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| serman |
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![]() ![]() Gruppo: Domiciliati Messaggi: 2596 Utente Nr.: 203980 Iscritto il: 27-February 08 |
Posted by ![]() ![]() PARIGI 1919 ACCORDI DI PACE La storia siamo noi di Giovanni Minoli ![]() :::->Scheda tecnica del filmato<-::: Titolo: Parigi 1019: accordi di pace Serie: La storia siamo noi Emittente: Rai3 Trasmesso il: 10-12/04/2010 Genere: documentario A cura di: Giovanni Minoli Audio: Italiano Sottotitoli: n.d. :::->Trama<-::: Agli occhi di molti, non necessariamente tedeschi e austriaci, la Conferenza di Parigi del 1919, indetta dalle potenze vittoriose nella prima guerra mondiale, apparve quasi subito con un aspetto distintamente schizofrenico. Mai nella storia moderna si era prospettato un incontro politico tra nazioni che sembrava volersi sollevare dal volgare, pratico scambio di favori e dalla abituale esibizione dei muscoli a scopo intimidatorio, per raggiungere i piani alti delle nobili idee e delle petizioni di principio, di solito appannaggio delle assemblee rivoluzionarie. Mai si era concentrato in un' unità di luogo e di tempo un numero così alto di questioni irrisolte o da risolvere, di cui molte irrisolvibili. E infatti ce le ritroviamo ancora tra i piedi, come quelle temibili scorie non biodegradabili, destinate ad avvelenarci per secoli. Nei mesi precedenti erano crollati quattro imperi quattro: tedesco, asburgico, ottomano e quello russo, come dire l' intera storia europea e medio orientale andata in pezzi e mentre l' immensa nube di polvere causata da simili magni cataclismi ancora attendeva di depositarsi, era già iniziato l' esperimento politico più traumatico del secolo: la rivoluzione in Russia, che si definiva comunista, ma che aveva maggiori punti di contatto con le vicende delle tirannie asiatiche. Qualcuno aveva fatto, forse impressionato dalla magnitudine dell' evento, un paragone con il Congresso di Vienna che seguì la fine dell' epopea napoleonica. Ma bastava conoscere i fondamentali della storia per capire che era un paragone sbagliato, perché non si trattava di rettificare i confini nazionali cancellati dall' «ogre» corso e di rimettere sul trono dinastie più o meno illustri cacciate a colpi di baionetta dai palazzi aviti. A Parigi, dopo la guerra più sanguinosa e spaventosa che si fosse mai combattuta, «la guerra per impedire che ci fosse un' altra guerra», come incautamente si era detto, qualche decina di popoli voleva il loro posto al sole: per dire, polacchi, cechi, slovacchi, sloveni, serbi montenegrini, albanesi, lituani, estoni, rumeni, bulgari, greci, ebrei, arabi delle più svariate etnie, armeni, kurdi e via elencando. Solo ai tedeschi, agli altoatesini e in misura minore ai turchi non era permesso di sognare a spese del vicino: erano i perdenti e dovevano pagare il prezzo della sconfitta. L' idea dell' autodeterminazione, che ispirava i quattordici punti di Woodrow Wilson, un non simpatico mezzo puritano e mezzo affarista, come lo sono spesso gli americani, era nobile, ma molto difficile da maneggiare in rapporto a situazioni concrete per la sua estrema vaghezza concettuale e fattuale e comunque inapplicabile ai popoli dell' Europa centrale o dell' ex impero ottomano, che avevano sempre vissute in comunità multirazziali. Inoltre portava con sé il rischio reale di aggravare la situazione locale, non di migliorarla: i rumeni della Transilvania avevano come vicini gli ungheresi, mica tanto contenti di fare parte della Grande Romania. Danzica era un' enclave tedesca circondata da una campagna abitata da polacchi, così come Trieste e ancora di più Fiume erano cittadine italiane, isolate dentro una maggioranza slava. Smirne era greca da duemilacinquecento anni e abitata in grande maggioranza da greci, ma faceva parte dell' Anatolia turca. Ed ora bisognava decidere a quale nazione queste città dovessero appartenere, alla Germania, o alla Polonia, alla Grecia o alla Turchia? Eppure all' inizio, e per lungo tempo, i Quattro Grandi, Clemenceau, Lloyd George, Wilson e Orlando (ma le definizione di Grandi andava bene per i primi tre, molto meno per Orlando, trattato con degnazione, sul quale pesava la catastrofe di Caporetto e il pregiudizio che gli italiani non si fossero battuti bene e quindi non avessero poi tanto da reclamare) lasciarono credere che sarebbe bastato buon senso, moderazione e qualche chiacchiera nei corridoi per venire a capo dei problemi del mondo. Quasi tutti ostentavano una sicumera ibrida, qualcosa di mezzo tra il «lasciami lavorare, ragazzo» e il «pensare positivamente» dei falsi filosofi, che lasciava qualche dubbio sulla loro tenuta. Nei mesi scorsi, in America e in Inghilterra, è uscito Paris 1919 di Margaret MacMillan, che è stato subito definito il miglior libro mai scritto su quel periodo in cui le mappe di mezzo mondo vennero rettificate, vincitore di tre premi maggiori, grande successo anche di lettori, e che ora sta per venire tradotto in italiano. Credevo che dopo Peacemaking di Harold Nicolson, lo scrittore e diplomatico, marito di Vita Sackville-West, e Le conseguenze economiche della pace, un testo non lungo scritto dall' uomo più intelligente che fosse arrivato a Parigi, John Maynard Keynes, nessuno osasse trattare un materiale troppo ampio e scivoloso, difficile da abbrancare e ancora più difficile da ridurlo a una storia con un senso, dall' inizio e alla fine. Dopo aver letto Paris 1919, un tomo di quasi seicento pagine, sono sempre più convinto che se una cosa complicata ti sembra semplice, vuol dire che non hai capito, come diceva quel geniale padre di un uomo politico italiano. Il merito della MacMillan è di non aver «semplificato», come spesso fanno gli storici anglosassoni, lasciando intatta la complessità di un mondo costruito in modo che ogni avvenimento, ogni spostamento che avviene in un paese, si riflette in quello vicino. In un certo senso, una sorta di apologo dell' impossibilità di restare ancora in isolamento splendido o meno. La sua tesi di fondo non raccoglie affatto il luogo comune della storiografia europea, influenzata dai dotti e subdoli herr professor tedeschi, ma anche da storici inglesi brillanti e autolesionisti, che hanno visto il rapporto tra il trattato di Versailles, seguito ai colloqui di Parigi, la nascita e la presa di potere del partito nazista e la seconda guerra mondiale, come un rapporto tra causa ed effetti. Se è vero che la conferenza di Parigi non può essere definita altrimenti che un onorevole fallimento (anche se dai fallimenti, molto più che dai successi, s' impara qualcosa. Così come, molto spesso sono molto più gloriose e interessanti i tramonti dorati che le albe radiose), fare di questo la causa primaria di tutto quello che è venuto dopo, è sbagliato due volte: dal punto di vista di una decente metodologia storica, trasformata in questo caso in una sospetta ricerca di un capro espiatorio. E da quello del buon senso politico: che ci sono stati a fare uomini e istituzioni nei vent' anni che passano tra il 1918 al 1939, se tutto era stato stabilito e deciso da un ridicolo determinismo? Nel trattato di Versailles, non c' è alcun cenno alla distruzione della Polonia, il controllo della Cecoslovacchia, l' attacco tedesco all' Urss, tutte realizzazioni di Hitler, a prescindere da Parigi e da Versailles. Ma l' interesse di un libro come Parigi 1919 non sta nelle tesi, che vanno e vengono, «ondoyantes et diverses» a seconda dei momenti, ma nella ricostruzione di un momento unico nelle vicende degli uomini, come fosse una un' opera teatrale, con migliaia di comparse, qualche centinaio di figuranti speciali, e qualche decina di attori primari, quelli che sul palcoscenico dovevano avere «occhi neri penetranti» e una voce che raggiungeva le ultime fila. Per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare la Francia è sempre stata una nazione dove si è recitato la storia che si stava facendo, basta pensare alla Rivoluzione Francese, una piece teatrale, prima di qualsiasi altra cosa (gli inglesi, che avevano fatto la rivoluzione molto prima e molto meglio, si sono sempre lamentati del limitato interesse verso i fatti di casa loro, rispetto a quelli francesi). La MacMillan ha approfittato di questa tradizione, tutta francese, servendosi di un cast internazionale di grande richiamo: Woodrow Wilson, attesissimo al suo debutto europeo, un misto tuttifrutti di candore e di furbizia, di rigore e di ipocrisia, con una disarmante attitudine alla falsità spesso mascherata da buoni propositi. E poi Clemenceau, il Tigre, il più vecchio dei quattro grandi, ma di cui si raccontavano storie con giovani donne, coraggioso, duro, colto e sarcastico, ma anche ultracattolico, imbevuto come quasi tutti gli uomini politici francesi della passata grandezza della Francia, disposto al peggio per il suo paese. Lloyd George, che aveva l' aspetto di un gentiluomo, ma che non lo era, come il suo amico Winston Churchill, un tipo senza scrupoli, intuitivo, che aveva capito l' importanza di tenersi alleati gli Stati Uniti, diventati dopo la guerra da una nazione di media potenza al paese più forte e più armato del mondo. E infine gli italiani, per giudizio comune non all' altezza del loro compito, intransigenti e piagnoni, prigionieri di un' opinione pubblica che avevano aizzata e che ora li costringeva a chiedere cose che non andavano chieste e che, comunque, non ci avrebbero mai dato. I meschini della compagnia e vediamo che la tradizione continua. :::->Screenshot<-::: ![]() :::->Scheda tecnica del DivX<::: ::::> dati ottenuti con Avinaptic <::::
*Note: Orari di seed 19,00-6,00 e banda disponibile 50kb *Note: Tutte le mie rele sono anche RESEED ON REQUEST *Note: Filmato compatibile con i lettori da tavolo *Note: Le mie relle -- Ringraziamenti -- - BBC - Imageshak per l’hosting gratuito delle immagini - La storia siamo noi Messaggio modificato da Boadicea il Feb 12 2013, 11:26 PM
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| Zeiss |
Inviato il: Apr 29 2010, 09:47 PM
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Gruppo: Domiciliati Messaggi: 1262 Utente Nr.: 315903 Iscritto il: 25-August 09 |
Innanzitutto un grazie per questo interessantissimo documentario proposto serman. Ho visto che non hai aggiunto il tag "La Guerra Degli Italiani" e presuppongo che non l'hai ritenuto opportuno, visto che hai rilasciato molti file con lo stesso. In ogni caso se è stata solo una dimenticanza provvederai tu ad aggiungerlo.
Null'altro da dire, sposto subito in All |
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| lalchimista |
Inviato il: May 1 2010, 11:35 AM
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Gruppo: Contribuenti Messaggi: 1393 Utente Nr.: 211648 Iscritto il: 29-March 08 |
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| Iacopo981 |
Inviato il: Jun 15 2010, 08:15 PM
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Gruppo: Domiciliati Messaggi: 41 Utente Nr.: 88086 Iscritto il: 25-August 06 |
c'è qualcuno in seed?
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| zabuza89 |
Inviato il: Jun 15 2010, 08:19 PM
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![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Dirigenti Messaggi: 11163 Utente Nr.: 292622 Iscritto il: 29-July 09 |
Leechers: 3
seeders: 7 direi proprio di sì.... non danno nulla in up?
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| Iacopo981 |
Inviato il: Jun 16 2010, 07:38 AM
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Gruppo: Domiciliati Messaggi: 41 Utente Nr.: 88086 Iscritto il: 25-August 06 |
in 2 giorni sono ancora allo 0.6%, vedo 2 seed e 6 leechers ma i mio download è fisso allo 0.1kb/s..
se possibile qualche anima pia si metta in seed.. grazie infinite |
| zabuza89 |
Inviato il: Jun 16 2010, 07:39 AM
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![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Dirigenti Messaggi: 11163 Utente Nr.: 292622 Iscritto il: 29-July 09 |
mi viene il dubbio che non sia ben configurato il client... che cosa usi? utorrent da quel che vedo...
ora non ci sono seed, ieri invece ben 7... Messaggio modificato da zabuza89 il Jun 16 2010, 07:41 AM
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| serman |
Inviato il: Jun 16 2010, 10:55 AM
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![]() ![]() Gruppo: Domiciliati Messaggi: 2596 Utente Nr.: 203980 Iscritto il: 27-February 08 |
Ciao Fede; provo a rimetterlo in seed, e vediamo cosa succede
serman
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