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> Poesie e Canti del Risorgimento (1962), [Flac] Recital (Vinyl)
Maurizio1946
  Inviato il: Jan 28 2011, 10:55 PM
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POESIE E CANTI DEL RISORGIMENTO


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VINILE RIMASTERIZZATO / LP REMASTERED

.: Dati Album :.
Titolo: Carla Bizzarri e Leonardo Cortese in Poesie e Canti del Risorgimento
Anno: 1962
Genere: Recital
Etichetta: Rca

.: Tracklist :.

01 – Agli Italiani (1821) ( Anonimo ) 01:37
02 – Lo Stivale ( G.Giusti ) 00:27
03 - LA Rivoluzione d’Italia ( Anonimo ) 01:55
04 - Mazzini ( F. Dall’Ongaro ) 00:54
05 - La Rivoluzione di Romagna ( A. Fusinato ) 02:32
06 – I Tre Colori ( Gordigiani – Dall’Ongaro ) 01:41
07 – Il Volontario ( Anonimo popolare ) 01:59
08 – Il Furiere ( Anonimo popolare ) 01:22
09 – Spunta il sole alla collina ( Anonimo popolare ) 02:22
10 – L’ultima ora di Venezia ( A. Fusinato ) 03:14
11 – I Tre Stornelli ( Anonimo ) 00:58
12 – Il Conte Radetzky ( Anonimo ) 00:24
13 – Stornello polemico contro gli Austriaci ( Anonimo ) 01:05
14 – La Spigolatrice di Sapri ( L. Mercantini ) 03:45
15 – Addio Livorno ( Anonimo ) 02:44
16 – Rataplan, tamburo io sento ( Anonimo ) 01:16
17 – Tonina Marinello ( La Garibaldina ) (Anonimo ) 02:18 *
18 - Una madre al campo di San Martino (L.Mercantini) 06:58
19 – Garibaldi in Sicilia ( Anonimo ) 01:28
20 – La fidanzata di un marinaio della “Palestro” (L.Mercantini) 02:31
21 – La Rondinella di Caprera ( Anonimo ) 01:44
22 – Ricordando “ Addio mia bella Addio “ (C. Bosi) 03:02
23 – Camicia Rossa ( Anonimo ) 03:37
Tot. 50:16
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Francesco Dall'Ongaro (Mansuè, 19 giugno 1808 – Napoli, 10 gennaio 1873) è stato un poeta, drammaturgo e librettista italiano.
Ordinato sacerdote, svestì l'abito talare e dal 1848-49 prese parte ai moti rivoluzionari di Venezia e Roma, entrando in contatto con Giuseppe Mazzini.
Nel 1849 riparò a Lugano, collaborò alla redazione dell'Archivio triennale edito dalla Tipografia Elvetica di Capolago. Entrò in contrasto con gli esuli federalisti di Carlo Cattaneo.
Nel 1853 venne espulso dalla Svizzera, perché coinvolto nelle insurrezioni mazziniane, e riparò in Belgio. Nel 1859 rientrò in Italia. I suoi lavori, in particolar modo Stornelli italiani, hanno un valore di canto patriottico popolare, rievocando in chiave di affettuosa semplicità la storia del Risorgimento. Ebbe un affetto paterno per Mario Rapisardi che, riconoscente, gli rese onore nell'XI canto del Lucifero.

Arnaldo Fusinato (Schio, 25 novembre 1817 – Roma, 28 dicembre 1888) è stato un poeta e patriota italiano. Autore di numerose poesie giocose, e romantiche, compì a Schio, sua città natale i primi studi, per poi proseguirli all'Università di Padova. In questo periodo cominciarono le sue lotte contro l'Austria. La situazione politica e culturale di quegli anni era caratterizzata dalla mancanza di libertà, specialmente nei cofronti degli intellettuali ed i personaggi non strettamente conformi al pensiero politico dominante. Nel marzo del 1848 insorsero le città del Lombardo Veneto, costringendo alla ritirata le guarnigioni austriache. Il 17 e 18 marzo insorse anche la città di Vicenza. L'allora trentenne Fusinato fu in prima fila a combattere per la difesa della città, ma ciò non servì, in quanto Vicenza venne assediata e presa. Fu in questi giorni che Fusinato compose la canzone il Canto degli insorti. Perduta Vicenza, Fusinato continuò a combattere gli Austriaci a Venezia, dove era stata proclamata la Repubblica di San Marco. Anche qui, nonostante l'epica difesa guidata da Daniele Manin, dopo quasi un anno la città si dovette arrendere alle forze austriache. Nella poesia Ode a Venezia si può leggere tutto lo sconforto provato da Fusinato in quei momenti (celebre il passaggio: "Il morbo infuria / il pan ci manca / sul ponte sventola / bandiera bianca"). Gli ultimi due versi sono stati resi celebri in tempi recenti dalla famosa canzone di Franco Battiato "Bandiera bianca", contenuta nell'album La voce del padrone del 1981.
Nel 1874 si trasferisce a Roma dove in seguito lavora per il Senato del Regno d'Italia, grazie a Giovanni Prati. Muore nel 1888 a Roma ed è sepolto al cimitero del Verano.

Luigi Mercantini (Ripatransone, 19 settembre 1821 – Palermo, 17 novembre 1872) è stato un poeta italiano. Nasce da Domenico, segretario di Mons. Luigi Ugolini, vescovo della cittadina, e da Barbara Morelli, ripana, figlia di un agiato commerciante. Accondiscendendo ai desideri di Ugolini il padre gli impose al battesimo, in onore del vescovo, il nome Luigi. Nel 1824 si trasferì con la famiglia a Fossombrone al seguito del vescovo. Studiò nel seminario fossombronese; nel 1841 divenne bibliotecario della Biblioteca comunale, per assumere poi l’insegnamento di retorica ad Arcevia. Si sposa nel 1845 con Anna Bruni; la moglie muore però dopo soli otto mesi per una malattia incurabile. Segnato da questo evento, Mercantini nondimeno si accende di entusiasmo per le riforme di papa Pio IX, salito al soglio pontificio nel 1846. Nel 1849 partecipa alla difesa di Ancona assaltata dagli austriaci, e dopo la presa della città va in esilio nelle isole ioniche di Corfù e Zante. Là conosce altri noti esuli come Daniele Manin, Niccolò Tommaseo e Gabriele Pepe.
Rientra in Italia nel 1852. Si stabilisce a Torino dove fa parte degli ambienti patriottici piemontesi. Nel 1854 diviene docente di letteratura italiana nel Collegio femminile delle Peschiere; si risposa un'altra volta con Giuseppa De Filippi, giovane pianista di appena vent’anni. Dal matrimonio avrà cinque figli: Adele, Corinna, Mario, Costanza e Guido. Nel 1856 diviene direttore di quello che potrebbe considerarsi come antesignano dei periodici femminili, La Donna; vi collaborano, tra gli altri, Niccolò Tommaseo e Francesco Dell'Ongaro. Nel 1858 fa la conoscenza di Giuseppe Garibaldi, ed è Garibaldi stesso che lo invita a comporre un inno. Nasce così la Canzone Italiana, musicata da Alessio Olivieri, assai più nota come Inno di Garibaldi (Si scopron le tombe, si levano i morti…). Nel 1860 fonda un quotidiano, il Corriere delle Marche (l’odierno Corriere Adriatico); viene nominato docente di storia e di estetica all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Viene anche eletto deputato, ma la sua elezione viene annullata. Nel 1865 è nominato docente di Letteratura italiana presso l’Università di Palermo. A Palermo fonda il giornale La Luce e continua a scrivere versi; nel capoluogo siciliano muore il 17 novembre 1872, e tuttora vi si trova la sua tomba.

Giuseppe Giusti, grande poeta toscano, nacque a Monsummano Terme (in provincia di Pistoia) il 12 maggio del 1809. Figlio di un possidente terriero (amministratore per anni delle Terme di Montecatini) e di una ricca donna originaria di Pescia, appartenne a una famiglia innalzata a rango nobiliare nel 1805. Dopo aver studiato con poco profitto in diversi collegi di Montecatini, Firenze, Pistoia e Lucca, si laureò presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa nel 1834. Ebbe molti contrasti col padre, che pretendeva meno indisciplina e più costanza negli studi: interruppe, infatti, gli studi per tre anni anche a causa delle sue simpatie per i Repubblicani e dell’attiva partecipazione a riunioni patriottiche. Sofferente sin dall’adolescenza di disturbi psichici, sviluppò una depressione degenerata in vera e propria nevrosi ed aggravata da una grave infezione polmonare tubercolare. Trasferitosi a Firenze per esercitare la professione, frequentò l’ambiente mondano e conobbe il liberale Gino Capponi, direttore del Gabinetto Viesseux, che l’introdusse nel mondo letterario. Scriveva intanto i suoi versi scherzosi, che circolavano affidati alla memoria, o manoscritti, o pubblicati su giornali. Durante un suo viaggio a Milano nel 1845, fu ospite di Alessandro Manzoni, al quale si legò d’amicizia e col quale mantenne una fitta corrispondenza (in questo periodo abbracciò le idee dei Moderati). Dal 1847 fece parte della Guardia civica col grado di maggiore appoggiando le riforme granducali; entrato in politica durante i moti toscani del 1848, fece parte dell’assemblea della Toscana Costituzionale. Dopo il ritorno del Granduca Leopoldo II (sostenuto dagli Austriaci), lasciò la vita politica e visse ritirato anche a causa delle precarie condizioni di salute. La tubercolosi lo portò a morte prematura, nella casa dell’amico Gino Capponi, il 31 marzo 1850 a Firenze ove fu sepolto presso il cimitero di San Miniato al Monte. Le sue opere - un centinaio di poesie, ben accolte dal pubblico, scritte nel solco della tradizione toscana della poesia burlesca - erano animate da una satira giocosa e da un umorismo pungente, e nel piacevole fluire dei versi avevano come bersaglio la piccola e media borghesia toscana della prima metà dell’Ottocento con tutti i vizi, i privilegi e le magagne della provincia. La sua satira sociale era specialmente rivolta contro gli aristocratici in decadenza, i voltagabbana, gli arrivisti, i profittatori, i borghesi arricchiti, gli oppressori ottusi, i governanti corrotti e i preti mondani, ed essa è ancora oggi di grande attualità. Le sue sparse composizioni poetiche furono raccolte in varie edizioni, pubblicate nel 1844, nel 1845 e nel 1847. Fra le poesie più note, sono da ricordare: “Lo Stivale”, “La fiducia in Dio”, “Il brindisi di Girella”, “Il Re Travicello”, “La vestizione”, “Il poeta e gli eroi da poltrona”, “I grilli”, “Gli Umanitari”, “Il papato di prete Pero” e “Gingillino”. Degna di nota è “Sant’Ambrogio” (1845), che mescola toni commossi e meditativi con incisi ironici e motivi patriottici. In prosa scrisse La “Raccolta di proverbi toscani”, pubblicata postuma nel 1853 a cura di Capponi, e le “Memorie inedite”, anch’esse pubblicate postume nel 1890 col titolo “Cronaca dei fatti di Toscana” (furono ristampate nel 1924); si trattava di testi soltanto apparentemente gai e frizzanti ma in realtà accurati e compiaciuti nella loro ricercatezza. Di Giusti, è rimasto anche un interessante “Epistolario” - scritto nello straordinario vernacolo toscano e pubblicato postumo soltanto di recente - che ci ha fatto conoscere molto della sua vita, della sua personalità, della sua poetica, delle sue idee a proposito della tesi manzoniana sulla lingua ma soprattutto dei fatti contemporanei. Esponente del liberalismo illuminato e moderato rivoluzionario, Giusti seppe dare voce ad individui più moderni e desiderosi di cambiamento, e fu sia un acuto osservatore preoccupato della educazione etica della società del suo tempo sia un poeta satirico che alla sanzione morale e alla fustigazione sociale ha sommato la delineazione caricaturale di molti tipi universali. Uomo di buon senso, riuscì a disegnare una “commedia umana” di tipo quasi balzachiano, conferendo ai suoi caratteri concretezza di gesti e di momenti storici. Con la sua consapevolezza sul ruolo del Poeta, aprì la strada agli oppositori del falso sentimentalismo romantico e al realismo civile e borghese, ben rappresentato dal grande Giosuè Carducci.

Carlo Bosi (Firenze 1813-1886) Poeta e patriota. Poeta di ispirazione popolare, fu consigliere del governo provvisorio a Livorno nel 1848 e poi funzionario governativo. Tra le opere “ Versi e canti popolari d'un fiorentino “ (1859), che contengono il noto canto “Addio, mia bella, addio” scritto per la partenza dei volontari toscani nel 1848.

* Esiste anche una versione femminile, poco conosciuta, della sofferta storia del Risorgimento italiano. Eppure furono molte le donne che militarono nelle associazioni carbonare e parteciparono alle insurrezioni. Si tratta soprattutto di aristocratiche, come del resto, almeno all’inizio, lo furono in gran parte anche gli uomini. Tonina Marinelli, esule veneta, vestita da garibaldina, fu al fianco del marito durante la spedizione dei Mille. Combatté strenuamente, fu promossa di grado e decorata sul campo di battaglia. Morì a Firenze nel maggio del 1862. La sua memoria fu celebrata in versi da Francesco Dall’Ongaro .

Così infine la pensava l’Eroe dei 2 Mondi...( esposta nella vetrina di un antiquario della mia città )

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.: Recensione :.


Nel panorama cosi ripido e scosceso della nostra letteratissima letteratura, la poesia patriottica occupa un posto di tutto riposo E’ un tantino più in su della poesia dialettale, ma a stare affacciati dai suoi poggetti non si prova brivido, chè i campi della quotidiana modestia, dei buoni leggibilissimi sentimenti comuni sono lì a pochi passi. Testimonia insomma per la prima volta di una cordiale mediocrità, tanto più preziosa perché mediatrice di un evento così rilevante come il Risorgimento e con esso del Romanticismo. Il nostro, per sua natura, non e un popolo romantico, scanzonato e smaliziato com’è e reso impermeabile agli ideali da tanti secoli di scadute autorità. Le voci che gli son proprie son quelle di Marforio o di Pasquino o delle Maschere; e tuttavia esso le mutò nei canti dei bersaglieri e delle camicie rosse. E tutto questo avvenne perché ci fu un manipolo di entusiasti e coraggiosi che intese santamente il proprio compito di mediazione e di riscatto. Fu cosi che la nostra poesia patriottica ebbe spiccato carattere popolare e non solo perche si rivolse al popolo, ma perché rifiutò quasi sempre gli artifici della letteratura, si valse di una lingua semplice ed intonata alle cadenze del parlato ma soprattutto espresse gli sdegni e i dolori e i risentimenti per una società gretta e già condannata e le aspirazioni ad una nuova e libera. Furono insomma i cantori di una speranza. E niente e più necessario agli uomini e massime al popolo di quegli anni. Che rispose a sua volta togliendosi dal cuore stornelli e canzoni che ripetevano i modi e le forme offertegli dai Mercantini, dai Bosi, dai Poerio, dai Mameli e dai Fusinato. Fiorirono agli anonimi e per incanto scivolarono da un capo all’altro della penisola; gli epigrammi furono sussurrati nei crocchi a Messina o Pordenone in Toscana o nelle Marche. Stampata alla macchia, scritta col carbone sui muri, spedita per posta ai codini, agli austriaci, ai reazionari e insomma ai pigri, quella letteratura poetica divenne onnipresente pungolo delle coscienze e testimonia non solo il momento storico eccezionale, ma di una Italia e finalmente sommossa e in cammino. Verranno, certo, le delusioni e gli sgomenti. Ma intanto si trovarono gli uomini e gli eroi; Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele, i giusti miti da seguire. Fa meraviglia poi se la popolana di Sicilia vede in Santa Rosalia e nell’Arcangelo Michele gli ispiratori di Garibaldi? Non le stata ancor fatta una storia del Risorgimento attraverso la poesia popolare. Ma è già tutta pronta nelle biblioteche patrie. Qui ci si e provati in una sintesi e la scelta è caduta su componimenti noti e meno noti. Sui noti perché valgano da riferimento e punto d’incontro e sui meno noti perchè offrano nella loro saporita cadenza certi aspetti eterni di un evento cosi grosso come una guerra di riscatto durata per quattro decenni e che é riuscita a coinvolgere, volenti o nolenti, tutte le classi sociali. Si vuol qui alludere alle canzoni del “ Volontario “ e del “Furiere” che ripetono la furba e bonaria voglia di vivere del Sancho Pancha che si nasconde anche nel più santo dei militari. Ed ora ‘alcune notizie. “Agli Italiani “ (1821) é una composizione anonima, probabilmente di origine emiliana, che venne sussurrata da un capo all’altro d'Italia. Il “ brigidin” de “I tre colori “ (il brigidin era una sorta di coccarda) provocò tale entusiasmo che la cantavano le più ‘dimesse sciantose nei locali di periferia. “Ricordando l’Addio” è il momento della memoria, quando or gli eventi sono conchiusi e si rivive il peso delle vite pagate e la nostra solitaria sopravvivenza. E, infine, la toccante storia della “Camicia Rossa”che riassume tutto il dramma risorgimentale fin ‘quasi all’u1timo atto: Roma, -- e lo attende. E’ un documento intenso e toccante. Vi é la fede e la delusione, l’amarezza e la speranza, il popolo e gli ideali, i faccendoni ed i venduti, ,gli ingenui ed i furbi, la critica ed il consenso, la disobbedienza e la. dedizione, il realismo e il, melodramma. Il foglietto su cui ‘questa canzone fu stampata anonima ha una illustrazione; alcuni soldati giacenti stancamente o in piedi con aria persa. I colletti sono sbottonati, per terra un ‘fiasco di vino, un pane e un bicchiere rovesciato; qualche povero cespuglio d’erba in un’ala o in una corte di periferia. Un’aria, insomma casalinga e smontata. Ecco, sono gli stessi uomini che poi andranno in guerra nel 1915.
Carla Bizzarri e Leonardo Cortese hanno detto - e le hanno dette molto bene queste poesie. Talune le hanno anche cantate, cosi come lo avrebbe fatto un qualunque soldato o una qualunque vivandiera del reggimento di Garibaldi o di Vittorio Emanuele. Vi hanno messo il sapore del tempo e la schietta dispogliata umanità della gente minore che visse e concorse a quegli eventi. Ne é venuto una sorta di brechtismo popolare italiano, un’inattesa, sorprendente versione d'arte, che, siamo sicuri, non mancherà di essere gustata. ( F.G )

*******


Carla Bizzarri, talvolta indicata come Bizzari , è un'attrice teatrale italiana che è stata attiva anche in cinema e televisione tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta.
Ha lavorato in teatro con Luchino Visconti sotto la guida del quale esordì nella commedia “ Come vi garba “ di Shakespeare interpretando poi ruoli primari in lavori di particolare impegno.
Ha anche lavorato in televisione, partecipando nel 1962 alla trasmissione culturale Libri per tutti, dove leggeva brani scelti di scrittori intervistati da Luigi Silori

Leonardo Cortese ( Roma, 24 Maggio 1916 – Roma 31 Ottobre 1984 )
Studiò all'Accademia d'arte drammatica, ma prima che in teatro esordì nel cinema, nel melodrammatico Jeanne Doré (1938) di Mario Bonnard. Seguirono fra l'altro La vedova (1939) di Goffredo Alessandrini, dalla commedia di Renato Simoni; Cavalleria rusticana (1939) di Amleto Palermi, dal dramma di Giovanni Verga, dove egli era Turiddu; il delicato Una romantica avventura (1940) di Mario Camerini, dove era il giovane conte. Notevole per certe sue aperture realistiche fu Sissignora (1941) di Ferdinando M. Poggioli, in cui Cortese prestava la sua baldanza al marinaio che si innamora della servetta. Seguirono Un garibaldino ai convento (1942) di Vittorio De Sica e Addio, amore! (1944) di Gianni Franciolini, da due romanzi di Matilde Serao. Bel ragazzo, dotato di esuberanza e di comunicativa, Leonardo Cortese fece spicco tra gli attori giovani della sua epoca. Giocavano a suo favore il dono della simpatia, la fresca inclinazione romantica, l'accattivante scanzonatura. Qualità che trovarono conferma sulla scena teatrale a partire dalla stagione 1940.


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.: Note :.

Il vinile, quasi cinquantenne, è in condizioni poco buone, con le tracce piuttosto usurate;
comunque a furia di lavorar di filtri antifruscio, antirumore, antiscricchiolio...ecc..ecc mi pare
che il risultato sia quasi presentabile...
Buon download e buon ascolto a tutti !!

( In allegato, come ormai sono sempre solito fare, la copertina per il CD realizzata con CDRLabel )

Orario di seed e Banda disponibile

35/40 Kb/s dalle 19,00 alle 08,00 per i primi 15/20 Patriottici Confratelli



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