie, ha i capelli e gli occhi castani molto scuri, contrapposti a una pelle chiara e a delle labbra rosa pallido. Frank Howard è colpito da questa bambina e non lo nasconde affatto. Le fa molti complimenti e le regala qualche soldo per comprare dolciumi, quindi la invita con lui alla festa di compleanno della sua nipotina. Delia Budd è abbastanza perplessa, ma l'anziano e gentile ospite riesce comunque a convincerla: la festa si tiene in un appartamento della 137esima strada, e l'uomo promette che Gracie sarà di nuovo a casa per le 21. Da brava madre Delia aiuta Gracie a indossare il cappotto buono, la accompagna alla porta e la segue con lo sguardo mentre si allontana lungo la strada con il gentile Frank Howard. Non li vedrà mai più. Quella sarà una notte insonne per la famiglia Budd: nessuna notizia di Howard, nessun segno della piccola Gracie. La mattina seguente Edward viene mandato alla stazione di polizia per denunciare la scomparsa. Non ci mette molto la polizia ad accertare che tutto ciò che aveva raccontato l'uomo era falso: non esiste nessun appartamento, non esiste nessuna fattoria, non esiste nessun Frank Howard. Il 7 Giugno vengono diffusi in tutta New York ben 1000 volantini con la foto della bambina e una descrizione sommaria dell'uomo che l'ha portata via. Più di 20 detective vengono assegnati al caso, ma nessuna segnalazione utile arriva tra le loro mani, solo una serie infinita di falsi allarmi. Gli unici indizi sono la grafia dell'uomo, indice di una istruzione abbastanza elevata, e l'indirizzo del negozio in cui è stato comprato il formaggio, un baracchino a East Harlem. La polizia di New York ricorda un caso simile, risalente a un anno prima. È l'11 Febbraio 1927, un bambino di quattro anni, Billy Gaffney, e un suo amico di tre anni, stanno giocando nel cortile davanti casa. Li controlla attentamente un ragazzino di dodici anni, ma è presto costretto ad assentarsi, richiamato dal pianto della sorella neonata. Al suo ritorno il ragazzo non li trova più, perciò corre ad avvertire il padre. Dopo una disperata ricerca, uno dei due viene ritrovato sul tetto, ma non c'è traccia di Billy Gaffney. Gli investigatori cominciano a cercarlo in lungo e in largo per i quartieri limitrofi. Viene dragato un fiumiciattolo e delle squadre di ricerca perquisiscono alcuni cantieri edili. Non si trova in nessuno di questi posti. Il piccolo testimone parla di un vecchio molto snello, con capelli e baffi grigi. La polizia ne prende atto, ma non pensa a correlare questa descrizione a un avvenimento accaduto qualche anno prima. È una mattina del 1924, di Luglio per la precisione. Francis McDonnell, 8 anni, sta giocando sul portico di fronte a casa, vicino ai boschi di Charlton, a Staten Island. La madre gli è seduta vicino, allatta una neonata, quando nota un vecchio vagabondo, sporco e malridotto, che passeggia gesticolando e borbottando con se stesso. Quel pomeriggio lo stesso uomo avvicina Francis mentre gioca a palla con quattro amici e lo porta via. Nessuno nota la scomparsa del bambino fino a sera, quando Francis non si presenta a cena. Suo padre, un poliziotto, organizza immediatamente una ricerca nei boschi limitrofi e in poche ore il ragazzino viene ritrovato. Francis è sdraiato sotto dei rami, con i vestiti strappati, strangolato con le proprie bretelle e preso a bastonate. L'aggressione è stata talmente violenta che le autorità escludono sia stato il vecchio vagabondo avvistato da più persone. Forse aveva un complice. Nonostante gli sforzi massicci della polizia e della comunità, nessuno riesce a rintracciare questo misterioso “uomo grigio”. Facciamo un salto avanti nel tempo, è il Novembre del 1934, il caso Budd è ancora aperto, ma nessuno si aspetta che venga mai risolto. Non la pensa così William F. King, l'unico investigatore a cui il caso è ancora assegnato. Il 2 Novembre 1934, il detective prova una mossa estrema e fa pubblicare a un amico giornalista, Walter Winchell, un articoletto che recita: “Il mistero del rapimento di Gracie Budd, otto anni, risalente a sei anni fa, sta per essere risolto dagli investigatori.” Passano solo dieci giorni e Delia Budd riceve una lettera inquietante. Per sua fortuna, essendo analfabeta, la donna non riuscirà mai a interpretarla. La legge invece Edward Budd, che corre immediatamente alla polizia. Lo scritto recita così:

“Cara signora Budd, nel 1894 un mio amico navigò come marinaio sullo Streamer Tacoma, del Capt. John Davis. Navigarono da San Francisco a Hong Kong. All'arrivo scese con altri due e andarono a ubriacarsi. Al loro ritorno la barca era partita. Era un periodo di carestia per la Cina. Qualsiasi tipo di carne costava da 1 a 3 dollari per libbra. La sofferenza era così grande che i più poveri misero in vendita i propri figli sotto i dodici anni per non morire di fame. I ragazzi di quattordici anni non erano per niente al sicuro da soli in mezzo alla strada. Sarebbe potuto andare in un qualsiasi negozio e richiedere una fetta di carne. Gli avrebbero mostrato il corpo di un ragazzo o una ragazza nudi chiedendogli quale parte volesse. Quella posteriore, che è quella più dolce del corpo, veniva venduta a caro prezzo come le costolette. John, avendo passato tanto tempo da quelle parti, ha imparato ad apprezzare la carne umana. Tornato a New York rapì due ragazzini di 7 e 11 anni, li spogliò e li chiuse in un armadio. Durante il giorno li torturava e li sculacciava a lungo in modo da renderne la carne più tenera. Per primo uccise il ragazzo di 11 anni perché aveva il sedere più grasso e carnoso. Tutto di lui fu cucinato e mangiato, eccetto testa ossa e intestini. Il bimbo più piccolo ha fatto una fine molto simile. In quel periodo io ero un vicino di John. Mi parlò così spesso di come fosse buona la carne umana che decisi che dovevo assolutamente assaggiarla. Domenica 3 Giugno 1928, ero a pranzo da Lei. Gracie si sedette nel mio grembo e mi schioccò un bacio. In quel momento capii che dovevo assolutamente mangiarla. Utilizzai la scusa di doverla portare a una festa e lei acconsentì. Invece io l'ho portata in una casa vuota a Westchester, scelta in precedenza. La lasciai a raccogliere fiori ed entrai a strapparmi via tutti i vestiti. Non avevo nessuna intenzione di macchiarli con il sangue della bambina. Quando tutto era pronto, andai alla finestra e la chiamai. Poi mi nascosi in un armadio. Quando lei mi vide del tutto nudo cominciò a piangere e provò a scappare di corsa sulle scale. Io l'afferrai e lei mi minacciò che avrebbe detto tutto alla sua mamma. Per prima cosa l'ho denudata, mentre lei mi calciava, mi mordeva e mi graffiava. L’ho strangolata a morte e l’ho tagliata a piccoli pezzi in modo da portarla comodamente a casa mia. L'ho cucinata e mangiata. Come era dolce e morbido il suo sederino che ho arrostito al forno! Mi ci sono voluti nove giorni per mangiarla interamente. Non si preoccupi, non l'ho violentata. È morta vergine come volevo che avvenisse.”

Nessuno ci vuole credere, quella lettera è troppo folle, troppo spaventosa… eppure, purtroppo, le indicazioni fornite sono abbastanza complete e inoltre la scrittura è la stessa che compare su quelle che Frank Howard aveva mandato famiglia Budd sei anni prima. Per fortuna il pazzo omicida ha compiuto un grave errore: la busta porta con sé un importante indizio, un piccolo emblema esagonale, con le iniziali: N.Y.P.C.B.A. Esse stanno per “New York Private Chauffeur's Benevolent Association”. Gli investigatori decidono così di sottoporre tutti i membri di questa associazione a una prova di scrittura, ma nessuno pare essere il colpevole. Quando le indagini stanno nuovamente per cadere nel vuoto, un giovane custode confessa di aver rubato di nascosto un paio di fogli e buste e di averli dimenticati in una vecchia casa, al 200 East della 52nd Street. La padrona dell’edificio viene prontamente interrogata e non ha dubbi a riconoscere nella descrizione di Frank Howard un anziano signore che ha soggiornato lì negli ultimi tre mesi. Si faceva chiamare Albert H. Fish e ha lasciato l'appartamento da appena due giorni. L'uomo attendeva una lettera ma si era dovuto allontanare all'improvviso, quasi come spaventato da qualcosa. Ancora una volta il serial killer era sfuggito alla giustizia, ma per lui il tempo stava scadendo. Il 13 Dicembre 1934 la donna chiama il Detective King perché ci sono novità importanti: Albert Fish è tornato nell’appartamento alla ricerca della famosa lettera che aspettava. Quando la polizia fa irruzione nella casa lo trova comodamente seduto a bere una tazza di tè. All’improvviso l’uomo estrae una lama di rasoio dalla propria tasca, sperando di intimidire le forze dell'ordine. King, infuriato, lo afferra saldamente, gli torce la mano ed esclama trionfante: “Finalmente ti ho preso!” Le sue ultime parole: "Ho iniziato a cibarmi di carne umana e ad apprezzarne il sapore molti anni fa, durante la carestia in Cina". Poco prima della sua esecuzione il killer disse: "Quanto saranno eccitanti le scosse elettriche" e "La suprema scossa è l'unica cosa che non ho ancora provato"; aiutando il boia a fissare gli elettrodi alla sua gamba.

“Ciò che io faccio è giusto, altrimenti Dio avrebbe mandato un angelo a fermare la mia mano, come fece a suo tempo con il profeta Abramo.” (Albert Hamilton Fish)


user posted image


 
Andrew Philip Cunanan nasce a Rancho Bernardo, grande quartiere di San Diego, in California, il 31 Agosto 1969. Era il più giovane di quattro figli e possedeva qualità tali da far sperare in un futuro di successi: una solida cultura, una memoria strepitosa, un aspetto attraente e un fascino naturale. Serial Killer o folle omicida? Benché non abbia avuto accesso ad alcun materiale psichiatrico sul caso, appare evidente che Andrew Philip Cunanan rientra certamente nella definizione di Serial Killer. Ma quale è la differenza? Un killer seriale è uno che uccide 3 persone o di più in eventi separati; c’è un periodo di calma fra i diversi episodi. Il periodo "refrattario", in questo caso, vuol dire che l’assassino non è in uno stato continuo di rabbia. Cunanan è accusato di aver ucciso diverse persone, ma in diversi periodi di tempo. La sequenza delle scoperte dei cadaveri, ci suggerisce che lui abbia avuto un periodo di quiete fra questi delitti. Un folle omicida è uno che uccide in 2 o più persone ma in generale senza selezionarle, e con nessun periodo di calma tra di loro. Cunanan oltre lo stilista Gianni Versace, assassinato il 15 di Luglio 1997 con un’esecuzione fredda e decisa in pieno giorno e davanti alla porta della sua residenza a Miami, con due colpi di pistola al capo è anche accusato di aver ucciso 2 persone nella zona di Minneapolis; un’altra vittima è stata trovata 4-5 giorni dopo a Chicago; e una quarta vittima 5 giorni dopo nel New Jersey. Un assassino di massa è uno che uccide tante persone in una zona circoscritta, in un periodo di tempo che varia dai minuti alle poche ore. E' generalmente descritto come un malato mentale e di solito se la prende con gente che non ha niente a che fare con i suoi problemi immaginari. Un esempio può essere Charles Whitman, che nel 1966 si barricò in una torre nel campo dell’Università del Texas ad Austin. Uccise 16 persone e ferì altre 30 nell’arco di 90 minuti prima che lui stesso fosse ucciso da un poliziotto che irruppe nella torre. Un Serial Killer premedita i suoi movimenti; la fantasia ha un ruolo molto significativo. E’ uno che domina gli eventi che portano all’omicidio. Lui progetta i suoi attacchi e seleziona le sue vittime con cautela. Il periodo di calma può durare giorni, settimane, o anche mesi. Questa infatti, è la primaria caratteristica che distingue i Serial Killer da altri assassini multipli. Se i resoconti dei media sono accurati, Cunanan mostra anche delle caratteristiche anti-sociali. Cioè, non si preoccupa dei sentimenti degli altri, piuttosto pensa a se stesso e alle sue necessità. Tutti gli altri sono semplicemente oggetti, "cose" da essere usate e gettate via. Questa caratteristica è esemplificata dal suo modus operandi basato su almeno due fattori attribuiti al comportamento tenuto subito dopo due dei suoi crimini sui luoghi degli incidenti. Primo: dopo l’omicidio di Lee Miglin, un agente immobiliare di Chicago (trovato deceduto Domenica, 4 Maggio, 1997), l’assassino accoltellò ferocemente e ripetutamente la sua vittima, poi gli tagliò la gola. Dopo di che, si dice che, con calma si mise a mangiare e poi radersi la barba in casa della vittima stessa. Secondo: Dopo l’omicidio di William Reese, il guardiano del cimitero di Pennsville, nel New Jersey (trovato venerdì, 9 Maggio 1997), apparentemente l’assassino fu notato in un ristorante vicino alla zona del crimine. Quando fu visto, non scappò immediatamente, ma pagò il suo conto e lasciò tranquillamente il locale. Questo atteggiamento conferma la teoria che l’assassino non viene preso dal panico. Al contrario, più tempo lui rimane latitante e più acquista fiducia in se stesso. L'errore fatale che commettono gli omicidi seriali sembra proprio questo, il graduale abbandono delle procedure di autodifesa. Il 25 Luglio 1997 Fernando Carriera, 72enne custode di una grande barca, appartenuta a Torsten Reinick porno-imprenditore a Las Vegas, attraccata al porto ad appena due isolati dalla casa di Versace, entrando nel vascello si rende conto di un’intrusione. Si precipita all’esterno per chiamare la polizia e nel contempo sente un singolo sparo. In breve le forze dell’ordine circondano tutta l’area; dopo 5 ore passate ad aspettare (Che cosa? Si chiedono in molti), alcuni agenti sparano all’interno dell’imbarcazione dei gas lacrimogeni, ma nessuno ne esce. Alle 21,00 gli Swat entrano in azione. Dentro trovano Cunanan, morto, disteso supino con addosso solo i boxer. Si era sparato in bocca con la fidata calibro 40. Finita la storia, Cunanan entra nella leggenda dei Serial Killer: obiettivo raggiunto. La morte di Andrew Philip Cunanan, nonostante i tentativi di far chiarezza, rimane, per ora, avvolta nel mistero.



user posted image


 
La famiglia Panzram emigrò dalla Prussia (regione storica della Germania settentrionale) al Minnesota in cerca di fortuna. Qui, nonostante le difficoltà economiche, i Panzram ebbero sette figli, una femmina e sei maschi, tra cui Carl, che nacque il 28 giugno del 1891.
A fatica i Panzram riuscirono ad acquistare un piccolo podere, dove poterono dedicarsi alla coltivazione della terra, tranne Carl, che aveva invece la propensione per il furto. Per punirlo delle sue malefatte, i suoi fratelli spesso lo picchiavano e lo chiudevano a chiave nella sua stanza senza dargli nemmeno da mangiare.
Il capofamiglia spendeva quasi tutto il denaro in alcool e prostitute, finché un giorno non fece più ritorno a casa sparendo nel nulla. Ciò fece precipitare la situazione, costringendo la famiglia a vendere il terreno.
I continui furti del piccolo Carl lo portarono al suo primo arresto all'età di soli undici anni; in riformatorio la rabbia e la frustrazione del ragazzo si trasformarono in violenza nei confronti degli altri giovani detenuti, tanto e vero che fu messo in isolamento.
Dopo tre anni fu rilasciato e la madre Lizze, sperando che quel ragazzo fosse almeno in parte cambiato, iscrisse Carl nella scuola di Warren. Il rapporto con l'insegnante fu però burrascoso, soprattutto perché questa lo malmenò diverse volte davanti ai compagni di classe, così alla fine Carl decise di lasciare il Minnesota e la famiglia senza una destinazione precisa.
A quindici anni si ritrovò a vagare nel Montana, tra vagabondi, ladri, prostitute e truffatori di ogni genere. L'elemosina diventò l'unico modo per sopravvivere.
Una sera venne raggirato da quattro uomini che, con la promessa di dargli dei vestiti nuovi, lo portarono in un luogo isolato e lo violentarono tutta la notte.
Per tre anni Panzram visse tra furti e violenze, fino quando si arruolò nell'esercito, dove però la sua indole non cambiò: dopo circa un anno venne sorpreso mentre stava rubando dei soldi nell'ufficio del Comandante, perciò venne condannato e rinchiuso nel carcere militare di New York, dove diede alle fiamme l'officina del penitenziario.
Il periodo di detenzione finirà solo nel 1912, rimettendo in libertà un uomo rabbioso, che sfogherà tutta la sua collera sulle sue future vittime.
Carl si stabilì per un po' di tempo nella città di New Haven, nel Connecticut. Lì, una notte, penetrò in una villa dove poté rubare molti oggetti di valore. Con il ricavato, si comprò uno yacht: la barca fu registrata con il nome di John O'Leary.
Navigando con la sua imbarcazione, Carl attirò diversi marinai con la scusa che era in cerca d'aiutanti per i suoi commerci e con la promessa di lauti guadagni. Una volta saliti a bordo, li faceva ubriacare, poi li torturava e li violentava, infine ne sezionava i corpi e li gettava in mare.
Il suo perverso piacere durò poco, perché un uragano distrusse il suo natante.
Nel 1921, Panzram si fece assumere come operaio da una compagnia petrolifera che operava in Africa.
Sbarcato nella città di Luanda, conobbe una sera un ragazzo di undici anni, a cui offrì dei soldi in cambio di compagnia. Quando i due si appartarono, il giovane si rifiutò di acconsentire alle richieste di spogliarsi, perciò Carl, furibondo, lo violentò e, con forza inaudita, gli fracassò la testa contro una roccia. Tempo dopo Panzram dirà a proposito: "Il suo cervello fuoriusciva dalle orecchie, ed io me ne stavo lì a guardare compiaciuto".
Naturalmente non tornò più sul posto di lavoro, ma si spostò invece in un villaggio di pescatori dove, spacciandosi per un cacciatore di coccodrilli, trovò degli indigeni che si offrirono di aiutarlo in cambio di una bella percentuale sui profitti ottenuti.
Portò con se sei uomini, tra cui due ragazzi, che, durante la battuta di caccia, uccise tutti a sangue freddo con dei colpi di pistola. Fatti a pezzi i corpi con un machete, mise i resti a bordo di una canoa e li diede in pasto ai coccodrilli, gustandosi tutta quell'orribile scena.
Alcune volte si recava in piccoli villaggi, alla ricerca di ragazze minorenni. Pagava la loro compagnia per una giornata e poi si divertiva sodomizzarle e umiliarle in tutti i modi, prima di riportarle terrorizzate a casa dai genitori, con i quali, approfittando dell'ignoranza di quelle genti, si lamentava che le ragazze non avevano fatto bene la propria parte.
Dopo circa un anno, Panzram fece ritorno negli Stati Uniti, precisamente a Salem, nel Massachusetts, la città delle streghe.
Lì, nell'estate del 1922, incontrò un ragazzo di undici anni di nome Henry McMahon: lo fermò mentre stava rientrando a casa e gli diede dei soldi in cambio di un lavoretto. Lo fece quindi salire nella sua automobile e con questa si diressero verso un luogo isolato, dove Carl violentò ripetutamente il ragazzino. In seguito, lo uccise sbattendogli la testa contro un muro, gli aprì la bocca e ci infilò della carta. Il corpo fu ritrovato dopo tre giorni dalla polizia, in stato di decomposizione.
Dalle indagini risultò che un uomo era stato visto in compagnia del ragazzo nel pomeriggio della scomparsa, ma i testimoni diedero una descrizione insufficiente e la polizia non riuscì ad andare avanti con il caso.
Nel giugno del 1923, Panzram si trova nuovamente nel Connecticut per cercare una barca da prendere in "prestito". Una volta trovata, navigò sul fiume Hudson per poi attraccare a Kingston, dove passò una serata in un locale della città offrendo da bere, fino a quando conobbe finalmente un potenziale compratore interessato alla "sua" imbarcazione. Una volta a bordo, gli sparò alla testa, uccidendolo. Quindi, con un ascia, tagliò a pezzi il cadavere e li gettò nel fiume.
La polizia mise in allarme tutte le città che si affacciavano sul fiume, avvisando i cittadini che in circolazione c'era un Killer spietato, definito come "Il Predatore del fiume Hudson".
Il 9 agosto del 1923, a New Haven, un ragazzo di quattordici anni di nome Alexander Luztock stava chiedendo l'elemosina, quando gli si avvicinò l'assassino che gli diede qualche centesimo; dalla tasca uscì però anche un lungo coltello, con il quale Carl obbligò il ragazzo a seguirlo. Lo portò in una zona deserta, dove lo violentò e lo torturò con il coltello, infliggendogli delle ferite profonde, e dove lo uccise, strangolandolo con una cinghia. Due giorni dopo, un passante trovò dietro ad un cespuglio il corpo del ragazzo, dilaniato dagli animali.
La notte del 26 agosto 1923, il Killer s'introdusse in un magazzino sorvegliato da un guardiano, si nascose dietro ad una colonna con in mano un'ascia con l'intento di decapitarlo. Il vigilante sentì però dei rumori e cominciò ad avvicinarsi piano piano verso la loro fonte, fino a quando la lama di un'ascia gli passò davanti al viso, ferendolo di striscio. Sopravissuto e pronto di riflessi, il vigilante ingaggiò una violenta colluttazione, al termine della quale Carl fu immobilizzato ed arrestato.
In carcere, Panzram confessò ventuno omicidi e decine di violenze ai danni di ragazzini, aggiungendo con disprezzo che non c'era nessun movente: l'aveva fatto solamente perché la cosa gli piaceva.
Durante la detenzione, tentò la fuga, ma mentre stava scavalcando un muro cadde e si ruppe entrambe le caviglie, così fu rinchiuso in isolamento.
Fu poi ricoverato nell'ospedale psichiatrico, dove fu messo sotto stretta sorveglianza. Tutte le misure cautelari nei suoi confronti non gli impedirono di consumare un altro delitto: la vittima fu un infermiere, preso alla sprovvista e massacrato con molteplici coltellate al torace.
Ritenuto un pazzo sadico, l'assassino fu rinchiuso nella prigione di massima sicurezza a Washington. Rimasto rinchiuso per cinque anni in attesa della sentenza definitiva, sembrò essersi placato, tanto che gli fu assegnato un lavoro nella lavanderia del penitenziario.
Il 20 giugno del 1929, il responsabile della lavanderia Robert Warnke gli assegnò un compito da svolgere, ma Panzram, senza dire nulla, afferrò invece una sbarra di ferro e lo colpì alla testa ripetutamente, tanto da renderlo irriconoscibile e imbrattando tutta la stanza di sangue.
Dopo questo episodio, il processo fu anticipato e, appena il giudice ebbe emesso la sentenza che lo condannava a morte, Panzram si alzò e disse: "Signor giudice vorrei ringraziarla per questa condanna, ma vorrei avere anche un minuto di libertà, per mettere le mie mani intorno al vostro collo in modo che non possiate più sedere in nessuna aula per giudicare il prossimo". Poi aggiunse: "Non credo nell'uomo, in Dio e nel Diavolo, odio la razza umana e maledico tutti. Ho ucciso i deboli, gli innocenti, questa vita l'ho imparata dagli altri. Non ho nessun desiderio di cambiare, l'unico mio desiderio e di cambiare le persone e per cambiarle bisogna ucciderle. Il mio motto è: rubare, stuprare e uccidere. Ho sodomizzato spesso gli uomini, non perché ero un omosessuale, ma perché volevo dominarli, umiliarli e torturarli".
Ci fu comunque qualcuno che si oppose alla pena capitale, ma Carl con astio disse loro queste testuali parole: "Vorrei che voi tutti aveste un solo collo e che io vi avessi sopra le mani".
Il 5 settembre del 1930, con aria sprezzante e senza un minimo di rimorso e paura, mentre il boia gli stava infilando il cappio al collo, Panzram pronunciò queste parole: "Sbrigati bifolco, riuscirei a impiccare una dozzina di persone mentre te ne stai a perdere tempo".
Panzram si può considerare a tutti gli effetti un soggetto che fin dall'infanzia ha avuto nel sangue un odio sconsiderato verso il prossimo, un disprezzo che va aldilà di ogni razionale ragione, un uomo che fino all'ultimo respiro lasciò tutti sconcertati.


user posted image
Killer - Diario di un Assassino [SatRip DivX - Ita Mp3] by Antone


user posted image


 
Charles Manson, nato il 14 Novembre del 1934 a Cincinnati (Ohio), è un personaggio famoso per essere stato il mandante di alcuni dei più efferati omicidi che hanno scosso l'America e il mondo intero dalla seconda metà del 1900. Ha avuto vari soprannomi, tra cui "Mr Satan" o "Satan Manson" e la sua espressione "diabolica", nonché la sua crudeltà, lo hanno reso un simbolo del male personificato. Nonostante venga identificato come un "Serial Killer", Manson, stando alle indagini effettuate dalle forze dell'ordine, non ha mai ammazzato nessuno e si è limitato solamente ad impartire ordini criminali a terze persone. Sua madre, Katleen Maddox, proveniente da una famiglia religiosa e molto rigida, non amava lo stile di vita ferreo impostole e scappò di casa a 16 anni. Per poter vivere, decise di darsi alla prostituzione e in uno dei suoi rapporti occasionali venne concepito Charles. Per lui sua madre sceglierà un cognome semplice e naturale: Manson [Man (uomo) + Son (figlio) = figlio dell’uomo]. Tuttavia, alcuni gli hanno dato il cognome appartenente alla madre, proprio per il fatto che Charles non ha mai conosciuto suo padre e che nessuno ne è a conoscenza. La madre inoltre aveva problemi con la legge a causa di furti e droga e il piccolo Charles venne affidato agli zii che vivevano nel West Virginia. Essi erano "fanatici" religiosi, molto duri e proibitivi nei confronti del nipote. Lo zio lo insultava e lo avviliva continuamente davanti a tutti, infatti Manson disse che il primo giorno di scuola suo zio lo obbligò a vestirsi da bambina, mettendolo in imbarazzo davanti ai suoi compagni. La madre, per potersi sbarazzare di lui, spesso lo picchiava e cercava di darlo in adozione. Tutte le angherie subite contribuirono all'alterazione della psiche Charles, il quale iniziò la sua vita da sbandato. A 12 anni scappò di casa e crebbe in mezzo alla strada. Nella fase adolescenziale inizia così la sua vita da criminale, dedicandosi ai furti d'auto e alle rapine di negozi ma nel giro di pochi mesi verrà arrestato e rinchiuso in una cella in Virginia. In carcere Charles, ancora ragazzo, dovette subire ulteriori violenze da detenuti più grandi di lui. Stanco dei continui abusi nei suoi confronti, Charles imparò a difendersi e la sua instabilità mentale crebbe sempre di più. La sua pena venne aggravata quando fracassò il cranio a un detenuto e ferì un altro con un oggetto contundente. Tuttavia venne scarcerato nel 1954, all'età di 20 anni. Manson, sebbene pazzo, era dotato di un'ottima astuzia e di un'abilità oratoria non indifferente. Riuscì in poche sedute di dibattito a plagiare, raggirare e convincere la commissione di meritare la libertà condizionata. La commissione infatti si lasciò convincere ed egli fu rilasciato. Effettivamente Charles sembrava veramente cambiato. Si sposò con una giovane ragazza, una cameriera di un fast food, e da lei nel 1955 ebbe un figlio: Charles Manson Jr. Purtroppo, fu un breve momento di pace e serenità. Mentre suo figlio era ancora neonato, Charles tirava a campare con lavoretti mal pagati e furti d’auto. La moglie, contraria alla vita criminale del marito, ottenne il divorzio e Charles, arrestato nuovamente, venne rinchiuso in una cella in California. Rilasciato, venne nuovamente arrestato pochissimo tempo dopo per furto. Ma ancora una volta Manson se la cavò, convincendo una sconosciuta a presentarsi in tribunale e spacciandola per la sua fidanzata incinta. Ottenne così una semplice condanna agli arresti domiciliari che Manson non rispetterà mai. Appena rilasciato, violentò due donne a distanza di pochi giorni e, riconosciuto e catturato, questa volta ricevette dieci anni di carcere nel penitenziario McNeil dello Stato di Washington, nel Nord-Ovest degli Stati Uniti. Charles venne rilasciato nel 1967, anno in cui il movimento Hippy era nella sua "fase d'oro" e ne divenne un rappresentante illustre. Egli divenne un fan dei Beatles, imparò a suonare la chitarra e iniziò a seguire le dottrine sataniste di Aleister Crowley. Charles voleva diventare un musicista famoso come i suoi idoli e nell’estate del 1968 tentò di realizzare il suo sogno musicale, recandosi in uno studio discografico di Los Angeles, coi soldi di Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys, che aveva conosciuto dopo che due ragazze della Family erano state caricate in auto dal musicista dopo un autostop, dato che aveva scritto dei brani e aveva intenzione di pubblicarli. Il suo sogno fallirà amaramente e l’ossessione di diventare un artista musicale lo turberà sempre. Un suo brano (Cease to Exist) fu rifatto, col nuovo titolo Never Learn Not to Love, che aveva alcuni versi e il bridge cambiati, dai Beach Boys che lo inserirono in 20/20 (1969), cosa che suscitò in Manson non poca rabbia nei confronti dell'ex amico. Nello stesso anno Manson raccolse intorno a sé un gruppo di giovani (sia ragazzi che ragazze) affascinati dal suo carisma, dalla sua chitarra e dalla sua capacità di parlare alla gente; presero il nome di "The Family" (la famiglia, o anche "The Manson Family", sebbene lui abbia sempre negato di aver dato egli stesso quel nome al gruppo). Riuscì a raccogliere un cospicuo numero di adepti (circa 50 persone); molti di loro erano ragazzi che avevano avuto una vita ardua, ovvero con problemi sociali, con difficoltà a inserirsi nel sistema e dall’immancabile passato difficile. Per loro lui fu un guru. Manson profetizzava il suo satanismo tutto particolare e i principi cardine del suo pensiero erano l'odio verso la chiesa (che maturò sin da ragazzo) e il disprezzo nei confronti delle persone di colore, un principio che lo distingueva dagli altri esponenti del movimento Hippy di quei tempi, che erano anti-razzisti. "La famiglia", sotto la sua attenta guida, si basava su furti e su qualsiasi altra attività criminale. Tra una rapina e l’altra si suonava la chitarra e ci si drogava con hashish e LSD. L'attività della setta non si soffermava solamente sui furti, ma si estendeva anche agli omicidi. Anche Wilson (quando era in buoni rapporti con Charles) ammirava la sua figura, al punto che gli aveva perfino offerto una delle sue ville non molto distante da Cielo Drive (luogo dove Charles, in futuro, ordinerà un massacro) e la possibilità di usare le sue macchine. Fondò anche un movimento chiamato ATWA (acronimo di Air, Trees, Water, Animals), un movimento ambientalista che si batteva per salvaguardare la natura e le sue creature, del quale facevano parte anche alcuni membri della "Famiglia". Il 7 Agosto 1969, Manson pianificò un'intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, con l'obiettivo di entrare nella villa di Roman Polanski dove Sharon Tate, attrice e moglie del regista, incinta di 8 mesi, stava accogliendo degli ospiti: Jay Sebring, parrucchiere dell'attrice, Abigail Folger, figlia dell'imprenditore del caffè "Folger", Wojciech Frykowski, il fidanzato di Abigail. Charles aspettò in auto (altri invece sostengono che rimase nel ranch dove risiedeva l'organizzazione), ordinando ai suoi adepti di compiere il bagno di sangue. Coloro che eseguirono gli ordini furono Charles "Tex" Watson (a cui Manson diede il comando dell'esecuzione), Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian, che si diressero nella villa armati di coltelli, un fucile e un filo di nylon lungo 13 metri. Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono per impedire che venissero chiamate le forze dell'ordine, una volta entrati. Ad eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprir loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione ma vennero notati da un amico del guardiano della villa, Stephen Earl Parent, che cercò di avvisare del pericolo, ma venne immediatamente ucciso a colpi di fucile da Tex Watson. Entrati nella villa, i membri della "The Family" non ebbero nessuna pietà. Il primo a morire fu il parrucchiere Sebring, il quale implorò di lasciar in vita la Tate, in quanto incinta, ma venne ferito con un colpo di fucile all'ascella e venne trafitto da continue coltellate. La successiva vittima fu Frykowski, che riuscì a scappare ma per sua sfortuna inciampò e venne accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, anche lei accoltellata ripetutamente. L'ultima vittima fu Sharon Tate, a cui spettò la punizione peggiore. Infatti, venne prima picchiata a sangue, torturata con il filo di nylon, stuprata e accoltellata 16 volte al petto. Con il sangue della donna venne scritto sulle pareti del soggiorno la frase “DEATH TO PIGS” (= morte ai maiali). Sullo specchio del bagno invece venne scritto “HELTER SKELTER” (= Caos, finimondo), il titolo di una canzone dei Beatles che racconta la fine del mondo e che a Manson piace molto. Dal massacro si salvò solo il regista, fortunatamente impegnato per motivi di lavoro in Inghilterra. I massacri dell'organizzazione non si placarono e il giorno seguente vennero uccisi il droghiere Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: i due furono accoltellati ripetutamente nel petto; si contano più di quaranta pugnalate a testa. Sulle pareti nuovamente venne scritto “Death To Pigs”. Altra vittima non risparmiata dalla carneficina di Manson fu un insegnante di musica, Gary Hinman, che qualche mese prima aveva dato ospitalità alla Family ma fece l'errore di cacciarli. Anche lui venne accoltellato ma questa volta nessuna scritta sanguinosa comparve sulle pareti. L'ultimo omicidio attribuito a "The Family" fu un membro stesso della setta, Donald Shea (soprannominato "Shorty"), colpevole di aver abbandonato l'organizzazione e di aver sposato una donna nera. Venne brutalmente ucciso il 26 Agosto 1969 e la sua salma venne tagliata in nove pezzi. L'attività criminosa della "Famiglia" continuò incontrastata per quasi due anni fin quando un avvocato, Vincent Bugliosi, dopo molte indagini, riuscì a trovare le prove che incastrarono Manson. Alcuni suoi stessi seguaci lo tradirono; testimone chiave si rivelò Linda Kasabian, la ragazza costretta a fare il palo la sera del 9 Agosto 1969. Charles venne così arrestato per quello che venne ricordato come "il caso Tate-LaBianca", accusato di essere stato il mandante degli omicidi. Nel 1970 iniziò il processo contro Charles Manson entrato nella storia degli U.S.A. per la sua incredibile lunghezza: solamente il dibattimento preliminare durò quasi un anno. Charles confessò gli omicidi della sua banda (oltre alle altre azioni criminali commesse) e rivelò che nella sua "lista nera" c'erano altri personaggi noti dello spettacolo come Liz Taylor, Steve McQueen, Richard Burton e Frank Sinatra. Il 29 Marzo 1971 il processo si chiuse con la condanna a morte dell’intera "famiglia" ma nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte, così Manson e la sua setta vennero spostati dal braccio della morte al carcere, precisamente nel Corcoran State Prison, dove dovranno scontare innumerevoli ergastoli. Per la legge americana, Manson potrà essere messo in libertà vigilata nel 2007 ma ciò ha scatenato proteste, in particolare da parte dei familiari delle vittime, contro il suo permesso di uscita. Manson non ha mai ammesso le sue colpe e continua a dichiararsi innocente; alla "Famiglia", disse, era permesso di fare ciò che riteneva più giusto. Non si sanno con esattezza i motivi che spinsero la banda di Manson ad uccidere. Alcuni specialisti avanzano l’ipotesi che Manson era ossessionato dalla fama: non essendo riuscito a diventare una rockstar come aveva sempre sognato, egli avrebbe scelto l'alternativa più facile: dei folli omicidi che attirassero l’attenzione dell’opinione pubblica. Altri ritengono che Charles, essendo vissuto nella povertà e in mezzo alla strada, odiava le persone ricche e famose. A causa di ciò voleva uccidere più persone illustri possibile. Si ritiene che con la scritta "DEATH TO PIGS" Manson volesse dimostrare il proprio furore nei confronti delle stelle dello spettacolo, chiamandoli "maiali" per la loro vita mondana e piena d'eccessi. Lo stesso Manson, invece, rispose che lo avevano ispirato i Beatles con la loro Helter Skelter. Egli credeva di aver individuato nel brano una sorta di "messaggio profetico" a lui indirizzato che gli ordinava di diffondere il caos.


user posted image
Charles Manson, [Mp3 - ITA] adoc - La storia in giallo 022 by azmodan2002
Le stragi di Charles Manson, [Mp3 - ITA]La storia in giallo 271 by darayava



user posted image


 

Charlie Starkweather era un ragazzo di poche parole, faceva il netturbino e veniva soprannominato "Little Red" perché era piccolo e rosso di capelli. Lui se li pettinava come James Dean, che era il suo idolo. Portava gli stivali come lui, camminava come lui, e si sentiva un ribelle come lui. Di altre due cose Charlie Starkweather andava fiero oltre ai suoi capelli, della sua ragazza Caril Ann Fugate, e del suo fucile da caccia che portava sempre con sé. Il 21 Gennaio 1958, Charlie andò a trovare Caril Ann. Poiché non era in casa, sedette ad aspettarla, carezzando il suo fucile. Starkweater ebbe un'animata discussione con la madre di Caril Ann, la signora Bartlett, che non lo accettava di buon grado in casa propria. Charlie la mandò al diavolo, il patrigno arrivò dalla stanza accanto con le mani strette a pugno e alquanto furioso; Charlie gli sparò in pieno petto, e poi sparò anche alla moglie. Quando Caril Ann Fugate rincasò trovò i due cadaveri in soggiorno, mentre al piano superiore vi era la sorellina Betty Jean di 2 anni che piangeva, Charlie salì e la fece smettere con una pugnalata. Qualche giornò dopo la madre della signora Bartlett andò a far visita alla figlia vi era un cartello sulla porta che diceva di stare lontani perché erano tutti malati, insospettita la donna avverti la polizia, che rinvenne i tre corpi nel pollaio. La quarta vittima della coppia fu un'anziano che abitava poco distante, il sign. August Meyer. Starkweather gli aveva sparato in faccia perché l'anziano l'aveva preso in giro. La scia di sangue dei due assassini continuò, vennerò ritrovati in un rifugio anti-tornado i corpi di Robert Jenson e Carol King, i due giovani erano stati uccisi perché a Starkweather e Fugate serviva un'auto per continuare la loro folle fuga. La polizia del Nebraska ritrovò la Ford del '50 di Jenson nel garage di Lauer Ward un ricco uomo d'affari di Lincoln. Ward era riverso nell'atrio di casa, con un proiettile in petto. Sua moglie e la domestica erano state uccise a coltellate. Dal garage mancava la sua auto una Packard del '56. Merle Collison, un commesso viaggiatore, sonnecchiava in macchina ai bordi della strada, nel Wyoming. Il suo fu un brusco risveglio, Charlie Starkweather gli sparò attraverso il finestrino, ma sopraggiunse Joseph Sprinkle e pensando che avessero problemi col motore si fermò. Starkweather gli spianò contro il fucile, ma Sprinkle ebbe la presenza di spirito di strappare il fucile a Charlie. "Aiutami Caril!! Mi ha preso il fucile!" strillò Starkweather. Ma Caril Fugate vedendo arrivare un'auto della polizia, cominciò a correre verso i poliziotti gridando:"Aiutatemi, è Starkweather!! Mi ha tenuta in ostaggio". Charlie alla vista dei poliziotti tentò una fuga in macchina, ma gli agenti lo inseguirono e un proiettile infranse il lunotto posteriore, e una scheggia di vetro ferì Starweather ad un' orecchio. Sbandò e si fermò nei campi, era il 28 Gennaio 1958, erano state uccise dieci persone. Condotti in carcere Caril Ann Fugate sosteneva di essere stata presa in ostaggio da Starkweather, e di essere stata completamente passiva agli omicidi, l'accusa non credette alla sua versione, e anche se aveva soli 14 anni, venne condannata all'ergastolo, fu rilasciata sulla parola nel 1976. Oggi e aiuto medico e sostiene ancora la sua innocenza. Charlie Starkweather invece fu giustiziato sulla sedia elettrica, le sue ultime parole furono rivolte agli esecutori, "stringete di più le cinghie sono un po' lente!" disse. Cosa sia scattato nella mente del 19enne Charles Starkweather portandolo a compiere uno dei più scioccanti, incredibili e sino ad ora inspiegabili crimini del secolo, è un mistero ancora irrisolto. Dalla storia è stato tratto anche un film nel 1993, "SENZA MOVENTE" di Robert Markowitz, con Tim Roth nel ruolo di Starkweather. In'oltre è stato il diretto ispiratore di Oliver Stone per Natural Born Killer.


user posted image
La rabbia giovane [XviD Ita Mp3] by azmodan2002
La rabbia giovane, [XviD - Ita Ac3] by Dorelik


user posted image


 
David Richard Berkowitz, meglio conosciuto con il soprannome “Son of Sam” oppure “The 44 Caliber Killer” nasce a New York, 1 giugno 1953. Posseduto da una volontà assolutamente distruttiva terrorizzò la metropoli tra il 1976 e il 1977 confessando l'uccisione di 6 persone e il ferimento di molte altre. Ma torniamo indietro di alcuni anni. David poco dopo essere venuto al mondo, vista la rinuncia della vera madre, viene adottato da Nathan e Pearl Berkowitz, i quali non potevano avere figli loro. Così cresce nel Bronx. Da piccolo è un ragazzino solitario, violento e asociale. In una sua confessione raccontò: “Per quanto mi ricordi la mia infanzia non è stata come quella di un qualsiasi bambino normale. Tutto è iniziato quando avevo circa cinque o sei anni. Ero completamente fuori controllo. Mi scatenavo per tutta la casa, a volte gettando oggetti dalla finestra. Una tremenda forza si era impossessata di me, e mi spingeva a distruggere tutto ciò che mi circondava, e a far male anche a me stesso. Altre volte restavo in totale silenzio. Mi chiudevo al buio e ci stavo delle ore intere. Quando sedevo sul davanzale dondolando le mie gambe nel vuoto (stavamo al sesto piano), mio padre correva nella stanza e mi allontanava da lì, perché non provassi a suicidarmi. Poteva succedere che urlavo senza alcun motivo. Delle notti sentivo una forza maligna dentro di me, così scappavo di casa e iniziavo a girare per le strade buie, attraversavo il vicinato come un gatto randagio, e poi tornavo salendo dalla scala antincendio; i miei genitori non l’hanno mai saputo. Ero tormentato e loro mi vedevano per quello che ero e per questo piangevo. La scuola mi mandò da uno psicologo per bambini, ma la terapia non ebbe effetto.” I vicini di casa lo ricordano come un ragazzo molto bello, ma dalle attitudini violente, un attaccabrighe con una grande voglia di litigare con gli altri bambini del vicinato, anche senza una ragione ben precisa. Per i genitori adottivi invece si tratta di un figlio frenetico e particolarmente difficile da controllare. Nel 1965 Pearl, la madre adottiva, subisce il ritorno di un cancro al seno, risalente a prima della nascita di David. Il ragazzo rimane scioccato dall’avvenimento e si chiude ancora di più in se stesso. Nell’autunno del 1967, dopo la morte di Pearl Berkowitz, David si trasferisce a vivere in un appartamento con il padre, Nat Berkowitz. La media scolastica di David crolla e la sua fede in Dio è compromessa. Nei momenti più tristi teme addirittura che la morte di Pearl appartenga a un piano dell’onnipotente per distruggerlo. Nel 1971 Nat si sposa con un’altra donna e va a vivere in una pensione della Florida, lasciando David Berkowitz solo, senza una meta, senza uno scopo di vita. Ormai il mondo immaginario del ragazzo è più forte e presente di quello reale. Ne è un esempio la sua relazione con una ragazza, Iris Gerhardt: nella fantasia di David tra i due c’è una storia d’amore, mentre lei lo considera solo un amico. Dal 1971 al 1974 si arruola nell’esercito, diventando un tiratore eccellente, abilissimo con i fucili. Durante i periodi di licenza il ragazzo riesce a rintracciare la propria madre biologica, Betty Broder. La donna, con l’aiuto della prima figlia Roslyn, fa di tutto per farlo sentire il benvenuto, ma qualcosa non va: David non si sente felice e, con mille scuse, riesce a svincolarsi e a sparire dalla vita delle due donne. Lasciato l’esercito, David si ritrova solo al mondo, pieno di rabbia e frustrazione nei confronti delle donne. Il suo unico rapporto sessuale completo lo ha con una prostituta coreana e lei, in ricordo dell’esperienza, gli lascia una bella malattia venerea. Prima di cominciare a uccidere, David appicca 1488 incendi dolosi, pratica comune a molti potenziali serial killer, e tiene un’agenda dove annota ognuno di essi. Nel novembre del 1974 scrive a suo padre una lettera abbastanza eloquente sul suo stato mentale: “È fredda e malinconica, ora, New York, ma va bene, perché questo tempo mi fa sentire… triste. Papà, il mondo sta divenendo scuro. Lo sento sempre di più. La gente ha sviluppato un odio nei miei confronti. Non puoi credere quanta gente mi odi. Molte persone vorrebbero uccidermi. Io non le conosco, ma loro vogliono uccidermi. Molti di loro sono giovani. Io cammino lungo la strada e loro mi sputano e mi danno calci. Le ragazze mi chiamano brutto e questo mi fa più male. I ragazzi ridono. In ogni modo, presto tutto andrà per il verso giusto.” Dopo aver scritto queste frasi sconnesse e deliranti David si chiude nel suo appartamento per un mese, uscendo solo per procurarsi da mangiare. Sui muri scrive queste parole con un pennarello: “In questo buco vive “The Wicked King”. Uccidere per il mio Maestro. Io trasformo i bambini in assassini.” Nel 1975 conosce degli strani ragazzi a una festa. Sono coinvolti nell’occultismo e lo avvicinano alla stregoneria. In questo periodo Berkowitz guarda molti film horror a sfondo satanico, lo colpisce soprattutto Rosemary’s Babye inoltre si mette a leggere la Bibbia di Satana, scritta nel 1969 da Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana di San Francisco. David dichiara a degli psichiatri di essere tormentato dai demoni e che prima o poi cercherà di liberarsene eseguendo un loro ordine. Loro non lo aiutano e lui decide di dar retta alle loro voci: è il Natale del 1975. La notte della Vigilia David impugna un coltello da caccia ed esce alla ricerca di una vittima. Ne trova due, la prima riesce a sfuggirgli, mentre la seconda viene raggiunta da sei pugnalate ma sopravvivrà. I demoni di David in compenso si placano e lui si può rilassare con hamburger e patatine. Nei mesi successivi l’uomo affitta un appartamento dalla famiglia Cassara e si trasferisce nel Yonkers, dove s’imbatte nel loro cane. Si tratta di un pastore tedesco molto nervoso: ulula a lungo la notte e, con i suoi latrati, porta gli altri cani del vicinato a ululare a loro volta. David interpreta quei latrati come il modo di comunicare dei demoni che gli ordinano di andare a caccia di giovani ragazze. Dopo tre mesi Berkowitz, stremato dalle notti insonni, decide di trasferirsi a Pine Street, presso la famiglia Carr, che a loro volta possiedono un cane molto rumoroso. La mente malata di David comincia a elaborare scenari grotteschi: nella sua testa Jack Cassara diventa il Generale Jack Cosmo, comandante di tutti i cani del male che si aggirano per New York e che gli ordinano di uccidere. Sam Carr è invece posseduto dal demone Sam, uno spirito potente quanto il diavolo in persona agli ordini del Generale Jack Cosmo. È proprio a Sam che si riferisce David, quando si appella il Figlio di Sam. Tra un omicidio e l’altro, David ucciderà a colpi di pistola il cane dei Cassara e il cane dei Carr, ma non servirà a niente: il demone Sam è troppo potente per lui (solo Dio può ucciderlo) e David è costretto a sottostare ai suoi ordini. Il mondo fa la conoscenza del Figlio di Sam il 17 aprile 1977. La N.Y.P.D. (New York Police Departement) ha organizzato una grandiosa caccia all’uomo, quel famigerato “Killer della calibro 44”. La task-force impegnata nelle indagini è stata soprannominata Operation Omega ed è comandata da Timothy Dowd. È una caccia estenuante, i membri dell’Operation Omega soffrono facilmente di crisi nervose, hanno rovinato i rapporti con famigliari e amici e spesso sono costretti a dormire in centrale. Sul luogo dell’ultimo omicidio è stata rinvenuta una lettera, indirizzata al Capitano Joe Borrelli, uno dei membri fondamentali della Operation Omega. La lettera recita così: “Salve, Capitano Joe Borrelli, sono veramente ferito dal fatto che pensiate che io odio le donne. Non è vero. Io sono un mostro! Io sono il Figlio di Sam e sono un monello. Quando il padre Sam beve, diventa malvagio. Picchia la sua famiglia. Delle volte mi porta sul retro della casa. Altre mi chiude a chiave nel garage. Sam ama bere il sangue. Esci e uccidi, comanda padre Sam. Riposa dietro la nostra casa. Soprattutto giovani… violentate e sgozzate… il loro sangue defluisce… solo ossa adesso. Padre Sam mi tiene chiuso nell’attico. Non posso uscire, ma guardo dalla finestra il mondo che scorre al di fuori. Mi sento un estraneo. Sono su una lunghezza d’onda diversa da quella di chiunque altro… programmato per ammazzare. Comunque, per fermarmi devi uccidermi. Questo è un avviso per la polizia: sparatemi per primi o scappate se non volete morire! Padre Sam è vecchio, adesso. Ha bisogno di sangue per preservare la propria giovinezza. Ha frequenti attacchi di cuore. Ugh, fa male, ragazzo mio. Più di tutti mi manca la mia deliziosa principessa. Lei riposa nella nostra casa delle signore. Ma la rivedrò presto. Sono il Mostro... Belzebù... Amo cacciare. Aggirarmi per le strade cercando un bel gioco, carne da assaggiare. Le donne del Queens sono le migliori. Dovrebbe essere quella l’acqua da bere. Io vivo per cacciare… la mia vita. Sangue per il Padre, Mr. Borrelli, sir, non voglio più uccidere. No, sir, non più, ma devo: onora tuo padre. Voglio portare amore al mondo. Io amo la gente. Io non appartengo alla terra. Questo è per la gente del Queens, vi amo. E voglio augurare a tutti una buona Pasqua. Possa Dio benedirvi in questa vita e in quella successiva. Per adesso vi dico arrivederci e buonanotte. Polizia: lasciate che vi lasci con queste parole: Tornerò, Tornerò! Da interpretare come bang, bang, bang, bang_ugh!!! Vostro nell’omicidio. Mr. Mostro”. Sulla busta e sulla lettera ovviamente non ci sono impronte utili. In ogni caso il testo finisce nelle mani della stampa e, in poco tempo, l’assassino che da quasi un anno terrorizza New York viene ribattezzato da tutti “Son of Sam”. Ma facciamo un passo indietro di otto mesi e seguiamo l’esatta cronologia degli eventi: il figlio di Sam fa la sua “entrata in scena” nel Bronx, la notte tra il 25 e il 26 luglio 1976. Due giovani donne, Donna Lauria, di 18 anni, e la sua amica 19enne Jody Valenti, sono sedute in macchina. Stanno chiacchierando, l’auto è parcheggiata vicino all’entrata del palazzo dove vive una di loro. È l’una di mattina, da queste parti è pericoloso rimanere fuori, i genitori di Donna sono appena rientrati in casa dopo aver fatto una ramanzina alle ragazze. A interrompere nuovamente le chiacchiere ci pensa un signore, che si avvicina lentamente alla macchina dal lato passeggero. “Chi è questo? Cosa vuole da noi?” Donna non fa in tempo a finire la sua seconda domanda perché l’uomo estrae una pistola calibro 44 e spara nell’automobile per cinque volte. Donna, colpita al collo, muore sul colpo, Jody invece se la cava con un colpo alla coscia. Preso dalla follia omicida l’aggressore continua a premere il grilletto anche quando il caricatore è ormai vuoto. Per la polizia intervenuta sul posto si tratta sicuramente di un esecuzione con le vittime sbagliate. Passano tre mesi dall’assassinio di Donna, e siamo nella notte del 23 ottobre 1976. Il ventenne Carl Denaro è in un bar nel Queens, beve birra con degli amici. Fra qualche giorno Carl si arruolerà nell’aeronautica militare, perciò vuole passare con loro gli ultimi attimi spensierati, soprattutto con Rosemary Keenan, una ragazza che ha conosciuto al College. La piccola festa si conclude alle 2:30 e Carl si offre per accompagnare a casa Rosemary. Il ragazzo evidentemente ha precisi “scopi secondari” e trattiene l’amica in auto, con la scusa di parlare un po’, ma anche questa volta compare lo sconosciuto solitario, si avvicina al lato passeggero e anche questa volta scarica cinque proiettili nell’abitacolo. Carl viene ferito alla testa, Rosemary invece ha la prontezza di saltare alla guida e di tornare di corsa al bar. Carl sopravvive, ma gli viene impiantata una placca di metallo al posto di una parte del cranio. Poco più di un mese dopo, la sera del 26 novembre 1976, Joanne Lomino, di 18 anni, e la sua amica Donna DeMasi, di 16 anni, stanno tornando a casa dopo aver visto un film al cinema. Scese dall’autobus, le due ragazze si accorgono di un uomo sospetto. Joanne e Donna accelerano il loro passo per allontanarsi, ma lui comincia a seguirle, sempre più da vicino, fino a quando non le raggiunge. “Sapete dirmi dove…” È tutta una farsa, l’estraneo non tenta nemmeno di finire la frase: estrae una pistola dalla giacca e fa fuoco sulle due giovani. Trasportate all’ospedale hanno sorti molto diverse: Donna, è illesa, la pallottola le ha attraversato il corpo senza ledere nessun organo Joanne, invece, ha la spina dorsale fracassata. Sopravvivrà, ma diventerà paraplegica. Tre aggressioni, avvenute a distanza di poco tempo, ma in due aree diverse: il Bronx e il Queens. Solo una pallottola è stata rinvenuta intatta, perciò la polizia non riesce ancora a collegare i delitti e a ipotizzare che si tratti di un solo individuo. Le acque si calmano per due mesi. L’assassino decide di tornare a caccia solo alle prime ore del 30 gennaio 1977. È da poco passata la mezzanotte e due ragazzi, Christine Freund, 26 anni, e il suo fidanzato, John Diel, lasciano The Gallery of Wine, un locale nel Queens. Stanno passeggiando romanticamente verso l’auto, sono troppo concentrati su se stessi per notare uno strano individuo che li sta pedinando. Appena la coppia si siede in macchina, due colpi rompono il silenzio della notte, fracassando il parabrezza. Entrambi i colpi colpiscono Christine alla testa e, mentre la ragazza si accascia, John corre via disperatamente, alla ricerca di aiuto. Christine morirà in ospedale poche ore più tardi. Sul luogo di questa aggressione intervengono due agenti: Joe Coffey, un 43enne di origini irlandesi, e l’italo americano Joe Borrelli. Durante le loro indagini, i due riaprono i precedenti casi di violenza e arrivano alla conclusione che c’è un solo aggressore, uno psicopatico che avvicina furtivamente le donne per poi aggredirle a colpi di pistola, una 44 Charter Arms Bulldog. Il fatto che non ci sia un filo comune tra le vittime rafforza la tesi che si tratti di un pazzo, che individua casualmente i suoi bersagli, meglio però se si tratta di donne attraenti. Martedì 8 marzo 1977, sera. Una giovane e bella studentessa universitaria, Virginia Voskerichianun, sta tornando a casa dopo le lezioni, attraverso i Forest Hills Gardens. Ormai è arrivata a casa, deve solo percorrere un pezzo di Dartmouth Street che a quest’ora è un posto desolato. C’è solo un altro passante, che cammina nella direzione opposta a lei. Quando i due si incrociano l’uomo sorride, estrae dalla giacca una pistola e fa fuoco. Virginia prova a pararsi con i libri, ma è inutile: il colpo la raggiunge alla faccia e lei muore sul colpo. Nella fuga il killer ha la faccia tosta di salutare un uomo di mezza età che passava di lì. Qualche minuto dopo una pattuglia è sul punto di fermare un uomo sospetto, si tratta proprio dell’assassino di Virginia, ma una chiamata via radio ordina ai poliziotti di correre sul luogo del delitto. Il giorno seguente, il commissario di polizia decide di tenere una conferenza stampa e la città di New York viene avvertita che le aggressioni sono collegate tra loro. Si tratta di uno psicopatico che probabilmente ucciderà nuovamente, un maschio bianco, tra i 25 e i 30 anni, alto circa 180 cm, di corporatura media e dai capelli scuri. Per catturare l’assassino prima che colpisca nuovamente, l’ispettore Timothy Dowd, un 61enne irlandese famoso perché non si arrende mai, organizza la già citata squadra speciale Operation Omega, scegliendo per essa uomini estremamente esperti nei casi di omicidio. Il 17 aprile 1977, proprio come la polizia aveva previsto, il folle torna a colpire. Una coppietta è ferma in macchina, presso l’Hutchinson River Parkway, stanno pomiciando. Un anno prima, a poche decine di metri da loro, era stata uccisa Donna Lauria. Loro, la 18enne Valentina Suriani, aspirante attrice e modella, e Alexander Esau, 20enne autista di carro attrezzi, non lo sanno. Sono già le 3 di mattina e un’altra macchina posteggia a fianco della loro. Senza dargli il tempo di chiedersi chi sia, il conducente spara quattro colpi, due a testa. Valentina muore sul colpo, Alexander resiste fino all’ospedale e poi spira. La polizia è costretta, impotente, a prendere atto della nuova aggressione: anche questa volta non c’è nessun indizio e il profilo del killer corrisponde a milioni di persone. Questa volta però sul luogo del delitto è rinvenuta la lettera, indirizzata al Capitano Borrelli, nella quale il Figlio di Sam si presenta al mondo. La situazione che ne consegue è facilmente immaginabile, tanto che il sindaco di New York, Abraham Beame, è costretto a tenere una conferenza stampa per rassicurare l’opinione pubblica sugli sforzi compiuti dalle forze dell’ordine. Il Dott. Martin Lubin, preside della facoltà di psichiatria forense a Bellevue, con la collaborazione di altri quarantacinque psichiatri da tutto il mondo, comincia a stilare il profilo psicologico del ricercato che viene completato nel maggio del 1977. L’assassino risulta essere un paranoico schizofrenico, convinto di essere posseduto da demoni e di essere dotato di poteri demoniaci. Quasi sicuramente si tratta di un tipo solitario, con grandi difficoltà a instaurare rapporti umani, soprattutto con le donne. Nel frattempo gli agenti Omega non hanno certo un lavoro facile, dovendosi districare tra le migliaia di segnalazioni che giungono alla centrale di polizia. Ogni cittadino è convinto di aver individuato il serial killer: è il vicino di casa che torna tardi la notte, è il cognato antipatico appassionato di armi da fuoco, è quel ragazzo strano che passa le notti al bar e al quale non piacciono le ragazze. Ognuno di questi sospetti deve essere controllato, ogni segnalazione va verificata, e così il lavoro dell’Operation Omega ne esce fortemente rallentato. Mentre gli investigatori compiono il loro titanico lavoro, senza cavare un ragno dal buco, il Figlio di Sam si sente onnipotente, tutta quella pubblicità lo fa sentire importante. Decide così di scrivere una lettera a Jimmy Breslin, un importante reporter del Daily News: “Un saluto dalle crepe sui marciapiedi di NYC, e dalle formiche che vi dimorano, e che si nutrono del sangue secco che si deposita al loro interno. Un saluto dalle grondaie di NYC (New York City), piene di merda di cane, di vomito, di vino stantio, di piscio e di sangue. Un saluto dalle fogne di NYC, che inghiottono quelle delicatezze quando queste sono spazzate via dai camion della nettezza urbana. Non pensate che solo perché è un po’ che non mi faccio sentire, io sia andato in letargo. No, al contrario, sono ancora qui. Come lo spirito che vaga nella notte. Triste, affamato, raramente mi fermo; ansioso di pregare Sam. Sam è un triste ragazzo. Non vuole che smetta di uccidere fino a che non si riempirà di sangue. Cosa pensi accada, Jim, il 29 Luglio? Voi potete dimenticarmi, perché a me non interessa la pubblicità. Ma non dovete dimenticare Donna Laurie, e non lasciate che la gente lo faccia. Perché lei era un ragazza deliziosa. Non sapendo cosa ci porta il futuro, posso mai sapere se ti rivedrò al prossimo lavoro, o se tu vedrai me metter mano al prossimo lavoro? Ricorda Miss Laurie. Grazie. Nel loro sangue e dalla fogna, la Creazione di Sam 44” Questa è la parte di lettera che il quotidiano manda alle stampe. Un altro spezzone, su insistenza della polizia, viene omessa. Essa recita: “Qui ci sono alcuni nomi che potrebbero aiutarvi. Passateli all’ispettore per uso del NCIC (National Crime Information Centre). Loro hanno qualunque cosa sul computer, qualunque. Potrebbero collegare altri crimini. Forse potrebbero fare delle associazioni. Duke of Death. Wicked King Wicker. I ventidue discepoli dell’Inferno. E in ultimo, John Wheaties, violentatore e strangolatore di giovani ragazze. P.S. muovetevi, pensate positivo, fatevi coraggio, bussate alle bare, ecc.” Sulla lettera vengono ritrovate delle impronte digitali parziali. Non sono fondamentali per la cattura, ma possono servire per i confronti, ogni qual volta venga arrestato un sospetto. Il 10 giugno 1977, Jack Cassara di New Rochelle, trova nella propria cassetta della posta una lettera da parte di un certo Carr di Yonkers che recita: “Ciao Jack, ho saputo che sei scivolato giù dal tetto di casa tua. Volevo solo dirti che mi dispiace, ma sono sicuro che presto ti sentirai meglio, più forte e sano di prima: per favore, fai più attenzione la prossima volta. Fino al momento in cui ti rinchiuderai per lungo tempo, facci sapere se Nann ha bisogno di qualcosa. Sinceramente, Sam e Francis.” Allegato al messaggio c’è la foto del suo pastore tedesco, recentemente ucciso a colpi di pistola. Cassara però non è mai caduto dal tetto né ha mai conosciuto questi Francis e Sam Carr. Insospettito, l’uomo si mette in contatto con i Carr e decidono di incontrarsi. I Carr si ricordano bene delle strane lettere ricevute sul loro cane Labrador e delle minacce di farlo zittire. Mentre le due famiglie si mettono in contatto con la polizia (che non gli darà molto peso), il 19enne Stephen Cassara si ricorda di uno strano ragazzo, tale David Berkowitz, che aveva affittato da loro una stanza nel 1976. Non era mai ritornato per riprendersi i 200 dollari del deposito di sicurezza e si lamentava sempre del cane. Negli stessi giorni il detective Craig Glassman, vicino di casa di David Berkowitz, riceve una lettera che vaneggia sull’esistenza di una setta demoniaca formata dallo stesso Glassman, dalla famiglia Cassara e dai Carr. La lettera è una prova sicura che Berkowitz è una persona alquanto strana, ma non lo può collegare agli omicidi del Figlio di Sam. Mandare lettere di questo tipo è infatti considerato legale e la polizia non può fare altro che annotare nei propri computer l’indirizzo di David, il numero di registrazione della sua Ford Galaxy ed il fatto che la sua patente è stata sospesa. Il 26 giugno 1977, alle 3 di mattina, la giovane Judy Placido chiede al suo accompagnatore, Sal Lupo se la può riportare a casa. Si trovano al The Ephas, una discoteca del Queens. Il locale è praticamente deserto, la paura del Figlio di Sam è alta in tutto il quartiere. Una volta montati in macchina, i due si mettono a discutere proprio sull’assassino e, proprio mentre stanno per ripartire, qualcuno li aggredisce a colpi di pistola. Per fortuna se la caveranno con delle lievi ferite alle braccia. Per uno strano scherzo del destino, Coffey era di pattuglia da quelle parti pochissimi minuti prima dell’accaduto. Si avvicina intanto il 29 luglio 1976, l’anniversario del primo omicidio del Figlio di Sam. La lettera che l’assassino ha mandato al reporter faceva presagire che quel giorno ci sarebbe stato un altro omicidio e la paura in città è alta. I giornali mettono in guardia l’intera cittadinanza, mentre gli uomini Omega piombano in agitazione: come evitare che venga uccisa un’altra donna quella notte? Sono tantissime in città e l’omicida colpisce a caso. Coffey propone addirittura di parcheggiare nei quartieri a rischio delle macchine con vetri anti-proiettile. All’interno di esse vorrebbe disporre degli agenti “accompagnati” da manichini femminili. Quella del 29 luglio 1977 è una notte di tensione, nervosismo e attesa, ma non succede assolutamente niente. Non è questa la data prescelta dal Figlio di Sam per “festeggiare” il proprio anniversario di morte, ma il 31 luglio 1977. Quel giorno l’omicida esce di casa per compiere quello che sarà il suo ultimo omicidio. La giovane Stacy Moskowitz e il suo ragazzo Bobby Violante sono seduti nella macchina del padre di lui. Sono andati a vedere un film e hanno deciso di terminare la serata lì, in una macchia tranquilla vicino a Gravesend Bay. “Che ne dici di fare una passeggiata nel parco” propone Bobby. Stacy ha paura: “E se Son of Sam fosse nascosto là da qualche parte?” “Siamo a Brooklyn, non nel Queens! Dai, vieni!” Bobby la spunta e porta la sua ragazza a spasso nel parco. È quasi riuscito a strapparle un bacio, quando Stacy scorge qualcosa tra i cespugli e si lamenta nuovamente: “C’è un uomo che ci sta spiando!” Bobby si gira di scatto, ma l’uomo corre a nascondesi tra le auto parcheggiate. Stacy è spaventata, vuole salire in macchina per scappare da lì. Anche il suo ragazzo vuole salire in macchina, ma per fare “qualcosa d’altro”. Mentre i due sono impegnati a baciarsi, viene sparato un colpo, seguito subito da altri due: Bobby è stato colpito due volte alla faccia, Stacy una volta alla testa. Una volta soccorsi e portati all’ospedale, i due ragazzi finiscono sotto i ferri per 38 ore. Stacy non ce la fa e muore, Bobby perde l’occhio sinistro mentre la vista dell’occhio destro è ridotta al 20%. Il 3 agosto 1977, Chamberlain e Intervallo, i due agenti che avevano registrato i dati di David Berkowitz, decidono di procedere le indagini in questa direzione. Si tratta di una iniziativa personale ma avrà i suoi frutti. Dagli archivi scoprono che Berkowitz corrisponde più o meno alla descrizione che i testimoni hanno fatto del Figlio di Sam. Emerge inoltre che Berkowitz ha lavorato per la IBI Security nel Queens e quindi ha sicuramente qualche conoscenza delle armi da fuoco. In seguito, proprio nel periodo del primo omicidio, aveva fatto il tassista nel Bronx, ma le agenzie di taxi che operano nella Grande Mela sono talmente tante che è impossibile contattarle tutte. Il capo dei due poliziotti è entusiasta del loro lavoro e tutto il materiale raccolto viene dirottato all’Operation Omega. C’è inoltre una testimone oculare, un’immigrata austriaca, che assicura di essere sfuggita da un’aggressione poco prima dell’ultimo omicidio. Un uomo ha estratto una pistola dopo averle sorriso nel parco, ma lei è riuscita a scappare. Mentre Glassman, i Carr e i Cassara provano vanamente a farsi notare dalla polizia con la loro storia di lettere minacciose e cani ammazzati, vengono esaminate tutte le multe effettuate nel quartiere dove abita l’ultima testimone oculare: tra queste ce n’è una indirizzata alla Ford Galaxy di Berkowitz. Ormai è fatta. Il 10 agosto 1977, gli agenti Shea, Strano, Gardella e Falotico vengono messi a sorvegliare il 35 di Pine Street, dove David Berkowitz vive. Mano a mano che passano le ore aumenta il numero dei poliziotti presenti, tutti vogliono partecipare all’arresto del famigerato Figlio di Sam. Solo dopo 19:30 un maschio bianco si decide a uscire dalla palazzina, e sembra proprio diretto verso l’auto di Berkowitz. La polizia lo circonda e Falotico, estratta la pistola, comincia a parlargli: “David, stai fermo dove sei!” “Siete della polizia?” risponde l’uomo. “Sì. Non muoverti.” Incredibile ma vero, non si tratta del Figlio di Sam, ma di Craig Glassman, lo sceriffo che come abbiamo detto è un vicino di casa dell’assassino. Passano molte ore prima che qualcun altro esca nuovamente dalla palazzina. È un tizio molto grande, con i capelli scuri, che si dirige lentamente verso il parcheggio, portando con se una busta di carta. Questa volta gli agenti aspettano che monti sulla vettura per accerchiarlo. È Gardella a puntargli contro l’arma e a gridare: “Fermo! Polizia”. L’uomo esegue gli ordini molto lentamente e con un sorriso stampato sulla faccia. “Ora che ti ho preso, mi potresti dire chi sei?” chiede Falotico. “Lo sai” risponde cortesemente l’arrestato. “No, non lo so, dimmelo tu..” Ancora sorridendo, l’uomo si decide finalmente a rispondere: “Sono David Berkowitz. Grazie per avermi preso.” Terminano così le gesta del famigerato “Son of Sam”. Il Serial Killer ha un sito ufficiale (http://www.forgivenforlife.com) mantenuto da un gruppo religioso che riporta varie lettere da lui spedite alla polizia e gli ultimi aggiornamenti della sua vita.


user posted image
Summer Of Sam - Panico a New York, [DVD9 - ITA ENG - sub ITA ENG] by Dk.Skart
Son Of Sam (2008), [XviD - Ita Mp3] by Dottorbald


user posted image


 
Dennis Nilsen è da molti considerato come l'equivalente britannico di Jeffrey Dahmer ed in effetti le somiglianze tra i due personaggi sono notevoli: entrambi omosessuali, entrambi solitari, entrambi necrofili, entrambi dediti ad atti riprovevoli e disgustosi oltre ogni limite.
Dennis Nilsen nacque a Fraserburgh, sulla punta orientale dell'Aberdeenshire, in Scozia il 23 novembre 1945, da Betty Whyte e Olav Nilsen, un marinaio norvegese dell'Esercito della Norvegia Libera, che combatteva contro l'occupazione tedesca della Norvegia.
Fin da subito quell'unione si dimostrò un fallimento. I due si sposarono il 2 maggio 1942, ma Olav, era quasi sempre via per adempiere al proprio dovere di soldato. Quel poco tempo passato sotto il tetto coniugale gli è però bastato per mettere al mondo 3 figli: Olav Jr., Dennis e Sylvia.
Dennis Nilsen non vide mai suo padre, l'unico che ebbe questo privilegio fu il primogenito Olav Jr., poiché Betty Whyte e Olav Nilsen divorziarono nel 1948.
Fin dalla più tenera età, Dennis diede l'impressione di essere un bambino chiuso, talmente chiuso che non riuscì a legare neanche con il fratello e la sorella. Dennis dava l'impressione di essere un emarginato fin dai primi anni della sua vita: "triste, depresso, taciturno e con un senso di inferiorità" secondo le sue stesse parole.
L'unica persona con la quale Dennis aveva veramente legato e creato un rapporto profondo era il nonno materno, Andrew Whyte, che ogni tanto lo prendeva sulle sue possenti spalle e lo portava a fare lunghe passeggiate fino al porto, attraverso la grande spiaggia, fino alla cittadina di Inverallochy. Mentre passeggiavano, il nonno gli raccontava storie del mare e dei suoi pericoli e delle proprie avventure marinaresche. Dennis lo ammirava moltissimo e si rilassava tra le sue braccia a tal punto che spesso tornava a casa addormentato sulle sue spalle.
Nonostante la sua ferma moralità e la sua rigidità, nonno Andrew, era per Dennis l'unico vero punto di riferimento: lo guardava uscire sotto il vento e la pioggia battente per andare a pescare e finché non tornava la sua vita diventava vuota.

Nell'autunno del 1951, Andrew Whyte attraversò un periodo di affaticamento.
Aveva abbandonato il coro della chiesa nel quale aveva cantato per anni, non aveva più forze, bastava il minimo sforzo per stancarlo. Eppure c'era del lavoro e lui non voleva perderlo, così salutò la famiglia e partì.
Dopo aver calato le reti per l'ultima volta nella sua vita, rifiutò una tazza di the dicendo che aveva un'indigestione. Il giorno dopo i suoi compagni di pesca lo trovarono morto nel suo letto. Era il 31 ottobre 1951.
A Dennis, che non aveva ancora compiuto 6 anni, inizialmente la notizia non fu data, gli venne riferito che il nonno era malato, eppure la gente arrivava e partiva da casa come mai era accaduto prima e sua nonna piangeva in continuazione.
Finalmente sua madre gli chiese: "Vuoi vedere tuo nonno?", e lo condusse in una cameretta, dove il nonno giaceva immobile sul letto. Portava gli occhiali e mutandoni costosi, aveva i piedi nudi e la barba lunga. Sua madre gli disse che stava dormendo ma Dennis non lo vide mai più. Gli ci vollero mesi per rendersi conto che suo nonno, il suo unico punto di riferimento, era morto e il dolore per lui fu immenso.
Dennis non riuscì mai a superare lo shock di aver visto suo nonno addormentato per l'ultima volta e da quel momento, secondo quanto racconta lui stesso, la sua personalità fu rovinata per sempre.
I parenti gli dicevano che era andato in un posto migliore e lui pensava "Perché non mi ha portato con lui? La morte allora è una cosa bella...", elaborando una concezione della morte alquanto bizzarra.
Interrogato sulle sue sensazioni, un giorno Nilsen disse: "Egli prese con sé il vero me stesso, e lo portò sottoterra, ora io riposo con lui, sotto la spuma salata e il vento nel cimitero di Inverallochy. La natura non ha rimedi per la morte interiore".
A partire dal 1951, Nilsen divenne sempre più depresso, spesso si allontanava da casa per lunghe passeggiate solitarie nell'ambiente selvaggio del nord della Scozia, sognando di unirsi con il mare in tutt'uno e rischiando anche, in qualche caso, di affogare.
Intanto per la madre, Betty Whyte, allevare da sola 3 figli diventava sempre più faticoso. Senza più l'appoggio del marito e del padre, si rivolse alla chiesa. Si fece così coinvolgere nella "Missione della Fede".
Dennis venne trascinato ad incontri e riunioni in lungo e in largo nell'Aberdeenshire e fu obbligato, nonostante il suo scarso interesse, a frequentare il catechismo e la Chiesa Congregazionista di Mid Street, frequentazione che comunque gli lasciò anche qualche buon ricordo, come alcuni picnic nei boschi di Philorth. Tuttavia Nilsen non ebbe mai la fede.
Per quanto riguarda i divertimenti, questi erano assai rari: ogni tanto Dennis e suo fratello ricevevano una manciata di scellini per comprarsi qualche caramella o chewing-gum o poco più. Poi alla Missione per i Pescatori d'Alto Mare arrivò la televisione, che ipnotizzò i due ragazzini: per la prima volta vedevano com'era fatto il mondo.

Dopo tanti anni passati in una stanza con 3 bambini, Betty convinse le autorità a darle un appartamento tutto suo e si trasferì al numero 73 di Mid Street, nel centro di Fraserburgh. L'appartamento era situato all'ultimo piano di un casermone, in un'area triste e deprimente e non rendeva certo allegri. Da lì inoltre non si poteva vedere il mare.
C'erano diversi bambini nel caseggiato, ma Nilsen, sempre più melanconico, raramente si univa a loro, preferendo andare a fare passeggiate solitarie in riva al mare.
In quel periodo, Betty Whyte si risposò con Adam Scott, un uomo tranquillo, solido ed affidabile con un lavoro nell'industria delle costruzioni, che le diede altri 4 figli nell'arco di 4 anni.
L'ulteriore peso supplementare era veramente troppo per Betty, che spesso piangeva per la stanchezza, rendendo l'ambiente ancora più cupo e spingendo Dennis sempre di più nel suo triste isolamento fatto di fantasie sul mare e sulla morte. Per lui non c'erano gesti d'affetto da parte di nessuno, era un bambino emarginato il cui unico interesse era allontanarsi da casa per raggiungere il mare. Sua madre talvolta lo minacciò di affidarlo ad un istituto se continuava ad allontanarsi da casa senza permesso. Ma Dennis da quell'orecchio non ci sentiva.
Una delle poche consolazioni che Dennis trovò in quegli anni fu l'amore per gli animali, che però non era compreso dai suoi genitori che non volevano "bestie" per casa. Nonostante il divieto di tenere degli animai, riuscì ad ottenere un "permesso speciale" per un coniglio, anche se fu costretto a tenerlo in una cuccia piccolissima con una finestrella con la grata. Durante l'inverno l'animaletto morì. I genitori incolparono lui del decesso, ferendolo profondamente.
All'epoca, la famiglia si era già trasferita in una comoda casa popolare di Strichen, a sette miglia nell'entroterra di Fraserburgh. Era il 1955 e Dennis aveva già compiuto 10 anni.
A Strichen Dennis fu iscritto alla scuola locale e passò i 5 anni successivi senza farsi notare nel bene o nel male. Eppure stava lentamente maturando dentro di sé pensieri che lo convinsero sempre di più di essere un emarginato, destinato per tutta la vita alla povertà ed alla emarginazione.
Nello stesso tempo si fece una coscienza sociale basata soprattutto su idee estremistiche, forgiata in parte dallo zio Robert Ritchie, un socialista idealista che disprezzava i privilegi ed il potere.
A scuola, com'era immaginabile, non legò molto con gli altri, tuttavia eccelleva in alcune materie come il disegno, mentre invece andava male in altre come la matematica. Nilsen, in preda al suo senso di inferiorità, si convinse che aveva difficoltà negli esercizi di calcolo a causa del fatto che era nato in una famiglia povera e quindi forse era nato più ottuso, più lento di mente.
Un giorno, un vecchio di Strichen, un tale di nome Mr. Ironside scomparve. Tutto il paese lo cercò e alla fine venne trovato cadavere in riva al fiume Ugie, dietro la scuola. La sua mente era andata in tilt ed era uscito in pigiama di notte, cadendo nel fiume ed affogando.
Molti ragazzi della scuola si affollarono sulla riva del fiume mentre il cadavere veniva riportato a riva e quell'immagine scosse molto il giovane Nilsen: gli ricordò improvvisamente suo nonno, tutte immagini di morte che sarebbero rimaste fisse nella sua mente e che presto si sarebbero pericolosamente legate ad immagini di amore...
In tutti i suoi anni di scuola Nilsen non ebbe mai nessun tipo di rapporto o contatto sessuale, neanche minimo, eppure ci fu un'esperienza emotiva che non rivelò a nessuno ma che cominciò a farlo pensare sulla sua identità sessuale. A scuola, nella classe di sua sorella Sylvia, c'era un ragazzo che Dennis adorava da lontano. Lo trovava bellissimo, enigmatico, diverso. Figlio di un sacerdote del luogo, parlava con un accento diverso da quello dei ragazzi del luogo ed aveva su di sé un'aria di astratta indifferenza. Nilsen si vergognava dell'attrazione che provava per lui e si sentiva inferiore, non osava neanche avvicinarlo e non ci parlò mai neanche una volta. Riuscì tuttavia a mettersi a chiacchierare con la madre del ragazzo e ad entrare nella sua casa, provando dopo un vago senso di colpa.
La sua infatuazione successiva fu rappresentata da una semplice illustrazione di un ragazzo sul libro di francese. Dennis scoprì che i suoi sentimenti per quel misterioso individuo dentro le pagine del libro erano le stesse che aveva provato per il compagno di scuola di Sylvia. Il fatto che fosse inanimato non ne diminuiva l'interesse, anzi, lo aumentava: una notte, mentre dormiva nello stesso letto del fratello Olav Jr., Dennis non riuscì a resistere alla tentazione e iniziò a toccarsi pensando all'illustrazione. Si interruppe quando si accorse che Olav si era svegliato ed aveva il pene eretto. Nessuno dei due fece mai allusione all'episodio.

Quando Dennis Nilsen lasciò la scuola nel 1957, all'età di 15 anni, era ancora vergine e non si era mai impegnato sentimentalmente, inoltre non aveva un "migliore amico" e non aveva nessun interesse a scoprire il sesso delle femmine come gli altri ragazzi. La sua unica fonte di eccitazione era rappresentata da immagini immobili, disegni, corpi addormentati...
La vitalità lo disturbava.
La sua media scolastica era stata decente, ma senza gloria. Si era distinto soltanto nel disegno e forse, se fosse riuscito a vincere la sua pigrizia, avrebbe potuto avere un futuro come disegnatore. I suoi genitori avrebbero voluto farlo entrare nella Consolidated Pneumatic Tool Company, un'azienda del posto che dava lavoro a molte persone, ma Nilsen non ne aveva voglia, voleva andarsene dalla opprimente Strichen e dalla vita banale dei suoi genitori.
Per darsi un'occupazione provvisoria lavorò per qualche tempo in un'industria di pesce in scatola di Fraserburgh, dove aveva compito di prendere scatolette di aringhe al pomodoro da un nastro trasportatore e sistemarle in barili di metallo. Mentre lavorava, non faceva che pensare a come avrebbe potuto sollevarsi dalla noia dell'esistenza e a come eliminare la vergogna che si sentiva appiccicata addosso per i suoi strani pensieri.
Trovò la risposta a questi interrogativi nel 1961, arruolandosi nell'esercito, che gli offriva una completa rottura con il passato e la possibilità di imparare un mestiere, quello del cuoco.
All'Ufficio Reclutamento dell'Esercito in Market Street, ad Aberdeen, Dennis superò i test d'ammissione e fu destinato alla chiamata nel settembre 1961.
Il giorno della partenza, Adam, il patrigno, lo accompagnò alla stazione. Dennis era pieno di ottimismo e lo fu ancora di più man mano che si allontanava da Strichen, fino a quando il mattino dopo giunse a Londra. Da lì prese un treno per Aldershot e poi un taxi fino alla caserma di St. Omer (Ala degli Apprendisti Cuochi), Corpo di Vettovagliamento dell'Esercito, Compagnia A, Reggimento "Junior Leaders".
Per i tre anni successivi, dal 1961 al 1964, Nilsen fu una recluta ad Aldershot. I ragazzi furono immediatamente caricati di un pesante equipaggiamento, fatti barcollare fino ai loro alloggiamenti e divisi in 2 squadre, la V e la W.
A Nilsen toccò la V. Sin dal primo giorno furono addestrati alla dura disciplina dell'esercito sotto il comando di un istruttore severo e pronto. La giornata cominciava presto ed era piena di lavori da svolgere, alcuni dei quali molto faticosi: esami, addestramento, esercizi fisici. Nilsen non eccelleva in questi ultimi ad ogni modo arrivava ogni sera a letto stanco morto e si addormentava subito. "Essere come tutti gli altri" era per lui un'esperienza nuova che gli dava gioia, tant'è che in seguito Nilsen ricordò quel periodo, pur faticoso, come il migliore della sua vita.
Dopo 3 anni e dopo aver partecipato a qualche parata che gli permisero di vedere personaggi importanti quali la Regina Elisabetta e Lord Montgomery, Nilsen superò il suo test avanzato in 5 materie, superando inoltre l'esame di cucina "B II" che confermava la direzione della sua carriera. Partecipò alla parata dei diplomati nell'estate del 1964 e a quel punto, a 19 anni neanche compiuti, sembrava che Nilsen si fosse finalmente costruito un futuro e una carriera. Anche il suo senso di isolamento era stato dissolto parzialmente dal cameratismo della vita militare.
Dopo la parata, Nilsen tornò a Strichen per una breve licenza quindi ricevette il suo primo incarico come effettivo al 1° Battaglione dei Fucilieri della Regina a Osnabruck in Germania. Fu lì che Nilsen cominciò a bere pesantemente. Successivamente fu nuovamente trasferito brevemente ad Aldershot, per completare l'esame di cucina "B I", poi venne mandato in Norvegia con la sua brigata.
In quegli anni di relativa felicità c'era però un problema sempre più pressante per Nilsen. Ormai aveva capito di essere attratto dai ragazzi di sesso maschile, ma doveva far finta di nulla dato che tutti i camerati se parlavano di omosessuali era per deriderli. Fu costretto a tenere tutto questo dentro di sé, cercando di non fare trapelare assolutamente nulla delle sue preferenze per paura di essere considerato anormale. Eppure più passava il tempo e più la tentazione diventava forte.
Nel 1967, all'età di 21 anni, Nilsen venne trasferito ad Aden, nello Yemen, a raggiungere i reparti di polizia militare che sorvegliavano i terroristi rinchiusi nel carcere di Al Mansoura. Gli inglesi stavano conducendo una disperata guerra di difesa contro i terroristi arabi, spinti dall'odio e incuranti della propria vita.
Quella sotto il sole cocente dello Yemen fu un'esperienza difficile per Nilsen, che continuava ad ubriacarsi costantemente esponendosi talvolta a rischi molto grossi. Rischi che culminarono in un'occasione in cui, per difendere la propria vita, Nilsen fu costretto ad uccidere un arabo che l'aveva rapito tramite un taxi camuffato. Ripresa conoscenza nel bagagliaio dell'automobile, Dennis aveva aggredito il suo rapitore dopo essersi finto morto: impugnato il cric di metallo che era rimasto provvidenzialmente dentro il bagagliaio, lo sbatté con forza sulla testa dell'arabo che crollò a terra come un bue sgozzato. Successivamente gli rifilò altri colpi altrettanto forti sulla testa per accertarsi della sua morte, quindi lo nascose nel bagagliaio, pulendo le macchie per terra. Quando arrivò a piedi alla prigione, con due ore di ritardo, fu punito ma non parlò mai dell'accaduto sebbene si fosse trattato di un omicidio per legittima difesa. Per un bel pezzo rimase terrorizzato da quello che sarebbe potuto capitare ed ebbe frequenti incubi in cui era torturato, violentato, ucciso e mutilato in varie combinazioni.
Ad ogni modo, durante il ritiro inglese da Aden nel 1967, Nilsen fu assegnato alla mensa dei Trucial Oman Scouts a Sharjah, nel Golfo Persico, e, nonostante alcuni episodi strazianti (un pilota che era precipitato fu portato nella mensa a pezzi ed un amico di bevute che cadde da una jeep rompendosi l'osso del collo), fu per lui un periodo relativamente rilassante. Nilsen pensò al suo amico di bevute che era morto e arrivò alla conclusione che tutto sommato era stato fortunato a morire così giovane, rimanendo fermo nel tempo in un momento di felicità, mentre lui prima o poi sarebbe caduto in una spirale di decadenza.
A Sharjah, Nilsen era un sottufficiale, ruolo che gli consentiva il vantaggio di avere una stanza tutta per sé. Lì fece le sue prime esperienze sessuali con giovani ragazzi arabi del posto, che erano disposti ad andare a letto con lui così come con altri graduati. Uno di loro gli promise amore eterno se lo avesse portato con sé in Gran Bretagna, ma Dennis sapeva che era una cosa impossibile.
Oltre ai rapporti sessuali con i giovani ragazzi arabi, Nilsen scoprì di eccitarsi a vedere la sua figura immobile in uno specchio, l'importante era che non si vedesse la faccia e che sembrasse morto. Masturbandosi in quei momenti raggiungeva quasi più piacere che durante i rapporti sessuali con i suoi schiavetti. Cominciò così una forma di narcisismo distorto, in cui l'oggetto del desiderio era all'apparenza morto.
Gli anni passati a nascondere la sua vera identità stavano producendo effetti sempre più distorti nella mente di Nilsen, che cominciò a vivere una esistenza parallela di sola immaginazione, in cui era eccitato dalla sua immagine di cadavere. Vedere corpi fermi, immobili, addormentati lo eccitava, segno di una montante e radicata necrofilia che anni dopo sarebbe esplosa in maniera sempre più mostruosa.
Nel gennaio 1968, Nilsen tornò in Inghilterra per essere assegnato al I Battaglione degli Highlanders di Argyll e Sutherland. Con loro fece parte di una squadra d'assalto che andò a Cipro nel 1969, per poi trasferirsi alla mensa degli ufficiali nella caserma Montgomery di Berlino, a cinquanta metri dal confine con i comunisti.
In quel periodo ebbe anche qualche esperienza con prostitute femmine, ma furono esperienze piuttosto deludenti per lui.
All'inizio del 1970, Nilsen fu scelto per la mensa della scuola militare di sci a Bodenmais in Baviera. In quel periodo imparò molto bene a tagliare a pezzi gli animali, esperienza che poi gli servì drammaticamente in futuro quando si trovò a dover fare a pezzi non solo animali.
Nell'agosto dello stesso anno fu scelto come responsabile della cucina dei sottufficiali della Guardia Reale a Ballater, durante il periodo della vacanza annuale della Regina a Balmoral, quindi nel gennaio 1971, quando furono annunciate le nuove assegnazioni, gli fu ordinato di raggiungere il 242.mo Comunicazione nelle selvagge Isole Shetland, per quella che sarebbe stata l'ultima tappa della sua carriera militare e un punto di svolta nella sua distorta vita sentimentale.
Durante la sua permanenza nelle isole Shetland, con la benedizione dell'Esercito, fece un corso di cinematografia che poi utilizzò per fare film con un ingenuo soldato diciottenne, immortalandolo in pose immobili, facendogli fare il morto, poi rivedendo le scene mentre si masturbava. Il giovane con cui faceva questi film non era omosessuale, ma era abbastanza giovane e sprovveduto da accogliere con gioia l'amicizia con un caporale, anche se questi gli faceva fare delle cose strane e apparentemente senza senso.
La sera prima di ripartire per la Scozia e chiudere la sua carriera militare, Nilsen incenerì tutti i film che aveva fatto, più di 5.000 metri di pellicola, sorprendendo tutti. Il proiettore lo diede al suo amico diciottenne come regalo d'addio.
Nilsen tornò ad Aberdeen e da lì a casa sua, a Strichen. Per lui si chiudeva un'era tutto sommato positiva ma che non l'aveva distolto dalle sue fantasie di morte e di amore.
Era profondamente innamorato di quel ragazzo che aveva dovuto abbandonare per sempre, ancora una volta sentiva dentro di sé che amore e morte erano due cose assolutamente imprescindibili e anche quest'esperienza nelle isole Shetland gliene aveva dato una prova.
Quando Nilsen terminò la carriera nell'Esercito aveva quasi 27 anni e non si arruolò più per motivi prettamente etici poiché, in seguito ai fatti irlandesi di quel periodo, non gli piaceva stare dalla parte dell'oppressore. Questo è perlomeno ciò che provava dentro di lui, agli altri raccontò di sentirsi pronto per tentare una carriera diversa.
Dennis rimase a Strichen tra l'ottobre e il dicembre 1972, domandandosi cosa avrebbe fatto in futuro. Era assalito da terribili dubbi sul futuro, anche se sua madre era più preoccupata dal suo assoluto disinteresse nell'ipotesi di un matrimonio.
Cominciò ad essere sempre più spesso assalito da incubi, basati sulle sue esperienze in Arabia. Gli incubi erano generalmente indotti da una combinazione di alcool e musica classica a tutto volume nelle orecchie. Sua madre ricorda che stava sveglio fino a tardi ad ascoltare musica e scrivere poesie macabre. Era come avere un estraneo scontroso e taciturno a casa.
Dennis non poteva rimanere a lungo a Strichen, non era il posto adatto a lui. Alla fine, sempre più in preda all'ansia, decise che il passaggio più naturale sarebbe stato quello di passare da un uniforme all'altra diventando poliziotto o guardia carceraria. Decise per la prima possibilità e, nel dicembre 1972, si iscrisse alla scuola di polizia di Hendon, nel nord di Londra.
Nell'aprile del 1973, dopo 4 mesi di corso, fu assegnato alla divisione Q, presso la stazione di polizia di Willesden Green con la matricola di Agente Q287. Sarebbe rimasto in polizia per un anno esatto, durante il quale si rese conto che quell'attività non era adatta a lui: a causa delle sue tendenze di sinistra, era sempre più insoddisfatto di come le autorità gestissero il potere e cominciò a detestare il suo stesso lavoro. Inoltre rimase deluso dallo scarso senso di cameratismo che regnava all'interno della polizia.
Durante l'anno passato in polizia ci fu solo un episodio che ricordò con piacere e fu proprio all'inizio della sua carriera, nell'aprile del 1973, quando Peter Wallstead, il poliziotto che aveva il compito di iniziarlo al lavoro effettivo, assegnò lui ed un altro compagno di corso a dare un'occhiata all'obitorio dietro il municipio di Brent Town. Questo il resoconto di quella esperienza da parte di Nilsen: "Entrammo in una stanzetta sporca che aveva tutto il disordine del retro di una macelleria militare. C'erano diversi carrelli di metallo in giro, con sopra dei corpi aperti a metà. La maggior parte erano vecchi, con un pezzo di legno che gli reggeva la testa, e una varietà di espressioni grottesche sul viso. Erano tutti tagliati dalla gola all'ombelico, con lo sterno e le costole segate per poter accedere al cuore e ai polmoni. Il retro della testa era aperto per poter arrivare al cervello. (...) Su uno dei carrelli, in contrasto con il corpo ancora integro di un vecchio, c'era il cadavere di una ragazzina, con un'etichetta appesa al polso sinistro."
Mentre il suo collega uscì sbiancato in volto, per Nilsen fu un'esperienza affascinante, forse l'unica di tutta la sua carriera in polizia.
Durante quell'anno ricominciò a soffrire pesantemente di solitudine e cominciò a frequentare pub per omosessuali. Le sue prime esperienze in tal senso furono tuttavia insoddisfacenti e frustranti: gli incontri clandestini di solo sesso non facevano per lui. I continui episodi di quel tipo che si verificarono (anche se raramente arrivavano al rapporto anale) convinsero Nilsen che non poteva rimanere nella polizia mantenendo una minima facciata di decenza e si dimise nel dicembre 1973, tra lo stupore dei colleghi e con l'ennesimo senso di fallimento addosso.
Nei primi mesi del 1974, Nilsen era sperduto e senza più mezzi, si trovava persino senza casa, condizione inedita per lui fino a quel momento. Alla fine se la cavò prendendo una stanza in affitto al numero 9 di Manston Road, nei quartieri nord-occidentali di Londra. Per pagare l'affitto vendette per 8 sterline la sua medaglia di servizio.
In quei mesi di limbo, lavorò come guardia in varie proprietà statali ma anche la vita da guardia notturna non gli piaceva, si annoiava e la noia portava con sé brutti pensieri...
Nel maggio 1974, si licenziò dalla PSA Security e dopo una settimana ebbe il coraggio di fare domanda per il sussidio di disoccupazione. Per lui fu un momento umiliante e imbarazzante, si sentiva disceso rapidamente ed inesorabilmente nell'inutilità.
Tuttavia Nilsen fu intervistato da un funzionario che lo propose per un impiego nel servizio pubblico e il 20 maggio si presentò davanti ad una commissione per ottenere un posto di consulente nello stesso Dipartimento per l'Occupazione. La sua domanda fu accolta e da quel momento lavorò al "Jobcentre" di Denmark Street. I "Jobcentre" sono in pratica l'equivalente delle nostre agenzie interinali, che si occupano di pubblicizzare gli impieghi disponibili nell'area metropolitana, per la maggior parte umili e mal retribuiti. Dennis Nilsen lavorò come consulente in quel posto fino al momento del suo arresto, il 9 febbraio 1983.
Non era un lavoro particolarmente stimolante per Nilsen, relegato per la maggior parte del tempo al telefono e alle prese con un mare di burocrazia, tuttavia gli permetteva di vivere e di mantenere i suoi vizi, anch'essi ben poco utili alla sua felicità.
La sua scarsa vita sociale si limitava ad incontri inconcludenti con una serie di "amichetti" incontrati in pub per omosessuali. Nessuno di loro aveva un nome e nessuno veniva incontrato per una seconda volta: il senso di solitudine e di inutilità lo attanagliava ogni giorno di più.
Quando la padrona di Manston Road si lamentò di tutte quelle misteriose visite notturne e chiese a Nilsen di andarsene, lui si trasferì in una stanza un poco più grande in Teignmouth Road.
Il 1974 e il 1975 furono anni estremamente promiscui ma al tempo stesso estremamente deprimenti. Un giorno accadde però qualcosa che fu una specie di prologo a quella che poi diventò la sua carriera di assassino.
Un giovane 17enne, David Painter, si presentò al Jobcentre in cerca di un lavoro temporaneo. Non c'era nessun lavoro adatto alle sue esigenze così se ne andò. Un'ora più tardi i due si incontrarono nuovamente per strada e Nilsen invitò il giovane nella sua stanza a Teignmouth Road. Bevvero un po', si guardarono un film western dal proiettore di Nilsen e poi, dopo aver rifiutato delle avances, David si addormentò sul letto.
Quando riaprì gli occhi, il ragazzo si ritrovò la cinepresa di Nilsen puntata addosso ed ebbe un attacco di panico, strillando come un pazzo e sbattendo un braccio contro una vetrata. Nilsen rinunciò a controllarlo e chiamò la polizia e un'ambulanza. Alla stazione di polizia di Willesden Green, dove lui stesso aveva lavorato, venne interrogato a fondo e infine rilasciato quando arrivò la conferma che il ragazzo non era stato molestato sessualmente. I genitori di Painter, per paura del processo, non sporsero denuncia e così il caso fu archiviato. Nilsen disse che quel ragazzo era andato fuori di testa ma evidentemente qualcosa nel suo atteggiamento doveva averlo spaventato...
Effettivamente Dennis, tra un incontro effimero e l'altro, stava continuando a sprofondare sempre di più nella sua fissazione verso le "cose morte" e immobili, per questo aveva ripreso Painter mentre dormiva.
Tra tante cose negative ne arrivò finalmente una positiva: un'eredità di 1.000 sterline dal padre genetico che era morto in Norvegia. Nilsen si rivolse ad un'agenzia immobiliare ed utilizzò quei soldi per affittarsi un appartamento al piano terra, con giardino, in Melrose Avenue 195, con un mese di affitto anticipato.
In quel periodo conobbe anche un ragazzo con cui iniziò una convivenza, un certo David Gallichan, un giovane omosessuale conosciuto in un pub.
Quella con David fu l'unica relazione veramente seria di Nilsen, sia come durata che come qualità. I due, al culmine della relazione, non uscivano più per pub, si erano comprati un cagnolino, un gatto e un pappagallo ed anche i video ripresi con la cinepresa da Nilsen in quel periodo, intorno alla fine del 1975, testimoniano una situazione tranquilla all'interno di una casa ordinata e serena.
Ma la fortuna girò nuovamente le spalle a Nilsen. La relazione con David peggiorò di giorno in giorno, i due litigavano per un nonnulla. Nell'aprile del 1976, Nilsen cominciò per giunta a soffrire di terribili mal di testa e diventò ancora più irritabile. Una visita rivelò un problema alla vescica, ma avrebbe dovuto aspettare due mesi per l'operazione, mesi in cui litigò molte volte con David per questioni di poca importanza.
Il 16 giugno 1976, Nilsen venne finalmente operato per la rimozione di un calcolo, ma nel frattempo la relazione con David si era irreparabilmente rovinata, ognuno dei due portava a casa altre persone e le tensioni casalinghe raggiunsero un punto tale che Nilsen, in un eccesso di rabbia, gli ordinò di andarsene e non tornare mai più. Era l'estate del 1977, Nilsen si convinse che non sarebbe mai più riuscito ad avere una relazione sentimentale soddisfacente e che il suo destino era rimanere solo.
Incanalò così tutto il suo affetto su "Bleep", la bastardina voluta da David, che era rimasta a lui, mentre incanalò tutto il suo desiderio in anonimi incontri notturni che non gli davano nessuna soddisfazione. Ricominciò anche a bere.
Il lavoro divenne invece un sostituto ossessivo alla sua vita vuota, tanto che si impegnò a fondo in attività sindacali dove poteva esprimere tutta la sua vena polemica.
Internamente Nilsen sprofondava sempre di più nelle sue fantasie segrete e nel suo feticismo dello specchio. In alcune occasioni si cospargeva di borotalco, si metteva addosso del sangue finto e si masturbava guardandosi allo specchio ed immaginando di essere morto, fucilato dalle SS. Altre volte, sempre cospargendosi di borotalco, immaginava di essere trascinato in una capanna da un vecchio eremita. Dopo averlo lavato, l'eremita della sua immaginazione gli legava il pene e gli infilava del cotone nell'ano. Quindi lo riprendeva in spalla e lo portava nel bosco per seppellirlo, ma poi ci ripensava, lo riportava nella capanna e lo masturbava, facendo eiaculare il suo pene che in tal modo resuscitava.
Nilsen era ormai conscio di essere innamorato del suo immaginario cadavere, ma, nel 1978, la sua degradazione interiore era arrivata ad un punto tale da desiderare anche i cadaveri altrui. Fu quello l'anno del suo primo omicidio.
La disperazione di Nilsen giunse al punto di rottura verso la fine del 1978. Le possibilità di fare carriera erano rovinate dal suo attivismo sindacale, l'apatia dei colleghi che lo avevano eletto come rappresentante ma che poi non lo aiutavano, l'incapacità di tenersi un compagno per più di un giorno, la solitudine che lo attanagliava e la sua depressione furono tutti elementi negativi della sua esistenza di quel periodo, aggravati come spesso succede dall'avvicinarsi dei giorni di festa del dicembre 1978.
Nilsen cominciò a pensare che se si fosse ammazzato nessuno avrebbe notato il suo corpo per almeno una settimana. Non aveva nessuno a cui rivolgersi per un vero aiuto. Era in contatto quotidiano con tante persone, ma era sempre irreparabilmente solo.
La disperazione peggiorò quando passò il Natale da solo con il suo cane, confortandosi con la musica e la bottiglia. Quando si avvicinò l'ultimo dell'anno era in uno stato di ubriachezza triste.
Il 30 dicembre decise che a tutti i costi doveva uscire di casa a cercare compagnia. Invece di andare in uno dei soliti posti, si diresse al Cricklewood Arms, un rozzo pub irlandese dove bevve un boccale dietro l'altro di Guinness alla spina. Si dette a conversazioni casuali con vari gruppi di persone, fino a quando si ritrovò a chiacchierare con un giovane irlandese, solo come lui. Lo convinse ad andare a dormire a casa sua, dato che erano entrambi ubriachi, e l'altro accettò.
Dal giorno dopo, ultimo dell'anno del 1978, Nilsen sarebbe diventato un assassino.
I due si recarono fino a Melrose Avenue 195, dove restarono svegli fino a tardi bevendo fino all'incoscienza. Alla fine entrambi si spogliarono e si trascinarono nel letto, ma non ci furono contatti sessuali.
Nilsen si svegliò un paio d'ore dopo, alle prime luci dell'alba, e guardò l'altro disteso accanto a lui. Non voleva svegliarlo, per paura che andasse via, così gli si distese a fianco. Passò la mano sul corpo dell'uomo addormentato, esplorandolo. Si eccitò moltissimo sentendo il battito del suo cuore e cominciò a sudare. Era convinto che entro qualche ora il suo compagno occasionale si sarebbe svegliato e sarebbe andato via, lasciandolo solo per il capodanno, ma lui non lo voleva, non voleva più restare solo, così prese una cravatta dai vestiti a bordo del letto e gliela passò sotto il collo.
Questa la descrizione dell'omicidio fatta dallo stesso Nilsen durante la sua confessione: "D'un colpo mi misi a cavalcioni su di lui e tirai con tutta la mia forza. Il suo corpo si risvegliò immediatamente. Lottando cademmo sul pavimento. «Ma che....» disse, ma io tirai ancora più forte la cravatta. Con lui che spingeva con i piedi ed io sopra di lui percorremmo il pavimento(...) Avevamo fatto circa 3 metri e avevamo rovesciato il tavolino, i posacenere e i bicchieri. Ora aveva la testa contro il muro. Dopo circa un minuto lo sentii afflosciarsi lentamente. Le sue braccia ricaddero sul pavimento. Mi alzai in piedi tremante per la tensione e la fatica. Poi notai che aveva ricominciato a respirare con dei sospiri rauchi ma era ancora privo di conoscenza. Non sapevo cosa fare. Corsi in cucina e riempii d'acqua un secchio di plastica. Tornai in camera e lo appoggiai per terra. «Sarà meglio che lo anneghi» pensai. Lo presi da sotto le ascelle e lo sollevai, poi lo distesi a testa in giù su una sedia. Ci misi vicino il secchio e afferrandolo per i capelli gli sollevai la testa e la misi nel secchio con l'acqua. Dell'acqua traboccò e finì nella moquette. Gli tenevo la testa dentro e lui non faceva resistenza. Dopo qualche tempo le bolle smisero di uscire. Lo tirai su e lo misi a sedere sulla poltrona; l'acqua gocciolava dai suoi corti capelli scuri e riccioluti.(...)".
Dopo aver smesso di tremare, facendosi un caffè, Nilsen rimase per un certo periodo in stato di shock per quello che aveva fatto, poi passò al secondo atto del delitto. Si prese in spalla il cadavere e gli fece un bagno nella vasca, quindi se lo portò a letto osservandolo estasiato, accarezzandolo....
Quando realizzò quello che aveva fatto, fregandosene dell'ultimo dell'anno, pensò semplicemente a come sbarazzarsi del corpo.
Uscì, andò da un ferramenta, comprò una pentola di ferro e un coltello elettrico, ma tornato a casa pensò che non era una buona idea. Così, rimandando la decisione su come liberarsi di quel cadavere, se lo tenne ancora nel letto per un po' ad accarezzarlo ed osservarlo. Tentò quindi una penetrazione anale, ma appena ci provò perse automaticamente l'erezione: il corpo del giovane stava diventando rapidamente freddo...
Alla fine decise di avvolgerlo con una vecchia tenda, di spostare momentaneamente un pezzo di moquette e di alzare una delle assi di legno del pavimento per sotterrarlo lì dentro, insieme a dei mattoni e della terra del giardino. Nel frattempo però era sopraggiunto il rigor mortis e fu costretto ad aspettare molte ore prima di poter concludere il proprio lavoro.
Quando il corpo cominciò a piegarsi meglio, Nilsen si eccitò di nuovo, lo spogliò nudo, gli fece un altro bagno e se lo portò nel letto dove si mise a cavalcioni su di lui e si masturbò sul suo ventre nudo. Il giorno dopo aveva intenzione di tagliarlo a pezzi, ma poi ci ripensò e lo seppellì così com'era sotto un'asse di legno del suo appartamento che poi richiuse.
Il corpo rimase indisturbato lì sotto per sette mesi e mezzo. Poi, l'11 agosto 1979, Dennis tirò fuori il corpo e lo bruciò su un fuoco che aveva costruito il giorno prima in giardino. Non lo smembrò, ma lo avvolse semplicemente in dei sacchi di plastica legati con dello spago. Nilsen aggiunse della gomma al fuoco per togliere l'odore della carne arrostita, quindi pestò le ceneri fino a polverizzarle e con un rastrello le sparse per il terreno.
Il ragazzo irlandese senza nome sparì così senza lasciare traccia.
Nonostante quell'atroce segreto, Nilsen si sentiva al sicuro, certo che non avrebbe più ucciso nessuno.
Ma si sbagliava. Già nell'ottobre del 1979 un particolare episodio gli ricordò di cosa era capace.
In quel periodo, Nilsen conobbe un giovane studente cinese, Andrew Ho, che lo ospitò nella propria casa.
Il giovane iniziò a parlare di bondage, confessando di voler legare Nilsen, o almeno di voler farsi legare da lui. Nilsen gli offrì una certa somma, ma non voleva concedergli intimità. I due finirono per litigare e Nilsen, senza scomporsi, per accontentare il giovane cinese, gli legò i piedi, poi gli legò una cravatta intorno al collo, cominciando a stringere, soffocandolo e dicendogli che quella era la cosa che poteva capitargli. Andrew venne preso dal panico e Nilsen lasciò improvvisamente la presa lasciandolo andare via. Poco dopo arrivò la polizia, ma non ci furono accuse perché Ho decise di non sporgere denuncia e Nilsen negò di aver tentato di strangolarlo.
Prima di traslocare da Melrose Avenue, nel settembre 1981, Dennis Nilsen uccise ben 12 uomini di cui solo 4 identificati: Kenneth Ockendon, Martyn Duffey, Billy Sutherland e Malcolm Barlow e solo la scomparsa di uno di questi, Kenneth Ockedon, finì sui giornali. Gli altri 8 rimasero senza nome. Quando poi cambiò casa uccise altri 3 uomini, fino al gennaio 1983, per un totale di 15 uomini a cui vanno sommati, in base alla sua confessione, 7 tentati omicidi, in cui o la vittima aveva opposto un'eccessiva resistenza o lui si era risvegliato dalla trance assassina in tempo.
Il motivo per cui tanti omicidi passarono praticamente inosservati, tanto che uno solo venne notato dai giornali, è dovuto al fatto che nel sottobosco di Londra è pieno di giovani scappati di casa, senza più contatti con la famiglia: drogati, punk, sbandati, alcuni di essi anche omosessuali, molti senza casa e senza lavoro, in sostanza un mondo di giovani solitari, disoccupati e invisibili. In queste condizioni è molto facile scomparire, ed anche essere ammazzati, senza che nessuno lo venga mai a sapere.
Tuttavia, come anticipato sopra, una delle vittime non era uno sbandato. Kenneth Ockendon era un giovane canadese che si trovava in Inghilterra per fare visita a dei parenti, aveva dunque una famiglia che lo aspettava a casa.
Il 3 dicembre 1979, Kenneth fece amicizia con Dennis Nilsen mentre si trovava in giro a fare delle foto. I due passarono la giornata insieme, diventando amici, e Nilsen invitò l'altro a casa sua. Era stata una bella giornata, ma Dennis non riusciva a pensare che il giorno dopo Ken sarebbe ripartito per il Canada. Così, mentre il giovane ospite era assorto ad ascoltare della musica, Nilsen, piuttosto alticcio, prese il cavo delle cuffie e cominciò a strangolare il giovane che, preso di sorpresa, non riuscì neanche ad abbozzare una reazione di difesa e morì dopo pochi minuti per strangolamento.
Ecco come ha descritto quegli attimi lo stesso Nilsen: "Dopo averlo ucciso con il cavo delle cuffie lo spogliai nudo scoprendo che se l'era fatta tutta addosso. Lo pulii un po' con un lungo pezzo di carta da cucina e me lo misi in spalla (...) Gli feci il bagno e lo misi a letto. Lo tenni nel letto per il resto della notte. Niente sesso, solo carezze ecc... Quando mi svegliai la mattina dopo penzolava a metà fuori dal letto ed era molto più freddo a toccarlo. Lo tirai di nuovo vicino a me e lo raddrizzai. Mi alzai e pulii il casino. Buttai via tutta la sua roba. Lo misi nell'armadio e andai a lavorare. Quella sera gli diedi un'occhiata nell'armadio; era piegato in due e si era irrigidito in quella posizione bizzarra. Il giorno dopo comprai una macchina Polaroid economica. La sera lo tirai fuori dall'armadio e lo raddrizzai. Mentre era rannicchiato nell'armadio, un liquido marrone gli era colato dal naso sul petto e sulle braccia , così lo pulii con della carta bagnata. Lo misi a sedere su una sedia della cucina e lo vestii con le mutande, i calzini e la canottiera. Aveva il viso un po' gonfio e leggermente arrossato. Gli misi del fondotinta per nascondere il colore della sua pelle poi sistemai il corpo in varie posizioni e feci diverse foto. Mi distesi vestito nel letto con lui che mi stava a cavalcioni mentre io guardavo la TV. A volte gli parlavo come se lui fosse ancora vivo. Mi complimentavo per il suo aspetto e per la sua anatomia. Incrociandogli le gambe misi il mio sesso tra le sue cosce, poi lo coprii bene prima di metterlo sotto le assi del pavimento.".
A causa del clima molto rigido, la decomposizione "marciava" a rilento e Nilsen disseppellì il cadavere almeno quattro volte nelle due settimane successive: lo metteva in poltrona mentre guardava la TV e se lo teneva tutta la sera per compagnia. Nilsen pensava che il suo corpo e la sua pelle erano bellissimi e dopo un paio di bicchieri di alcool gli venivano le lacrime agli occhi a pensare a quanto era bello. Poi, terminata la serata, lo avvolgeva in un tessuto e lo rimetteva sotto le assi augurandogli addirittura la buonanotte.
Quando la decomposizione gli impedì di effettuare quelle strane serate, Dennis distrusse tutti i dischi che gli ricordavano il ragazzo canadese.
Un'altra vittima di Nilsen che venne identificata fu Martyn Duffey, dal Merseyside. Venuto fuori da un'infanzia difficile, con segni marcati di instabilità quali furti, fughe e comportamento violento, Martyn era un bisessuale e frequentava spesso i pub gay di Liverpool restando fuori la notte e diventando Valium dipendente. Si manteneva comunque in contatto epistolare con un assistente sociale di Londra, che gli raccomandava di tenersi alla larga dalla capitale.
Piano piano, Martyn stava superando i suoi problemi facendo un corso di cucina e sviluppando un profondo attaccamento per una ragazza con sui si era messo insieme. Stava superando visibilmente i suoi problemi, ma ebbe una ricaduta quando un giorno fu interrogato dalla polizia per non aver pagato il biglietto sul treno. Nel maggio del 1980, fece la valigia mettendoci dentro anche i coltelli da cucina e disse ai suoi genitori che andava a vivere a New Brighton. Non si sa come arrivò invece a Londra e lì dormì nelle stazioni per qualche giorno, finché non incontrò Dennis Nilsen che lo invitò a casa sua. Non aveva ancora compiuto 17 anni.
Nilsen ricorda che quella sera il ragazzo si bevve due lattine di birra e poi si addormentò sul letto firmando la sua condanna a morte. Questa la descrizione di Nilsen su quest'omicidio: "Mi ricordo che stavo a cavalcioni su di lui con le sue braccia intrappolate nella coperta. Lo strangolai con tutta la mia forza, nell'oscurità quasi completa, con solo una lampada accesa da sotto. Mentre stavo su di lui sentii che il mio sedere si stava bagnando. L'urina aveva attraversato le coperte e i miei jeans. Quando fu abbastanza floscio, lo tirai per le caviglie fino all'orlo della piattaforma e misi i piedi sulla scala. Lo tirai sulle mie spalle e lo portai al piano di sotto. Era privo di conoscenza ma vivo. Lo misi giù, riempii d'acqua il lavello, ce lo misi sopra e lo tenni lì fermo con la testa sott'acqua. Devo averlo tenuto immerso per 3 o 4 minuti, poi lo presi in braccia e lo portai in camera. Lo distesi a terra e gli tolsi i calzini, i jeans, la maglietta e le mutande. Lo portai nel bagno. Mi misi io nella vasca stavolta e lui era disteso nell'acqua sopra di me. Lavai il suo corpo. Eravamo tutti e due fradici ma riuscii in qualche modo a mettermi questo peso scivoloso sulle spalle e a portarmelo in camera. Lo misi a sedere sulla sedia in cucina e asciugai sia me che lui, poi lo rimisi sul letto ma senza lenzuola. Era ancora caldo. Gli parlai ancora e gli dissi che il suo corpo aveva l'aspetto più giovanile che avessi mai visto. Lo baciai dappertutto e lo tenni stretto vicino a me. Mi sedetti sulla sua pancia e mi masturbai, poi lo sistemai nell'armadio. Due giorni dopo lo trovai nell'armadio tutto gonfio e finì dritto sotto il pavimento".
Un'altra vittima identificata fu Billy Sutherland, un mezzo ubriacone di Edinburgo che era stato in riformatorio e in prigione. Aveva 27 anni, era coperto di tatuaggi sulle braccia, sulle mani e sul petto. Sulle dita delle due mani si era fatto tatuare le parole "Love" (Amore) e "Hate" (Odio). In Scozia aveva avuto una ragazza e ci aveva fatto un figlio, ma a Londra viveva come uno zingaro, dormendo talvolta con uomini per denaro e talvolta rubando in caso di bisogno.
Ad ogni modo, ovunque andasse, si teneva in contatto con sua madre in Scozia e fu lei a denunciare la sua scomparsa alla polizia. Purtroppo nella sola Londra c'erano circa quaranta Billy Sutherland che risultavano scomparsi: come cercare un ago nel pagliaio.
Nilsen incontrò il giovane spostato nei pressi della stazione della metropolitana di Leicester Square. Billy gli disse che non aveva un posto dove andare. Un po' riluttante Nilsen gli comprò un biglietto e lo invitò a dormire a casa sua.
Dennis non ha nessun ricordo preciso di quest'omicidio: il solito strangolamento dopo una grossa bevuta, il solito cadavere da sistemare in qualche modo.
L'ultima delle vittime uccise a Melrose Avenue e successivamente identificate fu Malcolm Barlow, un ragazzo di 24 anni che però ne dimostrava molti di meno. Malcom aveva passato più di metà della sua vita in cura e soffriva di un handicap mentale. I suoi genitori erano morti e non aveva nessun amico. Soffriva anche di epilessia e all'occorrenza sapeva fingere un attacco per attirare simpatia. Per denaro avrebbe fatto di tutto, compreso andare con uomini o ricattarli. Viveva negli ostelli o con chiunque se lo prendesse a casa. Originario di Sheffield, dove c'era un assistente sociale con il quale manteneva una saltuaria corrispondenza, girava tutto il paese senza una meta precisa, passando ogni mese a ritirare il suo sussidio al Dipartimento della Salute e dell'Assistenza.
Nel settembre del 1981, Malcom si trovava a Londra. Il 17 settembre, Nilsen si stava recando al lavoro quando si accorse che su un marciapiede stava un ragazzo sulle ginocchia con la schiena appoggiata al muretto di un giardino. Nilsen gli chiese se andava tutto bene e Barlow gli rispose che era colpa delle pillole per l'epilessia: le sue gambe avevano ceduto.
Sorreggendolo, Nilsen portò il ragazzo a casa sua e gli offrì una tazza di caffè. Poi andò in una cabina telefonica (Nilsen non aveva il telefono in casa) e fece il 999 chiedendo gli fosse mandata un'ambulanza.
Il giorno seguente, 18 settembre, Barlow fu dimesso e tornò a Melrose Avenue 195 ad aspettare il ritorno di Nilsen, che lo accolse volentieri in casa.
Dennis gli preparò la cena e poi si sedette a guardare la TV con lui. Nonostante il suo trattamento anti-epilettico Barlow chiese ed ottenne di bere degli alcolici, poi si addormentò. Dopo un'ora circa, Nilsen andò a svegliarlo, provò a schiaffeggiarlo senza riuscire a rianimarlo. Pensò di chiamare un'altra volta l'ambulanza, ma poi cambiò idea e decise di ucciderlo, stavolta non perché era interessato a lui ma semplicemente perché Malcom rappresentava un fastidio.
Questa la descrizione di Nilsen riguardo all'omicidio di Barlow: "Strinsi forte con le mani intorno alla sua gola. Mantenni quella posizione per due o tre minuti e lascia la presa. Non controllai, ma credetti che ora fosse morto (...) Finii il mio bicchiere, spensi la TV e salii a letto. La mattina dopo, non avendo voglia di smontare le assi del pavimento, lo trascinai in cucina, lo sistemai sotto l'acquaio e chiusi lo sportello. Poi andai a lavorare".
Sotto le assi del pavimento, nel settembre 1981, c'erano ormai 7 uomini. Gli altri 5 che aveva ucciso a Melrose Avenue erano stati fatti sparire un anno prima. Avrebbe dovuto fare presto la stessa cosa con questi 7, dato che era in previsione un imminente trasloco, all'inizio dell'ottobre del 1981. C'era un vasto campionario del disagio giovanile sotto quelle assi: c'era uno skinhead con le parole "Cut Here" tatuate sul collo, un capellone, un ragazzo asiatico che si prostituiva, un giovane emaciato le cui gambe si erano dibattute con un moto circolare mentre moriva. Tutti erano stati uccisi tramite strangolamento ed i loro cadaveri usati da Nilsen per varie pratiche necrofile, talvolta persino come compagni, dato che Nilsen usava spesso parlare con i cadaveri come se fossero ancora vivi, riempiendoli di complimenti.
Di seguito riportiamo la descrizione di Nilsen su come si fosse sbarazzato dei primi 5 corpi, nel settembre del 1980. Nel settembre 1981 utilizzò lo stesso sistema per gli altri 7.
"Tirai su le assi del pavimento. Presi un corpo afferrandolo per le caviglie. Lo tirai su per l'apertura nel pavimento e lo trascinai sul pavimento fino alla cucina, mettendolo su un pezzo di plastica. Sotto il pavimento c'erano altri corpi decomposti e altri pezzi di corpo. Preparai una scodella d'acqua, un coltello, della carta da cucina e dei sacchetti per la spesa. Avevo dovuto bermi un paio di bicchieri prima di cominciare. Tolsi dal cadavere la canottiera e le mutande poi con il coltello tagliai via la testa dal corpo. C'era molto poco sangue. Misi la testa nell'acquaio, la lavai e la misi in un sacchetto. Poi tagliai le mani e poi i piedi. Li lavai nell'acquaio e li asciugai. Li avvolsi uno per uno nella carta da cucina e li misi in dei sacchetti. Poi feci un taglio dall'ombelico allo sterno e rimossi tutti gli intestini, lo stomaco, i reni e il fegato. Poi ruppi il diaframma e tolsi cuore e polmoni. Misi tutti questi organi in un sacchetto. Poi separai la parte superiore del corpo da quella inferiore. Tagliai via le braccia e le gambe sotto il ginocchio. I vari pezzi li misi in dei grossi sacchi neri per la spazzatura. Misi il petto con la gabbia toracica in un grosso sacco e cosce, natiche e genitali (in un pezzo solo) nell'altro. Riposi i pacchetti sotto il pavimento. Lasciai fuori il sacco con interiora e organi. Poi scoprii il cadavere che era stato lì più a lungo. Lo tirai su per le caviglie e lo portai in cucina. C'erano dei vermi sulla superficie del corpo, ci buttai sopra del sale e li spinsi via. Il cadavere era un po' scolorito. Vomitai violentemente. Bevvi qualche altro bicchiere di liquore e finii il lavoro come con l'altro. Ero un po' ubriaco quel pomeriggio. Le porte-finestre erano aperte ed ogni tanto dovevo uscire fuori. Ero nudo per evitare di sporcarmi i vestiti. Poi terminato il lavoro con tutti i cadaveri rimisi i pacchi sotto il pavimento e mi feci un bagno. Per queste dissezioni usai solo un coltello da cucina, niente seghe o strumenti elettrici. Poi mi mettevo le cuffie e mi ubriacavo del tutto e magari portavo il cane a fare un giro al Gladstone Park".
La parte più sporca della dissezione era l'asportazione degli organi che inevitabilmente contenevano liquidi ed emanavano un odore insopportabile, ma erano al tempo stesso i più facili da eliminare. Nilsen metteva fegato, intestini e il resto nell'interstizio della doppia rete sul lato del giardino e in un paio di giorni sparivano, divorati dalle piccole creature della terra. Tutti gli altri resti venivano invece inceneriti nel giardino di casa. Riguardo alle prime cinque vittime attese un giorno molto freddo di dicembre e poi preparò un grosso rogo con una base costituita da grossi ciocchi di un vecchio pioppo che era stato abbattuto mesi prima ed era stato lasciato lì. Sopra e intorno a questi Nilsen ammucchiò pezzi di legno presi da vecchi mobili abbandonati dai vicini, lasciando nel mezzo una grossa apertura dove buttava i resti umani. Quando finì il rogo era alto quasi un metro e mezzo. Poi andò a letto e il mattino dopo continuò fino ad aver finito di incenerire tutti i resti umani. In cima sistemò un vecchio copertone per coprire eventuali odori. Ogni tanto cadeva qualche frattaglia umana o pezzi di carne invasi da mosche morte, crisalidi e larve ma lui ogni volta ributtava il tutto al centro del rogo. Alla fine della giornata aveva terminato il lavoro.
Fu un lavoro duro che dovette ripetere alla fine del settembre 1981, bruciando i rimanenti 7 cadaveri prima del trasloco che avvenne il 5 ottobre 1981. Per lui andare via da Melrose Avenue fu un grande sollievo e quando si sistemò nel nuovo appartamento pensò che non avrebbe più ucciso, ma si trattava ancora solo di una illusione, presto la sua attività criminale sarebbe ricominciata e stavolta non c'erano né assi di legno da sollevare, né un giardino privato. Nella nuova casa i sistemi per liberarsi dei cadaveri furono perciò difficili ed ancora più ripugnanti di quelli già utilizzati. Inoltre gli omicidi avvennero persino più gratuitamente, tanto che in almeno un caso non vi fu alcun atto necrofilo.
Al numero 23 di Cranley Gardens furono uccise 3 persone prima che Nilsen venisse arrestato.
La prima fu un certo John Howlett, un buono a nulla costantemente nei guai con la polizia, che era stato cacciato di casa a 13 anni e da allora non aveva combinato praticamente niente. Aveva vissuto per dei periodi in istituti per ragazzi ritardati, era andato in prigione per furto ed era un mentitore cronico.
Howlett incontrò Nilsen due volte, la prima volta ebbero una lunga conversazione nel dicembre del 1981, la seconda si incontrarono in un pub nel marzo 1982 e Nilsen lo invitò a casa sua non prima di essere passati da un negozio di liquori a fare scorta. Nilsen preparò la cena e i due si guardarono la TV bevendo in continuazione.
Verso mezzanotte, John disse che aveva voglia di riposarsi un po' e se ne andò a letto. Nilsen non aveva intenzione di ucciderlo, sapeva che sarebbe stato un problema sbarazzarsene, ma non riuscì a smuovere John dal letto così, dopo essersi bevuto qualche altro bicchiere di rum, prese la decisione di ucciderlo, questa la sua descrizione: "Andai alla poltrona, e sotto il cuscino c'era un pezzo di nastro. Mi avvicinai al letto dove stava dormendo sotto le coperte. Gli avvolsi quest'affare intorno al collo. Credo di aver detto: "E' il momento di andarsene". Ero a cavalcioni su di lui e strinsi il nastro. Lui si dibatté furiosamente e riuscì quasi ad alzarsi mettendomi le mani sul collo. Credevo che mi avrebbe sconfitto ma raccogliendo tutte le mie forze lo spinsi di nuovo giù, e con la testa colpì il bordo della spalliera del letto. Lottava ancora disperatamente, cosicché ora era mezzo fuori dal letto ma in un minuto circa si era afflosciato. C'era del sangue sulle coperte. Immaginai che venisse dalla testa. Controllai: stava ancora tirando dei respiri profondi e rochi. Gli strinsi il collo per un altro minuto circa. Lo lasciai andare di nuovo e a quel punto sembrava morto. Mi alzai in piedi. Il cane stava abbaiando nell'altra stanza, andai a calmarlo, stavo tremando tutto per la fatica della lotta. Avevo davvero pensato che avrebbe avuto la meglio su di me. Tornai e fui scioccato vedendo che aveva ricominciato a respirare. Gli riavvolsi il nastro intorno al collo e tirai più forte che potevo, mantenendo la presa per altri 2-3 minuti. Quando lasciai la presa aveva smesso di respirare. Ma notai , mentre era lì supino, e poi controllai, che il suo cuore batteva ancora abbastanza forte. Non ci potevo credere. Lo trascinai in bagno. Lo tirai sul bordo della vasca in modo che la sua testa fosse penzoloni, misi il tappo, sempre reggendolo ed aprii al massimo l'acqua fredda. La testa toccava il fondo della vasca. In un minuto circa l'acqua gli raggiunse il naso, e ricominciò il respiro rauco. L'acqua saliva ancora ed io lo reggevo giù. Stava facendo resistenza mentre la vasca continuava a riempirsi. Gli salivano delle bolle dal naso e dalla bocca e smise di lottare.. Lo tenni in quella posizione per 4-5 minuti. L'acqua si era insanguinata e c'era un liquido misto a pezzetti di cibo che gli usciva dalla bocca. Mi lavai le mani e andai in camera e tirai via le lenzuola e le coperte che si erano sporcate (...) Misi una coperta pulita sopra la sotto-coperta e andai a letto. Chiamai il cane e lei venne addormentandosi ai miei piedi. Devo essermi addormentato subito per via dell'alcool. I segni sul collo mi rimasero per una settimana".
Il giorno dopo Nilsen mise il cadavere nell'armadio mentre pensava a cosa farne. Il problema richiedeva una soluzione rapida, dato che presto sarebbe venuto da lui per qualche giorno un suo amico, un certo Alan Knox.
Decise che la via più sicura sarebbe stata tagliare il corpo in pezzetti piccoli e mandarlo giù per lo sciacquone. Portò il corpo in bagno ed eseguì la dissezione nella vasca stessa. Per prima cosa aprì la zona dello stomaco e si concentrò sugli organi, tagliandoli a pezzi lunghi 5 centimetri su di un tagliere, e buttandoli nel water una manciata per volta. A quel ritmo, rischiava di diventare un lavoro lungo e faticoso, perciò cominciò a tagliar via pezzi più grandi che poi metteva a bollire sui fornelli perché si disintegrassero. La testa fu bollita nella pentola grande, seguita da mani, piedi e dalle costole separate dal corpo una ad una. Una volta bollite fino a perdere la carne, le ossa venivano spezzate in frammenti più piccoli e buttate semplicemente nella spazzatura. Nel frattempo carne, capelli ed organi venivano buttati giù nelle fogne.
Alla fine Nilsen rimase con delle grandi ossa, con della carne ancora attaccata. Le scapole le lanciò oltre il recinto del giardino in un terreno abbandonato, mentre il teschio, le ossa delle braccia, delle gambe e del bacino furono infilate in vari sacchi, cosparsi di una buona quantità di sale, e sistemati nel bauletto in un angolo della stanza. Riempì con degli oggetti quasi tutto il baule e poi lo coprì con una tenda rossa che aveva recuperato da Melrose Avenue. Il baule rimase lì durante la visita di Alan Knox e ci rimase fino all'arresto di Nilsen, 11 mesi dopo.
La seconda vittima uccisa al numero 23 di Cranley Gardens fu un altro ragazzo mezzo vagabondo di nome Graham Allen. Si trattò di un assassinio bizzarro, tanto che durante il processo venne chiamato "l'assassinio della frittata".
Questa la descrizione di Nilsen: "La cosa che voleva più di tutte era qualcosa da mangiare. Avevo poca roba in frigo ma un intero pacco di uova. Così feci una grossa frittata nella padella grande, la misi in un piatto e gliela diedi. Lui cominciò a mangiare la frittata. Deve averne mangiata tre quarti. Era seduto lì e improvvisamente mi sembrò addormentato o svenuto, con un grosso pezzo di frittata che gli usciva dalla bocca. Pensai che doveva essergli andata di traverso ma non l'avevo sentito tossire, era proprio del tutto incosciente. Mi sedetti e mi preparai un drink, poi mi avvicinai. Non ricordo se stava ancora respirando o no ma la frittata gli stava ancora sporgendo dalla bocca. Aveva il piatto ancora sulle ginocchia, lo tolsi, poi mi piegai in avanti e li strangolai. Ora non ricordo cosa usai (...) Mi ricordo che avanzai e mi ricordo che era morto (...). Se lo abbia ucciso la frittata non lo so, ma comunque avevo l'intenzione di ucciderlo. Una frittata non lascia dei sogni rossi sul collo. Devo essere stato io".
Nilsen tenne il cadavere per tre giorni in una vasca con acqua fredda che cambiava periodicamente mentre intanto continuava ad andare al lavoro tutti i giorni. Il quarto giorno smembrò il cadavere, bollendone la testa, le mani e i piedi e mettendo il resto in sacchi di plastica nera. Uno dei sacchi fu nascosto in un'apertura ai piedi della vasca (poi spostato da Nilsen nell'armadio il giorno prima dell'arresto) mentre l'altro andò a raggiungere gli altri resti nello spazio che rimaneva all'interno del baule. Parte della carne e degli organi fu buttata nello sciacquone, ma sembra che Nilsen abbia portato alcuni pezzi più grandi fuori dall'appartamento e li abbia buttati nella spazzatura.
Nel dicembre 1982, un certo Fred Bearman vide un sacco di plastica nera appoggiato vicino al suo terreno a Roundwood Park. Era aperto ed era stato, pensò, saccheggiato dai cani randagi. Il contenuto che ne usciva fuori sembrava una gabbia toracica con una colonna vertebrale nel mezzo ma non aveva idea da che animale potesse venire. Il giorno dopo lo fece vedere ad un suo amico che concordò che era qualcosa di davvero ributtante, pur non capendone le origini. Nessuno dei due toccò il saccò né fece menzione alle autorità. Alcuni giorni dopo scomparve, probabilmente raccolto dai netturbini.
Un'altra scoperta simile era stata fatta nell'estate del 1981, a Gladstone Park, da un uomo che aveva rinvenuto un sacco pieno di interiora. Nilsen, durante la sua confessione, disse che era impossibile si trattasse di roba sua, ma non negò il fatto che, se ubriaco, avrebbe anche potuto disfarsi di alcuni resti in quel modo, gettandoli nei parchi.
In ogni caso, questi 2 ritrovamenti casuali avrebbero difficilmente potuto portare subito a Nilsen, che comunque dopo l'omicidio di Graham Allen aveva già segnato il suo destino: i resti umani di Allen erano troppo grossi e avevano intasato i tubi dello scarico, provocando un problema per tutto il condominio. Quando Nilsen lesse l'avviso di non tirare l'acqua dello sciacquone e che la settimana dopo sarebbe arrivata una società di spurghi, cominciò a pensare che aveva qualcosa a che fare con le sue attività, ma lui nel frattempo non poté pensarci più di tanto perché aveva già un altro cadavere da smaltire....
L'ultima vittima di Nilsen, la quindicesima, fu infatti uccisa in quei giorni. Si trattava di un certo Stephen Sinclair, un punk di 20 anni che proveniva da Perth, in Scozia. Il ragazzo era stato adottato da bambino ed aveva delle grosse turbe della personalità. Non solo si drogava di "speed" in continuazione, ma aveva anche il vizio di ferirsi le braccia, apparentemente senza alcuna ragione, così le sue braccia erano coperte da cicatrici. Poteva tentare di ferirsi in ogni momento del giorno, improvvisamente. Era conosciuto agli assistenti sociali della zona, che cercavano di aiutarlo sulla strada. Un giorno arrivò persino a minacciare di cospargersi di benzina.
Stephen Viveva negli "squat", case occupate o in ostelli dell'Esercito della Salvezza, rubava ed era finito in prigione più di una volta. Inoltre aveva il corpo devastato dall'epatite B. Aveva molti amici sulle strade del West End e, il 26 gennaio 1983, questi lo videro allontanarsi con uno sconosciuto, ma non lo disturbarono nel caso stesse cercando di scroccare soldi.
Nilsen gli offrì da mangiare e da bere ed alla fine si recarono alla casa di Cranley Gardens, dove Stephen si drogò e crollò su una poltrona. Questa la descrizione di Nilsen su quanto è accaduto quella sera : "Non mi ricordo niente finché non mi svegliai la mattina dopo. Era ancora sulla poltrona ed era morto. Sul pavimento c'era un pezzo di spago con una cravatta attaccata. (...) Non avevo intenzione di fargli del male, ero solo preoccupato e commosso per il suo futuro e per i dolori e le difficoltà della sua vita. Lo vidi la mattina presto, in pace sulla mia poltrona, grazie alla droga. Mi ricordo che desideravo che potesse restare così in pace per sempre. Sentivo che avevo sollevato il peso della sua esistenza con le mie mani. Stava lì disteso, ero sollevato che i suoi problemi erano finiti. Notai che i suoi jeans erano intrisi di urina, volevo lavarlo. Come se fosse qualcosa di fragile e ancora vivo lo spogliai con gentilezza e lo trasportai nudo in bagno. Lo lavai tutto attentamente nella vasca e lo asciugai dopo aver messo il suo corpo floscio a sedere sul bordo. Lo distesi sul letto e lo cosparsi di borotalco perché sembrasse più pulito. Poi mi sedetti e lo guardai. Era veramente stupendo come una scultura di Michelangelo. Sembrava che per la prima volta in vita sua si sentisse meglio di come era stato in tutta la sua vita. Volevo toccarlo ed accarezzarlo ma non lo feci. Misi due specchi intorno al letto, uno ai piedi e uno su un lato. Mi distesi nudo accanto a lui ma non feci che guardare i due corpi nello specchio. Stavo lì disteso ed una grande pace discese su di me. Sentivo che questo era il significato della vita, della morte, di tutto. Niente paura, niente dolore, niente colpa. Potevo solo accarezzare e toccare l'immagine nello specchio, non lo guardai mai direttamente. Niente sesso, solo una sensazione di unità. Avevo un'erezione ma sentivo che lui era troppo perfetto e bellissimo per il patetico, banale rito del sesso. Poi lo vestii con i miei abiti, che gli rimasero addosso per molti giorni".
In quei primi giorni di febbraio del 1983, Nilsen era ormai rassegnato all'arresto e non fece nulla per evitarlo. Martedì 8 febbraio, alle 16.15, arrivò la società di spurghi. Gli uomini che si occuparono del problema furono Michael Cattran, 30 anni e con una esperienza relativamente breve, e Jim Allcock. Dopo un rapido esame alle tubature, i due stabilirono che il problema era quasi sicuramente sottoterra e che doveva essere investigato alla luce del giorno, ma con l'aiuto di una torcia tenuta da Jim Allcock, il suo collega decise di scendere ugualmente. Cattran andò sul lato della casa, dove un tombino di cemento, spezzato in due, portava direttamente alle fogne. La buca era profonda 4 metri e si poteva scendere grazie a degli anelli di ferro infissi sulla parete del pozzetto. Cattran scese, mentre Allcock gli teneva la torcia. Entrambi notarono un odore nauseabondo e Cattran disse: "Sarà da poco che faccio questo lavoro ma questa non è merda". Era convinto che fosse odore di carne in putrefazione. Sul pavimento della fogna c'era infatti una melma alta una ventina di centimetri, composta da 30-40 pezzi di carne di colore grigiastro e di varie misure. Appena Cattran si mosse, altri pezzi di questa roba grigia caddero dalla tubatura che proveniva dalla casa. Cattran era molto preoccupato e chiamò un suo superiore facendogli presente i suoi sospetti. Molti inquilini si trovavano fuori casa e sentirono i sospetti di Cattran. Anche Nilsen era sceso e Cattran gli disse: "Lei ha un cane, no? Non è che butta la carne del cane nello sciacquone?". Nilsen rispose di no ma quella domanda gli diede una possibile idea per sfuggire al suo destino che ormai sembrava segnato.
Pensò di recarsi nella buca durante la notte eliminando con una pala tutta la poltiglia ed eventualmente sostituirla con qualche chilo di carne di pollo che però sul momento non aveva, così penso di limitarsi a pulire il fondo del pozzetto.
Di notte si recò al tombino. I vicini di casa, terrorizzati, sentirono dei passi sulle scale, la porta dell'ingresso che si apriva, poi il tombino spostato, dei rumori, raschi e il suono di qualcuno che camminava lungo i lato della casa fino alla siepe sul retro. Uno dei vicini prese un bastone ed andò ad investigare, scoprendo in flagrante Dennis Nilsen. L'uomo raccontò di essere semplicemente andato a orinare, ma la scusa non era molto valida e i due inquilini decisero di raccontare l'episodio alla polizia.
Nilsen aveva svuotato il tombino, ma evidentemente non abbastanza accuratamente: il giorno dopo, quando Cattran tornò con il suo direttore, trovò ugualmente un pezzo di carne dietro una grata: "Ho trovato qualcosa" disse. Lo misero a terra e si fermarono un attimo a guardarlo: puzzava di macello, era grigio-giallastro, grinzoso, lungo circa 15 centimetri. Vennero inoltre trovate alcune ossa.
Quella mattina Nilsen si recò come al solito in ufficio, con la triste consapevolezza che sarebbe stata probabilmente l'ultima volta. Mise in ordine la scrivania e lasciò un biglietto in una busta in fondo al cassetto, sul quale scrisse che, nell'eventualità di un suo arresto, l'annuncio del suo suicidio in cella sarebbe stato falso. Quindi tornò a casa, sicuro di essere arrestato già al suo ritorno. La sua unica preoccupazione era a quel punto per il cane "Bleep" e per lo shock che le sue rivelazioni avrebbero causato ai parenti dei morti. Per il resto era sereno, stanco e pronto ad affrontare il resto della sua vita in prigione. Lo smembramento di Stephen Sinclair era ancora in fase iniziale (tanto da poter essere successivamente ricomposto dai patologi) e non si preoccupò neanche di nasconderlo o di buttare il baule con i resti delle altre vittime.
Il pomeriggio successivo, David Bowen, professore di medicina legale all'Università di Londra, aveva esaminato il pezzo di carne e aveva stabilito che si trattava di tessuti umani, provenienti probabilmente dal collo, e che le ossa erano quelle della mano di un uomo.
Il pomeriggio stesso la polizia si presentò a casa di Nilsen e lui fece tranquillamente strada ai resti umani che aveva sparsi per la casa. Per i poliziotti fu un vero shock, soprattutto quando vennero a sapere che Nilsen era responsabile di ben 15 omicidi.
Tutti i resti furono portati al Dr Bowen per essere esaminati e alcuni dei sacchi rimasti nel baule avevano un contenuto talmente disgustoso che persino il patologo provò ribrezzo: in una delle buste stavano un cuore, due polmoni, milza, fegato, reni e intestini, il tutto mischiato in una indistinguibile poltiglia. Il fetore di quei sacchi, rimasti a lungo sigillati era insopportabile persino con la mascherina. Il professore, con notevole sforzo nel dipanare quella melassa di organi ributtante, identificò nel cuore una ferita da arma da taglio ma non riuscì a trarne conclusioni. Quando Nilsen lo venne a sapere fece una riflessione al riguardo molto distaccata: "Probabilmente la ferita al cuore era stata causata per sbaglio mentre avevo la mano con il coltello dentro la gabbia toracica e cercavo di buttare fuori il cuore alla cieca".
Anche le altre sacche che il Dr. Bowen dovette esaminare non erano da meno: in una di esse stava un teschio la cui carne era stata lessata fino a staccarsi oltre ad una seconda testa che aveva ancora dei capelli sulla nuca. Si trattava della testa di Stephen Sinclair, che Nilsen aveva tentato di bollire venerdì, in uno sforzo finale di liberarsene.
Nilsen venne arrestato e confessò ogni omicidio e ogni tentato omicidio in maniera del tutto spontanea corredandola talvolta con estratti della sua vita.
La polizia esaminò e perquisì successivamente anche la sua casa di Melrose Avenue scoprendo nel giardino qualcosa come 1.000 frammenti di ossa umane, che erano state distrutte durante i due roghi che Nilsen aveva fatto per sbarazzarsi dei cadaveri.
In prigione fu messo in una cella controllata 23 ore su 24, con un'ora libera per fare movimento o ginnastica, controllato dai secondini. Come disse in seguito, con atteggiamento umile, si sentiva in colpa e, non avendo responsabilità nei confronti di nessuno (figli, mogli, altre persone), si sentiva come l'uomo più fortunato della prigione. Presto però il suo spirito polemico e battagliero da sindacalista emerse anche in prigione e Dennis protestò ufficialmente con lettere e richiami per quasi ogni cosa.
In attesa del processo, che iniziò il 24 ottobre 1983, il suo avvocato, Ralph Haeems, decise di impostare la difesa sulla responsabilità diminuita del suo assistito, sostenendo che Nilsen avesse una qualche patologia mentale.
I momenti culminanti del processo furono le testimonianze dei ragazzi che sopravvissero ai suoi attacchi e poi le testimonianze dei periti psichiatri che lo esaminarono. In tutto tre, uno per l'accusa, uno per la difesa e uno per il giudice.
I tre psichiatri concordarono tutti sul fatto che Nilsen soffrisse di disturbi della personalità di vario tipo: borderline, narcisistico, schizotipo e sottolinearono che i suoi problemi di disadattamento risalivano già all'infanzia ed erano stati ingigantiti dall'alcool e dall'isolamento sociale. Due su tre negarono tuttavia che Nilsen soffrisse di un vero e proprio vizio mentale capace di non fargli capire ciò che stava commettendo.
Prima che la giuria si riunisse per deliberare, il 3 novembre 1983, il giudice ricordò ai membri della giuria che un uomo può anche essere "malvagio" senza soffrire di nessuna malattia.
Il giorno dopo il giudice lesse il verdetto, che a maggioranza riconosceva Dennis Nilsen colpevole di tutte le accuse che gli erano state mosse.
Il giudice condannò Dennis Nilsen alla prigione a vita, con la possibilità di essere liberato su parola non prima di 25 anni. Anni dopo la segreteria di stato inserì Nilsen in un elenco di persone che non sarebbero mai dovute uscire di prigione insieme ad altri personaggi quali Ian Brady, Rosemary West, Peter Sutcliffe ed altri, entrando così a pieno titolo tra i peggiori serial killer britannici.
Nel Novembre 2005: Dennis Nilsen, come ultimo tentativo di pubblicare il suo libro "The Drowning Man" si rivolgerà ad una corte Europea per potersi avvalere del diritto di libera espressione.
Le autorità della prigione di Full Sutton, nello Yorkshire, confiscarono nel 2003 un manoscritto parzialmente completato che Nilsen ha iniziato nei primi anni '90 e che è un lavoro serio riguardo alla sua vita e alla sua detenzione.
In Inghilterra prima la segreteria di stato, poi la Corte Suprema e poi la Camera dei Lords gli hanno negato la possibilità di pubblicare il libro in quanto timorosi di sconvolgere le famiglie delle vittime o che un assassino come Nilsen potesse trarre profitto dai suoi omicidi.
Nilsen ha spiegato alla corte europea che i dettagli dei suoi omicidi sono stati già pubblicati ovunque su libri e giornali e che l'incasso andrebbe interamente devoluto ad un ente di beneficenza.
Questa è l'ultima possibilità per Nilsen di far valere quello che lui chiama il suo "diritto di espressione". Gli avvocati di Nilsen credono che i giudici della corte europea tratteranno il caso in maniera più comprensiva dei diritti del loro assistito.
Nel 17 Gennaio 2006: E' stata identificata la prima vittima di Dennis Nilsen, fino ad oggi rimasta sconosciuta. Si tratta di un ragazzo di nome Stephen che all'epoca dell'omicidio aveva soltanto 14 anni. Il suo cognome non è stato reso noto. La famiglia di Stephen, che vive a Dublino, ha affermato che si credeva già che il loro congiunto fosse finito vittima di Nilsen.


user posted image


 
Dennis Lynn Rader (Pittsburg, 9 marzo 1945) è un serial killer statunitense, che uccise 10 persone nella Contea di Sedgwick (nei pressi di Wichita, Kansas) tra il 1974 e il 1991.
Conosciuto come BTK Killer (o lo Strangolatore BTK), che significa "bind, torture and kill" (lega, tortura e uccidi) e descrive il suo "modus operandi". Inviò lettere alla polizia e ai media locali in cui descriveva i dettagli delle uccisioni durante il periodo di tempo in cui gli omicidi avevano luogo.
Dopo una lunga pausa negli anni '90 e durante gli inizi del 2000, Rader ricominciò a inviare lettere nel 2004, e nel 2005 lo condussero all'arresto e alla seguente condanna. Attualmente sta scontando 10 ergastoli nella prigione di El Dorado Correctional Facility, con un possibile rilascio il 26 febbraio 2180.Rader è il primo di quattro figli nato da William Elvin Rader e Dorothea Mae Cook. Sebbene nato a Pittsburg (Kansas), è cresciuto a Wichita, frequentò la Reverview School, e si diplomò alla Wichita Heights High School. Nel 1957, fu cresimato dalla Zion Lutheran Church. Secondo vari rapporti, compresa la sua confessione, da piccolo torturava gli animali, uno dei segnali di pericolo della "Triade di MacDonald". Egli ha sviluppato anche una passione per il feticismo. Rader frequentò l'Università di Wesleyan Kansas dal 1965 al 1966. Conseguentemente trascorse quattro anni (dal 1966 al 1970) nella U.S. Air Force nel Texas, Alabama, Okinawa, Corea del Sud, Grecia e Turchia.
Quando ritornò negli Stati Uniti, si spostò a Park City (Kansas), un sobborgo a sette miglia a nord di Wichita. Egli lavorò per poco tempo nel reparto di carni del supermercato di Leekers IGA a Park City accanto a sua madre, una contabile del magazzino.Rader frequentò la Butler County Community College a El Dorado, ottenendo il diploma in elettronica nel 1973. Si iscrisse alla Wichita State University. Si laureò nel 1979 in Amministrazione della Giustizia. Si sposò con Paula Dietz, il 22 maggio 1971, ed ebbero un figlio e una figlia.
Dal 1972 al 1973, Rader lavorò come assemblatore alla Coleman Company, una ditta di attrezzature da campeggio, dove ebbe le sue due prime vittime. Poi lavorò per un po' di tempo per Cessna, nel 1973. Dal novembre del 1974 fino al licenziamento nel luglio del 1988, Rader lavorò in un ufficio nel Wichita della ADT Security Services, una compagnia che vendeva e installava allarmi per imprese commerciali. Egli occupò varie posizioni, incluso il manager di installazioni. Si credeva che da lì avesse appreso come eludere gli allarmi delle case.
Rader ha lavorato nel campo del censimento come supervisore nella zona del Wichita nel 1989, prima che fosse stabilito il Censimento Federale nel 1990.
Nel 1991 Rader fu assunto come Supervisore del Dipartimento di Vigilanza a Park City, dipartimento multi funzionale responsabile del "controllo degli animali, problemi abitativi, zonizzazione, permesso di esecuzione generale e una varietà di casi di violenza". In questa posizione, i vicini richiamavano Rader perché qualche volta era troppo rigido; una vicina si lamentò poiché uccise il suo cane senza un motivo. Il 2 maggio 2005, il Consiglio di Park City gli fece terminare l'incarico per omessa segnalazione di lavoro; fu arrestato per gli omicidi avvenuti cinque giorni prima.
Rader è stato nel Consiglio della Contea di Sedgwick per la zonizzazione e per il controllo della Sicurezza degli animali (nominato nel 1996 e licenziato nel 1998). È stato anche un membro della Chiesa Luterana, una congregazione Luterana di circa 200 persone, vicino alla sua prima scuola superiore. È stato membro per circa 30 anni e fu eletto presidente del Consiglio della Congregazione. È stato anche un capo capo scout. Suo figlio diventò uno scout "le aquile". Il 26 luglio 2005, dopo l'arresto di Rader, il giudice distrettuale Eric Yost della Contea di Sedgwick rifiutò il solito periodo di attesa di 60 giorni e concesse alla moglie il divorzio immediato, concordando sul fatto che la sua salute mentale fosse in pericolo. Rader non contestò il divorzio, e il fatto che i 34 anni di matrimonio fossero finiti. Paula Rader ha affermato durante il processo per il suo divorzio che le suo condizioni psicofisiche sono peggiorate a causa del loro matrimonio.


user posted image
B.T.K - Capitolo finale, [DivX - Ita Ac3] by Dorelik


user posted image


 
Edward Gein è stato, senza alcun dubbio, uno dei più crudeli e spietati assassini della storia statunitense, tanto da venir soprannominato il “macellaio di Plainfield”. La particolarità e la bizzarria dei suoi crimini hanno sconvolto il mondo intero. “Ed” nasce il 27 agosto 1906 da una madre squilibrata e da un padre alcolizzato, da cui subì ripetuti abusi sessuali. La famiglia Gein viveva in una fattoria fuori Plainfield, remota cittadina del Wisconsin, ribattezzata dagli stessi abitanti “il buco morto dello stato”. La madre, Augusta, donna dal carattere forte e fanatica religiosa, costrinse i figli Edward e Henry a isolarsi dalla società esterna, e in modo particolare nei riguardi del sesso femminile. Tale costrizione causò in Ed un’avversione totale per le pratiche sessuali. A dieci anni, Gein sperimentò un orgasmo vedendo sua madre e suo padre macellare un maiale in un vicino casotto. Quando Gein raggiunse la pubertà Augusta divenne maggiormente possessiva: una volta lo immerse persino nell'acqua bollente dopo averlo sorpreso mentre si masturbava in bagno, questo dopo averlo afferrato con vigore per i suoi genitali chiamandoli la "maledizione dell'uomo". Con una corporatura esile e un atteggiamento effeminato, il giovane Gein divenne bersaglio dei compagni più prepotenti. Era anche noto per l’inquietante sogghigno che mostrava durante le conversazioni. I compagni e gli insegnanti notano anche il suo continuo ridere senza ragione, quasi come se volesse prenderli in giro. A parte questo, si impegnava con gli studi ottenendo però scarsi risultati, manifestando lacune soprattutto nella lettura. All'età di 21 anni la madre fece addirittura promettere a lui e al fratello che sarebbero rimasti sempre vergini. Il rapporto di Ed con la madre fu di carattere ambivalente. Infatti, se da un lato la riteneva una figura mistica, quasi divina, nell’altro elaborava un forte risentimento nei suoi confronti. Molti psicologi sono convinti che soffrisse di una patologia psicotica subclinica. Quando la madre fu colta da ictus e morì, il mondo crollò addosso a Edward. La perdita dell’unica figura importante gli causò uno squilibrio mentale irreversibile. Ma nel caso di Gein non fu normale schizofrenia. Solitamente i primi segni della malattia si manifestano intorno ai vent’anni, invece Ed ne aveva già trentanove quando la sua mente iniziò a creare un mondo di terrore delirante. Fu in quel preciso istante che la sua vita iniziò a disfarsi. Dopo il decesso del fratello nel 1944, avvenuta in circostanze misteriose, sei persone scomparvero dalle città del Wisconsin tra il 1947 e il 1957. Gein è stato associato solo a due di essi, anche se è sospettato di ulteriori delitti. La polizia, investigando sulla sparizione di una commessa di drogheria Bernice Worden, a Plainfield il 17 novembre 1957, aveva sospettato proprio Ed Gein. In seguito al loro ingresso in un capanno di sua proprietà, i poliziotti fecero la loro prima macabra scoperta: il corpo della Worden che era stata decapitata ed era appesa a testa in giù per le caviglie e aveva il torso aperto in due a partire dagli organi sessuali. Le mutilazioni erano state provocate post-mortem. La donna era stata uccisa con una raffica di carabina calibro 22. Perquisendo l’abitazione rimasero inorriditi nello scoprire oggetti macabri di ogni genere tra cui:

• teste decorative nella camera da letto;
• pelle umana usata come tappezzeria per lampade da tavolo e per sedie;
• calotte craniche trasformate in ciotole;
• un cuore umano (si discute ancora dove sia stato trovato; tutti gli addetti al rapporto affermano che fosse in una casseruola riposta nella stufa, mentre alcuni fotografi della scena del crimine affermarono che fosse in una scatola di carta);
• una maschera facciale fatta con la vera pelle di un viso umano trovata in un contenitore di cartone;
• una collana fatta di labbra umane;
• un gilet chiamato "veste mammaria" fatta con una vagina e mammelle cucite insieme;
• oggetti creati con parti del corpo umano, inclusa una cintura fatta di capezzoli.

Ma soprattutto la più abominevole creazione di Ed Gein fu un intero guardaroba formato da parti di pelle umana consistente di gambali, un torso sventrato (incluse le mammelle) e maschere di pelle assomigliante a cuoio e quasi mummificata. Gein confessò di aver dissotterrato dal sepolcro una donna di mezza età recentemente sepolta che assomigliava molto a sua madre e di aver portato il corpo a casa dove l’aveva utilizzata per farne i suoi macabri manufatti. Durante l'interrogatorio ammise di aver ucciso Mary Hogan, un'impiegata di una locale taverna che era scomparsa dal 1954. Oltretutto lasciò capire che aveva commesso altri delitti in gioventù, tra cui una ragazzina adolescente scomparsa da Plainfield da diversi decenni. Si pensa che Ed Gein sperimentasse anche una forma di necrofilia, ottenendo un piacere sessuale con gli organi sessuali mutilati dei corpi. Gein ha sempre negato di aver avuto rapporti con i corpi riesumati spiegando che avevano un cattivo odore. Dopo la morte della madre, Gein aveva deciso di voler cambiare sesso, tuttavia si discute su come sia realmente avvenuta questa trasformazione. Secondo molti egli aveva creato il suo "abito di donna" in modo che potesse assumere le sembianze della madre. Gein, al momento del suo arresto, venne trovato mentalmente instabile e incapace di sostenere il processo, per questo fu condotto all'Ospedale Statale Centrale (ora Dodge Correctional Institution) a Waupun nel Wisconsin. In seguito un’altra struttura analoga, ubicata a Mendota a Madison, venne trasformata in prigione e Gein venne definitivamente trasferito. Nel 1968 i dottori determinarono che era abbastanza sano da sostenere il processo, tuttavia venne internato per insanità mentale e restò in ospedale per il resto della sua vita. Il 26 luglio 1984, Ed Gein morì per arresto cardio-respiratorio nel medesimo istituto. La sua tomba nel cimitero di Plainfield fu frequentemente vandalizzata nel corso degli anni. Mentre Gein era in regime di detenzione la sua casa natale bruciò. Si ipotizzò che l'incendio fosse di natura dolosa. Nel 1958 l'auto di Gein, che era stata usata per trascinare i corpi delle vittime, venne venduta per il prezzo di $760 ad un uomo di nome Bunny Gibbons che ne fece un'attrazione col nome di "La macabra auto di Ed Gein" facendo pagare 25 cents per vederla. La particolarità della sua aberrante vita e dei suoi assassini hanno ispirato film come “Psycho”, “Non aprite quella porta” e “Il silenzio degli innocenti”.



user posted image
Ed Gein - Il Macellaio[DivX - Ita Mp3] by azmodan2002
Psycho, [BDrip 720p - H264 - Ita Eng Fra Esp Deu Aac - MultiSub] by max74
Psycho (1960) - Alfred Hitchcock, [H264 - Ita Eng Esp Ac3 - Multisub] by Marainos
Psycho (1998) di Gus Van Sant, [DivX - Ita Eng Ac3] by azmodan2002
Psycho - Hitchcock, [DivX - ita mp3] by domenan
Psycho (1960) Alfred Hitchcock, [XviD - Ita Ac3] by Dorelik
Non Aprite Quella Porta (1974) - ULTIMATE EDITION, [DVD5 DVD9 - Ita Eng - Sub Ita] by Dk.Skart
Non Aprite Quella Porta - Parte II, [Dvd9 Eng Ita Esp] by Dagoverde
Non Aprite Quella Porta (1974), [XviD - Ita AC3] by Dk.Skart
Non Aprite Quella Porta (L'inizio), [XviD - Ita Eng Ac3] by marmac
Non Aprite Quella Porta (2003), [DivX - Ita Ac3 Eng Mp3] by azmodan2002
Non Aprite Quella Porta (Hooper, 1974), [DVD9 DVD5 - Ita Eng - Sub Ita] by @@ThePresident@@
Maniac, [DivX - Ita Mp3] by John Locke10

user posted image
Ed Gein Il Macellaio di Plainfield, [SatRip XviD - Ita Mp3] by Antone

user posted image


 
Mi chiamano Ed Kemper e la mia vita è qui dentro, recluso e precluso alla libertà esterna. Le pareti della mia cella mentale sono sporche e opprimenti, l'umidità e le menzogne le hanno ormai segnate in maniera indelebile. Ma la libertà è all'esterno e il solo fatto di immaginarla mi da qualche stimolo per percorrere inesorabile la routine della quotidianità.” Questo scrive oggi lo spietato Serial Killer dal carcere dove è rinchiuso. Ma facciamo un passo indietro e torniamo agli inizi: Edmund Kemper III nasce in California (U.S.A.), nel 1948, in una famiglia caratterizzata dalla presenza di una madre autoritaria e alcolizzata e da un padre assente nel contesto familiare e senza nessuna autorità. Fin dall'infanzia i problemi tra il piccolo Ed e la madre furono insormontabili, soprattutto per la sfacciata preferenza che la stessa aveva per le sorelle più piccole. E' sempre la madre ad accusarlo di essere la causa di tutti i suoi problemi di salute, cosa che crea forte contrasto tra i due e frequenti e violente litigate che lo vedevano sempre finire rinchiuso per punizione nel seminterrato al buio e al freddo. Ed inizia a crescere e diventa un ragazzone alto, ben oltre la media dei suoi coetanei (in età adulta arriverà a misurare 2 metri e 7 centimetri) e questo gli procura tanti altri guai. Dall'età di 10 anni la madre lo manda a dormire nella cantina perché ha paura che lui, durante la notte, potesse sopraffare e violentare le sorelline nel sonno. Inoltre la sua stazza gli provoca problemi non indifferenti anche con i suoi coetanei che non lo vogliono a giocare con loro e lo trattano da adulto, tanto che lui inizierà ad isolarsi e diventare sempre più timido e introverso. I maltrattamenti psicologici subiti da parte della madre generano odio verso di lei che nel corso degli anni va sempre più aumentando a tal punto che di notte anziché violentare le sorelle, come sua madre diceva di temere, entrava in camera di lei armato di coltello, le si avvicinava minaccioso e qui rimaneva in silenzio fantasticando di ucciderla cosa che, tuttavia, fece qualche tempo dopo. Il matrimonio dei genitori finisce e sua madre si risposa altre due volte quando Ed ha un'età compresa fra i 10 ed i 14 anni. Anche questa esperienza lo segnerà gravemente e incrementerà il sentimento di odio che già aveva nei suoi riguardi. Iniziano così per Ed le prime fantasie e i primi incubi. Comincia ad sognare ad occhi aperti scene cruente ed è solito giocare a contorcersi sulla “sedia elettrica”, simulando la sua stessa esecuzione capitale. Contemporaneamente fantastica che sua sorella sia il boia ed esecutrice materiale della condanna, tanto da convincerla ogni volta a imbavagliarlo e legarlo prima di dimenarsi e fingere per lungo tempo il sopraggiungere della morte. Ma presto queste fantasie cominciano a stargli strette. Con il suo fidato coltello, che lui stesso soprannominerà “Il Generale”, uccide e decapita il gatto di famiglia dopodiché si porta la testa nella sua camera. Stessa cosa fa con innumerevoli rane e piccoli animali. Inizia così la sua follia necrofila che lo accompagnerà nell'attuazione di tutti gli omicidi attribuitigli. Il disturbo verrà poi alimentato dai forti timori di non essere sessualmente adeguato a causa delle piccole dimensioni del suo pene. All’età di 14 anni sogna, a occhi aperti, scene di sesso estremo con la madre e le sorelle dove queste finiscono sempre uccise e decapitate. Nel 1963, la madre decide di sbarazzarsi definitivamente di lui e lo manda a vivere con i nonni, anche loro molto autoritari nell'educazione ma è qui che Ed si trasforma definitivamente. In seguito ad un litigio con gli stessi, che volevano vietargli l'uso del suo fucile che uno dei suoi patrigni gli aveva insegnato a usare, Ed li uccide entrambi. Alle domande dei poliziotti, che gli chiederanno il perché di quel gesto, risponderà semplicemente: «Mi ero sempre chiesto che effetto avrebbe fatto ad ammazzarli.» Grazie, però, al suo coefficiente intellettivo pari a centoquarantacinque, su una media di cento, Ed con i dottori si finge pentito fino al punto da capire cosa deve fare per farsi giudicare guarito. Così, dopo soli 6 anni di prigione, nel 1969, torna in libertà e viene affidato nuovamente alle cure della madre. Per i successivi due anni, a causa del lavoro che lo portava a viaggiare spesso in autostrada, Ed offre svariati passaggi alle autostoppiste. E' qui che comincia a studiare la tecnica per abbordarle, impara a conoscere la zona che poi diventerà la terra dove potrà “predare” le sue vittime. Guida una macchina blu, molto simile a quella della polizia, con tanto di radiotrasmittente e un paio di manette a bordo. L'unico sogno sano di Ed era proprio quello di poter diventare un bravo poliziotto per cui fa di tutto per assomigliare ai suoi idoli. Presenta anche domanda per poter entrare nell’arma ma il superamento dei limiti di altezza e peso non gli consentono di coronare il sogno. Durante il periodo dei suoi omicidi frequenta assiduamente un bar, in cui sono soliti andare a pranzo i poliziotti della vicina stazione e con loro cerca di intrattenere discorsi sullo stato di avanzamento delle indagini relative ai suoi stessi crimini. Le vittime preferite sono bellissime ragazze, immaginando che fossero proprio il tipo di donna che la madre avrebbe accettato di far uscire con lui. Finalmente Ed poteva mettere in atto tutti i suoi sogni necrofili e feticisti. Finalmente era arrivata l'ora di prendersi tutte le rivincite dopo una vita di umiliazioni e derisioni. Ora poteva provare l'ebbrezza del dominio anziché l'umiliazione e l’abuso. Comincia così ad abbordare le ragazze, cosa anche troppo facile in quel periodo della storia in cui il fenomeno degli hippy affollava le strade di gente desiderosa di libertà e pronta a salire su qualsiasi veicolo pur di arrivare in posti nuovi. Ora manca solo l'elemento finale, quello che porta qualsiasi serial killer a passare dalle fantasie all'omicidio vero e proprio. L'elemento scatenante nasce da una violenta litigata con sua madre. Ed esce di casa furioso e carica in macchina due autostoppiste, Anita Luchessa e l'amica Mary Ann Pesce. Le porta in un luogo isolato e le accoltella entrambe, le fotografa e infine le decapita, abbandonandosi ad atti di libidine con i cadaveri mutilati. Dopo averle sezionate abbandona i resti sulle colline circostanti, in luoghi che riteneva sicuri, e tiene in macchina le sole teste. A settembre dello stesso anno è la volta di Aiko Koo. Kemper la fa salire in auto e, come da copione, la porta in un luogo isolato dove la ucciderà e decapiterà per poi violentarne il cadavere. Parti del corpo sono sempre nel bagagliaio della sua auto quando il giorno dopo l'omicidio, si reca dal pool di psichiatri per il consueto controllo del suo stato psichico. Con la stessa naturalezza con cui era riuscito a ottenere la libertà anni prima riesce ad ingannare i medici che addirittura decidono di chiudere la sua pratica per via della totale guarigione avvenuta. Gennaio 1973. Terzo omicidio. Anche questa volta una studentessa. Si chiama Cindy Schall. Il suo modus operandi non cambia neanche stavolta. La uccide, la decapita e poi ne violenta il cadavere che abbandona e seppellisce sempre sulle colline circostanti. La testa, come al solito, resta con lui. Ma stavolta, invece di sbarazzarsene, la seppellisce nel giardino di casa con un macabro intento. Sotterra il feticcio con il viso rivolto proprio verso la finestra di sua madre, come se potesse vederla, guardarla e scrutarla a sua insaputa. Non è finita. E' la volta di altre due amiche, Alice Liu e Rosalind Thorpe. Stessa fine. Finiscono uccise da un colpo di pistola alla tempia, poi decapitate e violentate. Ma ora, quel tragico rituale non basta più. Ed pensa al colpo finale, il colpo da maestro che lo renderà finalmente famoso al mondo intero e non più quel ragazzone insignificante che nessuno nota. La sua prossima vittima sarà la madre. Così, a Pasqua del 1973, durante la notte Ed afferra un martello, si reca nella stanza dove lei dorme e la massacra. Poi, come al solito, la violenta e la decapita. Ma non basta. con il suo amato coltello le recide la laringe in modo che finalmente non potesse più urlargli dietro come faceva sempre. Dopo butta via la testa nel trita rifiuti ma per uno strano scherzo del destino, il macchinario sputa fuori proprio la lingua. Infuriato Ed dirà ai poliziotti che lo interrogarono che neanche da morta smetteva di tormentarlo. Non riusciva proprio a farla stare zitta. Il giorno dopo, come se nulla fosse, invita la vicina di casa e amica della madre per una festa di Pasqua con sorpresa. Una volta nell’abitazione, anche Sally Hallett finisce uccisa, il cadavere decapitato e stuprato. Le teste vengono lasciate sul letto. Ed si reca fuori in auto e aspetta che il duplice omicidio venga scoperto. Stavolta tutti gli indizi avrebbero condotto a lui. Ma qualcosa va storto, o forse la lucida pazzia di Ed si fa avanti, e così decide che non ho più voglia di aspettare. Sarà lui stesso a telefonare alla polizia e confessare l'accaduto. In un primo tempo non viene preso sul serio. Il grande Ed, una specie di gigante buono, non poteva essere il vero autore di quegli omicidi efferati. Non lui che ormai conosceva e aveva confidenza con tanti poliziotti, grazie all'assidua frequentazione di quel bar. Ma la rivelazione di particolari che solo l'assassino poteva conoscere, e la consegna di diverse carte di identità delle vittime, costringe i poliziotti a credergli e arrestarlo. Al processo, Ed si mostra chiaramente orgoglioso. Ora è finalmente importante, degno dell’attenzione dell’intero mondo. La sua intelligenza è sotto gli occhi di tutti ed è evidente, a suo modo di vedere, che se lui non avesse voluto non l’avrebbero mai catturato. Quando gli viene chiesto quale punizione ritenga adeguata per le proprie azioni, risponde senza incertezza: «Morte per tortura.» Invece, viene condannato per otto omicidi di primo grado a un ergastolo per ognuno di essi e successivamente rinchiuso presso una struttura psichiatrica di Vacaville, una cittadina a metà strada tra San Francisco e Sacramento. Termina così la storia di uno dei più terribili e spietati Serial Killer degli Stati Uniti. La sua vicenda umana è ancora oggi frutto di studio effettuati da psicologi e psichiatri di tutto il mondo.



user posted image


 
La prima Guerra Mondiale è considerata da più parti come uno "spartiacque delittuoso", poiché, al termine, di essa siamo entrati nell'era del crimine a sfondo sessuale. Come è prevedibile, i sexual predators compaiono per la prima volta in Germania: al termine del conflitto, il paese è in preda alla fame, ai più svariati disagi e all' iperinflazione.
È più facile che da questo clima vengano fuori delle menti deviate.
Hannover, un elegante centro della Sassonia meridionale, sarà la città più colpita dal fenomeno. In questa città va a caccia il lupo mannaro, Fritz Haarmann, uno dei serial killer più "prolifici" dell'era moderna. Il suo aspetto, e i suoi modi di fare, ridefiniranno il concetto convenzionale degli assassini seriali e dei loro omicidi. È appena il 1924, gli altri "mostri" dell'epoca, Peter Kürten e Albert Fish, non sono ancora conosciuti, devono ancora entrare in azione.
Friedrich (Fritz) Heinrich Karl Haarmann nasce il 25 ottobre 1879, ultimo di sei fratelli. Sua madre, che alla nascita di Fritz ha 41 anni, è malata di mente e di corpo. Il parto in età avanzata la costringe a letto per 12 anni, durante i quali la donna incoraggia il piccolo Fritz a giocare con le bambole e a comportarsi come una femmina.
Suo padre invece è un fuochista cupo, irascibile e alcolizzato. Fritz lo odierà per tutta la vita.
Haarmann litiga spesso con suo padre, i due si scambiano ripetute minacce: Fritz minaccia il padre di farlo arrestare per un omicidio fasullo, e l'adulto replica minacciando di far rinchiudere Fritz in un collegio o, peggio ancora, in un manicomio.
Oltre all'organizzare piccole truffe, sono due i piaceri preferiti di Fritz nell'età scolare: vestirsi da donna e provocare paura e orrore negli altri.
Nel 1895, a soli 16 anni, il ragazzo fallisce un apprendistato e viene spedito a Neu-Breisach, a fare il soldato volontario.
Fritz è un buon ginnasta ed un soldato obbediente, ma presto comincia a soffrire di epilessia ed è costretto al congedo.
Poco dopo aver compiuto i 18 anni, Haarmann viene arrestato per molestie sessuali nei confronti dei bambini del quartiere. La corte lo condanna al manicomio, dal quale però il ragazzo riesce a fuggire per rifugiarsi in Svizzera.
All'età di 20 anni Fritz fa ritorno ad Hannover. È in una fase di normalità sessuale, tanto che riesce a conquistare e sposare una bellissima ragazza, Erna Loewert. Potrebbe essere l'occasione perfetta per mettere a posto la testa dello sbandato Fritz, ma nel 1900, proprio quando sta per nascere suo figlio, l'uomo viene chiamato nuovamente dall'esercito per adempiere alla leva obbligatoria.
Fritz si trova bene nell'esercito, diventa un soldato eccellente e, in futuro, ricorderà questo periodo come il più bello della sua vita. Non soffre più nemmeno di attacchi epilettici e riesce a fare tutti gli addestramenti.
Purtroppo, nel 1901, Haarmann cade durante un esercizio, si fa male e viene ricoverato. All'ospedale gli viene diagnosticata una sorta di deficienza mentale e Fritz è costretto, per la seconda volta, al congedo.
Tornato in famiglia, ricominciano i litigi con il padre, sempre più convinto che suo figlio starebbe meglio in un manicomio. Alla fine è proprio Haarmann Senior a spuntarla: l'uomo porta Fritz in un istituto mentale, dal quale il ragazzo tornerà in libertà solo dopo aver raggiunto la maggiore età (24 anni).
Uscito da quest'ulteriore detenzione, la vita di Haarmann si svolge tra furti con scasso, contrabbando, frodi di diversa natura e altri crimini minori, tanto che tra il 1904 e il 1918 saranno più gli anni passati in carcere che nel mondo esterno.
Nonostante sia un uomo dalla dubbia sanità mentale, Fritz prepara in maniera incredibilmente dettagliata tutti i suoi crimini, calcolando tutto nel minimo dettaglio.
Nel 1918 ricomincia con le molestie sessuali, quindi si trasferisce brevemente a Berlino. Quando torna ad Hannover è ormai pronto per uccidere.
La furia delittuosa del lupo mannaro di Hannover comincia un giorno di settembre, nel 1918. La guerra è appena finita, e la Germania comincia a subire gli effetti della sconfitta.
Un giovane, Friedel Roth, scappa di casa il 25 del mese. Prima di andarsene, Friedel scrive una lettera alla madre, nella quale le scrive che non sarebbe tornato per molto tempo.
Grazie però alla collaborazione di alcuni amici del giovane, gli investigatori si recano a colpo sicuro al numero 27 di Cellerstrasse. Qui vive un certo Fritz Haarmann che, a quanto pare, avrebbe sedotto il giovane Friedel.
I detective entrano in casa e sorprendono Fritz a letto con un minorenne. Non si tratta del ragazzo scomparso e non è considerato nemmeno un reato gravissimo: Haarmann se la cava con nove mesi di detenzione. Quello che i poliziotti non sanno, è che, al momento dell'arresto, nascosta dietro alla stufa dell'appartamento, c'era la testa di Friedel Roth, avvolta da un giornale.
La storia dell'assassino ha una svolta verso la fine del 1919. Alla stazione ferroviaria di Hannover, meta di tutti i giovani fuggitivi che abbandonano la loro casa in cerca di fortuna, Haarmann incontra un giovane ladruncolo, Hans Grans.
Apparentemente Haarmann ispira fiducia e simpatia, grazie a un'espressione amichevole e ad una natura aperta e cortese. Di altezza media e massiccio di corporatura, ha faccia tonda, dei baffi castano chiari e gli occhi sempre raggianti. Non è propriamente un uomo attraente, ma è ben vestito e curato.
Grans alla stazione si prostituisce. Avvicina subito il lupo mannaro, nella speranza di raggranellare qualche soldo.
Tra i due nascerà una profonda amicizia, Grans si trasferisce a vivere con l'uomo. Non si tratta solamente di una relazione a sfondo sessuale, i due si nutrono vicendevolmente con la loro follia.
Scontata la pena di nove mesi comminatagli nel 1918, Haarmann si riunisce con il suo amico Grans nel Natale del 1920.
I due cominciano a specializzarsi nel furto del bucato, che poi rivendono come abiti usati. Girano vestiti elegantemente, si comportano da gentiluomini e guadagnano il rispetto della popolazione.
Agli inizi del 1922 i due uomini si trasferiscono al numero 8 di Neuestrasse, nel cuore del quartiere che verrà soprannominato "il territorio di caccia".
È un periodo d'oro per Haarmann. Ha ottenuto, con l'inganno, l'invalidità civile e riceve un assegno mensile dalla previdenza sociale, viene pagato dalla polizia come informatore e le vendite di vestiti rubati vanno a gonfie vele. La sua evidente omosessualità mette a tacere chi fa insinuazioni sulla provenienza dei vestiti che vende: troppo effeminato per essere un ladro. I senzatetto lo considerano addirittura un vero e proprio benefattore.
Tutto perfetto fino al febbraio del 1923, quando Fritz Haarmann decide di tornare a uccidere.
Due ragazzi vengono prelevati dal lupo mannaro alla stazione di Hannover. L'uomo dice loro di essere l'Ispettore della sala d'attesa, deve condurli a casa sua per dei controlli. Il giovane meno attraente viene mandato via in poco tempo, ma il povero Fritz Franke non ha la stessa fortuna.
Hans, quel giorno, torna a casa prima del previsto. Quando entra nell'appartamento, il cadavere di Franke è ancora sul letto, ma la reazione del giovane è incredibile. Leggermente scioccato, guarda negli occhi Haarmann e gli chiede: "Quando vuoi che torni?"
Nei successivi nove mesi il ritmo di Haarmann e del suo complice aumenta esponenzialmente: 12 sono i giovani a cadere sotto i colpi del lupo mannaro. Le vittime vengono avvicinate alla stazione con una scusa, quindi condotte alla casa di Fritz. Le storie utilizzate da Haarmann sono tante: l'uomo offre lavoro, una sistemazione, dei soldi. La storia dell'ufficiale di polizia sarà quella più utilizzata, tanto che gli stessi impiegati della stazione cominciano a considerarlo un poliziotto.
Una volta entrati nella stanza di Neuestrasse, il lupo mannaro uccide i ragazzi e smembra completamente il loro corpo: carne e vestiti saranno rivenduti, le parti inutili invece vengono gettate nel fiume Leine.
Nell'anno successivo più di un testimone vede Haarmann e Grans avvicinare dei ragazzi e portali via con sé, ma i due sono talmente rispettati che nessuno sporge denuncia.
Haarmann ha addirittura l'audacia di presentarsi come un importante criminologo presso una famiglia, che offriva soldi in cambio di informazioni sulla scomparsa del proprio figlio.
Gli omicidi continuano anche nella prima metà del 1924. Sempre lo stesso copione: Haarmann raccoglie giovani disillusi alla stazione, li uccide e, nella notte, si sbarazza dei resti.
Le uniche prove che potrebbero aiutare la polizia a rintracciare l'assassino finiscono velocemente sul mercato di contrabbando, vendute come carne e vestiti.
Un cliente di Haarmann si insospettisce, è convinto di aver comprato carne umana e si dirige presso la polizia. Il laboratorio della centrale analizza il campione e… la cataloga come semplice carne di maiale!
17 maggio 1924. Alcuni bambini stanno giocando sulla riva di un fiume, che scorre vicino al Castello di Herrenhausen, quando trovano un cranio umano. Dodici giorni dopo, il 29 maggio, un altro cranio viene trovato sull'argine destro del fiume. In città scoppia freneticamente lo scandalo e viene organizzata una squadra di esplorazione. Il 13 giugno vengono trovati altri due crani, incastrati nel sedimento del fiume. Le autopsie effettuate sui resti danno risultati identici: si tratta di crani giovani, dai 12 ai 20 anni di vita, e in tutti i casi è stato utilizzato uno strumento appuntito per rimuovere la testa dal resto del corpo. Il teschi sono puliti, ma questa volta non c'entrano né il tempo né l'acqua del fiume. Qualcuno ha rimosso completamente la carne da quelle teste.
La prima ipotesi che viene fatta è la più ovvia: i resti umani provengono dall'istituto anatomico di Gottingen. Qualche tombarolo li ha rubati e, probabilmente, ne ha perso qualcuno nel fiume durante la fuga. È un'ipotesi che durerà ben poco, perché, qualche tempo dopo, dei ragazzini scavano per gioco in un terreno paludoso, e trovano un sacco. All'interno del sacco ci sono ossa umane.
La popolazione di Hannover non ci mette molto a collegare i resti umani all'incredibile numero di ragazzi scomparsi registrato in quegli anni.
Comincia a dilagare il terrore e girano strane leggende metropolitane. Si dice che la carne dei ragazzi giovani viene venduta dal Comune nei mercati cittadini, per sopperire alla mancanza di cibo.
Una domenica primaverile del 1924, centinaia e centinaia di persone si radunano al centro di Hannover e lasciano la città, diretti ai ponti dei quartieri vecchi. Poiché le autorità non fanno niente, hanno deciso di andare loro alla ricerca di resti umani. È la spedizione auto-gestita più vasta della storia del crimine, ed è dettata dal sospetto che ci sia in città un "mangia-uomini", un "lupo mannaro".
I volontari trovano tantissime ossa, e il municipio si decide a far prosciugare il Leine, il fiume principale della città. Dalla fanghiglia del Leine emergono più di 500 resti umani, riconducibili ad almeno 22 persone, 1/3 dei quali tra i 15 e i 20 anni.
Mentre vengono compiute queste operazioni, l'assassino colpisce ancora. L'ultima vittima è Erich Vries, abbordato da Haarmann il 14 giugno 1924, con l'offerta di una sigaretta.
Gli investigatori riconoscono che per la città si aggira un mostro, lo soprannominano il "lupo mannaro" di Hannover. Purtroppo, nonostante l'immensa caccia all'uomo organizzata dalle autorità, l'assassino rimane a piede libero e per Hannover si diffonde il panico.
Tutti i deviati sessuali della città vengono messi sotto torchio uno dopo l'altro.
Essendo omosessuale, Fritz Haarmann è tra questi. L'uomo viene tenuto sotto controllo durate tutto il mese di maggio e per metà di giugno, ma non emerge nulla di eclatante.
Nel frattempo, la stampa pubblica dettagli sui crani rinvenuti, nella speranza di ottenere informazioni importanti. Crani che continuano ad affiorare insieme ad altri resti: secondo i calcoli della polizia, l'omicida avrebbe ucciso almeno 27 ragazzi in meno di 16 mesi: una media di due vittime per mese.
La storia scatena rabbia tra la popolazione, su scala nazionale, la fiducia nelle forze dell'ordine tedesche scema di giorno in giorno.
Berlino decide di mandare alla stazione ferroviaria di Hannover due giovani agenti, che fingono di essere dei senzatetto. Il loro compito è tenere sotto controllo Haarmann, cercando di coglierlo con le mani nel sacco. Ma il lupo mannaro è un serial killer incredibilmente fortunato.
Il 23 giugno 1924, Haarmann è alla stazione, vuole liberarsi di Karl Fromm, 15 anni. Il ragazzo è stato suo amante per diversi giorni, ma ha cominciato a diventare altezzoso e insopportabile. Non vale la pena di ucciderlo e Fritz, con la sua solita sfrontatezza, lo conduce alla polizia ferroviaria, denunciandolo come un viaggiatore munito di documenti falsi.
Fromm non ci sta, e denuncia a sua volta Fritz per molestie sessuali.
Gli ispettori della polizia ferroviaria sanno che gli agenti di Berlino vogliono cogliere sul fatto Haarmann, ma non possono ignorare la denuncia, e lo arrestano. Così, la mattina del 23 giugno 1924, il lupo mannaro finisce dietro le sbarre senza nessuna prova a suo carico.
Durante l'interrogatorio, gli investigatori capiscono subito di avere a che fare con un uomo in forte contrasto con se stesso. Fritz è a tratti astuto e calcolatore, a tratti ciarliero e iperattivo, altre volte ancora abbassa gli occhi imbarazzato e si tormenta le piccole dita pallide.
Anche se il suo corpo è mascolino, Haarmann ha una forte componente femminile. Sculetta, gli piace cucinare, si lecca le labbra e sbatte ripetutamente le ciglia. Gli investigatori che lo interrogano diranno addirittura che ha la voce da vecchina e, nel verbale, scriveranno che Fritz Haarmann è un individuo "molto lontano dall'essere cattivo". Eppure hanno avuto a che fare con l'assassino più prolifico della storia tedesca.
Nelle successive ispezioni in casa Haarmann vengono rinvenuti oltre cento abiti e oggettistica varia, che vengono riconosciuti dai parenti dei ragazzini dispersi. Ma ciò non basta per accusare Haarmann degli omicidi. Nemmeno per uno solo di essi.
Fritz si scagiona con facilità, confessando di essere un mercante di contrabbando. Facendo molti scambi di merce è facile finire in possesso di quelle cose. L'uomo ammette di aver avuto relazioni sessuali con alcuni minorenni, ma nega di aver mai visto le vittime. Fornisce anche scuse plausibili sulla presenza di sangue su alcuni degli indumenti. Il lupo mannaro è fortunato, ma è anche molto astuto.
Tra gli abiti in possesso del mostro, ci sono anche quelli di Robert Witzel, riconosciuto dai genitori tra i teschi del fiume e che, secondo alcuni testimoni, è sparito mentre assisteva a uno spettacolo circense, portato via da un presunto agente di polizia, molto somigliante ad Haarmann.
Mentre i signori Witzel sono al commissariato per raccontare questa storia, riconoscono addosso a un uomo la giacca che era appartenuta a loro figlio. L'uomo è un condomino di Haarmann, è al commissariato per ritirare la pensione militare.
Un'incredibile coincidenza, così come è un colpo di fortuna il fatto che, nel taschino della giacca, ci siano ancora i documenti del giovane Robert.
Seguono sette giorni di interrogatorio ininterrotto, nei quali i poliziotti alternativamente sgridano e urlano contro Haarmann, per poi diventare di colpo gentili e premurosi. Invitano più volte l'uomo a confessare e ad alleggerire la propria coscienza. Quando ogni sforzo sembra ormai vano, finalmente gli agenti riescono nel loro intento: Fritz Haarmann chiede di poter vedere un soprintendente o un magistrato, perché vuole fare una piena confessione.

Il lupo mannaro di Hannover comincia a collaborare attivamente con le autorità: fornisce indicazioni per rinvenire dei resti ancora sparsi per la città, descrive accuratamente tutti gli omicidi ed è disposto a rispondere a qualsiasi domanda. Sembra quasi felice di liberarsi di tutto quel peso, ma, allo stesso tempo, è palesemente orgoglioso di aver ingannato così a lungo l'umanità e la polizia, da lui profondamente disprezzate.
Hans Grans viene arrestato l'8 luglio.

Nell'estate Haarmann viene spedito al Centro Medico di Gottingen, per l'esame psichiatrico. Qui ben 5 psichiatri gli riconoscono varie malattie mentali.
Il processo comincia invece il 4 dicembre 1924, agli atti ci sono ben 60 volumi di materiale giudiziario. Dura 14 giorni, nei quali si alternano almeno 200 testimoni.
Haarmann decide di difendersi da solo e, durante le sedute, si dimostra incredibilmente infantile. Numerose saranno le sue lagne, soprattutto perché, secondo lui, nel pubblico ci sono troppe donne. Diverse volte interromperà gli interrogatori per motivi futili. Durante l'interrogatorio di una madre disperata, per esempio, Fritz chiede il permesso di fumarsi un sigaro "perché mi sto annoiando".
Haarmann ride, litiga con i giornalisti e sgrida spesso il giudice perché, a suo dire, perde tempo in troppi cavilli ("Taglia corto. Vorrei riuscire a passare il Natale in cielo con mia madre").
Al contrario, Hans Grans, accusato di aver coperto il lupo mannaro, mette in mostra il suo carattere difficile e scontroso. Haarmann si accorge che la giuria ritiene pericoloso il suo amante e così inventa assurde storie. È spaventato di dover andare al patibolo da solo ed è desideroso di vendetta, così racconta che Hans Grans è a sua volta un mostro, che alcuni omicidi li ha compiuti lui e che un paio di volte lo ha incitato a uccidere.
Verso la fine del processo, il lupo mannaro viene costretto a raccontare come uccideva le proprie vittime.
Dopo averle portate a casa, attendeva che calassero la guardia, quindi gli si lanciava addosso: gli stringeva con i denti il pomo d'Adamo, fino a quando non morivano soffocati. In seguito, preso dai sensi di colpa, copriva la loro faccia con un fazzoletto, per evitare che lo "guardassero" mentre finiva il suo lavoro.
Una volta aperto l'addome con due tagli netti, intestini, cuore, polmoni e reni venivano sminuzzati e raccolti in dei secchi insieme al sangue. Le ossa, soprattutto quelle delle spalle, venivano invece rotte o frantumate. La carne veniva raschiata via dalle ossa e conservata in una borsa.
Ci volevano almeno sei viaggi per liberarsi nel fiume dei resti.
La città mangiava la carne e indossava i vestiti delle vittime, il lupo mannaro si arricchiva.
Haarmann afferma di essere stato guidato dalla bellezza e dai sentimenti più che dal profitto. Ai suoi occhi è più facile uccidere una persona amata, perché in questo modo le si dona la pace, la si libera da questa sporca umanità.
Spesso, dopo aver ucciso, il lupo ha provato il desiderio di consegnarsi a qualche manicomio, ma non ci è mai riuscito.
Secondo gli esperti l'imputato ha una personalità patologica, ma non è mai stato incapace di intendere e di volere, perciò è condannabile.
La corte lo condanna a 24 pene capitali per altrettanti omicidi, e, alle 10 del mattino del 19 dicembre 1924, come da lui richiesto ("Decapitatemi, ci vorrà un momento e poi sarò in pace."), Haarmann viene decapitato nel cortile della prigione di Hannover. Per fortuna, non viene seppellito nella zona del mercato come avrebbe desiderato ("Seppellitemi al centro del mercato e scrivete sulla lapide: Qui giace Haarmann, l'omicida di massa").
La corte ha dato credito a tutta la sua confessione, perciò anche Hans Grans viene condannato a morte, per aver incitato Fritz a commettere due degli omicidi. Il ragazzo campa qualche giorno di più perché ricorre in appello, tuttavia la sua sorte sarà la stessa del lupo mannaro.
Qualche giorno dopo, il padre di Hans Grans riceve una lettera, spedita dallo stesso lupo mannaro il giorno prima dell'esecuzione. In questa lettera Haarmann chiede perdono al signor Grans, perché ha fatto condannare ingiustamente suo figlio. Hans era innocente, è colpa della corte se è morto, hanno dato credito alle storie raccontate da un folle.
Insomma, al lupo mannaro piaceva uccidere coloro ai quali voleva bene, e ci è riuscito anche da morto, utilizzando come arma il sistema legale tedesco.
Il giorno dopo, nella cella che aveva ospitato il lupo Fritz, viene trovata un'altra lettera di Haarmann, diretta al giudice.
La lettera recita più o meno così:

"Lei non mi ucciderà; Io ritornerò - sì, io le sarò vicino per l'eternità. Adesso anche lei è come me, ha ucciso un innocente, Hans Grans! Le è piaciuto? Come sta adesso la sua coscienza?"

DANIELE DEL FRATE 30-03-2005


user posted image
Fritz Haarman - Il lupo mannaro di Hannover, [Mp3 - Ita] adoc - La storia in giallo 149 by darayava


user posted image

 
Henri Désiré Landru meglio conosciuto come Henri Landru o Barbablù (Parigi, 12 aprile 1869 – Versailles, 25 febbraio 1922) è stato un criminale e assassino seriale francese.Per venire incontro alle necessità familiari, Henri Landru a partire del 1915 si fece passare per un vedovo, solo ed agiato, alla ricerca di donne sole e ricche da sedurre. Simulando una prosperità che non era altro che una facciata, faceva loro intravedere un probabile matrimonio ed infine le invitava a soggiornare brevemente in una villa isolata, da lui affittata, a Gambais (Seine-et-Oise, l'attuale dipartimento di Yvelines).
Grazie alla sua eloquenza, riusciva a far firmare alle sue vittime una procura che gli permetteva di far man bassa dei loro conti bancari. Non gli restava che strangolare queste donne e farne sparire i corpi bruciandoli nel forno della villa. Benché fosse abbastanza isolata, la casa era sufficientemente vicina alle altre abitazioni da attirare più volte l'attenzione del suo vicinato, incuriosito dall'odore pestilenziale del camino in periodi in cui il riscaldamento non era necessario. Tuttavia essendo un tipo assai discreto nel compiere i suoi crimini riuscì a restare nell'ombra.
In seguito alle denunce sporte da parte dei parenti delle vittime, Landru fu arrestato il 12 aprile 1919 e accusato di truffa e appropriazione indebita. Davanti agli indizi concordanti ben presto fu accusato dell'assassinio di dieci donne e di un ragazzino che accompagnava una delle vittime.Il processo, che fu molto popolare tra i contemporanei, si aprì il 7 novembre 1921 davanti alla Corte d'Assise di Seine-et-Oise nella sede di Versailles.
Henri Landru negò sin dal principio di essere l'autore di questi crimini, ammettendo tuttavia di aver truffato le presupposte vittime. Dimostrò a più riprese un'eloquenza spesso provocatoria nei confronti della corte, esclamando per esempio "Mostratemi i cadaveri!". La cucina a legna nella quale aveva bruciato i corpi fu trasportata nell'aula del tribunale, mentre una perquisizione meticolosa del giardino della casa di Gambais rivelò frammenti di ossa umane e molti denti.
Sebbene le prove materiali fossero scarse, la giuria fu influenzata da un'agendina di Landru nella quale erano state meticolosamente registrate, con la sua grafia, le spese del viaggio di andata di ogni vittima e in cui erano del tutto assenti le spese per il viaggio di ritorno. Egli non riuscì a dare alcuna spiegazione convincente per questa prova.
Il suo avvocato Maître de Moro-Giafferi difese con accanimento il suo cliente, ma, di fronte a una serie di testimonianze schiaccianti e a numerosissime prove circostanziali, non poté evitare la condanna a morte del suo assistito, pronunciata il 30 novembre 1921.La richiesta di grazia inviata a Alexandre Millerand, presidente della repubblica francese, fu rifiutata il 24 febbraio 1922. L'esecuzione pubblica della sentenza avvenne alle ore 6.05 del 25 febbraio 1922, nel cortile della prigione di St. Pierre a Versailles, in cui era stato preparato il patibolo e la ghigliottina.


user posted image
Landru - Claude Chabrol 1963, [DivX - Ita Mp3] by chirilloff
Monsieur Verdoux, [DivX - Ita Mp3] by marmac


user posted imageuser posted image


 
Henry Lee Lucas nasce in Virginia il 23 agosto 1936 e muore in Texas il 13 marzo del 2001. Henry è il secondogenito di una coppia poverissima della Virginia. Sua madre, Viola Dixo, era una prostituta di 40 anni per metà indiana Chippewa, già sposata a un tagliaboschi vagabondo dal quale aveva avuto 7 figli (tutti finiti in orfanotrofio, conosceranno la madre e la loro reale famiglia solo da adulti) che poi l'aveva abbandonata; suo padre, Anderson Lucas, era un ex operaio delle ferrovie che, all'età di 21 anni, durante un incidente di lavoro, perse entrambe le gambe all'altezza del ginocchio rimanendo invalido a vita. Entrambi i genitori erano alcolizzati cronici e vivevano in Virginia, in una baracca di montagna, vicino a Craig Creek, fra i monti Brushy e Get, al limite del Parco Nazionale di Jefferson, sugli Appalachi. Nel raggio di 3 Km. dalla loro casa non viveva nessuno. Il caso di Henry Lee Lucas e del suo complice Ottis Toole, è la storia di due Serial Killer apparentemente i più prolifici degli USA e forse anche del mondo (eccetto lo storico caso medievale di Erzsebet Bathory). Sia Henry Lee Lucas che Ottis Toole sono due esempi a dir poco esemplari di come un’infanzia affogata nella violenza e nel disagio possano essere una delle cause principali di future devianze, tanto più estreme quanto le violenze e il disagio subiti sono stati estremi. In particolare nel caso di Henry Lee Lucas, ci troviamo probabilmente di fronte a una delle infanzie più allucinanti che mi sia capitato di leggere, assolutamente da trattare in dettaglio per capire come si è potuto generare uno dei casi criminali più agghiaccianti degli Stati Uniti d'America. Ma cominciamo dal principio. Viola Lucas era una donna disgustosa e sadica, le persone che la conoscevano la consideravano "cattiva come un serpente a sonagli". L'aspetto poco attraente, i problemi di alcolismo, la poca cura che dava al suo corpo e gli stracci di cui si ricopriva le davano un aspetto orribile e il suo carattere cattivo, cinico e violento la rendevano veramente insopportabile ed inavvicinabile. Ciononostante, molti rudi e poco responsabili uomini dei paraggi la frequentavano come prostituta per consumare rapidi e squallidi rapporti sessuali all'esiguo prezzo di 50 cents. La donna spesso puzzava come una bestia, continuava a masticare tabacco durante i rapporti e non si preoccupava minimamente di fare sesso davanti al marito o ai figli. In qualche caso ciò accadeva volontariamente, con Viola che minacciava di botte Henry e suo fratello maggiore Andrew se non avessero assistito a lei che faceva sesso con i suoi rozzi clienti. La situazione peggiorò ulteriormente quando Viola, contro la volontà del marito e dei figli, si portò in casa il suo nuovo amante, Bernie Dowdy, un ritardato mentale che viveva vicino al Monte Brushy. Il nuovo arrivato, sporco, trasandato, puzzolente e quasi analfabeta dormiva stabilmente con Viola ed entrava in continuo contrasto con Henry, Andrew e sopratutto con Anderson Lucas, il quale a causa del suo handicap spesso doveva subire le decisioni della moglie senza potersi opporre. Senza gambe, Anderson, non aveva lavoro. Le ferrovie dopo l'incidente non gli avevano pagato neanche le spese mediche e quel poco che guadagnava lo faceva scuoiando visoni o vendendo matite in città al prezzo di cinque centesimi l'una. La gente lo chiamava senza molto rispetto "Senza gambe" o "Culo e gomiti" e a casa la moglie lo sottoponeva continuamente a rimproveri e talvolta a vere e proprie angherie. L'alcool era il suo unico conforto e quando arrivò in casa Bernie (il nuovo amante della moglie) la situazione per lui divenne ancora più dura. I due non si vedevano di buon occhio e, in un caso, durante un loro litigio si sfiorò addirittura la tragedia: Anderson, ubriaco, nonostante l'handicap, si scagliò contro Bernie colpendolo di striscio ad un fianco con un coltello, Bernie riuscì poi a disarmarlo e lo colpì a sua volta mutilandolo ad un orecchio. Il capo assoluto della famiglia era dunque Viola, che comandava tutti e picchiava costantemente i figli e il marito con rami ed assi di legno. All'età di 6 anni, nel 1942, Henry cominciò le scuole elementari, che furono per lui un elemento di ulteriore sofferenza ed umiliazione. Il primo giorno di scuola, la madre, per sfregio, lo mandò a scuola con un vestitino da donna ed i capelli lunghi, sottoponendolo alla pena e al ludibrio dei suoi compagni di classe. Nei mesi seguenti, Henry fu inoltre costretto ad inventarsi spesso bugie poco credibili per giustificare i lividi di cui era ricoperto a causa dei maltrattamenti della madre. Una delle poche creature che sembrava ricambiare l'affetto di Henry era una cavalla che i genitori possedevano. Quando la cavalla rimase gravida ed ebbe le doglie, nel momento in cui sembrava stare male, la madre uscì di casa con un fucile e le sparò uccidendola e lasciando il suo puledro agonizzare e morire dentro di lei. Tutto ciò accadde sotto gli occhi terrorizzati di Henry che venne subito dopo frustato dalla madre, arrabbiata per il fatto che avrebbe dovuto pagare dei soldi per il trasporto della carcassa. Più passava il tempo e più Viola diventava violenta con il figlio minore, ogni scusa era buona per infliggergli severe punizioni. Quando un giorno Henry non fu abbastanza veloce a prendere della legna per il fuoco, Viola prese un'asse di legno e lo colpì in pieno sulla nuca. Henry cadde a terra e rimase privo di coscienza sul pavimento per 3 giorni, prima che qualcuno si decidesse di farlo vedere da un medico, ai quali dissero che era caduto da una scala. Da quel momento Henry soffrì costantemente di giramenti di testa, amnesie e problemi di equilibrio. Contemporaneamente a questi eventi, Henry cominciò ad abusare anche lui di bevande alcoliche (in famiglia producevano anche del liquore di contrabbando) e iniziò di tanto in tanto a rubare. Anche quando non subiva i maltrattamenti della madre o del suo amante, la vita di Henry non era particolarmente fortunata, un esempio lampante di questo accadde nel 1943, quando mentre si trovava con il fratello a fare un innesto in una vigna, Andrew tagliò una vite mentre Henry la teneva, il coltello che aveva indosso scivolò e procurò ad Henry un taglio lungo dal naso fino all'orecchio. Il colpo produsse tra l'altro una grave ferita al globo oculare. Henry dall'occhio ferito cominciò a vedere tutto opaco e a non vedere nulla di lato. La ferita era talmente grave che fu costretto a rimanere in ospedale a Roanoke per 6 settimane, durante le quali la madre andò a visitarlo una sola volta. Al termine della degenza in ospedale, Henry poté tornare a scuola e una maestra particolarmente sensibile ordinò appositamente per lui libri con caratteri più grossi del normale, ma le sue sfortune non erano ancora finite: un giorno, una maestra esasperata da un alunno particolarmente turbolento, cercò di colpire lo studente con un righello di metallo, ma per errore prese Henry, il cui occhio ferito si ruppe. All'ospedale furono costretti a rimuoverlo, impiantando successivamente al suo posto un occhio di vetro. L'intervento tuttavia non fu particolarmente riuscito, la protesi pendeva un po’ obliquamente nell'orbita. Varie volte, a causa dell'operazione fatta male e della scarsa pulizia con cui veniva tenuto l'occhio finto, Henry soffrirà di infezioni ed eczemi. Anche l'aspetto estetico di Henry, a causa di questo intervento, peggiorò notevolmente. Con il passare degli anni Henry sviluppò, com'era lecito attendersi, un comportamento sempre più antisociale e delinquenziale. Furti, risse e sbronze erano all'ordine del giorno e a scuola era generalmente svogliato e disinteressato, con il risultato che a 14 anni era ancora in quinta elementare. Un altro evento di fondamentale importanza nell'infanzia di Henry avvenne all'età di 10 anni, nel 1946, quando scoprì il sesso per la prima volta, in un modo che più malsano di così poteva difficilmente essere. Un giorno di quell'anno, Bernie Dowdy, l'amante ritardato della madre, gli disse di seguirlo in cima al Monte Brushy. I due portarono con loro un vitellino e, arrivati in cima al monte, Bernie, davanti agli occhi esterrefatti di Henry, tirò fuori un coltello e tagliò la gola all'animale terrorizzato. Mentre l'animale morente stava ancora tremando, Bernie si tirò giù i pantaloni ed ebbe un rapporto sessuale con la carcassa. Quando l’uomo ebbe finito, venne il turno di Henry che dopo l'iniziale titubanza, imitò l'adulto, meravigliandosi infine di provare un così intenso piacere. Henry scoprì così il sesso, tramite la violenza, la depravazione e la sopraffazione. Questa esperienza lo marchiò a fuoco per il resto della sua vita. Dopo quel giorno, Henry cominciò a masturbarsi quasi quotidianamente e a spiare le donne dalle finestre. Presto seguì gli insegnamenti di Bernie e iniziò ad uccidere da solo altri animali per farci sesso, prevalentemente cani, perché erano più facili da manovrare e la gente si accorgeva di meno della loro scomparsa. Con l'abitudine a queste pratiche, Henry scoprì di provare piacere sia nell'atto sessuale che anche nell'atto di uccidere vero e proprio, diventando così sempre più sadico e violento. Anche la sua prima esperienza sessuale con una donna fu altrettanto infelice e traumatizzante. All'età di 13 anni, Bernie lo portò da una prostituta con cui si era precedentemente accordato. Lucas ebbe così il primo rapporto sessuale tradizionale della sua vita, ma, quando stava quasi per avere l'orgasmo, la donna gli disse bruscamente di levarsi di dosso spingendolo via da sé. Era stata tutta una messinscena e Bernie e la prostituta si misero a ridere osservandolo mentre si rivestiva precipitosamente, frustrato e pieno di vergogna. Bernie riprese poi da dove Lucas aveva lasciato, facendo sesso con la prostituta. Dopo quell'esperienza Lucas cominciò ad odiare sempre di più le donne che ormai vedeva tutte genericamente come “puttane”. Analizzando l'infanzia di Lucas, ci si ritrova insomma a parlare solo di esperienze devastanti e tragiche e non fu da meno quella che accadde un anno dopo, nell'inverno del 1950, quando Anderson Lucas, il padre di Henry, dopo l'ennesima lite con Viola, si allontanò da casa ubriaco e depresso, senza fare più ritorno. L'uomo morì assiderato, steso nella neve senza che nessuno dei suoi familiari si prendesse la briga di riportarlo dentro, sebbene secondo alcune voci era stata la stessa Viola ad ucciderlo, colpendolo con un bastonata alla testa. Dopo la morte del padre, che era l'unico a mostrare talvolta un po’ di affetto nei suoi confronti, Henry, all'età di 14 anni decise di andarsene via da casa, nonostante il parere contrario della madre. Così, mentre Viola e Bernie traslocarono in un'altra casa bruciando la vecchia baracca in montagna, Henry trovò lavoro come bracciante e visse per un certo periodo con delle sorellastre (le figlie avute da Viola dal precedente marito) a Middlebrook, prima di ritornare nell'area di Blacksburg dove trovò qualche alloggio di fortuna. Nello stesso periodo, Henry cominciò ad interessarsi di automobili, aveva imparato a guidare la vecchia Plymouth del fratello nei dintorni di Blacksburg e scoprì che gli piaceva. Stare dietro al volante lo faceva sentire libero e potente e fu proprio guidando un auto in maniera pericolosa che finì per la prima volta in galera. La seconda volta, per motivi più seri, fu arrestato il 12 marzo 1952, dopo un furto in un negozio di elettrodomestici. Henry venne processato e mandato in un riformatorio a Beaumont in Virginia. Henry non era contento di essere finito sotto chiave, ma ben presto si accorse che tutto sommato le condizioni di vita in galera erano assai migliori di quelle a cui era abituato: per la prima volta in vita sua viveva in un posto con acqua corrente, elettricità e persino un televisore. Paragonata alla capanna fredda sui monti, con pavimento di terra e senza nessun comfort, la vita in riformatorio gli pareva paragonabile a quella di un albergo di lusso. Gli psicologi dell’istituto che lo visitarono rimasero allibiti di fronte ai racconti dell'infanzia di Lucas e sostennero che psicologicamente il ragazzo sembrava abbastanza chiuso in sé stesso, poco propenso a parlare dei suoi problemi. Il quoziente intellettivo era di 76, piuttosto scarso, ma sopra il livello di ritardo mentale. Per quanto riguarda invece la sua salute fisica, se si eccettua il problema dell'occhio di vetro che spesso gli procurava fastidiose infiammazioni, era abbastanza buona. Il suo problema maggiore, a detta di tutti, era la madre, che anche durante la detenzione del figlio, non si degnò di mandargli nulla e non andò a fargli visita nemmeno una volta. Nell'autunno del 1952, gli fu inserito un nuovo occhio artificiale che gli ridusse l'entità del suo annoso problema, tuttavia la vita in prigione cominciava a stargli stretta e tentò per due volte la fuga, finendo tutte e due le volte riacciuffato e frustato per punizione. I primi segni di miglioramento nel comportamento di Lucas furono visibili solo un anno dopo il suo arresto, nel 1953, quando il personale del riformatorio cominciò ad osservare dei miglioramenti e a valutare di rimetterlo in libertà, cosa che avvenne nel settembre del 1953, dopo che pochi mesi prima era stato promosso alla sesta classe all'interno della scuola del riformatorio. Dopo la sua liberazione, Lucas non aveva voglia di tornare a casa e per qualche tempo andò a vivere a Ingalls nel North Carolina, dove il fratello Andrew si era arruolato nella Marina. Da lì si recò poi a Staunton in Virginia, da una sorellastra, dove trovò lavoro come bracciante. Henry passò qualche tempo lavorando e guadagnando onestamente, ma ben presto si rimise nuovamente nei guai e, il 28 giugno 1954, venne arrestato per rapina. Henry venne processato e condannato senza che nessun parente si prendesse la briga di assisterlo. Diventato ormai maggiorenne, venne spedito al carcere di Richmond in Virginia, dove, così come era successo già in passato con il riformatorio, trovò una condizione di vita tutto sommato accettabile. Doveva lavorare nei campi o nei cantieri stradali, ma poteva usufruire di pasti regolari e di una cella tutto sommato confortevole. Tutto questo non lo fece ugualmente desistere dal tentare varie volte di fuggire, cosa che gli riuscì il 28 maggio 1956, quando insieme ad un suo compagno, riuscì ad allontanarsi da un gruppo di lavoro e a rubare una macchina. Da lì i due attraversarono vari stati, sia a bordo di macchine rubate che facendo l'autostop, fino a quando, il 19 giugno dello stesso anno, vennero nuovamente arrestati mentre si trovavano in Michigan. Incarcerato a Detroit, Lucas venne in seguito destinato alla prigione federale di Chillicothe in Ohio. Dopo aver scontato 18 mesi per la fuga e i furti d'auto, venne nuovamente trasferito in Virginia per finire di scontare la sua condanna per rapina. In prigione Lucas imparò molti mestieri, quali il falegname, il sarto, l'addetto al montacarichi. Per quanto riguarda invece il sesso, stando ai rapporti della prigione, Lucas aveva rapporti sessuali regolari come partner passivo nelle fellatio e come partner attivo nei rapporti anali. Dopo alcuni anni di quel tran tran, il 2 settembre 1959, data della fine della pena, Lucas venne liberato di prigione con in tasca 83 dollari e 9 centesimi, giusto lo stretto necessario per recarsi a Tecumseh, cittadina del Michigan, dove viveva Opal Jennings, sua sorellastra. Qualche tempo dopo, venne a trovarli Viola Lucas, la madre di Henry, e la situazione ricominciò a farsi tesa. Tra i due non scorreva buon sangue ed Henry, che era ormai un ventitreenne pieno di tatuaggi, alto 1.75 (20 cm. più della madre), forte e sicuro di sé, non era più molto propenso a sopportare le angherie della vecchia. Fu così che, la notte dell'11 gennaio 1960, accadde la tragedia, per certi versi del tutto attesa. Henry e Viola Lucas, soli a casa, litigarono per l'ennesima volta, ma stavolta Henry reagì con particolare violenza e uccise la madre, prima di scappare. La donna verrà trovata morta sul pavimento il mattino dopo, dalla sorellastra Opal Jennings. Dopo una breve fuga attraverso vari stati, il 16 gennaio 1960, Henry fu notato da un agente di polizia mentre faceva autostop in Ohio e venne arrestato. Portato alla stazione di polizia di Tecumseh in Michigan, Lucas confessò il suo crimine raccontando i fatti della sera dell'11 gennaio: "Quando siamo andati via da Bagshaw (un locale dove quella sera si era recato a bere insieme alla madre, alla sorellastra e a suo marito), mia madre ha cominciato a litigare con me, e la cosa è peggiorata fino a quando abbiamo cominciato a fare a botte. Le ho dato tre o quattro schiaffi quando eravamo nel retro della caserma dei pompieri e poi, da lì, lei ha continuato a discutere fino a casa. Sono entrato e ho preso il pigiama, lei è salita e ha ricominciato e io l'ho picchiata di nuovo. Poi mi sono frugato in tasca per prendere il coltello, o ce l'avevo già in mano, non ricordo. E l'ho colpita col coltello, è caduta per terra e sono scappato". Una cosa che Lucas non confessò, né in quel momento né durante il processo, ma bensì con lo psichiatra della prigione dopo la sua condanna, era che dopo aver ucciso la madre settantenne, l'aveva anche stuprata. L'autopsia effettuata sul cadavere della donna stabilì che la morte era sopraggiunta per una ferita al collo della profondità di 12 centimetri e mezzo, che aveva perforato la carotide in più punti. Il medico legale trovò inoltre lividi sul collo che ritenne essere segni di strangolamento. Il processo a Lucas iniziò il 22 marzo 1960 e in considerazione delle attenuanti, della sua disastrosa infanzia e del fatto che l'omicidio non era premeditato, il giudice non lo condannò all'ergastolo bensì ad una pena compresa tra i 20 e i 40 anni di prigione, con la possibilità di essere rilasciato su parola entro pochi anni. Durante la lettura della sentenza Henry non mostrò segni d'emozione, ma la sorella Opal si mise a piangere. Lucas venne trasferito al penitenziario statale di Jackson nel Michigan del sud, per scontare la condanna. Questa la descrizione di Lucas fatta dall'assistente sociale che lo visitò al suo arrivo nella prigione: "Lucas sembra essere un individuo completamente inadeguato che si sente insicuro e inferiore. L'uomo ha tendenze recidive e sembra non rendersi conto del suo problema. Sembra avere predisposizione ad atti impulsivi, non dà peso alle sue azioni. In apparenza è passivo e inoffensivo; tuttavia è stato osservato in lui un temperamento esplosivo ed è incapace di moderarsi nei suoi accessi d'ira". Durante il primo periodo della sua detenzione in carcere, Lucas, a differenza delle sue prime detenzioni, andò in una profonda depressione, manifestando più volte l'intenzione di uccidersi (pare anche che sentisse delle voci in cui sua madre gli diceva di uccidersi come punizione per averla ammazzata). A causa di questi fatti, nel luglio del 1960, fu portato nella clinica psichiatrica della prigione per essere esaminato. Nei colloqui con lo psichiatra, Lucas confesserà con rimorso la violenza sessuale sul cadavere della madre e la sua intenzione di uccidersi. Lo psichiatra raccomandò una permanenza a tempo indefinito nella clinica psichiatrica per ulteriori test, esami e terapie farmacologiche. Dalla clinica psichiatrica della prigione venne poi trasferito in un ospedale psichiatrico statale, dove rimase per altri 5 anni, fino al 28 aprile 1966, quando fu nuovamente trasferito al carcere di massima sicurezza di Jackson. Negli anni successivi Lucas fece progressi: si era tranquillizzato, non manifestava più intenzioni suicide, svolgeva vari lavori all'interno della prigione e si dimostrava disponibile e ubbidiente. In relazione ai vari progressi raggiunti, nel 1970 le autorità decisero di concedergli la libertà vigilata. Ad attenderlo fuori dalla prigione, la mattina del 3 giugno 1970, c'era Stella Curtis, una vecchia fiamma di Lucas, conosciuta precedentemente all'arresto per l'omicidio della madre. Quella sera Lucas mangiò da Stella e da suo marito e subito dopo venne accompagnato alla stazione degli autobus, dove un mezzo lo aspettava per recarsi a Elkton, nel Maryland, dove un'altra sorellastra si era offerta di ospitarlo. Lucas rimase ad Elkton per 2 mesi e successivamente si trasferì a Port Deposit, sempre in Maryland, dove Wanda Weaver, la sua terza e più giovane sorellastra, si era offerta di ospitarlo a casa propria insieme a suo marito Eugene e alle sue 3 figlie. Nell'agosto del 1971, un ulteriore cambiamento: Opal Jennings e suo marito andarono a trovare Wanda ed Henry in Maryland, Wanda confidò alla sorella che Henry non andava d'accordo con il marito e le disse che non voleva più tenerlo con sé. Opal e il marito accettarono di riprenderlo con loro e così 2 settimane dopo, la coppia tornò in Michigan con Henry, che nel frattempo aveva ricevuto il permesso a trasferirsi nuovamente di stato. Nonostante l'omicidio della madre, Opal si sentiva in obbligo di dare ancora una possibilità al problematico fratello. Tutto quel tempo e la prigione non avevano in realtà migliorato Lucas, che continuò a manifestare segni di disagio e comportamenti antisociali e che non perse neanche le sue vecchie abitudini sessuali deviate: quando lui era nei paraggi, molti si lamentavano di strane sparizioni di animali e a fare le spese di queste sue insane abitudini furono anche gli animali della sorella Opal, un cane e una capra. Il cane fu ritrovato impiccato nel capanno degli attrezzi e la capra fu ritrovata letteralmente massacrata in un campo. Il fatto più grave accadde pochi mesi dopo, sempre nel 1971, quando dopo 2 tentativi di rapimento ai danni di altrettante adolescenti minacciate con una pistola, la polizia riuscì a risalire all'aggressore tramite il numero di targa (dell'auto del marito di Opal) e arrestò per l'ennesima volta Lucas. Henry si dichiarò da subito colpevole e, in relazione alle sue nuove accuse, gli venne immediatamente revocata la libertà vigilata. Nel dicembre del 1971, venne processato e condannato dallo stesso giudice che l'aveva giudicato 10 anni prima ad una pena fino ad un massimo di 5 anni di reclusione. Il 22 agosto 1975, Lucas venne rilasciato di prigione e, consapevole del fatto che non sarebbe stato più il benvenuto a casa della sorellastra Opal, decise di trasferirsi nuovamente in Maryland, dove viveva sua sorella Wanda, da lì poi visse anche un breve periodo in Pennsylvania da altri parenti, trovando un gran numero di lavori precari, che spesso lasciò dopo nemmeno una settimana. La cosa più significativa nel periodo immediatamente successivo al suo rilascio, fu che per la prima volta nella sua vita, due mesi dopo essere uscito di prigione, Henry trovò una donna con la quale avere una relazione tradizionale, cosa che fino a quel momento, a 39 anni suonati, non aveva mai avuto, abituato esclusivamente a rapporti sessuali con animali, detenuti e qualche volta prostitute. La ragazza si chiamava Betty Crawford, era una donna robusta con 10 anni meno di lui ed era vedova del figlio di una delle sue sorelle, Charles Crawford, morto in un incidente lasciandola sola con due figlie in tenera età. Betty invitò Lucas a casa sua, in un piccolo e sporco appartamento di Fort Deposit (Maryland), e presto i due scoprirono di amarsi, tanto che in meno di due mesi Lucas propose a Betty di sposarlo e lei accettò. Dopo il matrimonio, celebrato con semplicità, i due, con le bambine, andarono a vivere in una casa su ruote a due piani, in un parco per case mobili. Quello che ancora Betty non sapeva è che Henry, ancora prima del matrimonio, aveva cominciato ad abusare sessualmente delle due bambine, Cindy di 8 anni e Kathy di 9 anni. Lucas cominciò gli abusi durante una notte d'inverno in cui Cindy dormiva nel letto matrimoniale insieme a loro per avere più caldo. Con la scusa delle coccole, molestò la bambina, stesso trattamento riservato più volte a Kathy. Dopodiché, non più soddisfatto delle semplici molestie, passò a vere e proprie violenze sessuali. Quando Betty era fuori casa, Lucas portava le due bambine al piano superiore e, ripetendo quanto aveva subito da bambino, stuprava Kathy obbligando Cindy a osservarli. Quest'ultima, di carattere più forte, si ribellò molte volte alle violenze, con il risultato tuttavia di subire molte più botte. Lucas non esitava inoltre a picchiarle e minacciarle di morte in caso avessero raccontato qualcosa. Mai sazio di sesso, non passava quasi giorno senza che le molestasse o stuprasse ovunque, in casa, in auto, in nascondigli vari. Betty notò presto che le bambine non volevano mai stare da sole con Lucas, ma inizialmente non sospettò nulla. La madre di Betty era invece convinta che dietro l'istinto paterno ci fosse qualcos'altro che spingeva Lucas ad essere sempre così interessato alle bambine, ma i dubbi rimasero irrisolti fino a quando, nel 1977, proprio la madre di Betty trovò del sangue nelle mutandine di una delle bambine ed accusò apertamente Lucas, che da parte sua negò ogni addebito. Le accuse contro di lui in famiglia cominciavano a diventare sempre più pressanti e Lucas, nel giugno 1977, dopo un viaggio in Texas con la famiglia per andare a trovare un'altra sorella, decise di cambiare aria: la notte del 6 luglio 1977, mentre Betty era ancora addormentata, si alzò dal letto, si vestì e senza neanche preoccuparsi di prendere altri bagagli, salì in macchina e partì, per tornare da Opal, che nel frattempo si era trasferita dal Michigan al Maryland per stare più vicino alle altre sorelle. Lucas rimase per qualche settimana da Opal e suo marito. I due vivevano in una casa mobile ma Lucas dormiva nella loro macchina. In seguito si recò a Lindhurst, in Virginia, dove viveva un fratellastro, poi a Wilmington, nel Delaware, dove trovò lavoro in una ditta di moquette e poi a Hinton, in West Virginia, con due suoi nipoti, dove trovò lavoro in un'altra ditta di moquette. Nel gennaio del 1978, Lucas conobbe un'altra donna che sembrava corrispondere il suo interesse, si trattava di Rhonda Knuckles, cameriera d'albergo. Vissero insieme per 3 mesi circa in una casa in affitto, prima che anche quell'unione fallisse miseramente. Rhonda sperava che Lucas la sposasse, ma ogni volta lui si inventava una scusa diversa, raccontando molte bugie, come l’essersi appena divorziato da una donna in Maryland, o che era finito in galera per aver ucciso un uomo in un bar. Il loro rapporto, già fragile, si deteriorò ulteriormente quando, per l'ennesima volta, Lucas venne licenziato e non si preoccupò in seguito di cercarsi un nuovo lavoro. Anche Rhonda era disoccupata per poter assistere il figlio malato e i due vivevano con una misera pensione statale. Senza soldi e stando insieme 24 ore su 24 la situazione divenne presto insostenibile, i rapporti sessuali erano calati quasi a zero e Lucas divenne improvvisamente, e senza motivo, geloso minacciando più volte la sua compagna di morte. Per qualche tempo, Rhonda cercò di aiutarlo e capirlo ma alla fine, spaventata e incapace di penetrare a fondo nell'animo oscuro di Henry, rinunciò a quel tentativo. A marzo i due si lasciarono, Rhonda gli diede dei soldi per tornare in autobus in Maryland e Lucas tornò dalla sorella Opal per qualche tempo, per poi andare dall'altra sorella Wanda Weaver e suo marito Eugene. Seppure non andava d'accordo con nessun membro della famiglia, da quando era uscito di prigione era quasi sempre stato con qualcuno di loro, ad eccezione delle due brevi convivenze. Il rapporto con i parenti tuttavia era ormai vicino alla rottura totale. Avvenne nel febbraio 1979, quando Wanda Weaver affrontò il fratello dopo aver raccolto abbastanza indizi per sospettarlo di molestie sessuali nei confronti della sua nipotina. Lucas negò le accuse, ma il giorno dopo scomparve con il furgone del figlio di Wanda senza avvertire nessuno. Si diresse verso sud, sulla I-95, senza una meta precisa, l'unica cosa di cui era certo era che non sarebbe mai più tornato dalla sua famiglia. Arrivò fino a Miami, per poi decidere di tornare verso nord, fermandosi a Jacksonville, sempre in Florida. Lì il furgone si ruppe e lui, non avendo i soldi per aggiustarlo, prese gli attrezzi del veicolo e abbandonò il mezzo. Cominciò quindi a campare usufruendo dell'assistenza di una locale comunità religiosa e un giorno, mentre si trovava seduto sui gradini di una chiesa guardando la gente che passava, fu improvvisamente avvicinato da una sua vecchia conoscenza, un uomo alto, robusto e dal sorriso ebete, di nome Ottis Toole, conosciuto anni prima in una taverna in Pennsylvania. I loro destini si incrociarono per quella che sarebbe presto diventata la coppia criminale più pericolosa di tutto il Nord America, fino all'arresto definitivo di Lucas che avvenne nel 1983. Ottis fece immediatamente amicizia con Lucas e gli presentò tutta la sua famiglia, compresa la madre, la moglie, la sorella Drusilla e i suoi nipoti Frank e Becky, quest'ultima diventerà poi in futuro l'amante di Lucas. Quasi da subito la coppia Toole-Lucas trovò nell'attitudine criminale un motivo d'unione. Cominciarono così a spendere gran parte del loro tempo libero ubriacandosi e vagabondando in auto alla ricerca di "divertimento", che per loro era rappresentato essenzialmente da furti a negozi e, occasionalmente, anche a banche. Iniziarono rubando soldi, cibo e birra e godendo nel terrorizzare la gente, diventando giorno dopo giorno sempre più violenti e brutali. I due diventarono malvagi a tal punto che se, ad esempio, un cassiere o un impiegato di una banca opponeva la minima resistenza, loro gli sparavano immediatamente addosso, così come accadde durante una rapina in un piccolo negozio della Georgia. Lucas puntò una pistola alla testa della commessa, mentre Toole rubava tutto ciò che era possibile, poi legò la donna e, quando con la coda dell'occhio si accorse che questa tentava di liberarsi, si avvicinò facendo finta di niente e le sparò un colpo di pistola alla tempia, stuprando successivamente il cadavere. Scoperta l'ebbrezza della violenza e dell'omicidio, Lucas e Toole intensificarono sempre di più le loro azioni, attraversando in lungo e in largo gli Stati Uniti e cominciando ad uccidere gente anche solo per divertimento, facendo a gara su chi dei due commetteva i crimini più efferati. Quando loro due passavano, nessuno era al sicuro: vagabondi, autostoppisti, donne alle prese con guasti alla macchina, coppiette, tutti erano potenziali vittime. Così, tra un viaggio e l'altro, Lucas e Toole (tra i quali si era anche formato una sorta di legame omosessuale) non si lasciavano quasi mai scappare l'occasione di commettere qualche omicidio gratuito. L'unica differenza tra i due è che Lucas preferiva generalmente le donne e Toole gli uomini, di conseguenza quando capitava loro una coppietta in difficoltà per loro era l'ideale, così potevano divertirsi entrambi. Uno di questi casi avvenne un giorno, mentre si trovavano sulla I-35 in Texas. I due si trovavano in viaggio su quella strada (che sarà teatro di numerosi loro omicidi in quegli anni), quando si accorsero di una coppia di adolescenti che camminava lungo il bordo della carreggiata: la loro automobile era rimasta senza benzina e si stavano dirigendo a piedi verso la più vicina stazione di servizio. Ottis, che in quel momento guidava, fermò il veicolo e sparò 9 colpi di pistola alla testa e al torace del ragazzo per poi gettare il suo corpo in un vicino canale sotterraneo alla strada, mentre la ragazza venne trascinata in auto dove Lucas la stuprò ripetutamente. Ad un certo punto, Toole si ingelosì, fermò l'auto, trascinò con la violenza la ragazza fuori dal mezzo e le sparò 6 colpi di pistola alla testa, abbandonando poi il corpo lungo la carreggiata. Più andava avanti la loro odissea di stupri ed omicidi e più i due sembravano acquisire potenza e sicurezza in sé stessi, mentre intanto la polizia non riusciva in nessun modo a collegare quei delitti che avvenivano ai danni delle più svariate persone, nei più svariati stati e nei più svariati modi, senza alcun apparente collegamento tra loro. In qualche caso addirittura Lucas e Toole nella loro frenesia omicida uccidevano più persone nella stessa giornata. Alcune di esse venivano poi letteralmente massacrate, una donna per esempio fu trovata completamente nuda in un campo con 35 coltellate al petto, al collo e alle natiche, le ferite erano estremamente profonde e i capezzoli erano stati tagliati e rimossi. L’odissea criminale di Lucas e Toole divenne ancora più atroce ed incredibile quando un giorno, dopo uno dei loro omicidi, vennero avvicinati da un uomo misterioso che offrì loro una curiosa opportunità: quella di uccidere in nome della loro "setta satanica", ricevendo 10.000$ per ogni esecuzione. Lucas e Toole si dichiararono interessati ad unirsi alla organizzazione satanica, chiamata "Mano della Morte", che offriva loro l'opportunità di continuare ad uccidere per divertimento e al tempo stesso guadagnare dei soldi. Si è fatto un gran parlare, dopo la confessione di Lucas, riguardo alla veridicità o meno di tali affermazioni, mai provate al 100%, ma il fatto che sia Lucas che Toole, separatamente raccontarono la medesima storia con poche differenze sembrerebbe testimoniarne la validità. Secondo quella che fu la confessione di Lucas, alcune settimane dopo quell'incontro, lui e Toole si recarono in Florida per entrare in contatto con i vertici dell'organizzazione. L'incontro con il capo, che chiamò se stesso con il nome di Don Meteric, avvenne in un magazzino abbandonato nel porto di Miami. Meteric conosceva già Toole e, a quanto pare, li aveva entrambi tenuti d'occhio per diverso tempo per valutarne le capacità. La notte stessa, Lucas e Toole furono condotti in un luogo isolato, tra le paludi, e da lì portati successivamente su un'isola dove avrebbero dovuto passare un "addestramento". Meteric disse loro: "Da questo momento farete tutto ciò che vi sarà detto. Quando vi sarà detto di uccidere dovrete ubbidire. Una volta che avrete dimostrato di essere idonei farete parte della nostra organizzazione". Il primo compito arrivò loro poco tempo dopo l'arrivo sull'isola: Meteric ordinò loro di uccidere un determinato uomo sgozzandolo e Lucas, con la collaborazione di Ottis, portò a termine la missione senza troppi problemi. Quando l'uomo, dopo alcuni minuti di agonia morì, i due chiamarono Meteric che venne ad accertarsi personalmente dell'uccisione, complimentandosi con loro per il buon lavoro eseguito. Quella notte, Henry ebbe modo di assistere alla sua prima messa nera, durante la quale l'uomo ucciso venne fatto a pezzi, cucinato e mangiato dagli adepti del culto satanico. Nelle settimane seguenti, continuò l'addestramento e Lucas e Toole vennero istruiti su svariate materie quali: rapimenti, tutti i tipi di omicidio, incendi dolosi, rapimenti di bambini e via dicendo. Inoltre venne insegnato loro come eseguire un sacrificio umano in conformità con le regole del culto della "Mano della Morte". Lucas e Toole parteciparono anche a varie attività che prevedevano svariati atti ripugnanti, quali la necrofilia. Dopo 7 settimane, l'addestramento venne completato e la coppia omicida era pronta per la sua prima missione, che consisteva in un viaggio negli stati del sud degli Usa, per rapire un certo numero di bambini da destinare a cerimonie sacrificali o da trasportare in Messico per essere venduti a famiglie facoltose. Lucas, durante le sue confessioni, narrò di come rimase sorpreso dal vedere quanto era facile rapire un bambino. Il loro primo rapimento avvenne a San Antonio, in Texas. Lucas e Toole erano stati riforniti di droghe, per soggiogare il bambino durante il trasporto, e cominciarono a girovagare attraverso i parcheggi di vari centri commerciali nell'area, alla ricerca di qualche bambino che era stato lasciato a dormire in auto. Alla fine, trovarono un bambino solo dentro un auto, forzarono il veicolo, lo rapirono, e lo drogarono per trasportarlo attraverso il confine. In altri casi, rapirono bambini e adolescenti che poi vennero utilizzati dal culto per realizzare film pornografici e snuff movies. Secondo quanto riferito da Lucas e Toole, furono numerosi gli omicidi e i rapimenti fatti seguendo gli ordini della misteriosa setta, che a detta dello stesso Lucas godeva di appoggi e complicità di alto livello all'interno della polizia e di alcuni ambienti politici. Successivamente a quei crimini, Lucas decise di tornare a Jacksonville per una vacanza, in attesa di nuove istruzioni, mentre Ottis decise di rimanere in Texas per poi eventualmente riunirsi ad Henry più avanti. Uno dei motivi che in seguito condussero a dubitare di alcune delle confessioni di Henry riguardo alla setta satanica è che quando tornò a Jacksonville non vi era traccia delle ricchezza che avrebbe dovuto accumulare compiendo crimini per la "Mano della Morte". In ogni modo Henry trovò ad attenderlo la quindicenne Becky Powell, nipotina di Toole per la quale già in passato Lucas stravedeva e con la quale decise di mettersi nuovamente in viaggio, verso la California. La ragazzina sembrò cogliere con entusiasmo quell'opportunità e i due partirono all'avventura, campando di piccoli e numerosi furti lungo il tragitto. Secondo Lucas, fino a quel tempo non aveva mai avuto rapporti sessuali con Becky, nonostante che a suo dire, lei lo chiedesse incessantemente. Lucas nei confronti della ragazzina provava, caso raro per lui, un certo affetto paterno sincero e, a quanto pare, non se la sentiva di avere sesso con lei, cosa che mandava su tutte le furie Becky che una sera, mentre si trovavano in un motel, lo accusò addirittura di essere omosessuale. Lucas cercò di calmarla, promettendole vestiti e regali e quella stessa notte, per sfogare lo stress, mentre Becky dormiva, uscì dal motel, prese la prima donna che gli capitò tra le mani, la portò in un posto isolato e lì la stuprò e le tagliò la gola, dopodiché tornò in motel prima che Becky si svegliasse. Henry affermò inoltre che durante quel viaggio si mise nuovamente in contatto con Don Meteric, che aveva per lui una nuova missione a Beaumont in Texas, dove avrebbe dovuto uccidere un avvocato che sapeva troppe cose sulla setta e che aveva minacciato di fornire informazioni alla polizia. Lasciò Becky in un motel e rintracciò il suo bersaglio, seguendolo e attendendo l'occasione propizia per ucciderlo. Ad un certo punto si fece avanti con l'uomo, riuscendo a fare amicizia poi, dopo averlo condotto in un luogo adatto, gli offrì del liquore e mentre questo cominciò a bere, Lucas gli tagliò la gola. Successivamente, si vanterà apertamente del fatto, affermando di avergli tagliato la gola talmente in profondità da fargli uscire il liquore direttamente dal collo. Lucas seppellì il corpo dell'uomo in una buca poco profonda fuori dalla città, quindi si recò in motel per prendere Becky e poi nuovamente nel luogo dove era stato seppellito l'avvocato. Tirò fuori dalla tomba la vittima e, coinvolgendo la piccola Becky, scavò un'altra fossa, fece a pezzi il cadavere, lo decapitò ed infine seppellì i vari pezzi separatamente, lasciando i piedi fuori dalla fossa in maniera che venissero scoperti, com'era stato richiesto da Don Meteric, che voleva accertarsi che la missione fosse stata effettivamente compiuta. Lucas affermò in seguito che Becky lo aiutò con entusiasmo e si eccitò durante l'operazione. Dopo 3 mesi sulla strada, Henry e Becky giunsero infine in California: stanchi, affamati e costretti continuamente a fare furti o ad arrangiarsi talvolta con piccoli lavori precari. Anche il mezzo sui cui viaggiavano alla fine si ruppe e furono costretti a proseguire il cammino per qualche tempo in autostop. Becky era disillusa ed infelice, la vita con Henry non era quella che si aspettava, si lamentava continuamente e chiedeva di tornare in Florida. I due tuttavia continuarono il loro viaggio verso nord, attraversando l'Oregon e lo stato di Washington, dove Lucas intanto non perdeva nessuna occasione per stuprare, uccidere e rubare automobili. Senza una meta, Lucas e Becky Powell tornarono poi nuovamente verso sud e, giunti in California, dopo aver fuso l'ennesima auto, ricominciarono a spostarsi in autostop. Fu in uno di quei giorni, nel gennaio 1982, che i due ricevettero un passaggio da Jack Smart, un uomo proprietario di un negozio all'interno del piccolo paese di Hemet. Durante il viaggio Smart rimase colpito dallo stato pessimo in cui versava la coppia e si impietosì. Lucas e Becky erano difatti veramente esausti e Smart li ospitò a casa sua per rifocillarli. Dopo il pranzo, Henry furbescamente disse che Becky era sua moglie e che erano in cerca di lavoro. Jack Smart, uomo di buon cuore, offrì ad Henry l'opportunità di lavorare per lui, il suo compito sarebbe stato quello di dargli una mano in negozio e fare alcune riparazioni all'interno della loro proprietà, in cambio avrebbe anche ricevuto un alloggio. Questo nonostante il parere contrario della consorte, che non vedeva di buon occhio i nuovi arrivati. Henry accettò al volo l'offerta e, nei 4 mesi in cui rimase in città, lavorò duro, ottenendo la stima e la simpatia della famiglia Smart e di tutta la gente del luogo. Terminato il lavoro Henry passava la maggior parte del tempo con Becky ma pare che anche in quel periodo trovò il tempo per fare un paio di viaggi fuori porta alla ricerca di nuove vittime. Dopo i primi 4 mesi, la signora Smart ricevette una chiamata dai parenti che abitavano a Ringgold nel Texas. Gli dissero che sua madre, che abitava lì, era ormai troppo vecchia per poter badare a sé stessa ed aveva necessità di aiuto, oltre a qualcuno che badasse alla manutenzione ed alla pulizia della sua casa. Gli Smart pensarono di risolvere il problema offrendo ad Henry e Becky la possibilità di trasferirsi a Ringgold per prendersi cura della vecchia madre, in cambio di vitto e alloggio gratis. Henry e Becky accettarono e, il 14 maggio 1982, si trasferirono alla nuova destinazione in autobus, dove li attendeva la vecchia Kate Rich, madre ottantenne della signora Smart. Per qualche settimana i due svolsero egregiamente i loro compiti, ma poi cominciarono ad approfittare della donna che li ospitava, sperperando i soldi che Kate dava loro per delle commissioni. Le spese smodate di Henry e Becky cominciarono a creare sospetti tra la gente del luogo e il proprietario del negozio di fiducia, dal quale in genere si rifornivano, preoccupato per la signora Kate, contattò i parenti in California, avvisandoli dei suoi sospetti. Jack Smart e signora giunsero a sorpresa in Texas, per verificare la situazione, e si trovarono di fronte ad una casa immersa nel disordine e nella spazzatura, nonché alla signora Kate in precarie condizioni igieniche e di salute, mentre intanto Henry e Becky dormivano ubriachi sul divano. Entrambi furono immediatamente cacciati. Muniti dei soli soldi per un biglietto dell'autobus, ricominciarono il loro vagabondaggio fatto di stenti e crimini. Ridotti nuovamente a fare autostop, Henry e Becky fecero un altro incontro che si rivelerà per loro importante, quello di Ruben Moore, un prete di Stoneburg (una cittadina non distante da Ringgold) che si offrì di ospitarli con vitto e alloggio nella sua comunità religiosa all'interno di un ranch, chiamata "La casa della preghiera", in cambio di alcuni lavori e della partecipazione alle funzioni religiose ogni domenica. I due accettarono prontamente e così, mentre Henry si occupava dei lavori al quale era stato assegnato, Becky partecipava alla vita in comunità. Quello che Henry non sapeva è che la ragazza, oltre che ad imparare a fare il bucato, a cucire e a cucinare, stava anche imparando i valori cristiani. Quando lo scoprì non ci diede troppo peso ma ben presto si accorse che Becky stava cambiando: aveva riallacciato i rapporti con la vecchia Kate Rich e stava avvertendo ogni giorno di più l'esigenza di mettere ordine nella sua vita, con l'intenzione di tornare al più presto in Florida. Henry non era d'accordo e sopportava sempre meno l'atteggiamento di Becky e la sua convinta conversione cristiana, tanto da litigare con lei sempre più frequentemente, mettendole in qualche caso anche le mani addosso. I due continuarono in quel modo per qualche settimana, fino a quando la situazione degenerò dopo che Becky disse ad Henry che una parte importante della sua conversione al cristianesimo sarebbe stata quella di dover confessare tutti i suoi peccati. Henry si allarmò moltissimo per quella affermazione e chiese alla ragazza se aveva per caso raccontato qualcosa di quello che avevano fatto lui e Ottis Toole. Becky rispose di no, ma Henry era ormai diventato molto sospettoso e il giorno dopo cambiò idea e decise di fare armi e bagagli e ripartire in direzione Florida. La mattina seguente i due lasciarono il ranch e ricominciarono a chiedere passaggi in autostop per dirigersi verso Jacksonville. Un lungo pellegrinaggio, che avrebbe avuto per Becky implicazioni fatali. Il viaggio si presentava duro, quasi nessuno dava loro un passaggio e non riuscivano neanche a trovare un motel che offrisse loro un posto dove dormire. Stanchi, accaldati e sporchi, ripugnavano la maggior parte della gente e così, dopo essere giunti a Demon County, in Texas, decisero di accontentarsi di dormire all'aperto, in un campo appena fuori dalla cittadina. Quella sera, subito dopo aver tirato fuori i sacchi a pelo e le loro cianfrusaglie, Henry cominciò a bere pesante e ad insultare Becky per aver insistito a voler tornare in Florida. Ne nacque un'accesa discussione, fatta di insulti reciproci, fino a quando ad un certo punto Henry disse che il giorno dopo se ne sarebbe tornato indietro alla "Casa della preghiera". La risposta di Becky fu particolarmente offensiva ed Henry, annebbiato dall'alcool, dalla stanchezza e dalla rabbia, afferrò il suo coltello e lo scagliò con furia contro Becky, che venne colpita una prima volta su un lato della testa. Dopo il primo colpo, accecato dall'ira continuò ad infliggere sulla povera ragazza ulteriori coltellate, colpendola più volte al petto. Dopo averla ammazzata, le tolse il reggiseno e le mutandine e la stuprò. Infine, dopo aver compiuto quel delitto, l'unico della sua lunga carriera criminale per il quale dopo proverà un certo rimorso, tolse dalle dita l'anello che le aveva regalato e fece a pezzi il suo corpo, che poi nascose senza particolare cura nei dintorni. Dopo quell'omicidio, Lucas affermò di essere stato preda del rimorso e di essere stato perseguitato dalla voce di Becky che le parlava dalla tomba. Questo non gli ha tuttavia impedito di essere abbastanza lucido da pensare a come nascondere l'evento: la mattina successiva tornò a Stoneburg e, quando Ruben Moore, gli chiese che fine aveva fatto Becky, Henry scoppiò a piangere dicendo che era scappata con un camionista mentre faceva autostop lasciandolo solo, quindi chiese se poteva nuovamente essere preso nella comunità. Moore accettò, pur rimanendo sorpreso del comportamento di Becky, ed Henry ricominciò così la sua consueta attività all'interno della comunità, anche se la gente attorno a lui era piuttosto scettica sulla storia di Becky, sopratutto la vecchia Kate Rich, che continuava a spedire lettere alla comunità per sapere che fine aveva fatto la ragazza, con la quale negli ultimi tempi comunicava di frequente. Henry, preoccupato dalle indagini dell'anziana donna, le telefonò e le propose amichevolmente un incontro per parlarle di Becky e per portarla a messa, Kate accettò e si accordò con lui per la data dell'incontro. Lucas si recò all'appuntamento con l'auto di Moore, raggiunse la casa di Kate Rich e la prese con sé in auto poi, dopo essersi fermato in un negozio a prendere alcune birre, cominciò a dirigersi verso la chiesa per la funzione, ma era diventato tardi e i due dopo qualche chilometro concordarono di ritornare a casa saltando la messa. Durante il tragitto parlarono di Becky ed Henry fornì la sua versione, che però non convinceva del tutto Kate, che continuava a fare domande sempre più insistenti e sospettose. Ad Henry ciò non piacque affatto e, quando perse la pazienza, la portò con una scusa su una strada isolata di collina dove, giunto in un luogo abbastanza lontano da occhi indiscreti, fermò l'auto e le scagliò una tremenda pugnalata al petto. La donna crollò su se stessa e, mentre era ancora agonizzante, Lucas la trascinò fuori dall'auto e con il coltello le intagliò una croce rovesciata sul petto, quindi, a decesso avvenuto, stuprò il suo cadavere. Terminato l'atto necrofilo, la nascose sommariamente sottoterra e tornò di corsa a Stoneburg. Giunto alla "Casa della Preghiera" Moore gli chiese com'era andata la funzione e Lucas gli disse che non erano andati perché la signora Rich stava poco bene e aveva deciso di rinunciare. Conoscendo le precarie condizioni di salute della donna, Moore credette a quella storia e non fece altre domande. Quella notte stessa, Lucas prese nuovamente l'auto e si diresse nel luogo dell'omicidio, dove tagliò il cadavere di Kate Rich in numerosi piccoli pezzi, che mise in vari sacchetti della spazzatura, quindi tornò nuovamente a Stoneburg, dove passò il resto della nottata a bruciare nel forno della comunità i resti dell'anziana donna. Il mattino seguente, cosciente di averla fatta grossa e di essere in serio pericolo, Henry prese ancora l'auto e si diede alla fuga, uscendo dai confini del Texas. L'allarme per la scomparsa di Kate Rich partì già il giorno successivo, quando i suoi parenti, non riuscendo ad entrare in contatto con lei, si preoccuparono e partirono alla volta di Ringgold. Giunti sul posto, si accorsero che la donna era assente e si preoccuparono ulteriormente tanto da decidere di avvertire lo Sceriffo della scomparsa, facendogli presente che poco tempo fa un uomo di nome Henry Lee Lucas le aveva rubato dei soldi. Lo Sceriffo si recò allora alla "Casa della Preghiera" di Ruben Moore, laddove era stato visto per l'ultima volta Henry. Moore disse che effettivamente l'ultima persona che aveva visto Kate Rich doveva essere proprio lui. Lo Sceriffo Conway di Ringgold, dopo aver visto i gravi precedenti di Lucas, decise che era il caso di emanare un ordine di arresto per il sospetto, che però nel frattempo si era già dato alla macchia uscendo dalla sua giurisdizione. Henry, dopo essersi allontanato dal Texas, per prima cosa si recò in Oklahoma, dove rubò in un magazzino un gran numero di televisori che poi rivendette per cercare di fare il più soldi possibile, poi si diresse verso la California dove, nonostante il gruzzolo fatto in Oklahoma, giunse ancora senza il becco di un quattrino. Pensò incautamente di tornare a casa di Jack Smart, alla ricerca di un lavoro e di un alloggio, ma non sapeva che l'uomo era già stato avvisato dai parenti di Kate Rich. All'insaputa di Lucas, Smart chiamò la polizia, che su mandato dello Sceriffo Conway prese in custodia il sospetto. Per Henry non era comunque ancora venuta la resa dei conti e, grazie al fatto che non c'erano contro di lui prove sufficienti per arrestarlo ed estradarlo in Texas, venne rilasciato. Dopo la liberazione, Lucas si rimise in viaggio attraversando un gran numero di stati, campando di furti e uccidendo altre persone, tra cui una donna che dopo essere stata rapita durante un furto d'auto, venne sgozzata e stuprata. Giunto infine in Indiana, senza un soldo ed ormai esausto, Lucas telefonò disperato a Ruben Moore, chiedendo aiuto, soldi o magari possibilmente ancora ospitalità. Moore inizialmente rifiutò, ma sapendo che Lucas era ricercato chiese allo Sceriffo Conway il da farsi. Alla fine Moore e Lucas trovarono un accordo ed Henry giunse al ranch di Moore nel giugno del 1983. Il giorno dopo lo Sceriffo Conway lo arrestò per possesso illegale di armi. Inizialmente Lucas rigettò ogni accusa di omicidio ma dopo 5 giorni cominciò a confessare un crescendo di orrori che lascerà attoniti nel corso dei mesi successivi i detective di numerosi stati, giunti in Texas per verificare la responsabilità di Lucas in moltissimi crimini fino ad allora insoluti. Dopo alcune settimane, Lucas aveva già offerto una lista di 77 omicidi commessi in 19 stati, ma l'elenco era destinato ad aumentare ancora ed alla fine Lucas confesserà più di 600 omicidi, molti dei quali commessi insieme al complice Ottis Toole, che nel frattempo aveva anche lui i suoi guai essendo in prigione in Florida per aver appiccato degli roghi insieme a degli adolescenti, in uno dei quali morì una persona. Toole, tutt'altro che arrabbiato per essere stato coinvolto dall'amico nella vicenda, perdonerà Lucas anche per l'omicidio della nipotina. Se per alcuni degli omicidi, come quello di Kate Rich e Becky Powell, vi erano abbastanza prove da renderne certa la paternità di Lucas, non altrettanto si poteva dire di tutti gli altri omicidi e proprio a proposito di questo fatto, nel corso degli anni molto si è discusso sulla veridicità delle sue confessioni, ma tuttora ad anni di distanza dalla morte di entrambi gli assassini, non vi è una risposta certa. Sicuramente molte delle confessioni di Lucas erano vere e le grandi quantità di dettagli e riscontri lo hanno confermato, pur tuttavia non si può dire la stessa cosa per ciascuno dei delitti di cui Lucas si è preso la responsabilità: secondo molti è pressoché certo che Lucas abbia voluto inventarsene un gran numero per poter contrattare dei vantaggi con la polizia. Come si può evincere dalla complessità del caso, anche le vicende processuali dei due assassini furono lunghe e complesse. Il processo a loro carico terminò con la condanna a 5 sentenze consecutive al carcere a vita per Ottis Toole e alla condanna a morte più svariate condanne al carcere a vita per Henry Lee Lucas. Nel 1998 avvenne l'ultimo colpo di scena in questa vicenda, poco prima che venisse eseguita la condanna a morte. L'allora Governatore del Texas, George W. Bush Jr., tramutò la condanna a morte in condanna al carcere a vita, salvandogli così la pelle (unica commutazione da pena di morte a carcere a vita in tutta la carriera di George W. Bush Jr. come Governatore del Texas). Henry Lee Lucas morì di morte naturale, nella sua cella, per un attacco cardiaco, nel 2001. Ottis Toole morì invece nel 1996, per una cirrosi epatica che lo stava consumando da tempo. Nel 1986, la storia della coppia omicida Toole-Lucas ha ispirato il film “Henry Pioggia di Sangue”, anche se la storia è stata romanzata e distorta per ovvie ragioni cinematografiche.



 
Ottis Toole nasce a Jacksonville, in Florida, il 5 marzo 1947. L’uomo proveniva da una infanzia estremamente difficile dove l'abuso, la violenza e la degradazione erano all'ordine del giorno. Ottis, ottavo di nove figli di Sarah e William Henry Toole, che, quando era abbastanza sobrio faceva l'imbianchino, ma che spendeva la maggior parte del tempo ad ubriacarsi e a picchiare la moglie. Quando Ottis compì 7 anni, Sarah raggiunse il limite della sopportazione e decise di lasciare il marito, trasferendosi insieme ai suoi 8 figli (il nono era morto prestissimo per una meningite spinale) a Springfield, un quartiere degradato all'estrema periferia di Jacksonville, abitato prevalentemente da poveri e minoranze etniche. Springfield era un posto pericoloso per una donna sola con 8 figli da accudire, ma Sarah non aveva scelta, aveva un lavoro modesto in un supermercato e, per riuscire a sfamare tutti i figli, doveva spesso ricorrere all'assistenza pubblica. I soldi scarseggiavano in maniera cronica e per un certo periodo fu addirittura costretta a ridursi a spingere un carrello della spesa per il quartiere, raccogliendo lattine e pezzi di latta da rivendere poi alla libbra. Quando non bastava neanche quello, Sarah, fervente religiosa, pregava e sperava prima o poi di ricevere un aiuto dal Signore. Ottis crebbe come il piccolino della famiglia. Nato ritardato, era timido ed era sempre attaccato alla mamma, che era molto preoccupata per il figlio. I problemi maggiori per lui cominciarono con l'inizio della scuola: gli altri bambini capirono subito che era più lento degli altri e lo presero in giro senza pietà, chiamandolo "ritardato". Un giorno, un bambino gli tirò anche un sasso alla testa ferendolo seriamente, tanto che in seguito Ottis soffrirà periodicamente di convulsioni, che lo esporranno ad umiliazioni ancora peggiori. Solo a casa Ottis si sentiva a proprio agio, giocando con i suoi fratelli e sorelle, una delle quali, Drusilla Toole, aveva inventato un gioco nel quale Ottis si doveva vestire da donna, gioco che lui sembrava prendere con piacere ed entusiasmo, divertendosi a muoversi e vestirsi come una femmina. Ottis non passò la prima elementare e l'anno successivo fu messo in una classe differenziale, da dove di anno in anno verrà promosso "pro forma", grazie ad alcuni insegnanti sensibili. Arrivò così alla settima classe senza aver pressoché imparato nulla, nell'apprendimento era in ritardo su tutto, fuorché nel sesso, dove invece rispetto ai coetanei era molto precoce. La causa di ciò è probabilmente da ascrivere alla sorella Drusilla, anch'essa molto precoce, che, vittima di abusi, all'età di 10 anni non era più vergine e si accompagnava frequentemente con uomini adulti. Coinvolse in certe pratiche anche Ottis, che ebbe così il suo primo rapporto sessuale con la sorella. Più o meno nello stesso periodo, Ottis ebbe anche la sua prima esperienza con un uomo adulto e scoprì che quel tipo di sesso gli piaceva di più rispetto a quello che aveva con la sorella, così orientò tutte le sue fantasie sessuali su uomini e ragazzi. Un'altra cosa che gli dava un piacere quasi sessuale era l'appiccare incendi: Ottis intorno ai 12/13 anni scoprì di eccitarsi nell’effettuare tale pratica per poi osservare i pompieri e la gente che accorreva nel tentativo di spegnerli, ciò gli dava un grande senso di potere e lo rilassava. Le cose che per Ottis erano importanti nella vita erano: sesso, appiccare incendi, alcool e fumo. Non c'è da meravigliarsi che presto cominciò ad avere guai con la giustizia. La prima volta accadde quando aveva 13 anni, nel 1960. Un giorno un agente lo arrestò per aver rubato una bicicletta. Il tribunale minorile decise di lasciarlo libero, ma sotto sorveglianza, anche se non bastò e dopo soli 8 mesi fu nuovamente arrestato per violazione di domicilio e mandato al Riformatorio Maschile della Florida. Ciò rappresentò un immenso dolore per la madre e di questo Ottis era sinceramente dispiaciuto, ma i suoi problemi e turbamenti erano troppo complessi e profondi e fu così che quando uscì dal riformatorio il suo comportamento cambiò solo in peggio. Prese l'abitudine di scappare spesso di casa, si rifiutò di andare a scuola e continuò a praticare sesso in maniera dissennata con tutti gli uomini con cui ne aveva occasione. Divenuto ormai un adolescente dal fisico robusto, trovò lavoro come bracciante e non aveva più molto da temere dagli altri, anche se le prese in giro a cui era stato sottoposto durante l'infanzia l'avevano reso assai diffidente nei riguardi del prossimo: ogni volta che qualcuno parlava troppo facendosi beffe di lui, in genere ne pagava le conseguenze. Nell'estate del 1964, all'età di 17 anni, finì nuovamente in prigione. Un poliziotto lo arrestò per vagabondaggio, perché aveva cercato di adescare qualcuno nel parco. Quell'arresto gli valse 90 giorni di lavori forzati, dopodiché, durante l'inverno, venne di nuovo arrestato e condannato alla stessa pena per aver rubato una batteria e della benzina. L'arresto successivo, pochi mesi dopo, avvenne per aver trasportato oltre i confini dello stato una macchina rubata, in quel caso costrinse anche un agente della polizia ad un lungo inseguimento e la pena fu di conseguenza più dura: quel reato gli costò una pena di 2 anni di carcere duro nell'Istituto Correzionale Federale di Ashland nel Kentucky. Dopo essere stato rilasciato nel 1967, Toole ci mise soltanto 19 giorni per essere nuovamente incarcerato, stavolta per un'accusa minore che fu in seguito archiviata. Fra i periodi in prigione e quelli fuori, Toole stava da sua madre e dal suo patrigno (la madre si era nel frattempo risposata), fino a quando Sarah Toole affittò un piccolo appartamento per suo figlio in maniera che avesse un posto tutto per sé. Alla metà degli anni ‘70, Ottis aveva già 13 arresti sulla sua fedina penale, causati da reati che andavano dagli atti osceni in luogo pubblico alla detenzione illegale di armi. In un caso finì in prigione addirittura per aver fatto delle proposte sessuali ad un agente di polizia in un cinema porno. Prese anche l'abitudine di travestirsi spesso da donna, quando scoprì che così facendo attirava meglio l'attenzione degli uomini. Al tempo stesso, cominciò a fare uso frequente di droghe. Ottis non nascose mai la sua omosessualità, né se ne vergognò, tuttavia presto si chiese se per caso non si perdeva qualcosa a non farsi una famiglia, così provò per due volte a sposarsi con una donna; in entrambi i casi fu un fiasco. La prima volta, ancora adolescente, si sposò con una donna che lo piantò dopo 4 giorni, dopo aver saputo che era omosessuale; la seconda volta, nel 1977, si sposò con una donna di 51 anni, un matrimonio più che altro di comodo per entrambi. Toole continuava a preferire gli uomini ed in particolare i bisessuali. Li portava a casa, aveva un rapporto con loro e poi li faceva stare con la sua nipotina più grande, Sarah, figlia della sorella Drusilla, anch'essa alle prese con una esistenza difficile, fatta di arresti, matrimoni falliti e problemi di droga. Una esistenza che terminerà poi tragicamente con un suicidio. Per tutti quegli anni, Toole continuò a ricorrere ad espedienti di vario tipo per ottenere soldi, droghe e sesso, lavorando solo di tanto in tanto in mestieri di fatica, mal retribuiti e precari. Tutto ciò fino a quel giorno del febbraio 1979, quando Ottis Toole e Henry Lee Lucas incrociarono i loro destini per quella che sarebbe presto diventata la coppia criminale più pericolosa di tutto il Nord America, fino all'arresto definitivo di Lucas che avvenne nel 1983. Ottis fece immediatamente amicizia con Lucas e gli presentò tutta la sua famiglia, compresa la madre, la moglie, la sorella Drusilla e i suoi nipoti Frank e Becky, quest'ultima diventerà poi in futuro l'amante di Lucas. Quasi da subito la coppia Toole-Lucas trovò nell'attitudine criminale un motivo d'unione. Cominciarono così a spendere gran parte del loro tempo libero ubriacandosi e vagabondando in auto alla ricerca di "divertimento", che per loro era rappresentato essenzialmente da furti a negozi ed occasionalmente a banche. Iniziarono rubando soldi, cibo e birra e godendo nel terrorizzare la gente, diventando giorno dopo giorno sempre più violenti e brutali. I due diventarono cattivi a tal punto che se, ad esempio, un cassiere o un impiegato di una banca opponeva la minima resistenza, loro gli sparavano immediatamente addosso, così come accadde durante una rapina in un piccolo negozio della Georgia. Lucas puntò una pistola alla testa della commessa, mentre Toole rubava tutto ciò che era possibile, poi legò la donna e, quando con la coda dell'occhio si accorse che questa tentava di liberarsi, si avvicinò facendo finta di niente e le sparò un colpo di pistola alla tempia, stuprando successivamente il cadavere. Scoperta l'ebbrezza della violenza e dell'omicidio, Lucas e Toole intensificarono sempre di più le loro azioni, attraversando in lungo e in largo gli Stati Uniti e cominciando ad uccidere gente anche solo per divertimento, facendo a gara su chi dei due commetteva i crimini più efferati. Quando loro due passavano, nessuno era al sicuro: vagabondi, autostoppisti, donne alle prese con guasti alla macchina, coppiette, tutti erano potenziali vittime. Così, tra un viaggio e l'altro, Lucas e Toole (tra i quali si era anche formato una sorta di legame omosessuale) non si lasciavano quasi mai scappare l'occasione di commettere qualche omicidio gratuito. L'unica differenza tra i due è che Lucas preferiva generalmente le donne e Toole gli uomini, di conseguenza quando capitava loro una coppietta in difficoltà per loro era l'ideale, così potevano divertirsi entrambi. Uno di questi casi avvenne un giorno, mentre si trovavano sulla I-35 in Texas. I due si trovavano in viaggio su quella strada (che sarà teatro di numerosi loro omicidi in quegli anni), quando si accorsero di una coppia di adolescenti che camminava lungo il bordo della carreggiata: la loro automobile era rimasta senza benzina e si stavano dirigendo a piedi verso la più vicina stazione di servizio. Ottis, che in quel momento guidava, fermò il veicolo e sparò 9 colpi di pistola alla testa e al torace del ragazzo per poi gettare il suo corpo in un vicino canale sotterraneo alla strada, mentre la ragazza venne trascinata in auto dove Lucas la stuprò ripetutamente. Ad un certo punto, Toole si ingelosì, fermò l'auto, trascinò con la violenza la ragazza fuori dal mezzo e le sparò 6 colpi di pistola alla testa, abbandonando poi il corpo lungo la carreggiata. Più andava avanti la loro odissea di stupri ed omicidi e più i due sembravano acquisire potenza e sicurezza in sé stessi, mentre intanto la polizia non riusciva in nessun modo a collegare quei delitti che avvenivano ai danni delle più svariate persone, nei più svariati stati e nei più svariati modi, senza alcun apparente collegamento tra loro. In qualche caso addirittura Lucas e Toole nella loro frenesia omicida uccidevano più persone nella stessa giornata. Alcune di esse venivano poi letteralmente massacrate, una donna per esempio fu trovata completamente nuda in un campo con 35 coltellate al petto, al collo e alle natiche, le ferite erano estremamente profonde e i capezzoli erano stati tagliati e rimossi. L’odissea criminale di Lucas e Toole divenne ancora più atroce ed incredibile quando un giorno, dopo uno dei loro omicidi, vennero avvicinati da un uomo misterioso che offrì loro una curiosa opportunità: quella di uccidere in nome della loro "setta satanica", ricevendo 10.000$ per ogni esecuzione. Lucas e Toole si dichiararono interessati ad unirsi alla organizzazione satanica, chiamata "Mano della Morte", che offriva loro l'opportunità di continuare ad uccidere per divertimento e al tempo stesso guadagnare dei soldi. Si è fatto un gran parlare, dopo la confessione di Lucas, riguardo alla veridicità o meno di tali affermazioni, mai provate al 100%, ma il fatto che sia Lucas che Toole, separatamente raccontarono la medesima storia con poche differenze sembrerebbe testimoniarne la validità. Secondo quella che fu la confessione di Lucas, alcune settimane dopo quell'incontro, lui e Toole si recarono in Florida per entrare in contatto con i vertici dell'organizzazione. L'incontro con il capo, che chiamò se stesso con il nome di Don Meteric, avvenne in un magazzino abbandonato nel porto di Miami. Meteric conosceva già Toole e, a quanto pare, li aveva entrambi tenuti d'occhio per diverso tempo per valutarne le capacità. La notte stessa, Lucas e Toole furono condotti in un luogo isolato, tra le paludi, e da lì portati successivamente su un'isola dove avrebbero dovuto passare un "addestramento". Meteric disse loro: "Da questo momento farete tutto ciò che vi sarà detto. Quando vi sarà detto di uccidere dovrete ubbidire. Una volta che avrete dimostrato di essere idonei farete parte della nostra organizzazione". Il primo compito arrivò loro poco tempo dopo l'arrivo sull'isola: Meteric ordinò loro di uccidere un determinato uomo sgozzandolo e Lucas, con la collaborazione di Ottis, portò a termine la missione senza troppi problemi. Quando l'uomo, dopo alcuni minuti di agonia morì, i due chiamarono Meteric che venne ad accertarsi personalmente dell'uccisione, complimentandosi con loro per il buon lavoro eseguito. Quella notte, Henry ebbe modo di assistere alla sua prima messa nera, durante la quale l'uomo ucciso venne fatto a pezzi, cucinato e mangiato dagli adepti del culto satanico. Nelle settimane seguenti, continuò l'addestramento e Lucas e Toole vennero istruiti su svariate materie quali: rapimenti, tutti i tipi di omicidio, incendi dolosi, rapimenti di bambini e via dicendo. Inoltre venne insegnato loro come eseguire un sacrificio umano in conformità con le regole del culto della "Mano della Morte". Lucas e Toole parteciparono anche a varie attività che prevedevano svariati atti ripugnanti, quali la necrofilia. Dopo 7 settimane, l'addestramento venne completato e la coppia omicida era pronta per la sua prima missione, che consisteva in un viaggio negli stati del sud degli Usa, per rapire un certo numero di bambini da destinare a cerimonie sacrificali o da trasportare in Messico per essere venduti a famiglie facoltose. Lucas, durante le sue confessioni, narrò di come rimase sorpreso dal vedere quanto era facile rapire un bambino. Il loro primo rapimento avvenne a San Antonio, in Texas. Lucas e Toole erano stati riforniti di droghe, per soggiogare il bambino durante il trasporto, e cominciarono a girovagare attraverso i parcheggi di vari centri commerciali nell'area, alla ricerca di qualche bambino che era stato lasciato a dormire in auto. Alla fine, trovarono un bambino solo dentro un auto, forzarono il veicolo, lo rapirono, e lo drogarono per trasportarlo attraverso il confine. In altri casi, rapirono bambini e adolescenti che poi vennero utilizzati dal culto per realizzare film pornografici e snuff movies. Secondo quanto riferito da Lucas e Toole, furono numerosi gli omicidi e i rapimenti fatti seguendo gli ordini della misteriosa setta, che a detta dello stesso Lucas godeva di appoggi e complicità di alto livello all'interno della polizia e di alcuni ambienti politici. Successivamente a quei crimini, Lucas decise di tornare a Jacksonville per una vacanza, in attesa di nuove istruzioni, mentre Ottis decise di rimanere in Texas per poi eventualmente riunirsi a Henry più avanti. Ottis Toole morì nel 1996, per una cirrosi epatica che lo stava consumando da tempo. Nel 1986, la storia della coppia omicida Toole-Lucas ha ispirato il film “Henry Pioggia di Sangue”, anche se la storia è stata romanzata e distorta per ovvie ragioni cinematografiche.


user posted image
Henry pioggia di sangue [Divx - Ita Eng Mp3] by Lamorte
Henry Lee Lucas - Serial Killer (2009), [XviD - Ita Ac3] by Dorelik


user posted image
Lucas Enigma Di Un Serial Killer [SatRip - XviD - Ita Mp3] by Antone


user posted image


 
Ivan Milat è il quarto di dieci fratelli e quattro sorelle, nato a Sydney da genitori emigranti jugoslavi, e cresce nella periferia sudoccidentale della città. Non si conoscono particolari traumi durante la sua infanzia, ma, a 17 anni, inizia la sua precoce carriera criminale, quando viene accusato di furto e viene affidato al servizio sociale. Due mesi dopo, viene condotto dal giudice una seconda volta per aver fatto irruzione in un appartamento, sempre allo scopo di rubare, e viene mandato in un riformatorio per sei mesi. Nel 1964, riceve una condanna a 18 mesi di carcere per due imputazioni di furto con scasso e, subito dopo il suo rilascio, ruba un auto e commette altri furti, venendo condannato ad altri due anni di carcere. Liberato sulla parola nell'aprile 1967, viene di nuovo rispedito in prigione per tre anni per altri reati. Nel giugno 1971, rapina a mano armata un negozio e, tre giorni dopo, svaligia una banca. Mentre è ricercato dalla polizia, scappa in Nuova Zelanda per evitare l'arresto. Alcuni dei suoi fratelli, coinvolti con lui nelle rapine, sono invece arrestati e imprigionati. Nell'aprile del 1971, Milat era stato anche accusato di stupro condotto ai danni di due autostoppiste adescate lungo l'autostrada che collega Sydeny a Melbourne. Entrambe le ragazze dichiarano che il loro aggressore ha minacciato di ucciderle se non si fossero sottomesse a fare sesso con lui ("Sto per scoparvi entrambe e, se non volete, vi ammazzo senza pietà"). Quando torna dalla sua fuga in Nuova Zelanda, le accuse di stupro sono cadute perchè le ragazze hanno paura di testimoniare in tribunale. Fra il 1989 e il 1992, sette autostoppisti in vacanza vengono brutalmente rapiti, derubati, stuprati e assassinati, e i loro cadaveri vengono nascosti nella foresta di Belanglo a sud di Sydney. Milat pugnalava selvaggiamente le sue vittime con un coltello da cacciatore dalla lama molto grossa. Usando il coltello, lesiona la spina dorsale delle vittime per causarne la paralisi e poterle violentare e torturare a suo piacimento e poi le uccide, strangolando e pugnalando ripetutamente; per essere sicuro che siano morte, spara alcuni colpi con una pistola e decapita i cadaveri. Arrestato nel 1994 grazie anche alla descrizione fornita da un uomo che si è salvato da un aggressione del 1990, Ivan Milat rifiuta di confessare e continua ostinatamente a dichiararsi innocente, nonostante la polizia abbia trovato a casa sua (una fattoria dove vive con alcuni suoi fratelli a pochi chilometri di distanza dalla foresta in cui sono rinvenuti i cadaveri) nastro adesivo e corde identiche a quelle usate per legare le vittime. Viene processato nel 1996 e condannato a sette ergastoli senza possibilità di libertà sulla parola. Nel maggio 1997, Milat tenta di evadere, ma viene immediatamente catturato e rinchiuso in una cella di isolamento. E' molto probabile che Milat abbia commesso alcuni omicidi con l'aiuto dei fratelli, ma non sono state mai raccolte prove sufficienti per procedere a un'incriminazione per complicità e la polizia è anche convinta che lui abbia commesso altri omicidi, a partire dalla sparizione di due autostoppisti nel gennaio 1979.


user posted image
Catching Milat S01e01-02[DTTrip - H264 - Ita Aac] by Fratposa


user posted image


 
Jeffrey Dahmer nasce, a Milwaukee, il 21 maggio del 1960. A sei anni andò con i genitori ad abitare nell’Ohio. Nel 1968 fu molestato sessualmente da un vicino di casa nel paese rurale di Bath Township. Di questo incidente, Jeffrey, non parlò con nessuno per molto tempo, ma potrebbe essere importante per capire i suoi susseguenti crimini. A 10 anni, Dahmer "sperimentò" la decapitazione con dei piccoli animali roditori, lo sbiancamento delle ossa di pollo con l’acido, l’inchiodamento di una carcassa di un cane a un albero e montando la testa staccata su di un palo. A Giugno del 1978 il grande salto, da i "semplici esperimenti" agli efferati omicidi con riti di cannibalismo (ne sanno qualcosa attualmente in Russia). La sua prima vittima fu un autostoppista di nome Steven Hicks, che Jeffrey portò a casa per bere qualcosa e fare "qualche risata". Quando Hicks provò ad andarsene, Dahmer gli schiacciò il cranio con un pezzo di metallo, successivamente lo strozzò fino a che non morì per asfissia poi lo smembrò e ne seppellì il cadavere. Nel 1982 andò a vivere con sua nonna a West Allis, nell Wisconsin. In Agosto fu arrestato per atti osceni in luogo pubblico alla fiera paesana. A settembre del 1986 fu accusato dello stesso crimine da due ragazzi, con l’aggiunta della masturbazione in luogo pubblico. Ricevette un anno di carcere sospesa con obbligo di terapia psichiatrica. Il 15 Settembre del 1987, Steven Tuomi sparì nel nulla a Milwaukee, questo mistero non fu risolto fino a che Dahmer confessò nel 1991 del suo omicidio. Successivamente fu la volta di James Doxator, che scomparve nel gennaio del 1988, seguito da Richard Guerrero il 27 Marzo. A settembre 1988 gli orari strani di Jeffrey, e il cattivo odore che i suoi "esperimenti" emanavano, furono un po’ troppo anche per la nonna, che disse a Dahmer di andarsene. Il 25 Settembre, Jeffrey trovò un appartamento a Milwaukee North 27esima strada. Il giorno dopo, Dahmer adescò un bambino e lo portò nel suo appartamento, lo accarezzò e gli offrì soldi per posare nudo. Dalla conseguente zuffa ne nacque un trambusto udito dai vicini che chiamarono immediatamente la polizia così Dahmer fu accusato di molestie sessuali. Condannato fu liberato e rimase in attesa della sentenza. Nel frattempo, il 25 Marzo, Dahmer massacrò un'altra vittima che si chiamava Anthony Sears. Per la molestia sessuale fu condannato a un anno di galera ma fu liberato dopo 10 mesi per buona condotta. La scia della morte riprese con Edward Smith, nel Giugno 1990. La vittima di Luglio fu Raymond Smith. Ernest Miller e David Thomas furono massacrati a Settembre. Dahmer, successivamente, ammazzò Curtis Straughter a Febbraio. Errol Lindsey fu incluso nella lista in Aprile, seguita da Anthony Hughes a Maggio. Konerak Sinthasomphone era il bambino che Dahmer molestò nel 1988. Il solito bambino scomparì, in seguito, il 26 Maggio del 1991. Egli fu avvistato il giorno dopo, nudo, sotto shock e sanguinante. Quando i vicini di casa lo videro e lo riportarono alla polizia accusò Jeffrey Dahmer della propria aggressione. La polizia, successivamente, interrogò Dahmer che descrisse il ragazzo come il suo amante omosessuale e visto che Konerak non poteva parlare o capire l’inglese lo riconsegnarono a Dahmer, e alla sua morte. Il gioco continuò ancora: Matt Turner fu ucciso il 30 Giugno; Jeremiah Weinberg il 7 Luglio; otto giorni dopo è la volta di Oliver Lacy, Joseph Brandehoft seguì il 19 Luglio. L'interminabile scia di sangue ebbe finalmente fine la sera del 22 luglio 1991, quando Dahmer portò a casa un ragazzo di colore 32enne, Tracy Edwards, che aveva conosciuto pochi giorni prima davanti al centro commerciale. Quella sera due agenti di pattuglia si videro comparire davanti alla loro macchina un giovane nudo, con un paio di manette che penzolava da un polso. Dopo averlo bloccato, insospettiti da quella manetta, decisero di credere alla storia che il ragazzo stava raccontando. si recarono così a casa di Dahmer, il ragazzo che secondo Edwards l'aveva ammanettato con l'intento di ucciderlo. Arrivati a destinazione, i due agenti si trovarono di fronte ad un bel ragazzo biondo, ben vestito e dai modi gentili. Ma il fetore che proveniva dall'interno era troppo forte, così i poliziotti entrarono di forza nell'appartamento, decisi a dare un'occhiata. Non immaginavano minimamente cosa si sarebbero trovati di fronte. Tre teste umane nel congelatore, quattro teschi dipinti su uno scaffale ed altri sparsi per la casa, organi umani all'interno di un grosso congelatore, insieme a mani e uno scheletro. Ancora, 3 torsi umani nel barile. Il 22 Agosto, Dahmer fu condannato per aver ucciso un totale di 17 persone. Dopo alcuni interrogatori, Dahmer fece una dichiarazione nella quale non si riteneva colpevole perché insano di mente, ma fu giudicato legalmente capace di intendere e volere e fu condannato per omicidi multipli nel 1991. Morì il 28 Novembre del 1994, dopo un’aggressione in prigione da un’altro prigioniero, Christopher Scarver, il quale commentò che lui eseguiva un ordine di Dio.


user posted image
Dahmer - Il cannibale di Milwaukee, [XviD - Ita Ac3] by Dorelik
Dahmer - Il cannibale di Milwaukee, [XviD - Ita Eng Ac3 5.1 - Sub Ita Eng Forced Ita Eng] by robbyrs

user posted image
Il cannibale di Milwaukee, [SatRip - DivX - Ita Mp3] by (@)_MAX_(@)
Jeffrey Dahmer - Il mostro di Milwaukee, [DivX - Ita Mp3] by Duracell72


user posted image


 
John Justin Bunting, nato nel 1966 a Inala, Queensland, fu il principale accusato per una serie di crimini compiuti ad Adelaide, South Australia nel 1990. Gli omicidi furono tutti compiuti nelle zone intorno ad Adelaide ma i corpi furono rinvenuto all'interno di barili pieni di acido, nascosti in un edificio di Snowtown, nel Nord del Mid South Australia, 145 km a nord di Adelaide.

John Justin Bunting fu la mente di tutti gli omicidi e con lui furono arrestate altre tre persone perché coinvolte direttamente o per aver assistito ai brutali omicidi. Molti risvolti del caso sono rimasti sconosciuti, oppure segretati dagli inquirenti.

Il legale psichiatra professor Kevin Howells, inglese, che ebbe la possibilità di studiare il caso riscontrò che Bunting possedeva una personalità priva di capacità empatica, quindi gli era impedito di provare compassione per le sue vittime, anzi provava piacere nel controllo totale delle sue vittime.

Alcuni sintomi tipici dell'omicida seriale erano già presenti in Bunting nell'adolescenza, come la tortura di insetti. Inoltre manifestava pesanti predisposizioni xenofobe e militò in organizzazioni naziste.

Nel tempo maturò un odio profondo verso pedofili, omosessuali, tossicodipendenti ed obesi che lo spinge nella scelta delle sue prime vittime.

Il 20 maggio 1999 segnò il momento di inizio delle ricerche che portarono ad arrestare Bunting ed i suoi complici. In seguito al ritrovamento dei barili con i corpi delle vittime immersi nel l'acido, la polizia trovò altri due corpi sepolti nel cortile di una abitazione a Salisbury Nord, periferia a nord di Adelaide. Solo a fine giugno 1999 furono identificate tutte le vittime. Solo in seguito si scoprì che solo una persona era stata uccisa nell'edificio di Snowtown.

Le vittime erano tutte conoscenti o parenti di almeno uno dei componenti del gruppo.

I complici di Bunting furono Robert Joe Wagner, Mark Ray Haydon che ammise il suo ruolo nella eliminazione dei corpi dopo i delitti. James Spyridon Vlassakis che partecipò alle torture. Elisabetta Harvey, madre di Vlassakis, che sapeva degli omicidi e assistette ad uno di essi Thomas Trevilyan assistette all'assassinio di Barry Lane, nel 1997, assassinato.

Le indagini che portarono al ritrovamento delle vittime a Snowtown permisero di arrestare già il giorno dopo, Il 21 maggio 1999, Bunting, Haydon e Wagner. Il 2 giugno 1999 venne arrestato anche Vlassakis e anche lui accusato di omicidio.

Nel momento dell'incursione nella ex banca di Snowtown la polizia trovò intatta la scena dell'unico delitto che vi era stato commesso. Lo spazio era disseminato di strumenti da lavoro e di taglio e di uso quotidiano, compresi apparecchi elettrici industriali usati per torturare i genitali della vittima. Durante il processo emersero dettagli particolarmente crudi come il fatto che durante le torture le persone dovevano rivolgersi ai torturatori chiamandoli "Dio", "Ispettore capo" e "Signore".

Le vittime del gruppo furono:

Ray Davies di 26 anni, soffriva di problemi mentali e viveva in una roulotte nel cortile dietro casa di Suzanne Allen. Il sospetto che fosse pedofilo lo fece diventare un'altra vittima del gruppo.

Suzanne Allen una donna di 47 anni amica di Bunting. Fu uccisa dopo Davies, e i suoi resti furono seppelliti nel giardino della sua casa di Salisbury Nord. Il corpo fu fatto a pezzi e parti distribuite in undici sacchetti di plastica.

Michael Gardiner era un ragazzo gay di 19 anni. venne ucciso perchè sospettato di pedofilia.

Barry Lane di 42 anni, torturato e ucciso perché omosessuale. Le dita dei piedi le vennero schiacciate con una pinza.

Thomas Trevilyan un ragazzo di18 anni che aveva partecipato all'omicidio di Barry Lane. Fu ucciso perché aveva raccontato agli altri dell'omicidio. Fu simulato il suicidio per impiccagione.

Gavin Porter di 29 anni eroinomane amico di Vlassakis, uno del gruppo. Venne punto con una siringa e lasciato morire sul divano del soggiorno di Bunting.

Troy Youde di 21 anni era il figlio di Elisabetta Harvey, che viveva a casa di Bunting con la madre. Fu trascinato fuori dal letto mentre dormiva, torturato nella vasca da bagno e ucciso. Fu la prima volta in cui Vlassakis partecipò ad un omicidio.

Fred Brooks aveva 18 anni ed era il figlio disabile di Jodie Elliott. La madre del ragazzo era innamorata di Bunting. Venne torturato e ucciso perché disabile nella sua abitazione.

Gary O'Dwyer aveva 29 anni ed era disabile a causa di un incidente d'auto.

Elisabetta Haydon di 37 anni era la moglie di Mark Haydon fu uccisa da Bunting con l'aiuto di Wagner nella sua abitazione.

Clinton Trezise, 22 anni, fu ucciso da Bunting con una pala in salotto, a Salisbury Nord, Sud Australia. Il suo cadavere venne rinvenuto sotto poca terra a Lower Luce.

David Johnson, 24 anni fu l'ultima vittima accertata e l'unico ad essere ucciso nell'edificio dell'ex banca di Snowtown. Fu attirato con una scusa nel posto da Vlassakis. Alcune parti del suo corpo vennero cotte e mangiate anche da Vlassakis.

John_Bunting e un complice

Durante il processo fu Vlassakis ad essere condannato per primo all'ergastolo il 21 giugno 2001, essendosi addossato la colpa di quattro omicidi. Haydon e Wagner si dichiararono non colpevoli e molte delle accuse verso Haydon caddero per insufficienza di prove. Wagner e Bunting furono definitivamente condannati dalla Corte Suprema l'8 settembre 2003. Bunting fu condannato per undici omicidi e Wagner per sette di essi. Ebbero come pena entrambe il carcere a vita poiché secondo il giudice il movente degli omicidi compiuti era il solo piacere. Furono considerati i peggiori serial killer d'Australia.


user posted image
Snowtown (2011), [H264 - Ita Aac Ita Ac3] by fabiodrums

user posted image


 
John Reginald Christie nacque a Sheffield, nel 1898, in una famiglia dove l'elemento femminile prevaleva (Christie aveva 4 sorelle) e dove l'unico elemento maschile (il padre) cercava in ogni modo, spesso con sistemi violenti, di dare al suo unico figlio maschio un'educazione maschilista.
Il padre di John era un uomo violento, che picchiava frequentemente il figlio. Talvolta lo costringeva addirittura a camminare marciando militarmente.
Dal canto suo, la madre era una donna iperprotettiva e apprensiva, che cercava sempre di proteggere il figlio chiudendolo in un guscio di affetto materno, nel quale John si crogiolava fin troppo, tanto da non riuscire a socializzare all'esterno della famiglia.
Negli anni dell'infanzia, Christie divenne presto un bambino solitario, ipocondriaco, pieno di fobie e seppure fosse molto attivo sia a scuola, che nella chiesa o in varie in attività sportive, non era riuscito a farsi nessuna amicizia.
Quando aveva 8 anni, suo nonno materno morì e i genitori gli chiesero se voleva vederlo durante la veglia funebre. Christie rispose affermativamente e sorprendentemente ne rimase affascinato.
Dopo quell'esperienza, John sceglierà il cimitero come suo luogo preferito di giochi, divertendosi in particolare ad osservare tra le fessure e le crepe delle tombe, nella speranza forse di rivedere lo spettacolo che lo aveva tanto affascinato durante la veglia funebre del nonno.

Sessualmente Christie era un ragazzo inibito. Il suo primo turbamento, all'età di 10 anni, capitò quando vide di nascosto le gambe nude della sua sorella più anziana, ma quell'evento lo rese ulteriormente frustrato: Christie non aveva un buon rapporto con le sorelle, che tendevano sempre a comandarlo e a dirigerlo e dopo quell'evento se ne sentiva anche attratto sessualmente.
Conscio di non poter mai soddisfare o esplicitare quel suo turbamento, era diventato molto nervoso e i successivi primi insuccessi amorosi durante l'adolescenza non fecero che peggiorare la situazione.
Christie cominciò così a sviluppare un profondo odio nei confronti delle donne ed in particolare delle donne da cui in un modo o nell'altro si sentiva tentato o attratto. Al tempo stesso, ne aveva paura e queste due emozioni insieme si fusero in una profonda e radicata rabbia repressa nei confronti delle donne in generale.
John abbandonò gli studi all'età di 15 anni e lavorò come operatore in un cinema fino a quando non iniziò la Prima Guerra Mondiale. Fu quindi chiamato alle armi ed entrò nell'esercito, ottenendo anche una discreta stima dai suoi superiori, fino a quando un giorno durante un'azione di guerra in Francia venne coinvolto in un attacco con gas subendo gravi conseguenze: rimase momentaneamente cieco e perse la voce, tanto che fu esonerato dal servizio per motivi di salute. Christie continuò a patire degli effetti dei gas per molto altro tempo, tanto che riacquistò la voce dopo 3 anni, anche se secondo alcuni medici che lo visitarono all'epoca si trattava in realtà di una reazione psicosomatica dovuta al trauma subito durante l'attacco.
Dopo la guerra, Christie tornò a svolgere il suo lavoro che poi cambiò, diventando un impiegato.

Nel 1920, Christie, ancora muto per effetto dei gas, si sposò con una donna di nome Ethel Simpson Waddington. Anche dopo il matrimonio, le sue difficoltà sessuali continuarono ed Ethel non fece nulla per venirgli incontro, non esitando a criticarlo e offenderlo per le sue incapacità.
Christie, che dall'età di 19 anni frequentava anche prostitute, non trovava sollievo neanche con loro che, pur non pretendendo nulla da lui, non esitavano a prenderlo in giro ed umiliarlo, ricordandogli sempre la sua incapacità a soddisfare una donna normale.
Poco tempo dopo il matrimonio, Christie cambiò nuovamente lavoro, diventando postino.
Fu durante lo svolgimento di questo mestiere che si mise per la prima volta nei guai con la giustizia, rubando alcuni vaglia postali. Come conseguenza di questo atto, Christie venne incarcerato per 3 mesi.
Dopo il ritorno a casa riacquistò la voce durante un litigio con il padre per poi perderla nuovamente e riacquistarla definitivamente dopo altri 6 mesi.
Passarono neanche 2 anni da quel primo arresto, che Christie si mise nuovamente nei guai per altri furti mentre lavorava come postino, finendo di nuovo in prigione per un breve periodo.
Cominciavano inoltre a circolare con insistenza delle voci a proposito del suo frequentare le prostitute e, in parte per queste sue abitudini, in parte per i suoi problemi con la legge, i rapporti con la moglie si incrinarono ulteriormente fino a degenerare nel divorzio.
Dopo la separazione dalla moglie, Christie decise di trasferirsi a Londra.

I primi anni a Londra non furono facili per John, che dopo 4 anni finì nuovamente nelle patrie galere, stavolta per 9 mesi, con l'accusa di furto.
Uscito dal carcere, sempre più disorientato, passò da un lavoro precario all'altro e per un certo periodo convisse con una prostituta, fino a quando un giorno, durante un litigio, la colpì alla testa con una mazza da cricket, finendo in prigione per altri 6 mesi.
Su di lui, in tribunale, gravava anche il sospettato di aver commesso violenza su altre donne, ma per mancanza di prove venne condannato solo per la violenza commessa sulla convivente.
Uscito di prigione, Christie non trovò alternative a continuare una vita fatta di lavori precari, espedienti e furti. Nell'arco di poco tempo, finì nuovamente in carcere per aver rubato l'auto ad un prete che aveva provato ad aiutarlo.
Fu durante questo ennesimo soggiorno in galera che John ricontattò l'ex moglie, chiedendole di tornare a vivere con lui una volta che fosse uscito di prigione. L'ex moglie accettò e nel 1933 raggiunse John a Londra, sposandolo nuovamente.
Poco tempo dopo la nuova unione, John ebbe un brutto incidente automobilistico e fu costretto ad un lungo periodo in ospedale. Una volta guarito, tornò a casa con alcuni aspetti negativi del suo carattere ulteriormente peggiorati, in particolare l'ipocondria.
Negli anni successivi, Christie lavorò poco e rimase molto tempo a casa, ossessionato dai suoi disturbi e dalla paura di ammalarsi. Nell'arco di 15 anni si sottoporrà a ben 173 visite mediche, la maggior parte delle quali senza validi motivi.
Nel 1938, la coppia si trasferì al piano terreno (con uso esclusivo del giardino sul retro) del numero 10 di Rillington Place, una piccola e squallida casa vittoriana su tre piani, a ridosso del muro di una fabbrica e con il bagno in comune con gli altri inquilini.

Tra i tanti eventi negativi vissuti fino ad allora, Christie ebbe anche qualche fortuna, proprio in un periodo che invece la maggior parte delle altre persone non ricorderà con piacere: la Seconda Guerra Mondiale.
Christie era già troppo vecchio per poter essere richiamato alle armi, ma in compenso venne accettato come membro volontario nella milizia territoriale, uno speciale corpo della polizia che si occupava di mansioni di controllo del territorio, mantenimento del coprifuoco, oscuramento di determinate zone durante gli attacchi aerei e via discorrendo.
Gli ufficiali che risposero alla sua domanda probabilmente non controllarono i suoi numerosi precedenti, così Christie, all'età di 42 anni, tornò a vestire un'uniforme.
Rimase nel corpo di polizia per 4 anni e quello fu probabilmente il periodo più felice della sua vita: finalmente aveva uno scopo da portare avanti e si immedesimò a tal punto nel suo compito da diventare un fanatico sostenitore della legge, tanto che tra i colleghi si guadagnò lo scherzoso soprannome di "Himmler di Rillington Place".
Christie prese talmente sul serio il suo lavoro da arrivare al punto da spiare i suoi vicini di casa alla ricerca di ogni minima infrazione.
Un'altra particolarità che gli piaceva di questo lavoro era la possibilità di avvicinare donne con maggiore facilità grazie alla divisa, tant'è che si fece anche un'amante, il cui marito era in guerra, ed approfittando delle numerose assenze della propria moglie, spesso si recava da lei a passare ore liete. Almeno fino a quando un giorno il marito rincasò a sorpresa, scoprendo il tradimento e riempiendolo di botte.
Dopo quella brutta esperienza, Christie incontrerà donne solo a casa propria. Una di esse ebbe la sfortuna di diventare la sua prima vittima...

La prima vittima di John Reginald Christie fu Ruth Fuerst, una immigrata austriaca di 21 anni che lavorava come operaia in una fabbrica di munizioni e che di tanto in tanto arrotondava lo stipendio facendo la prostituta.
Christie conobbe Ruth in un pub durante l'estate del 1943 e riuscì ad ottenere il suo interesse facendo leva sul suo ruolo in divisa.
Ruth cominciò così a frequentare la casa di Christie, al numero 10 di Rillington Place, ogni volta che la moglie di John si trovava a Sheffield dai parenti.
Durante uno di questi incontri clandestini accadde un imprevisto: John ricevette un telegramma dalla moglie che lo avvertiva che stava tornando anzitempo insieme al fratello. Christie preso dal panico disse a Ruth di andarsene immediatamente, ma lei si era già spogliata, voleva fare l'amore e rifiutò di andarsene. Christie decise così di risolvere il problema in modo estremo: fece l'amore con lei e, durante l'amplesso, la strangolò con una corda.
Terminato il rapporto con quello che ormai era un cadavere, avvolse il corpo di Ruth con i suoi vestiti e lo nascose sotto un'asse di pavimentazione nella cucina.
Quando la moglie tornò a casa insieme al fratello, i due non si accorsero di nulla.
Il giorno dopo, il fratello della moglie se ne andò via e durante la notte successiva Christie tirò fuori il cadavere e lo seppellì nel giardino. I vestiti furono inceneriti il giorno successivo.
Mesi dopo, fortuitamente, Christie dissotterrò il teschio di Ruth e incenerì anche quello.
La scomparsa della ragazza fu segnalata alla polizia il primo settembre, ma le indagini non portarono a nessun risultato.

Si sono fatte svariate ipotesi sui motivi che hanno portato Christie ad uccidere per la prima volta, una delle più accreditate è che dopo l'umiliazione sofferta dal marito tradito, Christie aveva un'assoluta necessità di manifestare nuovamente il suo potere per trovare di nuovo fiducia in sé stesso e lo manifestò nella maniera più tragica: uccidendo.
Dopo quel primo omicidio, Christie scoprì di non riuscire più a provare piacere con le donne a meno che queste non fossero immobili ed inermi. Il suo lato più strettamente necrofilo era tornato a galla e presto si sarebbe manifestato in nuovi crimini.
Un anno dopo, quando il suo compito nella polizia terminò, Christie trovò lavoro in una azienda di apparecchi radio ed anche la moglie cominciò a lavorare in una fabbrica.
All'incirca nello stesso periodo, Christie conobbe quella che poi diventerà la sua seconda vittima: Muriel Eady, una donna di 32 anni che lavorava nel reparto assemblaggio dell'azienda in cui lavorava anche lui.
I due fecero amicizia e Christie invitò varie volte Muriel e il suo fidanzato a casa propria, dove Ethel preparava loro il the e talvolta anche la cena.
Muriel non era una donna particolarmente affascinante, era bassa di statura, piuttosto robusta e non aveva un bellissimo viso, ciononostante Christie posò più di una volta gli occhi su di lei e venne preso dal desiderio di riprovare le intense emozioni provate l'anno prima con Ruth Fuerst, fino a che decise di escogitare un piano per rendere ciò possibile.
Nell'ottobre del 1944, Ethel tornò per un certo periodo a Sheffield dai parenti e Christie decise di approfittarne passando all'azione. In quel periodo, Muriel soffriva di una fastidiosa tosse e Christie, facendo leva sulle nozioni di pronto soccorso imparate durante il lavoro nella polizia, invitò Muriel a casa sua, sostenendo di avere un rimedio efficace contro il catarro di cui lei soffriva.
La ragazza si fidò, senza temere nulla, e si recò al numero 10 di Rillington Place ignorando che la attendeva una trappola pressoché perfetta: Christie aveva preparato una vaschetta di vetro con un coperchio di metallo, dentro la quale vi erano dei liquidi per inalazioni insieme ad alcune sostanze profumanti. Sul coperchio di metallo vi erano due fori, attraverso i quali passavano due tubicini di gomma, uno era collegato alla conduttura del gas, mentre l'altro ad una specie di mascherina attraverso la quale Muriel avrebbe dovuto respirare il monossido di carbonio.
Confidando in uno speciale rimedio contro il catarro, Muriel iniziò così ad inalare il gas fino a ritrovarsi in stato di semi-incoscenza, senza possibilità di difendersi. A quel punto, Christie, approfittando della sua debolezza, la strangolò con una corda.
Dopodiché, ebbe un amplesso con il suo cadavere, provando nuovamente quel senso di potere e al tempo stesso di pace che l'anno prima aveva provato con la sua prima vittima. Dopo l'omicidio e l'atto necrofilo, Christie scavò una fossa nel giardino e vi seppellì il cadavere, completamente vestito, non lontano dalla prima tomba.

Arrivò il 1945 e la guerra finì, anche se le difficoltà economiche e di vita della popolazione durarono ancora a lungo.
Christie riuscì per qualche anno a tenere a freno i suoi impulsi omicidi, fino a quando, nella primavera del 1948, questi non furono risvegliati dall'arrivo di una nuova coppia al terzo piano dello stabile (al secondo era venuto ad abitare un invalido, ex-operaio delle ferrovie).
Gli inquilini in questione erano una coppia di origine gallese, composta da Timothy Evans di 24 anni e sua moglie Beryl di 19, in attesa del loro primo figlio.
Timothy Evans proveniva da un'infanzia difficile e soffriva di vari problemi fisici e psichici nonché di un ritardo mentale non indifferente, inoltre era conosciuto come un gran bugiardo e bevitore accanito. Beryl, da par suo, era una ragazza carina ma di umili origini e pretese, con scarsa cultura e intelligenza sotto la media.
Dopo la nascita della prima figlia, che chiamarono Geraldine, Beryl rimase nuovamente incinta, ma due figli per loro sarebbero stati veramente troppi, ricoperti di debiti com'erano e con difficoltà a gestirsi in maniera opportuna. Beryl era intenzionata ad avere un aborto (all'epoca ancora illegale in Gran Bretagna) e informò tutti quelli che conosceva della sua intenzione, compreso John Christie: errore questo che si rivelerà per lei fatale.
Christie, approfittando dell'ignoranza e dell'ingenuità della ragazza, riuscì a convincerla di avere una certa esperienza nella pratica degli aborti ed utilizzò tutta una serie di termini scientifici che convinsero la diciannovenne ad affidarsi a lui.
In quel periodo, l'inquilino del secondo piano si trovava in ospedale, dove sarebbe rimasto alcune settimane, e Christie premeditò con precisione e crudeltà il suo terzo omicidio.
L'8 Novembre 1949, Christie salì al terzo piano della casa, ma anziché praticare l'aborto, colse di sorpresa la ragazza, strangolandola e abusando sessualmente del suo cadavere.
La sera stessa, quando Timothy Evans tornò dal lavoro, trovò davanti a sé Christie che gli disse che la moglie era morta durante l'intervento. Evans, di carattere debole e credulone, credette alla versione di Christie ed anziché recarsi dalla polizia con la figlia Geraldine e raccontare l'accaduto, acconsentì incredibilmente alla proposta di Christie di aiutarlo a nascondere il cadavere di Beryl, che momentaneamente fu sistemato nell'appartamento vuoto dell'inquilino del secondo piano.
Il giorno seguente, il giovane gallese tornò al lavoro e quando ritornò Christie gli disse che una famiglia della vicina cittadina di Acton si era presa carico di Geraldine (anch'essa era stata in realtà strangolata) e che gli promise che si sarebbe occupato personalmente di nascondere al più presto il corpo di Beryl in una botola nel giardino.
Evans, stordito e confuso, non dubitò neanche di una parola ed accettò il consiglio di Christie e, sempre su consiglio di questo, vendette tutta la mobilia e tornò a vivere a Merthyr, in Galles, con una zia.

Superate 3 settimane di grandi tormenti, Evans decise finalmente di recarsi alla stazione di polizia di Merthyr, dove raccontò una storia senza capo né coda che insospettì notevolmente gli inquirenti. Evans, incapace ad esprimersi correttamente e manifestando un comportamento piuttosto bizzarro, tentò di difendere Christie e si inventò che Beryl era morta in seguito all'assunzione di un prodotto che avrebbe dovuto provocare un aborto, inoltre disse alla polizia che il corpo era stato messo in una botola nel giardino.
Gli agenti di Scotland Yard decisero di fare un'ispezione sul posto, ma non trovarono nulla ed Evans, sempre più confuso, rilasciò una seconda dichiarazione, stavolta implicando Christie nella vicenda.
Gli agenti effettuarono un'altra ricerca e stavolta trovarono i corpi di Beryl e Geraldine.
Vicino ai due corpi, vi erano ancora i resti di Muriel Eady, ma sorprendentemente la polizia non li trovò. Successivamente al ritrovamento dei 2 cadaveri, furono effettuate le autopsie che stabilirono che le vittime erano morte per strangolamento, il che non coincideva con la versione di Evans che nella sua seconda dichiarazione aveva affermato che la moglie era morta durante un aborto clandestino praticato da Christie.
Evans fu portato a Londra dove, senza alcun consiglio legale, rilasciò una terza incredibile dichiarazione in cui affermava di aver strangolato la moglie dopo un litigio per motivi di denaro e di aver ucciso la figlioletta due giorni più tardi nel medesimo modo.
L'11 gennaio 1950, iniziò un processo a senso unico che si concluse in brevissimo tempo: Evans venne assolto dall'accusa di aver ucciso la moglie per mancanza di prove, ma condannato per l'omicidio della figlia, ragion per cui fu condannato a morte tramite impiccagione.
Christe venne implicato nella vicenda e coinvolto nel processo, ma riconosciuto innocente.
Il 9 marzo dello stesso anno Evans venne impiccato e riceverà ufficialmente giustizia solo 13 anni più tardi, nel 1966, quando venne stabilita con certezza la sua innocenza e la sua ingiusta condanna. I suoi resti vennero rimossi da un terreno sconsacrato in cui erano stati sepolti e trasferiti in un cimitero cattolico di Londra.

Dopo il processo e l'esecuzione di Evans, Christie entrò in una profonda depressione.
L'ansia derivante dalla paura di essere scoperto e condannato l'aveva duramente provato, aveva perso il lavoro ed nell'arco di pochi mesi aveva perso anche più di 20 chili di peso.
Fu per questo ricoverato per 3 settimane, al termine delle quali uno psichiatra gli propose invano di passare un periodo di ricovero in una clinica specializzata per fare ulteriori esami.
Ad ogni modo, l'ipocondria di Christie peggiorò ulteriormente ed in soli 8 mesi si fece visitare dal proprio medico di famiglia per ben 33 volte.
La situazione migliorò leggermente quando trovò un nuovo lavoro come impiegato, ma durò poco. Christie non riusciva più ad essere preciso e costante nel lavoro e con una scusa si licenziò rimanendo nuovamente disoccupato.
La moglie non era affatto contenta di tutto ciò: spesso lo rimproverava, prendendolo anche in giro per la sua impotenza sessuale. La situazione in casa diventava di giorno in giorno più tesa ed il fatto che Ethel, a causa di alcuni suoi problemi di salute, visitava sempre meno i parenti a Sheffield, non faceva altro che renderla ancora più tesa.
Fu così che la notte del 14 dicembre 1952, dopo soli 5 giorni dal licenziamento, Christie strangolò la moglie nel sonno e la nascose sotto un asse della pavimentazione all'interno dell'abitazione.
Pochi giorni dopo scrisse una lettera alla sorella di Ethel, asserendo che la moglie non poteva più scriverle a causa di un problema reumatico alle mani, mentre ai vicini disse che Ethel era partita per Sheffield e che presto anche lui l'avrebbe raggiunta.
Ormai solo nella casa e senza più controlli, Christie sprofondò ancora di più nelle sue fantasie perverse e morbose, fino a quando, nel gennaio del 1953, perse completamente l'autocontrollo ed uccise per ben 3 volte prima di essere scoperto ed arrestato.
La sesta vittima fu Rita Nelson, una prostituta di 25 anni che il 2 gennaio 1953 venne strangolata e in seguito stuprata nella casa del suo assassino; la settima, Kathleen Maloney, uccisa nello stesso mese, venne asfissiata e strangolata prima di essere stuprata dal suo assassino necrofilo; l'ottava ed ultima vittima, Hectorina McLennan di 26 anni, venne condotta a Rillington Place con una scusa e lì la strangolata e stuprata.
Tutti e 3 i cadaveri vennero nascosti in un buco nella parete della cucina, una specie di armadio a muro che poi fu coperto con della carta da parati e un altro mobile.
Christie era riuscito sempre a farla franca, ma era cosciente che presto avrebbe dovuto scappare: il fidanzato di Hectorina (l'ultima vittima) l'aveva visto in compagnia di lei poco prima che scomparisse e continuava a fare domande, i parenti di Ethel a Sheffield cominciavano a preoccuparsi ed insospettirsi, inoltre John sapeva bene che, nonostante la temperatura molto bassa della casa (tra i 5 e i 10 gradi d'inverno), presto i cadaveri che nascondeva avrebbero cominciato ad emanare odori troppo cattivi per essere sopportati dai vicini.
Tutte queste considerazioni lo portarono a decidere di scappare in fretta e furia: Christie non rispose più alle lettere dei parenti di Ethel, vendette tutti i mobili (letto compreso) e, il 21 marzo, dopo aver sub-affittato illegalmente la casa ad una coppia di nome Reilly, scappò via cominciando a vagabondare senza meta per Londra.
Il proprietario dello stabile venne presto a conoscenza del sub-affitto irregolare, mandò via i Reilly e permise ad un inquilino del piano superiore (un immigrato giamaicano di nome Beresford Brown) di usare la cucina al piano terreno. L'uomo, facendo alcuni lavori nella cucina, scoprì in un angolo della parete della carta da pareti strappata che celava una porta. Pensando che si trattasse di una dispensa, Brown aprì la porta, puntò la torcia elettrica nel buco e scoprì con orrore un cadavere di donna, vestito solo con un reggiseno.
Il giamaicano chiamò immediatamente la polizia che, giunta sul luogo, trovò altri due cadaveri nella parete, poi un altro sotto un'asse di pavimentazione e ancora altri due sepolti nel giardino.
Dopo la macabra scoperta, partì immediatamente la caccia Christie, che divenne il ricercato numero 1 del Regno Unito.
Le ricerche terminarono dopo soli 10 giorni, quando, stanco e sfinito, l'assassino venne fermato da un poliziotto che lo aveva riconosciuto, mentre era affacciato sul ponte Putney a guardare con sguardo fisso il Tamigi.
Quando l'agente chiese al sospetto se fosse John Christie, lui rispose affermativamente e, senza opporre resistenza, si fece arrestare e portare nella stazione di polizia di Putney, dove confessò di aver ucciso la moglie, la Maloney, la Nelson, la MacLennan, la Fuerst e la Eady.
Inizialmente non confessò l'omicidio di Beryl Evans, ma l'8 giugno ammise di aver commesso anche quello. Non confessò mai invece l'omicidio della piccola Geraldine, di soli 15 mesi, il che portò a varie ipotesi: che cercasse di negare il suo omicidio più orrendo, che avesse compiuto l'omicidio insieme a Timothy Evans, o che fosse davvero Timothy Evans ad aver ucciso la figlia, per quanto fosse improbabile che due strangolatori abitassero casualmente nello stesso stabile di 3 piani.

Il processo di Christie cominciò nel giugno del 1953.
L'imputato basò la sua difesa su una presunta insanità mentale, ma la strategia faceva acqua da tutte le parti e non fu quasi presa in considerazione.
Dopo un breve processo, Christie venne giudicato colpevole di omicidio nei confronti dell'ex moglie e quello bastò a fargli ottenere una sentenza di condanna a morte tramite impiccagione. Christie venne impiccato dopo un brevissimo lasso di tempo dal processo, il 15 luglio del 1953.

Eraserhead


user posted image
L'Assassino di Rillington Place N.10 (1971), [DivX - Ita Ac3] by lizaliza

user posted image
Rillington Place S01e01-03 Stagione Completa, [SATrip - H264 - Ita Aac] by komma



user posted image


 
John Wayne Gacy è sicuramente uno dei Serial killer più controversi della storia della criminologia moderna. Gacy, meglio conosciuto come “Killer Clown” nasce a Chicago il 7 Marzo del 1942. La sua infanzia, a prima vista, appare quasi normale. Non significatamene diversa dalle altre. Ha due sorelle e fin da piccolo si farà amare da tutti. Da ragazzino incappa in qualche incidente che gli creeranno alcuni problemi fisici. A 11 anni una mazza di un compagno lo colpisce alla testa durante una partita di baseball. Il colpo gli causa un grumo si sangue interno, che sarà scoperto e curato solo cinque anni più tardi. Nel frattempo il giovane Gacy soffre anche e soprattutto di problemi alla vista. A 17 anni viene ricoverato per curare un'indisposizione cardiaca. Il disturbo non rappresenterà mai un grosso problema. C'è però un'ombra nella sua esistenza e in quella delle sorelle. Il padre, alcolizzato, che sfoga la sua violenza su tutta la famiglia, figlio maschio compreso. Johnny, tuttavia, cercherà sempre di entrare nelle grazie dell’uomo. Al quarto anno di liceo si trasferisce a Las Vegas in cerca di fortuna. Trova il suo primo impiego in un'agenzia di pompe funebri. Dopo qualche mese, e diversi racconti macabri che lo vedono addirittura sdraiato al fianco di alcuni cadaveri, decide di tornare a casa. Si iscrive a una scuola di amministrazione e affari. Vengono fuori le sue vere doti. Prende facilmente il diploma e si lancia nel mondo del lavoro. A Springfield, nell'Illinois, riesce a diventare manager di un negozio per vestiti. E' un periodo magico. Johnny fa parte anche di associazioni di volontariato e in una di queste diviene anche vice-presidente. Non si risparmia mai, tanto che a un certo punto viene ricoverato per esaurimento nervoso, causato proprio dal troppo lavoro. Nel settembre del 1964 le prime nozze con Marlynn Myers, una sua collega. I genitori di lei gestiscono una catena di fast food, la Kentucky Fried Chicken. La coppia si trasferisce nell'Iowa e John inizia a collaborare con il suocero. Contemporaneamente cominciano a girare strane voci sul suo conto. Inizialmente si dice che John Wayne Gacy è un omosessuale, poi qualcuno afferma che avrebbe anche molestato alcuni dipendenti del fast food di cui è comproprietario. E' il 1968 quando scoppia lo scandalo. Mark Miller, un adolescente della zona, lo accusa apertamente di violenza, raccontando di essere stato vittima di torture. Il tribunale della Contea di Black Hawk condanna per sodomia Gacy. L'uomo nega la violenza, ma ammette di avere pagato il giovane per le sue prestazioni sessuali. Per la famiglia gli articoli sui giornali sono un’umiliazione. Il suocero, nonostante tutto lo perdona. Per lui è una piccola macchia nella vita di un uomo irreprensibile. Gli restituisce la sua fiducia. Meno di quattro mesi dopo John è chiamato nuovamente in tribunale. L'accusa è di avere pagato un diciottenne per dare una lezione a quel Mark Miller che gli ha rovinato la reputazione. Dwight Andersen effettivamente picchia il giovane Miller, ma viene fermato dalla polizia. Confessa tutto, anche di aver avuto rapporti sessuali con il suo mandante. Scatta la perizia psichiatrica. Dopo la confessione per Gacy c'è una condanna al massimo della pena per sodomia: 10 anni di carcere. All'epoca ha 26 anni. La giovane moglie, che nel frattempo gli aveva dato due figli, chiede il divorzio, ammette di non riconosce più l'uomo che aveva sposato anni prima. John si rivela un carcerato modello. Dopo meno di due anni viene rilasciato sulla parola. E' il 18 giugno del 1970 e Gacy decide di tornare a casa, a Chicago, per vivere con la madre e le sorelle. Il padre nel frattempo è morto mentre lui si trovava dietro le sbarre. Trova lavoro come chef. Come era successo anni prima, riesce a farsi ben volere dai suoi vicini. Di nuovo sono mesi di bagordi e la cosa fondamentale è che nessuno conosce il suo inquietante passato. Riprende anche a travestirsi da clown (“Pogo” è il suo nome d’arte) e si iscrive all'albo dei lavoratori ambulanti e del circo, ramo pagliacci, per dare maggiore serietà al suo ruolo di intrattenitore di corsia. Bambini e anziani vanno in delirio per lui. Nel giugno del 1972 John si risposa, con Carole Hoff, una donna che ha un divorzio alle spalle e due figlie a carico. Sono anni tranquilli che gli consentono di mettersi in proprio. Gacy fonda la Painting Decorating and Maintenance. Da questa sua attività iniziano di nuovo a circolare delle voci su di lui. Infatti pare che l'uomo assuma solo giovani scapestrati e nessun mastro esperto, lui si giustificherà dicendo che questa condotta gli consente di risparmiare sulla manodopera. Sono anche gli anni in cui qualcuno, soprattutto i due vicini, Edward e Lilla Grexa, che lo considerano quasi un figlio, nota che dalla casa dei Gacy giunge un odore acre e terribile. Lilla glielo fa notare più volte dopo essere stata invitata a cena, ma John si giustifica dando la colpa all'umidità che sembra aver impregnato le fondamenta della sua casa. Inizia trasformazione che lo porterà a diventare un mostro sanguinario. L'uomo che fuori sembra solare, dentro casa è ambiguo. Un momento è felicissimo e ride come un bambino, un attimo dopo si inalbera per motivi banali. E' la moglie Carole la prima a preoccuparsi. Lei sa del suo passato in carcere e si accorge che quei problemi stanno rivenendo a galla. Mentre “Pogo” il clown intrattiene i bambini dell'ospedale, Gacy, un omone grande e grosso, sta facendo riemerge la sua omosessualità violenta. Un giorno Carole entra in garage e per caso trova uno scatolone pieno di riviste pornografiche, foto che ritraggono bambini in catene, ammanettati in pose scabrose. Tutto va oltre ogni immaginazione. Carole decide di affrontare il marito, ma Gacy non solo non si scompone, la invita anche a chiedere il divorzio. E' il 1975, la pornografia maschile è al centro della vita di John e nemmeno davanti alla moglie riesce a negare. Da qui in poi inizia a uccidere. Da principio, però, è maldestro e non riesce a ottenere lo scopo. Tony Antonucci, 16 anni fu uno dei pochi a scampare alla violenza di Gacy. Alla fine di una festa l'uomo tentò di ammanettarlo per violentarlo. Il ragazzo fu più svelto, o forse solo più fortunato, e minacciando l'uomo riuscì a liberarsi e scappare. Solo tre anni dopo si rese conto di quanto fosse stato vicino alla morte. Tocca poi al diciassettenne Johnny Butkovich, appassionato di auto da rally. E' il 1976 e Gacy gli nega la paga di due settimane. Il ragazzo si presenta alla porta di casa del suo datore di lavoro con due amici per riscuotere. Non riesce ad ottenere nulla. Dopo essersi allontanato dall'abitazione di Gacy nessuno lo rivedrà più. Scompare nel nulla. Da questo momento in poi il pagliaccio “Pogo” non avrà più nessun limite. Comincia ad essere ossessionato dalla compagnia. Va alla ricerca di ragazzi disponibili a "giocare" con lui. Ormai ha anche un certo occhio per quelli che, abbandonate le proprie case, arrivavano al terminal degli autobus con pochi spiccioli nelle tasche. Lui offre a tutti ospitalità per una notte, il tempo sufficiente per compiere i suoi macabri riti. E’ la volta di Billy Carroll, un ragazzo che aveva avuto a che fare con la giustizia fin da piccolissimo dopo anni passati sulla strada a prostituirsi facendo da intermediario fra gli omosessuali. Anche lui non tornerà mai più a casa. E' il 13 giugno 1976. Alcune settimane dopo Michael Bonnin, un diciassettenne con la passione per la falegnameria, va alla stazione per incontrare uno zio. Non farà più ritorno. Gregory Godzik è bellissimo, qualcuno diceva che avesse dei tratti che ricordano James Dean. Da circa due anni lavora per Gacy, allo scopo di comprarsi le parti di ricambio per la sua Pontiac d'epoca. Il 12 dicembre 1976, dopo avere riaccompagnato la sua ragazza a casa svanisce nel nulla. A dare l'allarme sono i suoi genitori. La sua macchina verrà ritrovata giorni dopo. Un poliziotto nota il forte odore di cloroformio al suo interno. Passa qualche tempo. John Szyc, diciannovenne, il 20 gennaio del 1977 saluta il padre per uscire a bordo della sua Plymouth Satellite del 1971. Al volante della stessa macchina, giorni dopo, un ragazzo, appena fatto il pieno di benzina tenta di scappare senza pagare. Immediato l'intervento della polizia che riconosce l'auto scomparsa. Il ladruncolo dice che possono avere spiegazioni dall'uomo con cui abita. Di chi si tratta? Ma di "John Wayne Gacy". “Pogo” non si scompone, afferma di averla comprata da Szyc e specifica di avere incontrato il ragazzo solo per la compravendita. Sarebbe bastato guardare la data e la firma sul documento per accorgersi che c'era sotto qualcosa. In tutto questo tempo nessuno li ha mai ricollegati tra loro. Arriviamo al 15 settembre del 1977, Robert Gilroy, 18enne amante dei cavalli e della montagna, scompare mentre si sta recando ad un appuntamento con alcuni amici. Il padre di Robert, un sergente della polizia di Chicago, guida le ricerche per mesi. Gacy continua ad uccidere. L'odore acre che proviene dalla sua abitazione aumenta e lui continua a giustificarsi con i vicini. Sempre quella maledetta muffa nelle fondamenta. Intanto “Pogo” inventa un altro metodo per "reclutare" le sue vittime. Non è difficile trovare ragazzi tra le corsie d'ospedale. E' facile fare amicizia con quel pagliaccio sempre sorridente. Nel gennaio del '78 Gacy rapisce Robert Donnelly. Il sedicenne sale sulla sua auto e subito viene stordito con il cloroformio. Subirà torture, ripetute violenze carnali da un uomo "grassissimo e nudo, con la maschera da clown sul volto". Robert viene rilasciato nella periferia della città dallo stesso Gacy. E' uno dei tre sopravvissuti al pagliaccio assassino. Un altro fortunato, se così lo si può definire, è Jeffrey Ringall. La notte del 22 maggio del 1978 Jeff sale sull'auto di Gacy senza pensarci due volte, pensando che la serata possa fruttargli qualcosa. Anche lui dopo poco viene stordito con il cloroformio. Appena sveglio scopre di essere nella casa di Johnny. Gravemente traumatizzato, nel fisico e nella mente, anche lui viene rilasciato il giorno dopo. La polizia non crede al suo racconto, così dopo una denuncia quasi inutile, Jeff si mette a caccia del suo aguzzino. Dopo mesi riesce ad incontrarlo, avverte immediatamente la polizia che ha ricevuto un'altra segnalazione. Si tratta di quella della madre di Robert Piest, un quindicenne, scomparso nelle ultime ore. Secondo il racconto di chi l'ha visto per l'ultima volta, era un compagnia di un uomo grasso. Si riferiscono a Gacy. Arriviamo al 13 dicembre 1978. L'investigatore Joe Kozenczak, va a casa di “Pogo”, ma non riesce a portarlo alla stazione di polizia. John Wayne Gacy, si scusa dicendo di avere subito un grave lutto in famiglia, che rispettino il suo dolore. L'indomani Kozenczak, che nella scheda di Gacy trova la condanna per sodomia, ritorna con un mandato di perquisizione, ma la notte prima Gacy l'ha impiegata a ripulire tutta la sua casa. Nonostante ciò durante la ricerca vengono trovati molti oggetti compromettenti: dei gioielli, un anello con le iniziali J.A.S., marijuana, film porno, Valium, libri pornografici per pedofili, un paio di manette, una Beretta, un coltello a scatto, distintivi da poliziotto, una fune di nylon, ma anche vestiti di taglie molto più piccole di quella che veste l'uomo. Immediato il sequestro delle automobili e del camioncino di Gacy, all'interno del quale vengono trovati dei capelli che all'esame del Dna sembrerebbero appartenere proprio a Robert Priest. Inoltre quell'odore di morte riempie l'aria della villetta. Però non ci sono prove dei cadaveri. Dopo giorni di interrogatori che non portano a nulla, gli agenti fanno scattare, nei confronti di Gacy, un mandato d'arresto per il possesso illegale di Valium e marijuana. I pezzi cominciano a combaciare. L'anello con le iniziali apparteneva a John Alexius Szyc, il padre lo conferma; un impiegato della ditta di Gacy afferma che l'omone gli ha confessato alcuni omicidi. Nella casa viene ritrovato un rullino fotografico che un collega di Robert Piest riconosce come del ragazzo. Ma c'è anche la denuncia di Jeffrey Ringall. E' il 22 dicembre del 1978 quando Gacy, davanti al tenente Kozenczak, confessa di essere un assassino dalla personalità multipla. Quella che uccide si chiama Jack Hanley. Afferma di avere assassinato 24 ragazzi. Aiuta a rinvenire 28 corpi dicendo ai poliziotti dove scavare. Racconta anche di averne gettati almeno 5 nel fiume. In casa non c'era più posto. Spiega dove ha raccolto le sue vittime. Come le ha avvicinate. Ricorda di avere tenuto i cadaveri anche sotto il letto prima di poterli seppellire senza essere visto. Nella villetta dell'uomo si organizza un vero e proprio scavo archeologico. Molti dei corpi ritrovati hanno qualcosa in gola, i ragazzi sono morti per soffocamento. Quando gli si chiede di tutta quella violenza, suggerisce di rivolgersi a "Jack", non è lui l'autore di quegli atroci delitti. Ma i medici dicono che Gacy non è pazzo, è invece ben consapevole di quanto è successo nella sua casa. Del resto non si è mai pentito. Dalla morte di quei giovani traeva piacere sessuale. E' il 13 marzo del 1980 quando comincia il processo che lo vede come imputato. Innumerevoli persone si siedono sul banco dei testimoni e Gacy non farà mai una piega, nemmeno quando Jeffrey Ringall, piangendo e vomitando, racconta le violenze subite da “Pogo” il pagliaccio. Dopo due ore di riunione della giuria, viene emessa il verdetto: condanna a morte!. Gacy passa quattordici anni dietro le mura del carcere di Menard da dove scrive lettere, dipinge quadri e diventa una star per centinaia di ammiratori. Ai suoi fan, per natale spedisce cartoline con la sua immagine da clown. I suoi quadri, dopo la morte, sono stati acquistati dai collezionisti e ancora oggi si comprano su internet. Prima di morire, la sera del 9 maggio 1994, si fa servire un piatto di pollo fritto del Kentucky, gamberi e patate fritte, fragole fresche con un po' di zucchero. I giornalisti si insediano attorno al penitenziario fin dalle prime luci dell'alba del 10 maggio. Poco prima della mezzanotte comincia tra la folla, stimata in circa 2000 persone, un conto alla rovescia. A mezzanotte in punto il pagliaccio John Wayne Gacy detto “Pogo” viene ucciso con un'iniezione letale. Un faretto lampeggiante sul tetto della prigione ne dava notizia. Si chiude così il tormentato capitolo della sua vita.



user posted image
Gacy, [XviD - Ita Mp3] by light88


user posted imageuser posted image


 
Nei 4 mesi tra il 18 ottobre 1977 e il 17 febbraio 1978, qualcuno scaricò i corpi nudi di 10 ragazze sulle colline attorno a Los Angeles. Ii giornali definirono l’assassino “lo strangolatore delle colline”. Sin dall’inizio delle indagini, gli investigatori si accorsero che erano due gli uomini coinvolti negli omicidi: lo sperma trovato nel corpo delle donne rivelava che uno dei due stupratori era un secretore (un individuo di cui è possibile determinare il gruppo sanguigno a partire dai fluidi corporei), mentre l’altro era un non secretore.
Prima vittima: Yolanda Washington, prostituta di colore. Il suo corpo fu rinvenuto, il 16 ottobre 1977, nel cimitero di Forest Lawn, era stata strangolata con un pezzo di stoffa.
Seconda vittima: Judy Miller, trovata il 1° novembre 1977, quindicenne fuggita di casa, fu trovata a La Crescenta. Era stata violentata e strangolata. I segni sui polsi, sulle caviglie e sulla bocca indicavano che era stata legata con del nastro adesivo.
Alla fine di novembre erano stati trovato altri 7 corpi strangolati, gettati a caso sui lati delle colline o lungo le strade, quasi fossero state lanciate da un’auto in corsa. Erano 2 scolare di 12 e 14 anni, una studentessa di 28 anni, Jane King e poi la diciottenne Lauren Wagner. Quest’ultima fu rapita mentre usciva dall’auto, di fronte a casa dei genitori. Una vicina si era affacciata alla finestra per vedere cosa succedeva perché il suo cane stava abbaiando e aveva sentito Lauren che gridava <<Non la farete franca!>>. Quindi, aveva visto 2 uomini che la costringevano ad entrare dentro una berlina con il tetto bianco, che si era poi allontanata. La donna aveva visto chiaramente i 2 uomini: il + vecchio aveva i capelli folti ed era di aspetto latino, mentre il + giovane aveva delle cicatrici da acne sul collo. Il giorno seguente qualcuno la chiamò al telefono di casa e le disse che avrebbe fatto bene a stare zitta altrimenti poteva considerarsi morta.
Seguirono altre 2 vittime: la prima fu una prostituta di 17 anni, Kimberley Diane Martin, il 15 dicembre 1977 il suo corpo nudo fu trovato steso scompostosamente in una proprietà deserta nei pressi del municipio.
Il 17 febbraio 1978 qualcuno riferì di aver visto una macchina arancione in un precipizio lungo la Angeles Crest Highway. Si scoprì che il bagagliaio conteneva il corpo nudo di Cindy Hudspeth, una studentessa e cameriera part-time di 20 anni, era stata violentata e sodomizzata da 2 uomini, dopo quell’episodio gli omicidi delle colline cessarono.
Quasi un anno + tardi, il 12 gennaio 1979, il capo della polizia di Bellingham fu informato della scomparsa di 2 studentesse, Karen Mandic e Diane Wilder. La sera precedente Karen aveva detto al suo ragazzo che un tizio che lavorava come responsabile della sicurezza, Ken Bianchi, le aveva offerto 100 dollari per passare una serata in una casa vuota in cui l’allarme era in riparazione.
Bianchi era un giovane avvenente di Los Angeles, trasferitosi a Bellingham nel maggio precedente. Aveva fama di essere marito e padre affettuoso, nonché lavoro coscienzioso e sembrava improbabile che avesse a che fare con la scomparsa delle ragazze. E, infatti, negò di conoscerle. Quello stesso giorno le 2 ragazze furono trovate morte nel bagagliaio della macchina della Madic.
Ken Bianchi fu fermato, ma la sua aria smarrita aveva un che di talmente convincente che la polizia pensò di aver preso un granchio. Quando la casa di Bianchi fu perquisita e la polizia trovò della merce rubata nel seminterrato, divenne chiaro che l’uomo non era poi così onesto come sembrava. Le analisi mediche rivelarono che era lui l’assassino, entrambe le ragazze avevano macchie di sperma sulla biancheria. La Wilder era mestruata e macchie del suo sangue furono trovate sulla camicia di Bianchi. Le fibre rinvenute sugli abiti delle ragazze corrispondevano al tappeto che si trovava nel seminterrato. Bianchi strangolò la Madic con un  filo, dopodiché uccise la Wilder. Dopo che le uccise perpetrò un qualche abuso sessuale.
Quando il sergente Salerno, uno degli investigatori che si occupava del caso dello “strangolatore delle colline”, venne a sapere dell’arresto del Bianchi, si precipitò a Bellingham: la descrizione di Bianchi e di suo cugino Angelo Buono, corrispondeva alla testimonianza della vicina di casa della Wagner.
Buono era stato sposato 4 volte e le sue mogli lo avevano lasciato per la sua brutalità (quando una di esse si rifiutò di fare sesso con lui, l’aveva sodomizzata davanti ai figli), aveva fatto anche il protettore e il cugino aveva collaborato con lui.
A questo punto la vicenda ebbe uno sviluppo strano ed interessante. L’avvocato di Bianchi ed un’assistente sociale specializzata in psichiatria erano stati colpiti dall’apparente sincerità dell’uomo. I due convocarono uno psichiatra perché sospettavano che Bianchi soffrisse di un Disturbo di personalità Multipla.
Lo psichiatra lo ipnotizzò e venne fuori Steve, che prese il sopravvento su Ken diventando il complice consenziente di Buono negli omicidi delle colline. Un altro psichiatra sostenne la personalità multipla di Bianchi.
A questo punto l’accusa convocò un perito di parte e con un semplice esperimento dimostrò che Bianchi stava fingendo.
Durante l’udienza Bianchi venne giudicato sano di mente e in grado di subire un processo. Quando si rese conto che rischiava la condanna alla sedia elettrica, l’uomo si dichiarò colpevole degli omicidi di Bellingham e si avvalse del patteggiamento: in cambio di una condanna all’ergastolo con possibilità di rilascio sulla parola, egli doveva testimoniare contro il cugino.
Il processo a Buono, che cominciò nel novembre del 1981 e si concluse nel novembre del 1983, è stato il processo per omicidio + lungo nella storia d’America. Alla fine Buono fu giudicato colpevole di 7 di essi e fu condannato all’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola.



user posted image


 
Mark Brandon "Chopper" Read (Melbourne, 17 novembre 1954 – Victoria, 9 ottobre 2013) è stato un criminale e scrittore australiano, riconosciuto come la persona più pericolosa d'Australia.
Viene riconosciuto anche come artista e celebrità televisiva dopo aver presentato qualche show televisivo. Nel 2000 il regista Andrew Dominik basa un film sulla vita di Brandon, intitolato Chopper, basandosi sull'autobiografia che scrisse durante i suoi lunghi anni di carcere.Mark Brandon ebbe un'infanzia disagiata e violenta. Visse i primi cinque anni della sua vita all'interno di un orfanotrofio, per poi vivere nelle periferie di Melbourne. A scuola fu vittima di bullismo, sostenendo nei suoi vari scritti, che all'età di 15 anni aveva già perso centinaia di lotte, e subito altrettante violenze da altri ragazzi della sua età, dal padre e non solo. Venne anche rinchiuso in un manicomio in quanto ritenuto pazzo e mentalmente instabile. Lo stesso Brandon afferma che durante la sua permanenza nell'ospedale psichiatrico abbia subito delle terapie di elettroshock e di psicofarmaci. Il suo soprannome, Chopper, con cui oggi è riconosciuto, gli viene dato per la sua somiglianza con un personaggio di un cartone animato che seguiva da bambino.Con la sua banda, la "Surrey Road", composta per lo più da ragazzi minorenni, iniziò a crearsi problemi. Divenne ben presto il leader della comitiva, spingendo tutti gli altri a seguirlo. Iniziarono derubando gli spacciatori di droga nella zona di Prahran, presso dei rinomati centri di massaggi. In seguito si spinse ben oltre, rapendo membri del mondo criminale per torturarli. Era solito usare la fiamma ossidrica per ustionarli, o delle cesoie o tronchesine per staccare le loro dita di mani o piedi. Non uccideva, in quanto riusciva ad estorcere loro più denaro dopo le torture. In caso contrario, provvedeva a uccidere dopo lunghe e strazianti torture [1]. Tutto questo all'età di 16 anni.
Nel 1970 venne incarcerato nella prigione di Pentridge, in Tasmania, per aver tentato di colpire un giudice durante un'udienza in tribunale. Li creò una nuova banda, soprannominata "The Cappotto Gang", in quanto i membri che ne facevano parte indossavano per tutto l'anno un lungo cappotto, al fine di nascondere le armi che portavano con loro. Durante questo periodo iniziò diverse rivolte nel carcere, conducendo centinaia di violenti scontri tra detenuti e guardie. Sempre in questo periodo, Brandon si fece tagliare, assieme ad un suo compagno, entrambe le orecchie. Questo gli permise di evadere temporaneamente dal carcere. Al suo ritorno però, venne accoltellato dai membri della sua stessa gang, probabilmente in quanto questi erano venuti a conoscenza del suo piano per far divenire la sua gang la più temuta di tutto il carcere. Il piano consisteva nel colpire tutti i membri di altre gang esterne alla loro, al fine di creare una nuova rivolta tra detenuti all'interno del carcere. Pare che venne colpito da due sue amici, James "Jimmy" Loughnan e Patrick "Blue" Barnes, tentati da una ricompensa offertagli proprio per la testa di Brandon. In questo attacco, Brandon perse diversi metri di intestino, all'età di 17 anni.
Veniva descritto come carismatico, brillante, sadico e spaventoso. Era stato carcerato, la prima volta, per diversi reati, come l'aggressione al giudice, 19 omicidi e 11 tentati omicidi. In seguito, dopo circa 3 anni, venne nuovamente carcerato con l'accusa di rapina a mano armata, offesa a pubblico ufficiale, assalto e rapimento. All'età di 20 anni, tornò nuovamente in carcere, per uscirne poi all'età di 38 anni. Durante questo periodo all'interno del carcere, iniziò a scrivere diverse autobiografie, che raccontano la sua vita come noi oggi la conosciamo.Nel 1995 Brandon sposa Mary-Ann Hodge, durante la sua permanenza nel carcere, e da questo matrimonio ebbe un figlio, Charlie. Questa storia però si conclude nel 2001 con il divorzio della coppia. Nel 2003 però Brandon si sposa nuovamente con una sua vecchia amica, Margaret Cassar, dalla quale ebbe un altro figlio, Brandon Roy.Dopo essere uscito di prigione, visse un periodo di tranquillità. Dopo l'uscita del film Chopper nel 2000, la sua figura venne impegnata nel sociale, quasi come una redenzione dello stesso.
Nel 2001 venne scelto per uno spot nel quale parlava dei pericoli che potevano derivare dalla guida in stato di ebbrezza. Questo lo ritrae seduto in cucina, mentre si strappa la camicia per mostrare i suoi tatuaggi e le sue cicatrici, per poi dire:
« Mentre ero in prigione... mi sono tagliato la faccia... mi sono tagliato le orecchie... le mie sopracciglia tagliate qui da un coltello da macellaio e qui da un rompighiaccio... non è affatto divertente... Se guidi dopo aver bevuto, e sei così sfortunato da colpire qualcuno, prega Dio di non finire in prigione. »
Nel 2002 partecipa ad un film, una commedia Australiana, intitolata Guerriero di Troia.
Nel 2005, divenuto molto conosciuto e famoso, intraprende un tour per tutta l'Australia, intitolato "Sono innocente", assieme a Mark "Jacko" Jackson [2]. Nello stesso anno partecipò ad un concerto a Sydney assieme all'ex-detective Roger "The Dodger "Rogerson.
Nel 2006 incide un album di musica rap, intitolato "Intervista con un pazzo". Nello stesso anno partecipa ad un altro spot contro la violenza domestica.
Nel 2008 diede il consenso per utilizzare il suo nome per una birra lager, prodotta nel Victoria, si chiama Chopper Heavy, ed è collegata ad un altro importante criminale Australiano, Ned Kelly.Durante il carcere Brandon contrae l'Epatite C. Secondo le sue lettere, questa pare essere dovuta all'utilizzo di un rasoio da barba usato e sporco di sangue. In seguito ha rifiutato un trapianto di fegato, affermando che:
« Un trapianto potrebbe salvarmi la vita, ma mi chiedo, perché dovrebbe salvare un Brandon Chopper Read di 53 anni, invece di salvare una ragazzina di 11 anni con un cancro? Io ho bisogno di un trapianto, ma non lo voglio. »
Nel 2008, dopo diversi controlli, gli vennero dati solo tra i due ed i cinque anni di vita. Sebbene gli venne offerto un nuovo trapianto di fegato, questo rifiutò nuovamente, dicendo di non voler togliere nulla a chi meritasse più di lui [3].
Nel 2009 il suo caso è nuovamente ripreso per un'intervista alla radio, dove Brandon afferma di avere la cirrosi al fegato, e che per quella non c'è alcuna cura [4] [5].
Nel 2012 gli è stato diagnosticato un tumore al fegato ed è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Nuovamente ricoverato nel settembre 2013, è scomparso il 9 ottobre dello stesso anno all'età di 58 anni[6].Brandon è stato un rinomato scrittore di romanzi polizieschi. I suoi libri [7] hanno venduto oltre le 500.000 copie. Di recente ha anche effettuato delle registrazioni vocali. Il suo primo libro, risalente al 1991 è intitolato Chopper: From the insider, è consiste in una raccolta delle sue lettere durante gli anni di permanenza nel carcere, contenente racconti, storie, vicende e aneddoti della prigione. Con il libro Chopper 5: Pulp Faction, Brandon si distacca dalla realtà, ed inizia a basare i suoi racconti su storie inventante e fantasiose, basandosi sempre sulla sua vecchia vita da criminale. In seguito, scrisse anche un libro per bambini, Hooky lo storpio, che però non venne pubblicato.


user posted image
Chopper, [DVD9 - Ita Eng - Sub NUIta] by Dk.Skart
Chopper (2000), [XviD - Ita Ac3 Eng Mp3] by robbyrs


user posted image


Messaggio modificato da blueam il Apr 18 2017, 08:53 PM

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
blueam
Inviato il: Mar 29 2014, 10:54 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



user posted image


 
In Belgio, nel 1985, le famiglie Russo e Lejeune hanno avuto la vita sconvolta dal cosiddetto mostro di Marcinelle, Marc Dutroux. Le loro figlie di appena otto anni, Julie e Melissa, scomparvero all'improvviso e solo dopo 14 mesi d'angoscia e solitudine (alleviate dalla solidarietà del mondo intero) vennero ritrovate morte grazie alle indicazioni dello stesso Dutroux, un pedofilo già condannato per questo reato e inspiegabilmente graziato. Venne così scoperta un organizzazione criminale per lo sfruttamento sessuale dei minori, che vede probabilmente coinvolti politici, poliziotti e magistrati. Fra le molte testimonianze raccolte nel filmato di Lucilla Rogai, risultano particolarmente agghiaccianti quelle (inedite per la tv) del padre di Marc Dutroux - intervistato tra un ricovero e l'altro nella struttura di malattie mentali dove è di casa - e del suo maestro di scuola. In studio Anna scalfati ha raccolto l'invito di Luciano Paolucci - padre di Lorenzo, vittima di Luigi Chiatti, il cosiddetto mostro di Foligno - pronto a chiedere la castrazione chimica e l'ergastolo per i colpevoli di omicidio di minori a sfondo sessuale, e losfogo del papà (in collegamento telefonico) di Angela Celentano, la ragazza scomparsa 6 mesi fa sul monte Faito, impegnato in questi giorni in uno sciopero della fame perchè si sente "deluso dalla giustizia che non fa nulla per ritrovare mia figlia". Tra gli altri ospiti Gabriele Garnica, salesiano dell'Istituto Don Bosco di Negombo (Sri Lanka), ha raccontato la sua battaglia quotidiana contro le migliaia di pedofili che ogni anno arrivano in quello che è considerato uno dei paradisi della perversione sessuale. Ha ricostruito anche il caso dell'industriale svizzero Victor Baumann, che ha abusato per anni dei bambini del luogo, considerato per di più un benefattore delle autorità locali, fino a quando il suo stesso paese natale ha preteso un'indagine e l'arresto (da una settimana è stato estradato in Svizzera). Tra gli altri ospiti l'onorevole Anna Maria Serafini, uno dei firmatari della proposta di legge ("Norme contro lo sfruttamento sessuale dei minori inteso come nuova forma di schiavitù) che porterà entro pochissimi giorni alla punibilità degli italiani coinvolti in abusi sessuali su minori all'estero, ma anche di chi produce e smercia o semplicemente utilizza videocassette pornografiche con protagonisti i bambini. Come è accaduto qualche mese fa nel quartiere palermitano dell'Albergheria: una vicenda di violenza e abuso sui minori ricostruita nel corso del collegamento da Palermo di Sveva Sagramola. C'è un atroce momento nella terribile storia del vallone Marc Dutroux e della sua banda di pedofili sequestratori e assassini. Un momento lungo tre mesi, dal dicembre a marzo. In quei mesi, Dutroux è in carcere per una vicenda di camion rubati, la sua complice e seconda moglie, Michel Lelievre di 25 anni, vive defilata in una delle 11 case che questo meccanico disoccupato possiede a Charleroi e dintorni, nel Belgio francofono. Insieme, nalla casa di Marchionne-au-Pont, a una decina di chilometri da Charleroi, progettano il sequestro di due nuove ragazzine, Laetitia Delhez, 14 anni, e Sabine Dardenne, 12, l'altro socio, Bernard Weinstein, lascia morire di fame due bambine già sequestrate, Julie Lejeune e Melissa Russo, entrambe di 8 anni. Sono vive, Julie e Melissa, in quel lungo momento, ma la polizia che perquisisce quella vecchia casa di mattoni un tempo rossi e oggi neri per la polvere di carbone che aleggia su Marcinelle, il quartiere minerario di Charleroi, non le trova, passa a due metri da loro, rinchiuse in una cella ricavata nella cantina, mentre le procure valloni non riescono a fare altro che presentare le condoglianze alle loro famiglie. Con Julie e Melissa ancora vive! E non capiscono ancora, quelle procure, in quell'atroce momento, che al di là delle storie personali di maniaci e di piccoli gangster si è ramificata nel cuore d'Europa una vera e propria Anonima pedofili. «è un mercato dei bambini che crea i “mostri” come Dutroux» constata Michelle Hirsch, sociologa del diritto penale a Bruxelles, l'avvocatessa che ha portato in tribunale la rivista Spartacus, le pagine gialle dei pedofili di tutto il mondo. « mercato guidato da una rete di imprese commerciali che mirano solo al profitto». Eppure, in quel momento perduto, quelle distratte, burocratiche, inefficienti procure vivevano in un clima di emergenza assoluta per i sequestri a scopo sessuale di bambine: ben sette rapite e scomparse nel nulla in quella regione del Belgio e altre tre uccise. Eppure, conoscevano la vita violenta e la ferocia di Dutroux, condannato a 13 anni, nel 1989, per sequestro e stupro di cinque adolescenti e per aver infierito, a rasoiate, sulla vagina di una donna. Eppure, sapevano della sua inspiegabile ricchezza, sproporzionata rispetto ai 1000 Euro al mese che percepiva da una strana pensione di invalidità, delle sue 11 case, del suo cellulare Gsm, dei suoi frequenti viaggi all'estero, specie nella Repubblica Ceca, « dei terminali, con la Germania, della rete europea della pedofilia» ammette il vice capo dell'Interpol di Praga, Vratislav Gregr. Eppure, dovevano, quelle procure, aver già inquadrato i personaggi dell'organizzazione, che si diramava sino a Bruxelles con un nome eccellente, Michel Nihoul, 55 anni, uomo d'affari con amicizie altolocate, già proprietario di un locale per coppie, ben noto alla magistratura per aver stornato miliardi dall'associazione umanitaria Sos Sahel, da lui fondata. Un anno fa, i giudici erano a un passo dalla verità, potevano smascherare l'intera rete: un detenuto pedofilo riconobbe in Julie e Melissa, da poco sequestrate, le protagoniste di un film pornografico interpretato da adolescenti che gli era stato offerto. In cambio della libertà promise notizie sullo sporco affare. La procura di Louvain rifiutò l'accordo. E ora, dopo la morte delle due bambine, ci è voluto l'impegno personale di un gendarme, per mettere in galera l'Anonima pedofili: bussando a mille porte, il poliziotto ha ricostruito parzialmente la targa di un camioncino bianco che si aggirava attorno al centro sportivo di Bertrix, prima del sequestro, il 9 agosto scorso, di Laetitia Delhez. Dopo controlli incrociati al computer, il camioncino, lo stesso visto sui luoghi di altri rapimenti, è risultato di proprietà di Marc Dutroux. «spero solo che ora l'inchiesta vada sino in fondo» dice Gino Russo, padre di Melissa, figlio di un minatore emigrato da Agrigento. «caso contrario, mi rivarrò su questa magistratura vecchia, burocratica, per troppo tempo scettica sull'esistenza in Belgio di associazioni che sequestrano, violentano, vendono bambini». Sulla porta di casa Russo ha affisso questo cartello: «'ex ministro Melchior Whatelet ha la coscienza tranquilla?». Whatelet è il ministro della Giustizia socialcristiano che, quattro anni fa, firmò l'atto di liberazione condizionata di Dutroux, che aveva appena scontato la metà dei suoi 13 anni di carcere. L'atto aveva il parere favorevole di alcune amministrazioni della giustizia, ma quello contrario del procuratore del re, Georges Demanet, che concluse la sua arringa contro la scarcerazione di Dutroux con queste profetiche parole: « decisione provocherà problemi di sicurezza pubblica ed è di natura tale da screditare la giustizia». Così è stato. Da quel giorno Dutroux ha messo in piedi una vera e propria rete di pedofilia organizzata e la giustizia belga è stata screditata anche dai suoi comportamenti successivi. Dutroux doveva, in libertà, essere seguito da un neuropsichiatra, visitato da un'assistente sociale, trovare un lavoro, indennizzare le vittime, non frequentare ex detenuti, sottostare a una serie di rigide regole. Nulla di questo è accaduto. Uno psichiatra lo ha visitato una sola volta, un lavoro non lo ha mai trovato, la sua banda è infarcita di ex detenuti, compresa la sua consorte. Michèle Martin, anch'essa condannata per reati sessuali, e l'assistente sociale ha stilato i suoi rapporti trimestrali senza mai andarlo a visitare. L'ultimo, il 27 Luglio scorso: «di particolare da segnalare, salvo problemi di rapporti tra Dutroux e la moglie, che potrebbero risolversi con un divorzio». Dieci giorni dopo, Dutroux sequestrava l'ultima bambina. Commenta amaro Gino Russo: «È la pedofilia che ha ucciso mia figlia e Julie, ma anche la balbuzie e la vaghezza di un'inchiesta e di una giustizia fatta da professionisti che aspettano solo che il tempo passi. Gli inquirenti hanno perquisito la casa-prigione di Dutroux senza noi genitori: avremmo gridato, loro avrebbero risposto e ora potrebbero essere salve». «Il fatto è che in Belgio manca una cultura nella prevenzione e nella repressione dei reati di pedofilia» aggiunge Marie-France Botte, fondatrice di un'associazione internazionale contro i delitti sui minorenni, autrice del libro Il prezzo di un bambino. « tutti i livelli. Un esempio: quasi sempre i medici che curano gli autori di questi reati non sono specialisti del settore. Prima di essere malati, i pedofili sono dei delinquenti sessuali. Infrangono la legge e la pena deve essere severa: per sperare che prendano coscienza del male che hanno fatto e perché queste persone sono incapaci di controllare le loro pulsioni sessuali. E invece, proprio in questo campo, fioccano le liberazioni condizionali dal carcere, anche perché i pedofili, in prigione, sono sempre molto docili, dei detenuti esemplari. Tra tutte le patologie carcerarie, questa è quella che conta più simulatori, capaci di manipolare medici, sorveglianti, assistenti sociali, ministri della Giustizia. Ecco perché il caso Dutroux è esemplare, ecco perché il Belgio ha tutto da imparare alla imminente Conferenza mondiale di Stoccolma sulle violenze sessuali ai minori». SPARITI NEL NULLA! Da Santina Renda ai bambini scomparsi in tutto il mondo, ecco alcuni dei minorenni che l'Interpol sta cercando. Sabine e Laetitia sono state trovate vive nella cantina della casa di Charleroi, a poche decine di metri dal monumento ai 254 minatori morti 40 anni fa nella miniera di Marcinelle, grazie allo zelo di un poliziotto e al tentativo, ora vano, di Dutroux di far leva sulla benevolenza dei giudici (« ne do due vive» ha loro detto). Julie e Melissa sono state trovate morte, tre metri sotto la terra del giardino di un'altra casa del pedofilo belga a Sars-la-Buissiere. Altre ancora sono state uccise negli ultimissimi anni: Vinciane, Katrien, Laurence, Carola..., tutte di dieci anni o poco più. Perchè questa strage di creature innocenti? « mercato dei bambini è fiorente» spiega l'avvocato Hirsch. «non si può parlare delle migliaia di minori fatti prostituire in Asia senza approfondire il problema dei clienti, che sono europei». «Il fenomeno si è propagato all'Europa dell'Est e ora arriva alle nostre porte» conferma Niels-Christian Andersen, segretario generale della sezione danese dell'organizzazione internazionale Save the children. Perché? Perché la paura dell'aids in Asia e in Africa sta imponendo sul «mercato» i bambini europei. «perché le autorità e l'opinione pubblica sono distratte, non si rendono ancora conto dell'ampiezza di questa “epidemia”» aggiunge Andersen. Un anonimo cittadino belga se ne è già reso conto. Ha lasciato, davanti alla porta della casa di Dutroux, a Charleroi, questo biglietto vergato a mano: «La vita in questo mondo è pericolosa, non a causa di coloro che fanno il male, ma di quelli che guardano e lasciano fare». La frase è di Albert Einstein.



user posted image


 
Con la condanna all’ergastolo dell’ex carpentiere Michel Fourniret, 66 anni e di sua moglie Monique Olivier, 59 anni, si è concluso oggi uno dei casi di omicidi seriali più agghiaccianti mai successi in Francia. Fourniret è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di sette ragazze (se ne sospettano otto) senza possibilità di riduzione della pena. La moglie invece dovrà scontare almeno 28 anni di detenzione. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Charleville-Mezieres dopo due mesi di processo. Nel 2004 Fourniret aveva già confessato di aver ucciso sette ragazze negli anni dal 1987 al 2001. La sua cattura era stata possibile grazie ad una 13enne che riuscendo a fuggire dal suo furgone aveva memorizzato il numero della targa. All’uomo sono state attribuite anche altre vittime, nove ragazze uccise in Francia e una in Belgio; tutte erano state sequestrate, violentate e torturate prima di essere assassinate. Monique Olivier, la moglie del serial killer, è stata condannata per uno degli omicidi e per complicità in altri tre. In particolare la donna aiutava il marito a scegliere e catturare le vittime, preoccupandosi poi di nascondere i cadaveri. Nell’appello finale alla giuria Fourniret ha chiesto clemenza per sua moglie, che ha definito una poverina, incapace di fare del male. All’inizio del processo aveva indicato se stesso come una persona cattiva e priva di ogni sentimento umano.
Queste le tappe della sua dissennata vita:

1967 - Prima condanna per Michel Fourniret, allora 25enne, per l’aggressione contro una ragazzina nella regione delle Ardenne, tra Belgio e Francia: otto mesi di carcere.
1984 - Fourniret viene arrestato per aver molestato un’altra giovane.
1987 - Dal carcere inizia una corrispondenza epistolare con Monique Olivier, separata e madre di due figli. Lo stesso anno Fourniret viene condannato a cinque anni di prigione per violenza sessuale contro una dozzina di ragazze tra il 1981 e il 1984. A ottobre viene scarcerato e va a vivere con Monique Olivier.
1988 - La coppia ruba parte della refurtiva a una banda di rapinatori con l’aiuto della compagna di un detenuto amico di Fourniret. La donna viene poi uccisa dal serial killer. Tempo dopo spara a un rappresentante di commercio per derubarlo in una piazzola di sosta lungo un’autostrada. La coppia compra il castello di Sautou, nelle Ardenne. A settembre nasce il loro figlio Sélim.
1989 - I due si sposano.
1990-1991 - Fourniret è condannato per tre volte. Le accuse: violenza e furto.
2003 - Il killer viene arrestato in Belgio dopo la testimonianza di una tredicenne riuscita a sfuggirgli.
2004 - Interrogata dalla polizia belga, Monique Olivier accusa il marito di aver ucciso sette tra ragazze e adolescenti e Hamiche, la compagna del suo compagno di cella. Poco dopo lo stesso Fourniret, in carcere a Dinant, confessa gli otto omicidi. A luglio, in base alle indicazioni del killer, vengono trovati i corpi di due vittime nel parco del castello di Sautou.
2005 - Monique Olivier accusa il marito di altri due omicidi, quelli di Joanna Parrish e Marie-Angèle Domèce, sempre negati da Fourniret. A giugno i dossier delle magistrature francese e belga su Fourniret vengono riuniti per svolgere un unico processo a Charleville-Mézières.
2006 - Il killer viene estradato in Francia, un mese dopo lo stesso provvedimento colpisce la moglie. A luglio viene trovato il corpo di Isabelle Laville, uccisa nel 1987 nella regione della Yonne.
2007 - La coppia Fourniret/Olivier è convocata davanti alla Corte d’Assise delle Ardenne, lui per gli omicidi di sette ragazze, lei per un omicidio e complicità in altri tre casi.
2008 - Michel Fourniret viene formalmente accusato della morte di Joanna Parrish e Marie-Angèle Domèce, Monique Olivier è accusata di complicità nei confronti del marito. Il processo dura dal 27 marzo al 28 maggio e si conclude con i due ergastoli.
A scatenare i suoi istinti criminali sarebbe stata l'ossessione per la verginità, nata forse dalla scoperta che la prima moglie, al momento del matrimonio, non era vergine. Michel Fourniret, 66 anni, è considerato uno dei più pericolosi serial killer degli ultimi decenni in Francia. Le sue vittime, tutte giovanissime, di età compresa tra i 12 e i 21 anni sono state rapite, stuprate e uccise tra il 1987 e il 2001 tra Francia e Belgio. Fu l'ultimo tentativo di sequestro a incastrare Fourniret. In Belgio, nel 2003, una ragazzina riesce a liberarsi e a fuggire dal suo furgone. Alla polizia fornisce il numero di targa. Condannato in precedenza a più riprese per delitti sessuali, Fourniret esce di prigione nell'ottobre del 1987. Nel 1988 si trasferisce nelle Ardenne, al Castello di Sautou comprato insieme alla moglie Monique Olivier. I due si erano conosciuti nel periodo della permanenza in carcere di Fourniret. Durante gli interrogatori, la donna ha ripetuto di avere agito sotto l'influenza di un marito che la terrorizzava. Le pena decisa per Fourniret (ergastolo, da scontarsi obbligatoriamente, senza alcun alleggerimento) è la massima prevista dal codice penale francese ed è stata introdotta nel 1994. E' gia stata applicata due volte nel 2006 e nel 2007 per due uomini ritenuti colpevoli di omicidi o tentativi di omicidio e di parecchi stupri nei confronti di adolescenti con meno di 15 anni di età. La moglie di Fourniret è stata anche lei condannata all'ergastolo, una pena accompagnata da un periodo di sicurezza di 28 anni. La donna non può cioè avere, prima di 28 anni, sospensioni della pena, ne permessi di uscita, libertà condizionali o semi libertà.



user posted image


 
Un altro vampiro, un altro pazzo scatenato. Mentre in America Albert Fish è già ricercato dalla polizia e ha compiuto la maggior parte dei suoi omicidi, tra il febbraio e il novembre del 1929, in Germania, si scatena la follia del Vampiro di Düsseldorf. Peter Kürten è un serial killer anomalo: ha compiuto i suoi spietati omicidi nell'arco di un solo anno, nessun assassino è riuscito ad attirare così tanto l'attenzione del resto del mondo e ad incutere tanta paura nella popolazione in così poco tempo. Ha inoltre organizzato lui stesso la propria cattura e la condanna che gli è stata inferta è l'unica nella storia della Germania.
Atipico anche dal punto di vista clinico, Kürten è stato classificato come uno psicopatico patologico, sadico, estremamente egocentrico e orientato esclusivamente al piacere sessuale. Eppure diversi aspetti del suo comportamento e della sua personalità vanno in contraddizione con le menti criminali studiate fino ad allora e con la classificazione stessa in cui è stato inserito.
Peter Kürten nasce il 26 maggio 1883 a Mullheim, un sobborgo di Köln.
Come è frequente in questi anni, la sua è una famiglia molto povera, Peter passa l'infanzia in uno squallido monolocale, con i suoi tredici fratelli e con un padre alcolizzato (tutto il suo misero stipendio se ne va in alcolici) e ovviamente violento con la famiglia. A dire il vero un po' tutti i Kürten hanno sempre sofferto di problemi mentali e alcolismo.
Kürten Senior torna spesso a casa ubriaco e costringe la moglie ad avere rapporti sessuali davanti ai figli. Irascibile e sessualmente disturbato, l'uomo viene incarcerato ben presto per aver commesso incesto con la sorella più grande di Peter, tredicenne.
Probabilmente le basi degli impulsi sadici di Kürten sono proprio da ricondurre agli episodi violenti a cui ha dovuto assistere durante la propria infanzia.
All'età di nove anni, Peter fa amicizia con un accalappiacani che abita nel suo stesso edificio. L'uomo è un pervertito, mostra al bambino come ci si masturba e gli insegna a torturare i cani. Ciò nonostante, al contrario di quanto farebbe un bambino normale (ovvero evitare quell'uomo malato), Peter si affeziona e stringe con l'accalappiacani una grande amicizia.
Le conseguenze non tarderanno a venire: in quegli anni, Kürten affoga un amichetto.
I ragazzi stanno giocando su di una zattera sul Reno, Peter finge di annegare e uno degli altri si tuffa in suo soccorso. Una volta che è stato raggiunto, Peter afferra il bambino e lo trascina sotto la zattera, dove lo tiene fino a che non affoga.

Passano gli anni, Kürten cresce, e con lui la sua follia. Durante l'adolescenza comincia ad avere rapporti sessuali con le capre e le pecore che stanno in una stalla vicina. Ben presto però si accorge di provare ancora più piacere se pugnala gli animali mentre li violenta.
A sedici anni scappa di casa e comincia a rubare per sopravvivere, finendo così in prigione per la prima volta. Alla fine le sue condanne totali saranno 27, per un totale di 24 anni passati dietro le sbarre. Soprattutto quando è più giovane, in prigione è costretto a sottostare a tutte le violenze sessuali e psicologiche possibili e immaginabili. Non gli sarà certo d'aiuto.
Liberato, nel 1899, Kürten va a vivere con una prostituta masochista che ha il doppio della sua età. Passa le giornate seviziando la donna, trasferendo finalmente i propri impulsi sadici dagli animali agli esseri umani.

Incarcerato nuovamente, Peter scopre che la prigione è il luogo ideale per sognare ad occhi aperti: sogna rapporti brutali, ammazzamenti, perversioni estreme.
Inevitabilmente, appena liberato, compie la sua prima aggressione sessuale su una ragazza, nei boschi di Grafenberg. Kürten è sicuro di averla uccisa, ma non è mai stato ritrovato il corpo. Probabilmente la ragazza è strisciata via il giorno dopo e ha tenuto per sé quel terribile segreto.
Ogni volta che viene incarcerato, Peter comincia a fantasticare e, quando viene liberato, si sfoga sulla società.

Il primo vero assassinio del futuro Vampiro di Düsseldorf è dunque da collocare nel 25 maggio 1913, a Köln.
Kürten ha passato l'intera primavera rubando, specializzandosi in rapine ai bar e furtarelli in taverne e locande.
In questa particolare sera, Peter sta "sorvegliando" una locanda di Köln, sulla Wolfstrasse. Come d'abitudine, passa qualche ora girovagando per le stradine circostanti, poi decide di passare all'azione, fa irruzione nella locanda e sale al primo piano.
L'ispezione si rivela umiliante, non c'è niente che valga la pena rubare e Peter sta per andarsene amareggiato quando, aperta la porta dell'ultima stanza, vede una ragazzina di 10 anni, addormentata nel suo letto.
Kürten agisce d'istinto, afferra la ragazzina per il collo e la strangola con forza. La bambina non reagisce nemmeno, passa direttamente dal sonno all'incoscienza. È già morta quando il mostro le sbatte la testa contro lo spigolo del letto.
Il Vampiro però non è ancora soddisfatto: prima violenta con le dita la giovane vittima, quindi le taglia la gola con un pugnale e beve il sangue che ne esce. Tre minuti di follia allo stato puro. Bere sangue sarà una costante nei suoi futuri omicidi.
Mentre il mostro se ne torna a casa felice e appagato, i coniugi Klein rinvengono il cadavere della povera Christine: è pallidissima, ha due ferite sulla gola, una profonda 2 mm e una 9 cm, si è morsa violentemente la lingua. Unico indizio sulla scena del delitto è un fazzoletto con sopra cucite le iniziali "P.K". Sfortunatamente il padre di Christine Klein si chiama Peter, e le indagini prima puntano sul povero genitore, quindi sul fratello di questo, infine si chiudono senza risultati.
Il giorno dopo, Kürten è di nuovo a Mullheim, a bere una birra nel Cafè di fronte alla locanda Klein. Tutti parlano dell'avvenimento con indignazione e sgomento: ciò provoca un forte piacere nell'uomo che si sente onnipotente e inafferrabile.
Dopo un infanzia malsana e una giovinezza forse peggiore, l'impulso sadico del Vampiro è ormai maturo, la sete di sangue che ne scaturirà porterà il terrore nella città di Düssenldorf.

Gli otto anni successivi (1913-1921) Peter li passa in galera, condannato per svariati crimini. Una volta uscito si sposa e trova un lavoro permanente in una fabbrica, si lancia anima e corpo nelle "trade union" e diventa un attivista politico. Quelli tra il 1921 e il 1925 saranno quindi quattro anni di vita normale e rispettabile per Kürten, forse gli unici della sua esistenza.
Nel 1925, il fato lo riporta a Düsseldorf e, ancora una volta, come se fosse il catalizzatore delle sue inclinazioni criminali, la città risveglia il "Vampiro" che c'è in lui.
"Il tramonto era rosso-sangue al mio ritorno" ricorderà Kürten in sede di processo e per lui ciò non può essere altro che un segno del destino. Per ben quattro anni l'assassino riesce a "controllarsi", dedicandosi a incendi dolosi e crimini di poco conto, ma è solo un preludio agli orrori del 1929.

Il 9 febbraio 1929 il corpo di una bambina di otto anni, Rosa Ohliger, viene ritrovato sotto una siepe. È stata pugnalata ben 13 volte e l'aggressore ha tentato di bruciarla con la benzina, senza successo. Le tracce di sperma sulle mutandine indicano che l'autore dell'omicidio ha eiaculato senza bisogno di coito.
Sei giorni prima, nella stessa zona, un uomo aveva aggredito a coltellate una ragazza, Frau* Kühn. Ventiquattro i colpi totali, poi l'uomo era scappato. (* Non essendo disponibili i nomi di alcune ragazze coinvolte nella vicenda, ma solo i loro cognomi, faremo ricorso all'appellativo "Frau", che corrisponde più o meno all'inglese Mrs.)
Purtroppo gli investigatori non hanno l'accortezza di tenere sotto stretta sorveglianza i luoghi delle aggressioni. Peter ha infatti il "vizietto" di ritornarci spesso durante le notti, per ricordare le scene dei crimini e per provare orgasmi a ripetizione, senza muovere un dito.

Solamente cinque giorni dopo l'assassinio di Rosa Ohliger, un certo Scheer, meccanico 45enne, viene trovato pugnalato a morte in una stradina di Flingern. Venti coltellate, soprattutto sulla testa.
Il giorno seguente, come da copione, Kürten ritorna sulla scena del delitto e ha la faccia tosta per attaccare bottone con un agente, per informarsi sulle dinamiche dell'accaduto.

A complicare ulteriormente le indagini ci pensa Stausberg, un noto ritardato mentale del posto. Arrestato mentre inseguiva due ragazze "armato" di un cappio, Stausberg confessa alla polizia di essere l'autore di tutti i delitti di febbraio e viene internato al manicomio criminale.
Così, quando ad agosto ricominciano le aggressioni, la polizia apre un fascicolo nuovo, su di un pazzo nuovo: tutto il materiale raccolto nelle precedenti indagini è perduto.

Il 21 agosto, nel sobborgo occidentale di Lierenfeld, tre uomini vengono pugnalati nella stessa notte, mentre tornavano a casa. Tutte e tre le vittime hanno incrociato casualmente Kürten, hanno augurato gentilmente la "Buona sera" e, in cambio, hanno ricevuto una pugnalata tra le costole e la schiena.
Appena cala la sera del 23 agosto 1929, l'intera popolazione si riversa allegramente sulle strade e nelle piazze per festeggiare la fiera annuale dell'antico borgo di Flehe.
Sono circa le 22.30 e due sorelle adottive, Gertrude Hamacher di cinque anni e Louise Lenzen di quattordici anni, lasciano la fiera e cominciano a dirigersi verso casa, senza accorgersi che un'ombra nascosta tra gli alberi le sta seguendo. Quando finalmente "l'ombra" è sicura di essere sola con le bambine, esce allo scoperto, saluta e chiede un favore a Louise: "saresti così gentile da andarmi a comprare delle sigarette? Io nel frattempo starò attento alla tua sorellina..."
È il 1929, sono altri tempi, altri modi di pensare. Non esistono i maniaci e i mostri, o meglio ci sono proprio come adesso, ma la gente non lo sa. Viene così a mancare nelle bambine indifese quel pizzico di diffidenza che non è mai dannoso: Louise accetta con un sorriso, prende i soldi e si reca dal droghiere, lasciando la sorellastra nelle mani del Vampiro di Düsseldorf.
Kürten strangola Gertrute Hamacher, le taglia lentamente il collo con un tagliacarte e si nasconde nella boscaglia. Quando Louise torna con le sigarette, viene trascinata a forza tra gli alberi, strangolata e decapitata.

Il pomeriggio seguente, una bella ragazza, Gertrude Schulte, viene avvicinata da uno sconosciuto. L'uomo attacca bottone e le propone, senza troppi convenevoli, di avere un rapporto sessuale con lui.
"Preferirei morire piuttosto!" è la, quanto mai fuori luogo, risposta di Gertrude.
"Muori allora" grida Peter, mentre si appresta a pugnalarla.
Gertrude Schulte miracolosamente sopravvive all'aggressione e riesce a fornire una descrizione sommaria dello sconosciuto: un uomo di bell'aspetto, di età indefinita, forse 40 anni.

Secondo gli esperti medici che seguono il caso con la polizia, Kürten è ormai arrivato all'apice sessuale, la ferocia e la frequenza dei suoi crimini può solo aumentare esponenzialmente. Infine asseriscono con sicurezza che "il Vampiro ha perso ogni controllo dei propri impulsi sadici e potrebbe finalmente cadere in errore, tradirsi."
Ci sono arrivati a metà: il Vampiro ha sì perso il controllo, ma per il momento non sembra intenzionato a commettere clamorosi sbagli.

A settembre una giovane, Ida Reuter, viene stuprata e picchiata a morte; il 12 ottobre un'altra ragazza, Elizabeth Dorrier, viene trovata morta. Il 25 ottobre Frau Meurer e Frau Wanders vengono aggredite a colpi di martello.
Il panico in cui cade Düsseldorf in questo periodo è paragonabile solo a quello causato da Jack lo Squartatore nella Londra di fine '800.
Il 7 novembre, Gertrude Albermann, cinque anni, scompare; due giorni dopo il quotidiano cittadino "Freedom" riceve una lettera, con tanto di mappa, che spiega dove si troverebbe il cadavere della piccola.
Le indicazioni purtroppo si rivelano veritiere: Gertrude è veramente sepolta vicino al muro di una fabbrica, strangolata e colpita da 35 pugnalate.
Gertrude Albermann sarà però l'ultima vittima del Vampiro di Düsseldorf.
Tra il febbraio e il maggio del 1930 continuano le aggressioni: tentativi di stupro, strangolamenti, colpi di martello, ma tutti gli sventurati coinvolti riescono a uscirne vivi.
La polizia organizza un'immensa caccia all'uomo senza precedenti, tuttavia basta il fatto che l'assassino cambi troppo spesso il modo di agire per complicare irrimediabilmente le indagini. La popolazione è terrorizzata e spazientita. Il Vampiro è latitante e più folle che mai.

Un serial killer anomalo, non poteva che essere catturato in una maniera anomala e casuale.
Il 14 maggio 1930, Maria Budlick, abbandona la sua Köln dove è soltanto una domestica disoccupata e decide di spostarsi nella vicina Düsseldorf, in cerca di fortuna.
Alla stazione viene avvicinata da un uomo, che si offre volontario per portarla al più vicino ostello femminile. L'uomo si rivela ben presto un po' stravagante, insiste per fare una strada non illuminata e Maria, che non è nata ieri, ricordando i recenti eventi di cronaca nera, si oppone con tutte le sue forze. Attirato dal litigio, interviene un uomo che scaccia prontamente il potenziale aggressore e si accerta delle condizioni della donna: Maria Budlick è rimasta sola con il suo salvatore, Peter Kürten.

Il Vampiro offre alla ragazza ospitalità nel suo appartamento di Mettmanner Strasse, ma Maria rifiuta, teme che le verrà chiesto un rapporto sessuale in cambio del letto in cui dormire. Decide comunque di seguire l'uomo, che si offre per accompagnarla a una locanda. Ma non è così.
Kürten conduce Maria fin dentro i boschi di Grafenberger, qui l'afferra per il collo e la costringe ad avere un rapporto con lui. A sorpresa Maria accetta, non oppone resistenza, viene condotta all'appartamento di Kürten e, a rapporto completato, l'uomo la riaccompagna con un tram alla stazione. È tranquillo e soddisfatto, sicuro che non la rivedrà mai più.
Maria Budlick, al contrario, ha una memoria di ferro e, il 21 maggio 1930, Peter Kürten se la ritrova sotto casa, al 71 di Mettmanner Strasse, dove l'aveva portata una settimana prima.

Cosa è successo? Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro.
Il 17 maggio, Maria scrive una lettera a una sua amica, Frau Bruckner, nella quale racconta la propria disavventura. Per un errore delle poste, la lettera viene però recapitata a Frau Brugmann, che si allarma e denuncia il fatto alla polizia.
Interrogata a lungo dagli investigatori, Maria Budlick decide di collaborare e conduce il Capo-Ispettore Gennat all'edificio di Mettmanner Strasse.

La donna riconosce immediatamente l'atrio del palazzo, mentre la padrona di casa assicura di aver affittato a un certo Peter Kürten l'appartamento incriminato. Incredibilmente nessuno si accorge invece dello stesso Kürten che, mentre gli investigatori si accingono ad ispezionare le stanze, scende le scale con un cappello calcato sopra gli occhi e si allontana velocemente lungo la strada.

Il Vampiro ha ormai capito che il suo arresto è inevitabile. Un tentativo di stupro, sommato alla sua sporca fedina penale, potrebbe costargli almeno 15 anni di lavori forzati, perciò si decide a raccontare tutta la storia a sua moglie.
Secondo quanto ha scritto Kürten stesso in un suo diario, lo fa la mattina del 23 maggio e la moglie, dopo aver sentito la confessione, si dispera. Non perché suo marito è uno stupratore, non perché suo marito rischia la colonia penale, la moglie di Peter si dispera perché la carcerazione del marito per lei significherebbe una vita di stenti, disoccupazione, fame. Comincia anche a meditare il suicidio e non lo nasconde al consorte. Anzi, lo invita a seguirla.
Peter Kürten, shockato per la prima volta in vita sua, passa il resto della giornata meditabondo fino a quando, verso sera, si rivolge così a sua moglie: "Io posso aiutarti."
L'uomo confessa alla propria moglie di essere il famigerato Vampiro di Düsseldorf. Le racconta ogni singolo omicidio per risultare più credibile possibile, quindi le spiega che la polizia ha promesso una ricca ricompensa per la cattura del killer. Con quei soldi lei potrebbe vivere tranquillamente per molti anni, le basta denunciare il marito alla polizia.
Frau Kürten non è troppo convinta, non vuole tradire il marito in questo modo infame, ma è Peter a spuntarla.

Il 24 maggio 1930 Frau Kürten racconta tutta la storia alla polizia. Degli agenti speciali assediano immediatamente la casa dove risiede il Vampiro: sono armati fino ai denti e sono pronti a sparare nel caso l'uomo tentasse la fuga.
Verso le 15, sotto il sole primaverile, Kürten esce di casa, sorride, "Non c'è motivo di allarmarsi tanto!" e si consegna alle forze dell'ordine.

EPILOGO
Una volta sotto arresto, Kürten confessa tutto con straordinaria franchezza al Professor Karl Berg, eminente psicologo tedesco, che scriverà poi sul Vampiro un trattato dal titolo "Il Sadico".
Berg ammette che Peter Kürten è dotato di un acume affascinante e che la sua memoria funziona in maniera straordinaria, tanto che ogni crimine viene ricordato e raccontato fin nel minimo dettaglio. Questo quando l'assassino deve parlare di omicidi e altre violenze, cose per lui gratificanti. Dovendo parlare invece di questioni d'altro tipo, la memoria di Peter mostra non poche incongruenze e buchi neri.
L'omicida detta direttamente allo stenografo ogni singolo omicidio, ogni singola aggressione e più sono inorridite le facce dei testimoni, più è alto il piacere che prova.
Non tradisce nessun sentimento di colpa o pentimento, vuole solo accertarsi che sia assicurato un ricco futuro per sua moglie, la donna che non ha mai amato e che ha tradito per tutta la vita, ma che, come egli stesso confessa, ha sempre ammirato per il suo splendido carattere.

Il processo si apre il 13 aprile 1931, con l'imputazione di nove omicidi e sette tentati omicidi. Per 63 aggressioni (tra cui altri tre omicidi) non ci sono prove sufficienti.
L'imputato è vestito in un abito immacolato, con i capelli impomatati, pulito e con degli occhialetti da uomo di affari e assiste al dibattito chiuso in una cella antifuga, mentre alle sue spalle è stato allestito una sorta di "museo degli orrori" con un campione di reperti legati alle sue atrocità: teschi, coltelli, martelli insanguinati, forbici, corde, vanghe utilizzate per seppellire cadaveri e un corpo intero con evidenti ferite.
Ci vorranno ben due mesi per convincere Kürten a confermare la propria confessione. La moglie ha ormai ricevuto la ricompensa e l'uomo non ha più interesse nello smascherarsi, ma alla fine cede nuovamente.

I dottori più brillanti e famosi della Germania lo analizzano e concludono che l'imputato è "sempre stato perfettamente responsabile e cosciente delle proprie azioni", secondo loro inoltre Kürten ha agito per vendicarsi sulla società delle sofferenze patite in prigione e durante l'infanzia.
Durante le deposizioni in tribunale l'uomo racconta la propria vita, soffermandosi sugli omicidi, con una freddezza e una tranquillità tali da rendere vano ogni disperato tentativo del suo difensore, il Dottor Wehner, per ottenere l'infermità mentale.
La giuria impiega un'ora soltanto per emettere il verdetto: l'imputato Peter Kürten è ritenuto colpevole per tutti gli atti d'accusa ed è pertanto condannato nove volte alla pena di morte. Una sentenza unica nella storia della Germania, la pena capitale prescelta per il Vampiro di Düsseldorf è la ghigliottina.

Il 2 luglio 1932, il Vampiro di Düsseldorf viene condotto al patibolo: una ghigliottina eretta per l'occasione nel cortile della Prigione Statele di Klingelputz.
Alla classica domanda sul proprio ultimo desiderio, Peter Kürten ha così risposto al boia: "Mi potrebbe dire se, dopo che la mia testa è stata tagliata, sarò ancora capace di sentire, almeno per un brevissimo attimo, il suono del mio sangue che sgorga dal ceppo del mio collo?" e dopo un attimo di pausa ha aggiunto: "ciò sarebbe per me il piacere di tutti i piaceri".

"Kürten è un enigma senza soluzione. Haarman uccideva solamente uomini, Landru e Grossman solamente donne, Peter ha ucciso invece uomini, donne, bambini, animali. Ha ucciso qualsiasi cosa abbia trovato sul suo cammino." (Dottor Wehner, psichiatra e avvocato difensore di Peter Kürten)

DANIELE DEL FRATE 27-01-2005


user posted image
M, il mostro di Dusseldorf [XviD - Ita Ger Ac3] by aritanga
M - Il Mostro di Dusseldorf (1931) - Fritz Lang, [DVD5 - Ita - Sub Ita] by aritanga
M - Il Mostro di Dusseldorf (1931) - Fritz Lang, [BDmux 720p - H264 - Ita Deu Ac3 - MultiSub] by Orgazmo

user posted image


 
Pedro Alonso Lopez, soprannominato “il mostro delle Ande”, con ogni probabilità detiene il primato di omicidi fra i Serial Killer di ogni epoca, almeno per quanto ci è dato conoscere. Si ritiene, infatti, che nel corso della sua folle carriera abbia ammazzato e trucidato qualcosa come 310 giovani ragazze, un record difficilmente eguagliabile. Alla maniera di Don Giovanni, che si vantava delle sue conquiste e ne forniva un elenco dettagliato paese per paese, così Pedro confessa agli investigatori di avere ucciso di sua mano perlomeno 110 ragazze in Ecuador, 100 in Colombia e molte più di 100 in Perù. Solo se si considera la vastità, e la scarsa densità di popolazione in quelle terre, ci si può rendere conto come questo omicida seriale possa avere commesso una simile strage quasi indisturbato. Nella maggior parte dei casi Pedro si trova ad agire in zone abitate da indios privi di qualsiasi tutela da parte delle forze dell’ordine, si tratta di una vita piuttosto facile per un assassino dai grossi appetiti come lui. A ognuna delle sue vittime ha riservato lo stesso trattamento: le rapiva, le violentava e le strangolava, amava guardarle negli occhi mentre la vita le abbandonava a causa della pressione delle sue mani sul loro collo... Ma procediamo con ordine: Pedro Alonso Lopez è di origini colombiane. Nasce a Tolmia nel 1949, proprio quando il Paese è devastato da una guerra civile iniziata dopo l'uccisione del liberale Jorge Eliècer Gaitàn, avvenuta un anno prima. Sono anni di violenze alla fine delle quali la conta delle vittime è durissima: 200mila i morti accertati. La povertà regna sovrana. Le fasce più povere della popolazione si arrangiano per non morire di fame. Pedro è il settimo di tredici figli e anche la sua famiglia vive in condizioni disastrose. La madre, una prostituta che ogni giorno deve lottare per portare un tozzo di pane in casa, è l'unica a badare a questi bambini e lo fa come lei stessa ha imparato sulla strada. Per Pedro e i fratelli è un'infanzia senza carezze, ma piena di botte e urla. All'età di otto anni, è il 1957, Pedro viene lasciato in strada in balia di violenze d’ogni genere. La donna lo scopre mentre abusa sessualmente della sorella più piccola. Lo caccia via. In preda alla fame e alla paura Pedro è facile vittima dei malintenzionati che approfittano dei più deboli. Si fida di un uomo che sembra volerlo aiutare. Dietro quella faccia buona si cela un mostro. L'uomo abusa pesantemente del bambino, poi lo abbandona, di nuovo in strada, ferito nel corpo e nell'anima. Per il giovane Pedro la vita ha riservato brutalità troppo grandi. Ha paura degli estranei. Dorme di giorno e vive di notte. Rovista tra i rifiuti a caccia del cibo che gli basta per non morire di fame. Dopo un anno raggiunge Bogotà e sembra esserci un cambiamento radicale nella sua esistenza. Due coniugi americani riescono ad avvicinarlo. Lui è denutrito, il suo fisico è segnato dalla sofferenza. Sembra molto più piccolo della sua età. I due lo convincono, senza troppe fatiche, a vivere con loro. Mantengono le promesse e il piccolo Lopez viene iscritto ad una scuola per orfani. Grazie all'impegno della coppia gli viene garantito quotidianamente un letto e un pasto regolare. A dodici anni però subisce l'ennesima violenza sessuale. Di lui abusa un maestro. Persa quel poco di tranquillità conquistata, Pedro ricade in quel baratro d'odio che aveva quasi dimenticato. Ruba dei soldi, scappa e torna in strada. La guerra civile è finita e il Paese si sta, pian piano, riprendendo. Pedro però non ha alcuna specializzazione e per lui l'unica via di sopravvivenza è quella dell'elemosina. Per sei anni vive di piccoli furti, ma col tempo diventa uno specialista nel rubare auto. Viene scoperto e condannato a sette anni di galera nel 1969, è appena diciottenne. Per lui è la fine. Passano appena due giorni da quando la porta della sua cella si è chiusa alle sue spalle e quattro carcerati lo stuprano con una violenza inaudita. Pedro Alonso Lopez, covando un rancore bestiale, si costruisce un coltello e compie quattro omicidi, le vittime sono i suoi carnefici. Gli viene riconosciuta la legittima difesa e alla condanna per furto vengono aggiunti due anni. Pedro, in carcere, comincia a incolpare la madre di tutte le sue disgrazie. Quella donna l'ha costretto a una vita di stenti e sofferenze nel momento stesso in cui l'ha abbandonato per le strade della sua città. Diventa misogino. Non riesce ad avvicinare le donne in nessun caso e per soddisfare i suoi istinti sessuali utilizza periodicamente delle riviste pornografiche. Il gentil sesso, per Pedro, è rappresentato da esseri abominevoli con i quali non è possibile instaurare alcun rapporto. E' il 1978 allorché esce di prigione. Quel mostro che è cresciuto dietro le sbarre diventa girovago e fa la sua prima tappa in Perù. Secondo i suoi stessi racconti comincia ad assassinare giovani donne appartenenti a tribù indios. Ammette di averne uccise almeno 100 prima di essere colto nel tentativo di rapimento di una bambina di nove anni. Vuole stuprarla e ucciderla, come ha fatto con tutte le altre. Un gruppo di Ayacuchos, una tribù del nord del Perù, lo scopre e reagisce con violenza. Pedro viene spogliato, violentato e torturato. Poi il gruppo decide di sotterrarlo vivo. Interviene un missionario americano e l'uomo viene consegnato alle autorità giudiziarie che però si limitano a rimpatriarlo in Ecuador. Riprendono così i viaggi tra l'Ecuador e la Colombia. Riprendono le sparizioni di giovani donne. Per la polizia è solo routine; si tratta di ragazze che sono diventate schiave del sesso e portate chissà dove. Non c'è niente da indagare. Quando nell'aprile del 1989 l'alluvione si scatena sull'Ecuador facendo riemergere i resti di quattro bambine le autorità finalmente si svegliano. Le piccole, sicuramente uccise, sono state seppellite alla meno peggio. Passa qualche giorno e una donna è al mercato con la figlia di dodici anni. Un uomo tenta di rapire la ragazzina, ma viene trattenuto dalla gente della piazza fino a che non arrivano le forze dell'ordine. Pedro, in carcere, non dice una parola, si mostra da subito per quello che è: uno squilibrato. Gli investigatori escogitano un piano per farlo parlare: vestono da carcerato un prete del luogo, Padre Cordoba Gudino, e lo mettono in cella con quello che si rivelerà ben presto un terribile serial killer. Pedro Alonso Lopez confessa tutto al suo compagno. Ricorda le 110 ecuadoregne, le sue preferite, le 100 colombiane e ammette di avere perso il conto delle peruviane: "Sono molte più di cento". In seguito arriva la confessione totale. Pedro punta il dito contro la sua infanzia ammette che l'uomo incrociato sulle strade di Bogotà si era portato via la propria innocenza e che ben presto aveva deciso di fare lo stesso con le ragazze che avesse incontrato sul suo cammino. Sceglieva le vittime in base a una "certa aria di innocenza". L'omicidio avveniva sempre alla luce del giorno quando poteva guardarle direttamente negli occhi, cogliendone la paura. Le violentava, poi le strangolava provocandosi un enorme piacere sessuale proprio nel momento della loro morte. Racconta di avere fatto delle cose terribili. Gli investigatori dubitano dei suoi racconti, ma Pedro si offre di accompagnarli a scovare quei pezzi di terra sotto i quali ha nascosto centinaia di cadaveri. Gli agenti accettano e ricomincia il viaggio del killer, un viaggio con una scorta d'eccezione, numerosissima. Vicino ad Ambato vengono dissepolti i resti di 53 giovani ragazze, di età compresa tra gli otto e 12 anni. In un sito vicino racconta di avere sparpagliato altri resti, ma forse le piogge li hanno dispersi. Alla fine i cadaveri sono 57. Ci rimane male e continua a insistere su un numero ben più alto. Viene accusato di omicidi multipli e ripetuti e alla fine degli anni '80 gli viene inflitta una condanna al carcere a vita. Attualmente sta scontando la pena in Ecuador e semmai dovesse uscire verrebbe incriminato per gli omicidi commessi negli altri Paesi. Ha sempre creduto di essere una celebrità e durante un'intervista al corrispondente del National Examiner, Ron Laytner, disse: "Io sono l'uomo del secolo, nessuno potrà mai dimenticarsi di me". Probabilmente sarà così.



user posted image


 
Nato a Estherville (Iowa) da Christian and Edna Hansen, durante l'infanzia e l'adolescenza Robert Hansen è descritto come un ragazzo tranquillo e solitario, con un probabile problema relazionale con la figura paterna. Spesso oggetto di atti di bullismo durante la scuola, a causa dell'acne e della balbuzie, inizia ad appassionarsi alla caccia; nel 1957 presta servizio nella United States Army Reserve. In seguito lavora come apprendista a Pocahontas, dove si sposa nel 1960.
Il 7 dicembre dello stesso anno si segnalano i suoi primi problemi con la giustizia: venne arrestato per aver dato fuoco al garage degli scuolabus della cittadina di Pocahontas e venne condannato a 3 anni di prigione. La moglie chiede il divorzio durante la sua detenzione, che dura 20 mesi, dopo i quali viene rilasciato sulla parola e segnalato come individuo dalla "personalità infantile"[2].
Negli anni seguenti viene arrestato altre volte per piccoli furti e nel 1967 si trasferisce ad Anchorage, in Alaska, per iniziare una nuova vita con la seconda moglie, sposata nel 1963 e dalla quale ebbe successivamente due figli. Nella sua nuova città venne accettato e benvoluto dai concittadini, che lo considerano un provetto campione di caccia (tra il 1969 e il 1971 quattro animali uccisi da Hansen vengono inseriti nel Pope & Young's trophy hunting world[2]).
Nel 1977 viene arrestato nuovamente per il furto di una motosega e condannato a 5 anni: la valutazione psichiatrica lo giudica affetto da disordine bipolare. Hansen sconta un anno, quindi è rilasciato.
Durante i primi mesi del 1980, Hansen segnala un furto nella sua casa, e per questo venne risarcito di 13.000 $ dalla sua compagnia di assicurazione. Con i soldi, apre una panetteria: l'attività redditizia e la famiglia lo rendono un membro rispettato della comunità locale.
Il 12 settembre 1982, John Daily e Audi Holloway, due agenti fuori servizio della polizia locale decidono di trascorrere il pomeriggio a caccia nella grande area boschiva nella valle del Knik River[2], nei pressi di Anchorage, territorio per appassionati di caccia in cerca di trofei.
Casualmente scoprono un corpo decomposto e subito segnalano il fatto, lasciando incontaminata la scena del crimine. Il caso viene assegnato al sergente Rollie Port, decorato del Vietnam, che ispeziona l'area meticolosamente, fino a rinvenire, dopo molte ore, il bossolo di una cartuccia calibro 223.
L'autopsia rivela che la vittima era una donna, morta da almeno 6 mesi: i resti di alcune bende inducono a sospettare che fosse stata legata e immobilizzata. Nelle settimane successive, il corpo viene identificato come quello di Sherry Morrow, 24 anni, ballerina al Wild Cherry Bar di Anchorage. Secondo la ricostruzione, era stata vista l'ultima volta il 17 novembre 1981, mentre si recava all'appuntamento con un uomo che le aveva offerto 300 $ per alcune foto.
Data la complessità dell'operato dell'assassino, la polizia ritiene che il ritrovamento di Sherry non possa considerarsi come un caso isolato. Nei successivi due anni, è riportato un incremento dei casi di persone scomparse, quasi tutte ballerine di night e prostitute[2]. Alla luce delle molte segnalazioni (pur mancando le prove che si tratti di eventi collegati tra loro), vengono assegnati altri incarichi per approfondire le indagini: il sergente Lyle Haugsven e il detective Glenn Flothe dell'Alaska State Trooper iniziano a collaborare con il Dipartimento di Polizia di Anchorage, così le informazioni di molti casi vengono incrociate. In particolare, due casi irrisolti del 1980 portano a pensare ad un possibile collegamento: la scoperta di resti parziali di un corpo bruciato di una donna, straziato dagli animali, nei pressi di Eklutna Road (la vittima non è stata mai identificata e viene chiamata "Eklutna Annie") e quello del cadavere di Joanne Messina, ballerina in un locale notturno della zona.
Le indagini subiscono una svolta improvvisa nel giugno del 1983, quando la giovane Cindy Paulson (17 anni) riesce a fuggire da Hansen (all'epoca aveva 44 anni) che tenta di farla salire sul suo aereo, un Piper PA-18. Nella deposizione alla polizia la ragazza confessa di aver accettato un compenso di 200 $ per una prestazione sessuale orale, di essere salita in macchina con Hansen, il quale, dopo averle puntato una pistola contro, l'ha portata nella sua abitazione a Muldoon. Qui, la ragazza è incatenata, torturata e violentata. Dopo una notte di violenze, è costretta a seguire Hansen all'aeroporto di Merril Field, da dove poi riesce a fuggire, grazie ad un camionista che la vede sbucare urlando. Su richiesta della ragazza, l'uomo la conduce in un motel, dove la polizia la ritrova, terrorizzata e ancora ammanettata. Hansen, interrogato sull'accaduto, nega ogni accusa e, grazie a un alibi, la sua posizione viene archiviata.
Il detective Flothe, che aveva fatto parte della squadra che aveva ritrovato i corpi di "Eklutna Annie" e Joanne Messina l'anno precedente, collega le dinamiche dei due casi con quello di Sherry Morrow, e contatta l'agente dell'FBI Roy Hazelwood per un profilo psicologico sul killer delle tre donne. Dall'analisi dei casi e dal profilo esce un quadro complessivo che porta Flothe direttamente da Hansen, grazie alla testimonianza di Cindy Paulson, unica sopravvissuta dell'omicida.
Il 27 settembre 1983, nella perlustrazione della casa di Hansen, gli investigatori scoprono alcuni gioielli appartenenti ad alcune donne scomparse e molte armi da fuoco, oltre alla prova madre, una mappa aerea della zona con dei segni "x", dietro la testiera del letto dell'uomo. Interrogato, Hansen tenta di difendersi, fino a quando, di fronte all'evidenza delle prove, inizia a confessare gli omicidi delle donne, a cui sparava dopo averle portate nei boschi.
Le sue prime vittime risalivano al 1971 ed erano giovani donne di età compresa tra i 16 e i 19 anni. Nella mappa trovata dagli inquirenti, i segni indicavano il corpo delle donne: Hansen mostrò alla polizia 17 luoghi dove vengono ritrovati altrettanti corpi, 12 dei quali sconosciuti agli investigatori e mai più identificati. Durante la confessione, Hansen fece il nome di molte donne scomparse, mentre di molte altre non ricordava il nome. Nella mappa rimasero altri segni, ma Hansen rifiutò di mostrarli (compresi 3 in Resurrection Bay): le autorità sospettano che le vittime siano in numero maggiore rispetto alle 17, probabilmente 21.
Il 18 febbraio 1984 viene riconosciuto colpevole di 4 omicidi di cui la polizia dimostrò le prove certe e Hansen viene condannato a 461 anni di carcere.


user posted image

Il Cacciatore di Donne (2013), [XviD - Ita Ac3 ] by pettola
Il Cacciatore Di Donne (2013), [BRrip 720p - H264 - Ita Ac3]] by mutu_1980

user posted image


 
“E il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto...” Questo passo dell’Apocalisse riassume molto bene, anche se in maniera metaforica, la diabolica esistenza di Richard Ramirez, sicuramente uno dei più inquietanti e sanguinari Serial Killer che abbiano mai calcato il suolo americano. Ma facciamo un passo indietro, agli inizi della storia. Richard Ramirez nasce il 29 febbraio 1960 a El Paso, in Texas, da Mercedes e Julian Ramirez. Ultimo dei cinque figli va ad aggiungersi a una famiglia già numerosa: in casa c’erano già altri tre fratelli e una sorella. I genitori, immigrati messicani, erano dei gran lavoratori: il padre lavorava alla posa delle rotaie della ferrovia di Santa Fe, mentre la madre era operaia nella fabbrica di calzature. Un particolare interessante è che alcuni hanno cercato di spiegare la malvagità e la perversione di Ramirez su base genetica, appoggiandosi sul fatto che i genitori erano stati precedentemente esposti a radiazioni atomiche e che la madre, anche durante il periodo di gravidanza, lavorava ed era a contatto con sostanze tossiche di vario genere. La donna svenne sul posto di lavoro quando era già gravida, cinque mesi prima della nascita di Richard e tornò al lavoro solo dopo aver dato alla luce il figlio. Richard aveva un temperamento calmo e la sorella Ruth gli era molto affezionata: passava molto tempo con il piccolo e se ne occupava quando la madre non poteva farlo. Richard andava d’accordo con i vicini. Più tardi i genitori scoprirono che il piccolo soffriva di epilessia. Era di costituzione esile e i suoi lineamenti assomigliavano più a quelli di una ragazzina che a quelli di un uomo. Per questi motivi era spesso oggetto di derisione da parte della gente. Pare inoltre che a scuola subisse abusi sessuali da parte di un'insegnante. Già da giovanissimo aveva un sogno: quello di diventare famoso. Benché i genitori desiderassero solo il meglio per i loro figli, la situazione in famiglia era piuttosto complessa e caotica: Joseph, il più grande, soffriva di deformazioni ossee, causate molto probabilmente dalle mutazioni genetiche che colpirono le cellule seminali dei genitori, e dovute all’esposizione alle radiazioni. Gli altri due fratelli, Roberto e Ruben manifestavano problemi comportamentali. Un elemento fondamentale - forse il punto di non-ritorno - dell’evoluzione caratteriale e comportamentale di Richard fu il rapporto con un suo cugino Mike, al quale era molto legato, e che considerava come un sostituto del padre. Mike era un berretto Verde, reduce del Vietnam, e l’atroce esperienza della guerra lo aveva segnato. Tornato in America, si vantava degli omicidi e delle torture che aveva inflitto a uomini e donne. Insegnava al tredicenne Richard che uccidere era la cosa più eccitante del mondo: ti dava il potere e ti faceva sentire un dio. Spesso gli incontri fra i due si trasformavano in pomeriggi passati a rimirare fotografie di mutilazioni, nemici torturati e donne seviziate. Oppure in scorribande notturne nel deserto, a uccidere animali per ricercare l’ebbrezza che Mike descriveva al cugino. Richard rimase affascinato da tutto ciò. Nel quadro del rapporto con Mike spicca un altro evento molto importante. Un giorno, durante una lite, questi afferrò la pistola e freddò la moglie con un colpo in testa. Richard era presente e assistette all’omicidio. Secondo alcune testimonianze, fu trovato completamente imbrattato del sangue della vittima. Da questa esperienza cominciarono le prime trasformazioni di Richard. Iniziò a marinare la scuola e diventò un consumatore eccezionale di marijuana. Passò un’estate a Los Angeles, da suo fratello Ruben, che era diventato un eroinomane e uno svaligiatore. Manifestava sempre più una specie di frenesia: una voglia di muoversi continuamente, di fare qualcosa. Con il fratello Roberto, ossessionato dal sesso, sceglievano alcune case e di notte si appostavano fuori dalle finestre e spiavano le donne mentre si spogliavano. Oltre alla marijuana, in questo periodo cominciò ad assumere altri stupefacenti, tra i quali l’LSD. Amante della musica rock e dell’heavy metal (in particolare del gruppo australiano AC/DC), era attratto dalle suggestioni demoniache ed eversivo/sataniche a volte legate di questo tipo di musica. Per permettersi l’acquisto della gran quantità d’erba e degli altri stupefacenti che consumava cominciò a rubare. Per un certo periodo lavorò in un hotel, dove entrava nelle camere e trafugava oggetti di valore e soldi. Le sue fantasie sessuali crescevano, così sceglieva alcune donne ospiti dell’hotel, s’intrufolava nelle loro camere, si nascondeva dietro i pesanti tendaggi e le spiava. La sua ossessione lo portò a un tentativo di stupro bloccato dall’improvviso ritorno del marito di una di esse. Aveva 15 anni, e in tribunale si difese affermando che la donna era consenziente. Il giudice fu clemente e la famiglia, nonostante i precedenti, volle credere alla sua storia. Nel 1977 il cugino Mike uscì dall’ospedale psichiatrico dove era stato ricoverato dopo l’omicidio della moglie e tornò a frequentare Richard. In questo periodo Ramirez divenne un vero e proprio ladro, sempre più esperto nelle tecniche di svaligiamento. Si volle costruire un aspetto il più possibile orrendo, in un certo senso “demoniaco”. Per le sue abitudini alimentari e la sua trascuratezza, i suoi denti si guastarono e soffrì di una pesante alitosi che divenne parte del suo aspetto “diabolico”. Nel 1978, a 18 anni, si trasferì nel sud della California. Fu arrestato per furto d’auto a Pasadena nel 1981 e a Los Angeles nel 1984. Non si sa molto dei primissimi anni della sua vita a Los Angeles, ma le sue attività criminose devono aver subito un incremento notevole. L’unico tipo di rapporto che aveva con le donne era quello sessuale, praticato sempre con le prostitute. In carcere conobbe un ragazzo dedito al culto di satana. Cominciò a leggere i libri di Anton Szandor LaVey (1930-1997), il fondatore della Chiesa di Satana, ma non amava aggregarsi per i riti comuni. Preferiva rimanere solo, anche perché era convinto di essere diverso, differente dagli altri. Fu questa la motivazione che diede a sua sorella Ruth, quando ella andò a visitarlo a Los Angeles e seppe della sua scelta di credere in Satana. Divenne sempre più abile a introdursi nelle case e a svaligiarle. Dapprima l’intrusione doveva essere veloce, finalizzata all’atto del furto, e seguita da una fuga altrettanto rapida. In seguito, acquisendo maggiore fiducia, Ramirez combinò la sua attività di furto con le sue fantasie sessuali. Cominciò a trattenersi più a lungo nella case svaligiate, oltre ai valori portava via dei “souvenir”, degli oggetti che appartenevano alle donne di casa. Il primo omicidio accertato di Richard Ramirez è avvenuto il 28 giugno 1984. La vittima fu Jennie Wincow, 79 anni, residente a Glassel Park, Los Angeles. Jennie Wincow viveva in un appartamento al pianterreno. Quella notte fu molto calda, così la donna aveva lasciato la finestra aperta per permettere un minimo di circolazione d’aria. Ramirez ne approfittò. Assalì l’anziana che dormiva, prima accoltellandola al petto, poi tagliandole la gola da orecchio a orecchio, fin quasi a decapitarla, poi ancora con altre coltellate al petto. Si dileguò portando via qualsiasi oggetto che potesse avere un certo valore. Il figlio di Jennie Wincow, che viveva al piano di sopra, scoprì il cadavere sul letto la mattina seguente. Dai rilievi delle polizie emersero alcune impronte digitali sulla finestra, che non portarono a nulla e segni evidenti di violenza sessuale sulla donna. La notizia di questo omicidio non ebbe grande risonanza. Passarono diversi mesi prima che Ramirez tornasse a fare nuove vittime. Il 1985 è l’anno nel quale la sua furia omicida esplose e gettò il panico su tutta Los Angeles e dintorni. Nel febbraio del 1985 molestò una bambina di 6 anni e ne stuprò una di 9 anni. Il 17 marzo del 1985, verso le 11.30 di sera, Ramirez penetrò in un condominio, nascondendosi all’interno di un garage dove Maria Hernandez aveva appena parcheggiato la sua auto, dopo essere tornata dal lavoro. Le sparò pensando che fosse morta, poi penetrò nel condominio. La donna invece era ancora viva, perché il mazzo di chiavi che stringeva in mano aveva miracolosamente deviato la pallottola dell’aggressore. Sebbene ferita, Maria riuscì ad alzarsi e a fuggire in strada in cerca d’aiuto. Una volta fuori, udì uno sparo, molto probabilmente pensò alla ragazza con la quale condivideva l’appartamento, quindi tornò indietro e rivide l’aggressore che fuggiva. La sua coinquilina, Dayle Okazaki, 34 anni, fu trovata morta in casa, in un lago di sangue. L’appartamento era stato svaligiato. Nella stessa notte, Ramirez assalì Tsai-Lian Yu, 30 anni, una donna nativa di Taiwan. Le sparò diverse volte e fuggì lasciando il corpo nella macchina di lei. Tsai-Lian Yu morì il giorno dopo. La stampa affibbiò a Ramirez il soprannome di The Valley Intruder. Due giorni dopo, avvicinò una ragazza diciottenne a Eagle Rock e la violentò più volte. Il 27 marzo 1985 entrò nell’abitazione di Vincent Zazzara, 64 anni, gestore di una pizzeria, e della moglie di lui, Maxine Zazzara, 44 anni, procuratore. L’uomo fu subito ammazzato con un colpo di pistola alla tempia, lei venne percossa, violentata e uccisa a coltellate. Ramirez svaligiò la casa e sul cadavere della donna praticò diverse mutilazioni, fra le quali una ferita a T sul seno sinistro. Per finire le cavò gli occhi, portandoseli via. Il 14 maggio 1985 a Monterey Park, Ramirez entrò nella casa di una coppia. Li svegliò. Sparò un colpo alla tempia all’uomo, sessantaseienne. Costrinse la moglie, 63 anni, a farsi consegnare gli oggetti di valore, poi la stuprò. Non riuscì a ucciderla perché il marito agonizzante cercò di chiamare la polizia. Si dileguò. La donna, scampata alla morte, chiamò l’ambulanza e le forze dell’ordine. Il marito morì il giorno dopo, ma lei riuscì a fornire una descrizione sommaria dell’assalitore. Il 29 maggio 1985 Richard Ramirez penetrò nella casa di due signore anziane, una di 83 anni e l’altra di 80, invalida. Le donne furono picchiate selvaggiamente, tanto che l’arma utilizzata, un martello, fu ritrovata con il manico spezzato. La più anziana subì un tentativo di violenza sessuale. Sul suo petto fu dipinto un pentagramma utilizzando un rossetto, e un secondo pentagramma fu ritrovato disegnato sulla porta. Vennero ritrovate solo due giorni dopo. La più giovane si salvò, per l’altra non ci fu nulla da fare. Il 30 maggio Ruth Wilson, 41 anni, venne svegliata di notte da una luce rivolta contro di lei. Ramirez era penetrato nell’abitazione e le stava puntando una pistola. Le ordinò di scendere dal letto e di andare nella camera del figlio dodicenne. Legò le mani del ragazzino e lo chiuse nel ripostiglio. Intimò la donna di non guardarlo in faccia, gridandogli “Non guardarmi! Se mi guardi un’altra volta, ti sparo!”. Ruth, pur di farlo andar via, gli offrì un girocollo d’oro e diamanti, ma a Ramirez non bastava. Le strappò la camicia da notte e la violentò, sodomizzandola. Prima di fuggire, le disse: “Non so perché ti lascio in vita. Ho già ucciso della gente. Tu non mi credi, ma l’ho fatto". La donna, sconvolta, liberò il figlio e chiamò il 911. Riuscì a dare una descrizione dell’assalitore: ispanico, alto e con i capelli scuri, lunghi. Sebbene ci si riferiva a lui ancora con il soprannome di The Valley Intruder, alcuni giornali coniarono un nuovo appellativo, The Midnight Stalker, che divenne in seguito The Night Stalker, il predatore – o cacciatore – della notte. Il 27 giugno 1985 Ramirez stuprò una bambina di 6 anni, ad Arcadia. Il 28 giugno 1985 fu ritrovato nella sua casa, sempre ad Arcadia, il corpo senza vita di Patty Higgins, 32 anni. Il 2 luglio 1985, a meno di due miglia dalla scena dell’ultimo delitto, viene rinvenuto il corpo senza vita di Mary Louise Cannon, 75 anni. Anche lei, come la vittima precedente, era stata uccisa in casa, prima picchiata e poi sgozzata. L’abitazione era stata svaligiata. Il 5 luglio Ramirez picchiò selvaggiamente una sedicenne con una sbarra di metallo, ma la ragazza riuscì a salvarsi. La furia del predatore della notte era ormai inarrestabile. La notte del 7 luglio 1985 penetrò nella casa di Joyce Lucille Nelson, 61 anni, e la uccise con un oggetto contundente. Ma l’assalto non lo soddisfò: nella stessa notte riuscì a intrufolarsi nell’appartamento di un’infermiera di 63 anni. Sorprese la donna a letto, e con la pistola le intimò di chiudersi in bagno. Poi frugò per la casa, dopodiché cercò di violentare e sodomizzare la donna, ma non riuscì a mantenere un’erezione. La sorte dell’infermiera sembrava segnata, ma invece di ucciderla, Ramirez si limitò a trafugare gli oggetti di valore e a fuggire. Il 20 luglio 1985 colpì in una nuova area di Los Angeles, Glendale. Penetrò nell’appartamento di Maxson e Lela Kneiling e li uccise brutalmente. Il corpo di Maxson fu massacrato, la testa era quasi staccata dal corpo. È probabile che Ramirez abbia usato la donna per le sue perverse fantasie sessuali prima di ucciderla e mutilarla. Lo stesso giorno assalì un’altra coppia, lui di 32 anni, lei di 29. Ammazzò l’uomo con un colpo alla testa, poi stuprò la donna e la costrinse a un rapporto orale. La picchiò furiosamente e, non contento, sodomizzò il loro bambino di 8 anni. Concluse la nottata portandosi dietro un bottino di trentamila dollari, in contanti e gioielli. Il 6 agosto Ramirez assalì un’altra coppia, Christopher Petersen, 38 anni, e sua moglie Virginia Petersen, 27. Entrò come al solito dalla finestra della camera da letto e sparò contro di loro. Miracolosamente, l’uomo e la donna si salvarono. Christopher, che era un robusto camionista, venne colpito alla testa dalla pallottola, ma non morì. Per uno di quei casi che capita una volta nella vita, il proiettile non aveva danneggiato alcuna struttura vitale, e addirittura l’uomo fu in grado di alzarsi dal letto e di mettere in fuga l’assalitore. L’8 agosto 1985 Ramirez colpì ancora. Aveva puntato un’altra coppia. Di notte penetrò nella loro casa, in una nuova zona di Los Angeles, Diamond Bar. Uccise l’uomo di 35 anni nel sonno, e aggredì la moglie ventottenne, stuprandola e sodomizzandola. Los Angeles era nel terrore, ma Richard Ramirez decise di cambiare territorio di caccia. Si spostò a nord, e nella notte del 18 agosto colpì a Lake Merced, una zona periferica di San Francisco. Le vittime erano una coppia di origine cinese, Peter Pan, 66 anni, e Barbara Pan, 64 anni. Furono ritrovati in camera, nel letto intriso del loro sangue. L’uomo era stato ucciso immediatamente. La donna, seppur picchiata e ferita dal colpo di pistola, riuscì a sopravvivere. Rimase però invalida per tutta la vita. Nell’appartamento fu ritrovato il disegno di un pentagramma fatto con il rossetto, accompagnato dalle parole “Jack The Knife”, tratte dalla canzone The Ripper del gruppo heavy-metal Judas Priest. La stampa diffuse la notizia e fu il panico. Tra l’altro le indagini si fecero più complesse perché il calibro e il tipo di proiettile rimosso dal corpo del signor Pan ricollegarono il tipo di aggressione ad altri due delitti, uno avvenuto a Los Angeles, e l’altro a San Francisco diversi mesi prima. Il proprietario di una piccola pensione a San Francisco riconobbe Ramirez dalla descrizione della polizia, e quando gli agenti perquisirono la camera dove il serial killer aveva alloggiato trovarono un pentagramma disegnato sulla porta del bagno. A questo si aggiunse il fatto che gli investigatori riuscirono a rintracciare nel distretto di El Sobrate un uomo che aveva comprato dei gioielli. I preziosi si rivelarono rubati e appartenenti alla signora Pan. La descrizione fornita dall’uomo corrispondeva a quella del killer. Il 24 agosto 1985 Ramirez colpì ancora, ma lontano da San Francisco, a Mission Viejo, a 50 chilometri a sud di Los Angeles. Entrò di notte nella camera di William Carns, 29 anni, ingegnere informatico, e della sua ragazza di 27 anni. Ramirez sparò ripetutamente contro l’uomo, che però non subì ferite mortali e riuscì a salvarsi. Afferrò per i capelli la donna e la trascinò in un’altra camera, poi le legò i polsi e le caviglie con alcune cravatte e le chiese se sapeva chi lui fosse. La donna, terrorizzata, ammise che pensava lui fosse il killer del quale tutti i giornali e le televisioni parlavano. Ramirez girò per la casa in cerca di soldi e gioielli, ma non trovò molto. Tornò arrabbiato dalla donna e la violentò per due volte. Alla polizia lei riferì che l’alito pestilenziale dell’aggressore l’aveva quasi stordita. A quel punto, la donna, temendo per la sua vita, indicò a Ramirez un cassetto dove sapeva che c’erano dei soldi. L’aggressore le intimò di dimostrare la sua fedeltà a Satana costringendola a ripetere varie frasi inneggianti al Maligno. “Io amo Satana”, ripeté la donna, fino a quando Ramirez non fu soddisfatto e non la costrinse a un rapporto orale. Alla fine, il predatore della notte la fissò. Lei pensò che fosse arrivata il suo momento, che Ramirez l’avrebbe uccisa. Invece, lui esplose in una fragorosa risata e fuggì. La donna riuscì a liberarsi da sola e chiamò il 911. Affacciandosi alla finestra vide l’aggressore salire su una vecchia Toyota station-wagon arancione. Quella stessa notte un ragazzo che lavorava in un garage vide la vettura girare per il suo quartiere, s’insospettì e chiamò la polizia. Il 30 agosto le autorità trovarono la macchina e la misero sotto sorveglianza, attendendo il ritorno di Ramirez, ma lui non si fece più vivo. Sull’auto trovarono alcune impronte digitali che lo identificarono. Ormai la fine dell’incubo era vicina. Richard Ramirez era tornato a Los Angeles. Ora il predatore della notte aveva bisogno di una nuova vettura per gli spostamenti. Il primo di settembre entrò in un negozio di liquori e fu paralizzato dal terrore quando vide la sua immagine trasmessa nei telegiornali e stampata sulle prime pagine dei quotidiani. Le persone nel locale lo riconobbero, e lui fuggì coprendo come un pazzo. Doveva trovare una macchina. Decise di rubarne una nel quartiere ispanico, pensando forse che in quell’area sarebbe stato più facile per lui muoversi, ma si sbagliava. Puntò una Mustang rossa, parcheggiata sul vialetto d’entrata di una casa, con la portiera aperta e le chiavi infilate nel cruscotto. Non si accorse che sotto la vettura c’era il proprietario, Faustino Pinon, 56 anni, che stava aggiustando il mezzo che aveva qualche noia alla trasmissione. Sentendo il motore avviarsi, l’uomo si tirò fuori da sotto l’automobile, si alzò e afferrò per il collo Ramirez. L’auto coprì una breve distanza, ma Pinon non mollò la presa, per nulla intimorito dal fatto che Ramirez avesse una pistola. La Mustang urtò un garage. Ramirez abbandonò il mezzo, scappò e fermò al volo un’altra auto che stava sopraggiungendo. Minacciò di morte la conducente, Angelina de la Torres. La donna gridò per cercare aiuto. Udendo le urla della moglie, il marito Manuel, 32 anni, uscì di casa brandendo una barra di metallo e si diresse verso di lui. Nel frattempo un altro vicino, Jose Burgoin, chiamò la polizia. I suoi figli, Jaime di 21 anni e Julio di 17 anni, scesero in strada e riconobbero il serial killer che stava terrorizzando Los Angeles. Ci fu un inseguimento. Manuel riuscì a colpire Ramirez una prima volta, poi lo atterrò definitivamente lanciandogli contro l’arma. Gli altri tre gli furono subito addosso e lo trattennero fino all’arrivo delle forze dell’ordine, che faticarono a salvarlo dal linciaggio della folla. La storia processuale del cacciatore della notte fu molto lunga e complessa. La difesa di Richard Ramirez cercò in tutti i modi di allungare i tempi per il processo, presentò un’istanza per ricusare il giudice Michael Tynan e tentò di porre dei dubbi sulla credibilità dei testimoni chiave dell’accusa. Il Los Angeles Time riportò la notizia che Ramirez aveva intenzione di uccidere il Pubblico Ministero con un’arma nascosta nell’aula di tribunale. Fu subito installato un metal-detector all’entrata e anche i legali furono perquisiti. Non fu trovato nulla, e Ramirez pareva sorpreso e divertito. Venne sostituito un componente della giuria, mentre un’altra giurata fu trovata morta con un colpo di pistola nel suo appartamento. Immediatamente i giornali si sbizzarrirono in congetture fantastiche, per le quali Ramirez avrebbe pianificato l’omicidio dal carcere, ma il giudice Tynan dimostrò che l’omicidio non aveva niente a che fare con il processo. E fra tutte queste vicende spiccava Ramirez, con la sua risata beffarda, con i suoi insulti, con i suoi brevi e satanici comunicati, con gli occhiali da sole che non si levava neppure quando era chiamato in causa, con le ammiratrici che tifavano per lui presso il tribunale, ricordando agli americani le scene che ci furono durante il processo per Charles Manson. Alla prima chiamata a giudizio, nell’ottobre del 1985, Ramirez in tribunale mostrò un pentagramma rovesciato disegnato sul palmo della mano tuonando: “Hail Satan!”. Il 20 settembre 1989 Richard Ramirez fu giudicato colpevole di 13 omicidi e 30 altri svariati capi d’accusa, che andavano dallo stupro al tentato omicidio, al furto, alla sodomia. Prima di lasciare la sua cella, Ramirez mostrò ancora il pentacolo sul palmo della mano sinistra, stese due dita come corna e disse solo: “Evil”. Il 3 ottobre 1989, dopo quattro giorni di consulta, la giuria fece sapere che aveva votato per la condanna a morte. Il commento di Ramirez fu: “Bella roba. La Morte fa bene il paio con questo territorio.” Poi, rivolgendosi ai giornalisti aggiunse: “Ci vediamo a Disneyland.” Il 9 novembre 1989, quando il giudice Michael Tynan ufficializzò le 19 condanne a morte, Ramirez rilasciò la seguente dichiarazione: “Voi non mi capite, e non mi aspetto che lo facciate. Non ne siete in grado. Io sono oltre la vostra esperienza, io sono oltre il bene e il male. Legioni della notte, stirpe della notte, non ripetete gli errori del predatore della notte e non mostrate pietà. Io sarò vendicato. Lucifero dimora in tutti noi.” Nell’ottobre del 1996 Richard Ramirez si è sposato con la giornalista free-lance Doreen Lioy, 41 anni, laureata in Inglese e con un quoziente intellettivo di 152, con una semplice cerimonia nel parlatorio della prigione di San Quintino. La famiglia ha rinnegato la donna. Nel maggio del 2004 è stata data notizia che Richard Ramirez verrà giustiziato mediante camera a gas in California nel 2006. A oggi, dicembre 2008, Ramirez sta ancora aspettando... Ramirez attende l’esecuzione della condanna a morte nel braccio della morte a San Quintino. Molte persone gli scrivono, rilascia interviste, ha molti ammiratori, soprattutto ragazze innamorate di lui. Stralci di lettere autografe sono vendute anche su Internet.



user posted image


 
«Mio marito è un uomo buono, gentile. Un bravo papà. Tutti gli amici dei miei figli hanno sempre detto che avrebbero voluto poter avere un padre come Richard». Così esordisce la moglie di Kuklinski quando i poliziotti lo vengono ad arrestare. Richard Leonard Kuklinski, invece, è stato certamente uno dei più feroci killer statunitensi di tutti i tempi. Secondo di quattro fratelli, nacque nella periferia di Jersey City da Stanley Kuklinski e Anna McNally, dai quali subì continue umiliazioni e percosse nel corso della sua infanzia (dichiarò di aver pensato molte volte di uccidere il padre soprattutto quando vide morire suo fratello più grande per sua mano). Entrambi i genitori, di origine polacca, con le loro continue vessazioni contribuirono alla crescita deviata di Kuklinski che iniziò con l'uccidere animali randagi fino a quando non commise il primo omicidio: quello di Charley Lane. Charley era un ragazzo della zona, che insieme alla sua banda continuava a maltrattare Richard il quale un giorno, stufo delle angherie subite, lo uccise a colpi di bastone e si liberò del cadavere occultandolo fuori città. Col passare degli anni Kuklinski diventò lui stesso capo di una banda specializzata nelle irruzioni dei supermercati, nei furti con scasso e saccheggio di empori. La vera svolta nella vita di Kuklinski arrivò con la conoscenza di un mafioso italo-americano al servizio della famiglia De Cavalcante, Roy De Meo. Iniziò a collaborare con lui compiendo un numero imprecisato di omicidi. Il suo nome ben presto circolò in tutte le famiglie mafiose che reclamavano sempre più frequentemente i suoi servizi; servizi che a volte richiedevano piccoli spostamenti (New York), o grandi viaggi che, nel corso degli anni, lo portarono in tutti gli Stati Uniti d'America, Brasile, e persino Europa. Kuklinski si contraddistinse per i suoi metodi brutali e sadici nell'uccidere e torturare le sue vittime. Il soprannome che si guadagnò nell'ambiente fu “The Iceman”, ovvero L'uomo di Ghiaccio. La particolarità di cui Kuklinski andava fiero era il metodo con cui uccideva e si sbarazzava dei corpi: gli piaceva infatti, dopo aver stordito o ferito gravemente la sua vittima, portarla in una grotta e, dopo averla legata, lasciare in registrazione una telecamera fissa su di lui. Una volta finito andava via per tornare il giorno dopo e vedere come i topi avessero mangiato il malcapitato senza aver lasciato alcuna traccia; il filmato poi veniva fatto vedere al mandante dell'omicidio. Richard Kuklinski era abile nell'usare qualsiasi tipo di arma: pistole, fucili, bombe a mano, mitragliette, mazze e spacca mandibole. Prediligeva, però, il coltello perché era un oggetto che lui stesso definiva "intimo", ma nel corso degli anni si specializzò sempre di più nei veleni tanto da creare una miscela di cianuro con il cui effluvio, a una certa distanza, garantiva la morte in meno di 5 secondi senza che l'autopsia rilevasse una dose tale da supporre un omicidio, lasciando ipotizzare ai medici un semplice arresto cardiaco. Richard Kuklinski era un uomo alto quasi 2 metri e pesava quasi 90 chili, ma ciò non gli impediva di muoversi rapidamente per raggiungere una vittima o non dare nell'occhio durante i pedinamenti (dichiarò che la parte che gli piaceva di più era lo "studio della preda"). Tuttavia, nonostante i metodi strazianti che usava nell'uccidere, Kuklinski aveva un codice morale che non infranse mai nel corso degli anni: non uccideva bambini e donne e qualora ne venisse a conoscenza, infliggeva strazianti torture a chi si era macchiato di questi crimini. Richard Kuklinski ebbe tre figli da Barbara Pedrici, una ragazza italo-americana di 18 anni; i loro nomi sono Merrick, Chris e Dwayne. Con i tre ebbe un rapporto amorevole, soprattutto con la figlia Chris che era malata. Barbara dichiarò: "Avevo sposato due Richard, quello buono e quello cattivo". Il carattere di Kuklinski era noto in famiglia. Alternava, infatti, momenti di rabbia incontrollabile che arrivavano alla violenza fisica soprattutto nei confronti della moglie, a momenti di affettuosità durante i quali manifestava un'estrema dolcezza e simpatia. Barbara Pedrici non seppe mai delle attività del marito fino al suo arresto, complice la paura delle reazioni violente che avrebbe potuto avere. Richard , inoltre, era dipendente del gioco d'azzardo: sperperò tutto capitale che aveva accumulato con la sua attività criminale. Un’altro vizio che portò a Kuklinski molto profitto fu la pornografia. Nonostante non avesse perversioni sessuali, riusciva a piratare e rivendere cassette erotiche; questo business lo portò a girare molti stati dell'America, in particolare la California, vera Mecca in questo genere di filmati. Richard Kuklinski venne arrestato dalla polizia di New York, con l'aiuto di un infiltrato, nei pressi della sua abitazione il 17 dicembre 1986. Da anni, le forze dell'ordine, cercavano di accumulare prove per incastrarlo e alla fine ci riuscirono. Venne condannato a 6 ergastoli ma non alla pena di morte, nonostante le vittime collezionate furono circa 200, a causa della totale mancanza di testimoni oculari agli omicidi. Fu rinchiuso all'interno della prigione del New Jersey nella quale si trovata anche il fratello accusato, pochi anni prima, di aver violentato e ucciso una ragazzina di 12 anni. Kuklinski si rifiutò sempre di vederlo poiché, grazie al suo personale codice morale, la violenza sui minori costituiva un reato inaccettabile. Richard Kuklinski prese parte agli omicidi più importanti dell'ambiente mafioso italo-americano, tra cui quello di "Big" Paul Castellano e Carmine Galante. Durante la detenzione, Richard Kuklinski venne convinto a rilasciare molte interviste, partecipò a documentari e accettò di stendere, insieme a uno scrittore la sua biografia dove confessò gli innumerevoli delitti. L'America fu sconvolta da queste rivelazioni rilasciate alla HBO e le trasmissioni ottennero un successo di ascolti altissimo in tutto il paese. Richard Kuklinski morì il 5 marzo del 2006 alle ore 1:15 di notte. Il suo decesso, secondo come riferito, fu dovuto a cause naturali, ma alcuni insinuarono che ci fosse lo zampino della mafia che voleva impedirgli di testimoniare contro Salvatore Gravano, boss della famiglia di Gambino.



user posted image


 
Theodore Robert "Ted" Bundy nasce a Burlington, Vermont 24 novembre 1946 e viene ucciso, mediante sulla sedia elettrica a Starke, Florida 24 gennaio 1989), è stato tra i peggiori serial killer mondiali, autore degli omicidi di numerose giovani donne negli Stati Uniti tra il 1974 ed il 1978. Dopo più di dieci anni passati a cercare di negare tutte le accuse, Bundy confessò l'uccisione di ventotto persone, ma l'esatto numero delle sue vittime è tuttora sconosciuto. La maggior parte delle sue vittime vennero adescate nelle vicinanze di college o residenze universitarie, con la "tecnica" del braccio ingessato (chiedendo aiuto alla vittima per trasportare oggetti vari in macchina). Una volta salita a bordo dell'auto (un Maggiolino Volkswagen) la malcapitata ragazza si accorgeva troppo tardi che lo sportello dal lato del passeggero mancava della maniglia… Quasi tutte le vittime erano graziose studentesse universitarie, minute e dai lunghi capelli scuri con la scriminatura centrale. Alcuni (ma la teoria non è universalmente accettata) hanno sostenuto che Bundy cercasse ragazze simili alla sua ex fidanzata, in una sorta di "punizione simbolica" per la donna che, anni prima, l'aveva respinto. Il caso è oggi chiuso, il colpevole ha pagato per il male che ha fatto, ma ci sono dei dubbi che rimarranno in sospeso forse per sempre: quante sono state le vittime di Bundy? In sede di tribunale l’omicida ne ha confessati 28, ma secondo gli inquirenti potrebbero essere tra i 36 e i 52. Secondo i giornalisti Ted Bundy si sarebbe macchiato di 100 omicidi. Ma facciamo un salto indietro negli anni: la mattina del 4 gennaio 1974, i coinquilini di Joni Lenz, 18enne, si recano preoccupati nella sua camera da letto. Sono 24 ore che la ragazza non si fa viva, potrebbe stare poco bene e necessitare aiuto. Purtroppo Joni ha fin troppo bisogno di aiuto. La giovane donna è stata violentata e malmenata con una doga del letto che l’aggressore le ha poi infilato con violenza nella vagina. La ragazza è in coma ma i soccorsi arrivano presto, si salverà. Seppur segnata per tutta la vita, Joni è stata relativamente fortunata: è stata la prima vittima di Ted Bundy ed è sopravissuta. Theodore Robert Cowell nasce presso l’Elizabeth Lund Home una clinica del Vermont che ospita giovani ragazze rimaste incinte da compagni occasionali. La madre di Ted si chiama Louise Cowell, il padre biologico invece è un anonimo ufficiale dell'Areonautica militare, fuggito lontano. Inizialmente Louise decide di lasciare il figlio all'istituto, ma tre mesi più tardi si ripresenta spacciandosi per la sorella maggiore di Ted, e lo porta con sé in un piccolo paesino vicino a Philadelphia. Per evitare il giudizio negativo dei paesani è stata architettata la storia della sorella maggiore, e Ted crescerà con la convinzione che sua madre è sua sorella, che i suoi nonni sono i suoi genitori. All'età di quattro anni, Ted e Louise si trasferiscono a Tacoma, per vivere con altri parenti. È qui che Louise si innamora di un cuoco militare, Johnnie Culpepper Bundy. La coppia si sposa 1951 e avrà 4 figli. Ted prenderà come loro il cognome del patrigno, diventando definitivamente Theodore Robert Bundy. Nonostante gli sforzi del buon Johnnie, Ted non si affezionerà mai al patrigno, vedendolo solo come il marito di sua sorella. Il patrigno cerca di coinvolgerlo nelle classiche attività padre-figlio americane: la pesca, il campeggio fuori porta, lo sport, ma non c'è niente da fare. Più sono grandi gli sforzi e più Ted si allontana emotivamente da Johnnie. Durante il corso degli anni questo sentimento si evolverà e comincerà a preferire la compagnia di se stesso, diventerà negato nelle interazioni sociali con gli altri, tanto che, molto timido, a scuola sarà uno dei bersagli preferiti dei bulletti. La svolta per lui potrebbe arrivare con gli anni del Liceo, quando il ragazzino timido si trasforma in un giovane leader. La sua personalità è mutata da introversa a dominante, ha cominciato a commettere piccoli furti senza provare nessun rimorso (cosa comune a tutti gli psicopatici che sono potenziali serial killer). La sua popolarità aumenta significativamente di giorno in giorno, viene considerato da tutti un tipo ben vestito e molto simpatico. Nonostante ciò, raramente sta con gli altri, è molto più attratto dallo studio (ottimi i suoi voti) e dalle attività extra scolastiche come la politica e lo sci. Un altro limite di Bundy è che non riesce a portare a termine nessun progetto. Innumerevoli saranno i lavori da lui intrapresi, dal cameriere al lustrascarpe. I datori non lo considerano una persona affidabile e ogni lavoro finisce male. La sua vita di cambia improvvisamente tra il 1967 e il 1969, con l'arrivo dell'amore. Il giovane si infatua profondamente di una bellissima ragazza, Stephanie Brooks: ricca californiana di buona famiglia. Lui farà di tutto per farla innamorare, ma le donne sanno essere molto crudeli. Stephanie si convince piano piano che Ted non ha un futuro o una meta prefissata, non ha il carattere per essere un buon marito, non è all’altezza per stare con lei. Così malgrado gli sforzi del ragazzo, che per sorprenderla ottiene anche una borsa di studio in una prestigiosa Università Californiana, Stephanie raggiunta la laurea tronca ogni rapporto. Ted non si riprenderà mai più da questo shock. Nulla, incluso lo studio, avrà più un minimo interesse per lui. Abbandona tutto e cade in una profondissima depressione. Una fievole speranza gli apre uno spiraglio nel 1968: rintraccia la giovane, diventata per lui un'ossessione, ma lei lo respinge nuovamente. E i colpi bassi non sono ancora finiti. Nel 1969 Ted entra in possesso di alcuni documenti del Vermont che gli aprono gli occhi sulle sue reali parentele. Scoprire a 23 anni che la propria sorella è in realtà la propria madre non deve essere molto bello, ma il comportamento di Bundy verso Louise non muterà di molto, cambierà nettamente però nei confronti del patrigno, ormai odiato profondamente. A volte può succedere che ciò che la vita si è presa, alla fine te lo restituisca con gli interessi: la vita di Ted Bundy tra il 1969 e il 1973 è a dir poco perfetta. Si iscrive nuovamente all'Università, ai corsi di psicologia (senza molto successo) e legge. È amato da tutti i professori. Si dedica finalmente alla politica ed entra nel comitato elettorale del partito repubblicano, prima come semplice volontario, poi come promessa del partito. Trova una ragazza madre, Elizabeth Kendall, che si innamora follemente di lui e che gli propone continuamente il matrimonio. Riceve una medaglia dalla polizia per aver salvato un bambino che stava affogando. Infine, nel 1973, riesce a portare a termine una vendetta premeditata da anni. Durante un viaggio di lavoro in California, incontra nuovamente la sua vecchia ossessione, Stephanie Brooks. La ragazza è colpita dal cambiamento di Ted e finalmente si innamora di lui. Ted ne fa la sua amante, fino a quando lei non gli chiede di unirsi in matrimonio. A questo punto, diabolicamente, Ted la lascia per sempre, sparendo come lei aveva fatto con lui cinque anni prima. Compiuta la propria vendetta, Bundy precipita in una spirale di violenza senza pari. Lynda Ann Healy, 21enne, era una giovane molto famosa. Bella, alta e magra, con capelli castani, un sorriso smagliante, laureata in psicologia, faceva l'annunciatrice radio per una località sciistica di Washington e la volontaria in un centro per bambini handicappati. Il 1 febbraio 1974 Lynda svanisce nel nulla. I genitori non la ricevono a cena, al lavoro non si presenta, viene immediatamente richiesto l'intervento della polizia. Il letto non è stato fatto come suo solito, vengono trovate una goccia di sangue sul cuscino e una traccia di sperma sulla coperta, la porta che dà sul retro è aperta. Tutto ciò non basta a convincere la polizia sul fatto che sia avvenuto un atto violento e non vengono compiuti ulteriori rilevamenti. Tra la primavera e l'estate dello stesso anno almeno cinque studentesse svaniscono improvvisamente e senza spiegazioni negli stati dello Utah, dell’ Oregon e di Washington. Ogni caso è accomunato agli altri da diversi fattori: tutte le ragazze sono bianche, snelle, single, dai capelli lunghi con la riga in mezzo, portano pantaloni al momento della scomparsa, che avviene alla sera. In poche parole l’assassino colpisce qualsiasi ragazza che gli ricordi l’'immagine di Stephanie Brooks. Dagli interrogatori della polizia emerge che in occasione di ogni scomparsa, nei dintorni è stato avvistato uno sconosciuto, con un braccio o una gamba ingessati, che avvicina le ragazze chiedendo aiuto per trasportare libri o per montare sul suo maggiolino VolksWagen. Il 17 giugno del 1974 la giovane Brenda Baker viene ritrovata morta in un parco. La causa della sua morte non può essere stabilita a causa dello stato pietoso del suo cadavere. Ad Agosto, nel parco del lago Sammamish, Stato di Washington, vengono rinvenuti i resti di alcune delle ragazze disperse. Sebbene i due corpi siano ridotti veramente male (sono presenti solo ciocche di capelli, cinque ossa della gamba, i crani ed un osso di mascella) la polizia riesce a identificare Janice Ott e Denise Naslund, scomparse il 14 luglio. Il killer ha compiuto un grave errore avvicinando Janice durante un pic nic: come sempre ingessato, le ha chiesto aiuto per caricare la sua barca sul maggiolino, presentandosi con il suo vero nome, Ted. Delle persone lì vicino hanno ascoltato tutta la discussione e lo dicono subito agli investigatori. La stessa sorte è toccata a Denise poche ore dopo. Le sue amiche non avevano voglia di aiutare quel ragazzo ingessato, ma Denise era sempre stata molto gentile... Gli agenti brancolano disperatamente nel buio, nel frattempo Ted si sposta dallo stato di Washington allo stato dello Utah. Midvale, il 18 ottobre 1974, Melissa Smith, figlia di un poliziotto locale, scompare nel nulla. Viene rinvenuta solo 9 giorni dopo, strangolata, sodomizzata e stuprata. Non c'è un attimo di respiro, 13 giorni dopo Melissa, durante i festeggiamenti di Halloween, scompare anche la 17enne Laura Aime. Viene ritrovata morta il giorno del Ringraziamento, immersa in un fiumiciattolo sulle Wasatch Mountains. Aime è stata colpita più volte alla testa con una sbarra di ferro, quindi sodomizzata e stuprata. Sicuramente uccisa in altro luogo, poiché vicino al cadavere non viene trovata nessuna traccia di sangue e indizi utili. Sembrerebbe che le siano stati lavati i capelli. Anche nello Utah le forze di polizia risalgono a un ragazzo, Ted, con un arto ingessato. Ma non hanno nessuna idea su chi possa essere. Quando Elizabeth Kendall vede l'identikit disegnato su un giornale del potenziale assassino le viene un terribile sospetto. Tutto combacia: il maggiolino, le grucce ammucchiate nella camera di Bundy, il nome, il volto. Preoccupata la ragazza si mette in contatto diverse volte con la polizia di Seattle, fino a ottenere un confronto all'americana. Ma le foto che fornisce di Ted Bundy non convincono i testimoni oculari e la polizia abbandonerà per diversi anni quella pista, inserendolo direttamente nella lista delle "persone al di sopra di ogni sospetto". L'assassino intanto continua a cambiare continuamente stato, convinto di eludere in questo modo l'intervento della polizia. Tanto che, in un delirio di onnipotenza, diventa sempre più sfacciato nell'abbordare le proprie vittime. Qualcuna sfuggirà al suo baldanzoso approccio e correrà dalla polizia a testimoniare contro di lui. L'8 novembre 1974, in una libreria dello Utah, un uomo affascinante avvicina la 18enne Carol DaRonch. L'estraneo la mette in guardia: qualcuno ha tentato di intrufolarsi nella sua macchina e lui, gentilmente, si offre volontario per accompagnarla al parcheggio, a verificare che tutto sia a posto. Arrivati alla macchina, l'uomo si presenta come l'Ufficiale Roseland, e anche se tutte le cose della ragazza sono al loro posto, pretende che lei lo segua alla sede centrale per stendere verbale. Carol si preoccupa, ha letto il giornale, sopratutto la spaventa il maggiolino del poliziotto e chiede di poter vedere il distintivo. Ted ovviamente ce ne ha uno finto e riesce a imbrogliarla di nuovo. Fermata la macchina Bundy ammanetta la ragazza e la minaccia con una pistola per evitare che si metta a urlare. Carol è una ragazza tosta, comincia una colluttazione, alla fine della quale lei riesce a lanciarsi fuori dall'auto, stordendo il matto con un calcio nei genitali. Dalla giacca di una Carol in lacrime, la polizia riesce a estrarre il gruppo sanguigno di Bundy. Nel frattempo, a poche ore e a pochi chilometri di distanza, presso il Liceo di Viewmont, Ted utilizza lo stesso trucchetto con Debby Kent, questa volta con successo. La ragazza non verrà mai trovata né viva né morta, sul luogo della scomparsa vengono invece scoperte le chiavi delle manette applicate a Carol. Testimoni ammettono di aver visto un maggiolino bianco allontanarsi dal Liceo. Se prima la presenza di un serial killer era solo un’idea, un sospetto, adesso è una terribile certezza. Nel gennaio del 1975, Caryn Campbell, il suo fidanzato, il Dott. Raimond Gadowski, e i suoi due bambini, partono per un viaggio in Colorado. Caryn è molto felice di sfruttare il seminario del fidanzato per godersi una vacanza. Una delle tante sere di ozio, il 12 gennaio, la donna si rende conto di aver dimenticato un giornale nella stanza d'albergo e torna a prenderlo. Il fidanzato e i bambini attenderanno invano il suo ritorno. Il corpo viene ritrovato soltanto un mese dopo, ad alcune miglia di distanza, nudo sul ciglio della strada. Animali selvatici hanno devastato il corpo della donna, rendendo impossibile risalire alle cause della morte, anche se sono evidenti delle fratture alla testa. Nello stesso periodo vengono rinvenuti nello Utah e nello stato di Washington i cadaveri di ragazze scomparse durante il 1974, mentre nel Colorado saranno ben cinque le ragazze scomparse dopo Caryn Campbell. Ted Bundy si sta dando da fare, con una follia e una violenza crescenti. Il 16 agosto 1975, il Sergente Bob Hayward sta pattugliando la contea di Salt Lake quando viene attratto da un maggiolino sconosciuto che, avvistatolo, fugge via ad alta velocità e a fari spenti. Con l'aiuto di rinforzi Hayward insegue e ferma l'auto. Ted Bundy consegna i documenti e si prepara a pagare una multa però l'assenza del sedile passeggero insospettisce non poco gli agenti. Perquisita l'auto, vengono trovati una sbarra di ferro, una fune, una maschera da sci, manette e un rompighiaccio. L’uomo viene arrestato per sospetto furto con scasso. Una volta condotto in centrale, non ci vuole molto a collegare il sospetto con l'assalitore di Carol DaRonch, e magari con l’omicida di Melissa Smith, Laura Aime e Debby Kent. Viene organizzato un nuovo confronto all'americana con i testimoni oculari. Il 2 ottobre 1975, Carol DaRonch, il direttore del Liceo di Viewmont ed un amico di Debby Kent vengono messi davanti a sette uomini, uno dei quali è Bundy. Carol lo riconosce immediatamente. Nonostante la sua insistente dichiarazione di innocenza, Bundy viene messo in fermo, intanto che le investigazioni su di lui si fanno più accurate. Vengono interrogate le "sue" due donne: Elisabeth e Stephanie. Le due non sapevano dell’esistenza reciproca. Nessun alibi viene fornito per Ted Bundy, al contrario, si delinea un profilo psicologico inquietante. Elisabeth confessa che nel sesso Ted è diventato molto violento e ha solo fantasie di dominazione, Stephanie dichiara che l'uomo porta spesso con sé una accetta. Un amico di lei infine ricorda di averlo visto girare con il braccio ingessato. Nessun ospedale però conferma di aver mai ingessato l’uomo. Il 23 febbraio 1976, Ted Bundy si presenta in tribunale, fiducioso e tranquillo. Convinto di essere dichiarato innocente poiché non ci sono abbastanza prove per accusarlo dei suoi delitti. C’è solo Carol DaRonch. E la ragazzina lo incastra: Bundy, riconosciuto in un altro confronto, viene dichiarato colpevole di rapimento aggravato e il 30 giugno viene condannato a 15 anni di prigione. Mentre in prigione Ted viene studiato a fondo dagli psicologi, fuori dal carcere l'FBI comincia a cercare un modo per imputargli anche gli omicidi di Caryn Campbell e Melissa Smith. Una svolta avviene quando nella sua auto vengono rinvenuti i capelli della ragazza. Dopo alcune analisi si arriva alla conclusione che anche la sbarra di ferro di Bundy coincide con le ferite trovate sul cranio della Campbell. Nell'aprile del 1977, Ted Bundy è trasferito alla Garfield Prison in Colorado, in attesa di venir giudicato per l'omicidio di Caryn Campbell. Infuriato con il proprio avvocato, Bundy lo licenzia e decide che d'ora in avanti si sarebbe difeso da solo, dall'alto dei suoi studi in legge. Per poter studiare una linea difensiva, Bundy ottiene la concessione di entrare nella biblioteca del palazzo di giustizia di Tremola. Proprio da una finestra lasciata aperta nella afosa biblioteca, il 7 giugno, Bundy evade. 150 agenti sono subito alle sue spalle, muniti di cani poliziotto, ma lui riesce lo stesso ad eluderli. Non è ammanettato e non ha una divisa da carcerato, perciò la gente per strada non lo riconosce né si preoccupa della sua presenza. Alla fine riesce a rubare una macchina ma non riesce a uscire dalla città. Viene fermato al primo posto di blocco e messo di nuovo agli arresti. Ma il 30 dicembre Ted Bundy riesce nuovamente ad evadere, tramite un'apertura nel soffitto della propria cella. Questa volta la polizia se ne accorge solo 15 ore dopo, quando è troppo tardi: Bundy è già arrivato a Chicago, pronto a dirigersi verso la Florida. È il 1978, Ted vive a Tallahasee in Florida. Con il nome di Chris Hagen ha finalmente ritrovato la propria libertà e si è costruito una nuova esistenza. Nessuno qui sospetta del suo passato. La sua è una vita da eremita, ogni tanto si reca all'Università vicina a casa per seguire di nascosto qualche conferenza o qualche lezione. Nel suo appartamento c'è solo merce rubata, cibo compreso. La sera del 14 gennaio 1978 alcune sorelle "Chi Omega", rimangono alla sede della confraternita. Le altre, invece vanno per locali fino a tardi. Per le poche rimaste la notte del 14 gennaio '78 sarà un incubo. Nita Neary torna alla comunità solo alle 3 di mattina, riaccompagnata dal fidanzato. Appena entrata sente dei rumori dal piano di sopra e decide di nascondersi: un uomo vestito con un maglione e con un copricapo blu scappa davanti ai suoi occhi, correndo giù per le scale e scomparendo nella notte. Il primo pensiero di Nita è che c'è stato un furto, così si dirige al piano superiore per svegliare le amiche. Si unisce a lei la sua compagna di stanza Nancy, e insieme le due decidono di ispezionare tutta la casa. Nel salotto trovano due ragazze, Katy e Karen, in una pozza di sangue, entrambe hanno profonde ferite alla testa. Viene chiamata la polizia. Gli agenti trovano altri due cadaveri. Qualcuno ha aggredito le ragazze mentre dormivano. Lisa Levy è stata la prima a subire l'aggressione, colpita alla testa con un ramo, stuprata e strangolata. Morsi profondi le sono stati inferti alle natiche e a un capezzolo, praticamente troncato via dal corpo. Nella vagina le è stata lasciata una bomboletta spray. Margaret Bowman invece è morta senza subire violenze sessuali o morsi, strangolata con un elastico delle mutande e con il cranio colpito talmente forte da farne fuoriuscire della materia celebrale. Mentre gli investigatori raccolgono indizi nella casa delle Chi Omega, in un’altra casa di studenti, a meno di un miglio di distanza, dei rumori provenienti dalla stanza di Cheryl L. svegliano le sue amiche. Preoccupate chiamano anch’esse la polizia che interviene immediatamente: Cheryl è ancora viva, anche se ha rimediato delle gravi fratture alla testa. In terra giace una maschera da sci. La polizia, però, in questa notte di follia ha raccolto un sacco di prove, ma Ted Bundy per loro non è mai esistito, e non hanno nessun sospetto da poter confrontare con gli indizi raccolti. Il 9 febbraio 1978, la centrale di polizia riceve una telefonata angosciata dai genitori di Kimberly Leach, 12 anni. La figlioletta è scomparsa da un giorno e i genitori sono ormai in preda all'isteria. Una amichetta di Kimberly, Priscilla, dice di aver visto la ragazzina salire a bordo del furgoncino di uno sconosciuto che si era spacciato per un vigile del fuoco. Ma purtroppo non riesce a ricordare né il modello del furgone bianco né il volto dello sconosciuto. Solo 8 settimane dopo le massicce squadre di ricerca ritroveranno il cadavere di Kimberly, nella Contea di Suwannee, Florida. Il corpo della giovane ragazza è in fase di decomposizione troppo avanzata, praticamente mummificato, e non può fornire nessuna informazione utile agli investigatori. Una ragazza di 14 anni si mette in comunicazione con i detective, raccontando di essere stata anch'essa avvicinata da un uomo in furgoncino, che diceva di essere un vigile del fuoco. Solo l'intervento del fratello l'aveva salvata da una terribile fine. Si cominciano a stendere gli identikit. Sentendosi nuovamente braccato Bundy butta tutte le sue cose, abbandona il furgone e la casa, ruba un'auto e tenta la fuga verso un'altra cittadina della Florida: Pensacola. Così come era successo 3 anni prima, un agente, David Lee, nota la macchina sconosciuta e decide di inseguirla per effettuare un controllo di routine. È il 15 febbraio 1978. Bundy tenta di seminare l'agente ma viene raggiunto e arrestato. La colluttazione che anticipa l'arresto è piuttosto strana: Ted assale il poliziotto, poi si getta a terra strillando, fingendo di essere stato colpito da uno sparo. L'agente rimane sbalordito da tale reazione, Bundy ne approfitta e lo aggredisce da terra, cercando di sfruttare l'effetto sorpresa. Per sua sfortuna, David Lee è un agente massiccio e molto forte che alla fine avrà la meglio su di lui. Ted Bundy è nuovamente nelle mani della giustizia. Durante il periodo di fermo, si cerca di raccogliere prove che possano condannare una volta per tutte Boundy. Si indaga soprattutto sugli omicidi di Kimberly Leach e delle ragazze Chi Omega. In Florida c’è la pena di morte. Il processo a Theodore Robert Bundy si protrae dal 1979 al 1980, in Florida. Altissima è l'attenzione dei media su di esso: l’uomo è sospettato di ben 36 omicidi, viene additato come il diavolo, come uno dei più terribili assassini al mondo. Fiducioso delle proprie abilità, Ted si difende ancora da solo e compie diversi giochetti per cercare di far cambiare la giuria e il giudice, a suo dire troppo parziali, ma non otterrà mai nulla di buono. Nonostante le sue continue dichiarazioni di innocenza e malgrado una commovente deposizione della madre di Ted, durante la quale finiranno entrambi in lacrime, tutte le prove, sopratutto le impronte dentarie sui cadaveri, sono contro Bundy e la sentenza sembra scontata. Si tenta anche la classica via dell'incapacità di intendere e volere, tuttavia anche questo tentativo fallisce miseramente. Bundy ne sa una più del diavolo e il l 7 febbraio 1980, proprio prima della sentenza, decide di giocarsi l’ultima carta: chiede a uno dei testimoni, Carol Ann Boone di sposarlo. Esiste infatti in Florida una legge che rende valida una dichiarazione di matrimonio tenuta, sotto giuramento, davanti a degli ufficiali di corte. Carol accetta, ma il matrimonio non basta certo a impietosire la giuria. Sette ore dopo il giudice esce dalla camera di consiglio ed emette la sentenza: Colpevole! "È stabilito che siate messo a morte per mezzo della corrente elettrica, che tale corrente sia passata attraverso il vostro corpo fino alla morte. Prendetevi cura di voi stesso, giovane uomo. Ve lo dico sinceramente: prendetevi cura di voi stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Siete un giovane brillante uomo. Avreste potuto essere un buon avvocato e avrei voluto vedervi in azione davanti a me, ma voi siete venuto nel modo sbagliato. Prendetevi cura di voi stesso. Non ho nessun malanimo contro di voi. Voglio che lo sappiate. Prendetevi cura di voi stesso." (Giudice Edward Cowart). Tra il 1982 e il 1986, tramite appelli, ricorsi e abili mosse legali, Bundy riesce a evitare per ben due volte l'esecuzione capitale. Nel 1982, durante una visita coniugale, mette incinta la moglie. In seguito non la vedrà mai più. Negli anni successivi, si è tenuto in contatto epistolare con Ann Rule permettendole di scrivere il libro di cui sopra, ed ha aiutato la polizia nelle indagini sul serial killer di Green River. Il 17 gennaio 1989 viene per l’ultima volta fissata la data della esecuzione di Theodore Robert Bundy. Gli inquirenti hanno chiesto ai famigliari di alcune vittime se volessero aspettare ancora un po', visto che i delitti dei loro cari non erano stati ancora riconosciuti come opera sua, ma la risposta comune è stata "sopprimitelo senza indugi". Alle 7,06 del 24 gennaio 1989, Theodore Robert Bundy è stato giustiziato con una scarica di oltre 2000 volt, che ha attraversato il suo corpo fino alle 7,16 del mattino, ora in cui è stato dichiarato il decesso. Con una procedura inconsueta, le ceneri del suo corpo sono state sparse sulle Taylor Mountains, lo stesso luogo in cui molte delle sue vittime sono state ritrovate a pezzi. "Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque." (Ted Bundy)


user posted image
Bundy a Legacy of Evil, [XviD - Ita Mp3] by Dorelik
The Riverman, [XviD - Ita Mp3] by Dorelik
[Ted Bundy il serial killer [XviD - Ita Mp3] by Antone

user posted image
Ted Bundy, [Mp3 - Ita] La storia in giallo 052 by darayava

Messaggio modificato da blueam il Apr 16 2016, 07:08 AM

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
blueam
Inviato il: Mar 29 2014, 10:55 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



user posted image




user posted image


 
Daniela Poggiali è un'assassina seriale italiana che rientra nella categoria degli angeli della morte. È stata un'infermiera dell'ospedale di Lugo condannata per l'omicidio di Rosa Calderoni, un'anziana paziente deceduta l'8 aprile del 2014 all'ospedale di Lugo (dove era ricoverata) a causa di un'iniezione letale di potassio. L'infermiera è stata accusata di aver ucciso altri tredici anziani, ma le vittime sospette sono trentotto. È stata arrestata il 9 ottobre 2014. Daniela Poggiali nacque a Lugo nel 1970, ma non si sa nulla sulla sua infanzia e sul suo vissuto passato. Una volta diventata infermiera dell'ospedale della sua città cominciò a uccidere i suoi primi pazienti anziani intorno agli anni 2012 e 2014 iniettando nel loro corpo sostanze tossiche o medicinali errati. La sua prima vittima fu una donna di settantotto anni. Inoltre scattava delle foto con il proprio cellulare che ritraevano lei stessa accanto alle sue vittime che erano prossime alla morte.
È stata arrestata il 9 ottobre 2014 e inviata nel carcere di Forlì, poiché la polizia si accorge che i tredici anziani erano morti sotto la sua responsabilità. Poggiali ai giudici riferisce di essere vittima di un complotto creato da persone a cui era invisa. Condannata all'ergastolo, ha continuato ad affermare la propria innocenza.


user posted image

Gli Angeli Della Morte S01e01-07, [SATrip - XviD - Ita Ac3] by tonyhacca

user posted image


 
Giovedì 7 Maggio 1998. Finalmente dopo una serie di complesse indagini, è stato catturato il famigerato serial killer, soprannominato "Il giustiziere". L'uomo accusato degli omicidi commessi in Liguria è forse coinvolto in altri fatti di sangue rimasti insoluti, avvenuti in altre regioni Italiane. Si chiama Donato Bilancia e ha avuto precedenti penali. Possiede una Mercedes scura e una pistola calibro 38.

Ma passiamo alla cronologia giornalisticha dei fatti: VENTIMIGLIA - Mercoledì 15 Aprile. Adesso non è più solo un'ipotesi. L'omicidio delle sette prostitute, forse dei dei due metronotte: Candido Randò, Massimino Gualillo, di Elisabetta zoppetti, uccisa a sangue freddo sul treno Genova Venezia e infine di Maria Angela Rubino, nella toilette di una carrozza ferroviaria, scoperto sabato notte a Ventimiglia, è quasi certamente opera di un maniaco. Un assassino che sorprende donne sole sui treni, le blocca e le uccide con un'arma di grosso calibro, probabilmente una Smith Wesson calibro 38 special con proiettili "scamiciati" che servono letteralmente a devastare la parte del corpo dove penetrano. Autentiche, feroci esecuzioni, prima delle quali il killer fa inginocchiare le sue vittime quasi volesse umiliarle, trattarle come oggetti, o forse redimerle dai loro peccati, non senza curarsi freddamente di usare un loro indumento per attutire il colpo. E così, sulla Liguria, ora si allunga decisamente l'ombra del maniaco, come lo avuto a suo tempo la toscana con il "Mostro di Firenze". Impressionanti sono le analogie tra l'omicidio di Ventimiglia quello di una settimana fa, il giorno di Pasqua, sull'Intercity La Spezia - Venezia, con vittima un'infermiera milanese, Elisabetta Zoppetti: delitti "fotocopia", li ha definiti un investigatore. Ma alla mente ora tornano prepotentemente anche molti altri delitti, che negli ultimi mesi hanno insanguinato la Liguria di ponente, sette prostitute uccise sull'asse Genova - Savona: quattro di loro sono state assassinate con un colpo di pistola alla testa ancora la famigerata calibro 38 probabilmente il 9 Marzo, il 18 e il 29 dello stesso mese e infine il 14 Aprile. E il sospetto di un "Serial Killer" avvolge anche il duplice delitto dei due metronotte a Novi Ligure (Alessandria) freddati dal cliente di un viado, Julio Castro detto "Lorena" a sua volta ferito gravemente, e scampato miracolosamente alla morte la notte del 24 marzo. Le prime dichiarazioni degli investigatori sono prudenti: ammettono che la mano che uccide sui treni è la stessa, ma rimandano ad ulteriori accertamenti, perizie tecniche, analisi specifici, per sbilanciarsi sugli omicidi delle prostitute. Ma la realtà e la ragionevole paura di nuovi omicidi che si sono susseguiti in maniera impressionante, impongono risposte immediate. Lo sa il PM di Sanremo, Giovanni Maddaleni, che ha preteso per l'autopsia di Maria Angela Rubino lo stesso medico legale di Verona che ha esaminato Elisabetta Zoppetti, al fine di stabilire in maniera inequivocabile eventuali analogie. Lo sa anche troppo bene Ruggero Perugini dirigente della squadra anti mostro, che a poche ore dal delitto di Ventimiglia era già in Liguria per indagare su questo sconcertante caso, e lo sa bene il questore di Imperia Nicola Cavaliere che ha lanciato un accorato appello alla collaborazione a tutti quelli che sanno o anno visto qualcosa. Sul treno dove è stata uccisa Maria Angela hanno viaggiato, sabato sera, centinaia di persone. Eppure. Nessuno, finora, sembra aver visto o sentito nulla. Non è stato possibile ricostruire nemmeno in quale scompartimento era seduta la ragazza ed il suo biglietto non è stato purtroppo vidimato. Ogni indicazione può essere utile agli investigatori per non precipitare nelle congetture e per non rimanere impigliati negli indizi più labili come il mistero delle borsette delle due vittime dei treni, tutte e due trovate abbandonate negli scompartimenti. Illogico pensare che una donna vada alla toilette di un treno lasciando la borsetta sul sedile. Se è stato l'assassino a lasciarle, perché le avrebbe prese? Forse per firmare in maniera inequivocabile i delitti. Questa e altre mille domande attendono gli inquirenti, e comunque è già partita la grande caccia. Il questore ha ordinato di controllare tutti gli alberghi di Ventimiglia, Bordighera e della fascia costiera. Dalle prime ore di questa mattina sono stati identificati tutti coloro che hanno lasciato le stesse località con treni, autobus, e altri mezzi. L'ipotesi, legata anche al giallo della borsetta, è infatti che l'omicida sarebbe sceso dal treno a Ventimiglia, stazione di arrivo, alle 22.23 di sabato sera. E da quel momento dalla stazione di confine non parte alcun treno fino alla mattina. Per cercare di comprendere le prime mosse dell'assassino è necessario ripercorrere la giornata di Maria - Angela Rùbino, il suo ultimo viaggio ad Albenga per rendere omaggio ad uno zio, morto nell'ospedale di quella cittadina. Il diretto 2888 è partito da Genova Brignole alle 19 ed è arrivato puntuale ad Albenga alle 20.46: è un treno che ferma in tutte le stazioni, un treno di pendolari formato da sei carrozze di prima, tutte declassate. Difficilmente chi vuole raggiungere Ventimiglia da Genova si affida a questo locale che impiega tre ore e mezza, quando con un Intercity si può risparmiare oltre un'ora di tempo, pochi sono poi i viaggiatori che raggiungono la fine corsa a Ventimiglia. Da Albenga a Ventimiglia ci sono quattordici stazioni, quattordici occasioni per l'assassino. L'omicidio può essere avvenuto in un momento qualsiasi fra le 20.46 e le 22.25. e nelle ultime stazioni può essere avvenuto senza testimoni, in un treno quasi vuoto. A Ventimiglia il treno si svuota e rimane fermo sul binario 6 in attesa degli addetti alla pulizia degli scompartimenti. Quella sera arrivano in due: Carmelo Matroni e Antonello Nicodemi, intorno alle 22,45. Passano pochi minuti prima che si fermino davanti alla porta chiusa della toilette e decidano di aprirla, e scoprano la ragazza assassinata. Per ora questi omicidi sono stati eseguiti da un Killer inafferrabile, ma con la collaborazione di tutti forse riusciremo a ricostruire e far quadrare tutti i tasselli di questa tragedia. Gli inquirenti anno diffuso anche un loro Identikit, integrato subito dopo pochi giorni di indagini e testimonianze, da un secondo Identikit per ora quello ufficiale, che forse può aiutare chiunque lo abbia incontrato a riconoscerlo e denunciarlo.



user posted image
Ultima pallottola, [2x DVD9 - Ita] Thriller (UF SPG) by Angus68


user posted image


 
VERONA: Due donne sparite nel nulla, una prostituta violentata, il ritrovamento di un tronco umano nella proprietà di un agricoltore, una condanna per stupro , per lo stesso agricoltore sospettato anche di aver ucciso e occultato almeno due persone. Tutti questi avvenimenti sono legati tra loro da un unico nome: Gianfranco Stevanin accusato di aver commesso i succitati delitti. Lo Stevanin, nato a Montagnana (PD) il 2/10/1960, è uno stupratore feticista, un perverso violentatore. Nel Gennaio 1994 sparisce la prima ragazza, l'altra sette mesi dopo. Nel Novembre 1994 lo Stevanin viene arrestato per aver aggredito e violentato una prostituta somigliante alle due ragazze scomparse, Gabriella Muster. Nella sua villa a Terrazzo, vengono ritrovate delle fotografie porno, degli indumenti e meccanismi sadomaso, dei peli pubici femminili in una scatola e i vestiti i gioielli e i documenti delle due ragazze scomparse. Aumenta sempre di più la paura dopo aver ritrovato una carcassa umana nei terreni agricoli di Stevanin; si attende solo l'esame del DNA per scoprire a chi appartenevano quei resti uma


MA CHI ERANO LE DUE DONNE SPARITE NEL NULLA?
Claudia Pulejo, 29 anni, tossicodipendente, la sera del 15 Gennaio indossava un vestito nero scollato degli stivaloni ed una borsetta. Si stava recando a casa di Stevanin, definito da alcuni giornali il "Re dei Feticisti", che le aveva promesso 15 scatole di Roipnol, un potente farmaco per le crisi di astinenza, in cambio di alcune foto per le quali la ragazza avrebbe dovuto posare. La proposta poteva essere allettante per la giovane tossicomane purtroppo però la giovane non fu più vista uscire dalla villa dello Stevanin. Tutti i suoi indumenti ed altri effetti personali furono ritrovati nella villa il giorno dopo l'arresto di Gianfranco Stevanin, il quale ha cercato di discolparsi asserendo che si trattava semplicemente di souvenir di avventure sessuali, che la giovane gli avrebbe ceduto spontaneamente. Ma se tutto ciò che la Pulejo aveva con se quella notte è stato ritrovato a casa di Stevanin , dove può essere andata una giovane , nuda, in una notte gelida come quella del 15 Gennaio? La situazione diventa sempre più intrigante quando vengono trovati nella stessa villa i vestiti ed il passaporto di una prostituta serba, Biljana Pavlovic, 25 anni, scomparsa a metà Luglio del 1994. Finora allo Stevanin si attribuiscono gli omicidi della minorenne mai completamente identificata di Claudia Pulejo, di Biljanas Pavlovic, di Blazenca Smoljo, e di Roswita Adlassnig. Restano da identificare invece alcune foto di ragazze rinvenute nell'abitazione dello Stevanin. Gli inquirenti stanno inoltre cercando Silvana Kovac, amica di Blazenka Smoljo, che dovrebbe avere la residenza nella zona di Verona e forse potrebbe essere a conoscenza di particolari utili alle indagini ancora in corso.


UNO STUPRO
La notte tra il 15 e il 16 Novembre 1994 Gianfranco Stevanin si trova a Vicenza per rimorchiare una prostituta austriaca, Gabriella Mugser. Si recano nell'abitazione della famiglia Stevanin a Terrazzo, vicino Legnago, dove ovviamente non vi era nessuno. Dopo averle dato alcuni indumenti da indossare, scatta circa sette foto dopo le quali scatta la lite tra i due a causa di un'altra foto da fare in posizione degradante per la donna che per questo rifiuta. E' a questo punto che Stevanin prende una pistola a salve di marca Bruni, cal. 8, usata per minacciare la donna. Più tardi dopo aver sfondato la porta del bagno per recuperare la sua vittima, si recano in camera da letto dove il ragazzo violenta la donna. Decide di lasciarla andare solo quando la donna le promette venticinque milioni in cambio della sua libertà. Mentre l'accompagna verso la sua abitazione, all'altezza del casello autostradale di Vicenza ovest, la donna si getta fuori dalla macchina fermando una volante della Polstrada che arresta il giovane.da quel momento in poi inizia il vero e proprio incubo per i familiari delle vittime ed in particolare per i familiari delle ragazze sparite. Inseguito al suo arresto verrà perquisita l' abitazione dove oltre agli indumenti delle ragazze, il 3 Luglio 1995, si effettuerà una scoperta estremamente agghiacciante: delle ossa umane dentro un sacco di juta, trovate nei terreni dello Stevanin , da un uomo che vi stava lavorando. Immediatamente viene svuotato il fossato dove erano state ritrovate le ossa, si scava nei terreni e nel letamaio dove affiorano una siringa, una boccetta con del liquido rosso ed un osso di grandi dimensioni. Si apprende in seguito che le ossa trovate nei campi non appartengono ne alla Pulejo, ne alla Pavlovic. Questo però ci suggerisce due ipotesi una delle quali andrebbe a favore di Stevanin: il colpevole potrebbe essere un altro serial killer. L'altra incolperebbe proprio Stevanin di aver commesso altri omicidi oltre a quelli della Pulejo e della Pavlovic.


user posted image
Blu Notte - Gianfranco Stevanin, [SATrip - DivX - Ita Mp3] by Duracell72


user posted image


 
Era la mezzanotte di Domenica 8 Agosto 1993, quando Luigi Chiatti è crollato confessando l’uccisione di Lorenzo Paolucci anche lui caduto nelle fauci del cosiddetto “Mostro di Foligno”. Anche questo un omicidio senza movente, inspiegabile, truce, eseguito ad appena dieci mesi da quello di Simone Allegretti di quattro anni e mezzo, trovato ucciso a soli settecento metri dalla casa del serial killer il 6 Ottobre dello scorso anno. Ma torniamo indietro di qualche anno per cercare di capire. Luigi Chiatti nasce il 27 Febbraio del 1968. Trascorre i primi anni della sua esistenza in un brefotrofio di religiose a Narni, dove lo aveva portato il giorno stesso della sua nascita Marisa Rossi, ragazza madre di 24 anni, cameriera in un ristorante che non sapeva come mantenere quel figlio inaspettato. Chiatti non conoscerà mai l’identità di suo padre. La madre lo andò a trovare per qualche tempo, diminuendo la frequenza delle visite, fino a quando acconsentì alla sua adozione. Luigi (che all’epoca si chiamava Antonio) rimase nell’orfanotrofio fino all’età di sei anni, fino a quando non venne adottato da una coppia di anziani coniugi: i Chiatti. Il padre, Ermanno Chiatti, faceva il medico, la madre Giacoma Ponti, era una ex insegnante elementare. La coppia non aveva altri figli oltre al ragazzino adottato; Ermanno Chiatti non era nemmeno convinto di adottare un bambino così grande, ma il desiderio di Giacoma alla fine aveva prevalso sulle indecisioni del marito. Degli anni passati nel brefotrofio Luigi Chiatti non ne ha mai voluto parlare con nessuno: dice di non ricordare nulla, è come se la sua vita fosse cominciata nel momento dell’adozione. Pare comunque che il bambino abbia manifestato nell’orfanotrofio un comportamento aggressivo e ribelle, soprattutto nei confronti delle figure femminili. Risentiva negativamente della carenza affettiva e delle frustrazioni vissute in istituto e denotava già una tendenza ad isolarsi dagli altri. Perciò venne ritenuto urgente il suo inserimento in una nuova famiglia che avrebbe dovuto dargli la massima disponibilità affettiva. Il 24 Marzo 1974, Luigi venne così affidato ai coniugi richiedenti e, il 13 Giugno 1975, l’adozione viene decretata per legge: Antonio Rossi diventa Luigi Chiatti. Il rapporto con i genitori adottivi fu difficile e ambiguo. Chiatti parla di loro in modo critico e senza affetto:

“Mio padre è stato un uomo assente, il suo mondo era solo il lavoro. La cosa che mi faceva più rabbia era che con gli altri scherzava ed era aperto, in casa, invece, il silenzio assoluto da lui stesso imposto; a pranzo TV, poi si chiudeva nello studio. La sera ancora TV e a metà film si addormentava. Io qualche volta ho provato a parlargli, ma è stato tutto inutile, con lui non si discuteva. Mi salvavo solo con mia madre, con la quale, almeno agli inizi potevo dialogare. Ma poi è finita anche con lei. Loro erano uniti e concordi, però Marisa rimproverava spesso papà perché non interveniva nei miei confronti. La faccenda non veniva mai approfondita più di tanto, perché lui quando iniziava una litigata si chiudeva nello studio senza dire altro. Da piccolo sono stato un bambino difficile e aggressivo. Mio padre mi rispondeva con il silenzio assoluto, mia madre mi rimproverava e io mi sentivo in colpa perché non riuscivo a fare quello che diceva. Non le manifestavo affetto perché provavo vergogna. Mio padre mi evitava frequentemente: quando succedeva provavo odio per lui. A causa del cattivo rapporto con i miei genitori mi sono sentito un bambino e poi un ragazzo senza via di uscita: quando provavo a esprimermi con loro, o gli lanciavo dei messaggi, mi bloccavano sempre, lo sapevo che soffrivano insieme a me… perché io li facevo stare male; però non mi sono mai ritenuto cattivo.”

Chiatti è convinto che il cattivo rapporto con i genitori gli abbia condizionato non solo l’infanzia e l’adolescenza, ma anche gli anni successivi della propria vita. A tal proposito, ricorda un episodio che a suo parere gli ha influenzato molto il carattere:

“Era un giorno di scuola normale… la mia insegnante, nonché la mia vicina di casa, entrò in classe e mi sgridò dicendo che a casa picchiavo mia nonna; non ho saputo ribattere, sono rimasto in silenzio. A casa piansi, non tolleravo che avessero confessato a lei quel mio comportamento. Da allora ho incominciato a chiudermi, mi sentivo etichettato come cattivo, provavo repulsione ogni volta che dovevo tornare da loro. Ce l’avevo con l’ambiente in cui mi trovavo, non con i miei.”

Chiatti è stato un bambino difficile, sia a casa che a scuola. Quando aveva appena 10 anni, i genitori decisero di mandarlo da una psicologa, Beatrice Li Donnici, che lo seguì per qualche tempo. Riguardo a questo periodo della sua vita, Luigi afferma:

“Con lei mi sono sempre aperto in maniera limitata per paura che lo riferisse a i miei genitori; lei conosce solo una parte dei miei problemi, ma non conosce quello vero che è molto più vasto. In me c’era il bisogno di aprirmi, ma non riuscivo a farlo.”

Naturalmente la terapia non ebbe nessun effetto e lui rimase chiuso in un mondo tutto suo. Del resto, l’ambiente familiare non lo aiutò ad uscire da questa situazione: Chiatti diventò metodico e preciso fino all’esasperazione, restando infantile nonostante continuasse a crescere: un bambino nel corpo di adulto. Acquisito il diploma di Geometra nel 1987, svolse il praticantato obbligatorio di 2 anni per potersi iscrivere all’ordine dei Geometri. Rimarrà la sua unica esperienza lavorativa, a proposito della quale Chiatti ricorda:

“Anche nell’ambiente di lavoro stavo zitto e non mi applicavo molto, sia perché non mi pagavano sia perché mi chiedevo come avrei potuto fare il Geometra con un carattere così chiuso. L’atteggiamento di chiusura e di incomunicabilità ha costituito una costante nella mia vita, è stato uno dei miei problemi perché preferivo stare per conto mio, non parlavo molto, ascoltavo solamente.”

Il 13 Dicembre 1989, partì per il servizio militare, durante il quale ebbe le sue prime esperienze omosessuali. La vita di Chiatti cambiò completamente il 4 Ottobre 1992, quando incontrò casualmente Simone Allegretti per strada. In quel momento finì la storia di Luigi Chiatti e cominciò quella del “Mostro di Foligno”.



user posted image


 
Leonarda Cianciulli è passata alla storia per i tre omicidi (numero minimo per essere riconosciuti come Serial Killer) compiuti con incredibile freddezza, ma anche per le sue dichiarazioni in tribunale e soprattutto per il suo memoriale: "Confessioni di un'anima amareggiata".
Un libro di 700 pagine, una sorta di autobiografia che la Cianciulli scrisse dopo la condanna, narrando la propria storia e riportando fedelmente le descrizioni degli omicidi da lei compiuti.
Su di quel libro, processo a parte, si basa tutto ciò che si conosce della storia della Saponificatrice di Correggio. Vi ricordiamo che la donna è finita in manicomio, perciò ogni riferimento a magie, maledizioni, sogni premonitori e profezie zingaresche potrebbe non corrispondere a realtà, ma essere soltanto un parto della mente malata di Leonarda Cianciulli.
Leonarda nasce a Montella di Avellino nel 1893, concepita in seguito a una violenza carnale subita da Emilia Di Nolfi. Emilia sarà costretta a sposare il suo violentatore e odierà per sempre quella creatura, anche dopo aver divorziato ed essersi risposata con Mariano Cianciulli, dal quale avrà altri figli.
Leonarda è una bambina debole, malaticcia ed epilettica ed è maltrattata dalla madre, mentre i fratelli la isolano e la trattano allo stregua di una paria.
La sfortunata bambina cerca di sfuggire alla propria situazione famigliare tentando più volte il suicidio ma è sfortunata anche da quel punto di vista:
"Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l'altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l'intenzione di morire e mangiai dei cocci di vetro: non accadde nulla".
Nonostante non sia una grande bellezza (grassa e dal viso mascolino), Leonarda trova nell'addolescenza una via di consolazione alla sua triste vita: la compagnia maschile.
Un bel giorno uno dei tanti uomini da lei frequentati, l'impiegato statale Raffaele Pansardi, la sposa e la porta via dalla madre. I due coniugi Pansardi si trasferiscono infatti a Lariano, un paesino dell'Alta Irpinia…sul quale, poco tempo dopo, si abbatte un terribile terremoto. Leonarda e suo marito cadono in rovina e si trasferiscono nuovamente, questa volta in Emilia Romagna, a Correggio (Reggio Emilia).
Il paesello verrà reso famoso dalla Saponificatrice, ancora prima che da Ligabue.
I cittadini accolgono bene la coppia, che vive in Via Cavour 11A. Leonarda si ingegna in un commercio di abiti usati. Grazie a questo commercio e grazie al rimborso danni per il terremoto, la coppia risolleva ben presto la propria economia, tanto da permettersi una collaboratrice domestica.
Nonostante la nuova situazione economica, la donna non riesce a godersi la vita perché è ossessionata dalla maledizione che sua madre ha pronunciato in punto di morte, una maledizione che le augura una vita piena di sofferenze. Come se ciò non bastasse, anni prima una zingara le aveva fatto una terribile profezia, la cui prima parte recitava: "Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi".
Mai predizione fu più veritiera: le sue prime 13 gravidanze finiscono con 3 aborti spontanei e 10 neonati morti nella culla.
Dopo l'intervento di una "strega" locale, Leonarda riesce finalmente a portare a termine non una, ma ben quattro gravidanze. Un caso? Auto- condizionamento? Magia? Non lo potremo mai dire con certezza, ma sta di fatto che adesso Leonarda Cianciulli non è più la bambina che cerca il suicidio per sfuggire a una vita priva di amore materno, il destino l'ha trasformata in una madre disposta ad uccidere chiunque provi a strapparle via quei 4 preziosi doni del destino.

È il 1939, Giuseppe, il primogenito, è iscritto a lettere all'Università di Milano, Bernardo e Biagio frequentano il ginnasio, Norma l'asilo delle suore.
C'è una guerra alle porte, l'angoscia di Leonarda è sempre maggiore, sopratutto teme che l'esercito si porti via il suo Giuseppe, a combattere contro gli Alleati.
Memore dell'intervento magico compiuto anni prima della strega, e andato a buon fine, Leonarda trova ben presto la soluzione al suo problema: la magia.
"Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l'altra dalla terra nera...per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli".
Leonarda si rivela un'ottima "apprendista", in poco tempo diventa una maga rinomata nella zona. Fa gli oroscopi e legge le carte alle amiche e alle persone (soprattutto donne sole) che si recano nel suo studio magico, ma la Saponificatrice fa le carte anche su se stessa, nella speranza di conoscere il destino di Giuseppe.

Una notte i sogni spaventosi di Leonarda scompaiono e al loro posto appare una Madonna. In braccio porta un Gesù bambino nero e spiega alla donna cosa deve fare: ci vogliono dei sacrifici umani per salvare i suoi figli.
La novella maga decide così di passare al setaccio tutte le proprie clienti, fino a quando non trova tre potenziali vittime che fanno al caso suo: tre donne sole, mature e disposte a tutto pur di cambiare la loro triste e noiosa vita a Correggio.
È il momento di agire.
La prima vittima si chiama Faustina Setti, una settantenne che non ha ancora perso le speranze di trovare marito e che si consulta spesso con la maga per conoscere il proprio destino amoroso.
Leonarda le legge le carte, le promette che sono in arrivo novità e un giorno le comunica finalmente la "lieta" novella: un ricco amico della Cianciulli stessa, e residente a Pola, ha deciso di sposarsi, e ha visto in Faustina Setti la sua donna ideale. Leonarda consiglia all'amica di vendere tutti i propri averi e di non fare parola con nessuno su questa storia, per non scatenare inutili invidie.
Il giorno della partenza Faustina si presenta, tinta truccata ed eccitata come una bambina, dalla maga sua amica, per gli ultimi saluti di rito.
La Cianciulli le offre un caffè, anche se ci sarà da aspettare un po': il fornello è occupato da un enorme pentolone pieno d'acqua bollente sul fuoco, è ora di fare una scorta di sapone per l'inverno! Nell'attesa del caffè, consiglia perciò alla Setti di guadagnare tempo, magari scrivendo delle lettere ai parenti, nelle quali annuncia che l'incontro con l'uomo è andato a buon fine.
Mentre la settantenne, mezza analfabeta, si affatica sulle lettere, Leonarda prende la scure e le spacca la testa. Il corpo viene sezionato in nove parti, il sangue raccolto in un catino per scopi ben poco ortodossi…
"...gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi, che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io".
Il giorno dopo la Saponificatrice manda l'ignaro Giuseppe a Pola, a imbucare le lettere scritte dalla povera Faustina innamorata.

La seconda vittima si chiama Francesca Soavi. È una donna molto attiva, che si sente in gabbia nel paesino Emiliano, così si reca spesso da Leonarda perché vuole sapere dalle carte se troverà mai un posto di lavoro in qualche altra città.
La Cianciulli le promette che a Piacenza c'è ad aspettarla un posto da maestra elementare in un collegio femminile. La donna ringrazia entusiasta e, come Faustina, una fredda mattina del settembre 1940 si reca a salutare la maga, per ringraziarla dell'aiuto.
Anche se con qualche difficoltà in più, Leonarda convince Francesca a non fare parola con nessuno e a scrivere le solite lettere d'addio. Poi compie il suo secondo sacrificio umano.
Questa volta ruba i soldi dalle tasche della vittima e, giorni dopo, si presenta alla famiglia dicendo che è stata incaricata da Francesca a vendere tutte le sue cose.
Giuseppe intanto viene mandato a imbucare delle lettere a Piacenza.

Terza e ultima vittima. Virginia Cacioppo è una cinquantatreenne ex cantante lirica, che non riesce ad accettare l'età e che passa le giornate ricordando malinconicamente i passati successi artistici.
Leonarda la convoca nel suo studio e le promette che un suo amante, dirigente di un fantomatico teatro di Firenze, sarebbe disposto ad assumere Virginia come segretaria e, eventualmente, potrebbe anche inserirla in qualche spettacolo. La cantante lirica accetta entusiasta e, per rispetto nei confronti dell'amica, non racconta a nessuno del misterioso amante-dirigente di Firenze che la vuole assumere.
Il 30 settembre 1940 si ripete alla perfezione l'ormai solito copione di morte della Saponificatrice.
"Finì nel pentolone, come le altre due. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle belle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce".

A incastrare Leonarda Cianciulli non saranno né un errore madornale né un investigatore geniale, come succede in tutte le storie di assassini seriali, ma saranno bensì una parente impicciona e un prete avido.
Il 30 settembre 1940, prima di sparire, la Cacioppo era stata seguita da una cognata, curiosa di sapere perché Virginia le aveva venduto tutti i vestiti. La donna, non vedendo più uscire Virginia dalla casa in Via Cavour, si insospettisce e mette in guardia la questura. La questura stessa, poco tempo dopo, durante dei controlli, incappa in un Buono del Tesoro della Cacioppo, depositato alla Banca di San Prospero da un prete di campagna.
Interrogato dagli inquirenti il parroco confessa di aver comprato il Buono da A. Prosperi, amico-amante della Cianciulli.
Leonarda è alle strette. Il questore vuole spiegazioni, ma è nuovamente la Madonna con il Gesù nero ad apparirle in sogno e a dirle di confessare tutto.

EPILOGO
Durante il processo (1946), la mamma assassina, sarà costretta nuovamente a difendere l'adorato Giuseppe dall'accusa di averla aiutata negli omicidi.
Gli inquirenti giustamente hanno diversi dubbi sulle possibilità che una donna di cinquanta anni, alta un metro e cinquanta e tarchiata, sia riuscita da sola uccidere e sezionare tre esseri umani.
Così Leonarda, pur di salvare dalle accuse Giuseppe, propone alla corte di eseguire per loro ciò che ha fatto alle altre donne. A sorpresa il giudice accetta la proposta e vengono fatti portare nell'aula il cadavere di un vagabondo, un pentolone e una scure. In 12 minuti netti, sotto agli sguardi allibiti dei magistrati e degli avvocati, il vagabondo viene sezionato, smembrato e bollito per fare saponette. Leonarda è la sola colpevole. Il prete e il suo amante se la cavano con un'accusa di ricettazione.
Condannata a 30 anni di carcere e 3 anni di manicomio, Leonarda passa la sua condanna nelle strutture di Pozzuoli e Aversa, lavorando all'uncinetto, facendo il discorso di benvenuto ai funzionari ministeriali in visita e cucinando biscotti per tutte le sue compagne. A questo proposito, una suora che l'ha conosciuta ricorda: "Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi che nessuna detenuta però, si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero qualche sostanza magica."
Il 15 settembre 1970, in seguito a apoplessia celebrale, la Cianciulli si è spenta nel manicomio criminale di Pozzuoli ed è stata seppellita nella fossa comune della città campana.
Alla sua misteriosa figura di madre (e quindi di dispensatrice di vita) che si trasforma in terribile assassina sono ispirati il film "Gran Bollito" di Bolognini, lo spettacolo teatrale "Amore E Magia Nella Cucina Di Mamma" della Wertmuller e "Cianciulli!" della band Heavy Metal AFA, ma anche pagine su pagine di libri.

"Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio"
(seconda parte della profezia della zingara)

DANIELE DEL FRATE 17-10-2004


user posted image
Leonarda Cianciulli, [Mp3 - Ita] adoc - La storia in giallo 007 by darayava

user posted image


 
La carriera del killer seriale Maurizio Minghella, uno dei più feroci e crudeli assassini italiani, comincia con una condanna a vita nel 1982. Libero dopo 17 anni riprende a uccidere e, dal 2005, è tornato a essere definitivamente un ergastolano. Fa ginnastica tutte le mattine e sogna di essere trasferito in un istituto del Nord Italia, vicino alla famiglia. La sua storia parte da lontano e fa rabbrividire. Ma andiamo per ordine: Maurizio Minghella nasce a Genova nel 1958. E' un pugile dilettante e ama passare ore e ore all'obitorio per vedere da vicino i cadaveri e la disperazione dei familiari. E' considerato da tutti "minus habilis", la sua personalità si capisce fin da subito che è un po' particolare (eufemismi a parte...). Il padre è un uomo violento. Minghella assiste spesso alle percosse che sua madre deve continuamente subire; in un colloquio con gli psichiatri dirà di rammaricarsi per non averlo ucciso strangolandolo con una corda. Proprio durante questi anni così difficili "cova" nella sua mente il cancro della morte che, per lui, diventa un tamburo battente. Minghella ha bisogno di uccidere, perché quando ammazza si eccita. E le sue vittime sono le donne, in particolare prostitute. Ne uccide una dietro l'altra e più loro si agitano, cercando di fuggire, e più cresce in lui il desiderio sessuale. Gli omicidi iniziano il 9 aprile 1978 con la prima vittima, Anna Pagano, 20 anni, una prostituta "tossica". Viene ritrovata con il cranio fracassato, le gambe e la schiena ricoperte di scritte che alludono alle Brigate Rosse. Minghella ha seviziato la vittima conficcandole nella cavità anale una penna. Qualche mese più tardi è la volta di Giuseppina Jerardi, 23enne, trovata priva di vita all'interno di un'automobile. Passano undici giorni e il 19 luglio viene ritrovata Maria Catena Alba, detta Tina, di 14 anni. Il suo corpo nudo è legato a un albero e nelle analisi autoptiche si stabilisce che è morta per strangolamento. Il delitto più efferato di Minghella è, però, quello di Tina Motoc 27enne madre di un bambino di 2. Il capo della Omicidi, Marco Basile, davanti al cadavere maciullato della donna, non riesce a trattenere vomito e lacrime. La scia dei delitti sembra inarrestabile. Il serial killer continua a professarsi innocente. In carcere la sua condotta è ineccepibile: Minghella si comporta bene, è un tipo tranquillo, non dà problemi. Nel 1995 ottiene il "premio" della semilibertà. Può uscire nelle ore diurne per lavorare. Minghella trova lavoro come falegname nella comunità del Gruppo Abele di don Ciotti. Lì conosce una donna da cui avrà un figlio nel 1998. Si trova un appartamento dove poter andare a vivere con la sua nuova compagna. Sembra, dunque, che la sua esistenza, dopo la galera, sia davvero cambiata. Ma non è così. Nel 1996, Minghella si assenta sempre più spesso dal lavoro e, proprio in concomitanza di ciò, avvengono a Torino orrendi delitti di prostitute violentate e poi barbaramente uccise tra queste Loredana Maccario, strozzata con una corda da canotti nel proprio appartamento nel marzo del 1997. La polizia è costretta a riaprire l'indagine e il primo sospettato non può che essere lui. Nel 2003, dopo un'evasione durata qualche ora, il serial killer delle prostitute viene condannato all'ergastolo per l'uccisione di Tina Motoc, Fatima Didou, strangolata con il laccio di una tuta da ginnastica, e la 67enne Cosima Guido, condanna confermata l'8 giugno 2005 dalla Corte di Cassazione. Dicono che solo una donna sia riuscita a salvarsi dalla furia omicida di Minghella per un'intuizione psicologica. Il "mostro di Torino", infatti, sente la necessità di essere sempre gratificato sotto l'aspetto sessuale: la sua mascolinità non deve essere mai messa in discussione. La donna che riesce a mettersi in salvo gli dice: "Tu sei un vero uomo, vorrei essere la tua donna".



user posted imageuser posted image


 
Si possono definire puro nazismo e follia xenofoba, i delitti commessi da Wolfgang Abel e Marco Furlan. Uno Tedesco, l’altro Italiano, nell’arco degli anni a cavallo tra il 1970 e il 1985 uccisero, in nome della razza e in principio all’ideologia nazista, quindici persone, tutti rivendicati da quella che, a lungo, fu ritenuta una strana ed oscura organizzazione di ispirazione neonazista: “Ludwig” per l’appunto. Le vittime accertate (molti ritengono che siano addirittura ventisette) furono per lo più emarginati come omosessuali, tossicodipendenti e prostitute ma, non scamparono alla mattanza, anche normali cittadini che frequentavano cinema a luci rosse oppure ragazzi amanti dei sabato in discoteca. La mano omicida operò soprattutto nella zona del Veneto, poi si spostò nelle zone limitrofe, in Lombardia, ma aveva già colpito anche all’estero, soprattutto in Germania. La matrice che accomunava i delitti di “Ludwig” era una devastante furia moralizzatrice. L’odio per i diversi, per chi, in una tristissima visione del mondo, non obbedisce alle regole del perbenismo più idiota. Un odio che spinge “Ludwig” a colpire anche dei frati, rei di aver divulgato una fede distorta e ingannevole. Anche le modalità degli omicidi sono brutali: le aggressioni venivano effettuate con coltelli, martelli, scuri, punte di scalpello oppure utilizzando il fuoco. “Ludwig” aveva una caratteristica diabolica: non solo rivendicava puntualmente i suoi orrendi delitti, ma, ogni volta, forniva agli inquirenti anche gli elementi, le circostanze, le prove, che solo chi aveva ucciso poteva conoscere. Chi era “Ludwig”? Davvero questa sigla nascondeva un’organizzazione di esaltati neo-nazisti? Il tre Marzo 1984, due giovani che stanno cercando di incendiare una discoteca nel mantovano, vengono arrestati. Da quel momento “Ludwig” esce di scena. I protagonisti non sono però ragazzi qualunque, appartengono all'alta borghesia veneta. Wolfgang Abel nasce nel 1959 a Monaco. E' figlio di un ricchissimo avvocato tedesco di nome Gerhard residente dal 1964 nella provincia di Verona a Negrar. Abel, però, visse per qualche tempo anche nella città bavarese. Si laurea in matematica con il massimo dei voti presso l'Università di Padova nel 1984 ed è giudicato un attento conoscitore della cultura filosofica. Ma, terminati gli studi, cambia completamente campo d'interesse e comincia a lavorare a Monaco nella compagnia di assicurazioni “Arag Italia” di cui il padre era consigliere delegato. E' per questo che Abel si divide tra Monaco e la lussuosa villa dei genitori a Negrar. Quando il quattro Marzo 1984 viene arrestato perché colto in fragranza di reato mentre insieme all'amico Marco Furlan tenta di appiccare il fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, il padre decide di anticipare il suo pensionamento. Abel è accusato di essere insieme a Furlan l'autore dei crimini costati la vita a quindici persone nel Veneto e rivendicati dal gruppo neonazista “Ludwig”. Durante il lungo e complesso procedimento giudiziario che termina con una condanna in terzo grado a ventisette anni di carcere, Abel viene sottoposto a continue perizie psichiatriche da cui si desume una sua parziale incapacità di intendere e volere. La motivazione, stando ai periti, risiederebbe "nelle cure materiali prive del vero calore" da parte dei genitori. "Non sono state soddisfatte le sue aspettative emozionali ed egli ha la personalità in quella che gli psichiatri infantili definiscono situazione abbandonica". Già nel settembre del 1978 Abel dà segni di squilibrio, come testimoniano poche righe mischiate a una lucida sequenza di osservazioni di carattere filosofico annotate su un taccuino: "ricovero o suicidio". Dopo la sentenza definitiva dell'undici Febbraio 1991 Abel protesta con lo sciopero della fame e tenta più volte il suicidio tanto da essere obbligato a un lungo ricovero nell'ospedale giudiziario di Reggio Emilia dove viene sottoposto a terapie psichiatriche. Marco Furlan, studente di fisica, fu invece arrestato prima di riuscire a prendere la laurea. La Corte di Cassazione, sempre l'undici Febbraio 1991, lo condannò a ventisette anni di prigione dopo che in primo grado la sentenza era stata di trent'anni. L'iter giudiziario fu lunghissimo perché interrotto da continui colpi di scena. Il quindici Marzo 1984, subito dopo l'arresto, Furlan tenta il suicidio in carcere cercando di impiccarsi alle inferriate della cella con il lenzuolo. Le perizie psichiatriche si susseguono. A Furlan, dicono gli psicologi, sono mancati da parte della famiglia gli affetti, la tenerezza, il calore umano e l'appoggio come elementi antropologici per strutturare la personalità. Con il risultato che, nelle varie tappe della sua evoluzione infantile, si sono fissate insicurezze, conflitti, comportamenti reattivi. Il quindici Giugno 1988 la Corte d'Assise d'appello di Venezia ordina la scarcerazione dei due complici per decorrenza dei tempi di carcerazione preventiva e ordina a Furlan il soggiorno obbligato a Casale di Scodosia, in provincia di Padova. Ma da lì l’uomo fugge proprio a ridosso della sentenza di terzo grado e si rende latitante per quattro anni. Nel Maggio 1996, però, la polizia lo rintraccia e lo arresta a Creta. Furlan è ancora detenuto. Di lui gli psichiatri dissero: "è caratterizzato da una situazione di generica inferiorità intellettuale data da conflitti psichici non risolti e anche da una dipendenza legata a simpatia, amore o stima rispetto al complice Abel".
Cronologia dei fatti: la sera del ventisei febbraio 1983 un anziano sacerdote stava risalendo la ripida via dei Giardini a Trento. Padre Armando Bison, 71 anni, padovano di origine, della Congregazione dei Figli del Sacro Cuore, detti Venturini, aveva appena celebrato la Messa nella chiesa del Suffragio e stava tornando al convento. Piovigginava ed era ormai buio. A un tratto, arrivato a pochi passi dal cancello, qualcuno lo aggredì alle spalle fracassandogli la testa a martellate. Poco dopo un confratello che stava uscendo dal cancello vide Padre Bison a terra in un lago di sangue. Particolare agghiacciante: gli aggressori gli avevano conficcato nel cranio un punteruolo da scalpellino, sul quale avevano saldato un crocifisso di legno. All’arrivo della polizia, una donna racconta di aver visto poco prima due giovani sui vent’anni, seminascosti nel buio. Padre Bison venne portato all’ospedale di Verona. Morirà dopo dieci giorni di agonia. Il fatto suscitò un’enorme emozione a Trento. Si collega subito questa folle aggressione a una analoga avvenuta l’estate precedente a Vicenza: due monaci del Santuario di Monte Berico erano stati uccisi allo stesso modo. In quel caso a rivendicare il duplice omicidio era stata una strana sigla, “Ludwig”, con una lettera inviata all’Ansa: sul foglio un’aquila stilizzata sormontata dalla scritta «Gott mit uns’» (Dio con noi), il motto dei nazisti. Nella lettera era scritto: «Il fine della nostra vita è la morte di chi tradisce il vero Dio». E ben presto anche l’omicidio di Trento venne rivendicato dal fantomatico “Ludwig”. Ma chi si nascondeva dietro questa sigla? Un mitomane, un pazzo, un serial killer, un fanatico? Gli inquirenti brancolavano nel buio. Non era la prima volta, del resto, che la parola rivendicava fatti di sangue: già nel 1980, con una lettera inviata al Gazzettino di Venezia, “Ludwig” si attribuiva la paternità di una catena di omicidi cominciata nel 1977 e proseguita al ritmo di uno all’anno. Le vittime sono nomadi, omosessuali, prostitute, tossicodipendenti. Nel 1982 è la volta dei due religiosi di Vicenza. L’aggressione a Trento fu la prima fuori del Veneto. Poi, il quattro Marzo 1984, la svolta. Quel giorno alla discoteca «Melamara» di Castiglione delle Stiviere (Mantova) ci sono circa trecento persone che ballano quando qualcuno avverte odore di benzina e vede un giovane che svuota una tanica sulla moquette. Questi viene bloccato e insieme a lui un altro giovane che cerca di fuggire. Sono Marco Furlan, veronese di 20 anni, figlio del primario del reparto ustionati dell’ospedale di Verona, e Wolfgang Abel, 25 anni, figlio di un ricco assicuratore tedesco che da anni risiede a Negrar di Verona. Determinante sarà la scoperta, nelle abitazioni dei due, di block notes con fogli uguali a quelli usati per le rivendicazioni, sui quali erano visibili i solchi lasciati sul foglio sottostante dalla penna che aveva tracciato i loro messaggi. Il processo di primo grado, svoltosi a Verona, condanna i due a trent’anni: il Pm (che era Francesco Pavone, poi diventato procuratore a Rovereto) aveva chiesto l’ergastolo, ma i giudici avevano riconosciuto la semi infermità mentale. Il processo d’appello, tenutosi a Venezia (e in questo caso il Pm era Stefano Dragone, oggi procuratore capo a Trento) aveva ridotto la pena a 27. Ma perchè uccidevano? I due giovani dell’alta borghesia, uno laureato in matematica, l’altro in fisica, si erano auto attribuiti una sorta di missione moralizzatrice, forse richiamandosi a una tragedia ottocentesca del drammaturgo tedesco Otto Ludwig, il cui protagonista teorizzava la figura del sacerdote perfetto e puniva con la morte «i servi dei falsi dei». Secondo il Pm Pavone però i crimini commessi erano semplicemente: «delitti di riempimento alla noia dei fine settimana».



user posted image


 
Non c'è analisi interiore in Roberto Succo, c'è solo la perfetta rappresentazione di una vita "fuori" nel senso stretto della parola. Le tessere del mosaico appaiono incoerenti e sembrano disegnare forme incomprensibili, ma incomprensibile è la violenza del giovane, la lucidità nel preservare la sua latitanza pur continuando ad aggredire, a trucidare, a violentare donne, ad amare una ragazzina del liceo. La gratuità delle sue gesta: la loro totale irrazionalità costituisce una delle ragioni del disorientamento degli investigatori ed è riuscito alla perfezione l'alternare parallelo delle scene in cui la polizia tenta la difficile ricostruzione dei fatti e quelle che dicono della completa illogicità dell'agire del giovane diretto a impattare su un mondo a volte totalmente privo di riferimenti, che non si interroga su nulla, nemmeno delle fucilate esplose sul frequentatore di una discoteca all'uscita del locale. Una storia davvero fuori dall’ordinario questa, tremenda e surreale. Ma facciamo un passo indietro e cominciamo dal principio: Roberto Succo nasce a Mestre nel 1962. Intelligente, dal fisico prestante e con gli occhi azzurri, dietro a questo ragazzo apparentemente normale, si nasconde un mostro senza coscienza. A soli diciannove anni, il 12 aprile 1981, Roberto uccide i propri genitori: il padre Nazario di cinquantatre anni, poliziotto (al quale ruba la pistola di ordinanza), viene strangolato, mentre la madre Maria, quaranta anni casalinga, viene accoltellata. I corpi esanime vengono lasciati a marcire nella vasca da bagno. Le indagini portano subito al figlio Roberto, che però nel frattempo è scomparso da casa. Passano solo 2 giorni prima del suo arresto, avvenuto dopo una colluttazione con un sottufficiale che lo aveva riconosciuto. Alla polizia, Succo si giustificò dicendo: "la mamma mi aveva escluso, a scuola andavo male, mio padre non voleva prestarmi l'auto!" Roberto viene cosi dichiarato schizofrenico e totalmente infermo di mente dal tribunale di Venezia l'8 ottobre 1981. Internato in un ospedale psichiatrico, dove avrebbe dovuto restare in osservazione per dieci anni, nel 1986 fugge durante un permesso per frequentare l'università e si rifugia in Francia. Nel paese transalpino, Succo miete diverse vittime e allaccia una morbosa relazione con una ragazza sedicenne, che finirà comunque per lasciarlo dopo l'ennesima lite, esasperata dai comportamenti violenti del ragazzo (anche sotto il profilo sessuale). Tra le vittime francesi di Succo, troviamo un brigadiere svizzero, Andrè Castillo, freddato nell'aprile del 1987, un medico, un ispettore di polizia e, sempre nello stesso anno, due diciassettenni, violentate e ammazzate a colpi di pistola. Rientrato in Italia, Succo viene catturato vicino a Treviso, il 28 febbraio 1988. "Sono un killer" – dichiara – "per mestiere ammazzo la gente!". Durante l'interrogatorio, confessa anche che prima di sparare alle sue vittime, gli urlava "Je te tue" (ti uccido). Già al primo giorno di detenzione, Succo tenta di evadere, improvvisando una conferenza stampa sul tetto del carcere di Treviso. Rimasto ferito (quattro costole rotte), viene trasferito a Vicenza, dove, nella notte tra il 22 e 23 maggio 1988, muore suicida nella cella di isolamento, soffocato da un sacchetto di plastica e una bomboletta di gas. Prima di morire, Succo, fu nuovamente sottoposto a perizie psichiatriche che lo confermarono totalmente incapace di intendere e di volere, affetto da schizofrenia paranoie e idee di superiorità. Con il proprio suicidio, è svanita la vita di un ragazzo apparentemente normale, ma che era invece uno dei più spietati serial killer italiani, tanto da ispirare un film candidato al festival di Cannes, intitolato appunto "Roberto Succo". Termina così la sua storia terribile e romanzesca che lascia davvero sbigottiti.


user posted image
Roberto Succo [DivX - Ita Mp3] by Antone
Roberto Succo (2001), [XviD - Ita Ac3 5.1] by Dorelik


user posted image


Messaggio modificato da blueam il Feb 21 2017, 10:09 AM

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
blueam
Inviato il: Mar 29 2014, 10:56 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



user posted image





user posted image


 
Catherine Deshayes, nota come La Voisin, vedova Monvoisin, (Parigi, circa 1640 – Parigi, 22 febbraio 1680) fu un’avventuriera francese.
Catherine Deshayes, nacque nel 1640 circa in Francia. Si narra che era brutta, sboccata ed alcolizzata. Si unì in matrimonio con Monvoisin, un gioielliere che con la sua attività permise a Catherine di entrare in contatto con il mondo della nobiltà.
Suo marito, che doveva subire l'affronto di continui e reiterati adulteri, che spesso veniva picchiato, per ordine di Catherine, dai suoi amanti, non ebbe particolari successi nella sua attività, e quindi, per compensare questa vita difficile e migliorare le proprie condizioni di vita, Catherine cominciò a praticare la magia per invocare ed attirare fortuna e ricchezza.
La Fontaine scrive: "Una donna a Parigi faceva la Pitonessa".
Suo istruttore fu il sacerdote Etienne Guibourg (1603-1683), che celebrava Messe Nere, ed il suo amante, l'indovino Adam Lecouret detto Le Sage, con cui distillava veleni nella cantina di casa.
Secondo alcune fonti essi avevano accesso ai registri dell'Inquisizione e dagli atti dei processi estrapolarono le loro conoscenze magiche.
Con l’esperienza e la pratica, Catherine diventò un’abile fattucchiera cartomante, chiromante, procuratrice di aborti, di afrodisiaci, di filtri d'amore, di talismani, ottima iettatrice ed organizzatrice anche di messe nere per alcuni clienti "eletti", servigio quindi che non riservava a tutti.
Fra le sue clienti si poterono annoverare sia le donne del popolo che le nobildonne della corte parigina, delle quali divenne la confidente, facendola diventare una donna molto ricca.
Infatti finì per avere una certa fama e, iniziando a frequentare i più importanti salotti, riusciva a lucrare anche dalle 50.000 alle 100.000 lire l'anno.
Orgogliosa del suo mestiere, oltre ad aver studiato anche fisiognomica, La Voisin era anche una abile psicologa, dal momento che era perfettamente in grado di indovinare il futuro di una persona più parlando con essa che leggendole la mano.
I suoi clienti erano anche personaggi d'alto rango, soprattutto donne, fra cui anche la celeberrima Madame de Montespan, ex favorita del Re Luigi XIV, che poiché lasciata da quest’ultimo per Mademoiselle de Fontanges, cercò di rientrare nei favori di sua Maestà, mediante sortilegi.
Ciò che fece scattare in particolare la rovina de la Voisin fu una denuncia anonima, scritta in un biglietto depositato in una chiesa, secondo l’usanza dell’epoca, da parte di un suo seguace, che, fedele alla corona, non poteva permettere che andasse in porto una messa nera commissionata per uccidere il Re!
Saputa la notizia, Nicholas de La Reynie, luogotenente generale della polizia del Re, arrestò Catherine Monvoisin e altre 360 persone, complici della strega e del sacerdote Etienne Guibourg. Il suo arresto è datato 12 marzo 1679, appena uscita da una messa nera. In quel momento la fattucchiera aveva 39 anni.
Nelle perquisizioni dell’abitazione della fattucchiera, i gendarmi trovarono resti di ossa umane all'interno di un forno e vari oggetti magici.
Non solo! consultando i registri della strega la Voisin, si venne a conoscenza del nome di dame di corte committenti di messe nere, di prescrizioni di filtri d'amore, veleni, unguenti a base di grasso di neonato per restare giovani.
La Rochefoucauld disse: “Il secolo presente ha generato non meno avvenimenti straordinari dei secoli precedenti, ma li ha sorpassati nell’eccesso dei crimini”.
Approfondendo con solerzia le indagini, il luogotenente di polizia La Reynie scoprì non solamente le prove per le accuse di avvelenamento, ma anche una serie di altri crimini. Questi personaggi, citati in giudizio, erano coinvolti nella celebrazioni di messe nere, celebrate da preti spretati (fra cui il tristemente celebre Etienne Guibourg, costante collaboratore della Voisin), dove si profanavano ostie consacrate e si fabbricava moneta falsa, e dove venivano sacrificati anche dei bambini e neonati.
Secondo gli interrogatori e le deposizioni ottenute da La Reynie, nelle messe nere, al momento dell'offertorio, si sgozzava un bambino, se ne versava in sangue in un calice, lo si mescolava a sangue di pipistrello e ad altre sostanze immonde: poi si procedeva a mescolare il tutto a della farina, che serviva a dare una solidificazione al composto, in modo da poter formare un'ostia satanica.
“Questi sono crimini orrendi e mi spaventano” (Nicholas de la Reynie)
La Reynie non si rese conto però della lotta che intercorreva fra il ministro della guerra, Louvois, e Jean-Baptiste Colbert, ministro delle finanze. Per conto del Re in realtà era in corso anche un’altra inchiesta, segreta e parallela, disposta dal Louvois, che rivelò che i più illustri accusati erano parenti od amici di Colbert.
Attraverso le prove raccolte e le testimonianze, grazie all'operato di La Reynie, la Camera Ardente pronunciò contro i personaggi secondari 36 condanne a morte, e sentenze che condannavano alla galera. Molti condannati furono rinchiusi nella cittadella Vauban du Palais a Belle-Île-en-Mer. Il prete Guibourg non fu mai formalmente processato, ma fu palese la sua responsabilità di decine di omicidi rituali di bambini, a cui aveva tagliato la gola per sacrificarli a Satana: venne quindi rinchiuso nelle segrete di un castello, dove rimase, incatenato ad una parete, fino alla morte avvenuta quattro anni dopo.
Per quanto concerne La Voisin, durante il processo e sotto tortura, confessò di aver organizzato un proficuo mercato basato sui bambini: oltre a quelli abortiti perché prova di adulterio (pare che nel giardino della casa della strega La Voisin, si ritrovarono i corpi di circa 2000 neonati ed embrioni), i piccoli nati non desiderati, venivano o storpiati appena nati e venduti a mendicanti, oppure allevati per divenire gli amanti di qualche nobile e ricco pervertito.
Durante il processo, La Voisin accusò anche la Marchesa di Montespan di tentato omicidio nei confronti di una bellissima nobildonna sua rivale. Nel momento in cui però il nome della favorita venne pronunciato, Athenais era già caduta in disgrazia: la Venere di Versailles, che aveva incantato tutti, era oramai nota per i suoi maneggi di intrigante e dopo 8 gravidanze, secondo alcuni oramai era divenuta grasse e sgraziata: il Re provava irritazione molto spesso nei suoi confronti.
20 febbraio 1680, piazza de Grève….le fiamme divoravano La Voisin.
La sorte degli altri processati fu segnata per più della metà da una condanna alla deportazione, al carcere a vita, ed anche alla morte.


user posted image
Madame Voisin, [Mp3 - Ita] adoc - La storia in giallo 158 by darayava


user posted image


 
Quello dei serial killer non è un fenomeno puramente moderno. Sono sempre esistiti i predatori di uomini, fin dalle epoche più remote. Tra il 1400 e il 1600, per esempio, sono vissuti tre dei più terribili mostri della storia: Gill De Rais, eroe militare francese e violentatore di bambini che ha ispirato De Sade, Vlad III, il conte della Valacchia he impalava i turchi e che avrebbe ispirato il personaggio di Dracula, e infine Erzsébet Báthory, la Bloody Countess, il più efferato serial killer della storia umana. Le sue vittime sono più o meno 650, forse di più.
Alla Contessa sono stati dedicati dipinti, libri, canzoni, film e siti horror, tanto da renderla un vero e proprio mito.
Vediamo di conoscere meglio la sua storia, anche se non è facile ricostruire una storia avvenuta ben tre secoli fa, soprattutto un caso come questo, che è stato tanto mitizzato e trasformato in leggenda.

Erzsébet Báthory nasce ai piedi dei Carpazi, nel 1560, da Gyrögy e Anna Báthory. In questo periodo l'Ungheria e la Romania sono sconvolte da sanguinose guerre: da una parte gli Asburgo e, dall'altra parte, i turchi ottomani, spingono per conquistare i territori di queste due nazioni.
I Báthory decidono quindi di trasferirsi in Transilvania, dove lo zio della neonata, un uomo violento e selvaggio, è il Principe. Il Principe Transilvano non è l'unico Báthory fuori dal comune: il fratello di Erzsébet è un maniaco sessuale inarrestabile, nessuna donna o bambina è al sicuro nei suoi pressi; sua zia è stata incarcerata perché strega e lesbica, un altro zio è un alchimista e un adoratore del demonio. Come se non bastasse, la balia, alla quale viene affidata la Contessina, è dedita alla magia nera, e si dice utilizzi sangue e ossa di bambini per fare degli incantesimi.
Erzsébet non è una bambina facile, né la vita è facile per lei: la giovane soffre di convulsioni, di scatti d'ira e di attacchi di epilessia. Con l'adolescenza si dimostrerà anche promiscua, tanto che, a 14 anni, resta incinta di un contadino.
Tutti questi sintomi, considerato il fatto che la malattia mentale non è una rarità tra i Báthory, portano facilmente a presupporre che in Erzsébet sia nato già con qualche disturbo al cervello.

All'età di 15, Erzsébet è costretta a sposare il Conte Ferencz Nádasdy, il più grande guerriero nazionale, spesso costretto a stare via di casa.
Durante una delle tante assenze del marito, su consiglio della sua balia, la giovane Contessa si avvicina alla magia nera. Tanto per iniziare, si procura subito una pergamena fatta di amnio (= la membrana che protegge i bambini nell'addome della madre), sulla quale c'è scritto con il sangue un incantesimo del dio Isten. L'incantesimo promette salute, lunga vita e protezione: i nemici del seguace di Isten verranno aggrediti e uccisi da un "esercito" di 99 gatti. Erzsébet non si separerà mai da questa pergamena.
Poco tempo dopo, la Contessa si trasferisce al castello di Sarvar, nel quale sfoga i propri impulsi violenti sui propri servitori. Nel 1600, non è cosa rara che gli aristocratici prendano a bastonate o addirittura uccidano i servi che hanno sbagliato. Molto probabilmente questa cosa non è stata molto d'aiuto per la sanità mentale di Erzsébet.

Da brava aristocratica, la Báthoryè narcisista e vanitosa, cambia abbigliamento anche sei volte al giorno, e passa ore ad ammirare la propria bellezza in numerosi specchi.
Utilizza ogni tipo di unguento e preparato che possa mantenere giovane e pallida la sua pelle. Esige che, chiunque la incroci, faccia un elogio alla sua bellezza.

Non si sa bene se Nádasdy fosse complice della moglie o se tollerasse le sue stranezze, ma è sicuro che sia stato lui a insegnarle molti trucchi del "mestiere".
Anche Nádasdy, come ogni aristocratico, è molto violento con la servitù: il suo metodo punitivo preferito è quello di cospargere i servi di miele, e di lasciarli legati a un muro, mentre vengono mangiati dalle api. Ma non è l'unico tipo di tortura che l'uomo insegnerà alla moglie: le spiega anche come far morire congelata una persona, tenendola nuda all'aperto, d'inverno, versandogli continuamente dell'acqua fredda addosso.
Per dimostrare il suo amore, Nádasdy, manda alla moglie gli incantesimi e le magie che impara quando è in battaglia in terre lontane e la Contessa, in cambio, tiene con lui una fitta corrispondenza, nella quale gli confida tutti i rituali e le nefandezze che compie nel castello in sua assenza. Ecco uno spezzone tratto da una di queste lettere: "Thurko mi ha insegnato un nuovo incantesimo. Prendi una gallina nera e colpiscila con un bastone bianco, fino alla morte. Raccogli il sangue della gallina e cerca di imbrattare con esso un abito del tuo nemico. Gli capiterà presto una disgrazia."
Nonostante queste "particolari smancerie", la coppia non è fedele. Erzsébet ha innumerevoli amanti, anche se preferisce di gran lunga il sesso lesbico.

Ben presto la Contessa forma un vero e proprio entourage di esperti in magia, alchimia e stregoneria. Vivono nel castello e le insegnano le loro arti. Tra essi vi è un nobile dalla pelle pallida e dai capelli lunghi e scuri, che pratica il vampirismo.
Le leggende dicono che questo uomo era un vampiro vero: di notte Erzsébet usciva con lui e tornava da sola, con del sangue intorno alla bocca.

Nel 1601 Nádasdy si ammala, perde una gamba per cancrena e, dopo 3 anni passati nel proprio letto, muore, lasciando vedova la Contessa 44enne. La donna si trasferisce nei possedimenti di Vienna ma, colta dalla noia, decide di tornare alle sue torture in Ungheria.
In questo periodo, donne giovani e bambini cominciano a scomparire dai villaggi. I parenti non sanno cosa fare, né a chi rivolgersi: tutti hanno notato lo stemma di Nádasdy sulla carrozza che si è portata via i loro cari, ma puntare il dito contro un nobile potrebbe causargli molti guai.
Anno dopo anno, continuano i rapimenti e i villici sono costretti a stare a guardare: è ancora vivo il ricordo di una rivolta del 1524, sedata con il sangue dai nobili. Ahimè il loro destino è subire in silenzio il voleri dei nobili, anche di quelli pazzi.

Erzsébet adesca le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al castello, poi le sbatte nelle celle dei sotterranei. Le sventurate vengono picchiate ripetutamente, fino a che i loro corpi non si gonfiano. Spesso la Contessa non si limita ad assistere, ma è lei stessa a infierire sulle giovani vittime. Ogni volta che i vestiti si sporcano troppo di sangue, le fa cambiare, poi ricomincia con le botte. I corpi gonfi vengono poi tagliati con dei rasoi e lasciati sanguinare a morte. Alle più sfortunate vengono cicatrizzate le ferite con il fuoco, allungando così le loro sofferenze per molti altri giorni.
Ad alcune vittime viene cucita la bocca, altre vengono costrette a mangiare la propria carne, ad altre ancora viene dato fuoco ai genitali.
Quando la Contessa deve viaggiare, esige che una delle sue prigioniere segga al suo fianco sulla carrozza, sopra un sedile di aghi, mentre, quando è costretta a letto da una malattia, le vittime sono costrette a prendersi cura di lei. In cambio ricevono morsi, sputi e pugni.

Comunemente a tutti i serial killer, anche Erzsébet Báthory, con il tempo diventa più stupida e arrogante: assalita da delirio di onnipotenza e senso di sfida, comincia a osare di più, incombendo ben presto in errori madornali che le saranno letali.
Erzsébet comincia infatti a rapire le figlie di altre famiglie nobili, la maggior parte delle quali non passa i 12 anni di età.
La Contessa si offre di insegnare la grazie e l'educazione alle giovani nobili e, quando queste arrivano al castello, sceglie quali rinchiudere e quali rimandare a casa.
Dopo un omicidio che la Báthory cerca di far passare come suicidio, le autorità decidono di muoversi.

È il Natale del 1610, Mathias II, Re di Ungheria, è turbato. Gli è giunta voce che, presso il castello arroccato di Csejthe, vengono tenute prigioniere delle ragazze. Forse vengono addirittura torturate e uccise. È una grande occasione per il Re: deve molti soldi alla Contessa Báthory, soldi che aveva preso in prestito da Nádasdy e che adesso la Contessa richiede indietro con insistenza. Tuttavia è davvero pericoloso mettersi contro la Contessa. Suo marito è stato nominato "Eroe Nero" dell'Ungheria, per il suo eroismo contro gli invasori turchi, suo zio invece è stato Re della Polonia e Principe della Transilvania. Erzsébet ha anche amicizie con Cardinali, Principi e Re, ed è la cugina del Primo Ministro, Thurzo. Se dovesse scoprire le intenzioni del Re, diventerebbe sicuramente un pericoloso nemico politico ma, d'altra parte, è necessario scoprire se le voci sono vere.
Perciò il Re, dopo aver vagliato tutte le possibilità, decide di organizzare una missione segreta: raduna una squadra di uomini di fiducia e li manda a ispezionare il castello, con l'ordine di non farsi scoprire e di beccare la Contessa con le mani nel sacco. Grazie a una corrispondenza tra il Re e Thurzo, e grazie al diario di uno dei membri della squadra, possiamo ricostruire molto bene il racconto di quella notte di dicembre del 1610.

Gli "investigatori" del Re devono agire con la massima discrezione, di notte, cercando di non farsi scoprire. La squadra è composta da molti soldati, al capo dei quali sono il Primo Ministro, un sacerdote e il Governatore della regione.
È una notte fredda, e le torce non illuminano abbastanza il loro cammino.
Prima di procedere per il castello, gli emissari hanno interrogato qualche villico in paese: c'è chi dice di aver sentito urla di dolore provenire dal castello, altri raccontano di ragazze scomparse misteriosamente, altri ancora dicono che sono sparite almeno 9 ragazze delle famiglie nobili dei dintorni.
Dopo gli interrogatori, la squadra segreta del Re si incammina lentamente nella boscaglia, sperando di scoprire qualche passaggio segreto, o di cogliere sul fatto la Contessa.
È noto che la Báthory è una esperta di Magia Nera, e i nostri eroi hanno molta paura di essere scoperti e di subire qualche incantesimo di nascosto, perciò procedono molto lentamente, nel più totale silenzio.
La scalata della collina, sulla quale si erge la fortezza di pietra, è lunga e faticosa: sono tante le pause per riprendere fiato e per assicurarsi che nessuno li segua, ma finalmente conquistano la cima. La finestre del castello sono immerse nel buio, non ci sono tracce di guardie nei paraggi e il portone d'entrata è ormai in vista: la "squadra speciale" del Re è pronta a irrompere all'interno del maniero.

Con grande sorpresa degli invasori, il massiccio portone di legno non è sbarrato, bensì leggermente socchiuso, come ad invitarli ad entrare. Sembra quasi un classico film horror.
L'atrio è pieno di gatti, alcuni saltano addosso agli intrusi, altri soffiano e graffiano, ma niente di più. Evidentemente il dio Isten non è un grande protettore.
Qualche metro più avanti, sul gelido pavimento di pietra di una grande sala, gli emissari del Re trovano finalmente quello per cui sono venuti: una ragazza molto giovane, pallida, non del tutto vestita, è sdraiata per terra, immobile. Alcuni soldati si avvicinano, e sono costretti a constatare che le dicerie erano veritiere: la ragazza è morta ed è completamente dissanguata.
Sempre nella stessa sala, dall'altra parte, trovano un'altra ragazza. Questa è ancora viva, si lamenta, ma qualcuno le ha provocato diversi fori su tutto il corpo, tanto che ormai non c'è più niente da fare per poterla salvare.
La truppa allora procede nel proprio cammino attraverso il castello, seguendo l'odore della decomposizione che aleggia nell'aria.

Contro un pilastro, la squadra trova un'altra donna, incatenata. Qualcuno l'ha frustata a sangue, l'ha bastonata, le ha tagliato i seni e le ha provocato delle gravi ustioni su tutto il corpo.
Thurzo, che ha vissuto in quel castello da bambino, guida gli uomini ai gradini in pietra che conducono ai sotterranei. La squadra del Re è agitata e ansiosa, la loro discesa è accompagnata da urla di dolore provenienti dall'oscurità.
Nei sotterranei ci sono diverse prigioni, nelle quali sono rinchiusi donne e bambini, la maggior parte dei quali porta i segni e le cicatrici di numerose emorragie. Oggi però è il giorno fortunato di quei pochi prigionieri sani, perché i soldati aprono le celle senza fatica e li conducono fuori dal castello, verso la libertà.
Temprata dall'azione di salvataggio, la squadra del Re torna all'interno del maniero, sale ai piani alti, e si lancia alla ricerca della donna responsabile di queste atrocità.
Come già detto, questa storia sembra uscita da un film horror, perciò non ci sorprende la scena che si presenta agli occhi dei soldati: una grande torcia di fuoco illumina una stanza nella quale diversi uomini e diverse donne danno vita a un'orgia sanguinosa, nel quale sesso e torture si fondono. I soldati diranno di essere stati disgustati più da questa visione che da quella dei cadaveri.
La Contessa però non c'è, ha scoperto tutto ed è fuggita, ma la sua cattura sarà questione di pochi giorni.
In attesa del processo, Erzsébet Báthory viene rinchiusa in una sua residenza, controllata da un piccolo esercito. Non presenzierà nemmeno al processo, dichiarando che quelle avvenute nel castello sono tutte morti naturali, e che lei non può essere responsabile di azioni della natura.

Qualche giorno dopo la cattura, gli ufficiali giudiziari si presentano al castello di Csejthe per fare i sopralluoghi del caso, e per raccogliere tutte le prove che potrebbero risultare utili in sede di processo.
Non sarà un'ispezione difficile: in diverse stanze vengono ritrovate ossa e resti umani, nella camera della Contessa ci sono i vestiti e gli effetti personali di alcune ragazze scomparse. Nei sotterranei ci sono cadaveri ovunque, privati degli occhi e delle braccia, nel camino c'è un corpo annerito e non completamente bruciato. Nei dintorni del castello vengono disseppelliti molti corpi. In giardino, nel recinto dei cani, vengono trovati altri resti umani, con i quali gli animali si nutrivano.

Il processo comincia il 2 gennaio 1611, presieduto da ventuno giudici. Si susseguono moltissimi testimoni, anche 35 al giorno, soprattutto parenti delle vittime.
A tutti i servitori di Erzsébet vengono poste le stesse 11 domande, riguardo alla provenienza delle vittime, ai metodi di tortura e al coinvolgimento della Contessa.
Ficzko, un nano che lavora per la Báthory da 16 anni, dichiara di essere stato assunto con la forza. L'uomo non ricorda il numero preciso delle donne che ha contribuito ad uccidere, ma ricorda il numero delle ragazzine: 37. Cinque seppellite in una fossa, due in giardino, due in una chiesa, le altre chissà dove. Erano state adescate in paese con la scusa di un lavoro al castello e, se per caso rifiutavano, venivano prese con la forza. La Contessa le faceva legare e le pugnalava con aghi e forbici. Il nano racconta le più agghiaccianti torture, come le donne uccise a frustate, a volte ne servivano fino a 200, se non di più, o le donne uccise tagliando loro le dita e le vene con delle cesoie.
Ilona Joo, la balia di Erzsébet Báthory, ammette di aver ucciso circa 50 ragazze, infilando degli attizzatoi incandescenti nella loro bocca e nel loro naso. La "padrona" invece preferiva infilare le dita nella bocca delle ragazze e tirare, fino allo strappo della pelle, oppure dare fuoco alle loro gambe dopo averle cosparse di olio, oppure ancora tagliare con delle cesoie la pelle fra le dita. Se una ragazza moriva prima di quando la Contessa desiderasse, i servitori maschi erano costretti a mangiarla.
Darko, un altro servitore di fiducia, confessa che la Báthory usava anche applicare alle vittime delle scarpe di ferro bollente. Alcune delle ragazze rapite venivano messe all'ingrasso, perché la Contessa era convinta che in questo modo il loro sangue sarebbe aumentato. C'erano anche le favorite di Erzsébet, costrette ai trattamenti peggiori: tagliarsi da sole le braccia, essere rinchiuse in una cassa piena di spunzoni..e via dicendo.
Le testimonianze continuano, una dopo l'altra, sempre più sconvolgenti e mostruose, soprattutto quelle raccontate dai superstiti, molti dei quali segnati a vita.
Non si sa per certo a quanto ammonti il conto delle vittime della Contessa Sanguinaria. Il Re in una lettera al Primo Ministro dice 300, sui diari di Erzsébet Báthory sono annotati i nomi di circa 650 persone, ma sembra incredibile che la Contessa abbia annotato una per una le proprie vittime. I Giudici, basandosi sui resti umani trovati al castello, decidono di condannare lei e i suoi complici "solo" per 80 omicidi.

Per la "legge del taglione", molto in voga fino al ‘700, i complici della Contessa vengono sottoposti a torture, non molto differenti da quelle inflitte alle giovani vittime: ad alcuni vengono strappati gli occhi, ad altri le dita, alcuni vengono seppelliti vivi, altri ancora vengono decapitati o bruciati vivi.
Ben più difficoltosa sarà la scelta della pena per la Contessa: essa ha amicizie molto importanti che premono per gli arresti domiciliari, inoltre gode dell'immunità regia, essendo di sangue reale. Il Primo Ministro Thurzo che, come già detto, è anche il cugino di Erzsébet, insiste nel sostenere che la donna non fosse capace di intendere e di volere, che non avesse la capacità di controllare la propria rabbia.
Così, salvata dalle sue origini nobiliari, Erzsébet Báthory viene imprigionata a vita in un'ala del suo castello a Cahtice. Confinata nelle sue stanze, privata della sua magica pergamena di Isten e di tutti gli incantesimi, con gli ingressi e le finestre murate, salvo piccole fenditure per il cibo e l'aria, la Contessa dura ben poco. Tre anni dopo il confino, nell'estate del 1614, la 54enne Erzsébet muore, le guardie se ne accorgono il giorno dopo, notando che i piatti della cena non sono stati toccati.

TRA VERITÀ E LEGGENDA
Il mito della Contessa Sanguinaria è nato fin da subito. Oltre ad essere stata la serial killer più prolifica della storia è anche una delle pochissime donne che hanno praticato vampirismo e cannibalismo.
Dopo la sua morte, hanno cominciato a girare un sacco di storie e di leggende, alcune hanno un fondo di verità, altre sono completamente opere di fantasia.
Sicuramente, la leggenda che tutti abbiamo udito almeno una volta sul conto di Erzsébet Báthory è quella che la vede farsi il bagno nel sangue di giovani vergini, per tenere la pelle giovane.
La storia è emersa per la prima volta nel 1744, per mano di uno storico Ungherese, Padre Laslo Turáczi. Secondo il cattolico, un giorno Erzsébet tirò uno schiaffo a una serva, tanto forte da farle uscire del sangue dal naso. Con sua grande sorpresa, la Contessa si accorse che, dopo essersi macchiata con il sangue, la pelle della sua mano era diventata più lucida e bella, perciò, da quel giorno, decise che avrebbe fatto dei bagni nel sangue virgineo. L'idea le era stata suggerita dai suoi alchimisti di corte, secondo i quali il sangue aveva effetto solo sui nobili e solo se utilizzato alle quattro del mattino.
In molti hanno cercato di trovare una prova a questa teoria, qualche anno fa McNelly si è addirittura letto interamente gli archivi Slovacchi e Ungheresi dell'epoca, ma non è ancora stato trovato un documento abbastanza credibile, che confermi questi comportamenti macabri della Contessa.
È difficile da stabilire anche la credibilità di Turáczi, ricordiamoci che nel ‘700 la chiesa utilizzava ancora le storie di vampiri, lupi mannari e demoni per spaventare gli "eretici"..ma è anche vero che chi uccide 650 persone, infliggendo loro le più atroci torture, potrebbe essere capace di tutto. Inoltre, visto il sangue nobile della Contessa, qualche dettaglio della sua storia potrebbe essere stato censurato dai suoi contemporanei, per salvare la faccia alla nobiltà Ungherese. Melton, uno scrittore appassionato di vampirismo, ha avanzato l'ipotesi che gli archivi più imbarazzanti siano stati distrutti.

Un'altra storia interessante sulla Contessa Báthory, è quella legata alla figura del Conte Dracula. Sempre negli scritti di Padre Laslo Turáczi, si legge che la Contessa beveva sangue umano perché, secondo alcuni riti magici che aveva imparato, esso preservava la giovinezza e dava vita eterna.
È un particolare che si può leggere anche nelle pagine di altri due scrittori: Wagener nel 1785 e Sabine Baring-Gould ai primi dell'800.
In molti hanno perciò ipotizzato che il Conte Dracula, il vampiro di Bram Stoker, sia ispirato a Erzsébet Báthory e non, come tanti pensano, a Vlad III.
Vlad III, il Conte di Valacchia ed eroe nazionale Rumeno, non ha mai bevuto sangue, né esistono storie in questo senso. Si sa che era un impalatore, che infliggeva tremende torture ai suoi prigionieri di guerra, ma non aveva niente a che vedere con bagni nel sangue o con bibite ad alto contenuto emoglobinico.
La Contessa Sanguinaria invece beveva il sangue per rimanere giovane (come il vampiro di Stoker), ha vissuto molti anni in Transilvania e, secondo McNelly, lo scrittore che per primo ha avanzato questa teoria nel suo libro "Dracula era una Donna", anche il personaggio del servo, Renfield, ricorderebbe i servi sottomessi e malati di mente di Erzsébet. Dunque Bram Stoker, prima di scrivere il "Dracula", ha letto le pagine del reverendo Sabine Baring-Gould? I nemici di questa tesi dicono fermamente di no.
Quest'ipotesi viene comunque dibattuta, a colpi di libri, da molto tempo, perciò lasciamo a voi il compito di approfondirla.

Attualmente non si sa per certo se Erzébet Bathóry bevesse sangue o addirittura lo utilizzasse per fare dei bagni. Grazie però ai documenti dell'epoca, che testimoniano il numero delle sue vittime e le torture che infliggeva loro, possiamo affermare con sicurezza che la Contessa Sanguinaria è stata il serial killer più violento, più prolifico e più mostruoso della storia umana.

"Quando il tuo servitore è in pericolo, manda in suo soccorso un esercito di 99 gatti, poiché dei gatti tu sei il signore. I 99 gatti arriveranno con grande velocità e mangeranno il cuore del nemico, e del tuo servitore sarà salva la vita"
(Uno dei riti del dio Isten che probabilmente era iscritta sulla pergamena di Erzsébet Bathóry).


user posted image
I Racconti Immorali di Borowczyk [DivX - Ita Mp3] by azmodan2002

user posted image
La contessa Bathory, [Mp3 - Ita] adoc - La storia in giallo 008 by darayava


user posted image


 
Il mondo della storia è particolare. E' un mondo senza vie di mezzo, dove tutto è o bianco o nero, dove gli eroi nazionali vengono ricordati in maniera epica e quasi mitica, mentre i cattivi sono spesso disegnati come mostri senza anima.
Tra questi ultimi, troviamo Gilles De Rais, un nobile francese del XV secolo, un ufficiale militare che aveva combattuto al fianco di Jeanne D'Arc e che, al termine della Guerra dei Cento Anni, si ritrovò ad essere uno degli uomini più ricchi e potenti della Francia. Ottenuta la carica nobiliare di Barone su "raccomandazione" del nonno, un uomo molto influente che ricorreva al nepotismo per controllare più territori possibili, è probabile che la "caduta" di De Rais fu causata sopratutto alla sua ingenuità politica e al suo edonismo che lo portò a dissipare la gran parte dei propri averi.
Gilles De Rais non è però ricordato né per il glorioso passato militare né per gli sfortunati giochi di potere. La storia racconta che Gilles nascose per molti anni il lato oscuro della sua personalità, un lato scuro e sinistro che lo spinse a rapire, torturare e uccidere centinaia di bambini, figli di contadini per la maggior parte. Si tramanda inoltre che l'ufficiale usasse circondarsi di stregoni e alchimisti esperti in magia nera, con i quali cercava la formula per trasformare il metallo in oro.

Arrestato e minacciato di tortura, Gilles confessò di essere un omosessuale e un pedofilo. Due reati che a quel tempo erano puniti con la confisca di tutte le proprietà e con la pena di morte.
La storia ci consegna così Gilles De Rais come uno dei peggiori e più sadici assassini dell'umana esistenza. La maggior parte degli studiosi lo descrive come un cavaliere al servizio del Re, che una volta in pensione trascorse il tempo libero a violentare e uccidere ragazzini.
Altri invece sostengono che sia rimasto vittima di una congiura, perché è impossibile che sia riuscito a rimanere impunito per tutti quegli anni. Secondo questa ipotesi, De Rais sarebbe stato accusato con delle finte prove e condannato da un tribunale truccato, dal quale non riuscì a difendersi a causa della sua scarsa intelligenza. Un eroe di guerra, rimasto vittima di alcuni giochi di potere.
Per capire meglio Gilles De Rais e la sua storia, dobbiamo innanzitutto cercare di immaginarci la società in cui si svolgono i fatti. La Francia del 1400 è un paese tormentato dalla guerra, dalle pestilenze, dalla violenza e dagli intrighi politici. Un paese dove le cariche nobiliari e il potere vengono svenduti al miglior offerente, mentre i matrimoni strategici sono all'ordine del giorno.

Gilles nasce nel 1404, presumibilmente a Champtoce, in uno dei tanti castelli di proprietà della sua famiglia, chiamato la Torre Nera.
La Francia è ancora in guerra con l'Inghilterra a causa della disputa sull'erede del trono francese.
La causa della guerra risale al 1066, quando William il Conquistatore, Duca di Normandia, aveva invaso l'Inghilterra e ne era diventato Re. Le discendenze, la disputa su alcuni territori importanti come le Fiandre e diversi matrimoni combinati in 300 anni di storia hanno fatto il resto.
La guerra è scoppiata ufficialmente nel 1337, ma è risaputo che la Guerra dei 100 Anni sia stata piuttosto un insieme di battaglie sanguinose, separate tra loro da molti anni di tregua e alleanze momentanee.
Negli anni dell'infanzia di Gilles, sul trono inglese siede Enrico V, che è riuscito nell'impresa di riappacificare Inghilterra, Scozia e Galles e adesso pretende il trono francese.
A Parigi invece regna Carlo VI, detto Il Pazzo. Carlo è malato di schizofrenia, porfiria e disturbi bipolari. Sono note a tutti le sue famigerate "crisi", durante le quali il Re fa le cose più strane.
Una volta, sul finire del 1300, attaccò e uccise i soldati che gli facevano da scorta. Durante un'altra crisi, Carlo dimenticò il suo nome, ignorò di essere re e fuggì terrorizzato dalla moglie. Non riconobbe i figli, sebbene identificasse il fratello ed i consiglieri e ricordasse i nomi delle persone defunte. In alcuni degli attacchi successivi, egli vagò per il palazzo ululando come un lupo, si rifiutò di fare il bagno per mesi e soffrì dell'allucinazione di essere fatto di vetro.
Con un personaggio del genere a governare, il paese si ritrova diviso in diverse regioni, ognuna delle quali governata da un feudatario che dispone di grandi poteri, come coniare monete e fare leggi. In cambio il governo francese si accontenta di disporre dei servigi degli eserciti di questi Signori.
I primi anni di vita del giovane De Rais sono a noi sconosciuti. Come la società dell'epoca imponeva, è probabile che sia stato cresciuto come un "adulto in miniatura", trattato in maniera fredda e senza amore. Raggiunti i 7 anni, considerata l'età della ragione, probabilmente è stato istruito nelle discipline artistiche e umanistiche, costretto a recitare a memoria alcuni passi di letteratura greca e latina, addestrato nelle arti militari e nel bon ton.
Gli archivi descrivono Gilles come uno studente capace ed esperto nel campo militare, quanto goffo e grezzo nelle arti politiche. Sin da bambino viene quindi etichettato come individuo non all'altezza delle cospirazioni machiavelliche su cui si basa la Francia dell'epoca.
Il 25 ottobre del 1415, giorno di San Crispino, i due eserciti si fronteggiano sul campo di battaglia di Agincourt. Sarà una battaglia dura, ma alla fine l'esercito inglese, diretto da Enrico V in persona, la spunterà. Il Re inglese, al termine del combattimento, decide di uccidere gli 11 mila francesi catturati, per evitare di incontrarli in un'altra battaglia futura. Fra di loro ci sono molti nomi importanti dell'aristocrazia francese. Uno di questi è Amaury De Craon, zio di Gilles De Rais (all'epoca 11enne).
Fu la prima delle tre perdite significative che il giovane Gilles subirà in quegli anni.
Sua madre, Marie, muore durante la Festa dell'Epifania dell'anno dopo. Suo padre, Guy, muore invece pochi mesi dopo, ucciso da un cinghiale durante una battuta di caccia.
Nel proprio testamento, l'uomo lascia precise istruzioni affinché, per nessun motivo, i suoi due figli, Gilles e Rene, vengano affidati alla famiglia De Craon, dalla quale veniva sua moglie.
Anche in questo caso, i giochi di potere hanno la meglio e Jean De Craon, rimasto senza eredi, decide di venire meno alle volontà del proprio genero per il bene dei propri possedimenti. Così, verso la metà del 1416, Gilles e suo fratello si trovano affidati alle cure del terribile nonno .

Jean De Craon è un abile politico e cospiratore, sono pochi i personaggi storici che possono competere con le sue intricate macchinazioni. Agisce senza una coscienza e fa di tutto per raggiungere i propri scopi, principalmente legati al profitto. Non a caso, è il secondo uomo più ricco della Francia.
La sua influenza negativa si riversa immancabilmente sui due bambini. Mentre nei castelli dei loro genitori erano stati istruiti nella morale, nella religione e nelle discipline umanistiche, nel castello del nonno, situato a Champtoce, vicino alla Loira, vengono istruiti nelle arti militari e vengono plagiati dalla particolare morale di Jean. E'probabile che Gilles abbia sviluppato proprio in questo castello la perversione e la follia che esploderanno in età adulta.
Quando Gilles compie i 13 anni, Jean negozia il matrimonio tra lui e Jeanne Peynel, la figlia del Duca di Normandia. La ricchezza in dote alla piccola Peynel è pari a quella di Gilles e il matrimonio avrebbe reso la casata De Craon la più potente e ricca della Francia intera, per questo il Parlamento riesce a trovare in breve tempo un motivo abbastanza valido per impedirlo. Dieci mesi dopo, Gilles viene dato in fidanzato alla nipote del Duca della Borgogna. Anche questo matrimonio salterà, ma gli archivi storici non sanno spiegare il motivo.
Passano due anni e il 16enne De Rais è costretto dal nonno a rapire Catherine Thouars, una sua cugina erede di numerosi terreni. Jean fa rinchiudere nelle segrete del castello tre parenti della giovane che si erano avventurato in un'operazione di salvataggio, poi, nel 1420, sposa i due ragazzini e comincia le negoziazioni con il padre della ragazza, Milet Thouars. L'uomo però muore misteriosamente qualche tempo dopo e, in seguito alla liberazione degli ostaggi, Jean riesce a far riconoscere il matrimonio dalle autorità ecclesiastiche.

Gli anni successivi scorrono "tranquillamente", fino a quando, nel 1429, Gilles De Rais diventa consulente e primo generale di Giovanna D'Arco.
Dopo numerose e faticose battaglie, i due riescono a liberare Orleans e a scortare sano e salvo il nuovo erede al trono fino a Riems, la città dell'incoronazione dei Re francesi.
In quel periodo, Gilles riceve la massima carica militare francese e diventa molto potente, ma la sua ormai risaputa ignoranza politica lo lascia scoperto a diversi cospiratori che lo colpiranno molto presto.
Nel frattempo, nel 1432, anche Giovanna D'Arco cade vittima delle macchinazioni di un consigliere del Re e viene bruciata come eretica, mentre il nonno di Gilles, Jean De Craon, muore di malattia.
Sul letto di morte, l'uomo si pente di aver vissuto in maniera immorale e di aver cresciuto una persona spietata come suo nipote. Nel testamento, per farsi perdonare di tutto il male che aveva procurato in vita, l'uomo lascia tutte le proprietà ai contadini del luogo, mentre i soldi vengono destinati a un fondo per edificare due ospedali. Ai nipoti viene lasciata la spada personale.
Francesi e inglesi raggiungono un accordo e la Guerra dei Cento anni finisce. I nobili sciolgono i loro eserciti e tornano a gestire i propri terreni.
Tornato a vivere a Champtoce, Gilles si accorge ben presto che la vita sedentaria da eroe di guerra in pensione non fa per lui. La pratica militare in quegli anni aveva contribuito a celare la sua bramosia di morte, ma ora non c'è più nessuna battaglia da combattere. Memore delle stragi di nemici, il suo corpo desidera tornare a provare l'eccitazione del sangue che scorre fuori dal corpo di una vittima.

Gli archivi dell'epoca non sono molto precisi, ma la prima vittima di De Rais dovrebbe risalire al 1432, quando l'uomo si trasferisce con i suoi cortigiani al castello di Machecoul.
La vittima è un anonimo garzone di 12 anni, che un cugino di Gilles aveva mandato al castello per consegnare un messaggio. Alle autorità verrà raccontato che il bambino è stato rapito da una banda di briganti dei boschi.
Vestiti con gli abiti migliori e invitati a un banchetto, i bambini vengono trascinati dopo il pasto in una stanza nascosta, dove sono ammessi solo De Rais e i suoi servitori più fedeli.
Qui la vittima di turno viene appesa per il collo ad un gancio di ferro e quindi stuprata diverse volte. Tra una violenza e l'altra, Gilles De Rais toglie il ragazzo dal gancio e gli fa coraggio, consolandolo. Ad un certo punto, durante uno di questi gesti di conforto, il ragazzo viene ucciso.
Gli sventurati vengono assassinati in diversi modi, dalla decapitazione al taglio della gola. A volte vengono smembrati, altre volte vengono presi a bastonate sull'osso del collo. In alcuni casi, l'assassino si siede sulla loro pancia, facendosi un sacco di risate e masturbandosi nel vederli soffocare. Quando Gilles dispone di più teste decapitate, improvvisa macabre gare di bellezza.
De Rais fa forgiare anche una spada speciale, una spada a doppia lama corta e molto spessa, che lui chiama braquemard e che viene utilizzata appositamente per sgozzare i bambini.
Difficilmente le vittime vengono lasciate vive per più di una sera e occasionalmente il Barone ha rapporti anche con i loro cadaveri oppure gioca con le loro viscere.
I corpi vengono poi cremati e gettati nel fossato.
Gilles non è solo. Agisce con i suoi cortigiani. Non si sa con certezza fino a che punto siano costretti a reggergli il gioco e fino a che punto siano invece esseri perversi come il loro padrone. Uno dei principali coinvolti è un giovane, soprannominato Poitou, inseparabile braccio destro di Gilles. Originariamente arrivato nel castello come vittima, è stato risparmiato per la sua straordinaria bellezza e promosso al grado di complice.
Si sa inoltre che alcune persone procacciavano le vittime per lui.
Uno di questi è il cugino, Gilles De Sille, che gli manda numerosi bambini con qualche scusa, come il ragazzo-messaggero che ha dato inizio alla carneficina. Un altro procacciatore di vittime è Roger Briqueville, mentre che un'anziana donna senza nome, soprannominata da tutti "La Meffraye", si aggira per i borghi contadini rapendo alcuni bambini.
Tutte queste persone confesseranno i loro crimini durante il processo a De Rais e saranno punite.

Ben presto cominciano a girare strane voci sul castello di Machecoul, tanto che la gente trasale innanzi ai viandanti che dichiarano di venire da lì.
Le numerose scomparse di bambini dai villaggi mettono in allarme la popolazione contadina. De Sille sparge la voce che i bambini sono stati consegnati al Re d'Inghilterra, secondo un patto di pace, e che saranno educati come paggi di corte. Gli archivi non ci sanno dire se queste voci bastarono a placare l'opinione pubblica, ma di sicuro le scomparse continuarono senza freno.
Anche misticismo, spiritualità e religione giocano un ruolo importante nella vita di Gilles De Rais.
E' proprio il conflitto tra questo suo aspetto religioso e caritatevole con i crimini che avrebbe confessato sotto tortura che spinge molti studiosi a dubitare della reputazione criminale che accompagna il nome di Gilles da secoli.
Fervido e generoso sostenitore della Chiesa, De Rais fa edificare numerose cappelle e addirittura una cattedrale, stipendiando anche gli ecclesiastici necessari a svolgere tutte le funzioni.
Come compagno di Giovanna D'Arco, era stato testimone dei suoi miracoli, per esempio l'improvviso cambiamento di vento durante una battaglia in seguito a una preghiera della donna. Era al suo fianco quando l'eroina si era strappata via dalla spalla un dardo che avrebbe mandato all'ospedale un cavaliere di taglia media. L'aveva ascoltata pronunciare profezie che si sono poi avverate.
Per questo a Gilles non è mai risultato difficile credere nel soprannaturale, anche se secondo alcuni storici si sarebbe presto convertito all'alchimia e alla necromanzia.
L'alchimia era stata bandita dalla Chiesa un secolo prima, ma ciò non aveva dissuaso molti credenti dal cercare la famigerata Pietra Filosofale, che secondo la leggenda ha tra i suoi poteri quello di trasformare il piombo in oro. La chimica moderna trova le sue radici in questi folli sperimentatori che, nonostante le loro immorali motivazioni, fecero delle scoperte molto importanti per l'umanità.
La maggior parte degli alchimisti era comunque composta da un manipolo di ciarlatani e prestigiatori che approfittavano delle loro abilità con le mani e con le parole per servirsi di uomini ricchi e creduloni.
Gilles, fissato con il misticismo e in crisi economica, diventa ben presto una facile preda di questi alchimisti artefatti e non ammetterà mai di essere stato manipolato e raggirato numerose volte. La maggior parte degli alchimisti da lui assunti scapperà infatti con un bel bottino, dopo aver mostrato un paio di numeri da circo.
Oltre all'alchimia, uno dei riti che più interessano De Rais, è l'invocazione di qualche Demone, al qualche vorrebbe chiedere di ripristinare la sua ricchezza e di donargli molto potere.
Per questo motivo, nel 1439, fa venire da Firenze un certo Francesco Prelati, un truffatore molto abile e intelligente, che è riuscito a crearsi la fama di più grande mago della Penisola, capace di invocare qualsiasi tipo di spirito o entità soprannaturale.
Un giorno di maggio, verso mezzanotte, il ragazzo si appresta a realizzare un'invocazione di un Demone. Lo assistono De Rais, De Sille, Poitou e Blanchet, l'alchimista di fiducia di Gilles.
Riuniti nella sala più bassa del castello, tra le tappezzerie antiche e i manufatti di guerra, Prelati disegna un grande cerchio sul pavimento e comincia a tracciare strani simboli pagani e religiosi all'interno. De Rais stringe tra le braccia un libro di formule magiche che avrebbe fatto scrivere con il sangue dei bambini uccisi.
Lo showman apre tutte le finestre della stanza e avverte il suo pubblico di non farsi per nessun motivo al mondo il segno della croce durante il rito. Per tutta risposta, Gilles caccia tutti i presenti, ritenuti da lui dei grandi fifoni, e chiede di rimanere solo con il mago.
La fortuna assiste Prelati e un temporale si scatena dopo circa 3 ore di invocazioni inutili, permettendo al toscano di carpire ancora di più la fiducia del suo "datore di lavoro". Prelati dichiara così che Barron, un demone molto potente, si è messo in contatto con lui e ha chiesto il cuore, gli occhi, le mani e l'organo sessuale di un bambino.
Gilles accontenta il truffatore, che per i 10 mesi successivi riuscirà a portare avanti questa commedia con successo, mettendo da parte un buon gruzzolo. Il Demone Barron naturalmente non si paleserà mai, ma in compenso intratterrà numerose discussioni private con Prelati.

I fallimenti esoterici non distraggono comunque Gilles dalla sua sete di sangue e le sparizioni dei giovani contadini continuano.
Nello stesso anno, il 1439, Rene De Rais, preoccupato dallo sperperare del fratello, riesce ad ottenere dal Re un editto che gli conferisce il controllo del castello di Champtoce e impedisce a Gilles di vendere qualsiasi appezzamento di terreno della famiglia.
Quando Gilles scopre che Rene sta venendo in visita con le intenzioni di prendere possesso anche del castello di Machecoul, si fa prendere dal panico e ordina a Poitou e a Henriet (un servo anziano e molto fedele) di uccidere e bruciare immediatamente i 40 bambini che sono ancora tenuti in ostaggio nel maniero.
La cosa viene fatta troppo in fretta e viene scoperta da due nobili amici di De Rais, che decidono però di non denunciare il fatto, in quanto le vittime sono semplici e miseri contadini.
Il timore di Gilles si rivela comunque corretto. Tre settimane dopo essere passati da Champtoce, Rene e un suo cugino occupano Machecoul.
Gilles De Sille e un servitore vengono incaricati di distruggere tutti gli attrezzi alchemici e di far sparire alcuni scheletri rinvenuti nelle segrete, sui quali i familiari di Gilles non si interrogano nemmeno, innalzando di proposito un muro di silenzio.

Impotente politicamente, in pensione a soli 36 anni, senza i soldi per pagarsi un esercito e privato del potere di gestire le sue proprietà, Gilles De Rais è ormai una preda facile e ambita da molti dei feudatari vicini, che desiderano ardentemente entrare in possesso dei suoi terreni.
Cominciano ad essere tessute delle intricate trame e per Gilles scatta il conto alla rovescia.
L'inizio della fine si colloca nei primi mesi del 1440, quando Gilles, messo insieme un piccolo esercito di briganti, fa irruzione nella chiesa di St. Etienne de Mermorte durante un'importante rito cattolico. Con lo sguardo da pazzo e brandendo un'ascia, Gilles prende in ostaggio il prete, fratello di un nobile che aveva occupato un castello dei De Rais costringendoli a venderglielo, pretendendo la liberazione della sua proprietà.
E' a questo punto che i nemici di Gilles decidono che il rivale è andato troppo oltre.
Jean V, Duca della Bretagna (il fratello del prete sequestrato) è il primo a muoversi e a formare un'alleanza con il Vescovo di Nantes, Jean De Malestroit, rivale della famiglia De Rais da molti anni.
Malestroit comincia l'operazione anti-Gilles De Rais, raccogliendo deposizioni e informazioni da sette persone vicine all'ex combattente, mettendo insieme tutte le informazioni utili. Possiamo immaginare la sua reazione quando scoprì del libro magico scritto con il sangue dei bambini per invocare i Demoni e delle torture ai danni dei giovani contadini.
Nel luglio del 1440, viene finalmente pubblicato il documento su Gilles De Rais redatto dal Vescovo.
Nel rapporto, Malestroit asserisce: "Milord Gilles de Rais, cavaliere, signore e barone posto sotto la nostra giurisdizione, con certi complici tagliò le gole a molti giovani e ne uccise atrocemente degli altri. E' stato dichiarato che lui ha praticato con questi bambini la sodomia. Spesso ha cercato di convocare a sé degli esseri infernali, facendo anche sacrifici umani in loro nome, e ha perpetrato altri orrendi crimini sempre restando entro i limiti della nostra giurisdizione..."
Nonostante le parole aspre provenienti dalla cattedrale in Nantes, Gilles rimane risoluto e si barrica ingenuamente nel castello di Tiffauges. Lui è Maresciallo di Francia, capo militare del Re, padrone spirituale del potente Demone Barron e signore dei villaggi di Rais: nessuno avrà mai il coraggio di sfidarlo e di presentarsi al castello per accusarlo di eresia e omicidio.
I suoi complici non sono invece così ottimisti. Gilles De Sille e Roger Briqueville avevano messo da parte dei soldi per un'evenienza simile e fuggono. Henriet tenta inutilmente il suicidio.
Solo Poitou e i due maghi Prelati e Blanchet rimangono fedeli a De Rais, attendendo il proprio fato nel castello.

Ad agosto, il Conestabile della Francia, fratello dell'onnipresente Duca della Bretagna, prende possesso del castello di Tiffauges e chiede il permesso alle autorità per poter arrestare De Rais, che nel frattempo si rifugia a Machecoul. L'autorizzazione non arriva fino al 14 settembre 1440, perché il Re aveva ordinato di aprire un'inchiesta parallela a quella del Vescovo di Nantes, per assicurarsi che le prove fossero fondate.
Il giorno successivo all'autorizzazione per l'arresto di Gilles, il Duca di Bretagna si presenta ai cancelli di Machecoul e prende in custodia sia il Barone che i suoi servitori. De Rais viene portato a Nantes, dove un tribunale lo interroga sull'assalto alla chiesa di St. Etienne de Mermorte. Nessun fa cenni agli omicidi di bambini o alla passione per il soprannaturale.
Non trattandosi di un cittadino comune, la custodia di Gilles si svolge nelle comode stanze di un castello a Nantes. Mentre lui si gode questa "vacanza" forzata, il giudice principale della Bretagna, Pierre De L'Hopital, fa interrogare i genitori e i parenti dei bambini scomparsi nei dintorni di Machecoul. Molte donne dichiarano di essere state costrette da Poitou a consegnare i loro figli per permettere a De Rais di condurli al castello dove ne avrebbe fatto dei cortigiani.
Gli interrogatori ai parenti delle vittime vanno avanti da 18 settembre all'8 ottobre, sotto l'occhio attento delle autorità ecclesiastiche che pretendono e ottengono la partecipazione del Vicario dell'Inquisizione, Jean Blouyn.
Il 13 ottobre 1440, i giudici, basandosi sulle testimonianze raccolte, accusano formalmente De Rais di 34 omicidi (avvenuti a partire dal 1432), di sodomia, di eresia e di assalto contro un rappresentante della Chiesa. L'accusa chiede invece di alzare il conto delle vittime a 140, a partire dal 1426. La più curiosa delle accuse è sicuramente quella di non aver mantenuto fede a una promessa fatta a Dio, in un presunto periodo di pentimento, di fare un pellegrinaggio fino a Gerusalemme per purificare la propria anima.
Convocato di fronte al tribunale per rispondere ai capi di accusa, Gilles De Rais attacca verbalmente le persone che lo stanno interrogando, chiamandoli simoniaci (i venditori di indulgenze) e dichiarando di preferire l'impiccagione immediata piuttosto che parlare con loro. In tutta risposta, gli ecclesiastici di Nantes lo scomunicano.
E' una mossa astuta, che fa vacillare il credentissimo Gilles, preoccupato adesso della propria anima. Per questo l'imputato, due giorni dopo, visibilmente provato, riconosce l'autorità della corte e, inginocchiato e in lacrime, chiede umilmente perdono per l'attacco verbale di due giorni prima.
Il Vescovo, avendo ormai ottenuto la sua collaborazione, lo riammette prontamente nella Chiesa.

Nonostante sia De Rais che i suoi complici si siano dichiarati collaborativi, l'accusa chiede ed ottiene che Gilles venga torturato presso La Tour Neuve, per avere la sicurezza che l'imputato confessi tutto quello che ha fatto.
Nemmeno poche ore dopo, Gilles De Rais, prima ancora di cominciare il "trattamento", fermatosi davanti allo strumento di tortura che lo attende, si dichiara disponibile a consegnare a Pierre De L'Hopital e al Vescovo una confessione dettagliata e firmata. Nella confessione, Gilles scagiona i propri complici, dichiarandosi unico colpevole e responsabile. Confessa inoltre di aver agito per soddisfare i propri bisogni carnali e i propri vizi, senza altri scopi.
La confessione non contiene l'ammissione di aver tentato di invocare il Demonio. Siamo in un'epoca in cui l'omicidio di un contadino è ritenuto davvero di poco conto rispetto a un'eresia.
Per riuscire a condannare a morte il Maresciallo, i giudici hanno bisogno di una confessione anche sul piano esoterico. Per questo, decidono di minacciare di tortura anche il mago italiano, Prelati, che prontamente confessa di aver aiutato Gilles a invocare un Demone.
Quando i due si incontrano nei corridoi del tribunale, Gilles De Rais scoppia in lacrime e dimostrando di non provare nessun rancore dichiara al mago: "François, amico mio! Non ci vedremo mai più in questo Mondo, ma pregherò Dio affinché ci perdoni e ci faccia incontrare in Paradiso!"
Effettivamente non si vedranno mai. Condannato all'ergastolo, Prelati riuscirà ad evadere qualche anno dopo, ma, tornato a fare il mago, verrà definitivamente catturato, condannato per eresia e impiccato.
La settimana successiva, Gilles ripete la sua confessione di fronte alla corte ecclesiastica, che nuovamente lo scomunica, straziandolo. Sarà di nuovo il Vescovo di Nantes a riaccoglierlo nella Chiesa qualche giorno dopo, promettendogli una sepoltura in terra benedetta.
Il tribunale, nel frattempo, condanna Gilles, Poitou, Henriet ad essere appesi per il collo fino alla morte, mentre i loro corpi erano destinati a bruciare fino all'incenerimento su delle pire.
Non si sa che fine abbia fatto la vecchia donna che si aggirava nei boschi vestita di nero a rapire i bambini.
De Rais chiede e ottiene di essere giustiziato per primo, per dare il buon esempio ai propri servitori.

Gli imputati vengono condotti alla forca il 26 ottobre 1440.
Prima della sua esecuzione, Gilles pronuncia alla folla un lungo sermone su quanto sia pericoloso educare in maniera diabolica i giovani. Ammette i suoi peccati ed esorta gli astanti ad allevare i loro bambini in maniera severa e secondo gli insegnamenti della Chiesa.
Il testo intero del sermone è andato perduto, ma gli archivi ne parlano come un eccellente esempio di umiltà cristiana e di pentimento.
Gilles viene impiccato subito dopo, ma il Vescovo, per mantenere la propria promessa, fa rimuovere il corpo prima che la pira infuocata lo raggiunga e lo fa seppellire con il rito cattolico.
La chiesa dove si trovava la tomba andrà distrutta durante la rivoluzione francese.

Non vi voglio opprimere con l'ennesima descrizione degli intrighi e dei giochi di potere della nobiltà francese per spiegare come furono divisi gli averi di Gilles De Rais.
In breve, la moglie Catherine Thouars, sparita dalla scena poco dopo il matrimonio, si sposò con Jean De Vendome, un uomo ricco e potente, alleato dell'ormai potentissimo Duca di Bretagna, il presunto burattinaio di tutta la storia. La figlia di Gilles, Marie De Rais, si sposò con un ammiraglio della marina militare francese, stranamente nemico del Duca di Bretagna, ma morì senza figli. Il fratello Rene, ereditata la maggior parte dei beni, compreso il titolo di Barone, soggiornerà nel castello di Champtoce fino alla morte, controllato come un carcerato dagli uomini del Duca di Bretagna. Morirà nel 1473, lasciando una figlia che rimarrà senza eredi.
La casata De Rais, che il vecchio Jean De Craon aveva cercato in ogni modo di preservare e rendere potente era dunque finita miseramente.

La storia di Gilles De Rais termina qui.
Ricostruita soprattutto in base agli archivi storici, ci lascia comunque con il dubbio iniziale. Gilles De Rais è stato un eroe di guerra o un mostro sanguinario? La storia, si sa, la scrivono i vincitori e bisogna anche considerare che la confessione è arrivata solo dopo le minacce di tortura. Chi non confesserebbe, posto davanti a orribili strumenti di tortura? Secoli di storia dell'Inquisizione ci insegnano che delle donne, poste a quei trattamenti disumani, siano arrivate addirittura a confessare di aver praticato sesso anale con Satana!
I giudici inoltre non avrebbero mai permesso a Gilles di tenere un discorso alla folla se non fossero stati sicuri di avergli lavato il cervello. Coloro che continuavano a dichiararsi innocenti venivano giustiziati direttamente nelle segrete, dopo le torture, e veniva sparsa la voce che avevano confessato.
Noi non abbiamo nessuna prova della sua colpevolezza oltre alla sua confessione, dato che i corpicini, stando a quanto raccontato, venivano bruciati fino ad essere ridotti in cenere.
D'altra parte, che motivo avrebbero avuto tutte quelle famiglie per accusare Gilles De Rais di aver fatto sparire i loro figli? Inventandosi delle storie a proposito della scomparsa di alcuni bambini non avrebbero comunque ottenuto nulla in cambio. Non avevano nessuna buona ragione per mentire.
È improbabile che Gilles abbia ucciso un centinaio di bambini. E' possibile invece che abbia ucciso il primo messaggero che è arrivato al suo castello. A questo punto però, potrebbe non essere stata l'unica vittima...
La verità sul Gilles De Rais non ci sarà mai nota. Soltanto due cose resteranno abbastanza certe: la prima è che la confessione, essendo stata ottenuta con la forza, è comunque inesatta e volutamente esagerata. La seconda è che De Rais in qualche modo si era sicuramente macchiato di qualche crimine e non merita di essere ricordato esclusivamente come un eroe al servizio dell'esercito francese.


user posted image
Gilles de Rais - Barbablù, [Mp3 - Ita] adoc - La storia in giallo 011 by darayava


user posted image


 
Chi narra le storie della Palermo dei secoli passati non può dimenticare di raccontare di una donna vissuta nella seconda metà del 18esimo secolo: Giovanna Bonanno, catturata, processata per stregoneria e condannata alla forca per aver venduto misture letali a base di acqua, arsenico e vino bianco.
Di lei, detta “la megera palermitana” o anche “la vecchia dell’aceto”, non si conosce la data di nascita, ma si stima che quando venne impiccata, il 30 luglio del 1789, dovesse avere 80 anni.

Giovanna vendeva la sua pozione a donne insoddisfatte che volevano liberarsi dei mariti senza destare sospetti. Una miscela di acqua, vino bianco ed arsenico, che veniva chiamata “aceto” e che i droghieri vendevano come soluzione contro i pidocchi.
Acqua miracolosa la chiamava lei, un metodo pulito per ridare la libertà a chi si sentiva soffocare da un opprimente vincolo matrimoniale. Quando il marito di una sua vicina, a cui aveva venduto tre dosi del suo “arcano liquore aceto” (la prima dose era stata calibrata male e l’uomo se l’era cavata con un banale mal di pancia) era morto senza che i medici riuscissero a risalire alle cause del decesso, la donna prese la certezza che nessuno l’avrebbe mai scoperta e durante tre anni operò indisturbata.

Ironicamente, Giovanna venne scoperta per un “eccesso di morale”, quando venne a sapere che una dose di veleno consegnato alla sua procacciatrice di clienti sarebbe servita ad ammazzare il figlio di una sua conoscente. Contando sull’amicizia con quest’ultima, che sicuramente l’avrebbe capita e messo ogni cosa a tacere, Giovanna l’avvertì prima che il figlio venisse avvelenato. La reazione della donna non fu però quella sperata. Giovanna Bonanno fu denunciata e catturata e il suo processo per stregoneria iniziò nel 1788 davanti alla Corte capitanale di Palermo. A testimoniare contro di lei furono chiamati i coniugi che erano sopravvissuti ai tentativi di avvelenamento e il droghiere che, ignaro, le vendeva regolarmente l’aceto per i pidocchi.

Nel corso del processo Giovanna ammise di aver venduto dosi della mistura velenosa a donne che si erano rivolte a lei perché insoddisfatte della vita loro coniugale. Le sue vittime non furono molte ma bastarono per farla condannare alla forca. I resoconto storici riportano sei morti. Fra i suoi clienti vi era stato anche un uomo, un fornaio che ottenuta la pozione avvelenò la moglie ma poi si rifiutò di pagare la pozione alla Bonanno, negando di averla mai conosciuta e di aver mai ricevuto da lei alcun veleno.


user posted image
Giovanna Bonanno - La vecchia dell'aceto, [Mp3 - Ita] adoc - La storia in giallo 119 by darayava


user posted image


 
Marie-Madeleine d'Aubray, marchesa di Brinvilliers (Parigi, 6 luglio 1630 – Parigi, 17 luglio 1676), è stata una nobile e serial killer francese.
Primogenita dei sei figli di Antoine Dreux d'Aubray, un consigliere di Stato e luogotenente civile di Parigi, la donna apparteneva alla nobiltà di toga. Era sposata con Antoine Gobelin, marchese di Brinvilliers, erede della famiglia produttrice degli arazzi Gobelins.
Dopo aver condotto una vita dissoluta imparò dal suo amante Godin de Sainte-Croix a maneggiare i veleni. Sembra che, a sua volta, il Sainte-Croix avesse appreso tali conoscenze da un prigioniero italiano durante la sua prigionia alla Bastiglia. La donna e il suo amante sperimentarono gli effetti dell'arsenico su alcuni famigliari di Marie avvelenando poco a poco il padre e due fratelli. Cercarono poi di uccidere anche una sorella, una cognata, una nipote e il marito Antoine.


Il ritratto che le fece Lu Brun durante l'esecuzione
Sainte-Croix morì probabilmente durante un esperimento. Il suo laboratorio venne perquisito e in un cofanetto vennero trovate le lettere dei due amanti. Prima che potesse essere arrestata però Marie riuscì a fuggire in Inghilterra facendo perdere le proprie tracce.
Gli inquirenti presero allora un suo domestico, Jean Hamelin, il quale sotto tortura confessò i crimini della sua padrona. Si aprì a Parigi il cosiddetto Affare dei veleni, un processo che aveva ad oggetto i loschi traffici instaurati tra la corte di Versailles e i bassifondi della capitale. Al centro di questi era Jean-Baptiste Gaudin, il quale procurava potenti veleni dietro lauto compenso ai nobili che glielo richiedevano. Durante l'affare, che raggiunse il suo culmine tra il 1679 e il 1682, vennero imprigionate 442 persone.
Nel 1673 Marie-Madeleine fu condannata a morte in contumacia e la Camera di Giustizia parigina chiese al re Carlo II d'Inghilterra l'estradizione. La donna però riuscì di nuovo a fuggire nascondendosi in un convento a Liegi. Ivi però un reparto della cavalleria francese, che si trovava in città a causa della guerra d'Olanda, la riconobbe e la riportò in Francia. Durante il processo del Parlamento di Parigi, che si svolse tra il 29 aprile e il 16 luglio 1676, confessò i suoi crimini e collaborò parzialmente a smascherare la rete criminale che coinvolgeva diversi membri dell'alta società e della nobiltà.
Ormai prossima alla morte, Marie-Madeleine si convertì per merito dell'abate Pirot, teologo della Sorbona, a cui confidò il proprio pentimento e il desiderio di venire bruciata viva per espiare i suoi peccati. Il pittore Charles Le Brun, il decoratore della Reggia di Versailles, andò ad assistere all'esecuzione e ne eseguì un disegno ritraendo il viso della condannata durante il supplizio.

user posted image
Alessandro Dumas (padre) - L'avvelenatrice, [Pdf Odt Epub Mobi - Ita] by LaCariatide


user posted image

[spoiler][b]Nel 1564, la piccola cittadina di Bedburg, che si trova vicino a Colonia (Germania), era terrorizzata da una bestia che si nascondeva nei boschi e che aveva già ucciso e smembrato tre ragazzini.
La popolazione fantasticava su quella "presenza", ipotizzando si trattasse di uno sconosciuto animale estremamente feroce e pericoloso venuto chissà da dove, ma dovranno aspettare venticinque anni di ritrovamenti di corpi orrendamente mutilati perché questo mistero venisse portato alla luce. La soluzione del mistero lascerà increduli gli abitanti di questo piccolo.

Un giorno di ottobre del 1564, una ragazzina di dodici anni si allontanò dal gruppo dei suoi amichetti e si isolò, andando a curiosare nelle vicinanze di una fitta boscaglia. In un attimo, un misterioso individuo che l'aveva notata e pedinata le saltò addosso come se fosse un lupo affamato, con i denti le morsicò il collo succhiandole il sangue, per sventrarla asportandole il cuore.
Il ritrovamento del corpo da parte di alcuni passanti fece scattare l'allarme in tutto il paese, molti credevano che nella zona si aggirasse un lupo assetato di sangue umano.
L'anno successivo, l'assassino prese di mira una giovane e carina ragazzina di nome Katherine Trompin. Questa adolescente fu rapita e portata nella casa del "Licantropo", che, forse affascinato da tanta bellezza, le risparmiò la vita e ne fece la sua amante, dalla quale in seguito ebbe anche dei figli.
Negli anni seguenti sia la compagna del Licantropo che sua figlia Beell furono testimoni di un'orribile carneficina, poiché molte delle vittime furono condotte nella casa, dove venivano fatte letteralmente a pezzi e mangiate come se fossero state degli agnelli sacrificali.
Nel frattempo le forze dell'ordine e la maggior parte dei cittadini perlustrarono tutta la zona per cercare di stanare la bestia, paventando che i bambini potessero essere il prossimo pasto di quel feroce predatore in libertà.

Un altro episodio, avvenuto intorno al 1570, scosse il villaggio.
Una donna incinta si trovava nei pressi di un sentiero che portava in mezzo al bosco, quando il licantropo l'afferrò per il collo e le diede un morso uccidendola all'istante, poi le prese il feto e se lo portò a casa per dividere il banchetto con in familiari.
L'assassino licantropo non si limitò comunque ad atti di cannibalismo e ad omicidi dei propri simili. Molte volte si aggirò di notte, nei pressi di ovili dove erano rinchiusi pecore o capretti, sventrando il bestiame e mangiandone alcune parti direttamente sul posto.
I proprietari delle fattorie non collegarono immediatamente tali episodi con gli omicidi avvenuti nei confronti di adolescenti, pensando che si trattasse di un vero lupo, perciò al momento le due serie di uccisioni furono addebitate a cause diverse.
Il killer tornò presto a colpire i giovani, aggredendo una ragazza che stava facendo pascolare delle mucche. Presa alle spalle, le morse il collo e le gambe ed infine con un pugnale la squartò dal torace al pube, asportando vari organi tra cui il cuore, che era la sua parte preferita.
La follia del Licantropo di Bedburg non conobbe limiti. Una sera portò suo figlio nel bosco, dove già altre volte aveva ucciso degli adolescenti, prese un'ascia e spaccò in due il cranio del ragazzino e ne consumò il cervello, lasciando sul posto il corpo martoriato.
Un giorno due adolescenti stavano giocando e inavvertitamente si spostarono oltre l'area che la madre imponeva loro per paura della bestia, così il licantropo li prese entrambi e li portò in mezzo alla fitta boscaglia. Ai due fu tagliata la gola e succhiato il sangue, aperto l'addome e asportati diversi organi tra cui il cuore, i corpi furono trovati qualche giorno dopo da alcuni contadini.

Solo dopo venticinque anni di aggressioni, mutilazioni e ritrovamenti di corpi smembrati, si riuscì a catturare questo assassino indemoniato.
Nell'ottobre del 1589, l'ennesimo bambino stava cadendo sotto le grinfie dell'assassino quando la fortuna volle che le urla del piccolo attirassero l'attenzione di vari campagnoli.
Vistosi accerchiato, l'uomo si nascose in mezzo ai cespugli, emettendo versi come un vero lupo. Imperterriti, i contadini armati di bastoni batterono in mezzo al fogliame nell'intento di fare scappare o ferire quella che secondo loro era una bestia inferocita, ma all'improvviso balzò davanti a loro, emettendo urla bestiali, un uomo. Lo stupore generale fu enorme: quello che tutto il paese riteneva essere opera di un lupo, era invece opera di Peter Stubbe, un loro paesano di mezza età, che fino a quel momento era stato considerato una persona normale, il proprietario di molti terreni agricoli.
Naturalmente tutta la popolazione chiese immediatamente a gran voce la testa di quell'uomo che nell'arco di un quarto di secolo aveva massacrato e divorato quattordici bambini e due donne incinte.
Nel corso del processo, Stubbe confessò senza problemi gli omicidi spiegandone anche la motivazione: "All'età di tredici anni cominciai a praticare magia ed in alcuni casi stregoneria, per avere quei poteri che nei miei sogni spesso si realizzavano. Praticavo questi riti con alcuni dei miei compagni, ma loro erano terrorizzati da tutto ciò, allora decisi che dovevo sperimentare la cosa per conto mio. Un giorno riuscii a mettermi in contatto con il Diavolo in persona e con lui feci un patto, in cambio della mia anima ricevetti una cintura magica che indossata mi dava la possibilità di trasformarmi in un lupo rapace, forte e possente, gli occhi mi diventavano grandi che scintillavano nella notte come braci infuocate, la bocca mi veniva larga e grande, i denti aguzzi e crudeli, il corpo lo sentivo enorme e forte, le zampe possenti, ed e proprio con questa mutazione che uccisi e smembrai diversi ragazzini oltre che due donne incinte. Quando me la toglievo tornavo nelle mie sembianze umane. Quando riuscivo a prendere un bambino maschio o femmina, godevo nel vederlo soffrire, alcune volte dopo averli sgozzati li tagliavo a pezzi e ne mangiavo alcune parti crude. Ma la mia più grande soddisfazione fu quando assaggiai quel cervello, è stata una squisitezza che non dimenticherò mai".
Oltre a questo affermò che una sera un lupo gli si era avvicinato e l'aveva morso ad un braccio. Quando l'animale si fu allontanato, Stubbe si era accorto che aveva urinato dentro ad una ciotola, così ne bevve il contenuto, convinto di aver ottenuto una sorta di invincibilità.
Prima di emettere la sentenza, gli inquirenti gli chiesero dove avesse nascosto quella famosa cintura, lui rispose che l'aveva abbandonata dietro casa sua e naturalmente non fu mai trovata.
Di certo, se si era trattato di un pretesto per evitare una condanna esemplare, non sortì alcun effetto, poiché la giuria formulò la pena più severa possibile tenendo conto di tutte quelle atrocità inflitte ai fanciulli e alle donne.
Di seguito riporto alcune frasi pronunciate da uno dei suoi accusatori: "Peter Stubbe, è un mostro molto compiaciuto per quello che ha fatto, credeva di essere un lupo con la sua fantasia e naturalezza, propenso al sangue e alla crudeltà, traendone la massima soddisfazione distorta e diabolica. Con quella cintura mai trovata, che secondo Stubbe fu donata dal Diavolo in persona, passò al compimento di crimini ripugnanti e spaventosi. Se qualcuno lo faceva arrabbiare, lui per vendicarsi si aggirava per la città in cerca di prede come se fosse veramente un lupo affamato, senza fermarsi fino a che non trovava qualcuno da strozzare, smembrare e mangiare il suo cuore. Godeva tanto con la vista del sangue che cominciò a vagare per i campi ed i boschi di notte compiendo estreme crudeltà, mentre di giorno girava per le vie di Bedburg vestito bene avvicinando le sue vittime grazie anche al fatto che era una persona conosciuta e rispettabile, dai modi gentili e disponibile con tutti. Gli abitanti di questo paese per venticinque anni sono stati costretti a convivere con la paura ed a tenere sempre delle armi per difendersi da un eventuale attacco del lupo che aveva già divorato molte persone, senza sapere che in realtà l'artefice di questo massacro alla fine risultò essere Stubbe. La condanna a morte dovrà avvenire in modo esemplare, per tutto il male che ha cagionato".

Il 28 ottobre del 1589, Stubbe fu legato alla ruota della tortura, con un ferro arroventato gli furono staccate parti di carne delle braccia e delle gambe, poi con un'ascia gli furono tagliati di netto piedi e mani e per ultimo fu decapitato. Il corpo venne poi messo sul rogo e bruciato, la testa venne conficcata su un palo ed esposta agli abitanti del villaggio, mentre sulla ruota furono incisi i nomi delle vittime di Stubbe, in totale sedici, anche se il loro numero probabilmente doveva essere di gran lunga superiore.
Per quanto riguarda l'amante Katherine Trompin e la figlia Beell, non subirono lo stesso trattamento, ma furono ugualmente giustiziate, ovvero bruciate vive.
Ci sono stati altri casi di serial killer licantropi, ad esempio la vicenda di Gilles Garnier che qualche anno prima a Dole in Francia uccise e poi mangiò quattro bambini, anche in questa circostanza l'assassino fu messo al rogo nel gennaio del 1573, sempre in Francia, a Landes, Jean Grenier uccise un numero imprecisato di adolescenti, a differenza dei suoi predecessori gli fu risparmiata la vita, infatti, intorno al 1603, fu rinchiuso a vita in un monastero.

Bisogna pensare che in quell'epoca la stregoneria era molto praticata e alcune persone prendevano alla lettera tutto quello che sentivano dai racconti sui demoni ed altro, credendo veramente che quando c'era la luna piena sarebbero diventati come un vero lupo. Stubbe fu uno di questi, la somiglianza fisica con la bestia non ci fu mai, ma la ferocia sì.


user posted image
Peeter Stube - Il licantropo, [Mp3 - Ita] La storia in giallo 124 by darayava

Messaggio modificato da blueam il Apr 2 2014, 10:23 PM

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
blueam
Inviato il: Mar 29 2014, 10:57 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



user posted image




user posted image

 
Il caso dello Zodiac Killer è forse uno dei più misteriosi dai tempi di Jack Lo Squartatore. Un assassino spietato, senza identità e completamente folle. Così come il suo predecessore inglese, anche lo Zodiac Killer ha intrattenuto numerose corrispondenze con polizia e stampa. Inutile aggiungere che, ancora oggi, il caso è insoluto e aperto…
ANTEFATTO
Domenica, 30 ottobre 1966, lo Zodiac Killer fa il suo debutto. La vittima si chiama Cheri Jo Bates, una studentessa 18enne che frequenta il Riverside City College.

L'assassino la adesca proprio nel parcheggio vicino alla libreria del College. Le ha sabotato la macchina e gentilmente si è presentato alla fanciulla in difficoltà. Insieme tentano di riavviare il motore, senza successo, quindi l'assassino le propone uno strappo a casa.

Un vicolo buio e appartato, è lì che lo Zodiac Killer compie il massacro, senza motivazioni di stupro o furto: la ragazza non subisce violenza sessuale e le sue cose rimangono intatte.

Cheri Jo viene uccisa con una brutalità senza pari, tre pugnalate al torace, una alla schiena, il coltello affonda sette volte nella sua gola, troncandole la laringe, la vena giugulare e la carotide. La troveranno quasi decapitata.

Non si può certo dire che l'assassino sia stato perfetto. Nelle vicinanze del corpo viene rinvenuto un orologio da uomo, fermo sulle 12.23, con tracce di vernice sul cinturino. C'è anche una impronta di scarpe e tracce di pelle e capelli sono rimaste sotto le unghie della povera Cheri Jo Bates.

Il fatto che l'assassino e la ragazza siano rimasti appartati al buio per più di un'ora suggerisce agli investigatori la pista dell'omicidio passionale. Le indagini vengono quindi indirizzate verso gli amici e gli ex fidanzati della ragazza. È a questo punto che il killer si presenta.

Il 29 novembre 1966, la centrale di polizia di Riverside e la sede del giornale "Enterprise" ricevono la copia carbone di una lettera battuta a macchina. Spedite da una casetta di posta sperduta nella campagna, senza francobollo e senza indirizzo del mittente, le lettere sono intitolate "La Confessione". La firma, quasi a prendersi gioco dei destinatari, è stata invece sostituita da 12 linee, come in un gioco di enigmistica.

All'interno di questa lettera lo Zodiac Killer descrive, senza risparmiare sui particolari, la dinamica dell'omicidio, dal momento dell'abbordaggio al taglio della gola. La parte più preoccupante è però il finale: "Lei era giovane e bella ma è morta. Non è la prima e non sarà nemmeno l'ultima. Passo notti insonni a pensare chi sarà la mia prossima vittima. Forse la bionda che fa la babysitter e che attraversa ogni giorno un vicolo buio verso le sette, o forse sarà la brunetta a cui ho chiesto informazioni. […] Spargerò le loro parti per la città in modo che tutti vedano. […] Guardatevi da..Io ora mi avvicino furtivamente alle vostre ragazze."

Viste le numerose contraddizioni (il killer scrive, a torto, che la ragazza non ha opposto resistenza e che il coltello si è rotto nel torace della ragazza), inizialmente la lettera non fu presa in considerazione anche se la descrizione del sabotaggio all'automobile sono informazioni che la sola polizia. Le lettere sono state in mano alla F.B.I. fino agli anni '90, che insiste nel classificarle come opera di uno sciacallo.

Sei mesi dopo l'omicidio Bates, la polizia di Riverside, la stampa e il padre della ragazza ricevono nuovamente una lettera in tre copie. Questa volta le buste sono affrancate e il testo è stato scritto a matita su della carta da lettere. Al posto della firma c'è un misterioso simbolo formato da una specie di Z, unita lateralmente a una sorta di 3.

"Bates doveva morire. Altre ne verranno"

Ancora oggi l'omicidio della Bates è insoluto. L'F.B.I. e le autorità locali spingono nella direzione dell'omicidio passionale, mentre gli investigatori e i giornalisti della Bay Area diSan Francisco sono praticamente sicuri che l'omicida è lo stesso che colpì negli anni successivi.

THE ZODIAC KILLER
Vallejo e Benicia sono due cittadine che si affacciano sulla Baia di San Pablo, vicino allo Stretto di Carquinez, poste all'incirca a 20 miglia nord-est di San Francisco. Negli anni '60 i posti tra le due cittadine erano praticamente disabitate e ancora oggi l'autostrada che le unisce non è del tutto asfaltata.

Poco prima delle 21.00 del 20 dicembre 1968, in queste zone, viene avvistata una macchina metalizzata a quattro porte.

Nemmeno un'ora dopo, dei ragazzi vengono seguiti da questa auto, su un sentiero di ghiaia. Spaventati cambiano strada e fuggono.

Alle 23.10, David Arthur Faraday e Betty Lou Jensen non avranno la stessa accortezza. Usciti di casa con la scusa di andare a un concerto natalizio, i due si sono appartati in una radura, per amoreggiare sull'auto. Passa un'ora, poi qualcuno comincia a fare fuoco contro di loro con una calibro 22. Comincia da dietro, sfondando il vetro posteriore e forando il pneumatico sinistro. Poi l'assassino si avvicina, fino ad arrivare alla portiera di sinistra, e ricomincia a fare fuoco.

I due adolescenti, 16 e 17 anni, corrono fuori dalla portiera opposta e tentano la fuga, ma invano. Betty Lou Jensen verrà ritrovata a 10 metri dal paraurti posteriore. Uccisa da cinque colpi alla schiena, tra la quinta e la sesta costola. Per David Faraday è bastata una sola pallottola, ben piazzata alla testa.

Stella Borges, unica testimone, dirà di aver visto allontanarsi una Chevrolet metalizzata, a quattro porte, diretta verso Benicia, prima di ritrovare i corpi dei giovani.

Nonostante la taglia messa dalla polizia sull'omicida, non verrà mai trovato il colpevole.

Sei mesi più tardi, verso le 24:00 di sabato 5 luglio 1969, Darlene Elizabeth Ferrin, 22 anni, e Michael Renault Mageau, 19 anni, vengono presi di mira da degli spari, mentre sono seduti nella propria macchina nel parcheggio del Blue Rock Springs Golf Course.

Darlene Ferrin è andata a prendere il suo amico un'ora prima, quindi si sono fermati lì per mangiare qualcosa e chiacchierare. Qui una macchina marrone, si è accostata a loro, spegnendo i fari, per poi ripartire a tutto gas verso Vallejo.

Cinque minuti dopo la macchina ritorna.

Dopo aver parcheggiato a 3 metri dall'auto dei ragazzi, il conducente scende, spegnendo i fari per nascondere il proprio viso. Convinti che si tratti di un poliziotto, i ragazzi estraggono i loro documenti e si preparano alla classica ramanzina, ma il misterioso individuo comincia a sparare attraverso il finestrino del passeggero. L'arma è una 9mm con silenziatore.

Mageau viene colpito di striscio al viso e al braccio, quindi al ginocchio. Alimentato dal dolore e dall'adrenalina, il ragazzo riesce a saltare nella parte posteriore e a nascondersi. Darlene invece non ce la fa: i colpi la raggiungono alla testa e alla schiena, morirà alle 24.38.

Prima di svenire, Mageau riesce a vedere l'assassino di profilo. Lo descriverà come un uomo di media altezza, circa 1.75, e grasso. A occhio e croce sui 90kg. Porta degli occhiali.

Secondo i più, Darlene conosceva l'omicida, forse si trattava di uno spasimante rifiutato. La descrizione del ragazzo invece non fu tenuta molto in considerazione, poiché era sotto antidolorifici.

Alle 12:40 della stessa notte, la sede centrale della polizia di Vallejo riceve una telefonata da una cabina. La voce è matura e senza accento, parla uniformemente e costantemente, come se stesse leggendo da un copione.

"Vorrei riportare alla vostra attenzione un duplice omicidio. Dirigetevi a un miglio est sul Viale di Cristoforo Colombo, verso il parco pubblico, lì troverete dei ragazzi in una macchina marrone. Gli ho sparato con una Luger da 9mm. Ho ucciso dei ragazzi anche l'anno scorso. Buona serata."

Il 31 luglio 1969, l'Examiner di San Francisco, il Chronicle di San Francisco, e il Time-Harald di Vallejo ricevono tre lettere. Allegato a ogni lettera c'è un crittogramma che il 1 agosto viene pubblicato sulla prima pagina di ognuno dei tre giornali. Le lettere sono simili, anche se con parole diverse. L'assassino dimostra di essere veramente il colpevole fornendo particolari che solo lui e la polizia potevano sapere. Aggiunge inoltre che ha già ucciso una dozzina di persone e che se non venissero pubblicato i crittogrammi farà un massacro.

"In questo crittogramma in tre parti è celata la mia identità"

Ogni lettera finisce con un simbolo molto simile a una croce celtica e uno strano simbolo cifrato che è probabilmente il vero arcano da svelare per risalire all'identità del killer.

Il crittogramma viene decifrato e risolto in meno di una settimana, da un professore di liceo e da sua moglie, ma evidentemente l'assassino non ha mantenuto la promessa. Il testo che emerge infatti non è la sua identità, bensì la confessione di un collezionista di anime: "Mi piace uccidere le persone perché è molto più divertente di ogni gioco selvaggio che si possa fare in una foresta. L'uomo è l'animale più pericoloso ed elettrizzante di tutti da uccidere […] La parte migliore è che quando morirò, rinascerò in paradiso e tutte le mie vittime saranno miei schiavi. Perciò non vi darò il mio nome o tenterete di fermare la mia raccolta di schiavi per la vita ultraterrena. Ebeorietemethhpiti."

Come per il caso Bates si ricorre alla F.B.I. e questa, come nel caso Bates, insinua che l'autore non sia il vero assassino, ma qualche sciacallo che vuole estorcere soldi facili.

Il 4 agosto l'Examiner di San Francisco riceve un'altra lettera. In essa il killer sbeffeggia gli investigatori perché non riescono a risolvere il simbolo cifrato, racconta nuovamente con accuratezza l'attentato ai due ragazzi, spiegando anche come fa a sparare con sicurezza al buio. Per la prima volta si firma "Zodiac". Tutte le lettere verranno analizzate per anni, senza rintracciare impronte utili.

Il 27 settembre 1969, sulla spiaggia occidentale del Lago Berryessa, 60 miglia a nord est da

San Francisco, lo Zodiac Killer torna a colpire.

Sono le 15.00 mentre tre giovani donne da Angwin, stanno parcheggiando nell'area adibita vicino al lago. Una Chevrolet azzurra si accosta a loro, all'interno c'è un uomo che sembra intento a leggere qualcosa e le ragazze non ci danno conto.

L'uomo è alto circa 1.80, sui 90kg, occhialuto, indossa una maglia nera e blu su dei pantaloni neri. Le donne si allontanano e camminano lungo la riva del lago, prendendo il sole. Quando si accorgono che l'uomo le osserva silenziosamente, fumando sigarette, si preoccupano un po'. Passano 20 minuti così, quando l'uomo finalmente si allontana.

Lo stesso uomo viene avvistato da un dentista e suo figlio.

Di tutt'altra maniera l'incontro tra l'uomo misterioso e Cecilia Ann Shepard e Bryan Calvin Hartnell, due studenti universitari.

Poco prima di essere troppo vicino alla coppia, l'assassino si butta addosso una tunica nera, con dei fori per gli occhi. Sulla vita è disegnato il solito stemma molto simile a una croce celtica.

Alla cintura è appeso un pugnale, mentre nella mano destra l'uomo impugna saldamente una pistola.

Si presenta come un evaso dalla prigione di Deer Lodge, nel Montana, ed esige l'auto dei ragazzi per scappare nel Messico. La parlata è incredibilmente monotona e calma, senza cadenze o accenti.

Bryan Hartnell con freddezza, sperando di arrivare a una soluzione pacifica e senza danni, prova a rilassare il pazzo e i due finiscono per discutere a lungo, seduti sulla vettura dei ragazzi.

All'improvviso però l'assassino perde le staffe senza motivo apparente.

Lega Cecilia e comincia a colpire la coppia con il suo coltello, probabilmente estratto da una baionetta.

Sei pugnalate per Bryan Hartnell, dieci per Cecilia Shepard. Il ragazzo si riprenderà e riuscirà a depositare per la polizia, ma la ragazza morirà nel giro di 48 ore.

Prima di andarsene, lo Zodiac Killer impugna un gessetto nero, di quelli che si utilizzano nei riti magici, e scrive sulla portiera della macchina: "Vallejo 12-20-68, 7-4-69, Sept 27-69-6:30. Con un coltello."

Anche questa volta la polizia di Vallejo riceve una telefonata, dalla stessa cabina. Non è passata nemmeno un'ora dall'aggressione.

"Vorrei segnalare un assassinio, no, un duplice omicidio. I corpi sono a due miglia a nord della sede centrale del parco. Erano in una Volkswagen bianca. Sono stato io."

11 ottobre 1969. A cadere vittima dello Zodiac Killer è un tassista 39enne di San Francisco, Paul Stine. È appena finita la corsa. Il passeggero si è fatto portare dall'angolo tra la Mason e Geary Street all'angolo tra la Washington e Maple Streets, presso Presidio Heigths. E qui, invece di pagare, estrae una pistola da 9mm e spara alla testa di Stine.

Prima di lasciare la scena del delitto, strappa un pezzo di camicia insanguinata dalla schiena del tassista e poi sparisce nella notte.

La descrizione fornita dei testimoni è sempre la stessa, anche se inizialmente dei ragazzini si sbagliano: indicano alle pattuglie un uomo di colore, e così la fuga a piedi dello Zodiac Killer è fin troppo facile.

Sul luogo del delitto vengono rintracciate le solite impronte che non porteranno mai a nessuno.

Nei giorni successivi arrivano alla stampa le solite lettere nelle quali lo Zodiac Killer si assume la responsabilità dell'omicidio. L'indirizzo del mittente c'è, ma è rappresentato dall'ormai immancabile croce celtica. Per smentire le solite voci che non si tratterebbe di lettere autentiche, lo Zodiac Killer allega al messaggio un pezzo della camicia insanguinata del tassista. Un pezzo per volta.

Nel finale delle lettere l'assassino si vanta di aver spiazzato gli investigatori, avendo cambiato all'improvviso la tipologia delle vittime, insinuando che potrebbe rubare un pulmino della scuola e uccidere tutti i bambini che ci sono sopra.

Inutile aggiungere che a queste dichiarazioni seguirà il panico. Tutti i casi insoluti della costa ovest saranno imputati allo Zodiac Killer. Da Houston ad Atlanta, fino ad arrivare a St. Louis. Si rafforzano i controlli alle uscite delle scuole e gli autisti dei pulmini vengono armati.

Seguono altre lettere, una delle quali ha un contenuto seriamente minaccioso:

"È Zodiac che vi parla. Dalla fine di ottobre ho ucciso 7 persone. Sono piuttosto arrabbiato con la polizia che dice un sacco di bugie sul mio conto, quindi cambierò continuamenteil metodo di raccolta degli schiavi. Non lo annuncerò più a nessuno, quando commetterò degli omicidi, questi vi sembreranno furti, uccisioni di rabbia o futili incidenti.. […] La polizia non mi prenderà mai perché sono più intelligente di loro: 1) l'identikit che gira corrisponde a me solo quando vado a caccia di anime, il resto del tempo sono completamente diverso. 2) Non possono avere le mie impronte come dicono perché io indosso delle coperture sulle dita, sono di cemento per aeroplani. 3) Tutte le mie armi sono state comprate per corrispondenza da paesi stranieri e non potete rintracciarmi. […] La sera dell'omicidio del tassista ero al parco, dei poliziotti si sono fermati per chiedermi se avessi visto qualcuno di sospetto.." La lettera termina con una delirante descrizione di una arma potentissima, in grado di far saltare in aria un autobus, che l'assassino avrebbe costruito con le sue mani e che terrebbe in cantina.

La lettera successiva raggiunge l'avvocato Melvin Belli il 27 dicembre 1969. È allegata a una cartolina di auguri natalizi. Il killer sembra inspiegabilmente lucido e invoca addirittura aiuto. Pentito della minaccia di attentato all'autobus di bambini, chiede aiuto a Belli perché teme di perdere nuovamente il controllo e di ricominciare a uccidere. "Per piacere mi aiuti, non manterrò il controllo ancora a lungo."

Purtroppo non contatterà più Belli in seguito, facendo perdere le proprie tracce per più di tre mesi.

Domenica 22 marzo 1970. È sera, ma da poco tempo. La 23enne Kathleen Johns sta guidando sulla Highway 132, nella Contea di San Joaquin. In auto con lei c'è la figlioletta Jennifer.

Una macchina si avvicina a lei, l'autista suona il clacson, le fa gesti e le urla che ha una ruota a terra e si propone volontariamente di aiutarla a cambiarla.

L'uomo in realtà rimuove solamente i bulloni e così, quando Kathleen si rimette in marcia, la ruota si leva del tutto. Dispiaciuto per il nuovo incidente, lo sconosciuto le offre un passaggio fino alla prossima stazione di servizio.

Il viaggio dura a lungo, nella direzione di Modesto (California), tuttavia il gentile sconosciuto pare non volersi fermare a nessuna stazione di servizio.

Kathleen capisce che è in pericolo e, agguantata la figlioletta, salta giù dalla vettura. Si nascondono tra le ombre, nell'argine prosciugato di un fiumiciattolo per l'irrigazione dei campi. Il killer prova a cercarle per circa dieci minuti, aiutandosi con i fari dell'auto e una torcia, ma alla fine abbandona l'impresa e scompare nella notte.

Raggiunta la stazione di polizia di Patterson, Kathleen si siede su una sedia, pronta a raccontare allo sceriffo la propria brutta avventura e per sporgere denuncia. Alle spalle dell'uomo c'è un tabellone con gli identikit di tutti i ricercati e, proprio tra questi, la donna riconosce il colpevole. L'identikit indicato da Kathleen Johns è quello dello Zodiac Killer.

EPILOGO
Tra l'aprile 1970 e il marzo 1971, lo Zodiac Killer inviò almeno nove lettere, ma da esse la polizia non è riuscita a risalire a nessun ulteriore crimine. Né è riuscita a rintracciare l'omicida.

Il 30 gennaio 1974, un giornale di San Francisco ricevette la prima lettera autentica in quasi tre anni. Poche parole senza senso, la firma riportava le misteriose notazioni "Me-37" e "SFPD-0"mentre 1/3 della pagina era occupato da un'enorme croce celtica, vicino alla quale compariva la dicitura "=3".

Nel 1975, Don Striepke, uno sceriffo della Contea di Sonoma stilò un rapporto con una teoria interessante. Segnando su di una mappa una serie di 40 assassini insoluti degli Stati Occidentali, si andava a formare una gigantesca Z. Questa teoria però cadrà ben presto nel dimenticatoio, poiché nella stessa zona e negli stessi anni operava anche Ted Bundy.

Il 24 aprile 1978 è stata consegnata alla stampa la 21esima lettera dello Zodiac Killer. La lettera debutta con un inquietante "sono tornato" che ha sparso il terrore tra gli abitati della Bay Area. Nessun crimine è stato rintracciato nella zona prima o dopo la lettera e ad essa sono seguite lettere senza senso, che lodavano il lavoro della polizia. Dopo accurate analisi si è scoperto che l'autore di queste lettere sarebbe proprio Dave Toschi, ufficiale di polizia e a capo delle indagini sullo Zodiac Killer.

Altra teoria bocciata severamente è quella avanzata all'inizio degli anni '80 dallo scrittore George Oakes. L'autore disse di essere in contatto telefonico con l'assassino da anni, e di conoscere bene la sua mentalità basata sull'acqua, sugli orologi e sulle matematiche binarie. Aggiunse anche di sapere l'identità del killer. L'F.B.I. senza nessuna delicatezza ha etichettato questa teoria come "a lot of bullshit" (evitiamo la traduzione).

Molto più interessante è un libro del 1986, "Zodiac" di Robert Graysmith. In questo volume il killer viene indicato con lo pseudonimo di "Robert Hall Starr".

Residente di Vallejo, "Starr" è descritto come un fanatico di armi e come un molestatore di bambini, indicato dalla polizia come il sospetto numero uno. Graysmith accredita allo Zodiac Killer un totale di 36 possibili vittime, uccise tra ottobre 1966 e maggio 1981. Oltre ai sei omicid noti, Graysmith incluse 15 vittime collegate ad un misterioso killer non identificato della California settentrionale, e 15 vittime di un omicida "astrologico", che colpisce cioè in prossimità di un solstizio o un equinozio. Il 99% delle vittime sono donne, e il modus operandi è incostante. Ciò riporterebbe alle parole "cambierò continuamenteil metodo di raccolta degli schiavi" scritto dal killer nel '69.

Effettivamente il Robert Hall Starr di Graysmith è esistito davvero. Si chiamava Arthur Leigh Allen, ed era un insegnante incriminato per molestie sessuali nei confronti di alcuni bambini. Per anni è stato sospettato di essere lo Zodiac Killer, ed è l'unico ad aver subito interrogatori e processi su questo caso. È morto nel 1992 a 58 anni, stroncato da una malattia ai reni, ma le indagini sono proseguite sempre nella sua direzione.

Nel 2002, grazie alle moderne tecnologie, è stato estratto il DNA dalla saliva rimasta sotto alcuni francobolli utilizzati da Zodiac. Il Dna ha dimostrato che Allen non era il colpevole.

È stata la prima e unica svolta da quando, nel 2000, gli ispettoriKelly Carroll e Michael Maloney, della polizia di Vallejo, hanno riaperto il caso dello Zodiaco…e non è certo una svolta positiva.

Sempre nel 2002, nello stato di Washington, un serial killer ha firmato i propri delitti con un foglietto riportante la scritta: "Sono Dio". "Quando morirò, rinascerò in paradiso" annunciava lo Zodiac Killer, ma si tende ad escludere che si tratti di lui che colpisce ancora a distanza di 30 anni.

Riusciranno i due ispettori californiani ad svelare il mistero dello Zodiaco, o ci troviamo al cospetto di un moderno Jack Lo Squartatore?


user posted image
Zodiac, [XviD - Ita Eng Mp3] by Releaser Anonimo
Zodiac, [XviD - Ita Ac3] by Dorelik
Zodiac, [BDrip 480p - H264 - Ita Ac3 5.1 Eng Aac - Sub Ita Eng] by @@ThePresident@@
Zodiac (2007), [BDrip 1080p - H264 - Ita Eng Ac3 Esp Rus Aac - MultiSub] by max74


user posted image


 
Il mistero del "mostro di Firenze", il killer maniacale (o i killer) delle coppiette, appare, a distanza di tanti anni, sempre più oscuro e contorto. Il settimanale "Panorama" ha annunciato clamorosi sviluppi su questa infernale catena di delitti, chiamando in causa il magistrato Pier Luigi Vigna. Un testimone lo accuserebbe di aver trattato una sorta di copertura con la "banda dei sardi", implicata nelle indagini sul "mostro" dal 1982. Un racconto credibile o l'ennesimo polverone? Secondo questo testimone segreto Giuseppe Barrui - oltre a essere implicato direttamente nei due duplici omicidi del 1981 - nel 1992 avrebbe messo il proiettile nell'orto di Pietro Pacciani per incastrarlo. Giuseppe Barrui è morto a Pisa tre anni fa, nel 1998. E’ stata raccolta la testimonianza di Giovanni Calamosca, che vive in località Caburaccia, nell'Appennino Tosco Emiliano. Quest'uomo conosce bene la "banda dei sardi". Nel 1997 raccontò a Michele Giuttari, capo della squadra mobile fiorentina, che Francesco Vinci, trovato carbonizzato nel 1993 nella sua auto insieme al pastore Angelo Vargiu, gli aveva confessato di aver ucciso a Signa nel 1968 Barbara Locci e Angelo Lo Bianco con la Beretta calibro 22 che sarebbe poi passata di mano. Con questa pistola sono stati compiuti i sette duplici omicidi del "mostro". Calamosca, finito in carcere negli anni Ottanta per sequestro di persona, fu anche sospettato di essere proprio lui il "Mostro di Firenze". Di seguito, il testo integrale dell'intervista. E’ ormai diventato quasi un luogo comune: di mostruoso a Firenze, dal 1968 ad oggi, non ci sono stati solo i delitti del mostro (o dei mostri come ha fin qui stabilito la giustizia). Se possibile ancora più mostruoso è stato il modo in cui sono state condotte le inchieste sugli otto duplici omicidi che si sono succeduti in un arco di tempo compreso tra il 1968 e il 1985. Con il risultato che ancora oggi è difficile trovare qualcuno in Italia che creda davvero che il caso del "mostro di Firenze" sia un caso risolto. Nei documenti che pubblichiamo qui sotto cerchiamo di spiegare cosa è successo attorno a Firenze in otto notti di novilunio. Ma soprattutto cosa è accaduto a investigatori e magistrati che del sangue innocente - che in quelle otto notti fu versato - furono chiamati ad occuparsi. Questa, in dettaglio, l'impressionante serie di delitti:

21 Agosto 1968: L'omicidio di Antonio Lo Bianco e Barbara Locci.
La notte del 21 Agosto 1968, all'interno di una Alfa Romeo Giulietta bianca posteggiata presso una strada sterrata vicino al cimitero di Signa, vengono assassinati Antonio Lo Bianco, muratore siciliano di 29 anni, sposato e padre di tre figli e Barbara Locci, casalinga di 32 anni, di origini sarde. I due erano amanti, la donna era sposata con Stefano Mele, un manovale sardo emigrato in Toscana alcuni anni prima. Al momento dell'aggressione i due sono intenti in preliminari amorosi. Sul sedile posteriore dorme Natalino Mele, di 6 anni, figlio di Barbara Locci e Stefano Mele. L'assassino si avvicina all'auto ferma ed esplode complessivamente otto colpi da distanza ravvicinata, quattro colpiscono la donna e quattro l'uomo, la morte sopravverrà per le emorragie seguenti alle ferite inferte. Verranno repertati otto bossoli di cartucce calibro 22 Long Rifle Winchester serie H (ad indicare la lettera punzonata sul fondo dei bossoli). Natalino Mele si risveglia al primo colpo esploso, ma non sarà mai in grado di asserire con certezza di aver visto chi aveva in mano la pistola. Qualcuno lo caricherà in spalle subito dopo il delitto e lo condurrà attraverso la campagna, cantandogli "La tramontana", una canzone molto di moda quell'estate, fino a lasciarlo in via Vingone, a due chilometri di distanza, davanti ad un casolare nel comune di Campi Bisenzio. Il padrone di casa viene svegliato attorno alle due di notte dal bambino che gli dirà: "aprimi la porta che ho sonno e ho il babbo malato a letto. Dopo mi accompagni a casa, perché c'è la mi' mamma e lo zio che sono morti in macchina". Le indagini conducono inesorabilmente al marito della donna, Stefano Mele, 49enne manovale originario di Cagliari, che si sospetta possa aver commesso il delitto per gelosia. Questo elemento è tuttavia reso poco plausibile dal fatto che lo stesso Stefano Mele aveva più volte in passato esternato un temperamento decisamente succube, a esempio ospitando in casa sua per diverso tempo Salvatore Vinci, suo amico e amante della moglie, Barbara Locci, che peraltro non era nuova a comportamenti promiscui, al punto di venir soprannominata in paese "l'ape regina". Inoltre una perizia psichiatrica accerterà che l'uomo è affetto da ritardo mentale, tanto che in sede processuale gli sarà riconosciuta la seminfermità di mente. In ogni modo Stefano Mele, dopo aver dapprima negato, poi coinvolto altre persone, ammette e confessa di aver commesso il delitto; viene condannato a 16 anni di carcere. Resta tuttavia il mistero della pistola, la Beretta calibro 22 Long Rifle che Stefano Mele dichiara di aver "gettato via" dopo aver commesso il delitto, ma che non viene trovata dai carabinieri nelle zone circostanti al luogo del delitto.

14 Settembre 1974: L'omicidio di Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini.
Il 15 Settembre 1974 ha luogo il secondo duplice omicidio di apparente natura maniacale; Pasquale Gentilcore di 19 anni e Stefania Pettini di 18 vengono uccisi in uno spiazzo presso il fiume Sieve a Sagginale di Borgo San Lorenzo. La coppia aveva fatto tappa presso la discoteca "Teen Club" qualche momento prima di appartarsi a bordo della Fiat 127 blu del ragazzo. Pasquale Gentilcore, seduto al posto di guida, viene raggiunto da cinque colpi esplosi da una Beretta calibro 22 Long Rifle, la stessa utilizzata nel delitto del 1968; i colpi mortali arrivano dal lato sinistro della 127. La ragazza viene raggiunta da tre colpi che tuttavia non la uccidono; viene trascinata fuori dall'auto ancora viva, e uccisa a coltellate (l'autopsia permetterà di contarne ben 97). Successivamente l'omicida penetra la vagina della ragazza con un tralcio di vite; particolare questo che, anni dopo, farà pensare ad un possibile movente esoterico, ma che può anche essere interpretato come un segno di sfregio da parte dell'assassino; considerato che il luogo del delitto era posto in prossimità di alcune piante di vite, è comunque possibile ipotizzare che il gesto non fosse premeditato. Prima di lasciare il luogo l'omicida colpisce con il coltello anche il corpo esanime di Pasquale. In occasione di questo delitto, scoperto la mattina seguente da un contadino che abitava e lavorava da quelle parti, vengono ritrovati, sparsi sul terreno, gli oggetti contenuti nella borsetta della ragazza. La borsa verrà invece ritrovata in un luogo poco distante in seguito ad una telefonata anonima. Pare che, il pomeriggio prima di essere uccisa, Stefania avesse confidato ad un'amica di aver fatto uno "strano incontro" con una persona poco piacevole. In ogni caso la ragazza non fu la sola, tra le vittime del maniaco, ad aver lamentato molestie da parte di qualcuno. Qualche anno dopo i quotidiani tornarono a parlare del caso dopo che la tomba di Stefania (sepolta assieme al fidanzato, nel cimitero di Borgo San Lorenzo) fu manomessa e danneggiata da ignoti.

6 Giugno 1981: L'omicidio di Giovanni Foggi e Carmela Di Nuccio.
Il terzo dei duplici omicidi viene commesso il 7 Giugno nei pressi di Mosciano di Scandicci. Le vittime sono Giovanni Foggi, 30enne e la sua ragazza, Carmela De Nuccio, di 21 anni. I due erano fidanzati da pochi mesi e programmavano di sposarsi nell'immediato futuro. La sera del delitto, un sabato, i due cenano a casa dei genitori di Carmela, poi escono per una passeggiata e si appartano con l'auto, una Fiat Ritmo color rame, in una stradina sterrata, sulle colline di Roveta, non lontano dalla discoteca "Anastasia", in una zona frequentata da coppiette e da guardoni. Giovanni viene raggiunto da cinque colpi di pistola esplosi attraverso il finestrino anteriore sinistro della vettura. Altri tre proiettili colpiscono Carmela; i tre bossoli non verranno tuttavia rinvenuti dalle forze dell'ordine. La ragazza viene tirata fuori dalla macchina e trascinata in un fosso poco distante, dove le verranno recisi i jeans e, per mezzo di tre precisi fendenti, le verrà asportato il pube. Anche in quest'occasione l'omicida, presumibilmente prima di lasciare il luogo del delitto, colpisce con il coltello il corpo esanime del ragazzo. I corpi dei due giovani saranno rinvenuti il mattino dopo. L'uomo è ancora a bordo dell'auto, come nel delitto del 1974. Anche in occasione di questo delitto le armi usate sono la Beretta 22 e il coltello, e anche in questa occasione si verifica accanimento sui cadaveri, soprattutto su quello della donna. Inoltre la borsetta della ragazza viene rinvenuta poco distante, rovesciata in terra come nel delitto avvenuto sette anni prima.

22 Ottobre 1981: L'omicidio di Stefano Baldi e Susanna Cambi.
Il 22 Ottobre 1981, a soli quattro mesi di distanza dal precedente omicidio, a Travalle di Calenzano vicino a Prato, in località "Le Bartoline", lungo una strada sterrata che attraversa un campo, a poca distanza da un casolare abbandonato, vengono uccisi Stefano Baldi di 26 anni, operaio tessile di Calenzano e Susanna Cambi commessa di 24 anni, sorpresi durante i preliminari amorosi all'interno di una Golf nera. La ragazza viene raggiunta e uccisa da cinque colpi, il ragazzo viene invece colpito quattro volte. I proiettili sono marca Winchester serie H, sparati dalla stessa Beretta calibro 22. In seguito verranno repertati solo 7 bossoli dei 9 complessivi che si sarebbero dovuti rinvenire. In questo caso l'omicida, per raggiungere la ragazza e compiere l'escissione delle parti intime, è costretto ad estrarre dall'auto anche il corpo di Stefano. Il corpo della ragazza verrà trovato ad una decina di metri dall'auto, in un piccolo canale, con la maglia sollevata fino al collo. Il seno sinistro presenta gravi ferite inferte con arma bianca. Anche in questo caso verranno ritrovati gli oggetti contenuti nella borsetta della vittima femminile, sparsi nelle zone circostanti il luogo del delitto. Anche il corpo di Stefano Cambi presenta ferite da arma da taglio, almeno quattro di cui tre alla schiena. Questo duplice omicidio è l'unico della serie a non essere stato commesso nel periodo estivo; molti hanno quindi avanzato l'ipotesi che sia stato commesso con la deliberata finalità di provocare la seguente scarcerazione di Vincenzo Spalletti, e nel contempo di comunicare che il colpevole era ancora libero. Il giorno successivo al delitto, prima del rinvenimento dei corpi, un uomo telefonò alla zia di Susanna (un indirizzo che quasi nessuno, nemmeno tra gli amici della giovane conosceva, perché provvisorio) chiedendo di parlare con la madre della giovane. A causa di un guasto sulla linea tuttavia, la comunicazione venne interrotta subito. Si tratta di un particolare decisamente misterioso, considerato che il numero di telefono, appartenete a un indirizzo nuovo, era provvisorio e quindi nessuno avrebbe dovuto conoscerlo. Secondo quando sostenuto dall'avvocato Nino Filastò, inoltre, poco prima del delitto Susanna Cambi avrebbe fatto capire alla madre di essere pedinata da qualcuno.

19 Giugno 1982: L'omicidio di Paolo Mainardi e Antonella Migliorini.
La notte del 19 Giugno 1982, a Baccaiano di Montespertoli vengono uccisi Paolo Mainardi, operaio di 22 anni, e Antonella Migliorini di 19. I due giovani - soprannominati dagli amici "Vinavil" perché inseparabili - erano appartati a bordo di una piccola Seat 127, in uno slargo presente sulla strada Virginio Nuova, poco trafficata considerata l'ora tarda. L'assassino sopraggiunge favorito dall'oscurità ed esplode alcuni colpi verso la coppia; Paolo viene solo ferito e riesce a mettere in moto l'auto ed inserire la retromarcia. Probabilmente a causa della concitazione del momento Paolo non è in grado di controllare l'auto che attraversa trasversalmente la strada e resta poi incastrata nella proda sul lato opposto. A questo punto l'assassino spara contro i fari anteriori dell'auto e colpisce a morte i due giovani. Secondo la versione tuttora condivisa dai più e ammessa al processo, l'assassino in seguito sfilerà le chiavi dal quadro d'accensione della vettura e le getterà lontano, presumibilmente in segno di spregio. Questo delitto si differenzia dai precedenti per almeno due motivi; innanzitutto il luogo in cui avviene l'aggressione non è appartato; a pochi chilometri di distanza, nel paese di Cerbaia è in corso la festa del Santo patrono, dove si sono diretti alcuni amici della coppia. In secondo luogo l'omicida, per la prima volta, non esegue le escissioni dei feticci e non ha il tempo materiale per infierire sui cadaveri, probabilmente a causa dei rischi che questa operazione avrebbe comportato, considerato che la macchina era visibilmente disposta in modo innaturale sulla strada. Il delitto sarà infatti scoperto pochissimo dopo da una vettura sopraggiunta nel frattempo. Antonella è morta, Paolo respira ancora e viene immediatamente trasportato al vicino ospedale di Empoli, dove muore il mattino seguente senza riprendere coscienza. Sul luogo del delitto verranno repertati 9 nove bossoli di calibro 22 Winchester serie H. In quest'occasione, il giudice Silvia della Monica, sperando di indurre il mostro a scoprirsi, convocò in Procura i cronisti che si occupavano del caso e chiese loro di scrivere sui giornali che Paolo Mainardi, prima di morire, aveva rivelato importanti informazioni utili alla ricostruzione dell'identità dell'omicida. Sarà inoltre a seguito di questo delitto, che il maresciallo Fiori, 15 anni prima in servizio a Signa, ricorderà del delitto avvenuto nell'estate del 1968, e permetterà la riapertura del fascicolo, in cui verranno ritrovati i bossoli repertati quell'anno; sarà così possibile comparare i bossoli e stabilire che a sparare nel 1968 era stata la stessa arma utilizzata nel 1982. Anche questo evento non è privo di dettagli inconsueti, in quando per legge gli elementi raccolti nel corso di un processo devono essere distrutti a sentenza avvenuta, cosa che non si è verificata con i bossoli repertati a Signa nel 1968.

10 Settembre 1983: L'omicidio di Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch.
Il 10 Settembre 1983 a Giogoli di Scandicci, in un furgone fermo per la notte in uno spiazzo, vengono assassinati due turisti tedeschi, Uwe Jens Rusch e Horst Meyer, entrambi di 24 anni, che al momento dell'aggressione stavano dormendo a bordo del loro furgone Volkswagen Samba. I ragazzi vengono raggiunti e uccisi da sette proiettili sparati con estrema precisione attraverso la carrozzeria del furgone, di cui però saranno repertati solo 4 bossoli Winchester. Le indagini successive al delitto permetteranno di stabilire che i colpi sono stati sparati all'incirca da un'altezza di 1 metro e 30 centimetri da terra - il che fa supporre che l'assassino sia alto almeno 1 metro e 80 centimetri o anche di più. L'omicida, dopo aver ucciso i due ragazzi si introduce nell'abitacolo del furgone e si rende conto di aver assassinato due persone di sesso maschile; probabilmente indotto in errore dall'oscurità, e dal fatto che Uwe Rusch aveva una corporatura esile e lughi capelli biondi. Non si è mai accertato se i due giovani fossero amanti omosessuali, ma nei pressi del furgone vennero ritrovare delle riviste "a contenuto omosessuale" stracciate. I soldi e gli oggetti personali dei due sfortunati ragazzi non vengono presumibilmente sottratti.

29 Luglio 1984: L'omicidio di Claudio Stefanacci e Pia Rontini.
Le vittime del penultimo delitto del Mostro di Firenze sono Claudio Stefanacci, commerciante di 21 anni e Pia Rontini di 18 anni, da poco tempo impiegata come barista presso il bar della stazione di Vicchio nel Mugello. L'auto è parcheggiata in fondo ad una strada sterrata che si diparte dalla provinciale sagginalese, contro il terrapieno di una collina. Quando vengono aggrediti i due ragazzi sono seminudi, sul sedile posteriore della Fiat Panda di proprietà del ragazzo. L'omicida spara attraverso il vetro della portiera destra, colpendo Pia in pieno volto e uccidendola sul colpo. Viene colpito alla testa anche il fidanzato. In seguito l'assassino inferisce con diverse coltellate sui corpi dei due ragazzi - colpendo due volte alla gola Pia e una decina di volte Claudio. Pia viene trascinata, già morta, fuori dalla vettura, in un vicino campo di erba medica, dove le vengono asportati il pube e il seno sinistro. La ragazza verrà ritrovata con il proprio reggiseno ancora serrato tra le dita della mano destra. I carabinieri verranno avvertiti da una telefonata anonima giunta prima dell'alba. Anche in questo caso pare che la vittima femminile avesse subito molestie da parte di ignoti nei giorni precedenti al delitto. Un'amica di Pia, da questa conosciuta durante un soggiorno in Danimarca e che in seguito aveva intrattenuto con lei relazioni di corrispondenza, riferì tempo dopo di aver ricevuto dalla ragazza una lettera in cui Pia le parlava di un uomo che la infastidiva presso il bar in cui era assunta. Tale fatto sembra peraltro avvalorato da un riscontro raccolto in una fase successiva al delitto; il gestore di una tavola calda in località San Piero a Sieve aveva dichiarato di riconoscere nei due fidanzatini uccisi, una coppia che nel pomeriggio del 29 Luglio 1984, poche ore prima dell'omicidio, si era fermata presso il suo locale. Subito dopo di loro, secondo il teste, era arrivato un "signore distinto", in giacca e cravatta, che aveva ordinato una birra e si era seduto all'esterno del locale, senza staccare gli occhi dalla ragazza. Non appena i giovani avevano terminato di mangiare e si erano avvicinati alla cassa, l'uomo aveva bevuto d'un fiato la birra e si era accodato a loro.

8 Settembre 1985: L'omicidio di Jean Michel Kraveichvilj e Nadine Mauriot.
L'ultimo duplice delitto avviene nella campagna di San Casciano Val di Pesa in frazione Scopeti, all'interno di una piazzola attorniata da cipressi, in cui erano solite appartarsi le giovani coppie. Le vittime sono due giovani francesi, Jean-Michel Kraveichvilj, musicista venticinquenne, e la trentaseienne Nadine Mauriot, commerciante, madre di due bambine piccole, recentemente separata dal marito, entrambi provenienti da Audincourt. Le vittime sono accampate in una piccola tenda canadese a poca distanza dalla strada. L'omicidio è stato fatto risalire alla notte di Domenica 8 Settembre 1985, o quantomeno questa è la data ammessa al Processo a carico dei Compagni di Merende, e tutt'oggi considerata la data del delitto. Tuttavia i due turisti potrebbero essere stati uccisi precedentemente, nella notte tra Sabato e Domenica, come i rilievi tanatologici - fatti eseguire dall'avvocato Nino Filastò al professor Maurri, uno dei massimi esperti del campo - sembrano suggerire. Le modalità dell'aggressione sono simili a quelle precedentemente messe in pratica dall'omicida, eccettuato il fatto che in questo caso le vittime non si trovavano in auto: il mostro - dopo aver reciso con un coltello il telo esterno della tenda, sulla parte posteriore, si sposta verso l'ingresso della tenda e spara. Nadine muore all'istante, il giovane Jean-Michel, ferito non mortalmente, riesce a fuggire attraverso il bosco ma viene raggiunto dall'omicida, che lo finisce a coltellate e poi ne occulta il corpo cercando di nasconderlo in una pila di rifiuti poco distante dalla tenda. In seguito alle escissioni compiute sul pube e sul seno sinistro, anche il cadavere della donna viene in qualche modo occultato; l'omicida infatti si cura di sistemarlo all'interno della tenda in modo che non sia visibile. In linea generale il modus operandi particolare attuato dall'omicida in quest'ultimo delitto, lascia presupporre che l'assassino avesse l'intento di ritardare la scoperta dei corpi. Infatti un brandello del seno della ragazza viene spedito alla Procura della Repubblica di Firenze, in una busta con l'indirizzo composto da lettere di giornali ritagliate, indirizzato alla dottoressa Silvia Della Monica, PM incaricato delle indagini sul mostro. La scoperta dei corpi avverrà, per puro caso, poche ore prima che la lettera giunga in Procura, vanificando così il macabro piano dell'omicida. Dopo tutti questi anni gli orrendi crimini sopra descritti non sono ancora risolti.


user posted image
Il Mostro di Firenze [VHSRip - Ita Mp3] by azmodan2002
Il Mostro di Firenze [XviD - Ita Mp3] by filuck
L'assassino è ancora tra noi (1986 Teti), [DivX - Ita Mp3]by Blueam

user posted image
I delitti del Mostro di Firenze - Blu Notte [DivX - Ita Mp3] by Duracell72
Il Mostro di Firenze, [Mp3 - Ita] La storia in giallo 226 by darayava


user posted image
Giuseppe Alessandri - La Leggenda del Vampa, [Pdf - Ita] by kremmerz
Mario Spezi, Douglas Preston - Dolci Colline di Sangue, [Pdf - Ita][ by kremmerz
Ruggero Perugini - Un Uomo Abbastanza Normale, [Pdf - Ita] by kremmerz
Nino Filastò - Storia delle Merende Infami, [Pdf - Ita] by kremmerz
M Giuttari - C Lucarelli - Compagni di Sangue, [Pdf- Ita] by kremmerz
Francesco Ferri - Il Caso Pacciani, [Pdf - Ita] by kremmerz
A Cecioni - G Monastra - Il Mostro di Firenze, [Pdf - Ita] by kremmerz
L Cardinalini - P Licciardi - La Strana Morte del dr. Narducci, [Pdf Ita] by kremmerz
Aurelio Mattei - Coniglio il Martedì [Pdf Ita] by kremmerz


user posted image
Il Mostro Di Firenze S01e01-06, [XviD - Ita Mp3] HDTVrip by °S3B4STI4N°



user posted image


 
Tra le migliaia di serial killers che si sono avvicendati su questo mondo, spargendo sangue e terrore un po' ovunque nei cinque continenti, le imprese di uno in particolare sono ancora avvolte nel mistero. Non solo perché lo stesso caso è rimasto irrisolto ma anche perché sul web non vi si trovano che pochi brevi accenni.

Il "Thursday Night Killer", anche conosciuto come "Rainy Night Killer", (proprio perché colpiva solo di giovedì, e solo nelle notti di pioggia) iniziò la sua carriera omicida nell'ottobre del 1986 e proseguì indisturbato il suo macabro lavoro fino all'aprile del 1991, lasciando dietro di sè 9 vittime, tutte donne, scegliendole apparentemente a caso (spaziava dalle adolescenti alle anziane). L'unico collegamento tra le vittime sembra fosse il loro abbigliamento: si dice che tutte indossassero qualcosa di rosso (ma forse questo particolare è più una leggenda metropolitana che un fatto documentato).

Il Thursday Night Killer ha messo in scena tutti i suoi omicidi nella città di Hwaseong, nella provincia sudcoreana del Gyeonggi (non lontano da Seoul). Trecentomila agenti furono coinvolti nelle indagini e oltre tremila sospetti vennero interrogati e rilasciati. Tutto questo inutilmente: il killer continuò imperterrito a farsi beffe della polizia. Le vittime furono aggredite, immobilizzate, stuprate e infine soffocate con la loro stessa biancheria intima. Solo dopo la nona vittima si prese la decisione di sottoporre i fluidi organici trovati sulle vittime (saliva, sperma) al test del DNA. Il materiale fu inviato in Giappone, unitamenbte ad alcuni campioni prelevati dai principali indiziati.
In Korea, negli anni Ottanta, così come quasi dappertutto (con l'eccezione di USA, Inghilterra e Giappone) non si aveva a disposizione la tecnologia necessaria per effettuare tali test. Ai nostri giorni il mostro di Hwaseong non avrebbe probabilmente alcuna opportunità di farla franca.
Inutile dire che il test del DNA non ebbe successo: il confronto dei liquidi biologici rinvenuti sui cadaveri non trovarono alcun riscontro nei campioni forniti.
Il killer nel frattempo sparì dalla circolazione. I delitti terminarono fino all'Aprile del 2004, quando una nuova vittima, uccisa con le stesse modalità utilizzate dal Thursday Night Killer, fu rinvenuta in città. Questo nuovo delitto, tuttora insoluto, fu attribuito allo stesso esecutore.

In realtà probabilmente si trattò di un episodio isolato, da attribuirsi ad un copycat (un imitatore), visto che proprio l'anno precedente i delitti del mostro di Hwaseong tornarono agli onori della cronaca grazie al film "Memories of Murder". Magistralmente diretto da Bong Joon-ho (The Host, Barking Dogs Never Bite) ed interpetato da Song Kang-ho, una delle figure più carismatiche del modermo cinema coreano (Sympathy for Mr. Vengeance, Antarctic Journal), la pellicola affronta nei minimi dettagli il caso del dal Thursday Night Killer, lasciando comunque un po' di spazio alla fantasia, più che altro nel tentativo, perfettamente riuscito, di rendere più drammatico il finale.
Quello che più volte viene sottolineato dal "Memories of Murder" è l'approccio colpevole della polizia al caso: la polizia è impreparata, non ha né le risorse umane né i mezzi tecnici per affrontare delitti di tale gravità. Il detective Park, che conduce l'indagine, si affida a logiche di investigazione discutibili e a brutali metodi di interrogatorio.
Il messaggio che filtra è che, per la polizia, non importa catturare IL colpevole: bisogna catturare UN colpevole (sperando che i delitti cessino per chissà quale inspiegabile coincidenza). Il film attribuisce inoltre l'insuccesso del test del DNA ad una maldestra manipolazione delle prove da parte degli inquirenti. Il killer fu probabilmente identificato ma non vi furono elementi sufficenti per trattenerlo. Su un forum studentesco, un locale afferma che "they never caught him, but everyone knows who he is". Non mi stupisce.
Oggi i delitti, tranne quello del 2004, sono caduti in prescrizione. Sono sufficienti 15 anni, secondo la legge coreana, affinché il colpevole non sia più imputabile (anche nell'ipotesi che spunti fuori dal nulla, confessando i delitti compiuti).


user posted image
Memories Of Murder, [DivX - Kor AC3 Sub Ita Eng] by Daesu

Memories Of Murder, [BDmux 1080p - H264 - Kor Ita Ac3 - Sub Eng] by ShivaShanti


user posted image


 
Jack lo squartatore (in inglese: Jack The Ripper) è lo pseudonimo dato a un serial killer che ha agito, nel quartiere degradato di Whitechapel a Londra e nei distretti adiacenti, nell'autunno del 1888. Il nome è tratto da una lettera, pubblicata al tempo delle uccisioni, destinata alla Central News Agency e scritta da qualcuno che dichiarava di essere l'esecutore dei delitti. Durante la sua attività criminale, gli sono state attribuite cinque vittime, ma è possibile che abbia ucciso anche altre persone. Il primo delitto ha dato modo di conoscere, oltre all'abilità del killer, anche il suo modus operandi e la tipologia delle sue prede; soltanto prostitute sventrate e sgozzate. Su di lui è stato detto e scritto di tutto, sono stati girati dei film. Fu uno dei primi criminali della storia a esser classificato come “Serial Killer”, ma la sua storia è diversa da quelle che siamo abituati a sentire: Jack non è stato arrestato né condannato, contro di lui non esiste nessuna prova, non ha mai commesso errori. Gli inquirenti hanno brancolato a lungo nel buio, a loro disposizione solo una manciata di indizi, alcuni dei quali mandati via posta dallo stesso Ripper, qualche sommaria descrizione di testimoni oculari e tantissime ipotesi. Nonostante tutto, a distanza di quasi 120 anni, Scotland Yard mantiene ancora aperto il fascicolo su di lui. Di seguito è ricostruita la cronologia degli eventi:

Mary Ann Nicholls, prostituta di 45 anni, fu la prima vittima accertata. Il suo corpo venne ritrovato il 31 Agosto 1888, alle 4 del mattino, in Buck's Row, di fronte uno dei tanti mattatoi del quartiere. La vittima presentava la gola squarciata fin quasi alla decapitazione (la ferita intaccò le vertebre del collo) e tagli sul ventre dai quali fuoriusciva l'intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime ferite, probabilmente inferte con la punta di un pugnale. L'autopsia rivelò che l'assassino era mancino, fatto che poi verrà smentito da tutti i criminologi che hanno studiato il caso. I giornali dell'epoca, che riportavano ogni giorno articoli relativi a donne accoltellate, bruciate vive, sfregiate e mutilate, diedero enorme rilievo al caso definendolo "strano" rispetto ai tanti che costellarono “l'Autunno di terrore".

Annie Chapman, 48 anni, prostituta, fu la seconda vittima ufficiale di Jack lo squartatore. Venne ritrovata l'8 Settembre 1888, nel cortile del numero 29 di Hanbury Street, a Whitechapel, da un fattorino. Il suo corpo giaceva steso tra la porta e la palizzata, uno spazio di circa ottanta centimetri. La gola era squarciata e la testa di poco attaccata al busto. Il ventre era aperto; gli intestini appoggiati sulla spalla destra della vittima, mentre la vagina, l'utero e due terzi della vescica furono asportati. Ai piedi della vittima vennero rinvenute alcune monete e un pezzo di busta insanguinata riportante la data del 20 Agosto. In questo caso ci fu anche un testimone, un inquilino della casa a fianco che affermò di aver sentito un grido di donna ma non ebbe il coraggio di intervenire. Il giorno dopo, una bambina riferì alla polizia di aver visto, a qualche isolato dal luogo del delitto, una striscia di sangue. Gli investigatori affermarono che probabilmente quella poteva essere la traccia lasciata dal killer, poiché lui era solito portare con sé un macabro trofeo asportato alla vittima. Oltre alla striscia di sangue che non verrà mai studiata, neanche successivamente, ci fu il primo arresto effettuato dalla polizia. John Pizer, un macellaio ebreo del quartiere, viene accusato dell'omicidio grazie a un grembiule di cuoio trovato nei pressi del luogo del ritrovamento del cadavere. Il giorno dopo però si scoprirà che l'accusato "Leather Apron", come verrà soprannominato, non c'entrava nulla col delitto. Pizer, tuttavia, viene trattenuto in cella ancora per un altro giorno a causa della folla inferocita che voleva linciarlo. Gli unici indizi erano una valigetta nera e un cappello "alla Sherlock Holmes". Da questo delitto al successivo passarono ventidue giorni.

Elizabeth Stride, la terza vittima, venne trovata in Berner Street, presso il cortile di un circolo di ebrei e tedeschi, da un cocchiere. La donna presentava solo un profondo taglio alla gola, dalla quale, affermò il vetturino, usciva ancora del sangue. Ciò portò alla conclusione che l’uomo disturbò in qualche modo il lavoro di Jack lo Squartatore, che quindi non ebbe modo di infierire sul corpo esanime. Il sospetto fu tragicamente confermato dal ritrovamento del successivo cadavere.

Catherine Eddowes, la quarta sfortunata vittima, venne ritrovata in un lago di sangue, a pancia in su. La faccia era sfregiata: naso e lobo dell'orecchio sinistro erano tagliati, così come la palpebra dell'occhio destro, solcata da profondi tagli. Il volto era sfigurato con un taglio a "V" sulla parte destra e con numerose lacerazioni sulle labbra tali da mostrare le gengive. Il corpo era sventrato con un taglio dall'inguine alla gola; lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra della donna, il fegato appariva tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. Per finire, era stata sgozzata con uno squarcio fin quasi alla decapitazione.

Mary Jane Kelly fu l'ultima vittima canonica attribuita a Jack lo squartatore. L'omicidio di Mary è considerato il più orribile di tutti quelli attribuiti al serial killer. Il suo corpo venne scoperto l'8 Novembre 1888, poco dopo le 10:45. Il corpo, o quello che ne rimaneva, giaceva sul letto della camera dove la donna viveva, al numero 13 di Miller's Court, vicino a Spitalfields. La gola era squarciata, il viso severamente mutilato e irriconoscibile, il petto e l'addome aperti, molti organi interni erano stati rimossi, il fegato giaceva tra le gambe e l'intestino arrotolato attorno alle mani. La carne che ricopriva gli arti fu parzialmente asportata. Il cuore non venne trovato e si crede possa essere stato bruciato nel camino o persino cotto e mangiato. I vicini dissero di aver sentito un urlo solitario intorno alle 4 del mattino, e a quell’ora venne fatta risalire la morte.

Durante il periodo in cui sono avvenuti i delitti, la polizia e i giornali hanno ricevuto molte migliaia di lettere riguardanti il caso. Alcune erano di persone ben intenzionate che fornivano informazioni per la cattura del killer; la maggioranza però sono state considerate inutili e di conseguenza ignorate. Le più interessanti erano forse quelle centinaia scritte da persone che si dichiaravano gli assassini. La maggior parte di queste sono state considerate bufale. Molti esperti ritennero che nessuna di esse fosse autentica, ma tra quelle citate come forse attendibili, sia dalle autorità del tempo che da quelle moderne, tre in particolare sono importanti:

The "Dear Boss" Letter, datata 25 Settembre 1888 e ricevuta dalla Central News Agency il 27 Settembre 1888, è la prima che riporta la firma "Jack lo Squartatore" (in inglese Jack the Ripper). La polizia non ritiene la lettera autentica e non dà altra rilevanza al caso.

The "Saucy Jack" postcard, ricevuta l'1 Ottobre 1888, scritta in uno stile simile alla "Dear Boss" Letter. In questa cartolina, Jack lo squartatore menziona la futura uccisione di due vittime temporalmente vicine: "doppio evento questa volta". Il 30 Settembre 1888, nel giro di un'ora, vengono rinvenuti i corpi di due vittime, Elizabeth Stride e Catherine Eddowes.

The "From Hell" letter, ricevuta il 16 Ottobre 1888 da George Lusk, capo della Commissione di Vigilanza di Whitechapel. La lettera era accompagnata da una piccola scatola contenente la metà di un rene umano, conservato in alcol etilico. Uno dei reni della Eddowes era stato rimosso dal cadavere; il medico che ha esaminato il rene inviato con la lettera ha determinato una somiglianza con quello sottratto a Catherine Eddowes.

Uno dei più importanti documenti dell'epoca ai quali è possibile attingere per identificare alcuni dei sospetti di Scotland Yard è un memorandum scritto nel 1894 da Sir Melville Macnaghten, che nel 1888 era a capo della Polizia Metropolitana londinese. In esso Macnaghten indica quattro persone investigate per i delitti di Whitechapel: Montague John Druitt, Aaron Kosminski, Michael Ostrog e George Chapman. (Vedi sotto). Secondo alcuni, invece, Jack lo squartatore potrebbe essere il leggendario essere "Jack dai tacchi a molla". Entrambi hanno infatti un modus operandi simile, benché quest'ultimo si limitasse a sfigurare le vittime. Egli aveva però ucciso una prostituta. Forse Jack lo squartatore ricorreva all'identità di "Jack dai tacchi a molla" per perpetrare crimini anche nei periodi nei quali non uccideva.


user posted image
Jack lo squartatore (1999), [XviD - Ita Eng Ac3 - Sub Ita] by lizaliza
La vera storia di Jack lo squartatore - From hell, [BDrip 1080p - H264 - Eng Ac3 Ita DTS Esp Aac - MultiSub] by ShivaShanti
La vera storia di Jack lo Squartatore - From Hell, [XviD - Ita Eng Ac3 - Sub Ita Eng] by max74
From Hell - La Vera Storia di Jack lo Squartatore, [DVD Ita Eng - Sub Ita Eng] by Kristal84
La vera storia di Jack lo Squartatore, [XviD - ITA Ac3] by Demone Angelico
La vera storia di Jack lo Squartatore (1988), [H265 - Ita Aac] by NAHOM



user posted image
Voyager - Jack lo Squartatore, [SatRip - XviD - Ita Mp3] by Antone
Jack lo Squartatore - L'ipotesi Cornwell, [Mp3 - ITA] by Antone
Jack lo Squartatore, [Mp3 - ITA] by Antone

user posted image

Ripper Street S01e01-08, [XviD - Eng Mp3 - Sub Ita Eng] DLRip (MIRCrew) By Pir8
Ripper Street S01e01-08, [DTTRip - H264 - Ita Aac] MP4By UBi
Ripper Street S02e01-08, [H264 - Eng Aac - Sub Ita] WEBDLby Haal9001
Ripper Street S01e01-08, [BDMux - H264 - Ita Aac]by GiuseppeTNT

user posted image
Patricia Cornwell - Ritratto di un Assassino, [PDF DOC LIT RTF - ITA] by Antone
Patricia Cornwell - Ritratto di un assassino, [Pdf Mobi Epub Lit - Ita] by kmyaca


Sherlock Holmes vs Jack Lo Squartatore, [1 DVD5 - Ita Esp] by Cpt.Max
Still Life, [2 CD - Ita] Avventura by Avanaboy
Still Life 2, [1 DVD5 - Ita Eng Deu Fra - MultiSub] Avventura by Colleromito


user posted image


 
Alphabet Killer (...) è il nome attribuito dai mass media statunitensi ad un assassino attivo a Rochester dal 1971 al 1973, colpevole di tre omicidi accertati e di altri 8 sospettati.
La catena di omicidi fu denominata Alphabet murders e nel mondo giornalistico double initial murders, ciò perché ciascuna delle tre vittime aveva le stesse iniziali di nome e cognome e seguendo l'ordine ognuna fu ritrovata in città con la stessa lettera di partenza (Carmen Colon a Churchville, Wanda Walkowicz a Webster, Michelle Maenza a Macedon).
Le vittime che furono ricollegate con sicurezza allo stesso omicida furono:
Carmen Colon, un'undicenne scomparsa il 16 novembre 1971 e ritrovata morta due giorni dopo presso Churchville (a sei miglia di distanza).
Wanda Walkowicz, un'undicenne scomparsa il 2 aprile 1973 e ritrovata deceduta il giorno seguente alla State Route 104 di Webster, sette miglia da Rochester.
Michelle Maenza, una ragazza di dieci anni scomparsa il 26 novembre 1973 e ritrovata due giorni dopo a Macedon, quindici miglia da Rochester.
Dal Federal Bureau of Investigation furono interrogate oltre cento persone, ma poche tra esse risultarono a conoscenza dei fatti. Una persona, il cui nome non è mai stato reso noto, che all'epoca fu dichiarata "interessata nei fatti" si suicidò sei settimane dopo l'ultimo omicidio, ma è stata tolta dal registro degli indagati solo nel 2007, quando il test del DNA ha smentito ogni suo coinvolgimento.[1]
Per l'omicidio di Carmen Colon, l'unico indiziato fu suo zio, ma le tracce quasi nulle lasciate dall'assassino non poterono confermarne la colpevolezza, come successo per il maggior indagato, lo zio si suicidò nel 1991.[2]
Altri sospettati secondari, furono i serial killers Kenneth Bianchi e Angelo Buono, artefici di una serie di strangolamenti a Los Angeles. Tuttavia, il killer seminò nella sua contea un terrore tale che le bambine con iniziali uguali vennero tenute a casa per lunghissimi periodi, fin quando il pericolo, forse dovuto a un arresto, forse a morte naturale del killer, fu scongiurato.


user posted image
The Alphabet Killer, [XviD - Ita Ac3] by light88

user posted image


user posted imageSerial Killers - Approfondimenti

user posted image
Delitti a luci rosse, [Mp3 - Ita] Rosso Scarlatto 02 by darayava
L'arte del delitto, [Mp3 - Ita] Rosso Scarlatto 32 by darayava
Top Secret - Serial Killers - Rete 4(02-06-06), [SatRip - DivX - Ita Mp3] by azmodan2002

user posted image
Carlo Lucarelli Massimo Picozzi - Serial Killer. Storie di ossessione omicida [Pdf - Ita] by Boadicea
Cinzia Tani - Assassine. Quattro secoli di delitti al femminile, [Pdf - Ita] Biografico by Boadicea
Fabio Giovannini - Serial Killer, [Pdf - ITA] by Vampira76
Storia criminale del genere umano, [Pdf - Ita] by pietrolonghi

Messaggio modificato da blueam il Feb 3 2016, 11:27 AM

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
blueam
Inviato il: Mar 29 2014, 10:57 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



user posted image







user posted image


 
La storia di questa setta di provincia che si fa chiamare “Le bestie di Satana” comincia a Golasecca, piccolo centro del Varesotto, alle porte di Somma Lombardo, nel momento in cui i carabinieri scoprono, all'interno di una serra accanto a una cascina, il corpo sfigurato, in parte sepolto, di Mariangela Pezzotta, 27 anni, figlia di un esponente di spicco di Forza Italia. Subito gli inquirenti si rendono conto di avere a che fare con un delitto inusuale. Ma ricostruiamo i fatti nel dettaglio. Nella notte fra il 23 e il 24 Gennaio 2004, presso uno chalet immerso nei boschi di Golasecca (Varese) viene barbaramente uccisa, all’età di 27 anni, a colpi di pistola e badile, con il tentativo di seppellirne il corpo in una vicina serra, Mariangela Pezzotta (1977-2004). Colti pressoché in flagrante, per l’omicidio sono subito arrestati il suo ex fidanzato, Andrea Volpe (30 anni), e l’attuale fidanzata di questi, Elisabetta Ballarin (19 anni). Il crimine conduce gli inquirenti verso la pista del disagio e della devianza giovanile, nonché dell’abbondante utilizzo di droghe e alcool, del sesso vissuto in maniera ossessiva e sfrenata da parte degli incriminati e del loro giro di amicizie, ma le cronache – alludendo alle frequentazioni e agli interessi dei personaggi coinvolti – iniziano pure ad accennare al cosiddetto “satanismo acido”. L’arresto contribuisce a dare nuovo slancio alle indagini – peraltro mai interrotte – relative al caso della scomparsa, avvenuta il 17 Gennaio 1998, di due giovanissimi frequentatori del gruppo di Volpe: Fabio Tollis (1982-1998) e Chiara Marino (1979-1998). Questi, la sera della loro scomparsa, si trovano con alcuni amici in un pub di Milano, frequentato pure da Volpe; intorno alle 23.30 escono dal locale dicendo che sarebbero andati a telefonare, ma da quel momento non si hanno più loro notizie. I loro corpi senza vita sono ritrovati il 28 Maggio 2004 (la scoperta è resa nota solo il 5 Giugno), in una fossa nei boschi nei pressi di Somma Lombardo (Varese). Fra Giugno e Luglio 2004, gli inquirenti danno seguito a una notevole ondata di arresti: dei tre omicidi sono accusati Volpe (già in carcere) e Nicola Sapone, accorso sul luogo del delitto di Mariangela Pezzotta su richiesta dell’amico Volpe. Per la morte di Tollis e della Marino – oltre a Volpe e Sapone – sono arrestati Pietro Guerrieri (detto Wedra, nel gergo delle Bestie di Satana), Mario Maccione, Eros Monterosso, Paolo Leoni (detto Ozzy) e Marco Zampollo, mentre Elisabetta Ballarin è accusata per il solo omicidio della Pezzotta. Accanto alle uccisioni si parla di altri due casi di morti sospette che avrebbero coinvolto persone appartenenti al gruppo dove Volpe e Sapone pare avessero una parte di rilievo a livello di leadership: si tratta dei casi di Andrea Ballarin (1977-1999; il quale, nonostante l’omonimia, non ha rapporti di parentela con Elisabetta), trovato impiccato nel cortile della scuola media che aveva frequentato il 7 Maggio 1999, e di Andrea Bontade (1979-1999), che – nel corso dello stesso anno – muore in auto poche ore dopo un incontro con Sapone, accusato di averlo indotto al suicidio. Le cronache mettono in luce l’appartenenza degli arrestati, e anche di Tollis e della Marino, a un contesto tipico del satanismo giovanile, ovvero a un gruppo costituitosi informalmente intorno al 1995 e auto denominatosi Bestie di Satana, che raccoglieva i giovani di cui ora parlano le cronache giudiziarie residenti fra il basso varesotto e l’alto milanese, coinvolti soprattutto in questioni di droga nonché appassionati e interpreti di una frangia estrema del filone hard, black o death rock. In particolare, dai diari di alcuni dei coinvolti emerge l’interesse per tematiche e ritualità di genere vagamente occultistico e satanico. I familiari raccontano che la stessa Chiara Marino aveva allestito nella sua stanza un altarino, con candele nere, un telo con una stella a cinque punte e la riproduzione di un grosso piede di caprone e un teschio. Inoltre, uno degli accusati, Mario Maccione, era ritenuto essere un medium, in quanto gli altri membri lo credevano essere “posseduto” dai demoni durante la celebrazione dei riti caserecci messi in atto dal gruppo. Anche l’uccisone della stessa Marino e di Tollis paiono collocarsi in un contesto rituale satanico, per quanto – anche a causa delle strategie difensive variamente adottate dagli avvocati – i racconti relativi al fatto da parte degli accusati in sede giudiziaria mostrino alcune discrepanze. In ogni caso, la sera della scomparsa, Fabio Tollis e Chiara Marino sono colpiti con armi da taglio e corpi contundenti e gettati uno sopra l’altro in una buca, scavata alcuni giorni prima da Pietro Guerrieri. Il processo a carico di Volpe, Guerrieri e Maccione, celebratosi con rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena) presso il Tribunale di Busto Arsizio (Varese) nel mese di Febbraio 2005, si è concluso con la condanna a trent’anni (contro i venti chiesti dal pubblico ministero) per Andrea Volpe, il quale dal carcere ha collaborato con la giustizia, sedici per Pietro Guerrieri e l’assoluzione per Mario Maccione, accusato di associazione a delinquere, giudicata indimostrabile, anche se nel suo caso, per l’omicidio di Tollis e Marino è stato giudicato e condannato a diciannove anni di carcere dal Tribunale dei Minori di Milano, in quanto aveva sedici anni al momento dell’uccisione. Così, il 5 Aprile 2005, presso la Procura dei Minori di Milano ha inizio il processo con rito abbreviato a carico di Maccione e Massimo Magni, anch’egli (minorenne all’epoca del delitto) accusato per l’omicidio di Tollis e della Marino. La pubblica accusa chiede una condanna a venti anni per Mario Maccione e a dieci Massimo Magni (quest’ultimo in carcere dalla fine di Agosto 2004). La sentenza dell’11 Aprile 2005 vede la condanna a diciannove anni per Maccione e l’assoluzione per Magni (in secondo grado, il 23 Febbraio 2006, la Corte d’Appello del Tribunale dei Minori riduce a sedici anni la pena per Maccione, il quale annuncia in aula di essersi pentito dei delitti compiuti, mentre condanna Magni a nove anni di carcere). Il 21 Giugno 2005 si apre invece il processo in Corte d’Assise per tutti gli altri imputati, compreso Andrea Basciu, estraneo ai delitti, ma accusato di avere coperto la vicenda dell’incendio di un auto di proprietà di una persona che aveva avuto una lite con Volpe, a opera dello stesso e della Ballarin. Il processo si conclude il 31 Gennaio 2006 - pur escludendo la sussistenza del reato di associazione a delinquere - con la condanna a due ergastoli con tre anni di isolamento diurno a Nicola Sapone, ventisei anni a Paolo Leoni e Marco Zampollo, ventiquattro anni a Eros Monterosso e ventiquattro anni e tre mesi a Elisabetta Ballarin. Il processo d’appello svoltosi dall’8 al 15 Maggio 2007 presso la Corte d'Assise d’Appello di Milano si conclude invece con la condanna all’ergastolo per Nicola Sapone e Paolo Leoni e pene pari a ventinove anni e tre mesi per Marco Zampollo, ventisette anni e tre mesi per Eros Monterosso e ventitre anni per Elisabetta Ballarin. La sentenza conferma dunque le condanne di primo grado per Sapone, mentre acuisce la pena per Leoni, Zampollo e Monterosso. Unico sconto per la Ballarin, che vede la riduzione della pena di un anno. Il 25 Ottobre 2007 le Sezioni penali unite della Corte di Cassazione confermano il giudizio emesso dalla Corte d'Appello di Milano il precedente 16 Giugno nei confronti di Andrea Volpe, che vede una riduzione della pena da trenta a vent’anni di reclusione rispetto al processo celebratosi con rito abbreviato. La Cassazione ha inoltre confermato la riduzione di pena da sedici anni a dodici anni e otto mesi per il coimputato di Volpe, Pietro Guerrieri.


user posted image
Le Bestie di Satana, [Mp3 - Ita] La storia in giallo 224 by darayava




Messaggio modificato da blueam il Apr 2 2014, 10:41 PM

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
blueam
Inviato il: Aug 26 2016, 06:58 AM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



Si va benissimo Dilling, grazie. E' piu conciso smile.gif

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
tetragono
Inviato il: Oct 30 2016, 03:26 PM
Cita questo messaggio


\"releaser\"
\"100rel\"
\"contribuente\"
\"curcoord\"
\"cura\"

Group Icon

Gruppo: Dirigenti
Messaggi: 833
Utente Nr.: 1487269
Iscritto il: 26-March 16




Messaggio Privato
Top
Monica Vitriol
Inviato il: Jan 18 2017, 07:25 AM
Cita questo messaggio



Group Icon

Gruppo: Domiciliati
Messaggi: 17
Utente Nr.: 1155346
Iscritto il: 18-April 14



Grande! grazie
Messaggio PrivatoIndirizzo Email
Top
Monica Vitriol
Inviato il: Jan 18 2017, 07:53 AM
Cita questo messaggio



Group Icon

Gruppo: Domiciliati
Messaggi: 17
Utente Nr.: 1155346
Iscritto il: 18-April 14



Grande! grazie
Messaggio PrivatoIndirizzo Email
Top
tetragono
Inviato il: Feb 21 2017, 07:42 AM
Cita questo messaggio


\"releaser\"
\"100rel\"
\"contribuente\"
\"curcoord\"
\"cura\"

Group Icon

Gruppo: Dirigenti
Messaggi: 833
Utente Nr.: 1487269
Iscritto il: 26-March 16




Messaggio Privato
Top
blueam
Inviato il: Feb 21 2017, 10:10 AM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



QUOTE (tetragono @ Oct 30 2016, 03:26 PM)
Segnalo: Zodiac (2007) Director's Cut, [BDmux 1080p - H264 - Ita Eng Ac3 5.1 - Sub Ita Eng NUIta NUEng] di Pitt@Sk8

Fatto, ogni serial killer nuovo devo aggiungerci anche la scheda winky.gif

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
tetragono
Inviato il: Mar 26 2017, 03:33 PM
Cita questo messaggio


\"releaser\"
\"100rel\"
\"contribuente\"
\"curcoord\"
\"cura\"

Group Icon

Gruppo: Dirigenti
Messaggi: 833
Utente Nr.: 1487269
Iscritto il: 26-March 16



Ispirato a fatti veri: Snowtown (2011), [H264 - Ita Aac Ita Ac3] di fabiodrums

Messaggio Privato
Top
noCia
Inviato il: Apr 10 2017, 09:26 PM
Cita questo messaggio


\"releaser\"
\"cura\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: CURA-FC
Messaggi: 329
Utente Nr.: 436463
Iscritto il: 31-March 10



È Ispirato alla storia di un serial killer ..... valuta se può rientrare nel ciclo
Demoniaca (Dust Devil) The Final Cut (1992), [Mux - XviD -Ita Eng Ac3 - Sub Ita] di THE ULTIMATE WARRIOR

Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l'ignoranza che possiamo risolverli. (Isaac Asimov)
I bicchieri non amano restarsene vuoti! (noCia)




Se il mio nome compare tra i ringraziamenti di una release, potete chiedermi il RESEED
Scrivetemi un MP e cercherò di accontentarvi prima possibile
Messaggio PrivatoIndirizzo Email
Top
blueam
Inviato il: Apr 13 2017, 09:57 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



QUOTE (tetragono @ Mar 26 2017, 03:33 PM)
Ispirato a fatti veri: Snowtown (2011), [H264 - Ita Aac Ita Ac3] di fabiodrums

John Bunting fa la sua entrata nel ciclo, aggiunto foto, storia e link del film, GRAZIE

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
blueam
Inviato il: Apr 13 2017, 09:58 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



QUOTE (noCia @ Apr 10 2017, 09:26 PM)
È Ispirato alla storia di un serial killer ..... valuta se può rientrare nel ciclo
Demoniaca (Dust Devil) The Final Cut (1992), [Mux - XviD -Ita Eng Ac3 - Sub Ita] di THE ULTIMATE WARRIOR

Non è basato su un serial killer realmente esistito quindi non posso aggiungerlo

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
AliceTNT
Inviato il: Apr 16 2017, 08:48 AM
Cita questo messaggio


\"contribuente\"
\"100rel\"
\"releaser\"
\"curcoord\"
\"tnttv\"

Group Icon

Gruppo: Funzionari
Messaggi: 5309
Utente Nr.: 919317
Iscritto il: 9-March 13




Messaggio PrivatoIndirizzo Email
Top
blueam
Inviato il: Apr 16 2017, 09:56 AM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



QUOTE (AliceTNT @ Apr 16 2017, 08:48 AM)
Ciao blueam, ti segnalo:

Rillington Place S01e01-03 Stagione Completa [SATrip - H264 - Ita Aac] by komma

Buona Pasqua smile.gif

Buona Pasqua anche a te, fatto winky.gif

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
noCia
Inviato il: Apr 17 2017, 08:34 AM
Cita questo messaggio


\"releaser\"
\"cura\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: CURA-FC
Messaggi: 329
Utente Nr.: 436463
Iscritto il: 31-March 10




Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l'ignoranza che possiamo risolverli. (Isaac Asimov)
I bicchieri non amano restarsene vuoti! (noCia)




Se il mio nome compare tra i ringraziamenti di una release, potete chiedermi il RESEED
Scrivetemi un MP e cercherò di accontentarvi prima possibile
Messaggio PrivatoIndirizzo Email
Top
tetragono
Inviato il: Apr 18 2017, 03:46 PM
Cita questo messaggio


\"releaser\"
\"100rel\"
\"contribuente\"
\"curcoord\"
\"cura\"

Group Icon

Gruppo: Dirigenti
Messaggi: 833
Utente Nr.: 1487269
Iscritto il: 26-March 16



Ciao, devi re-inserire questa release Killer - Diario di un Assassino (1995), [SatRip - DivX - Ita Mp3] di Antone, in quanto è cambiato il link.

Messaggio Privato
Top
blueam
Inviato il: Apr 18 2017, 08:54 PM
Cita questo messaggio


\"100rel\"
\"curcoord\"

Group Icon

Gruppo: Releaser
Messaggi: 781
Utente Nr.: 419769
Iscritto il: 18-February 10



Sistemati entrambi

Non esistono uomini senza paura ma solo attimi senza paura
Le mie releases [QUI]
I miei progetti [Giallo project] [Italian Horror Project]
[Progetto Madonna]
Ciclo [SERIAL KILLER]

La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al Giallo
La mia pagina [FACEBOOK] dedicata al cinema Horror Italiano


Ho sempre in archivio le mie release, se non ci sono seed disponibili inviatemi un MP e sarò felice di aiutarvi
Messaggio PrivatoIndirizzo EmailSito Web dell
Top
tetragono
Inviato il: Apr 21 2017, 08:04 PM
Cita questo messaggio


\"releaser\"
\"100rel\"
\"contribuente\"
\"curcoord\"
\"cura\"

Group Icon

Gruppo: Dirigenti
Messaggi: 833
Utente Nr.: 1487269
Iscritto il: 26-March 16




Messaggio Privato
Top
Utenti totali che stanno leggendo la discussione: 0 (0 Visitatori e 0 Utenti Anonimi)
Gli utenti registrati sono 0 :
 

Opzioni Discussione Rispondi a questa discussioneInizia nuova discussioneAvvia sondaggio

 

Scambio etico - ethic share
 Debian powered site  Nginx powered site  Php 5 powered site  MariaDB powered site  xml rss2.0 compliant  no software patents  no software patents